Due collane a confronto: «Lo Specchio» Mondadori e la «Collezione di Poesia» di Einaudi (Prima parte)

Author di Ilaria Alleva

Di padre in figlio: le politiche della Mondadori e i suoi protagonisti

Arnoldo Mondadori, nato nel 1889, a soli diciassette anni ha già fatto diversi lavori, alcuni molto umili, e finisce per offrirsi di lavorare in una tipografia di Ostiglia lasciata andare quasi in rovina dal padrone originario[1]. A costo di duro lavoro e molte difficoltà economiche, Mondadori riesce pian piano ad affermarsi individualmente all’interno dell’azienda. L’esperienza segnerà per tutta la sua vita la sua concezione di lavoro, autocratica e verticistica, con accenni di paternalismo verso autori e maestranze, definiti parte di una grande famiglia. La Sociale, nome della tipografia, con un piccolo aiuto economico passa definitivamente ad Arnoldo, che ne fa da subito un’azienda a conduzione familiare: la sorella Dina viene impiegata per la vendita libraria e il fratello Remo per l’officina.

Dopo il cambiamento dell’azienda in società dovuto alle modernizzazioni dei macchinari, la vera svolta si ha nel 1912, con la pubblicazione di Aia Madama di Monicelli[2]: la tipografia entra ufficialmente nel settore editoriale. Da questo momento iniziano ad essere pubblicate anche le opere scolastiche e per l’infanzia, che faranno grande la casa editrice in pochi anni.

Durante la Prima Guerra mondiale, Mondadori pubblica a intermittenza, in particolare dei libretti propagandistici supportati dai finanziamenti governativi e dedicati a intrattenere i soldati al fronte. Dopo alcune fusioni volte a ingrandire l’assetto societario, nel 1921 nasce ufficialmente la casa editrice Mondadori, con sede a Ostiglia, stabilimenti a Verona e amministrazione a Roma, in seguito all’acquisto della Libreria scolastica nazionale. L’attività di stampa di Mondadori è talmente redditizia da consentirgli di sostenere le spese della nuova impresa. Del ’21 è anche il sodalizio con Borletti, l’uomo giusto per le aspirazioni mondadoriane, in quanto ha agganci con d’Annunzio e con i vertici fascisti; Borletti diventa anche il presidente della società di Arnoldo Mondadori per garantire stabilità finanziaria e relazioni politiche convenienti e solide, grazie alle quali l’impresa editoriale conquista un primato per il settore scolastico, appoggiata anche dal Ministero dell’Istruzione. Le collane e i libri che ne nascono sono supportati da imponenti campagne pubblicitarie.

Ma «Arnoldo Mondadori voleva coprire il più ampio spettro di conoscenza possibile, prendendo come destinatario un lettore medio, a cui proporre libri di narrativa e di saggistica, italiani o stranieri, e poi ancora gialli e fumetti»[3]. La volontà di essere un editore per tutti lo porta a togliere terreno ad avversari già affermati soprattutto per la narrativa, genere che si rivela particolarmente appetibile in seguito alla tragedia della Grande Guerra. La strategia editoriale di Arnoldo Mondadori consiste nel puntare su autori già famosi e lusingarli con contratti più remunerativi di quelli cui sono sottoposti. È il caso di d’Annunzio, i cui Opera Omnia vengono pubblicati dopo una complessa vicenda editoriale che porta il poeta vate da Treves a Mondadori. Una mossa non solo letteraria, ma anche politica: lo scaltro imprenditore si assicura, così, ulteriore benevolenza da parte del regime.

Dunque, Mondadori viene iscritto al Partito Nazionale Fascista nel 1924 e pubblica diverse opere per il regime, tra cui anche una nota biografia di Mussolini. Durante il Fascismo, infatti, la casa editrice conosce uno dei momenti di maggior splendore: nascono numerose collane che ancora oggi sono di successo, come i «Gialli», la «Medusa», e i fumetti di Topolino dopo l’accordo con Walt Disney nel 1935. Nel frattempo, il primogenito di Arnoldo, Alberto, su cui il padre ha già riversato una mole incredibile di aspettative, tenta di trovare strade alternative per affermarsi in un ambito diverso da quello paterno. Eppure, manifesta già da giovanissimo una certa sensibilità letteraria: a diciott’anni fonda un giornale dagli atteggiamenti provocatori che può essere inserito nell’area del Fascismo di sinistra, progressista. Inoltre, ha una predilezione per d’Annunzio. La prima vera impresa editoriale è quella all’interno della casa editrice paterna: dal ’39 Alberto assume la direzione del giornale «Tempo» e nel ’40 dà l’avvio a una collana, «Lo Specchio», che inizialmente si dedica alla narrativa[4].

Verso la fine del decennio, il contesto storico-sociale si fa più cupo in vista della guerra imminente, e come molti altri editori anche Mondadori, a seguito delle leggi razziali, si vede costretto a rinunciare a moltissimi autori e libri che vorrebbe invece nel proprio catalogo. Dopo la caduta di Mussolini, sebbene Arnoldo si metta a disposizione, in un primo momento, di Badoglio, poco dopo preferisce rifugiarsi in Svizzera con i figli. La guerra costa molto all’impresa editoriale, la cui gestione è resa ancora più difficile a causa dell’organizzazione dislocata. È proprio in Svizzera che s’incrinano irrimediabilmente i rapporti tra Arnoldo e Alberto, vicenda che comprometterà anche la storia della casa editrice. Il primogenito di Mondadori, infatti, ha ormai preso coscienza del collaborazionismo suo e dell’impresa familiare con i fascisti e, nel rivedere le proprie posizioni, diventando antifascista, prega il padre di fare altrettanto anche con l’azienda. Arnoldo mantiene le proprie posizioni, a differenza di molti altri, collocandosi su un piano centrista, ma affermando che non c’è più posto per la politica in casa Mondadori e, dunque, di non volersi schierare apertamente con nessun partito. È in questo periodo che Alberto inizia a coltivare il sogno (e dai carteggi emerge anche un bisogno) di realizzare una propria casa editrice[5].

Dopo una lunga trattativa con il Comitato di Liberazione Nazionale, Arnoldo Mondadori riesce a tornare a capo della propria azienda. Tenendo sempre a mente quello che è l’interesse dell’impresa, il self-made man stavolta si schiera assumendo una posizione sì filogovernativa, ma centrale. Uno dei primi passi è liberarsi del settore scolastico, affidandolo all’altra casa editrice familiare, gestita dal fratello Bruno. Nello stesso periodo Alberto inizia a essere sempre più insofferente per via della poca libertà che gli è concessa nelle iniziative, nonostante il ruolo di direttore editoriale: tutte le collane da lui promosse vengono osteggiate dal padre. Contemporaneamente suo fratello Giorgio, al contrario, assume sempre più rilevanza per aver ereditato la spregiudicatezza e lo stesso fiuto per gli affari di suo padre. Così si delinea il dualismo tra i due figli di Arnoldo Mondadori, dualismo che porterà Alberto, che ha ereditato la curiosità intellettuale, a fondare nel 1958 una propria casa editrice, Il Saggiatore, dedicata alla saggistica e con la missione di laicizzare la cultura italiana. Tuttavia, Alberto non riuscirà mai a essere effettivamente indipendente a livello economico da suo padre, e a fasi alterne Il Saggiatore dovrà rientrare sotto l’ala protettrice della casa editrice paterna. Alberto Mondadori si circonda di amici straordinari: da d’Annunzio (incontrato a sedici anni) a Hemingway (scoperto nel Dopoguerra), che sarà per lui maestro di vita. Tuttavia, egli tende a fare propri gli eccessi dei suoi amici scrittori e a cercare in loro – lo si evince dai carteggi – un senso di affratellamento che in casa continua a mancargli[6].

Negli anni ’50, Arnoldo Mondadori viene insignito di varie onorificenze e inizia delle trattative con le aziende statunitensi che apportano grandi innovazioni tecniche nella casa editrice: così si pongono le basi per sfornare vari rotocalchi e giornali di qualità. Dopo aver passato le redini dell’azienda al figlio Giorgio, Arnoldo Mondadori, ormai nella carica di presidente onorario, non smette di lavorare fino all’ultimo. Muore nel 1971[7].

«Lo Specchio»: la nascita e i primi anni

«Lo Specchio», nata nel 1940, come detto, è una delle prime imprese editoriali di Alberto Mondadori e una delle collane più longeve, dal momento che gode ancora oggi di buona salute. Arnoldo ha già realizzato una collana dedicata alla lirica, chiamata «Poesia», che presenta poeti di fine ’800 e inizio ’900, tra cui qualche contemporaneo. La pubblicazione di questi ultimi indica una preferenza per gli autori più tradizionali e fa capire in che senso si muove ora la casa editrice con la nuova collezione[8]. Si privilegia il noto al poco comprensibile della nuova poesia. Eppure, è proprio questa casa editrice che si accorge del cambiamento di paradigma in corso. La collana nei primi anni di vita ospita principalmente autori contemporanei italiani, tra narratori e poeti. Fra i titoli di poesia degli anni ’40 si possono notare in catalogo diverse raccolte di Ungaretti e Saba. Alla fine degli anni ’40 viene pubblicata la silloge Ossi di seppia[9] di Montale, già edita presso altre case editrici. Inizialmente l’impostazione grafica si caratterizza per uno sfondo blu e un frontespizio con cornice floreale al cui interno si ritrovano autore e titolo. Nel 1945 c’è il primo cambio di veste grafica: ora in copertina c’è la distinzione tra Poeti e Narratori dello «Specchio», che restano accomunati dal particolare illustrativo, ovvero una mano di donna che apre un libro. Si fanno volumi sia cartonati che in brossura, sempre con lo stesso formato. Il titolo è in evidenza, scavato in bianco nel colore del fondino.

È, però, alla fine del decennio che la poesia prevale sulla narrativa all’interno della collana. Sul sito della casa editrice si legge che in questo periodo si accentua il carattere istituzionale della collezione, per merito della ricerca di un equilibrio delicato tra lo sperimentalismo e la ricerca raffinata. Tuttavia, nei fatti, lo sperimentalismo è ancora lungi dall’essere ben accolto. C’è, però, un nuovo cambio grafico nel 1950: Anita Klinz realizza una copertina senza illustrazioni, minimalista, dove tutto è allineato a bandiera a sinistra e si utilizza solo il colore del titolo, riportato sulla copertina assieme al nome dell’autore e a quello dell’editore. Anche all’interno prevale lo stile minimalista, così come per la quarta di copertina: vuota. Il formato, invece, è lo stesso e i volumi sono cartonati con sovraccoperta.

Dal 1952 al 1958 è Giuseppe Ravegnani il direttore di collana. Nonostante sia una stagione ricca di nomi autorevoli, si nota una mancanza di ricambio. Ravegnani, infatti, nato nel 1895, inizia a scrivere giovanissimo, e pubblica sulle riviste del tempo (tra cui anche su «La Voce», che però lo stronca) delle poesie di chiara ispirazione crepuscolare, vicine a d’Annunzio e a Pascoli. Oltre a essere un autore, Ravegnani è subito un collaboratore delle riviste e si fa strada tra case editrici e giornali, anche in veste di caporedattore. Autore di numerosi saggi di critica letteraria e di monografie sugli autori più importanti del primo ’900, ottiene anche la libera docenza di lettere. Il sodalizio con Mondadori inizia negli anni del secondo Dopoguerra: dal ’45 si impegna come traduttore, dal ’50 al ’60 è direttore della rivista «Epoca». Una personalità, dunque, estremamente versatile, ma legata inevitabilmente a un gusto del passato[10].

Il catalogo della collana «Lo Specchio» dal ’42 al ’59

La poesia fa il proprio ingresso nella collana «Lo Specchio» nel 1942, con Poesie di Vincenzo Cardarelli[11], che gli vale anche il Premio Poesia XX dell’Accademia d’Italia. Nello stesso anno vengono pubblicate le raccolte Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo[12] e L’allegria di Giuseppe Ungaretti[13]. Fino ad allora, erano state pubblicate nella collana 16 opere tra romanzi e raccolte di racconti.

Nel 1943 viene pubblicato Leonardo Sinisgalli con Vidi le Muse[14], e di nuovo Ungaretti, stavolta con Sentimento del tempo[15]. Nel 1944 tocca all’antologia di Lirici greci di Quasimodo[16].

Nel ’45 Sinisgalli viene nuovamente pubblicato con Fiori pari, fiori dispari[17] nei «Quaderni dello Specchio»; dello stesso anno sono le Poesie disperse di Ungaretti[18]. Nel ’46 si pubblica la raccolta Mediterranee di Umberto Saba[19]; lo stesso anno Ungaretti traduce i 40 sonetti di Shakespeare[20] e Cardarelli pubblica Prologhi viaggi favole[21]. Notevoli, sempre nel ’46, le Scorciatoie e i raccontini di Umberto Saba[22], composti da brevi prose che hanno il sentore della poesia e dell’aforisma.

Nel ’47 escono Il dolore di Ungaretti[23], Giorno dopo giorno di Quasimodo[24], I nuovi Campi elisi di Sinisgalli[25]. Per la prima volta si nota il nome di una donna tra i poeti, ovvero Sibilla Aleramo (già pubblicata con dei romanzi) che si aggiudica un posto con i versi di Selva d’amore[26]. Sempre del ’47 è Solitario in Arcadia di Cardarelli[27].

L’anno successivo, Ungaretti cura Da Gòngora e da Mallarmé[28], un’antologia. Del ’48 è anche Ossi di seppia di Montale[29], titolo già noto ma ripubblicato. Anche quell’anno esce una raccolta di una donna: Parole: Diario di poesia di Antonia Pozzi[30] viene pubblicato postumo, come tutte le sue opere, da Mondadori. All’interno dei «Quaderni dello Specchio», Saba pubblica la propria Storia e cronistoria del Canzoniere[31].

Del ’49 sono Banchetto di Libero De Libero[32], La civetta di Raffaele Carrieri[33], Linea della vita di Giorgio Vigolo[34], Le occasioni di Eugenio Montale[35], Poesie dell’adolescenza e giovanili di Umberto Saba[36], l’antologia I poeti scelti a cura di Ungaretti[37] e La vita non è un sogno di Quasimodo[38]. Dello stesso anno è anche la traduzione di Romeo e Giulietta di Shakespeare.

Si può notare, quindi, che nel primo decennio «Lo Specchio» inizia a definire la propria identità, puntando su nomi noti (pubblicati con più titoli) e arrischiandosi solo di tanto in tanto con gli esordienti. Le antologie non sono rare, ma le curatele vengono sempre affidate a nomi autorevoli. Su 75 titoli in tutto, solo 29 sono di poesia (comprese le opere teatrali). Tuttavia, non ci sono esordienti all’interno del catalogo. Tutti gli autori pubblicati, anche se con nuove opere, hanno già una solida carriera letteraria alle spalle.

Figura 1: Nel grafico vengono evidenziate le differenze tra le varie raccolte pubblicate negli anni ’40 per
«Lo Specchio». Le antologie sono conteggiate due volte anche per l’etnia degli autori, come accade per i Lirici Greci del ’44.

Nel 1950 vengono pubblicati: Francesco Chiesa con L’artefice del malcontento[39]; compare per la prima volta il nome di Alfonso Gatto con Nuove poesie[40] assieme a Sergio Solmi con le sue Poesie[41]; idem per Antonino Attilio (di cui si sono praticamente perse le tracce nella documentazione e che pubblica con Mondadori quest’unico titolo) con Sequenze d’Autunno[42], Diego Valeri con Terzo Tempo[43] e Umberto Saba con Trieste e una donna[44].

Nel 1951 Giorgio Bassani pubblica la raccolta Un’altra libertà[45], Salvatore Quasimodo traduce l’Odissea[46], Andrea Zanzotto pubblica Dietro il paesaggio[47], Umberto Saba La Serena Disperazione[48] e Uccelli e Quasi un racconto[49].

Nel 1952 ancora Saba pubblica Cose leggere e vaganti[50], Corrado Pavolini vede pubblicato il suo Natura Morta[51], Giuseppe Antonio Borgese Le Poesie[52], Aldo Borlenghi Poesie[53] (uno dei rarissimi casi in cui Mondadori pubblica un autore con solo un’altra raccolta di liriche alle spalle presso un’altra casa), Diego Valeri Poesie vecchie e nuove[54], Vincenzo Cardarelli Il sole a picco[55], David Maria Turoldo Udii una voce[56] (con prefazione dello stesso Ungaretti).

Nel 1953 è la volta di Adriana Ivanchic Biaggini con Ho guardato il cielo e la terra[57], Marco Visconti con le Poesie[58], Raffaele Carrieri con Il Trovatore[59] (saggio introduttivo di Ravegnani).

Nel 1954 Maria Luisa Spaziani, praticamente un’esordiente dal momento che ha, sì, collaborato a diverse riviste, ma non ha mai pubblicato una raccolta prima di quell’anno, viene accolta favorevolmente dalla casa milanese con la silloge Le acque del sabato[60]; un altro esordiente, Rocco Scotellaro, pubblica l’opera prima, È fatto giorno[61]; Alfonso Gatto La forza degli occhi[62], Sibilla Aleramo Gioie d’occasione e altre ancora[63], Ungaretti Un grido e paesaggi[64] e La terra promessa[65], Mariagloria Sears I leoni sul sagrato[66], Corrado Govoni Manoscritto nella bottiglia[67], Antonio Manfredi Poesie[68], Manara Valgimigli (pubblicato precedentemente, sempre da Mondadori, tra i prosatori) cura l’antologia Saffo e altri lirici greci[69], Gaetano Arcangeli Solo se ombra e altre poesie[70] (seconda edizione, la prima è di Guanda), e intanto Cardarelli pubblica Viaggio d’un poeta in Russia[71].

Nel 1955 vengono pubblicati per la prima volta i Canti di Catullo[72], tradotti e curati da Quasimodo. Escono anche i Canti di Sebastiano Satta[73] (postumi) e i Canti spirituali di Francesco Flora[74]; Gian Piero Bona pubblica come esordiente I giorni delusi[75], David Maria Turoldo Gli occhi miei lo vedranno[76], Saba Preludio e Canzonette[77]; Emilio Jona, anche lui esordiente, viene pubblicato con Il tempo di vivere[78].

Nel 1956 Lucio Piccolo, autore con alle spalle una sola altra pubblicazione risalente a due anni prima, esce per Mondadori con Canti barocchi e altre liriche[79]; Quasimodo con Il falso e vero verde[80], Orazio Napoli (che aveva iniziato come correttore di bozze proprio alla Mondadori, ma non aveva esordito con la casa milanese) con Notte legame mare[81]; escono anche le Poesie[82] di Emily Dickinson a cura di Guido Errante, Giovanni Titta Rosa e le sue Poesie di una vita[83], Nelo Risi e Polso Teso[84], Stefano Terra e Quaderno dei trent’anni[85], Giuseppe Villaroel e Quasi vento d’Aprile[86], Leonardo Sinisgalli e La Vigna Vecchia[87].

Nel 1957 di Minou Drouet, poeta francese diventato famoso solo nel ’55 in patria, si traduce la raccolta Albero, amico…[88]; Giovanni Serafini esce con Barchette di carta[89], Montale con La bufera e altro[90], Quasimodo cura Il fiore delle Georgiche di Virgilio[91]; si dà alle stampe un’opera teatrale di Gabriele D’Annunzio (Le martyre de Saint Sébastien[92]); escono Biagia Marniti con Più forte è la vita[93] (con un’introduzione di Ungaretti), Sergio Ortolani con Poesie[94], Giovanni Arpino con Il prezzo dell’oro[95], Andrea Zanzotto con Vocativo[96]; infine, lo stesso Alberto Mondadori pubblica una propria raccolta di poesie, Quasi una vicenda[97].

Nel 1958 Raffaele Carrieri pubblica ancora con Mondadori, stavolta Canzoniere amoroso[98]; Giuseppe Antonio Borgese cura l’antologia Da Dante a Thomas Mann[99]; Diego Valeri pubblica Il flauto a due canne[100]; Enzo Cetrangolo rinnova la sua raccolta I miti del Tirreno[101], giunta alla terza edizione con la Casa milanese; Francesco Flora pubblica I miti della parola[102]; Bartolo Cattafi Le mosche del meriggio[103], Piero Bigongiari Le mura di Pistoia[104], Quasimodo cura ancora un’opera di Shakespeare, l’Otello[105]; Antonio Rinaldi pubblica le Poesie[106], Quasimodo esce anche con una nuova raccolta, La terra impareggiabile[107].

Nel 1959 escono Francesco Leonetti (autore che ha pubblicato la prima raccolta più di dieci anni prima) con La cantica[108], Manara Valgimigli con Colleviti[109], Saba con Cuor morituro e altre poesie[110], Diego Valeri cura un’antologia di Lirici tedeschi[111]; Emily Dickinson esce ancora con Poesie[112], ma in una nuova edizione critica, curata sempre da Guido Errante, ed Elio Filippo Accrocca esce con Ritorno a Portonaccio[113].

In questo decennio, su 96 titoli pubblicati in totale, ben 56 riguardano la poesia.

Figura 2: Nel grafico sono rappresentate tutte le pubblicazioni della collana «Lo Specchio» degli anni ’50[114].

C’è un’ulteriore osservazione da fare: si noti come nel catalogo ci sia pian piano non solo un cambiamento quantitativo in favore della poesia, ma anche qualitativo rispetto alla varietà. Non solo qualche volta si fanno scelte coraggiose e si pubblicano esordienti o autori con pochissime pubblicazioni alle spalle e una fama ancora da costruire (contrariamente alla solita politica mondadoriana), ma si pubblicano più donne, più autori contemporanei sempre più distanti dalla lezione ermetica e da quella simbolista, in particolare dal ’58 in poi, e inizia ad esserci attenzione anche per i contemporanei che hanno successo all’estero. Tutto questo non potrebbe accadere senza i preziosi consigli di quello che diventerà il nuovo direttore della collana «Lo Specchio»: Vittorio Sereni.

Poeta e di poeti funzionario: Vittorio Sereni

Vittorio Sereni inizia ad avere rapporti col mondo editoriale piuttosto presto, proprio grazie all’amicizia che lo lega ad Alberto Mondadori fin dalle collaborazioni giornalistiche avviate negli anni ’30 e poi riprese alla fine del servizio militare. Sereni partecipa attivamente alla vita di Alberto Mondadori, ottenendo spesso anche inviti alle riunioni dell’autunno del ’47, che vedevano protagonisti molti autori e intellettuali del tempo a discutere di cultura. Sereni nello stesso anno pubblica, proprio con la Mondadori, il Diario d’Algeria[115], che segna una nuova collaborazione con la casa editrice. I primi contatti con la collana «Lo Specchio» Sereni li ottiene grazie ai consigli sulle nuove raccolte che gli vengono richiesti da Giuseppe Ravegnani, il quale «privilegia un’idea di poesia fondata sull’espressione di sentimenti, per quanto aggiornati ai tempi nuovi, senza particolare approfondimento per l’innovazione negli aspetti formali»[116]. Sereni, d’altro canto, ha una formazione e una sensibilità letteraria completamente diverse: la fase ermetica per lui ha un significato in quanto cambia tutta la poesia successiva. Il ritorno al Crepuscolarismo è fuori discussione, ormai. Inoltre, Vittorio Sereni non collabora soltanto con la Mondadori e questo gli permette di avere una visione più ampia di cosa offre il mercato: Scheiwiller si avvale più volte della sua competenza per scegliere i nuovi autori da pubblicare.

Presso la Mondadori il poeta è incaricato di fornire giudizi sulle varie raccolte proposte dagli autori e cerca di portare l’attenzione dei vari funzionari e di Alberto Mondadori su nuove linee, le più promettenti della poesia italiana ai suoi occhi e a quelli della stampa nazionale. La scarsa presenza di poesia sul mercato dei grandi editori spinge a una scelta qualitativa, che tuttavia non è la stessa per Ravegnani e Sereni, tanto che quest’ultimo, come si può leggere nelle sue lettere, spesso si lamenta di quanto sia frustrante che i suoi consigli vengano ignorati dal collega[117]. In tutti i giudizi o quasi che Sereni scrive a proposito di autori italiani, la «pubblicabilità» e la qualità corrispondono; dunque, se si disinteressa alla lettura il giudizio è irremovibile: non pubblicare. È un discorso che vale ancora di più per la poesia, e in particolar modo per la poesia di un esordiente. Sereni si assume la responsabilità di indicare cosa valga la pena leggere. È proprio il suo ruolo di lettore che avrà un peso decisivo nelle scelte dello «Specchio». Se le proposte che arrivano in casa editrice ricalcano le scelte di «Poesia», Sereni non può che prenderne le distanze: «Non male, tutto sommato, ma scarsamente interessante»[118] è il giudizio che ne dà il poeta. In molte lettere si lamenta di questo modo di fare poesia, che ormai davvero risulta “passatista”, stantio, decadente e mummificato. Questo è il principale motivo per cui Sereni si scontra con Ravegnani che, come si è detto, ha un’altra sensibilità. Ma anche l’Ermetismo, che pure ha un significato per Sereni, non è presente in larga parte all’interno dello «Specchio» se non per gli autori più famosi.

Se sugli epigoni di una poesia ormai morta e sepolta Sereni è piuttosto severo, lo è ancora di più con gli sperimentalisti: egli rileva nelle loro liriche la voglia di fare qualcosa di nuovo semplicemente perché sia diverso dal passato, ma questo non può che mettere gli autori su un piano di superficialità. Non si aggiunge nulla alla poesia in questo modo, non c’è quella che Sereni chiama «memorabilità», che si può invece trovare in versi che offrono un linguaggio originale, che riesca a rielaborare esperienze personali e collettive e che guardi al tempo stesso al passato e al futuro. Una poesia, insomma, che sia figlia del proprio tempo e che abbia qualcosa di significativo da dire al riguardo. In questo senso, sono da segnalare le lettere in cui Sereni parla della poesia neorealista: non ne dà un giudizio né positivo né negativo, ma afferma che è un caso che vale la pena di registrare. Nel frattempo, Sereni nel 1954 e nel 1955 dirige la collana «Quaderni di poesia» delle Edizioni della Meridiana, che si propone di seguire il lavoro poetico contemporaneo, mescolando nomi noti e sconosciuti senza escludere novità e sorprese. E qui Sereni riesce ad avere un peso maggiore e a far pubblicare tutti i poeti che aveva già consigliato a Mondadori senza essere, talvolta, ascoltato.

È il 1958 quando Vittorio Sereni diventa finalmente direttore della serie «Lo Specchio». Sebbene continui a dare i propri pareri con il metodo fino ad allora adottato, in quel periodo anche il settore economico ha un peso: le scelte di un direttore di collana, soprattutto se questa è all’interno di una delle più grandi case editrici di un Paese, non possono evitare di tenerne conto. Detto questo, la collana «Lo Specchio» con la direzione Sereni assume finalmente il carattere laboratoriale che le è proprio, iniziando ad attuare un’operazione di svecchiamento che fa storcere il naso a Ravegnani, lasciato ai margini. Per «Lo Specchio» è la migliore delle stagioni.

Gli anni d’oro della collana «Lo Specchio»: il catalogo con la direzione Sereni

Nel 1960, Sereni è già alla guida della collana da un paio d’anni. Il nuovo decennio si apre con dei nomi ormai legati indissolubilmente alla casa milanese: Eugenio Montale pubblica Farfalla di Dinard[119], Lucio Piccolo Gioco a nascondere[120], Diego Valeri cura l’antologia di Lirici Francesi[121], Luciano Erba pubblica Il male minore[122], Alfredo Rizzardi traduce le Poesie scelte di Ezra Pound[123], Francesco Di Pilla pubblica la sua prima opera, Tempo d’esilio[124], esce l’opera omnia delle poesie di Quasimodo[125], ed esce Versi e poesie di Giacomo Noventa[126], opera ripubblicata presso Mondadori per la seconda edizione.

Nel 1961 escono Il deserto e dopo di Ungaretti[127], L’estate di San Martino di Carlo Betocchi[128], Parole[129] (già edito presso Carrabba) e Il piccolo Berto (postumo) di Saba[130], Pensieri elementari di Nelo Risi[131], Poesie di Alfonso Gatto[132], le Poesie di James Joyce[133] (morto nel ’41), le Poesie del defunto poeta greco Kostantinos Kavafis[134], Il taccuino del vecchio di Ungaretti[135], l’antologia di traduzioni Il vento d’ottobre: da Alcmane a Dylan Thomas a cura di Piero Bigongiari[136].

Nel 1962 è la volta di L’età della luna di Sinisgalli[137], La luna dei Borboni e altre poesie di Vittorio Bodini[138] (finalista al Premio Viareggio dieci anni prima), L’ora del tempo di Giorgio Orelli[139], Osteria flegrea di Alfonso Gatto[140], Diego Valeri ancora con Poesie[141]. Per la prima volta esce un Almanacco dello Specchio, a cura di Marco Forti[142].

Nel 1963 Salvatore Quasimodo cura ancora i Drammi di Shakespeare (di cui vengono riproposte anche opere già edite, come l’Otello (in tutto escono 5 drammi[143]), e si occupa anche dell’Ecuba di Euripide[144] e dei Tragici greci[145]; esce E tu che m’ascolti, di Umberto Bellintani[146] (già in contatto con Sereni che gli cura una pubblicazione per le Edizioni della Meridiana); Carrieri ritorna con La giornata è finita[147], le Poesie di Georgios Seferis[148] sono curate da Filippo Maria Pontani, le Poesie d’amore del polacco Nàzim Hikmet[149] sono tradotte da Joyce Lussu. Vengono riproposte le Scorciatoie di Saba[150], assieme alla Storia del Canzoniere[151]. Nel frattempo, Gian Carlo Artoni pubblica Lo stesso dolore[152] e Franco Fortini Una volta per sempre[153].

Nel 1964 Tadeusz Rózewicz, anche lui polacco, con il suo Colloquio con il principe[154], viene proposto a cura di Carlo Verdiani; Camillo Pennati pubblica L’ordine delle parole[155], Bartolo Cattafi L’osso, l’anima[156], Rafael Alberti (poeta spagnolo) Poesie[157], Piero Bigongiari Torre di Arnolfo[158].

Nel 1965 Alberto Mondadori pubblica Il conto della vita[159], Beniamino Dal Fabbro La cravatta bianca[160], Nelo Risi Dentro la sostanza[161]; all’interno della collana viene ripubblicato anche il Diario d’Algeria di Sereni[162]. Aldo Borlenghi pubblica Nuove Poesie[163], Edwin Arlington Robinson (tre volte Premio Pulitzer per la Poesia) entra nel catalogo con Uomini e ombre[164], curato da Alfredo Giuliani. Dello stesso anno anche le Visioni di William Blake[165] (tradotte da Ungaretti) e La vita in versi di Giovanni Giudici[166].

Del 1966 sono: Le case della Vetra, di Giovanni Raboni[167]; Dare e avere di Quasimodo[168]; L’età dell’ansia di Wystan Hugh Auden[169]; le Poesie del poeta romeno Tudor Arghezi[170] (a cura di Quasimodo); Poesie di ieri di Sinisgalli[171]; Sequenza nordamericana e altre poesie dello statunitense Theodore Roethke[172]; La storia delle vittime: poesie della Resistenza di Alfonso Gatto[173]; La tartaruga di Jastov di Giorgio Cesarano[174] (che aveva pubblicato una sola raccolta prima con la Schwarz); La tomba verde e avventure di Adriano Grande[175]; torna anche Maria Luisa Spaziani con Utilità della memoria[176].

Nel ’67 invece escono Io che sono cicala ancora di Raffaele Carrieri[177], Lotte secondarie di Giancarlo Majorino[178] (anche lui un quasi esordiente, dato che ha pubblicato solo un’altra raccolta prima di approdare in casa Mondadori), La luce ricorda di Giorgio Vigolo[179], Carlo Betocchi con Un passo, un altro passo[180], le Poesie dello spagnolo Gabriel Celaya[181], a cura di Mario di Pinto.

Il 1968 porta nel catalogo La beltà di Zanzotto[182], Cuor mio di Aldo Palazzeschi[183], l’antologia Da Aikens e Cummins[184] (l’antologia che tratta i due grandi poeti statunitensi) a cura di Quasimodo, Dal balcone di Sergio Solmi[185], I miei tristi capitani e altre poesie di Thom Gunn[186], una nuova antologia di lirici greci (Saffo, Archiloco e altri lirici greci) curata da Valgimigli[187], La scala di Giacobbe e altre poesie di Denise Levertov[188], Stato di cose di Piero Bigongiari[189], e ancora Giorgos Seferis con Tra poesie segrete[190].

Del ’69 è l’Autobiologia di Giovanni Giudici[191], Memoria del futuro di Fernando Bandini[192], Un nero d’ombra di Daria Menicanti[193] (che esordisce con Mondadori proprio grazie a questa opera), Poesia e errore di Franco Fortini[194], le Poesie di Johannes Bobrowski[195]; Il poeta nella strada dello spagnolo Rafael Alberti[196], Rime di viaggio per la terra dipinta di Alfonso Gatto[197] e L’ultima estate di Marino Moretti[198].

Figura 3 : Nel grafico sono rappresentate tutte le pubblicazioni della collana «Lo Specchio» degli anni ’60.

Si può notare, quindi, un estremo interesse per la poesia internazionale, la comparsa più frequente di nomi di sconosciuti o semisconosciuti accanto ai grandi della poesia italiana, poche riedizioni e una particolare attenzione al nuovo. Va tenuto a mente, inoltre, che nel ’63 c’è la Neoavanguardia (si noti il picco di raccolte mostrato nel grafico e il fatto che è l’unico anno in cui gli stranieri superano gli autori nostrani) e che il ’68 è un anno di cambiamenti epocali. Tuttavia, è anche interessante rilevare il piccolissimo spazio riservato alla poesia femminile, nonostante i vari movimenti femministi che si vanno affermando in quegli anni. In tutto, in quei dieci anni si pubblicano 84 opere di poesia. Se si contano quelle della direzione Sereni dal 1958 al 1966, si scopre che ben 78 raccolte complessive sono opera sua, contro le 48 uscite sotto la direzione di Ravegnani (che tuttavia, va ricordato, è stato direttore per sei anni contro i nove di Sereni).

Per quanto Sereni riesca a dare un prestigio che non sarà mai più raggiunto alla collana di poesia di Mondadori, il ’68 è anno di cambiamenti epocali anche all’interno della stessa casa milanese: l’anno della rottura definitiva tra Alberto Mondadori e la sua famiglia, in seguito al passaggio di presidenza da Arnoldo al suo secondogenito, Giorgio Mondadori. È finito il tempo dell’editoria artigiana: inizia quello dell’editoria industriale. Un’editoria in cui non c’è posto per opere difficili che non assicurano più ricavi che investimenti:

Il periodo, cioè, di quella nuova logica che tanto più acuti renderà i contrasti di Sereni con sé stesso e con la casa editrice: perché, come la sua opera poetica è sufficiente a dimostrare, senza ricorrere a più esplicite dichiarazioni, se lontanissima da lui è l’idea di un’arte autonoma – e invece tutto eteronomo è il motore (lento, ma potente) del suo procedere nel rapporto con il reale, dell’«accettare il dialogo col proprio tempo» sebbene nel segno di un «disagio storico» – altrettanto invisa gli è una concezione per così dire autonoma dell’economia: un’economia che non abbia quasi altro rapporto che con il denaro, con il profitto, non può che trovarlo dissenziente[199].

Da questo momento Sereni, nonostante abbia lasciato la direzione dello «Specchio» nel ’66, è il garante della qualità letteraria, qualità che sempre più spesso viene sacrificata in nome del profitto. Spesso l’editor si trova a intervenire anche sulla collocazione delle nuove opere nelle collane, sempre più confuse tra loro. Esemplare è il caso di Sylvia Plath, le cui lettere (dopo la pubblicazione dei romanzi e delle poesie presso Mondadori) non sembrano essere interesse della casa editrice:

Mi sembra incredibile che le lettere della Plath […] non vengano acquistate nella semplice presunzione che non si venderebbero molto. […] penso che sia alla lunga più dannoso il persistere in un certo tipo di rifiuti che non l’assunzione di qualche rischio, del resto relativo[200].

Sereni resta direttore letterario (per altre collane) all’interno di Mondadori fino al 1975, nonostante tutti gli sforzi per andarsene prima da un luogo che non sente più come suo; collabora come lettore esterno fino al 1983, anno della sua scomparsa.

Tra passato e presente: «Lo Specchio» nella direzione Forti

Marco Forti è una delle prime figure legate al mondo editoriale che nella sua vita non si occupa solamente di letteratura: lavora, infatti, all’Eni e alla Rinascente, e l’editoria è solo una parte della sua vita. Nel 1960 firma un contratto per curare la prima antologia di poesia dello «Specchio», quella che poi diventerà l’Almanacco. Entra ufficialmente negli uffici della Mondadori nel ’61 per occuparsi dell’Ufficio Stampa e Pubblicità e dal ’66 è direttore e referente della Sezione di Poesia. Dal 1972 è responsabile dell’«Almanacco dello Specchio», che negli intenti di Sereni e dei suoi collaboratori doveva avere una periodicità bimestrale (e non annuale come poi avvenne), oltreché l’obiettivo di pubblicare i più importanti autori internazionali attivi nell’ambito della poesia, inserendo all’interno dell’antologia i brani più significativi di ciascuno. L’«Almanacco» ripropone, dal passato più o meno recente, in traduzioni contemporanee, testi poetici di particolare evidenza, e si preoccupa di presentare autori meno noti e voci nuove che sembrano mature al punto da poter prendere contatto con il vasto pubblico.

La curatela dell’«Almanacco» è affidata a Forti con la collaborazione di Giuseppe Pontiggia, mentre del Comitato di lettura fanno parte anche Giansiro Ferrata, Sergio Solmi e Vittorio Sereni. Nel 1973 Solmi lascia e viene sostituito da Giovanni Raboni, a cui nel 1981 si aggiunge Maurizio Cucchi. L’«Almanacco dello Specchio» continua con periodicità annuale fino al 1981, per passare poi a una pubblicazione più irregolare negli anni 1983, 1986, 1989, 1993 con una ripresa nel 2005. Forti lavorerà per Mondadori con un contratto stabile fino al 1990, poi come consulente esterno fino al 1994[201].

Dai primi anni si instaura un’intensa collaborazione con Vittorio Sereni, di cui Forti tenta di seguire la lezione. Tuttavia, si ritrova a doversi destreggiare tra personalità molto forti e dal suo carteggio emergono alcuni inviti a essere più deciso nelle proprie scelte. Bartolo Cattafi, ad esempio, consegnando a Forti il testo dell’Allodola ottobrina[202] (che uscirà nell’anno della sua scomparsa), gli chiede di non toccare nulla perché ci ha già lavorato tanto con Raboni.

Forti ha un acume particolare per le opere poetiche che gli vengono sottoposte: sempre dai carteggi (consegnati dallo stesso Forti alla Fondazione Mondadori prima della sua scomparsa) si possono individuare delle questioni sull’ultimo Montale che saranno al centro del dibattito della critica, una volta uscito il libro. Forti indirizza a Sereni il primo referto di lettura di Satura[203]: con grandissima lucidità individua le linee di continuità e di frattura tra questa nuova maniera montaliana e la precedente. Emerge, inoltre, dalle lettere una dialettica oppositiva con le linee della Neoavanguardia[204].

Per quanto riguarda il catalogo in sé, innanzitutto va detto che nel 1970 si ha una nuova rivoluzione grafica: è il nome dell’autore a essere protagonista nella copertina. Le copertine sono tutte caratterizzate da un diverso colore. Il nome della collana si avvicina a quello dell’editore e l’impostazione asimmetrica del lettering appoggiato a sinistra è mantenuta. Si ha ora un formato leggermente più largo del precedente (13×20), con brossura cucita. Nei primi anni del ’70 è goffrata, per poi diventare liscia e avere colori più vivaci. Il primo titolo che esce, proprio nel 1970, in questa veste è Di certe cose: che dette in versi suonano meglio che in prosa di Nelo Risi[205]. Gli fanno seguito Maria Luisa Spaziani con L’occhio del ciclone[206], Allen Tate con Ode ai caduti confederati e altre poesie[207], Sinisgalli con Il passero e il lebbroso[208], Carrieri con Stellacuore[209], il tedesco Peter Huchel con Strade strade[210], Diego Valeri con Verità di uno[211] e Carlo Della Corte con Versi incivili[212]. Nello stesso anno esce un nuovo, il primo con questo nome specifico, Almanacco dello Specchio[213], quello che dà finalmente avvio alla serie.

Nel 1971 Libero De Libero torna con Di brace in brace[214]; la raccolta Le donne e i cavalieri di John Crowe Ransom[215] esce a cura di Giovanni Giudici, Giancarlo Majorino pubblica Equilibrio in pezzi[216], Robert Creeley (che aveva fama di poeta postmoderno) Per amore[217]; esce l’antologia di Poesia sovietica degli anni ’60[218]; Gaetano Arcangeli viene pubblicato con le Poesie[219], di Montale esce Satura[220], Marino Moretti pubblica Tre anni e un giorno, e Vita del testo di Francis Ponge[221] viene curato da Bigongiari.

Il 1972 è l’anno di Antimateria dello stesso Bigongiari[222], L’aria secca del fuoco di Bartolo Cattafi[223], Maximus: poesie di Charles Olson[224], O Beatrice di Giovanni Giudici[225], Poesie di Vittorio Bodini[226], Poesie di Ghiannis Ritsos[227]; ancora escono Rafael Alberti con Roma. Pericolo per viandanti[228], Libero De Libero con Scempio e lusinga[229], Via delle cento stelle di Aldo Palazzeschi[230].

Nel ’73 esce il secondo volume dell’Almanacco dello Specchio[231]. Di quell’anno anche i Cantos scelti di Ezra Pound[232], il Diario di Montale[233], Elogio del disertore di Raffaele Crovi[234], Pasque di Zanzotto[235], Pensiero-volpe e altre poesie di Ted Hughes[236], Poesie d’amore di Gatto[237], Le poverazze di Marino Moretti[238], Questo muro di Franco Fortini[239].

Il ’74 si apre ancora con un volume dell’Almanacco[240], Mario Tobino ripubblica L’asso di picche[241], il russo Evgenij Evtusenko viene tradotto per Le betulle nane[242], Marino Moretti pubblica il Diario senza le date[243]; Giorgio Bassani pubblica Epitaffio[244], Carrieri Le ombre dispettose[245], Louis MacNeice Poesie[246]; tornano anche Kostantinos Kavafis con Poesie nascoste[247] e Carlo Betocchi con Prime e ultimissime[248]; compare René Char con Ritorno sopramonte e altre poesie[249].

Nel ’75 esce William Devitt Snodgrass con L’ago del cuore e altre poesie[250]; Raboni con Cadenza d’inganno[251], Diego Valeri con Calle al Vento[252], Bartolo Cattafi con La discesa al trono[253], Leonardo Sinisgalli con Mosche in bottiglia[254]; di Montale esce il Quaderno di traduzioni[255]. Esce anche il quarto volume dell’Almanacco[256].

Del 1976 sono: l’Almanacco[257] numero cinque, Amica mia nemica di Nelo Risi[258], Circostanze di Libero De Libero[259], Il disperso di Maurizio Cucchi[260], Lady Lazarus e altre poesie di Sylvia Plath[261], Poesie di Paul Celan[262].

Del ’77 il sesto volume dell’Almanacco dello Specchio[263], Desinenze di Alfonso Gatto[264], I fantasmi di pietra di Giorgio Vigolo[265], Il male dei creditori di Giovanni Giudici[266], Marzo e le sue idi di Bartolo Cattafi[267], il Quaderno di quattro anni di Montale[268], Sinopie di Orelli[269], Transito con catene di Spaziani[270], Tutte le poesie ancora di Montale[271].

Il ’78, come ormai d’abitudine, si apre con il volume dell’Almanacco[272]. Vengono pubblicati Stefano D’Arrigo con Codice Siciliano[273] (già edito da Scheiwiller), ancora Sinisgalli con Dimenticatoio[274], Adriano Guerrini con L’età di ferro[275], Raffaele Carrieri con Fughe provvisorie[276], Andrea Zanzotto con Il galateo in bosco[277], Giorgio Bassani con In gran segreto[278], Rocco Scotellaro con Margherite e rosolacci[279], Alberto Di Raco con Metàmeri[280], Daria Menicanti con Poesie per un passante[281].

Il 1979 aggiunge al catalogo L’allodola ottobrina di Cattafi[282], l’ottavo volume dell’Almanacco[283], Fermata nel deserto di Josif Brodskij[284], Lezione all’aperto di Berardinelli[285] (prima raccolta poetica dell’autore, che tuttavia non può essere considerato un esordiente per il suo lavoro letterario degli anni precedenti), La mantide e la città di Bandini[286], Moses: frammenti del poema di Bigongiari[287].

Figura 4: Nel grafico sono rappresentate tutte le pubblicazioni della collana «Lo Specchio» degli anni ’70[288].

Si può notare dal grafico una sostanziale omogeneità nel numero di pubblicazioni, con una depressione tra il ’75 e il ’76 e successivamente nel ’79, ma una piattezza e una monotonia di nomi ben distanti dal decennio precedente: mancano completamente gli esordienti e vengono pubblicate solamente due autrici italiane e un’autrice straniera, tutte già note. Si noti, inoltre, il disinteresse generale per la poesia internazionale soprattutto dalla seconda metà degli anni ’70. I tempi dello sperimentalismo e dei laboratori sembrano essere finiti e la nuova politica mondadoriana, che vuole assicurarsi delle buone vendite e punta su titoli e nomi “sicuri”, è perfettamente riflessa in questo grafico. In tutto in questo decennio si pubblicano 83 opere poetiche.

Il 1980 si apre ancora una volta con l’Almanacco dello Specchio dell’anno corrente[289]; viene pubblicato Silvio Ramat con il suo L’inverno delle teorie[290], Carolus L. Cergoly con Latitudine nord: tutte le poesie mitteleuropee in lessico triestino[291], Maurizio Cucchi con Le meraviglie dell’acqua[292], Luciano Erba con Il nastro di Moebius[293], Antonio Porta con Passi e Passaggi[294], ancora Betocchi con Poesie del sabato[295], e Carrieri con La ricchezza del niente[296], per finire con Elio Filippo Accrocca e il suo Il superfluo[297].

L’81 vede inserite sul mercato Altri versi e poesie disperse di Montale[298], L’amore delle parti di Cesare Viviani[299], Autoritratto di Giovanni Ramella Bagneri[300], La caduta dell’America di Allen Ginsberg[301], Città senza mura e altre poesie di Wystan Hugh Auden[302], Geometria del disordine ancora di Spaziani[303], Il ristorante dei morti di Giovanni Giudici[304]. Si noti l’assenza dell’Almanacco.

L’anno seguente Vincenzo Mantovani cura un’altra raccolta di Hemingway, 88 poesie[305], ed esce, in ritardo, l’Almanacco dello Specchio dell’81[306]. Il 1982 vede, però, anche una nuova svolta grafica, che segna un forte riavvicinamento all’impostazione degli esordi, mantenendo il formato più recente. Il primo titolo di questo ritorno alle origini è La Cifra di Jorge Luis Borges[307], per la prima volta nel catalogo Mondadori. Seguono i titoli di Bassani con In rima e senza[308], Raboni con Nel grave sogno[309] e Scalise con La resistenza dell’aria[310]. Nonostante il cambiamento grafico, in poco tempo unisce il fregio della mano in copertina e l’asimmetria della bandiera a sinistra.

Nell’83 escono, oltre all’Almanacco[311], Cattafi e la sua Chiromanzia d’inverno[312], Risi con I fabbricanti del “bello”[313], Zanzotto con Fosfeni[314], Dario Bellezza con Io[315], Paul Celan con Luce coatta e altre poesie postume[316], Giovanni Testori con Ossa mea[317].

Antonio Porta apre il 1984 della collana «Lo Specchio» con Invasioni[318]. Seguono Giovanni Giudici con Lume dei tuoi misteri[319], Majorino con Provvisorio[320], Betocchi con Tutte le poesie[321], per finire con Octavio Paz e la sua Vento cardinale e altre poesie[322]. Nessun Almanacco.

Nell’85 escono per la collana di poesia solamente tre titoli: Sylvia Plath, Le muse inquietanti e altre poesie[323]; l’esordiente (il primo dopo più di dieci anni) Milo De Angelis con Terra del viso[324]; Alberto Bevilacqua con Vita Mia[325].

L’86 vede un nuovo Almanacco[326], Col dito in terra di Bigongiari[327], Jorge Luis Borges con I congiurati[328], ancora Zanzotto con Idioma[329], Cesare Viviani con Merisi[330], Spaziani con La stella del libero arbitrio[331], Tutte le poesie di Sereni[332], a tre anni dalla sua scomparsa.

Pochi titoli per l’87: Nature e venature di Magrelli[333] (autore con una sola altra pubblicazione alle spalle), un’interessante antologia di poesia araba, Poeti arabi di Sicilia: nella versione di poeti italiani contemporanei[334], ancora Nelo Risi con Le risonanze[335], e Dario Bellezza con Serpenta[336].

L’88 escono Il corpo desiderato di Bevilacqua[337], Dopo la Russia e altre poesie di Marina Cvetaeva[338], Zanzotto con Filò: per il Casanova di Fellini[339], Porta con Il giardiniere contro il becchino[340], Raboni con A tanto caro sangue[341].

L’89 vede una nuova uscita dell’Almanacco dello Specchio[342]. Seguono Il delfino e altre poesie di Lowell[343], Distante un padre di De Angelis[344], Elegie e proverbi di Edoardo Albinati[345] (alla sua primissima raccolta poetica), Nel delta del poema di Bigongiari[346], ancora una raccolta di Ungaretti[347], Poesie e prose liriche, e Spiracoli di Giorgio Orelli[348].

Figura 5: Nel grafico sono rappresentate tutte le pubblicazioni della collana «Lo Specchio» degli anni ’80.

Si noti dal grafico come il numero delle raccolte pubblicate decresca gradualmente, con il picco peggiore nell’85. Ancora si conferma la tendenza a non pubblicare molta poesia straniera né tantomeno quella femminile. Va notato, però, che almeno si scommette su un esordiente come non si faceva da molti anni, esordiente che viene ripubblicato più volte nell’arco dello stesso decennio. Anche se c’è un minimo ricambio di nomi all’interno del catalogo, sono quasi tutti nomi già noti grazie ad altre case editrici. Insomma, con Forti «Lo Specchio» diventa punto d’arrivo per autori già affermati. In questo decennio si pubblicano un totale di 59 raccolte tra Almanacchi, sillogi e antologie.

Nel frattempo, il mondo è cambiato. Mondadori ha già provato a investire nella televisione e, fallendo, ha dovuto vendere alla Fininvest. Il colpo è talmente duro che per la prima volta la società si apre a finanziatori provenienti dal mondo dell’industria. A Giorgio Mondadori è seguito Giuseppe Luraghi, e a lui Mario Formenton, entrato per rilanciare l’azienda dopo il disastro televisivo. Formenton muore nell’87. Gli succede Sergio Polillo. La Fininvest, intanto, pian piano, compra tutta l’azienda[349].

Con Forti finisce anche l’era delle grandi personalità alla guida delle collane. Anche l’ultimo legame col passato viene reciso, per lasciare il posto a un nuovo mondo, forse meno magico.

Gli ultimi trent’anni della collana «Lo Specchio»

Gli anni ’90 si aprono con un’altra raccolta di Giudici, Fortezza[350]. Seguono Gita meridiana di Mussapi[351], Poesie di Cattafi[352], Preghiera del nome di Viviani[353], Gli sguardi i fatti e senhal di Zanzotto[354].

L’anno seguente si apre con il Diario postumo di Montale[355]. La collana viene divisa in due sottocollane: «Nuovo specchio», per gli autori contemporanei, e «I classici dello specchio» per quelli storici. All’interno della prima viene pubblicata la raccolta di Patrizia Valduga Donna di dolore[356], che è seguita da Gibilterra di Zeichen[357], Mutazioni di Risi[358] e I violini del diluvio di Toti Scialoja[359]. S’inaugura quest’anno la versione in brossura monocroma. Il formato scelto (13×21,5 cm) esalta la verticalità; il nome dell’autore rimane l’elemento più importante grazie allo scavo in un tassello di colore; l’impostazione del lettering torna ad essere epigrafica-centrale.

Nel ’92 il «Nuovo specchio» pubblica: Dialogo del poeta e del messaggero di Giuseppe Conte[360]; Esercizi di tiptologia di Magrelli[361]; Non c’è pizze di munne di Albino Pierro[362].

Torna nel ’93 l’Almanacco dello Specchio[363] (ancora inserito nella collana «Lo Specchio»); le altre pubblicazioni riguardano tutte il «Nuovo specchio» e sono Atti di una ricerca di Tamburini[364], Misure del tempo di Gemma Bracco[365], Ogni terzo pensiero di Raboni[366], L’opera lasciata sola di Viviani[367], Poesia della fonte di Cucchi[368] e Zapping di Luca Canali[369].

Nel ’94 viene pubblicato L’alta febbre del fare di Pietro Ingrao[370]; segue L’avversario di Dario Bellezza[371], assieme a Medicina carnale di Jolanda Insana[372], Il mondo in una mano di Nelo Risi[373], L’Olimpiade del ’40 di Mario Santagostini[374].

Il ’95 ha più titoli nel catalogo della collana: Ad nòta: versi in dialetto romagnolo di Raffaello Baldini[375]; El sol di Franco Scataglini[376]; Tetrallegro di Majorino[377] e La viandanza di Biancamaria Frabotta[378]. Quaderni di Voronez di Osip Mandel’štam[379] è inserito nei «Classici dello Specchio» assieme a Il cimitero marino di Paul Valèry[380] e a Station Island di Seamus Heaney[381].

Il ’96 è un altro anno abbastanza pieno: si apre con il Diario Postumo di Montale[382], inserito nei «Classici» assieme a una ripubblicazione di Il galateo in bosco di Zanzotto[383]. Nel «Nuovo specchio», invece, I fasti dell’ortica di Spaziani[384], Oratorio dei ladri di Emilio Isgrò[385], Proclama sul fascino di Dario Bellezza[386], Il profitto domestico di Antonio Riccardi[387] (unico esordiente dopo De Angelis), Una quieta polvere di Vivian Lamarque[388].

Il ’97 vede sul mercato A una casa non sua di Giudici[389], Canti d’Oriente e d’Occidente di Conte[390], Una comunità degli animi di Viviani[391], Metafisica tascabile di Valentino Zeichen[392], ancora Mussapi con La polvere e il fuoco[393], Veder cose di Seamus Heaney[394], tutti inseriti nel «Nuovo specchio».

Nel ’98 c’è una nuova denominazione della collana, ovvero «Lo Specchio, nuova serie». La apre Umberto Bellintani con La grande pianura[395]; c’è ancora Seamus Heaney con North[396], e Nicola Vitale (che era stato inserito in un’antologia sette anni prima[397] assieme a molti dei suoi colleghi famosi alla fine del secolo, ma mai aveva pubblicato una raccolta da solo) con Progresso nelle nostre voci[398], assieme a Teatro naturale di Giampiero Neri[399]. Nel «Nuovo specchio», invece, viene inserita la raccolta Quare tristis di Raboni[400]. È l’ultima volta che nella collana si trova questa distinzione tra sottosezioni.

Il secolo si chiude con Biografia sommaria di Milo De Angelis[401], Lettere di compleanno di Ted Hughes[402], Scritture vegetali di Pier Luigi Bacchini[403] e L’ultimo viaggio di Glenn di Cucchi[404]. Tutti fanno parte dello «Specchio nuova serie».

Figura 6: Nel grafico sono rappresentate tutte le pubblicazioni della collana «Lo Specchio» degli anni ’90.

Si torna, dunque, a un numero complessivo di poco superiore alle 50 unità e la presenza di una sola antologia che corrisponde all’Almanacco. C’è una maggior presenza di donne tra gli autori, e un minimo di interesse in più per la poesia straniera (sebbene i nomi si ripetano a oltranza). Siamo lontani, ormai, dagli anni in cui investire sulla poesia dava prestigio al nome di una casa editrice. Anzi, più si avanza nel tempo più sembra che quasi ci si vergogni a fare dello sperimentalismo. Una lieve ricrescita dei titoli si ha dal ’93 in poi (anche in virtù delle nuove avanguardie), ma i 78 titoli che Sereni è riuscito a lanciare in meno di un decennio sembrano un lontano miraggio.

Del nuovo millennio si hanno notizie certe fino al 2006[405], poi la scarsa reperibilità di fonti e di date rende impossibile un’analisi dettagliata come quella fatta finora. Di tutti i nomi ritrovati fra le varie pubblicazioni, almeno fino ad oggi, la stragrande maggioranza, pure nel caso in cui sia novità in casa Mondadori, ha alle spalle una ben consolidata carriera letteraria che assicura delle vendite. Lo stesso discorso non vale, però, per alcuni giovanissimi inseriti all’interno dell’Almanacco dello Specchio[406] del 2005, tornato sulla scena dopo più di dieci anni con un comitato di lettura d’eccezione formato da nomi legati alla casa editrice (Giuseppe Conte, Milo De Angelis, Marco Forti, Biancamaria Frabotta, Stefano Giovanardi, Valerio Magrelli, Cesare Viviani): Alberto Pellegatta, Carlo Carrabba e Andrea Ponso sono praticamente nuovi per la scena editoriale italiana.

Continua, nonostante i grandi passi avanti che il mondo ha fatto in merito, l’imbarazzante assenza di molta poesia femminile, ma il fenomeno può essere inscritto anche nella decrescita generale delle raccolte all’interno della collana «Lo Specchio» (nel frattempo assorbita dagli «Oscar» assieme a molte altre).

Si segnalano anche ben tre nuovi restyling in meno di vent’anni: quello del 2001, con immagine dal vivo, immagine iconografica aperta e variegata, autore e titolo in fascia bianca ad altezza fissa in testa alla copertina e formato 12,9×18 cm in brossura; quello del 2011, che torna all’impostazione con bandiera a sinistra e a un formato leggermente più grande (13,5×21 cm), con copertina impreziosita da alcune plaquettes nel caso di esordienti (è quello che segna, infatti, le prime uscite di Carabba, Canti dell’abbandono[407], Pellegatta, L’ombra della salute[408], e Ponso, I ferri del mestiere[409]); quello del 2017, ispirato alle opere di Pablo Palazuelo, pittore spagnolo la cui cifra stilistica è l’astrattismo, ispirato soprattutto alla natura, ma comunque minimalista[410].

È anche da sottolineare, però, che, se prima «Lo Specchio» era un punto d’arrivo, oggi sono molti gli autori che ci passano distrattamente, prima di approdare ad altre case editrici, magari più piccole, ma che possono dedicare loro maggiore attenzione.

Hanno fatto scalpore, nel 2015, la paventata chiusura della collana e il licenziamento di Antonio Riccardi, diventato ormai direttore letterario all’interno della casa milanese. Nonostante ciò, molti esponenti del giornalismo notano che la collana non ha più il prestigio di un tempo, e forse a chiuderla si farebbe più bene che male[411].

  1. Si presenta un estratto della tesi di Laurea Magistrale in “Editoria e scrittura” dal titolo Instapoetry: come i social network hanno cambiato il mercato della poesia, discussa presso Sapienza Università di Roma nella sessione invernale dell’Anno Accademico 2019/2020: relatrice la prof.ssa Maria Panetta, correlatore il prof. Francesco Saverio Vetere. In questa Prima parte del contributo si tratterà della collana «Lo Specchio» di Mondadori; nella Seconda parte, che uscirà nel prossimo numero di «Diacritica», si tratterà, invece, della «Collezione di Poesia» Einaudi.
  2. Cfr. T. Monicelli, Aia Madama, Ostiglia, La Scolastica, 1912.
  3. A. Basile, Arnoldo Mondadori (1889-1971), in «Diacritica», fasc. 4, 25 agosto 2015 (cfr. l’URL: https://diacritica.it/strumenti/profili/arnoldo-mondadori-1889-1971.html; ultima consultazione: 2 aprile 2021).
  4. D. Scarpa, Ritratto dell’editore da cucciolo, in «Belfagor», n. 3, 1997, pp. 303-16.
  5. Ibidem.
  6. Ibidem.
  7. Cfr. E. Decleva, Arnoldo Mondadori, Torino, UTET, 1988.
  8. Cfr. A. Cadioli, Letterati editori: attività editoriale e modelli letterari nel Novecento, Milano, Il Saggiatore, 2003.
  9. Cfr. E. Montale, Ossi di seppia, Milano, Mondadori, 1948.
  10. Cfr. F. Casnati, Quarant’anni di critica letteraria: «Uomini visti» di Giuseppe Ravegnani, in «Vita e pensiero», ottobre 1955, pp. 591-97.
  11. Cfr. V. Cardarelli, Poesie, Milano, Mondadori, 1942.
  12. Cfr. S. Quasimodo, Ed è subito sera, Milano, Mondadori, 1942.
  13. Cfr. G. Ungaretti, L’allegria, Milano, Mondadori, 1942.
  14. Cfr. L. Sinisgalli, Vidi le Muse, Milano, Mondadori, 1943.
  15. Cfr. G. Ungaretti, Sentimento del tempo, Milano, Mondadori, 1943.
  16. Cfr. Lirici greci, a cura di S. Quasimodo, Milano, Mondadori, 1944.
  17. Cfr. L. Sinisgalli, Fiori pari, fiori dispari, Milano, Mondadori, 1945.
  18. Cfr. G. Ungaretti, Poesie disperse, Milano, Mondadori, 1945.
  19. Cfr. U. Saba, Mediterranee, Milano, Mondadori, 1946.
  20. Cfr. W. Shakespeare, 40 sonetti, a cura di G. Ungaretti, Milano, Mondadori, 1946.
  21. Cfr. V. Cardarelli, Prologhi viaggi favole, Milano, Mondadori, 1946.
  22. Cfr. U. Saba, Scorciatoie e raccontini, Milano, Mondadori, 1946.
  23. Cfr. G. Ungaretti, Il dolore, Milano, Mondadori, 1947.
  24. Cfr. S. Quasimodo, Giorno dopo giorno, Milano, Mondadori, 1947.
  25. Cfr. L. Sinisgalli, I nuovi Campi Elisi, Milano, Mondadori, 1947.
  26. Cfr. S. Aleramo, Selva d’amore, Milano, Mondadori, 1947.
  27. Cfr. V. Cardarelli, Solitario in Arcadia, Milano, Mondadori, 1947.
  28. Cfr. Da Gòngora a Mallarmé, a cura di G. Ungaretti, Milano, Mondadori, 1948.
  29. Cfr. E. Montale, Ossi di seppia, op. cit.
  30. Cfr. A. Pozzi, Parole: Diario di poesia, Milano, Mondadori, 1948.
  31. Cfr. U. Saba, Storia e cronistoria del Canzoniere, op. cit.
  32. Cfr. L. De Libero, Banchetto, Milano, Mondadori, 1949.
  33. Cfr. R. Carrieri, La civetta, Milano, Mondadori, 1949.
  34. Cfr. G. Vigolo, Linea della vita, Milano, Mondadori, 1949.
  35. Cfr. E. Montale, Le occasioni, Milano, Mondadori, 1949.
  36. Cfr. U. Saba, Poesie dell’adolescenza e giovanili, Milano, Mondadori, 1949.
  37. Cfr. I poeti scelti, a cura di G. Ungaretti, Milano, Mondadori, 1949.
  38. Cfr. S. Quasimodo, La vita non è un sogno, Milano, Mondadori, 1949.
  39. Cfr. F. Chiesa, L’artefice del malcontento, Milano, Mondadori, 1950.
  40. Cfr. A. Gatto, Nuove poesie, Milano, Mondadori, 1950.
  41. Cfr. S. Solmi, Poesie, Milano, Mondadori, 1950.
  42. Cfr. A. Attilio, Sequenze d’autunno, Milano, Mondadori, 1950.
  43. Cfr. D. Valeri, Terzo tempo, Milano, Mondadori, 1950.
  44. Cfr. U. Saba, Trieste e una donna, Milano, Mondadori, 1950.
  45. Cfr. G. Bassani, Un’altra libertà, Milano, Mondadori, 1951.
  46. Cfr. Omero, Odissea, a cura di S. Quasimodo, Milano, Mondadori, 1951.
  47. Cfr. A. Zanzotto, Dietro il paesaggio, Milano, Mondadori, 1951.
  48. Cfr. U. Saba, La serena disperazione, Milano, Mondadori, 1951.
  49. Cfr. U. Saba, Uccelli e quasi un racconto, Milano, Mondadori, 1951.
  50. Cfr. U. Saba, Cose leggere e vaganti, Milano, Mondadori, 1952.
  51. Cfr. C. Pavolini, Natura morta, Milano, Mondadori, 1952.
  52. Cfr. G. A. Borgese, Le Poesie, Milano, Mondadori, 1952.
  53. Cfr. A. Borlenghi, Poesie, Milano, Mondadori, 1952.
  54. Cfr. D. Valeri, Poesie vecchie e nuove, Milano, Mondadori, 1952.
  55. Cfr. V. Cardarelli, Il sole a picco, Milano, Mondadori, 1952.
  56. Cfr. D. M. Turoldo, Udii una voce, Milano, Mondadori, 1952.
  57. Cfr. A. Ivanchic Biaggini, Ho guardato il cielo e la terra, Milano, Mondadori, 1953.
  58. Cfr. M. Visconti, Le poesie, Milano, Mondadori, 1953.
  59. Cfr. R. Carrieri, Il Trovatore, Milano, Mondadori, 1953.
  60. Cfr. M. L. Spaziani, Le acque del sabato, Milano, Mondadori, 1954.
  61. Cfr. R. Scotellaro, È fatto giorno, Milano, Mondadori, 1954.
  62. Cfr. A. Gatto, La forza degli occhi, Milano, Mondadori, 1954.
  63. Cfr. S. Aleramo, Gioie d’occasione e altre ancora, Milano, Mondadori, 1954.
  64. Cfr. G. Ungaretti, Un grido e paesaggi, Milano, Mondadori, 1954.
  65. Cfr. G. Ungaretti, La terra promessa, Milano, Mondadori, 1954.
  66. Cfr. M. Sears, I leoni sul sagrato, Milano, Mondadori, 1954.
  67. Cfr. C. Govoni, Manoscritto nella bottiglia, Milano, Mondadori, 1954.
  68. Cfr. A. Manfredi, Poesie, Milano, Mondadori, 1954.
  69. Cfr. Saffo e altri lirici greci, a cura di M. Valgimigli, Milano, Mondadori, 1954.
  70. Cfr. G. Arcangeli, Solo se ombra e altre poesie, Milano, Mondadori, 1954.
  71. Cfr. V. Cardarelli, Viaggio d’un poeta in Russia, Milano, Mondadori, 1954.
  72. Cfr. Catullo, Canti, a cura di S. Quasimodo, Milano, Mondadori, 1955.
  73. Cfr. S. Satta, Canti, Milano, Mondadori, 1955.
  74. Cfr. F. Flora, Canti spirituali, Milano, Mondadori, 1955.
  75. Cfr. G. P. Bona, I giorni delusi, Milano, Mondadori, 1955.
  76. Cfr. D. M. Turoldo, Gli occhi miei lo vedranno, Milano, Mondadori, 1955.
  77. Cfr. U. Saba, Preludio e Canzonette, Milano, Mondadori, 1955.
  78. Cfr. E. Jona, Il tempo di vivere, Milano, Mondadori, 1955.
  79. Cfr. L. Piccolo, Canti barocchi e altre liriche, Milano, Mondadori, 1956.
  80. Cfr. S. Quasimodo, Il falso e il verde, Milano, Mondadori, 1956.
  81. Cfr. O. Napoli, Notte legame mare, Milano, Mondadori, 1956.
  82. Cfr. E. Dickinson, Poesie, a cura di G. Errante, Milano, Mondadori, 1956.
  83. Cfr. G. T. Rosa, Poesie di una vita, Milano, Mondadori, 1956.
  84. Cfr. N. Risi, Polso teso, Milano, Mondadori, 1956.
  85. Cfr. S. Terra, Quaderno dei trent’anni, Milano, Mondadori, 1956.
  86. Cfr. G. Villaroel, Quasi vento d’aprile, Milano, Mondadori, 1956.
  87. Cfr. L. Sinisgalli, La vigna vecchia, Milano, Mondadori, 1956.
  88. Cfr. M. Drouet, Albero, amico mio…, Milano, Mondadori, 1957.
  89. Cfr. G. Serafini, Barchette di carta, Milano, Mondadori, 1957.
  90. Cfr. E. Montale, La bufera e altro, Milano, Mondadori, 1957.
  91. Cfr. Virgilio, Il fiore delle Georgiche, a cura di S. Quasimodo, Milano, Mondadori, 1957.
  92. Cfr. G. d’Annunzio, Le martyre de Saint Sébastien, Milano, Mondadori, 1957.
  93. Cfr. B. Marniti, Più forte è la vita, Milano, Mondadori, 1957.
  94. Cfr. S. Ortolani, Poesie, Milano, Mondadori, 1957.
  95. Cfr. G. Arpino, Il prezzo dell’oro, Milano, Mondadori, 1957.
  96. Cfr. A. Zanzotto, Vocativo, Milano, Mondadori, 1957.
  97. Cfr. A. Mondadori, Quasi una vicenda, Milano, Mondadori, 1957.
  98. Cfr. R. Carrieri, Canzoniere amoroso, Milano, Mondadori, 1957.
  99. Cfr. Da Dante a Thomas Mann, a cura di G. A. Borgese, Milano, Mondadori, 1958.
  100. Cfr. D. Valeri, Il flauto a due canne, Milano, Mondadori, 1958.
  101. Cfr. E. Cetrangolo, I miti del Tirreno, Milano, Mondadori, 1958.
  102. Cfr. F. Flora, I miti della parola, Milano, Mondadori, 1958.
  103. Cfr. B. Cattafi, Le mosche del meriggio, Milano, Mondadori, 1958.
  104. Cfr. P. Bigongiari, Le mura di Pistoia, Milano, Mondadori, 1958.
  105. Cfr. W. Shakespeare, Otello, a cura di S. Quasimodo, Milano, Mondadori, 1958.
  106. Cfr. A. Rinaldi, Poesie, Milano, Mondadori, 1958.
  107. Cfr. S. Quasimodo, La terra impareggiabile, Milano, Mondadori, 1958.
  108. Cfr. F. Leonetti, La cantica, Milano, Mondadori, 1959.
  109. Cfr. M. Valgimigli, Colleviti, Milano, Mondadori, 1959.
  110. Cfr. U. Saba, Cuor morituro e altre poesie, Milano, Mondadori, 1959.
  111. Cfr. Lirici tedeschi, a cura di D. Valeri, Milano, Mondadori, 1959.
  112. Cfr. E. Dickinson, Poesie, a cura di G. Errante, Milano, Mondadori, 1959.
  113. Cfr. E. F. Accrocca, Ritorno a Portonaccio, Milano, Mondadori, 1959.
  114. Nei grafici le antologie di poesia straniera vengono considerate come un autore straniero oltreché per sé stesse.
  115. Cfr. V. Sereni, Diario d’Algeria, Milano, Mondadori, 1965.
  116. A. Cadioli, Letterati editori, op. cit., p. 186.
  117. V. Sereni, Occasioni di lettura. Le redazioni editoriali inedite (1948-1958), a. cura di F. D’Alessandro, Torino, Aragno, 2011, p. 167.
  118. Ivi, p. 73.
  119. Cfr. E. Montale, Farfalla di Dinard, Milano, Mondadori, 1960.
  120. Cfr. L. Piccolo, Gioco a nascondere, Milano, Mondadori, 1960.
  121. Cfr. Lirici francesi, a cura di D. Valeri, Milano, Mondadori, 1960.
  122. Cfr. L. Erba, Il male minore, Milano, Mondadori, 1960.
  123. Cfr. E. Pound, Poesie scelte, Milano, Mondadori, 1960.
  124. Cfr. F. Di Pilla, Tempo d’esilio, Milano, Mondadori, 1960.
  125. Cfr. S. Quasimodo, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 1960.
  126. Cfr. G. Noventa, Versi e parole, Milano, Mondadori, 1960.
  127. Cfr. G. Ungaretti, Il deserto e dopo, Milano, Mondadori, 1961.
  128. Cfr. C. Betocchi, L’estate di San Martino, Milano, Mondadori, 1961.
  129. Cfr. U. Saba, Parole, Milano, Mondadori, 1961.
  130. Cfr. U. Saba, Il piccolo Berto, Milano, Mondadori, 1961.
  131. Cfr. N. Risi, Pensieri elementari, Milano, Mondadori, 1961.
  132. Cfr. A. Gatto, Poesie, Milano, Mondadori, 1961.
  133. Cfr. J. Joyce, Poesie, Milano, Mondadori, 1961.
  134. Cfr. K. Kavafis, Poesie, Milano, Mondadori, 1961.
  135. Cfr. G. Ungaretti, Il taccuino del vecchio, Milano, Mondadori, 1961.
  136. Cfr. Il vento d’ottobre: da Alcmane a Dylan Thomas, a cura di P. Bigongiari, Milano, Mondadori, 1961.
  137. Cfr. L. Sinisgalli, L’età della luna, Milano, Mondadori, 1962.
  138. Cfr. V. Bodini, La luna dei Borboni e altre poesie, Milano, Mondadori, 1962.
  139. Cfr. G. Orelli, L’ora del tempo, Milano, Mondadori, 1962.
  140. Cfr. A. Gatto, Osteria flegrea, Milano, Mondadori, 1962.
  141. Cfr. D. Valeri, Poesie, Milano, Mondadori, 1962.
  142. Cfr. I poeti dello “Specchio”: almanacco antologico, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1962.
  143. Escono infatti di Shakespeare: Otello, Macbeth, Romeo e Giulietta, Riccardo III e La Tempesta, a cura di S. Quasimodo, in Drammi di Shakespeare, Milano, Mondadori, 1963.
  144. Cfr. Euripide, Ecuba, a cura di S. Quasimodo, Milano, Mondadori, 1963.
  145. Cfr. Tragici greci, a cura di S. Quasimodo, Milano, Mondadori, 1963.
  146. Cfr. U. Bellintani, E tu che m’ascolti, Milano, Mondadori, 1963.
  147. Cfr. R. Carrieri, La giornata è finita, Milano, Mondadori, 1963.
  148. Cfr. G. Seferis, Poesie, a cura di F. M. Pontani, Milano, Mondadori, 1963.
  149. Cfr. N. Hikmet, Poesie d’amore, a cura di J. Lussu, Milano, Mondadori, 1963.
  150. Cfr. U. Saba, Scorciatoie, op. cit.
  151. Cfr. U. Saba, Storia e cronistoria del Canzoniere, op. cit.
  152. Cfr. G. C. Artoni, Lo stesso dolore, Milano, Mondadori, 1963.
  153. Cfr. F. Fortini, Una volta per sempre, Milano, Mondadori, 1963.
  154. Cfr. T. Rózewicz, Colloquio con il principe, a cura di C. Verdiani, Milano, Mondadori, 1964.
  155. Cfr. C. Pennati, L’ordine delle parole, Milano, Mondadori, 1964.
  156. Cfr. B. Cattafi, L’osso, l’anima, Milano, Mondadori, 1964.
  157. Cfr. R. Alberti, Poesie, Milano, Mondadori, 1964.
  158. Cfr. P. Bigongiari, Torre di Arnolfo, Milano, Mondadori, 1964.
  159. Cfr. A. Mondadori, Il conto della vita, Milano, Mondadori, 1965.
  160. Cfr. B. Dal Fabbro, La cravatta bianca, Milano, Mondadori, 1965.
  161. Cfr. N. Risi, Dentro la sostanza, Milano, Mondadori, 1965.
  162. Cfr. V. Sereni, Diario d’Algeria, op. cit.
  163. Cfr. A. Borlenghi, Nuove poesie, Milano, Mondadori, 1965.
  164. Cfr. E. A. Robinson, Uomini e ombre, a cura di A. Giuliani, Milano, Mondadori, 1965.
  165. Cfr. W. Blake, Visioni, a cura di G. Ungaretti, Milano, Mondadori, 1965.
  166. Cfr. G. Giudici, La vita in versi, Milano, Mondadori, 1965.
  167. Cfr. G. Raboni, Le case della Vetra, Milano, Mondadori, 1966.
  168. Cfr. S. Quasimodo, Dare e avere, Milano, Mondadori, 1966.
  169. Cfr. W. H. Auden, L’età dell’ansia, Milano, Mondadori, 1966.
  170. Cfr. T. Arghezi, Poesie, a cura di S. Quasimodo, Milano 1966.
  171. Cfr. L. Sinisgalli, Poesie di ieri, Milano, Mondadori, 1966.
  172. Cfr. T. Roethke, Sequenza nordamericana e altre poesie, Milano, Mondadori, 1966.
  173. Cfr. A. Gatto, La storia delle vittime: poesie della Resistenza, Milano, Mondadori, 1966.
  174. Cfr. G. Cesarano, La tartaruga di Jastov, Milano, Mondadori, 1966.
  175. Cfr. A. Grande, La tomba verde e altre avventure, Milano, Mondadori, 1966.
  176. Cfr. M. L. Spaziani, Utilità della memoria, Milano, Mondadori, 1966.
  177. Cfr. R. Carrieri, Io che sono cicala, Milano, Mondadori, 1967.
  178. Cfr. G. Majorino, Lotte secondarie, Milano, Mondadori, 1967.
  179. Cfr. G. Vigolo, La luce ricorda, Milano, Mondadori, 1967.
  180. Cfr. C. Betocchi, Un passo, un altro passo, Milano, Mondadori, 1967.
  181. Cfr. G. Celaya, Poesie, a cura di M. Di Pinto, Milano, Mondadori, 1967.
  182. Cfr. A. Zanzotto, La beltà, Milano, Mondadori, 1968.
  183. Cfr. A. Palazzeschi, Cuor mio, Milano, Mondadori, 1968.
  184. Cfr. Da Aikens a Cummins, a cura di S. Quasimodo, Milano, Mondadori, 1968.
  185. Cfr. S. Solmi, Dal balcone, Milano, Mondadori, 1968.
  186. Cfr. T. Gunn, I miei tristi capitani e altre poesie, Milano, Mondadori, 1968.
  187. Cfr. Saffo e altri lirici greci, a cura di M. Valgimigli, Milano, Mondadori, 1968.
  188. Cfr. D. Levertov, La scala di Giobbe e altre poesie, Milano, Mondadori, 1968.
  189. Cfr. P. Bigongiari, Stato di cose, Milano, Mondadori, 1968.
  190. Cfr. G. Seferis, Tra poesie segrete, Milano, Mondadori, 1968.
  191. Cfr. G. Giudici, Autobiologia, Milano, Mondadori, 1969.
  192. Cfr. F. Bandini, Memoria del futuro, Milano, Mondadori, 1969.
  193. Cfr. D. Menicanti, Un nero d’ombra, Milano, Mondadori, 1969.
  194. Cfr. F. Fortini, Poesia e errore, Milano, Mondadori, 1969.
  195. Cfr. J. Bobrowski, Poesie, Milano, Mondadori, 1969.
  196. Cfr. R. Alberti, Il poeta nella strada, Milano, Mondadori, 1969.
  197. Cfr. A. Gatto, Rime di viaggio per la terra dipinta, Milano, Mondadori, 1969.
  198. Cfr. M. Moretti, L’ultima notte, Milano, Mondadori, 1969.
  199. Cfr. «Se io fossi editore», Vittorio Sereni direttore letterario Mondadori, a cura di E. Esposito e A. Loreto, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2013, p. 9.
  200. Ame, Direzione letteraria Vittorio Sereni, b. 51, fasc. 2 [Sylvia Plath], Lettera di Vittorio Sereni a Luciano De Maria, 4 febbraio 1976.
  201. Cfr. il sito LombardiaBeniCulturali.it: http://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/soggetti-produttori/persona/MIDC00092A/ (ultima consultazione: 22 marzo 2021).
  202. Cfr. B. Cattafi, L’allodola ottobrina, Milano, Mondadori, 1979.
  203. Cfr. E. Montale, Satura, Milano, Mondadori, 1971.
  204. Cfr. Editoria e poesia nelle carte di Marco Forti, BCM2020: https://www.facebook.com/watch/live/?v=690454831898122&ref=watch_permalink (ultima consultazione: 22 marzo 2021).
  205. Cfr. N. Risi, Di certe cose: che dette in versi suonano meglio che in prosa, Milano, Mondadori, 1970.
  206. Cfr. M. L. Spaziani, L’occhio del ciclone, Milano, Mondadori, 1970.
  207. Cfr. A. Tate, Ode ai caduti confederati e altre poesie, Milano, Mondadori, 1970.
  208. Cfr. L. Sinisgalli, Il passero e il lebbroso, Milano, Mondadori, 1970.
  209. Cfr. R. Carrieri, Stellacuore, Milano, Mondadori, 1970.
  210. Cfr. P. Huchel, Strade strade, Milano, Mondadori, 1970.
  211. Cfr. D. Valeri, Verità di uno, Milano, Mondadori, 1970.
  212. Cfr. C. Della Corte, Versi incivili, Milano, Mondadori, 1970.
  213. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 1, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1970.
  214. Cfr. L. De Libero, Di brace in brace, Milano, Mondadori, 1971.
  215. Cfr. J. C. Ransom, Le donne e i cavalieri, a cura di G. Giudici, Milano, Mondadori, 1971.
  216. Cfr. G. Majorino, Equilibrio in pezzi, Milano, Mondadori, 1971.
  217. Cfr. R. Creeley, Per amore, Milano, Mondadori, 1971.
  218. Cfr. Poesia sovietica degli anni ’60, Milano, Mondadori, 1971.
  219. Cfr. G. Arcangeli, Poesie, Milano, Mondadori, 1971.
  220. Cfr. E. Montale, Satura, op. cit.
  221. Cfr. F. Ponge, Tre anni e un giorno, vita del testo, a cura di P. Bigongiari, Milano, Mondadori, 1971.
  222. Cfr. P. Bigongiari, Antimateria, Milano, Mondadori, 1972.
  223. Cfr. B. Cattafi, L’aria secca del fuoco, Milano, Mondadori, 1972.
  224. Cfr. C. Olson, Maximus: poesie, Milano, Mondadori, 1972.
  225. Cfr. G. Giudici, O Beatrice, Milano, Mondadori, 1972.
  226. Cfr. V. Bodini, Poesie, Milano, Mondadori, 1972.
  227. Cfr. G. Ritsos, Poesie, Milano, Mondadori, 1972.
  228. Cfr. R. Alberti, Roma. Pericolo per viandanti, Milano, Mondadori, 1972.
  229. Cfr. L. De Libero, Scempio e lusinga, Milano, Mondadori, 1972.
  230. Cfr. A. Palazzeschi, Via delle cento stelle, Milano, Mondadori, 1972.
  231. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 2, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1973.
  232. Cfr. E. Pound, Cantos scelti, Milano, Mondadori, 1973.
  233. Cfr. E. Montale, Diario del ’71 e del ’72, Milano, Mondadori, 1973.
  234. Cfr. R. Crovi, Elogio del disertore, Milano, Mondadori, 1973.
  235. Cfr. A. Zanzotto, Pasque, Milano, Mondadori, 1973.
  236. Cfr. T. Hughes, Pensiero-volpe e altre poesie, Milano, Mondadori, 1973.
  237. Cfr. A. Gatto, Poesie d’amore, Milano, Mondadori, 1973.
  238. Cfr. M. Moretti, Le poverazze, Milano, Mondadori, 1973.
  239. Cfr. F. Fortini, Questo muro, Milano, Mondadori, 1973.
  240. Cfr. Almanacco dello specchio vol. 3, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1974.
  241. Cfr. M. Tobino, L’asso di picche, Milano, Mondadori, 1974.
  242. Cfr. E. Evtusenko, Le betulle nane, Milano, Mondadori, 1974.
  243. Cfr. M. Moretti, Diario senza le date, Milano, Mondadori, 1974.
  244. Cfr. G. Bassani, Epitaffio, Milano, Mondadori, 1974.
  245. Cfr. R. Carrieri, Le ombre dispettose, Milano, Mondadori, 1974.
  246. Cfr. L. MacNeice, Poesie, Milano, Mondadori, 1974.
  247. Cfr. K. Kavafis, Poesie nascoste, Milano, Mondadori, 1974.
  248. Cfr. C. Betocchi, Prime e ultimissime, Milano, Mondadori, 1974.
  249. Cfr. R. Char, Ritorno sopramonte e altre poesie, Milano, Mondadori, 1974.
  250. Cfr. W. D. Snodgrass, L’ago del cuore e altre poesie, Milano, Mondadori, 1975.
  251. Cfr. G. Raboni, Cadenza d’inganno, Milano, Mondadori, 1975.
  252. Cfr. D. Valeri, Calle al vento, Milano, Mondadori, 1975.
  253. Cfr. B. Cattafi, La discesa al trono, Milano, Mondadori, 1975.
  254. Cfr. L. Sinisgalli, Mosche in bottiglia, Milano, Mondadori, 1975.
  255. Cfr. E. Montale, Quaderno di traduzioni, Milano, Mondadori, 1975.
  256. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 4, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1975.
  257. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 5, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1976.
  258. Cfr. N. Risi, Amica mia nemica, Milano, Mondadori, 1976.
  259. Cfr. L. De Libero, Circostanze, Milano, Mondadori, 1976.
  260. Cfr. M. Cucchi, Il disperso, Milano, Mondadori, 1976.
  261. Cfr. S. Plath, Lady Lazarus e altre poesie, Milano, Mondadori, 1976.
  262. Cfr. P. Celan, Poesie, Milano, Mondadori, 1976.
  263. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 6, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1977.
  264. Cfr. A. Gatto, Desinenze, Milano, Mondadori, 1977.
  265. Cfr. G. Vigolo, I fantasmi di pietra, Milano, Mondadori, 1977.
  266. Cfr. G. Giudici, Il male dei creditori, Milano, Mondadori, 1977.
  267. Cfr. B. Cattafi, Marzo e le sue idi, Milano, Mondadori, 1977.
  268. Cfr. E. Montale, Quaderno di quattro anni, Milano, Mondadori, 1977.
  269. Cfr. G. Orelli, Sinopie, Milano, Mondadori, 1977.
  270. Cfr. M. L. Spaziani, Transito con catene, Milano, Mondadori, 1977.
  271. Cfr. E. Montale, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 1977.
  272. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 7, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1978.
  273. Cfr. S. D’Arrigo, Codice Siciliano, Milano, Mondadori, 1978.
  274. Cfr. L. Sinisgalli, Dimenticatoio, Milano, Mondadori, 1978.
  275. Cfr. A. Guerrini, L’età di ferro, Milano, Mondadori, 1978.
  276. Cfr. R. Carrieri, Fughe provvisorie, Milano, Mondadori, 1978.
  277. Cfr. A. Zanzotto, Il galateo in bosco, Milano, Mondadori, 1978.
  278. Cfr. G. Bassani, In gran segreto, Milano, Mondadori, 1978.
  279. Cfr. R. Scotellaro, Margherite e rosolacci, Milano, Mondadori, 1978.
  280. Cfr. A. Di Raco, Metàmeri, Milano, Mondadori, 1978.
  281. Cfr. D. Menicanti, Poesie per un passante, Milano, Mondadori, 1978.
  282. Cfr. B. Cattafi, L’allodola ottobrina, op. cit.
  283. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 8, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1979.
  284. Cfr. J. Brodskij, Fermata nel deserto, Milano, Mondadori, 1979.
  285. Cfr. A. Berardinelli, Lezione all’aperto, Milano, Mondadori, 1979.
  286. Cfr. F. Bandini, La mantide e la città, Milano, Mondadori, 1979.
  287. Cfr. P. Bigongiari, Moses: frammenti del poema, Milano, Mondadori, 1979.
  288. Se le antologie di poesia straniera vengono contate due volte (nella poesia straniera, appunto, e nelle antologie), gli Almanacchi, essendo misti, vengono contati solamente una volta come antologia.
  289. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 9, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1980.
  290. Cfr. S. Ramat, Inverno delle teorie, Milano, Mondadori, 1980.
  291. Cfr. C. L. Cergoly, Latitudine nord: tutte le poesie mitteleuropee in lessico triestino, Milano, Mondadori, 1980.
  292. Cfr. M. Cucchi, Le meraviglie dell’acqua, Milano, Mondadori, 1980.
  293. Cfr. L. Erba, Il nastro di Moebius, Milano, Mondadori, 1980.
  294. Cfr. A. Porta, Passi e Passaggi, Milano, Mondadori, 1980.
  295. Cfr. C. Betocchi, Poesie del sabato, Milano, Mondadori, 1980.
  296. Cfr. R. Carrieri, La ricchezza del niente, Milano, Mondadori, 1980.
  297. Cfr. E. F. Accrocca, Il superfluo, Milano, Mondadori, 1980.
  298. Cfr. E. Montale, Altri versi e poesie disperse, Milano, Mondadori, 1981.
  299. Cfr. C. Viviani, L’amore delle parti, Milano, Mondadori, 1981.
  300. Cfr. G. Ramella Bagneri, Autoritratto, Milano, Mondadori, 1981.
  301. Cfr. A. Ginsberg, La caduta dell’America, Milano, Mondadori, 1981.
  302. Cfr. W. H. Auden, Città senza mura e altre poesie, Milano, Mondadori, 1981.
  303. Cfr. M. L. Spaziani, Geometria del disordine, Milano, Mondadori, 1981.
  304. Cfr. G. Giudici, Il ristorante dei morti, Milano, Mondadori, 1981.
  305. Cfr. E. Hemingway, 88 poesie, a cura di V. Mantovani, Milano, Mondadori, 1982.
  306. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 10, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1982.
  307. Cfr. J. L. Borges, La cifra, Milano, Mondadori, 1982.
  308. Cfr. G. Bassani, In rima e senza, Milano, Mondadori, 1982.
  309. Cfr. G. Raboni, Nel grave sogno, Milano, Mondadori, 1982.
  310. Cfr. G. Scalise, La resistenza dell’aria, Milano, Mondadori, 1982.
  311. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 11, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1983.
  312. Cfr. B. Cattafi, Chiromanzia d’inverno, Milano, Mondadori, 1983.
  313. Cfr. N. Risi, I fabbricanti del “bello”, Milano, Mondadori, 1983.
  314. Cfr. A. Zanzotto, Fosfeni, Milano, Mondadori, 1983.
  315. Cfr. D. Bellezza, Io: 1975-1982, Milano, Mondadori, 1983.
  316. Cfr. P. Celan, Luce coatta e altre poesie postume, Milano, Mondadori, 1983.
  317. Cfr. G. Testori, Ossa mea, Milano, Mondadori, 1983.
  318. Cfr. A. Porta, Invasioni, Milano, Mondadori, 1984.
  319. Cfr. G. Giudici, Lume dei tuoi misteri, Milano, Mondadori, 1984.
  320. Cfr. G. Majorino, Provvisorio, Milano, Mondadori, 1984.
  321. Cfr. C. Betocchi, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 1984.
  322. Cfr. O. Paz, Vento cardinale e altre poesie, Milano, Mondadori, 1984.
  323. Cfr. S. Plath, Le muse inquietanti e altre poesie, Milano, Mondadori, 1985.
  324. Cfr. M. De Angelis, Terra del viso, Milano, Mondadori, 1985.
  325. Cfr. A. Bevilacqua, Vita mia, Milano, Mondadori, 1985.
  326. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 12, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1986.
  327. Cfr. P. Bigongiari, Col dito in terra, Milano, Mondadori, 1986.
  328. Cfr. J. L. Borges, I congiurati, Milano, Mondadori, 1986.
  329. Cfr. A. Zanzotto, Idioma, Milano, Mondadori, 1986.
  330. Cfr. C. Viviani, Merisi, Milano, Mondadori, 1986.
  331. Cfr. M. L. Spaziani, La stella del libero arbitrio, Milano, Mondadori, 1986.
  332. Cfr. V. Sereni, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 1986.
  333. Cfr. V. Magrelli, Nature e venature, Milano, Mondadori, 1987.
  334. Cfr. Poeti arabi di Sicilia: nella versione di poeti italiani contemporanei, a cura di F. M. Corrao, Milano, Mondadori, 1987.
  335. Cfr. N. Risi, Le risonanze, Milano, Mondadori, 1987.
  336. Cfr. D. Bellezza, Serpenta, Milano, Mondadori, 1987.
  337. Cfr. A. Bevilacqua, Il corpo desiderato, Milano, Mondadori, 1988.
  338. Cfr. M. Cvetaeva, Dopo la Russia e altre poesie, Milano, Mondadori, 1988.
  339. Cfr. A. Zanzotto, Filò: il Casanova per Fellini, Milano, Mondadori, 1988.
  340. Cfr. A. Porta, Il giardiniere contro il becchino, Milano, Mondadori, 1988.
  341. Cfr. G. Raboni, A tanto caro sangue, Milano, Mondadori, 1988.
  342. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 14, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1989.
  343. Cfr. R. Lowell, Il delfino e altre poesie, Milano, Mondadori, 1989.
  344. Cfr. M. De Angelis, Distante un padre, Milano, Mondadori, 1989.
  345. Cfr. E. Albinati, Elegie e proverbi, Milano, Mondadori, 1989.
  346. Cfr. P. Bigongiari, Nel delta del poema, Milano, Mondadori, 1989.
  347. Cfr. G. Ungaretti, Poesie e prose liriche, Milano, Mondadori, 1989.
  348. Cfr. G. Orelli, Spiracoli, Milano, Mondadori, 1989.
  349. Cfr. il sito Lombardia e Beni Culturali.it: http://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/soggetti-produttori/ente/MIDB00135B/ (ultimo accesso: 2 aprile 2021).
  350. Cfr. G. Giudici, Fortezza, Milano, Mondadori, 1990.
  351. Cfr. R. Mussapi, Gira meridiana, Milano, Mondadori, 1990.
  352. Cfr. B. Cattafi, Poesie, Milano, Mondadori, 1990.
  353. Cfr. C. Viviani, Preghiera del nome, Milano, Mondadori, 1990.
  354. Cfr. A. Zanzotto, Gli sguardi i fatti e senhal, Milano, Mondadori, 1990.
  355. Cfr. E. Montale, Diario postumo, op. cit.
  356. Cfr. P. Valduga, Donna di dolore, Milano, Mondadori, 1991.
  357. Cfr. V. Zeichen, Gibilterra, Milano, Mondadori, 1991.
  358. Cfr. N. Risi, Mutazioni, Milano, Mondadori, 1991.
  359. Cfr. T. Scialoja, I violini del diluvio, Milano, Mondadori, 1991.
  360. Cfr. G. Conte, Dialogo del poeta e del messaggero, Milano, Mondadori, 1992.
  361. Cfr. V. Magrelli, Esercizi di tiptologia, Milano, Mondadori, 1992.
  362. Cfr. A. Pierro, Nun c’è pizze di munne, Milano, Mondadori, 1992.
  363. Cfr. Almanacco dello Specchio vol. 14, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 1993.
  364. Cfr. P. Tamburini, Atti di una ricerca, Milano, Mondadori, 1993.
  365. Cfr. G. Bracco, Misure del tempo, Milano, Mondadori, 1993.
  366. Cfr. G. Raboni, Ogni terzo pensiero, Milano, Mondadori, 1993.
  367. Cfr. C. Viviani, L’opera lasciata sola, Milano, Mondadori, 1993.
  368. Cfr. M. Cucchi, Poesia della fonte, Milano, Mondadori, 1993.
  369. Cfr. L. Canali, Zapping, Milano, Mondadori, 1993.
  370. Cfr. P. Ingrao, L’alta febbre del fare, Milano, Mondadori, 1994.
  371. Cfr. D. Bellezza, L’avversario, Milano, Mondadori, 1994.
  372. Cfr. J. Insana, Medicina carnale, Milano, Mondadori, 1994.
  373. Cfr. N. Risi, Il mondo in una mano, Milano, Mondadori, 1994.
  374. Cfr. M. Santagostini, L’Olimpiade del ’40, Milano, Mondadori, 1994.
  375. Cfr. R. Baldini, Ad nòta: versi in dialetto romagnolo, Milano, Mondadori, 1995.
  376. Cfr. F. Scataglini, El sol, Milano, Mondadori, 1995.
  377. Cfr. G. Majorino, Tetrallegro, Milano, Mondadori, 1995.
  378. Cfr. B. Frabotta, La viandanza, Milano, Mondadori, 1995.
  379. Cfr. O. Mandel’štam, Quaderni di Voronez, Milano, Mondadori, 1995.
  380. Cfr. P. Valéry, Il cimitero marino, Milano, Mondadori, 1995.
  381. Cfr. S. Heaney, Station Island, Milano, Mondadori, 1995.
  382. Cfr. E. Montale, Diario postumo, op. cit.
  383. Cfr. A. Zanzotto, Il galateo in bosco, op. cit.
  384. Cfr. M. L. Spaziani, I fasti dell’ortica, Milano, Mondadori, 1996.
  385. Cfr. E. Isgrò, Oratorio dei ladri, Milano, Mondadori, 1996.
  386. Cfr. D. Bellezza, Proclama di fascino, Milano, Mondadori, 1996.
  387. Cfr. A. Riccardi, Il profitto domestico, Milano, Mondadori, 1996.
  388. Cfr. V. Lamarque, Una quieta polvere, Milano, Mondadori, 1996.
  389. Cfr. G. Giudici, A una casa non sua, Milano, Mondadori, 1997.
  390. Cfr. G. Conte, Canti d’Oriente e d’Occidente, Milano, Mondadori, 1997.
  391. Cfr. C. Viviani, Una comunità degli animi, Milano, Mondadori, 1997.
  392. Cfr. V. Zeichen, Metafisica tascabile, Milano, Mondadori, 1997.
  393. Cfr. R. Mussapi, La polvere e il fuoco, Milano, Mondadori, 1997.
  394. Cfr. S. Heaney, Veder cose, Milano, Mondadori, 1997.
  395. Cfr. U. Bellintani, La grande pianura, Milano, Mondadori, 1998.
  396. Cfr. S. Heaney, North, Milano, Mondadori, 1998.
  397. Cfr. Primo quaderno Italiano, Milano, Guerini e Associati, 1991.
  398. Cfr. N. Vitale, Progresso nelle nostre voci, Milano, Mondadori, 1998.
  399. Cfr. G. Neri, Teatro naturale, Milano, Mondadori, 1998.
  400. Cfr. G. Raboni, Quare tristis, Milano, Mondadori, 1998.
  401. Cfr. M. De Angelis, Biografia sommaria, Milano, Mondadori, 1998.
  402. Cfr. T. Hughes, Lettere di compleanno, Milano, Mondadori, 1999.
  403. Cfr. P. L. Bacchini, Scritture vegetali, Milano, Mondadori, 1999.
  404. Cfr. M. Cucchi, L’ultimo viaggio di Glenn, Milano, Mondadori, 1999.
  405. Tutte le notizie sul catalogo storico sono state reperite sul sito Catalogo storico Arnoldo Mondadori Editore: http://catalogostorico.fondazionemondadori.it/opac.php?BMW_Opac_Session=743508019faa19f182944be56dae30ca (ultima consultazione: 22 marzo 2021).
  406. Cfr. Nuovissima poesia italiana: Almanacco dello Specchio, a cura di M. Forti, Milano, Mondadori, 2005.
  407. Cfr. C. Carabba, Canti dell’abbandono, Milano, Mondadori, 2011.
  408. Cfr. A. Pellegatta, L’ombra della salute, Milano, Mondadori, 2011.
  409. Cfr. A. Ponso, I ferri del mestiere, Milano, Mondadori, 2011.
  410. Cfr. il sito Oscarmondadori.it: https://www.oscarmondadori.it/collana/specchio/ (ultima consultazione: 22 marzo 2021).
  411. Cfr., ad esempio, il sito Il Foglio.it: https://www.ilfoglio.it/cultura/2015/07/15/news/avviso-al-fatto-se-la-collana-di-poesie-mondadori-chiude-e-perche-non-ci-sono-piu-poeti-pubblicabili-85746/ (ultima consultazione: 22 marzo 2021).

(fasc. 38, 28 maggio 2021)