Di storie della letteratura francese in italiano ne possediamo diverse e ancora valide, a cominciare dall’ampio progetto in più volumi diretto da Giovanni Macchia e dalla Storia della civiltà letteraria francese (Utet 1993) a cura di Lionello Sozzi. Lo stesso Sozzi è poi tornato alla storia letteraria con un progetto di dimensioni più ridotte, la Storia europea della letteratura francese uscita in due volumetti Einaudi nel 2013, che per certi aspetti ricalibrava il canone evitando gli squilibri evidenti in alcuni punti dell’opera del 1993 (basti menzionare il caso di Céline liquidato in meno di mezza pagina).
Dopo il 2013, per veder pubblicata una nuova storia letteraria francese si è dovuto attendere il 2021, con l’uscita dei due volumi a cura di Michela Landi (Le Monnier) che hanno più il profilo di manuali universitari rivolti a studenti delle due annualità di letteratura francese, come è evidente dallo spazio marginale riservato al Medioevo. Appare, perciò, inaspettata una nuova letteratura francese appena due anni dopo: alla fine del 2023 esce infatti presso Einaudi la Breve storia della letteratura francese di Ida Merello, già collaboratrice della Storia europea del 2013 di Sozzi, nella quale era autrice del capitolo dedicato all’Ottocento.
Questa Breve storia tutta in un solo volume è uno strumento molto diverso dalle precedenti opere sopra accennate. L’autrice, nella nota introduttiva, è molto chiara al riguardo: «Un primo libro di letteratura francese deve invece necessariamente mettere in primo piano gli autori e le opere, evitando però il rischio di trasformarsi in un elenco. È necessario un lavoro di intreccio, in modo che la produzione di un autore risulti chiara nella sua globalità anche se abbraccia diversi generi letterari» (p. XI). Inoltre, come motiva poco dopo, il libro rivolge una particolare attenzione alla letteratura più vicina a noi: «La scelta dello spazio concesso agli autori deriva da una valutazione contemporanea, diversa dalle precedenti perché legata al Dasein, qui, ora, in continuo cambiamento» (p. XII). La storia letteraria di Ida Merello rinuncia, perciò, all’esaustività e alla completezza alle quali miravano i grandi progetti di Macchia e di Sozzi, e allo stesso tempo si propone sia come volume facilmente accessibile agli studenti sia come prima storia letteraria per chiunque si diletti di letteratura francese e voglia approcciarvisi con un piglio meno specialistico (in quest’ultimo caso sarebbe più consigliabile, infatti, la Letteratura francese di Michela Landi).
Ida Merello, infatti, sacrifica interamente il periodo medievale, al quale accenna in appena 6 pagine nel capitolo di apertura, Le origini, nel quale si limita a ricordare la presenza delle chansons de geste, della lirica cortese e del romanzo cavalleresco tra i principali generi del Medioevo, e rivolgendo una maggiore attenzione invece ai due poeti principali del Quattrocento, Charles d’Orléans e François Villon, la cui «fosca poesia […] corrispondeva all’oscurità politica di quei tempi» (p. 8).
Nel successivo capitolo, Il Cinquecento, la trattazione rimane per lo più sintetica. Sono presenti brevi introduzioni storiche, soprattutto riguardo all’epoca di Francesco I, e si dedicano paragrafi specifici ad autori come Margherita di Navarra, Clement Marot, Maurice Scève, e il gruppo della Pléiade, ma lo spazio maggiore è riservato alle due grandi figure del secolo, François Rabelais e Michel de Montaigne, mentre sono del tutto taciute alcune figure di minori come le poetesse lionesi Louise Labé e Pernette du Guillet, e solo accennato è il teatro di Robert Garnier.
Per quanto riguarda il Seicento, secolo aureo della letteratura francese, lo spazio si moltiplica. Da questo momento il francese assume dei tratti canonici e “classici”, la letteratura diventa moderna in senso stretto. Così si trovano pagine sul pensiero libertino, sui salotti, sul preziosismo, sulla lirica (da François Malherbe a Tristan l’Heremite), sul romanzo (tra cui Madame de la Fayette e la sua Princesse de Clèves, Honoré d’Ufré e la sua Astrée, Charles Sorel e la sua Vraie Histoire comique de Francion) e su Jean de la Fontaine. Uno spazio più ampio è dedicato al teatro, con paragrafi interamente dedicati ai tre autori principali del secolo: Corneille, Molière e Racine. Per fare un solo esempio, rispetto alla sinteticità della trattazione, ampio spazio è dedicata all’analisi del Dom Juan di Molière.
Anche la trattazione del Settecento è abbastanza completa, pur riuscendo nel dono della brevità. Paragrafi distinti sono dedicati a Lesage, Montesquieu, Marivaux, Prévost, Voltaire, Diderot, Rousseau, mentre per l’ultimo quarto del secolo è posto un paragrafo generale nel quale si accenna alle voci principali, tra le quali Pierre Choderlos de Laclos, il marchese de Sade, il drammaturgo Beaumarchais e il poeta André Chenier. A conferma di quanto anticipato nella nota introduttiva, questa storia letteraria dunque si conferma essere una sequenza dei profili d’autore più importanti e canonici della letteratura di Francia.
I due capitoli conclusivi, rispettivamente sull’Ottocento e il Novecento, sono anche quelli di dimensioni maggiori e insieme coprono i due terzi della trattazione dell’intero volume. È sicuramente in queste due sezioni che risiede il vero punto di forza del volume, che mira a rendere un’idea generale della tradizione letteraria francese dei secoli più remoti che giustifichino anche la ricchezza e la molteplicità di quanto viene dopo ed è più vicino a noi, la letteratura propriamente “contemporanea”, quella degli ultimi due secoli. In particolare, nel capitolo sull’Ottocento sono affrontate tutte le voci principali del secolo a cominciare da Madame de Staël: Charles Nodier, Chateaubriand, Alphonse de Lamartine, Alfred de Vigny, Hugo, al quale sono dedicate varie pagine sulla sua ampia produzione narrativa, lirica e teatrale; Stendhal, Prosper Mérimée, Dumas padre, Alfred de Musset, Gérard de Nerval, Théophile Gautier, George Sand, Balzac, Barbey d’Aurevilly, Duranty e Champfleury. Ma è a due autori della metà del secolo che è riservato un posto centrale: la poesia di Charles Baudelaire, «il perno del profondo rinnovamento poetico su cui si sarebbero innestati non solo il movimento simbolista e decadente, ma anche la poesia novecentesca» (p. 166), e la narrativa di Gustave Flaubert, soprattutto con la sua Madame Bovary («lo squallore della vita di provincia e l’adulterio sono la sostanza grigia, insignificante, che dà vita a un’opera dalla straordinaria armonia compositiva; mentre a sua volta la protagonista Emma diventa interprete – non certo per i suoi desideri e i suoi sogni, ma per l’atto stesso del desiderare – dell’insoddisfazione esistenziale»: p. 175).
Diverse pagine seguono con la trattazione dei poeti simbolisti, Mallarmé, Verlaine, Rimbaud e Lautréamont, e della narrativa di fine secolo, di matrice naturalista con i fratelli Goncourt, Zola, Maupassant, ma anche con i romanzi fantascientifici di Jules Verne e quelli più vicini alle tendenze estetizzanti fin de siècle di Huysmans. Un breve spazio è dedicato ad altri minori, tra cui Marcel Schwob e Villiers de L’Isle-Adam. Il capitolo si chiude con uno sguardo veloce al teatro di fine secolo e all’irriverente figura di Alfred Jarry.
Il Novecento si apre con alcune figure minori (Péguy, Claudel, Segalen, Colette) e va dritto ai principali scrittori di inizio secolo: Apollinaire, Gide, Proust e Valéry, senza trascurare anche alcune figure di minori tornate alla ribalta negli ultimi anni, come Henri Régnier. La sequela di profiletti d’autore prosegue con nomi come Breton, Éluard, Char, Aragon, Antonin Artaud, George Bernanos e molti altri ancora.
Notevole è l’inserimento di un’autrice riscoperta solo in tempi recenti e non ancora presente nelle altre storie letterarie in italiano, Irène Némirovsky, mentre al centro sotto la rubrica “I grandi creatori” sono presentate due figure di scrittori molto controverse: nel primo caso Céline, che «fu uno dei più grandi prosatori del Novecento europeo, ma la sua intransigenza e la violenza delle sue idee fecero a lungo di lui un reietto» (p. 288); mentre il secondo è George Simenon, per lungo tempo collocato tra gli scrittori di consumo per la serie di romanzi polizieschi sul commissario Maigret, oggi riscoperto come grande autore della statura di Balzac: «Più volte è stato fatto il paragone tra Balzac e Simenon, per la ricchezza di produzione e l’adesione intima alla loro creazione. Per Simenon Balzac metteva in scena l’uomo pubblico, vestito, mentre lui voleva indagare le radici profonde delle azioni nell’uomo “nudo”, vale a dire nella sua interiorità» (p. 298). Seguono le pagine dedicate agli scrittori di metà Novecento (Camus, Sartre, Simone de Beauvoir), al Nouveau Roman e al Nouveau Theatre, al laboratorio dell’Oulipo, con particolare riguardo alle figure di Queneau e Perec, per chiudere con la critica (Barthes, Genette, Bachelard e altri). Le ultime pagine sono dedicate agli autori più recenti che continuano a scrivere nel nuovo millennio: Le Clézio, Annie Ernaux, Modiano, Antoine Volodine, Michel Houellebecq ed Emmanuel Carrère.
Nel complesso la Breve storia della letteratura francese di Ida Merello è sicuramente un buon primo approccio per i neofiti, quindi il suo pubblico privilegiato sono gli studenti e i dilettanti. Ciò non toglie che possa essere anche un buono strumento per rinfrescare la memoria e rivedere velocemente il profilo di alcuni dei principali protagonisti della storia letteraria francese. Certo, il libro non è esente da difetti, per lo statuto stesso della sua proposta: l’assenza di alcuni minori cui almeno si sarebbe potuto accennare (si è detto di Louise Labé, aggiungo qui anche che manca un profilo di Charles Perrault, il noto autore delle Histoires ou contes du temps passé); la scelta di sopprimere l’intero periodo medievale, col rischio di una lettura banalizzante di cinque secoli di ricchissima produzione letteraria di altissima qualità, dalla Chanson de Roland a Guillaume de Machaut e Christine de Pizan, passando per le tappe obbligate di Maria di Francia, i romanzi di Tristano, Chrétien de Troyes, il Roman de la Rose, il Roman de Renart, la poesia dei trovieri, che non possono essere liquidati in due paginette. D’altro canto, il pregio del volume è innanzitutto la scorrevolezza di lettura, agevolata sia dal linguaggio semplice sia dalla linearità della trattazione, ben ripartita in paragrafi dedicati agli autori; a ciò va aggiunta la brevità: trattare in poco più di trecento pagine cinque secoli di letteratura francese riuscendo a stendere un profilo abbastanza esauriente di quasi tutti gli autori maggiori è certo frutto di una notevole capacità di sintesi.
(fasc. 51, 15 marzo 2024, vol. II)