Breve storia di Casa Adelphi
È la primavera del 1961 quando Luciano Foà torna a Milano dopo dieci anni trascorsi a Torino come segretario generale della casa editrice Einaudi. Non è solo la recente malattia della moglie a spingerlo a tornare nella propria città: pensa di fondarvi una propria casa editrice[1].
Nato a Milano nel 1915, Foà inizia a lavorare nell’editoria molto giovane, nel ’33, per l’Agenzia letteraria internazionale fondata dal padre nel 1898. Prima agenzia in Italia a trattare i diritti di autori stranieri, l’Ali traduce romanzi esteri, rivendendoli ai quotidiani per la realizzazione di feuilletons.
Racconta Foà:
Col ’42 non si poté più lavorare. E per me lavorare significava leggere. Conobbi Adriano Olivetti, il quale mi parlò della necessità di varare una grande casa editrice, per diffondere in Italia tutto quello che per via del crocianesimo o del fascismo era stato fino a quel momento tenuto fuori dai confini[2].
Egli inizia, quindi, a lavorare per le Nuove Edizioni Ivrea ma, dopo l’8 settembre 1943, a seguito dell’occupazione tedesca della penisola, è costretto a fuggire assieme al padre in Svizzera e il progetto si interrompe. Al ritorno, nel 1945, i programmi di Olivetti non lo convincono più.
Nel marzo 1951, su insistenza di Giulio Einaudi, lascia l’Ali, che viene acquisita da Erich Linder, e prende il posto di Cesare Pavese, morto suicida l’estate precedente (il 27 agosto 1950), diventando in breve tempo uno dei pilastri della casa editrice torinese. Nel suo Colloquio con Severino Cesari, Einaudi definisce così quelle che egli chiama “eminenze grigie”:
coloro che nel tempo, attraverso spostamenti anche piccoli ma continui, continui colpi di pollice, hanno impresso una svolta silenziosa, o imposto modifiche. Non compaiono in prima persona, non hanno un peso rilevante nel catalogo, in certi casi non esistono addirittura[3].
E aggiunge: «Per Luciano Foà, quando era nostro direttore editoriale, l’eminenza grigia era Bobi Bazlen»[4].
Roberto Bazlen, detto Bobi, triestino, di padre tedesco e madre ebrea, è in questi anni ovunque e in nessun luogo. Consulente editoriale di alcune tra le principali case editrici italiane, Bazlen è innanzitutto un lettore impareggiabile, oltre che un profondo conoscitore della letteratura tedesca, francese e anglofona: «L’incontro di Bobi con i libri costituiva un fatto supremamente naturale come l’incontro con le persone nella vita, con reazioni similmente, volta a volta, caute, entusiastiche o irritate»[5].
“Naturale” è anche il suo ruolo nel far conoscere autori, uno per tutti Musil, di cui a lungo parla con Foà, già consulente dell’Einaudi, nell’estate del 1951. Ma non è la sua unica intuizione; leggendo vecchi libri raccolti sulle bancarelle di Trieste, Bazlen fa la conoscenza di un ancora sconosciuto Italo Svevo, consigliandone la lettura ai suoi amici (tra gli altri, gli scrittori Solmi e Montale). Come quando più tardi, nel 1952, regalerà all’Italia la prima traduzione dal tedesco dell’Interpretazione dei sogni di Freud, pubblicata dalla casa editrice romana Astrolabio.
Bazlen, un uomo i cui pochi e frammentari scritti vengono pubblicati postumi, «una persona per bene che passa quasi tutto il suo tempo a letto, fumando e leggendo, e che esce ogni tanto per fare qualche visita o per andare al cinematografo»[6], è la mente visionaria di Adelphi, cui si lega inesorabilmente l’organizzatore Foà, il corpo. L’occasione è quella primavera del 1961, quando il progetto inizia finalmente a definirsi. L’ambientazione è Milano, nonostante l’input arrivi da Torino.
Foà (e Bazlen, la sua ombra) non si sentono più a loro agio nel progetto politico-culturale di Casa Einaudi: vorrebbero maggiore libertà di iniziativa. Insoddisfatto è anche Giorgio Colli, direttore della collana «Classici della filosofia», ideatore assieme a Mazzino Montinari di un progetto di edizione critica e traduzione delle opere complete di Nietzsche, abbandonato da Einaudi dopo una lunga trattativa. L’impresa, mai tentata prima in Italia, avrebbe attinto a una vasta mole di inediti conservati negli archivi di Weimar, modificando radicalmente la possibilità di approccio e di lettura del filosofo tedesco. Ricorda Giulio Einaudi:
C’è, in un altro momento di crisi, Giorgio Colli che arriva lì e propone: facciamo tutto Nietzsche, quaranta volumi, mi pagate a vita o per non so quanti anni, me e Mazzino Montinari. È il momento in cui Luciano Foà vuole tornare a Milano, e mi pare che incominci ad accennare che vuol fare la casa editrice, e lascia la Einaudi perché fa l’Adelphi. E chiede di fare lui il contratto con Colli e Montinari[7].
La spaccatura si consuma, quindi, nel nome di Nietzsche, la cui lezione diventerà uno degli assi portanti della nuova casa editrice. Abbandonata l’Einaudi senza una posizione di aperta rottura e constatata l’impossibilità di sviluppare un programma editoriale umanistico-letterario a completamento di quello scientifico della neonata Boringhieri (nata anch’essa da una costola dell’Einaudi), Foà e i suoi collaboratori fondano Adelphi nel 1962 «per rompere la monotonia dell’ideologismo editoriale di sinistra, per scegliere autori che uscissero fuori dai binari codificati di una visione del mondo esosa in senso deteriore»[8].
Il progetto riprende quello che era stato il disegno iniziale delle Edizioni di Comunità di Olivetti, poi svanito nel corso della guerra: «pubblicare classici assenti, scansati, tenuti lontano, ripubblicare tutto ciò che era stato pubblicato male»[9].
Assieme a Foà, a farsi carico di questa nuova impresa ci sono, grazie al loro aiuto finanziario, per due terzi Roberto Olivetti, figlio di Adriano, e per un terzo l’industriale Alberto Zevi. Dopo l’uscita di Olivetti a causa di problemi economici, subentrano anche Giulia-Devoto-Falck e l’antropologo Francesco Pellizzi. Tra i primi collaboratori, invece, compaiono: Roberto Bazlen, Giorgio Colli, Sergio Solmi, Claudio Rugafiori e Roberto Calasso.
Sono i «fratelli della luna nuova»; a distinguerli, come marchio editoriale, l’antico pittogramma cinese della luna nuova, simbolo di morte e rinascita, e un nome dalle svariate interpretazioni, che in greco significa ‘fratelli’: Adelphi.
Comincia, così, un periodo molto intenso per la casa editrice, che nel 1965 confluisce in due avvenimenti importanti per la sua storia editoriale. Il primo è l’acquisizione del catalogo e del nome della Frassinelli, mentre il secondo, doloroso avvenimento è la morte di Bazlen. Muore l’uomo che ha dato forma all’Adelphi; muore lasciando, tuttavia, un’impronta duratura sulla Casa, sia per le lunghe liste di libri pubblicabili che l’Adelphi continua a utilizzare sia per il suo profondo influsso sulla formazione di Calasso, destinato per molti versi a diventare il suo erede intellettuale.
Due anni dopo la sua morte, nel 1967, Calasso sale, infatti, a Milano, affiancandosi a Foà e diventando al contempo un autore di punta della casa editrice. Nel 1971 ne diventa direttore editoriale.
Dal punto di vista dell’assetto societario, l’incontro di Foà con Carlo Caracciolo porta all’acquisizione del 30% delle quote della società da parte dell’Etas Kompass, con grandi benefici dal punto di vista dei servizi e della distribuzione. Da questo momento in poi, con diversi nomi (Etas Kompass, Ifi, Fabbri e infine RCS) e con quote sempre maggiori (fino al 48% nel 2006), la famiglia Agnelli sosterrà sempre l’Adelphi, senza condizionamenti culturali[10]. Ciò permette alla Casa di beneficiare dei vantaggi della concentrazione, che ne possiede una quota di minoranza, salvaguardando al tempo stesso l’autonomia della sua linea editoriale.
Gli anni Settanta, sotto la direzione generale di Foà e la direzione editoriale di Calasso, rappresentano gli anni dell’affermazione della casa editrice, che cresce in termini di fatturato e di titoli prodotti, avviandosi finalmente verso il pareggio.
La diarchia Calasso-Foà inizia, però, a frantumarsi a partire dagli anni Ottanta, quando il primo è, ormai, destinato a prendere le redini della casa editrice, mantenendo, secondo Ferretti, alcuni tratti dell’“editore protagonista”, rappresentandone però «una variante adeguata ai tempi: vivendo cioè il suo ruolo multiplo di intellettuale-autore-editore senza conflittualità»[11].
Facendo tesoro della lezione di Bazlen, Calasso imprime una forte impronta personale al progetto adelphiano, rivendicandone il carattere anti-einaudiano. «Adelphi, fin dall’inizio, doveva essere qualcosa di radicalmente diverso»[12]: in opposizione all’asse Lukács-Gramsci. Non già da una costola dell’Einaudi nascerebbe dunque Adelphi, ma dalla volontà di porsi come voce fuori dal coro: recuperando l’irrazionale, mettendo prima il gusto del progetto o, meglio, facendo del gusto il progetto stesso, pubblicando libri unici contro il culto della collanologia einaudiana, perseguendo il piacere (il faire plaisir) prima di qualunque obbligo pedagogico.
La linea individualista, ostile a qualsiasi orientamento ideologico, permette ad Adelphi di uscire indenne dalla crisi di mercato che, negli anni Ottanta, coinvolge molte case editrici. La Casa porta così a compimento la sua affermazione sul mercato, riuscendo comunque a mantenere la sua immagine esclusiva. Come sottolinea Ferretti, «fa parte del successo di Adelphi la capacità di mantenere un’immagine coerente con la sua storia editoriale pur attraverso i cambiamenti»[13].
Le linee guida degli anni ’90 si confermano le stesse del decennio precedente e ciò che appare evidente è ancora una volta la doppia anima dell’Adelphi: da un lato un progetto di alta cultura, destinato a un pubblico ristretto, dall’altro una collocazione nel mercato delle grandi tirature. Questo successo deriva dall’abilità di saper coniugare, all’interno del catalogo, pubblicazioni di autori di grande valore e prodotti che rientrano nella categoria del best seller di qualità, dal consumo più largo; dalla capacità, dunque, di rivolgersi a un’utenza diversificata[14].
La coerenza di Adelphi e del suo profilo culturale è certamente favorita dal forte accentramento di potere di Calasso che, nel corso degli anni Novanta, ne diviene anche consigliere delegato (1990) e presidente (1999), con la conseguente verticalizzazione dei processi decisionali. Nel 2015, quando Adelphi resta fuori dalla trattativa con cui la Mondadori (già in possesso di marchi come Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, Frassinelli ed Electa) acquista la Rizzoli-Corriere della Sera Libri per 127,5 milioni di euro, Calasso ne diventa anche proprietario per il 71 percento, permettendo alla Casa di riottenere l’antica indipendenza.
Muovendosi in perfetto equilibrio tra successo e qualità, imprenditoria e cultura, l’Adelphi di Calasso mette in atto quell’assunto secondo cui «una buona casa editrice sarebbe […] quella che si suppone pubblichi, per quanto possibile, solo buoni libri»[15].
I cataloghi editoriali
In Glossario di biblioteconomia e scienza dell’informazione Ferruccio Diozzi definisce così il catalogo editoriale:
catalogo a stampa o elettronico, in cui un editore o un gruppo editoriale raccoglie le pubblicazioni (libri, periodici etc.) da esso curate. I cataloghi editoriali possono coprire tutta l’attività svolta dall’editore (e in tal caso assumono la funzione di cataloghi editoriali generali o storici) o possono limitarsi alle pubblicazioni disponibili commercialmente al momento della loro redazione[16].
Sono due gli aspetti su cui si pone l’accento, e che a tutti gli effetti rappresentano gli elementi chiave dell’attività editoriale in generale: quello commerciale e quello culturale. Un catalogo può infatti essere, al contempo, uno strumento di marketing e di documentazione storica del lavoro di una casa editrice.
Agli esordi, quando la figura dell’editore non si distingue ancora da quella del libraio-stampatore, i cataloghi sono perlopiù elenchi della merce disponibile per la vendita, rappresentando un primo esempio di pubblicità; ciò che conta è in questo caso il prodotto-libro frutto dell’attività tipografica. L’editore in senso moderno non si limita, però, a questo: ciò che lo contraddistingue è la scelta a monte di una missione, che è il progetto che egli sceglie per la sua Casa e che lo muove nella selezione delle pubblicazioni. I cataloghi diventano, così, un autentico libro composto da tanti libri, all’interno del quale è possibile ripercorrere i passi dell’editore, distinguendolo dagli altri, perché «un catalogo editoriale avanza in base al lavoro, all’impegno, all’intelligenza e alla fortuna dell’editore. Per pubblicare un catalogo […] bisogna prima pubblicare i libri»[17]. Così ogni libro di un editore esiste per sé e in relazione al catalogo di cui fa parte, che è per Calasso «una partitura sinfonica, nella quale archi, fiati e percussioni stanno insieme armonicamente»[18].
Vi si scorge lo stile della Casa, il suo lascito storico-culturale, le sue scelte e, se è vero che «un buon editore è quello che pubblica circa un decimo dei libri che vorrebbe e forse dovrebbe pubblicare»[19], forse vi si scorge anche ciò che manca. Massimo Gatta scrive che «non esiste ancora una disciplina nella quale inserire questo strumento bibliografico, ma se esistesse la catalografia essa potrebbe costituire un nuovo genere letterario»[20]. E aggiunge che un’attenta lettura dei cataloghi editoriali
aiuta a riscoprire autori dimenticati, titoli scomparsi […], movimenti letterari fuori moda, ma anche editori raffinati di cui si è persa ogni traccia, tipografi geniali ma sfortunati, collaboratori straordinari e misconosciuti, traduttori notevoli; tutto un sottobosco ricco, vivissimo, e che solo nei cataloghi è ormai possibile ritrovare, gustare, perché è solo lì che gli si offre ospitalità, rifugio, protezione e il dovuto rispetto; un luogo, il catalogo serio e professionale, nel quale accanto a ragioni economiche e di vendita trovano spazio anche motivazioni diverse, quali il gusto della ricerca, della scoperta e della valorizzazione del dimenticato e del disperso[21].
Come un unico grande libro di cui l’autore è l’editore stesso, il catalogo diventa, quindi, il simbolo perfetto della mediazione editoriale e, oltre a rappresentare lo stadio finale e in costante sviluppo dell’attività di pubblicazione della Casa, ne è anche un necessario punto di riferimento per quegli editori che preferiscono la durata alla stagionalità.
È infatti sull’opposizione catalogo/titolo e sulla scelta di uno dei due che spesso si giocano l’identità e la coerenza di una casa editrice, in quanto una politica di catalogo (o di collana) presuppone un’idea consapevole di cultura ed è ciò che, soprattutto sul lungo periodo, caratterizza il lavoro di un editore, rendendolo affidabile agli occhi del suo pubblico; l’editoria che segue i best sellers, mettendo in atto una politica di successo, è un’editoria solo a metà, spesso trascinata via dalla corrente come i titoli che pubblica, finiti nel dimenticatoio dopo qualche tempo dall’uscita. Per le case editrici che osano, invece, il programma editoriale, quel progetto che sta alla base dell’impresa, diventa un punto di forza, rendendo il marchio sicuro e riconoscibile e fidelizzando il lettore. Casa Adelphi è una di loro.
Il catalogo Adelphi
Il catalogo adelphiano[22], scaricabile gratuitamente dal sito Internet della casa editrice e aggiornato al 2020, è un catalogo generale (o storico), strutturato come un elenco di opere suddivise per collana, cui si aggiunge una sezione dedicata ai volumi in corso di stampa al momento della pubblicazione, e corredato da diversi indici: l’indice degli autori, dei traduttori, curatori e prefatori, degli illustratori e dei titoli.
Le singole collane vengono presentate con la loro denominazione («Classici», ad esempio) e, in alcuni casi, come per «Opere complete di Friedrich Nietzsche» ed «Epistolario di Friedrich Nietzsche», ne viene indicata la direzione (in questo caso, a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari, nell’edizione italiana). Non sono, invece, forniti gli estremi cronologici di apertura e chiusura delle collane, recuperabili però dal sito della Casa, che consente di effettuare ricerche specifiche delle pubblicazioni per anno (dal 1963 ad oggi)[23].
All’interno delle singole collane, riportate, almeno apparentemente, senza un ordine dichiarato, le citazioni bibliografiche si susseguono in ordine alfabetico, in base al cognome dell’autore. Ogni singola citazione comprende il nome dell’autore, il titolo del volume, l’edizione, la curatela e/o la traduzione, l’anno di pubblicazione, il numero di pagine ed eventuali ristampe in altre collane (tramite rinvio a queste ultime).
Il presente lavoro fa riferimento anche al catalogo online sopra citato (fino al 2019), costantemente aggiornato, e, ove possibile, tiene conto dei dati relativi al controllo incrociato di entrambe le fonti, cartacea e digitale.
Ciò che emerge è che la casa editrice Adelphi ha pubblicato, dal 1963 al 2019, cioè dalla sua fondazione alla pubblicazione del penultimo catalogo, un totale di 4383 titoli, se si tiene conto anche delle ristampe in altre collane e degli e-book (che ammontano a 1141).
Come si evince dal grafico che segue (Grafico 1), in cui è riportato il numero dei libri pubblicati ogni anno, la crescita della Casa a livello di titoli editi è stata abbastanza lineare.

Si passa dai 4 libri pubblicati nel 1963 ai 26 del 1973, dieci anni più tardi, per arrivare alla quarantina negli anni Ottanta, con un crescendo regolare; negli anni Novanta, la media è infatti di circa 75 libri editi ogni anno. Una notevole differenza si avverte invece a partire dal 2011, anno in cui la casa editrice decide di dedicarsi alla distribuzione in formato e-book di titoli perlopiù già pubblicati in altre collane; il balzo nelle pubblicazioni è evidente e mostra un vero e proprio picco nel 2014, quando si raggiungono i 358 libri editi (di questi, 266 in versione digitale, appunto).
Se si escludono gli e-book dal conteggio, come nel Grafico 2, si osserva, quindi, un andamento più omogeneo nelle pubblicazioni della Casa, che dal 1963 crescono in maniera piuttosto costante.

Per fornire un quadro completo, che tenga conto anche dell’evoluzione più recente della casa editrice, si è proceduto infine al conteggio dei libri pubblicati da Adelphi nel solo 2020 (in particolare dal mese di gennaio al mese di ottobre)[24].
In questo caso i titoli pubblicati vengono distinti in base alla collana di riferimento, come si può evincere dal Grafico 3.

I dati mostrano, anche in questo caso, una prevalenza di e-book (98) piuttosto che di libri in versione cartacea, i quali ammontano, in totale, a 69. Inoltre, 10 degli autori pubblicati da Adelphi nel 2020 sono new entry del catalogo: tra gli altri, anche gli italiani Michele Ciliberto e Michele Masneri.
Un discorso a parte, infine, merita la collana «Microgrammi», inaugurata da Adelphi a marzo 2020, nel pieno dell’emergenza sanitaria da Covid-19. L’idea di fondo era quella di permettere ai lettori, durante il lockdown del Paese e la conseguente chiusura delle librerie, di leggere in digitale le novità che la Casa avrebbe proposto proprio in questo periodo e la cui pubblicazione integrale è, quindi, rinviata a data da destinarsi. Si tratta, infatti, di «microgrammi», come dice il titolo: libri brevi «con fulminei interventi inediti o tasselli ritagliati dal guazzabuglio di testi più larghi»[25]. Se si sommano agli «Adelphi eBook», ne risulta che il digitale, con 115 titoli totali, è senza dubbio il protagonista di questo anno fuori dal comune anche per il mondo del libro.
Le collane
Stando al catalogo 2019, le collane pubblicate da Adelphi tra il 1963 e il 2019 sono 36, di cui una è la rivista letteraria «Adelphiana. Pubblicazione permanente»; a queste si aggiungono, però, altre due collane, non menzionate nel catalogo, ma presenti sul sito: «Gli Adelphi-le inchieste di Maigret» e «I Maigret. Nuova edizione».
Considerando anche gli e-book, il risultato è di 39 collane totali (se si esclude «Microgrammi», che è del 2020), come confermato anche dalla modalità di ricerca delle pubblicazioni “per collana” presente sul sito della casa editrice[26].
Il grafico che segue (Grafico 4) mostra le varie collane, distinte per colore e per diametro (corrispondente al numero dei libri ivi pubblicati), fornendo una visione di insieme del catalogo adelphiano e delle serie più rappresentate.

Sul totale delle collane, solo 11 sono tuttora attive, come si può dedurre dal Grafico 5, in cui le collane sono distribuite, appunto, per anni di attività.
Molte risultano, invece, ormai ferme; si tratta di collane storiche della Casa, come i «Classici», fondata nel lontano 1963, e «Numeri rossi», nata nel 1965 dal catalogo della Frassinelli acquisito da Adelphi, oppure di collane che sono state nel tempo sostituite da altre, come accade per i «Saggi» (al cui posto prende vita «Saggi. Nuova serie») e «Narrativa contemporanea» (sulle cui ceneri nasce «Fabula»). O, ancora, di collane personalizzate, intitolate ad autori decisivi della Casa, come Nietzsche, Colli, Bazlen, Daumal, Michelstaedter, Solmi, Severino e Simenon (che è in questo senso il più presente, con ben 3 serie dedicate al commissario Maigret).

Come si può osservare nel Grafico 6, le collane dedicate ad autori specifici della Casa contengono in genere solo pochi titoli. Le più numerose risultano, invece, essere «Adelphi eBook» (1141), «Piccola Biblioteca Adelphi» (740), «Biblioteca Adelphi» (703), la collana di tascabili «Gli Adelphi» (499) e «Fabula» (352), non a caso tutte, ad oggi, attive.

Se, però, si escludono gli e-book, i quali non costituiscono una vera e propria collana, si può vedere come le altre 4 collane raggiungano, nel loro insieme, circa il 70% del catalogo. Escludendo anche i tascabili che, come gli e-book, contengono perlopiù ristampe di titoli già pubblicati, si osservano numeri altrettanto rilevanti: «Piccola Biblioteca Adelphi», «Biblioteca Adelphi» e «Fabula» compongono più della metà del catalogo (55,3%). I suddetti dati sono visibili nel Grafico 7 dove, per necessità di rappresentazione, si fa riferimento unicamente alle 16 collane più prolifiche del catalogo.

Infine, si è tenuto conto, per ogni collana, del numero degli autori ivi pubblicati, che riflette naturalmente quello dei libri editi. Non compaiono nel conteggio le collane personalizzate, ovviamente rappresentative dei soli autori cui sono dedicate, menzionati precedentemente.
Ciò che emerge dai grafici che seguono, in cui si è proceduto a una distinzione per sesso e nazionalità, è la netta prevalenza di autori di genere maschile, la cui presenza è totale in collane come i «Classici» e i «Saggi» (Grafico 8).
In maggioranza è, poi, anche il numero degli autori stranieri, a dimostrazione dell’attenzione che la Casa mostra da sempre per il panorama internazionale (Grafico 9), anche se non mancano grandi nomi dello scenario italiano.


Temi, argomenti, generi letterari
La libertà di movimento che distingue le scelte di Adelphi fin dagli esordi rende difficile qualunque categorizzazione, soprattutto quando si parla di temi-chiave. Com’è possibile, infatti, classificare titoli a tal punto variegati? Per tentare di rispondere a questa domanda si è fatto riferimento alla distinzione dei generi che la stessa casa editrice utilizza sul sito per la ricerca delle pubblicazioni[27].

Nel Grafico 10 sono, dunque, riportati i vari argomenti, sotto forma di un diagramma a bolle, dove il diametro rappresenta il numero di libri pubblicati per ciascun tema.
Ciò consente di avere una panoramica dei maggiori temi affrontati dalle pubblicazioni della Casa. Tenendo conto del fatto che lo stesso titolo potrà trovarsi al contempo in due categorie differenti (ad esempio, i libri di Simenon fanno parte tanto di “letteratura francese” quanto di “polizieschi”), le letterature sono sicuramente quelle maggiormente rappresentate nel catalogo, come si può evincere anche dal Grafico 11, in cui si fa riferimento ai 10 temi, generi e argomenti letterari più presenti sul totale dei titoli editi da Adelphi.

È interessante notare, ma non stupisce, come accanto alle letterature emergano il genere filosofico e quello poliziesco; il primo da sempre di grande interesse per la Casa, che inizia non a caso le proprie pubblicazioni legandosi indissolubilmente al nome di Nietzsche e inaugurando poi, nel 1980, la collana «Biblioteca filosofica», dove si trovano – fra gli altri – autori del calibro di Heidegger e Wittgenstein.
Per quanto riguarda l’argomento poliziesco, apparentemente lontano dalla fisionomia di Adelphi, bisogna invece considerare, come si vedrà più avanti nel dettaglio, che uno degli autori di punta della Casa è Simenon, portavoce del genere, approdato ad Adelphi con Maigret nei primi anni Novanta dopo la parentesi degli Oscar mondadoriani, e via via sempre maggiormente pubblicato.
Autori e collaboratori
Facendo riferimento al 2019, su un totale di 4383 titoli pubblicati, inclusi e-book e ristampe, gli autori targati Adelphi risultano essere, da un controllo incrociato di catalogo e sito, 946.
Secondo quanto già anticipato per le collane, i dati mostrano una prevalenza di autori di sesso maschile e di nazionalità estera[28], come si evince dai grafici che seguono (Grafici 12 e 13).


La percentuale di donne cresce, invece, per quanto riguarda i curatori, traduttori e prefatori della Casa, a cui è dedicato uno degli indici che si trovano in coda al catalogo. In questo caso, le collaboratrici sfiorano, infatti, il 40%, su un totale di 1235 (Grafico 14), contro il 14% delle autrici.
Restano comunque in maggioranza gli uomini, anche per quanto riguarda le illustrazioni. Ebbene, su un totale di 77 artisti, l’85,7% siano difatti uomini (Grafico 15); la maggior parte, quasi l’80%, è inoltre straniera, come si evince dal Grafico 16.

* La voce “Altro” è stata inserita per riferirsi a quei curatori, traduttori e prefatori il cui nome è riportato sempre puntato e di cui quindi non si conosce con certezza il genere.
La questione di genere nel mondo editoriale è attuale e di grande interesse, ma meriterebbe una trattazione a parte; ci si accontenterà, in questo contesto, di fare riferimento ai dati più rilevanti che emergono: si osserva una maggiore presenza femminile nell’ambito redazionale rispetto a quello scritturistico-autoriale e, in generale, una più ampia rappresentanza del genere maschile all’interno del catalogo.
Sempre per quanto riguarda gli autori, è stata poi fatta un’accurata ricerca delle date di nascita[29], raggruppate per secoli nel Grafico 17, con l’intento di dare, per quanto possibile, una collocazione temporale al catalogo della Casa. Come si può notare, sul totale degli autori (946), l’86% è nato nel corso dell’Ottocento o del Novecento; in particolare, più della metà (515) nel XX secolo. Di questi, escludendo coloro per cui non si conosce una data di nascita precisa (28), la maggior parte si riferisce ai primi due quarti di secolo: 209 sono nati tra il 1900 e il 1925 e 173 tra il 1925 e il 1950. Meno gli autori nati fino al 1975 (96); solo 9, infine, quelli relativi all’ultimo quarto di secolo e quindi di età più giovane.



È nato non a caso proprio agli inizi del secolo, nel 1903, l’autore senza dubbio più prolifico di Casa Adelphi: Georges Simenon.
Il grafico che segue (Grafico 18) fa riferimento agli autori più rappresentativi del catalogo adelphiano, i primi 20 in ordine di grandezza in quanto a numero di titoli pubblicati, escludendo quindi le eventuali collaborazioni ad «Adelphiana 1971», raccolta di scritti inediti di svariati autori, e «Adelphiana. Pubblicazione permanente», una rivista di 4 volumi pubblicata dal 2002 al 2005 e che conta la partecipazione di ben 52 autori.

Per ciascuno di questi autori, come si può vedere, si tiene conto del totale dei libri pubblicati, tra e-book e cartacei, entro il 2019, incluse anche le potenziali ristampe dello stesso titolo in altre collane. Ne risulta che Simenon è l’autore nettamente più pubblicato da Adelphi, con un totale di 358 titoli. Seguono Nietzsche e Sciascia, rispettivamente con 84 e 75 libri editi. Poi Roth (57), Manganelli (55), Nabokov (52), Borges e Némirovsky (48), Arbasino (42) e Márai (41), Canetti e Sacks (40).
Se si escludono dal conteggio gli e-book e le ristampe, i numeri cambiano, non modificando, però, di molto il grafico precedente. Simenon resta infatti in testa con 186 titoli, seguito da Nietzsche e Sciascia. Salgono nella classifica Borges e Savinio, con 28 e 24 «libri unici». Scende invece in quanto a pubblicazioni soprattutto Maugham, che finisce all’ultimo posto con un totale di 15.

Benché si parli degli autori più produttivi della Casa, è importante sottolineare come essi rappresentino anche un’eccezione: il catalogo Adelphi si compone, infatti, perlopiù di autori dai pochi titoli – sul totale dei 946 autori, 578 hanno solo 1 o 2 libri editi (61%) –, segno di quella eterogeneità di cui la casa editrice si fa carico fin dagli albori e che diventa una cifra di riconoscimento e insieme di coerenza di un catalogo che, in Italia, si colloca certamente tra i più prestigiosi ed apprezzati dai lettori.
Sulle collane
«Le collane sono la declinazione del progetto editoriale, il simbolo di quell’idea di partenza intorno alla quale si costruisce l’immagine e il messaggio culturale dell’impresa»[30]. Attraverso la descrizione delle sue collezioni, è infatti possibile ricostruire la storia di una casa editrice, la sua evoluzione nel tempo, le intuizioni dell’editore, differenziando la sua offerta da quella di altre Case, «anche se spesso la differenza tra collane è visibile e decisiva più per gli addetti ai lavori che per i lettori»[31] (a meno che non si tratti di lettori forti e/o affezionati).
Sono diversi i motivi che si celano, in genere, dietro l’elaborazione di una collana e di conseguenza molti sono i criteri che permettono di identificarla. Primo fra tutti, in questo senso, l’argomento, genere letterario o tema scelto per la serie, i cui testi saranno tutti ascrivibili a quella categoria, più o meno specifica (si pensi alla distinzione tra saggistica e narrativa e, più nel dettaglio, a quella fra gialli, letteratura rosa ecc.). Altri criteri possono, invece, essere lo stile simile dei diversi autori di una collana oppure l’idea di fondo, la missione che essa si pone.
Importante è inoltre la veste grafica del libro, che «ha lo scopo di rendere immediatamente riconoscibile al lettore sia la casa editrice come marchio, sia la collana come declinazione di quel progetto culturale»[32].
Gli elementi che caratterizzano graficamente una collana sono: il formato, la carta e la copertina. Il primo «contribuisce a dare una specifica connotazione a seconda della finalità e dell’uso previsto per il singolo prodotto»[33]; si possono distinguere, ad esempio, libri cartacei dal formato grande, tascabili, libri brevi, oppure e-book (libri in formato digitale). Anche la tipologia di carta utilizzata per l’interno e per la copertina del libro dipende dalla destinazione d’uso, dunque anche dall’importanza della pubblicazione (che si riflette ovviamente sul costo del prodotto): il classico esempio è quello delle edizioni economiche, i cosiddetti paperbacks. Infine, la copertina che, con la sua specifica scelta iconografica, imprime alla collana una riconoscibilità.
Gian Carlo Ferretti e Giulia Iannuzzi scrivono nell’introduzione di Storie di uomini e libri, in cui ripercorrono la storia dell’editoria letteraria italiana attraverso le sue collane più significative, che «le collane […] possono fare storia da sole, con la concretezza dei loro autori e direttori, opere e valori»[34]. La collana non è, infatti, un semplice “contenitore” in cui i libri vengono disposti per motivi di comodità, bensì rappresenta un’idea precisa di cultura. C’è stato un momento, negli anni Settanta-Ottanta del Novecento, in cui, come spiegano gli stessi autori, a causa della generale crisi finanziaria dell’editoria italiana, i bisogni di mercato hanno gradualmente surclassato le esigenze culturali, provocando il
passaggio in particolare da una politica d’autore formativa nella prospettiva del catalogo e della durata, e della (reciproca) fedeltà e appartenenza autore-editore, alla ricerca estemporanea di questo o quell’autore, con una diffusa tendenza al nomadismo, e a una politica di titolo nella prospettiva della stagione e del mercato[35].
Per alcune case editrici il cambiamento è stato irreversibile e ha comportato una perdita di identità sul piano editoriale-letterario.
Si tratta, tra l’altro, di uno dei motivi per cui si tende oggi a distinguere tra grande e piccola editoria: laddove quest’ultima, perlopiù indipendente e fuori dalle grandi concentrazioni extraeditoriali, è maggiormente orientata a un discorso di catalogo, distinguendosi, generalmente, per il progetto editoriale molto forte (il piano economico è in questo caso subordinato a quello culturale, con tutte le difficoltà che ne derivano).
Ebbene è proprio in questo periodo, a partire dagli anni Settanta-Ottanta, quando il mondo dei libri vive una svolta storica, che Casa Adelphi mette a punto la propria affermazione sul mercato, che corrisponde tra l’altro al momento massimo di indebolimento di Casa Einaudi. La studiata inattualità del catalogo adelphiano, assieme all’impostazione artigianale del prodotto libro, proprio nella fase di industrializzazione del settore, permettono alla casa editrice di continuare ad attuare un discorso di collana e di non rinunciare all’aspetto culturale. Anzi, Casa Adelphi riesce a fare del progetto un punto di forza e coerenza e non una gabbia dentro cui rinchiudersi. Per questi motivi, Ferretti la colloca a metà tra le piccole case editrici e le grandi concentrazioni, spiegando come l’Adelphi di Calasso si muova mantenendo il giusto rapporto tra successo e qualità, stagione e durata, imprenditoria e cultura[36], situandosi nel mercato delle grandi tirature, senza però rinunciare alle sue particolarità. Spiega Calasso:
La collana stabilisce una complicità tra editore e lettore: se il lettore non viene tradito, tende a incuriosirsi a tutto. Io intendo la casa editrice come forma, come insieme di collane orchestrate al loro interno e in rapporto reciproco: spesso la coerenza e la congenialità tra gli autori e i titoli si ottiene proprio grazie al modo di presentarli[37].
Ma come si coniuga il discorso di collana con la formula bazleniana dei “libri unici”, «il perno su cui si è costruito il catalogo Adelphi: una costellazione di oggetti irripetibili, multipli e sovrapposti, che si forma col tempo anche nella mente del lettore»[38]? Non sarebbe più appropriato, in questo caso, parlare di politica di titolo, dal momento che le pubblicazioni sono tanto disparate e diverse tra loro? Com’è possibile collezionarle le une accanto alle altre? Si dirà che, nel caso di Adelphi, l’unicità diventa quella missione di cui si parlava all’inizio, motore della Casa e segno di riconoscimento del progetto e della sua declinazione: le collane. «Perché i libri sono unici e prendono peso e importanza concatenandosi uno con l’altro, come una collana preziosa (e non è un caso che in editoria i libri che escono fanno parte di “collane”»[39]. Citando lo stesso Calasso:
i libri non sono soltanto lettura, non sono indispensabili solo per essere letti, sono indispensabili perché sono presenze interiori, sono qualcosa che ci accompagna e ci spiega. Ci spiegano attraverso i testi, le copertine con le loro immagini, i formati, i colori, i dorsi. E capiamo molte cose anche dalle corrispondenze tra un libro e l’altro[40].
Nei paragrafi che seguono si cercherà, dunque, di comprendere come i libri unici parlino tra loro, all’interno delle collane che hanno fatto e fanno il catalogo di Adelphi. La periodizzazione di cui si tiene conto fa riferimento ai tre principali momenti della storia editoriale della Casa: gli esordi (anni Sessanta), l’affermazione (anni Settanta-Ottanta) e gli anni più recenti (anni Novanta-Duemila).
Gli esordi
Le prime pubblicazioni adelphiane vedono la luce nel 1963, un anno dopo la fondazione della Casa, nei«Classici», collana d’esordio «di tipo tradizionale, con un apparato critico corposo e con una grande cura editoriale e redazionale»[41].
Per classici non si intende «pietre di paragone o di intoppo, ma opere e autori che ci appariranno, a mano a mano che procederemo, contemporanei e necessari»[42], spiegano dall’Adelphi. I primi quattro titoli, rilegati in cartoncino bianco e con in evidenza, colorato, il simbolo della Casa, sono: La vita e le avventure di Robinson Crusoe di Defoe, Fede e bellezza di Niccolò Tommaseo, le Opere di Büchner e tutte le novelle, in due volumi (di cui il secondo uscirà l’anno successivo), di Gottfried Keller.

Figura 1. D. Defoe, La vita e le avventure di Robinson Crusoe, 1963, «Classici» [fonte: adelphi.it]
Figura 2. N. Tommaseo, Fede e bellezza, 1963, «Classici» [fonte: adelphi.it]
Anche il 1964 è un anno con pochi titoli (se ne contano solo 8), ma con alcune importanti novità: mentre continua la serie dei «Classici», in cui vengono pubblicati autori come Stendhal, Machiavelli e Carlo Dossi (con le sue Note azzurre, a cura di Dante Isella, che verrà presto inserito in «Edizioni speciali»), sia avvia la collana dei «Saggi», dove appare La vita contro la morte. Il significato psicoanalitico della storia di Norman O. Brown, libro molto caro a Bazlen, con il quale emergono fin da subito i temi della psicologia e della psicoanalisi.
Più significativo è, però, l’accordo con Gallimard per la pubblicazione di una nuova traduzione di tutte le opere e dei frammenti postumi di Nietzsche, la cui edizione italiana è diretta da Giorgio Colli e Mazzino Montinari. Scrivevano gli autori al momento della pubblicazione che
nonostante le numerose edizioni in Germania e le molte traduzioni in Francia e anche in Italia, non si può dire che Nietzsche sia un pensatore di cui si conoscano le opere in testi corretti e completi. Più della metà dei testi pubblicati […] non sono né attendibili – in quanto pubblicati con gravi arbìtri – né completi, in quanto una grande massa di materiale giace ancora sconosciuta a Weimar (Rep. Democr. Tedesca) nell’Archivio Goethe-Schiller, dove sono conservati in modo esemplare e messi a disposizione degli studiosi tutti i fondi dell’ex Archivio Nietzsche. Ma anche per le opere che Nietzsche stesso pubblicò durante la sua vita cosciente, manca a tutt’oggi un’edizione che, in primo luogo, presenti quelle opere nel loro testo originario, sulla base di un necessario lavoro di confronto delle prime stampe e, in secondo luogo, accompagni il testo con un apparato filologico[43].
L’impresa è inaugurata nel 1964 con il primo volume di «Opere complete di Friedrich Nietzsche»: Aurora e Frammenti postumi (1879-1881). Benché appartenga a una collana diversa, la copertina del libro è uguale a quella adottata per i «Classici».
L’acquisizione del catalogo della Frassinelli da parte della Casa porta, invece, alla nascita, nel 1965, di «Numeri rossi», una collana di ristampe sotto marchio Adelphi di titoli perlopiù già editi, che resterà attiva fino al 1974, ospitando in totale solo 17 pubblicazioni, tra cui spiccano, però, nomi di autori importantissimi – Hesse, Joyce, Kafka, Melville, fra gli altri – oltre che il long seller adelphiano Siddharta. Racconta Calasso:
Siddharta era nel catalogo di una casa editrice che noi abbiamo comprato negli anni Sessanta: Frassinelli. Perché aveva dei titoli che c’interessavano molto: Siddharta, Il processo di Kafka, il Dedalus di Joyce e il Moby Dick di Melville tradotti da Cesare Pavese. Per quei quattro libri comprammo Frassinelli, poi abbiamo di nuovo ceduto il marchio[44].
La prima pubblicazione della collana è Il circolo Pickwick di Charles Dickens (1965); gli altri titoli compariranno nel catalogo successivamente, con una frequenza media di due l’anno. Di Kafka è presente in realtà solo Il messaggio dell’imperatore, mentre Il processo apparirà, qualche anno più tardi, in «Piccola Biblioteca Adelphi».
Dopo il 1974 i titoli più significativi confluiranno in altre collane e, ad oggi, le edizioni della collana «Numeri rossi» sono, infatti, fuori catalogo.
L’immagine che segue (Figura 3) fornisce un esempio della veste grafica adottata; apparentemente, secondo quanto emerge dal sito della Casa[45], i titoli già presenti nel catalogo della Frassinelli mantengono il marchio originario, mentre quelli introdotti da Adelphi lo cambiano. L’impostazione della copertina rimane, invece, invariata.

Figura 3. H. Hesse, Siddharta, 1973, «Numeri rossi» [fonte: ebay.it]
Il 1965 è segnato da un altro evento significativo: a poca distanza dalla morte di Bobi Bazlen viene, infatti, varata «Biblioteca Adelphi», destinata a prendere il posto dei «Classici» nel ruolo di collana guida della Casa. Fin da subito si nota la compresenza, al suo interno, di generi letterari diversi, che fa di essa una collana-contenitore, esempio perfetto dell’idea bazleniana dei «libri unici», in cui si rigetta qualunque classificazione dei saperi, basandosi esclusivamente sull’oggetto libro e di conseguenza sull’atto del leggere:
Una serie di libri “unici” scelti secondo un unico criterio: la profondità dell’esperienza da cui nascono e di cui sono viva testimonianza. Libri di oggi e di ieri – romanzi, saggi, autobiografie, opere teatrali – esperienze della realtà o dell’immaginazione, del mondo degli affetti o del pensiero[46].
Significativi in tal senso i primi titoli: L’altra parte di Kubin, Padre e figlio di Edmund Gosse e Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki. Seguono, tra gli altri, negli anni seguenti: Il libro dell’Es di Georg Groddeck, Vita di Milarepa a cura del tibetologo Jacques Bacot, La nube purpurea di Shiel, Lezioni e conversazioni di Wittgenstein, L’anello di Re Salomone di Konrad Lorenz (premio Nobel nel 1973), ma anche Il monte analogo di Daumal e il famoso Alce parla nero di Neihardt e, infine, la Mitobiografia di Ernst Bernhard. Autori e titoli molto diversi l’uno dall’altro, che però nel loro insieme caratterizzano il catalogo adelphiano. Ricorda Calasso:
nei primi anni, colpiva nei libri Adelphi innanzitutto una certa sconnessione. Nella stessa collana, la Biblioteca, apparvero in sequenza un romanzo fantastico, un trattato giapponese sull’arte del teatro, un libro popolare di etologia, un testo religioso tibetano, il racconto di un’esperienza in carcere durante la seconda guerra mondiale. […] dopo un certo numero di anni, lo sconcerto dinanzi alla sconnessione si è rovesciato nel suo opposto: il riconoscimento di una connessione evidente. […] Che cos’è una casa editrice se non un lungo serpente di pagine? Ciascun segmento di quel serpente è un libro[47].
È l’assunto su cui si fonda «Biblioteca Adelphi», che costituisce ancora oggi una delle collane più rappresentative del progetto della Casa, nonché una delle più prolifiche. La sua veste grafica si rifà al lavoro di Audrey Beardsley, incisore e illustratore inglese dell’Ottocento. Tra i suoi disegni compaiono, infatti, anche dei modelli di copertina, la cui gabbia grafica diventa presto quella di riferimento per i primi libri Adelphi,
nome e numerazione della collana in alto in un rettangolo di fondo nero, autore e titolo in posizione centrale e un’illustrazione nella parte bassa della copertina, il tutto racchiuso entro una doppia cornice nera sottile. L’insieme è programmaticamente lontano dalla ricerca dell’attuale e del vistoso, le illustrazioni attingono alla storia della pittura, con preferenze per autori e opere poco noti […][48].

Figura 4. Copertina disegnata da Aubrey Beardsley [fonte: poulwebb.blogspot.com]
Figura 5. A. Kubin, L’altra parte, 1965, «Biblioteca Adelphi» [fonte: sottolacopertina.home.blog]
Mentre proseguono le pubblicazioni di «Biblioteca», altre novità caratterizzano la fine degli anni Sessanta: nel 1966 appare per la prima volta «Fuori collana», mentre nel 1967 nascono i «Fascicoli», il cui primo titolo è Il «Grand Jeu», un’antologia con scritti di Daumal e R. Gillbert-Lecomte, e «Narrativa contemporanea», che sarà più tardi sostituita da «Fabula».
In omaggio a Bazlen esce, infine, «Quaderni di Roberto Bazlen» che, attiva fino al 1973, pubblicherà tre titoli inediti del fondatore della Casa: Lettere editoriali, Note senza testo e Il capitano di lungo corso, poi editi in un unico volume a cura di Calasso in «Biblioteca Adelphi», col titolo Scritti.
Si chiudono come si erano aperti, dunque, gli anni Sessanta di Casa Adelphi: nel nome di Bazlen – editore, scrittore, amico – i cui insegnamenti restano in vita non solo per i suoi collaboratori, bensì imprimendosi anche nel catalogo.
L’affermazione
Il nuovo decennio si apre con «Opere di René Daumal», autore già pubblicato in precedenza dalla Casa, cui viene dedicata una collana personalizzata, attiva però solo per due anni (1970-1972) e con pochi titoli. Si apre, tuttavia, un periodo di estrema importanza per Adelphi, che vive negli anni Settanta il suo momento di massima affermazione e di crescita, che coincide con la nascita, nel 1973, di «Piccola Biblioteca Adelphi», gemella della «Biblioteca», ma in formato ridotto e senza illustrazioni. Il suo primo autore è Hermann Hesse con Il pellegrinaggio in Oriente, cui fa seguito nel 1975 la ristampa di Siddhartha (con una doppia acca, per volere del traduttore Massimo Mila).

Figura 6. H. Hesse, Il pellegrinaggio in Oriente, 1973, «Piccola Biblioteca Adelphi» [fonte: adelphi.it]
Figura 7. H. Hesse, Siddhartha, 1975, «Piccola Biblioteca Adelphi» [fonte: adelphi.it]
Negli anni a venire seguono, però, titoli di altri autori significativi, tra cui Kafka, Musil, Walser, Kierkegaard, Schnitzler che, insieme a Hofmannsthal, Kraus e Roth permettono di costituire un filone letterario mitteleuropeo caratterizzante ancora oggi il catalogo adelphiano.
La vena più generosa da cui Adelphi attinse fu quella della Grande Vienna, dove i generi più diversi convivevano senza confliggere, e più di ogni altro spiccava il talento di Joseph Roth, del quale, contraddicendo la linea fondante dei libri unici, si stamparono, uno dopo l’altro, tutti i romanzi e racconti[49].
Tra il 1974 e il 1976 escono tre titoli dell’autore: La Cripta dei Cappuccini, La leggenda del santo bevitore e Fuga senza fine. Racconta Calasso:
nel 1974 pubblicammo La Cripta dei Cappuccini in una tiratura di tremila copie. Roth era un nome che in quel momento non diceva nulla. Il libro fu subito ristampato, rimanendo però nell’ordine di poche migliaia di copie. Ma presto si varcò quella soglia. Già due anni dopo […], Fuga senza fine venne accolto subito con entusiasmo da un pubblico vasto[50].
Oltre ai testi di Roth compaiono in «Biblioteca» molte altre pubblicazioni significative. Si ricordano, tra gli altri, i seguenti titoli: Vite immaginarie di Marcel Schwob, Lo hobbit di Tolkien, La mia famiglia e altri animali di Durrell e Una sola moltitudine di Pessoa.
Tra gli italiani degni di nota pubblicati in questo periodo ci sono Alberto Savinio, che diventerà uno degli autori più prolifici di Casa Adelphi, e Guido Morselli, la cui Roma senza papa esce nel 1974, un anno dopo il suicidio dell’autore, in «Narrativa contemporanea».
Affianco a queste collane, che restano le più rappresentative del catalogo della casa editrice, vengono varate «Il ramo d’oro» (1971) e «Biblioteca scientifica» (1977), entrambe di stampo saggistico, anche se di argomento differente.
La prima apre al filone orientale, nonostante classici cinesi, giapponesi e indiani siano presenti, in generale, nell’intero catalogo: «se Adelphi significa, nella vulgata, soprattutto Mitteleuropa, non si può dimenticare che gran parte di quella letteratura è stata alimentata dalla cultura orientale»[51] (si pensi a Hesse). Fondata con Il pensiero cinese di Marcel Granet, la collana è rimasta attiva fino al 2019, anno cui risale l’ultima pubblicazione, per un totale di 70 titoli editi.
«Biblioteca scientifica», tuttora viva, si apre invece con Verso un’ecologia della mente di Gregory Bateson (1977) ma, come spiega Calasso, «il nome segreto della collana è quello di Gödel, attorno cui gira buona parte del pensiero scientifico del Novecento»[52].
A queste si aggiunge, inoltre, «Collana di Etologia» (1976), inaugurata da I fondamenti dell’etologia di Irenäus Eibl-Eibesfeldt, chiusa nel 1989 con due soli titoli editi.

Figura 10. D. P. Schreber, Memorie di un malato di nervi, 1974, «La collana dei casi» [fonte: adelphi.it]
Sono altre due, infine, le novità degli anni Settanta: «La collana dei casi», nata nel 1974 con l’intento dichiarato di pubblicare «una serie di libri dedicati ciascuno ad una singolarità: la vita di una persona, di un gruppo, di un ambiente, la storia di un fatto, di un luogo»[53] e che non a caso si apre con l’edizione di Memorie di un malato di nervi di Schreber (Figura 10); e, nel 1977, l’uscita di due collane di argomento filosofico – «Epistolario di Friedrich Nietzsche» e «La sapienza greca di Giorgio Colli» –, che mantengono l’impostazione grafica tipica dei «Classici». La filosofia conserva un peso ponderante all’interno del catalogo anche negli anni Ottanta, soprattutto con la nascita di «Biblioteca filosofica», il cui primo titolo è uno scritto di Emanuele Severino, uno degli autori di punta della serie, cui verrà dedicata una collana l’anno successivo («Scritti di Emanuele Severino», 1981).
Ad essa si aggiungono, negli stessi anni, altre due collezioni personalizzate: «Opere di Carlo Michelstaedter» (1983) e «Opere di Sergio Solmi» (1984), rispettivamente con due e sette titoli editi.

Figura 11. E. Severino, Destino della necessità, 1980, «Biblioteca filosofica» [fonte: adelphi.it]
Viene dato, dunque, un nuovo impulso alla saggistica, anche nella stessa serie dei «Saggi», che ospita a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta autori come Hillman, Cacciari e il matematico Zellini.
Parallelamente appaiono nella «Biblioteca Adelphi», che mantiene il suo carattere misto, libri come La lingua salvata di Elias Canetti, In Patagonia di Chatwin, i Quaderni di Paul Valéry e L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Sacks. Risale al 1985, inoltre, la prima pubblicazione adelphiana di Georges Simenon: Le finestre di fronte, mentre in «Piccola Biblioteca Adelphi» esce, nello stesso anno, Lettera a mia madre. Si nota, dunque, una prevalenza di traduzioni, anche se non mancano le proposte di autori italiani: in «Biblioteca» escono La rovina di Kasch e Le nozze di Cadmo e Armonia di Calasso, ma anche titoli di Cristina Campo e Giorgio Manganelli.
Fondamentale è, sempre in ambito italiano, la prima pubblicazione, nel 1989, di Benedetto Croce all’interno dei «Classici»: scaduto il contratto con la Laterza e fallite le trattative con l’Einaudi per l’acquisizione dei diritti, le opere crociane passano infatti all’Adelphi, che si impegna, per volere degli eredi del filosofo, in una pubblicazione «meno caratterizzata, con al più una nota storica, ma non critica»[54].
Come prefatore del primo volume, Teoria e storia della storiografia, viene infatti scelto lo storico Giuseppe Galasso, perché, come spiega Calasso: «accanto a ogni testo [vogliono] dare tutti gli elementi sulla genesi dell’opera, sulla sua fortuna e sulla sua importanza nella biografia dell’autore. [Intendono] offrire, a chi si avvicina a Croce, dei punti d’appoggio, e non una lettura già preordinata. Ogni nuovo lettore, insomma, è invitato a scoprirsi il suo Croce»[55].

Figura 12. B. Croce, Teoria e storia della storiografia, 1989, «Classici» [fonte: adelphi.it]
La grande novità degli anni Ottanta è rappresentata, però, dalla nascita della collana narrativa «Fabula», che sostituisce la più anziana «Narrativa contemporanea», e dehli «Adelphi», tascabili con copertina plastificata in cui vengono riproposti, in edizione economica, titoli già presenti nel catalogo. Come si è visto precedentemente, queste collane coprono, assieme alle due Biblioteche Adelphi (maggiore e «Piccola Biblioteca»), gran parte della proposta libraria della Casa.
Inaugurata nel 1985 con L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, che vende 225.000 copie solo il primo anno, «Fabula» diventa ben presto «il principale serbatoio di best seller della Casa»[56], pur non rinunciando a pubblicazioni di alto livello, anche italiane. «Adelphi intuisce il ritorno in atto alla narrativa, la grande richiesta di storie, di narrazioni e mondi in cui perdersi, e adegua i propri mezzi […]»[57], riuscendo in questo modo ad allargare ulteriormente il proprio pubblico.

Figura 13. M. Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, 1985, «Fabula» [fonte: adelphi.it]
A un ritmo di circa sette titoli pubblicati ogni anno, oltre a Kundera sono ospitati in «Fabula», negli anni Ottanta: Danilo Kiš, la poetessa austriaca Ingeborg Bachmann, Robert M. Pirsig con Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, che è per Calasso «uno dei più bei libri americani degli ultimi cinquant’anni»[58]; Chatwin, Thomas Bernhard e Fleur Jaeggy.
Tra gli italiani figurano, invece: Anna Maria Ortese, Leonardo Sciascia e Guido Morselli.
Anni recenti
Gli anni Novanta confermano l’andamento del decennio precedente. Accanto alle quattro principali collane adelphiane («Fabula», le due Biblioteche e «gli Adelphi»), vengono proposte collezioni di carattere più settoriale, come «L’oceano delle storie» e «Saggi. Nuova serie» (1990).
Mentre la seconda va a sostituire i «Saggi», pubblicando nuovi titoli e ristampando alcuni di quelli già editi nella collana precedente, «L’oceano delle storie» ha intenti nuovi, più storiografici, anche se non unidirezionali. Spiega Calasso:
il titolo si rifà semplicemente al testo che viene considerato Le mille e una notte indiano, cioè alla celebre opera di Somadeva, L’oceano dei fiumi dei racconti. Uno dei significati impliciti nel titolo potrebbe essere questo: più che una Storia maiuscola e a senso unico tentiamo di offrire una pluralità di storie divergenti e intrecciate[59].
La collana, inaugurata con Reazioni alla Rivoluzione francese di Richard Cobb, pubblica in realtà solo quattro titoli fino al 1994, per essere poi recuperata nel 2004, dieci anni più tardi, con Il Grande Gioco di Peter Hopkirk e proseguendo poi le sue pubblicazioni fino ad oggi. Ma perché proprio una collana storica, apparentemente lontana dall’inattualità adelphiana? Ancora una volta è Calasso a rispondere:
[…] l’Italia è sempre stata molto forte nell’editoria storica. C’è però un inconveniente: molti hanno pensato e sostenuto che la storia per esser seria debba essere noiosa, che debba essere scritta in una prosa da burocrazia sovietica. Vorrei insinuare invece che gli storici per essere grandi devono essere anche veri scrittori e che la storiografia dovrebbe rimanere fedele a una doppia e opposta eredità: quella di Erodoto e quella di Tucidide, del grande narratore e del grande analista. […] Un altro limite della nostra editoria storica è quello di essere sempre stata concentrata sulle vicende italoeuropee, raramente sugli avvenimenti nel resto del mondo[60].
L’obiettivo è, dunque, quello di offrire una visione storica che possa essere godibile anche dal punto di vista letterario, allargando gli orizzonti tradizionali. Tra gli autori proposti nel corso degli anni Duemila figurano – tra gli altri – Benedetto Croce con i suoi Taccuini di guerra, l’economista John M. Keynes e Carlo Ginzburg, tra le pubblicazioni più recenti. «Sia l’opera di Keynes sia quella di Croce corrispondono a una peculiarità di questa collana […]: includere non solo opere di storiografia ma alcune testimonianze dirette che hanno un altissimo valore di storia immediata»[61].

Figura 14. P. Hopkirk, Il Grande Gioco, 2004, «L’oceano delle storie» [fonte: adelphi.it]
Di stampo saggistico è anche la collana «i peradam», nata nel 1992 in occasione dei trent’anni della casa editrice per rimediare, ancora una volta, a una mancanza dell’editoria italiana, avvertita da Calasso come carente in questo settore, generalmente impregnato di opinionismo[62]. Il nome viene da un libro significativo della Casa, Il monte analogo di Daumal, tra le cui pagine si legge: «si trova qui, molto raramente nelle zone più basse, una pietra limpida e di un’estrema durezza, sferica e di grossezza variabile — un vero cristallo, ma, caso straordinario e sconosciuto nel resto del pianeta, un cristallo curvo! È chiamato […] “peradam”»[63].
La collana, inaugurata con i titoli La struttura dell’iki di Kuki Shūzō e Emicrania di Oliver Sacks e attiva fino al 2019, contiene un totale di 13 titoli, perlopiù di autori stranieri.

Figura 15. K. Shūzō, La struttura dell’iki, 1992, «i peradam» [fonte: adelphi.it]
Figura 16. O. Sacks, Emicrania, 1992, «i peradam» [fonte: adelphi.it]
A queste collane seguono, nel 1994, «Ethologica», che porta avanti la linea iniziata con «Collana di etologia» e che, non a caso, ne riprende il primo titolo I fondamenti dell’etologia, interrompendosi però nel 1996 con soli tre titoli, e «Biblioteca Orientale», fondata con uno scritto del monaco buddhista indiano Naropa a cura di Raniero Gnoli e attiva fino al 2001.
Anche il genere narrativo riceve, però, in questi anni un nuovo impulso, soprattutto grazie all’approdo in Adelphi, nel 1993, del commissario Maigret di Simenon, cui viene dedicata un’intera collana, quella degli «Adelphi-le inchieste di Maigret», la cui prima pubblicazione è Pietr il Lettone, dalla copertina gialla che ne contraddistingue il genere. Dopo aver presentato al pubblico i testi più difficili di Simenon, dando importanza a titoli che erano stati rifiutati dalla Mondadori, l’Adelphi riceve i diritti per Maigret per volere dello stesso autore che, attraverso la mediazione di Federico Fellini, grande estimatore del catalogo adelphiano e suo amico, vi riconosce il luogo adatto per le sue opere[64].

Figura 17. G. Simenon, Pietr il Lettone, 1993, «gli Adelphi – le inchieste di Maigret» [fonte: adelphi.it]
Sempre in ambito narrativo, un’altra novità degli anni Novanta è rappresentata dalla fondazione della «Nave Argo», una collana di classici rilegati di colore blu con i bordi e le scritte in bianco (perlomeno all’inizio), il cui nome prende spunto dalla nave degli Argonauti. La prima pubblicazione è Opere di Carlo Dossi (1995), cui seguono molti altri scritti di autori italiani: Savinio, Croce, Morselli, Ortese, Flaiano, Sciascia, per un totale di 18 libri editi fino al 2019.

Figura 18. C. Dossi, Opere, 1995, «La Nave Argo» [fonte: adelphi.it]
Escono nel frattempo, in «Biblioteca Adelphi», libri come Il dono (1991) e Lolita (1993) di Nabokov, seguiti da Le braci di Sándor Márai e L’Aleph di Borges (1998), mentre «Fabula» ospita pubblicazioni al contempo renumerative e di qualità come Le ceneri di Angela di McCourt (1997), vincitore del premio Pulitzer nello stesso anno, e Follia di McGrath (1998), oltre che gli italiani Paolo Maurensig e Anna Maria Ortese, rispettivamente con La variante di Lüneburg (1993) e Il mare non bagna Napoli (1994).
Del 1994 è, infine, anche la pubblicazione di Dagli Ebrei la salvezza di Léon Bloy in «Piccola Biblioteca Adelphi». Si tratta di una scelta editoriale molto discussa, per via dei toni antisemiti dello scritto; dall’Adelphi ribadiscono, però, il carattere apolitico della Casa e la volontà di dare voce a opinioni anche molto contrastanti, pubblicando dunque «non […] libri innocui, ma libri che tocchino punti essenziali e aiutino a pensare», perché «ci sono ferite da cui viene la conoscenza»[65].
Gli anni Duemila si aprono, invece, all’insegna della narrativa per bambini, con una collana fondata nel 2002 che deve il proprio nome a un libro pubblicato qualche anno prima dalla Casa in «Biblioteca Adelphi», I cavoli a merenda di Sto (Sergio Tofano), che è anche l’unico autore italiano della serie, attiva fino al 2019.
Dello stesso anno è il primo dei quattro numeri di «Adelphiana. Pubblicazione permanente», che segue Adelphiana 1971, «[…] libro rosso, anomalo, oggi introvabile, che si presentava come il possibile primo numero di una rivista o come almanacco o come dichiarazione programmatica»[66]. Vi comparivano in copertina i nomi di ventotto autori, in ordine alfabetico; figure tra loro divergenti «che potessero convivere in uno stesso paesaggio mentale, come se ciascuna, per qualche oscura via, facesse da tramite verso le altre – o le evocasse»[67]. È lo stesso principio che sarà alla base di Adelphiana, 1963-2013, volume uscito in occasione dei cinquant’anni della casa editrice con l’intento di ripercorrere le pubblicazioni adelphiane più significative, accompagnate da immagini e scritti connessi ai libri. «Si trattava di comporre una costellazione di singolarità […]. Ogni libro vive a sprazzi, non solo sulle pagine, ma nella mente di quelli che lo accolgono. […] Si trattava di cogliere alcuni di quegli sprazzi»[68].
L’esiguità è, poi, la caratteristica di un’altra collana che appare per la prima volta nel 2006, «Biblioteca minima» che, come dice il titolo, ospita scritti dal formato breve; il suo primo titolo è un frammento del Nichilismo europeo di Friedrich Nietzsche.

Figura 19. F. Nietzsche, Il nichilismo europeo. Frammento di Lenzerheide, 2006, «Biblioteca minima» [fonte: adelphi.it]
Mentre nel 2011 si dà il via alla stagione del formato digitale con gli «Adelphi eBook», inizia nel 2013 la pubblicazione sistematica dei «Maigret» di Simenon, in una serie di 15 grandi volumi dai dettagli in giallo e nero che nel 2019 cambieranno veste grafica con «I Maigret. Nuova edizione», acquisendo un caratterizzante colore rosso.

Figura 20. G. Simenon, I Maigret 1, 2013 [fonte: adelphi.it]
Figura 21. G. Simenon, I Maigret 1 (Nuova edizione), 2019 [fonte: adelphi.it]
Altre novità del Duemila sono, infine, «Imago» (2015) e «Animalia» (2019): la prima collana è dedicata allo studio delle immagini e dell’arte e si apre, non a caso, con Paura reverenza terrore di Carlo Ginzburg, una raccolta di cinque saggi su altrettante immagini, sulle quali lo sguardo dell’autore si posa in modo lento e accurato; la seconda è, invece, di tipo scientifico, un omaggio al mondo animale il cui primo titolo è il best seller di Carl Safina Al di là delle parole e che ospita, per ora, solo cinque titoli.
Nel frattempo escono, nelle collane nate antecedentemente, pubblicazioni molto significative, che arricchiscono il catalogo della casa editrice e il suo pubblico di lettori. Nella «Biblioteca Adelphi» fanno il loro esordio Goffredo Parise con i Sillabari (2004) e Irène Némirovsky con Suite francese nel 2005, stesso anno in cui appare Il ballo in «Piccola Biblioteca».
Sempre nel 2004 nella «Collana dei casi» viene pubblicata la prima edizione italiana di Leggere Lolita a Teheran dell’autrice iraniana Azar Nafisi, che ottiene fin da subito un grande successo di pubblico. È, però, in «Fabula» che si segnano titoli e autori caratterizzanti. Nel 2000 esce La versione di Barney di Mordecai Richler tradotto da Matteo Codignola, che diventa in Italia un vero e proprio caso letterario, seguito da L’incubo di Hill House (2004) e Quella sera dorata (2006), rispettivamente di Shirley Jackson e Peter Cameron, entrambi diventati autori di punta della Casa negli anni seguenti.
Nel 2007 fa il proprio esordio all’Adelphi il cileno Roberto Bolaño con 2666, cui più tardi seguirà I detective selvaggi (2014) e, nel frattempo, esce La sovrana lettrice di Alan Bennett, che ha come protagonista la regina del Regno Unito Elisabetta II. Seguono Zia Mame di Patrick Dennis (2009) e, nel 2012, due titoli importanti: Casino Royale di Ian Fleming, la prima storia in cui compare il personaggio eroico di James Bond, che ispirerà ben due adattamenti cinematografici, e il romanzo biografico Limonov di Emmanuel Carrère, diventato un vero e proprio best seller. In «Fuori collana» vede, invece, la luce, nel 2012, La storia del mondo in 100 oggetti di Neil MacGregor, direttore della National Gallery e poi del British Museum; si tratta di un libro illustrato che ripercorre la storia dell’umanità attraverso gli oggetti che sono perdurati nel tempo.
Tra gli autori italiani presenti nel catalogo che meritano di essere menzionati c’è Leonardo Sciascia, tra i più importanti della Casa, le cui opere vengono pubblicate dal 1985 e proseguono fino ai nostri giorni, per un totale di 75 libri editi al 2019, tra i quali si contano i tre volumi delle Opere complete, pubblicati a partire dal 2012 nella «Nave Argo».
Dal 2011 ha, invece, inizio la pubblicazione sistematica di un’altra importante figura del Novecento italiano: Carlo Emilio Gadda. Benché l’autore avesse già fatto la sua apparizione nel catalogo dal 1981, rompendo in un certo senso il proprio legame con l’editore Garzanti, nel 2011 Gadda si trasferisce definitivamente da Calasso, che dà alle stampe come primo titolo gli Accoppiamenti giudiziosi pubblicando, man a mano, l’opera omnia dell’ingegnere, e raggiungendo il culmine nel 2018 con l’uscita di Quel pasticciaccio brutto de via Merulana. Afferma Calasso:
Ho pensato che uno studente o uno straniero che voglia farsi un’idea della lingua e della letteratura italiana del secolo scorso troverebbe qui una costellazione variegata, dalla quale si può desumere che il Novecento italiano è stato molto più affascinante e intricato di come spesso viene raccontato[69].
In effetti, a fare compagnia a Gadda e a Sciascia con la loro intera opera o i maggiori volumi, ci sono: Croce, Ortese, Parise, Cristina Campo, Savinio, Landolfi, Michelstaedter, Manganelli, Malaparte, Morselli, Satta e Flaiano.
Tra i successi editoriali più significativi della Casa negli ultimi anni ci sono, infine – fra i tanti altri –, due titoli ormai famosi: il saggio Sette brevi lezioni di fisica dell’italiano Carlo Rovelli (2014), pubblicato in «Piccola Biblioteca Adelphi», che, con una tiratura iniziale di 3.000 copie, alla fine del 2015 ne aveva già vendute 300.000, e Spillover di David Quammen, nella «Collana dei casi». Si tratta di un saggio-reportage scritto in forma narrativa, in cui l’autore ripercorre le proprie esperienze sul campo come scienziato, approfondendo il cosiddetto “salto di specie” (in inglese appunto, spillover), attraverso cui un microrganismo patogeno dagli animali diventa in grado di trasmettersi alla specie umana, dando talvolta origine alle pandemie. Pubblicato per la prima volta nel 2014, il libro acquista un nuovo interesse nel 2020, dal valore quasi profetico, quando viene ripubblicato da Adelphi in versione e-book durante l’emergenza sanitaria da Covid-19, diventando ben presto un successo editoriale in tutto il mondo.
Di successi editoriali: i libri Adelphi più venduti
Si è parlato più volte della capacità tutta adelphiana di saper coniugare successo e qualità, imprenditoria e cultura, mantenendo in equilibrio i due principi opposti su cui è fondata ogni industria, a maggior ragione se si tratta di una casa editrice: l’aspetto aziendale e quello culturale.
«Penso un editore come un creatore»[70] – scriveva Piero Gobetti nel suo notissimo programma ideale:
creatore dal nulla se egli è riuscito a dominare il problema fondamentale di qualunque industria: il giro degli affari che garantisce la moltiplicazione infinita di una sia pur piccola quantità di circolante. […] Basta che egli sia stato logico; non abbia fatto transazioni coi suoi princìpi di uomo colto, che pubblico e scrittori siano sicuri di lui[71].
Un editore – si potrebbe dire – come mediatore tra due valori antitetici, ma ugualmente importanti per restare in vita. Su questo assunto si basa la strategia di Adelphi, che si muove nel tempo coerentemente, acquisendo sempre più affidabilità agli occhi del pubblico, grazie alla sua forte identità e alla qualità delle sue pubblicazioni. Esempio di questa politica sono i long sellers, ossia quei libri il cui successo si protrae nel tempo – e che si legano in qualche modo al marchio cui appartengono – evidenziando come, per la casa editrice, si ragioni in termini di durata e di catalogo, anche se non mancano i casi editoriali.
Così si scopre, dando un’occhiata alle diverse classifiche consultabili sulla rete, che tra i libri più venduti da Adelphi ci sono quelli che in qualche modo hanno caratterizzato e ancora caratterizzano il catalogo della Casa, pubblicazioni importanti di autori altrettanto rilevanti: libri in molti casi atemporali e per questo sempre attuali, ormai veri e propri classici, presenti da anni sugli scaffali delle librerie e tra i primi posti delle classifiche di vendita.
La prima di cui si tiene conto nel presente lavoro risale al 6 marzo 2019 e, benché non fornisca dettagli specifici sulle modalità di rilevazione dei dati, proviene, stando all’articolo del giornale online «Il Post» che la riporta, dalla stessa casa editrice[72]. Vi sono indicati, come si può vedere di seguito, i dieci libri più venduti da Adelphi dalla sua fondazione, nel 1962, al 2019:
- Siddhartha di Hermann Hesse
- L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera
- Una storia semplice di Leonardo Sciascia
- La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth
- 101 storie Zen a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps
- Lo hobbit di J. R. R. Tolkien
- Follia di Patrick McGrath
- Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia
- Lo zen e il tiro con l’arco di Eugen Herrigel
- L’anello di Re Salomone di Konrad Lorenz
Si tratta di una classifica che comprende uno dei libri più letti al mondo, Lo hobbit di Tolkien, e altri dal valore ormai significativo – come Siddhartha e L’insostenibile leggerezza dell’essere che, come si vedrà, sono in assoluto le due pubblicazioni più citate –, cui si aggiungono titoli di autori molto rappresentativi del catalogo adelphiano, come Roth e Sciascia; quest’ultimo compare con ben due titoli ed è, in effetti, l’italiano più letto di Casa Adelphi, terzo per numero di libri totali editi dopo Simenon e Nietzsche. Nello stesso articolo[73] si propone poi una seconda classifica, che è quella relativa ai titoli più venduti nel solo 2018, che è la seguente:
- Siddhartha di Hermann Hesse
- L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks
- Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli
- L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera
- Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia
- Follia di Patrick McGrath
- Lolita di Vladimir Nabokov
- Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Lewis Roy
- Limonov di Emmanuel Carrère
- Una storia semplice di Leonardo Sciascia
Come si può notare, tra le due classifiche ci sono delle costanti: tornano Hesse, Kundera, Sciascia e McGrath, ma in posizioni diverse, con Siddhartha al primo posto. Si aggiungono – tra gli altri – Lolita di Nabokov, ormai considerabile un classico, e L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello del neurologo Oliver Sacks; tra i titoli più recenti ci sono, infine, Sette brevi lezioni di fisica di Rovelli (2014) e Limonov di Carrère (pubblicato per la prima volta nel 2012 e poi nel 2014 in versione digitale), entrambi dal grande successo editoriale.
Sempre aggiornata al 2018, ma presumibilmente riferita ai titoli più venduti in totale dalla Casa, è la classifica proposta da Andrea Zanni[74], che tiene conto, servendosi di un portale per addetti ai lavori, delle sole edizioni specifiche, escludendo quindi dal conteggio le vendite relative alle eventuali ristampe dello stesso titolo in altre collane. L’autore dell’articolo ci tiene in questo caso a specificare che i dati di vendita relativi alle pubblicazioni più antiche (si pensi, ad esempio, a Siddhartha, la cui prima edizione adelphiana risale al 1975, dopo quella del 1973 targata Frassinelli) potrebbero essere sottostimati, essendo il portale, e di conseguenza i dati, abbastanza recenti. I titoli citati sono i seguenti:
- Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli
- Siddhartha di Hermann Hesse
- La versione di Barney di Mordecai Richler
- L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera
- Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia
- L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks
- Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron
- L’ordine del tempo di Carlo Rovelli
- Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Lewis Roy
- Le braci di Sándor Márai
La maggior parte dei libri compare anche nelle classifiche sopra menzionate; tra le nuove entrate ci sono, invece, La versione di Barney di Richler, la cui fortuna è da attribuire a una campagna a sostegno del romanzo portata avanti dal «Foglio» di Ferrara nel 2001 attraverso la pubblicazione di diversi articoli, rubriche e recensioni sul libro[75], L’ordine del tempo di Rovelli (2017) e Un giorno questo dolore ti sarà utile di Cameron (2007 e 2010), entrambi autori di spicco della scena editoriale degli ultimi anni. Ultimo, ma non meno importante, è Le braci, primo titolo adelphiano di Sándor Márai, molto amato dal pubblico dei lettori.
Si è, infine, fatto riferimento a due classifiche di tipo diverso, accessibili dai siti Internet di due delle case editrici italiane più famose: la Feltrinelli e Mondadori. Nella prima vengono riportati i libri Adelphi più amati dai lettori Feltrinelli, ovviamente secondo quelle che sono le vendite registrate dal sito della Casa negli ultimi mesi (ad agosto 2020)[76]. Si tratta dei seguenti cinque titoli:
- L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera
- L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks
- Siddhartha di Hermann Hesse
- Spillover di David Quammen
- Il signor Cardinaud di Georges Simenon
Oltre ai primi tre titoli, che in generale si osservano in quasi tutte le classifiche, è interessante notare la presenza di Spillover, la cui fortuna si lega inevitabilmente al 2020, per i motivi elencati nel capitolo precedente, e del Signor Cardinaud di Simenon, uscito nella «Biblioteca Adelphi» e in e-book a febbraio di quest’anno. Si discostano di poco i titoli Adelphi proposti da Mondadori tra i migliori best sellers tascabili[77]:
- Spillover di David Quammen
- Lolita di Vladimir Nabokov
- L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera
- L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks
- La camera azzurra di Georges Simenon
- Follia di Patrick McGrath
L’unico libro a non comparire tra quelli precedentemente menzionati è, infatti, La camera azzurra; tuttavia, essendo Simenon l’autore Adelphi in assoluto più pubblicato dalla casa editrice milanese, il fatto che uno dei suoi libri sia presente tra i più venduti (come nella classifica precedente) non sorprende. Siddharta e L’insostenibile leggerezza dell’essere risultano, invece, in estrema sintesi, i long sellers adelphiani più amati.
Quel che emerge dalla lettura di queste classifiche è, in effetti, una certa prevedibilità dei titoli adelphiani citati, la cui presenza è quasi scontata: forse è perché Adelphi fa della riconoscibilità una delle proprie caratteristiche più marcate; e della continuità il suo stile di pubblicazione, pur nell’eterogeneità dei titoli di volta in volta proposti, mettendo a punto un catalogo che i lettori non hanno mai smesso di frequentare.
Calasso parla di un «criterio palesemente contrario»[78] che starebbe alla base di una casa editrice, rispetto a quello che ha per oggetto i gusti del pubblico: intendere la Casa stessa come «un lungo serpente di pagine»[79], in cui ciascun segmento è costituito da una pubblicazione e tutti i segmenti, nel loro insieme, formano un unico libro, che ha per autore l’editore stesso, il cui obiettivo minimo deve essere «che provi piacere a leggere tutti i libri che pubblica»[80]:
Ma non è forse vero che tutti i libri che ci hanno dato un qualche piacere formano nella nostra mente una creatura composita, le cui articolazioni sono però legate da un’invincibile affinità? Questa creatura, formata dal caso e dalla ricerca testarda, potrebbe essere il modello di una casa editrice – e per esempio di una che già nel suo nome rivela una propensione per l’affinità: Adelphi, appunto[81].
È una visione a muovere il lavoro dell’editore – che si rintraccia non a caso nei titoli ripercorsi dal catalogo –, condizionando le sue scelte e, dunque, costituendo nel tempo una forma, che è quella della Casa. Per Adelphi, che nasce da quest’idea di «editoria come genere letterario», di casa editrice come mosaico, l’eterogeneità diventa un segno di riconoscimento, in quanto ogni pubblicazione, pur nella sua diversità, è parte di una missione culturale ben precisa.
La libertà di movimento che ne deriva fa sì che Adelphi non tenti di cercare compromessi con il pubblico né col mercato, bensì di attrarre verso di sé lettori elettivamente affini, conquistati attraverso la qualità e la cura editoriale delle pubblicazioni, riuscendo così a diventare sinonimo di affidabilità e di cultura, e assumendo, grazie alla propria, forte identità, le caratteristiche di un unicum del panorama editoriale italiano, un po’ come i suoi libri: unici in quanto tracce di vera vita vissuta.
Breve bibliografia di riferimento
- Adelphiana. 1963-2013, Milano, Adelphi, 2013
- O. Barbella, Il successo targato Adelphi, in L’Italia di oggi, i luoghi raccontati. Tirature ’01, a cura di V. Spinazzola, Milano, Il Saggiatore, 2001, pp. 105-13
- R. Bazlen, Scritti, a cura di R. Calasso, Milano, Adelphi, 1984
- R. Calasso, L’impronta dell’editore, Milano, Adelphi, 2013
- R. Cesana, Sui cataloghi editoriali e altri saggi, a cura di M. Gatta, Macerata, Bibliohaus, 2015
- S. Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, Torino, Einaudi, 2018
- F. Diozzi, Glossario di biblioteconomia e scienza dell’informazione, Milano, Editrice bibliografica, 2003
- G. C. Ferretti, G. Iannuzzi, Storie di uomini e libri. L’editoria letteraria italiana attraverso le sue collane, Roma, Minimum fax, 2014
- G. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Torino, Einaudi, 2004
- S. Guerriero, Adelphi al paragone, in «Belfagor», vol. 57, n. 3, maggio 2002, pp. 346-58
- G. Perrone, P. Di Paolo, I libri sono sempre figli ribelli. Tappe e segreti dell’avventura editoriale, Roma, Giulio Perrone Editore, 2018.
Sitografia
- Adelphi, Catalogo 2019, https://www.adelphi.it/media/326b98b3.pdf (scaricato il 29/07/2020)
- Adelphi.it, https://www.adelphi.it/catalogo/cerca (ultima consultazione: 30/11/2020)
- Classifica dei 100 libri tascabili consigliati dai lettori Mondadori, https://www.mondadoristore.it/Best-seller-Tascabili/gr-3479/?edt=38&opnedBoxes=amtp%2Catpp%2Cagen%2Capzf%2Cascf%2Caaut%2Caedt (ultima consultazione: 30/11/2020)
- A. Fraccacreta, «Microgrammi», la nuova collana di e-book da Adelphi, in «Il Sole 24 Ore», 13 aprile 2020, https://www.ilsole24ore.com/art/microgrammi-nuova-collana-e-book-adelphi-ADCzjvJ (ultima consultazione: 9/11/2020)
- A. Gnoli, Da Roth a Walcott ecco l’Adelphi mittelcaraibica, in «la Repubblica», 18 ottobre 1992, https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/10/18/da-roth-walcott-ecco-adelphi-mittelcaraibica.html (ultima consultazione: 23/11/2020)
- I dieci libri più venduti di Adelphi, in «Il Post», 6 marzo 2019, https://www.ilpost.it/2019/03/06/dieci-libri-piu-venduti-adelphi/ (ultima consultazione: 30/11/2020)
- La storia dell’improbabile successo di “La versione di Barney”, in «Il Post», 4 luglio 2016, https://www.ilpost.it/2016/07/04/versione-di-barney-mordecai-richler-christian-rocca/ (ultima consultazione: 30/11/2020)
- Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, Roma, Oblique studio, ottobre 2016, https://www.oblique.it/images/formazione/dispense/adelphi/rs_adelphi_ott16.pdf (scaricato il 27/07/2020)
- Top 100 libri Feltrinelli, https://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?srch=0&cat1=1&page=1&prkw=top100librifeltrinelli&ff%5Bpublisher_desc%5D=Adelphi (ultima consultazione: 30/11/2020)
- A. Zanni, L’impronta dell’editore. La forma numerica di Adelphi, settembre 2018, https://medium.com/@aubreymcfato/limpronta-dell-editore-63467ab9b0bb (ultima consultazione: 30/11/2020).
-
Si presenta un estratto della tesi di Laurea magistrale in “Editoria e scrittura” dal titolo Adelphi e i libri unici: analisi del catalogo e indagine fra i lettori, discussa nel gennaio del 2021 presso Sapienza Università di Roma: relatrice la prof.ssa Maria Panetta e correlatore il prof. Giulio Perrone. Ovviamente, viste le circostanze, questa pubblicazione rappresenta anche un omaggio sentito e grato a Roberto Calasso. ↑
-
E. Siciliano, Gli editori leggono Adelphi, in «La Stampa», 20 dicembre 1972, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, ottobre 2016 (https://www.oblique.it/images/formazione/dispense/adelphi/rs_adelphi_ott16.pdf, p. 18). ↑
-
S. Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, Torino, Einaudi, 2018, p. 125. ↑
-
Ivi, p. 126. ↑
-
R. Bazlen, Scritti, a cura di R. Calasso, Milano, Adelphi, 1984, pp. 268-69. ↑
-
Ivi, p. 363. ↑
-
S. Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, op. cit., pp. 201-202. ↑
-
R. Polese, Addio a Luciano Foà, l’editore nemico delle ideologie, in «Corriere della Sera», 26 gennaio 2005, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 162. ↑
-
Ivi, p. 146. ↑
-
S. Guerriero, Adelphi al paragone, in «Belfagor», vol. 57, n. 3, maggio 2002, pp. 346-58: 351. ↑
-
G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Torino, Einaudi, 2004, p. 245. ↑
-
R. Calasso, L’impronta dell’editore, op. cit., p. 112. ↑
-
G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 319. ↑
-
Cfr. O. Barbella, Il successo targato Adelphi, in L’Italia di oggi, i luoghi raccontati. Tirature ’01, a cura di V. Spinazzola, Milano, Il Saggiatore, 2001, pp. 105-13. ↑
-
R. Calasso, L’impronta dell’editore, op. cit., p. 79. ↑
-
F. Diozzi, Glossario di biblioteconomia e scienza dell’informazione, Milano, Editrice bibliografica, 2003, p. 28. ↑
-
R. Cesana, Sui cataloghi editoriali e altri saggi, a cura di M. Gatta, Macerata, Bibliohaus, 2015, p. 1. ↑
-
C. De Michelis, Apologia dell’editore, in «Domenica del Sole 24 Ore», 7 aprile 2013, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 261. ↑
-
R. Calasso, L’impronta dell’editore, op. cit., p. 76. ↑
-
M. Gatta, Catalografia, in R. Cesana, Sui cataloghi editoriali e altri saggi, op. cit., p. 179. ↑
-
Ivi, p. 181. ↑
-
Cfr. Adelphi, Catalogo 2020 (https://www.adelphi.it/media/326b98b3.pdf). ↑
-
Cfr. Adelphi.it: https://www.adelphi.it/catalogo/cerca. ↑
-
Dati aggiornati al 4/11/2020. ↑
-
A. Fraccacreta, «Microgrammi», la nuova collana di e-book da Adelphi, in «Il Sole 24 Ore», 13 aprile 2020 (https://www.ilsole24ore.com/art/microgrammi-nuova-collana-e-book-adelphi-ADCzjvJ). ↑
-
Cfr. Adelphi.it: https://www.adelphi.it/catalogo/cerca, “filtra per collana”. ↑
-
Cfr. Adelphi.it: https://www.adelphi.it/catalogo/cerca, “naviga per tema”. ↑
-
Gli autori appartengono a secoli diversi; va da sé che alcuni sono nati in Stati non più esistenti: per la classificazione si è tenuto conto dei confini attuali. ↑
-
Laddove non sia stato possibile trovare una data precisa, si è cercato di ricostruirla in base alle informazioni note (per esempio sulle pubblicazioni). ↑
-
G. Perrone, P. Di Paolo, I libri sono sempre figli ribelli. Tappe e segreti dell’avventura editoriale, Roma, Giulio Perrone Editore, 2018, p. 91. ↑
-
Ibidem. ↑
-
Ivi, p. 92. ↑
-
Ibidem. ↑
-
G. C. Ferretti, G. Iannuzzi, Storie di uomini e libri. L’editoria letteraria italiana attraverso le sue collane, Roma, Minimum fax, 2014, p. 5. ↑
-
Ivi, p. 6. ↑
-
Cfr. G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit. ↑
-
P. Di Stefano, L’Italia ignorava l’Oriente, lo scoprimmo noi, in «Corriere della Sera», 3 marzo 2010, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., pp. 213-14. ↑
-
Ibidem. ↑
-
Calasso su Adelphi, filosofia di un editore, in «Il Messaggero», 30 marzo 2013, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 257. ↑
-
Ibidem. ↑
-
G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 176. ↑
-
M. Belpoliti, I fratelli della luna nuova, in «Tuttolibri» della Stampa, 22 giugno 2002, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 57. ↑
-
Adelphiana. 1963-2013, Milano, Adelphi, 2013, pp. 37-38. ↑
-
S. Truzzi, I fratelli di Adelphi, in «Il Fatto Quotidiano», 26 novembre 2010, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 217. ↑
-
Adelphi.it: https://www.adelphi.it/catalogo/cerca,“filtra per collana/ numeri rossi”. ↑
-
G. C. Ferretti, G. Iannuzzi, Storie di uomini e libri, op. cit., p. 220. ↑
-
R. Calasso, L’impronta dell’editore, op. cit., pp. 93-94. ↑
-
G. C. Ferretti, G. Iannuzzi, Storie di uomini e libri, op. cit., p. 220. ↑
-
C. De Michelis, Apologia dell’editore, op. cit., in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 261. ↑
-
R. Calasso, L’impronta dell’editore, op. cit., pp. 30-31. ↑
-
P. Di Stefano, L’Italia ignorava l’Oriente, lo scoprimmo noi, op. cit., in Oblique studio, Adelphi -Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 212. ↑
-
Ivi, p. 214. ↑
-
Cfr. A. Zanni, L’impronta dell’editore. La forma numerica di Adelphi, settembre 2018, https://medium.com/@aubreymcfato/limpronta-dell-editore-63467ab9b0bb. ↑
-
P. Mauri, E Croce fa le valigie, in «la Repubblica», 28 ottobre 1988, in Oblique studio, Adelphi- Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 38. ↑
-
N. Ajello, La crociata, in «la Repubblica», 28 dicembre 1988, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 40. ↑
-
G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, op. cit., p. 318. ↑
-
S. Guerriero, Adelphi al paragone, op. cit., p. 353. ↑
-
R. Calasso, Adelphi per adolescenti, intervista per «Sky Arte», in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 295. ↑
-
D. Messina, L’editore gioca con la storia: ecco l’ultima sfida di Calasso, in «Corriere della Sera», 7 marzo 2004, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 62. ↑
-
Ibidem. ↑
-
Ivi, p. 63. ↑
-
Cfr. A. Gnoli, Da Roth a Walcott ecco l’Adelphi mittelcaraibica, in «la Repubblica», 18 ottobre 1992 (https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/10/18/da-roth-walcott-ecco-adelphi-mittelcaraibica.html). ↑
-
Cfr. A. Zanni, L’impronta dell’editore. La forma numerica di Adelphi, settembre 2018 (https://medium.com/@aubreymcfato/limpronta-dell-editore-63467ab9b0bb). ↑
-
P. L. Vercesi, Borges recitava alla luna, Simenon si fidava di Fellini e Vienna tornò capitale. Così l’Italia capì che la cultura aveva ancora molto da scoprire, in «Sette del Corriere della Sera», 13 dicembre 2013, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 281. ↑
-
P. Di Stefano, Scrittore geniale o immondo: chi ha paura di Léon Bloy?, in «Corriere della Sera», 29 luglio 1994, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 97. ↑
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R. Calasso, Pubblicazione permanente e sporadicamente visibile, in Adelphi, Adelphiana. 1963-2013, Milano, Adelphi, 2013, p. 22. ↑
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Ivi, pp. 22-23. ↑
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Ivi, p. 24. ↑
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P. Di Stefano, L’ingegnere Gadda ha una nuova casa, in «Corriere della Sera», 10 febbraio 2011, in Oblique studio, Adelphi-Editoria dall’altra parte, op. cit., p. 73. ↑
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G. Perrone, P. Di Paolo, I libri sono sempre figli ribelli. Tappe e segreti dell’avventura editoriale, op. cit., p. 17. ↑
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Ivi, pp. 17-18. ↑
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Cfr. I dieci libri più venduti di Adelphi, in «Il Post», 6 marzo 2019 (https://www.ilpost.it/2019/03/06/dieci-libri-piu-venduti-adelphi/). ↑
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Ibidem. ↑
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Cfr. A. Zanni, L’impronta dell’editore. La forma numerica di Adelphi, settembre 2018 (https://medium.com/@aubreymcfato/limpronta-dell-editore-63467ab9b0bb). ↑
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Cfr. La storia dell’improbabile successo di “La versione di Barney”, in «Il Post», 4 luglio 2016 (https://www.ilpost.it/2016/07/04/versione-di-barney-mordecai-richler-christian-rocca/). ↑
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Cfr. Top 100 libri Feltrinelli; cfr. l’URL: https://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?srch=0&cat1=1&page=1&prkw=top100librifeltrinelli&ff%5Bpublisher_desc%5D=Adelphi. ↑
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Cfr. Classifica dei 100 libri tascabili consigliati dai lettori Mondadori; cfr. l’URL: https://www.mondadoristore.it/Best-seller-Tascabili/gr-3479/?edt=38&opnedBoxes=amtp%2Catpp%2Cagen%2Capzf%2Cascf%2Caaut%2Caedt. ↑
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R. Calasso, L’impronta dell’editore, op. cit., p. 94. ↑
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Ibidem. ↑
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Ivi, p. 96. ↑
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Ibidem. ↑
(fasc. 39, 31 luglio 2021)