Intervista a Fabrizio Piazza (Modusvivendi)

Autore di Francesca Accurso

La seguente intervista fa parte del contributo dal titolo: Fare editoria oggi: Marco Zapparoli (Marcos y Marcos) e la rete amica di librai indipendenti nelle nuove iniziative di promozione creativa della lettura

Fabrizio Piazza è libraio presso la libreria indipendente Modusvivendi di Palermo. Ha accettato di rispondere alle domande che seguono.

Com’è nata la sua passione per i libri e l’idea di farla diventare un vero e proprio mestiere?

La passione per i libri è nata piuttosto tardi, grazie a un insegnante del liceo classico che ho frequentato qui a Palermo. Il fatto di farla diventare un mestiere è nato successivamente. Dopo l’iscrizione a Giurisprudenza, ho avuto l’occasione di fare un’esperienza a Milano presso un corso di tecniche editoriali dell’Accademia di comunicazione. Al termine di questo minicorso, ho seguito uno stage presso Marcos y Marcos. Poi, ho conosciuto i titolari della nostra libreria, che sarebbe stata inaugurata nel giugno di quell’anno. Era il 1997. Tornato a Palermo, ho iniziato a lavorare per prova un mese in libreria, dando una mano in occasione dell’inaugurazione e da lì in poi ho scoperto questa vocazione e la passione del lavorare con i libri, all’interno di Modusvivendi.

Modusvivendi è una delle librerie più conosciute nel panorama dell’indipendenza libraria italiana. Qual è il suo punto di forza? A quale target si rivolge?

Attualmente, il punto di forza è quello di aver creato una vera e propria comunità di lettori amici che si raccolgono attorno alla libreria, perché pensare di fare libreria come dieci, quindici anni fa adesso ovviamente è impensabile. Non è più come una volta: in passato, quando si organizzava una presentazione, la gente accorreva, e la cosa funzionava. Adesso devi veramente rimboccarti le maniche, andare personalmente all’esterno a cercare i lettori, per far sì che questi si raccolgano attorno alla libreria. Il punto di forza è proprio questo: aver creato una comunità e più occasioni d’incontro per i lettori, magari anche all’esterno della libreria, mediante una cena con l’autore, una colazione letteraria e giochi che organizziamo per il Capodanno.

Abbiamo anche differenziato il prodotto, perché all’interno della libreria non ci sono soltanto libri, ma manufatti e tessuti di alto contenuto culturale e tradizionale, provenienti dall’Oriente, soprattutto dall’India, e adesso anche dal Giappone.

Come i social network hanno cambiato, secondo lei, il modo di promuovere le iniziative editoriali e, di conseguenza, il suo stesso mestiere di librario?

Sono diventati una parte integrante del lavoro. Modusvivendi è presente sui tre social più importanti: Facebook, Twitter e Instagram. Devo dire che nell’ambito dell’organizzazione degli eventi, i social sono dei canali importanti che raccolgono attorno a essi tante persone, le quali probabilmente non vengono raggiunte dai canali tradizionali. Noi, come libreria, cerchiamo di coinvolgerli, interagendo con loro e confrontandoci sul libro del mese. Infatti, abbiamo un circolo di lettura che è il Modus Club, con un vero e proprio gruppo dedicato a questa iniziativa. Ogni mese, scegliamo un libro e raccogliamo un po’ di persone che ne discutono e si confrontano. È ovviamente una parte attiva rispetto all’organizzazione degli eventi, in cui i veri e propri protagonisti spesso sono proprio i lettori, a cui affidiamo a volte anche la presentazione dei libri in libreria.

Com’è avvenuto l’incontro con la casa editrice Marcos y Marcos e i suoi editori? Pensa che le iniziative da loro promosse possano riattivare ulteriormente, come hanno già fatto in passato, il piacere della lettura?

L’incontro è avvenuto casualmente dopo lo stage, presso la loro casa editrice. A me sarebbe piaciuto potervi rimanere e collaborare, ma, al momento, non c’era la possibilità di farlo. Ciononostante, siamo rimasti in stretta relazione. I loro titoli, per noi, sono veramente molto importanti. Hanno sempre uno spazio dedicato in vetrina. Con alcuni abbiamo fatto numeri veramente notevoli. È il caso abbastanza eclatante dei Miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews. Loro sono molto attivi anche sul versante della scuola, con un progetto al quale lavoriamo anche noi, seppur con modalità differenti. Per noi la scuola è fondamentale, perché ovviamente si va a investire sui lettori del futuro e a creare le condizioni affinché il libro resti uno strumento di conoscenza, di apprendimento e di piacere soprattutto. Perché leggere un libro al di là della scuola è soprattutto un piacere. Quindi, con loro siamo perfettamente in sintonia, ci confrontiamo spesso, siamo sempre in contatto per scambiarci reciprocamente le esperienze, per far sì che il libro rimanga uno strumento attivo della vita di noi che ci lavoriamo, ma soprattutto di chi ne fruisce.

Quanta importanza dà alla formazione nel suo lavoro?

La formazione è senz’altro fondamentale, però il grosso dell’esperienza la si fa sul campo. La teoria è necessaria, consente di avere una panoramica dall’alto, come ad esempio imparare il conto economico di una libreria, perché la libreria è soprattutto un’azienda oltre che un negozio che vende cultura. Però, è chiaro che, se non ti confronti con il tuo territorio, con le persone che hai attorno, con la realtà di tutti i giorni, risulta impossibile lavorare in questo ambito. Un grande libraio e insegnante del mestiere quale Romano Montroni sostiene da sempre l’importanza delle azioni principali, dalla pulizia che compi al mattino a ogni piccolo gesto quotidiano, dall’ingresso in libreria fino alla vendita del libro. Azioni con un peso rilevante, nell’esperienza di ogni librario. Diciamo, quindi, che l’esperienza sul campo è quella che conta maggiormente, per quanto mi riguarda. Io ormai lo faccio da vent’anni e ogni giorno continuo a imparare delle cose nuove, mi confronto. Non credo, insomma, di essere arrivato, poiché non si finisce mai di imparare e di sperimentare.

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