Il 28 luglio ci ha lasciato Roberto Calasso, fiorentino classe 1941. Saggista, narratore, teorico dell’editoria, com’è ben noto, è stato a lungo direttore editoriale (a partire dal 1971) e fra i proprietari (dal 2015) della Casa editrice Adelphi, fondata nel 1962 da personaggi del calibro di Luciano Foà e Roberto Olivetti, e poi indirizzata a lungo da intellettuali della genialità di Bobi Bazlen.
Com’è stato più volte ricordato, i suoi maestri sono stati Nietzsche e Adorno, Kafka e Karl Kraus, oltre a Benjamin (da non dimenticare che si laureò con Mario Praz in letteratura inglese), tutti modelli che Calasso ha indubbiamente introiettato sia nei propri numerosissimi scritti sia nelle proprie scelte editoriali, ma sempre rielaborandoli in una particolarissima visione del mondo, della Storia, della Cultura e, nella fattispecie, della Letteratura. «Roberto Calasso ha segnato profondamente la cultura italiana del Novecento e del nuovo secolo, come editore e come scrittore. Ha guidato per cinquant’anni la casa editrice Adelphi, pubblicando nel nostro Paese libri che sono pilastri della civiltà europea (e non solo) e ha contribuito in maniera fondamentale a promuovere la cultura italiana all’estero», ha dichiarato il presidente dell’AIE Ricardo Franco Levi nel commemorarlo.
Come ha opportunamente ricordato Paolo Di Stefano, il geniale editore era figlio dello storico del diritto Francesco Calasso, «antifascista accusato con Ranuccio Bianchi Bandinelli di aver ucciso Giovanni Gentile»[1], e aveva vissuto «un’infanzia culturalmente precocissima, arricchita da presenze familiari come Arnaldo Momigliano e Giorgio Pasquali. Sua madre Melisenda, classicista allieva di Pasquali ed Ettore Bignone, era figlia di Ernesto Codignola»[2], fondatore della Nuova Italia.
Oltre che se stesso, come editore Calasso ha pubblicato, fra alterne reazioni della critica e degli intellettuali (soprattutto italiani, europei e statunitensi), libri negletti da altri editori (in primis Einaudi) e guardati talora con sospetto per il suo interesse per l’irrazionalismo, il nichilismo, il misticismo, l’etnologia etc. Negli anni Ottanta il suo marchio editoriale si è imposto sul mercato, imponendo a propria volta autori come Hesse, Joseph Roth, Walser, Kraus, Schnitzler, Lernet-Holenia, Kundera, Bernhard, Márai, oltre ai casi eclatanti degli italiani Morselli (finalmente pubblicato dopo una serie infinita di ingiustificabili rifiuti da parte di numerosi editori, fra i quali sempre Einaudi), Ortese, Busi, e al rilancio di Simenon o al recupero di Savinio, Gadda, Sciascia, Landolfi, Manganelli, Parise, Arbasino, Croce etc.
La sua opera meritoria comprende sia il vastissimo catalogo editoriale Adelphi, da lui considerato come un genere letterario a sé, sia la sua ampia produzione (il caso ha voluto che proprio il 29 luglio siano usciti i suoi ultimi due libri, Memè Scianca e Bobi, ovviamente dedicato a Bazlen).
In Italia c’è la pessima abitudine di dimenticare presto il valore dei pochi uomini di cultura che davvero hanno segnato la nostra storia e arricchito il nostro patrimonio spirituale: «Diacritica» desidera onorare lo sguardo lungimirante di Roberto Calasso anche con un approfondimento dedicato al variegato catalogo della sua imprescindibile e raffinatissima Casa editrice.
- P. Di Stefano, Morto Roberto Calasso, scrittore e editore, in «Corriere.it», 29 luglio 2021 (https://www.corriere.it/cultura/21_luglio_29/morto-roberto-calasso-scrittore-editore-51a0acdc-f03d-11eb-9f04-73cbb9ab1451.shtml?refresh_ce). ↑
- Ibidem. ↑
(fasc. 39, 31 luglio 2021)