Pescasseroli e Casamicciola: le immagini e i ritorni
Il retrofrontespizio di Pescasseroli, la monografia nella quale Benedetto Croce delineò le vicende storiche del paese natale, reca la data di stampa del «FEBBRAIO MCMXXII»[1]. Fino a quel momento il rapporto del filosofo con la terra d’origine era stato caratterizzato più da immagini e ricordi di riflesso che non dalle visite, tre in tutto, che si erano verificate nelle estati del 1910, del 1912 e del 1921[2].
Il 19 agosto 1910, giorno che precedette la sua “prima volta” a Pescasseroli dalla nascita, a quarantaquattro anni compiuti, ne scrisse a Giovanni Gentile, cercando di tenere riservati i propri sentimenti: «Domani i miei cugini vengono a prendermi in automobile e mi recherò al mio paese natale, che non ho mai visto. Immagina le accoglienze! Ma io avrei preferito potermici recare tranquillamente, e senza banda, spari, discorsi e luminarie»[3]. La domenica successiva, il 21 agosto, dinanzi ai concittadini, Croce tenne il più noto di quei «discorsi»[4], con ben altro trasporto intimo:
Quantunque io non abbia, prima di questi giorni, percorso materialmente la via che conduce a questo paese, l’ho percorsa infinite volte con la fantasia; e quantunque ora per la prima volta abbia contemplato la casa dei miei progenitori materni, la piazza, la chiesa, i ruderi del castello, li avevo già visti molte volte come in sogno. A me, fanciullo, i racconti di mia madre […] facevano di Pescasseroli per me come uno di quei paesi delle fiabe, che non si sa mai se siano o no esistiti. E un po’ paese di fiabe rimase per me, anche quando divenni adulto. Tanto, che se dovessi cercare la ragione profonda per la quale io, che pure sono andato in giro per molta parte del mondo, non mi ero ancora risoluto a venire a Pescasseroli […], mi accorgerei che c’era, in fondo al mio animo, il ritegno a realizzare il mondo del sogno, a sostituire immagini precise a quelle ondeggianti che erano nel mio cuore ricche di tanto significato, giacché facevano tutt’uno con l’immagine di mia madre[5].
L’«immagine» della madre, Luisa Sipari (1838-1883), che rappresenta la figura più «sentimentalmente» presente nei suoi ricordi[6], e la stessa monografia in esame, che delinea anche la storia della famiglia Sipari, hanno nel terremoto di Casamicciola il comune denominatore. Il riflesso di quella tragedia, dove Croce perse, com’è noto, i genitori e la sorella Maria, appariva, infatti, in tutta la sua incidenza, ancora a distanza di trentotto anni e proprio durante la stesura di Pescasseroli. Ciò emerge da una nota dell’8 ottobre 1921, con la quale il filosofo restituiva gli scritti dello zio, Francesco Saverio Sipari (1828-1874), utilizzati per il saggio sul paese natale. In quel contesto egli ammise di non aver «osato ripigliare e riguardare prima» quelle carte, che serbava sin dal 1883, perché, per l’appunto, rimaste «sepolte a Casamicciola»[7].
Anche per questo aspetto la monografia, osservata nei suoi principali elementi testuali e paratestuali (dalle lettere alle registrazioni delle visite, dalle ricerche alla composizione, dalle revisioni alla pubblicazione), costituisce un documento privilegiato sia della vita interiore che dell’opera di Croce, perché consente di comprendere meglio quei «sentimenti troppo personali e intimi» già tracciati nel viaggio del 1910[8], segnando al contempo uno spartiacque nei suoi studi che prelude alla più matura tetralogia storica.
Tra epitesto e peritesto
L’inizio dei lavori preparatori di Pescasseroli anticipava di qualche giorno il terzo soggiorno del filosofo nel paese natale, che si svolse dal 7 al 16 settembre 1921:
Sono partito in automobile per Pescasseroli con mio cugino [Erminio] Sipari. Ci siamo fermati ad Alvito a far colazione a casa dell’altro cugino [Pietrantonio Sipari], e nel pomeriggio, verso le 17, siamo giunti a Pescasseroli. Sono rimasto a Pescasseroli dieci giorni. Ho fatto molte ricerche, presso la parrocchia, il comune, in case private, di documenti e notizie […] Ho raccolto gran parte del materiale per una monografietta su Pescasseroli: già dell’altro avevo raccolto a Napoli[9].
Sull’esito delle ricerche scrisse da Frascati, il successivo 20 settembre, all’«altro cugino» Pietrantonio Sipari (1870-1953), informandolo del ritrovamento di «curiosi documenti delle arti paesane», tra i quali i versi del poeta pastore Cesidio Gentile, e chiedendogli notizie sulle date di acquisto di alcune proprietà della famiglia materna, di cui aveva cominciato a stendere l’albero genealogico[10]. Oltre alle fonti conservate dai parenti, per la stesura della monografia si era servito anche degli archivi (ora di Stato) di Napoli, di L’Aquila e di Foggia[11].
La fase di composizione interessò principalmente l’autunno del 1921. Dopo la copiatura e un’ulteriore fase di labor limae, che lambirono l’inizio dell’inverno, l’antivigilia di Natale lo studio era pronto per essere spedito a Laterza, mentre le correzioni delle bozze tipografiche si registrarono tra il 20 e il 21 gennaio 1922[12]. Nel mese successivo il «grazioso volumetto»[13] – in ottavo, di pagine 73, con una brossura color panna “sporcata” sul piatto anteriore dall’inchiostro color seppia, utilizzato per l’autore, per la marca e per i dati tipografici, e dal rosso del titolo – era in vendita al prezzo di 6,50 lire.
La monografia si apre con un’epigrafe dedicatoria («A mio cugino Erminio Sipari») e si chiude con l’indice, che enumera i nove capitoli di cui si compone, coprendo i secoli che vanno dall’XI al primo ventennio del XX. Alcuni brani, desunti dai capitoli VI, VII e VIII, furono proposti sotto forma di articoli, a firma dello stesso Croce, sulla terza pagina del «Giornale d’Italia», nei numeri del 17 febbraio, del 23 febbraio e del 5 marzo 1922[14].
Nel 1925 il saggio venne collocato, unitamente a quello dedicato a Montenerodomo (1919), comune della provincia di Chieti di origine della famiglia Croce, in appendice alla prima edizione della Storia del Regno di Napoli. Con questa nuova veste, sotto il titolo unitario di Due paeselli d’Abruzzo, oltre a seguire le sorti dell’opera principale nelle sue diverse declinazioni a stampa, comprese le revisioni operate per la terza edizione del 1944[15], ha avuto sul finire del secolo scorso anche un’autonoma circolazione, sebbene perlopiù racchiusa nell’alveo regionale abruzzese[16].
«Civile» e «domestica», le due facce della stessa storia etico-politica
Nell’opera del 1925, Croce aveva chiarito che la storia non poteva essere altro se non storia di un processo politico e morale, perché doveva cogliere «l’elemento vivo e fattivo», soffermandosi sulla classe intellettuale e politica, nella sua formazione e nel suo sviluppo, come, se del caso, nel suo «dissolversi» al nascere di un’altra forza dirigente[17]. Gli stessi cardini storiografici emergono nei precedenti scritti su Montenerodomo e Pescasseroli, nei quali del resto è possibile «vedere come in miniatura i tratti medesimi della storia in generale»[18]. Incorniciati nel peritesto della Storia del Regno di Napoli, essi stessi si facevano, pertanto, storia etico-politica.
Le due monografie, tuttavia, pur seguendo uno speculare percorso che muove dall’età medievale per arrivare ai primi del Novecento, mostrano una genesi e un’impronta sentimentale diverse. Mentre quella di Montenerodomo è stata pensata dal suo autore tre anni prima della pubblicazione e la maggior parte delle ricerche è stata svolta in anticipo rispetto alla visita dell’agosto 1919[19], l’idea di uno scritto su Pescasseroli non è, lo si vedrà, di Croce e le corrispondenti ricerche si sono registrate soprattutto durante e dopo il soggiorno dell’agosto 1921. Sul diverso approccio sentimentale, basta qui contrapporre l’immagine del filosofo a Montenerodomo, intento a sfogliare i volumi degli avi paterni, sforzandosi di ritrovare dentro se stesso «qualcosa» che lo «ricongiungesse a loro»[20], con quella nella biblioteca del palazzo degli avi materni a Pescasseroli, dove il riconoscere «le legature di certe collezioni di racconti», che sua madre gli aveva fatto leggere «da giovinetto», lo riempiva «di un nuovo e più saldo […] sentimento di affetto»[21]. Tali caratteristiche divaricano i due scritti nella stessa misura in cui l’ideologia demarca i confini tra i rispettivi protagonisti, i Croce e i Sipari, gli uni borbonici, gli altri liberali, sebbene i comuni interessi economici in Capitanata ne abbiano determinato l’alleanza, sancita nel novembre 1861 con il matrimonio tra Pasquale e Luisa[22].
Pescasseroli ricostruisce, dunque, il retroterra familiare materno, in quell’universo pastorale che si dipanava tra gli aspri monti della Marsica e la fertile pianura del Tavoliere, illustrando in modo esemplare la parabola ascendente dei Sipari tra il XVII e il XIX secolo. Da massari e conciatori – il primo avo citato da Croce è censito tra i «bassettieri»[23] – arriveranno, con Pietrantonio Sipari seniore (1795-1864), di cui si parla nel capitolo V (La fine della feudalità e la nuova borghesia), a possedere latifondi e palazzi, a sostituirsi agli antichi feudatari nel potere sociale ed economico, ad entrare nell’alveo nobiliare con accorte strategie matrimoniali e ad assolvere, con le successive generazioni, a ruoli di primo piano nel quadro dirigente dell’Italia postunitaria[24].
La narrazione delle vicende familiari, che si sviluppa soprattutto lungo il capitolo VI (Memorie domestiche), impose al filosofo di scusarsi per la «licenza» – termine presente nella stesura del 1922, ma rimosso nella revisione posteriore[25] – di aver convertito quelle «pagine di storia civile in pagine di storia domestica». Ma ciò non gli impedì di farlo in maniera documentata, peraltro proprio con l’ausilio di quelle carte che avrebbero richiamato – ancora – le immagini materne:
Ed ecco che io, leggendo nei libri parrocchiali e nei registri dello Status animarum i nomi e le date: “Petrus Antonius Sipari (1795), Domina Elisabeth Ricciardelli uxor (1806), Franciscus Xaverius filius (1828), Carmelus Paschalis (1832), D. Angelica (1830), D. Lucretia (1833), D. Erminia (1836), D. Aloysia Ernesta Philomena (1838)”, sento i documenti toccarmi ora come cose vive, vedo risorgere immagini e ricordi della mia fanciullezza[26].
Lo stesso tema interessa anche le sorelle di Luisa, cioè Lucrezia, Erminia e Angelica, educate nel convento napoletano di San Giovanni Battista, dove avrebbero continuato a vivere, le ultime due vestendosi nel corso di una cerimonia svoltasi in pompa magna nel 1856. La monacazione che si trasformava in evento mondano[27] rientra fra le rappresentazioni del prestigio goduto e, al pari degli altri segni dell’appartenenza di ceto (possesso della terra, ricchezza, costruzione di palazzi, matrimoni “dote contro titolo”), s’inserisce alla perfezione nella fase del consolidamento della borghesia ottocentesca. Ne consegue che la “conversione” da “civile” a “domestica”, e viceversa, segua lo sviluppo lineare e progressivo di una storia pur sempre a carattere etico-politico.
Pescasseroli tra vecchia e nuova Italia
L’evidenziata compenetrazione, nel prosieguo della monografia, è esemplificata dall’attività di Francesco Saverio Sipari, di cui il nipote discorre sia nel VI che nel VII capitolo (Dopo il 1860), esaminandone i versi giovanili nel contesto del Regno delle Due Sicilie, le opere più impegnate nel nuovo corso unitario, e facendone una sorta di ponte tra la vecchia e la nuova Italia. Due dei tre articoli che Croce pubblicò sul «Giornale d’Italia» all’indomani dell’uscita della monografia si soffermarono proprio sull’avo, con il cui nome, anzi, si apriva la narrazione del primo della serie[28].
Per il filosofo, del resto, era «agevole» dalle memorie domestiche «ripassare alla storia civile», perché il fratello della madre, dopo l’unificazione nazionale, messe da parte «letteratura e poesia», aveva rivolto «le forze del suo ingegno e della sua non leggiera cultura ai problemi economici della regione e alle cure dell’amministrazione del luogo nativo»[29]. Difatti, Francesco Saverio fu sindaco di Pescasseroli dal 1860 al 1872, oltre che consigliere comunale ad Alvito, consigliere provinciale all’Aquila, peraltro mancando per pochi voti, nel 1870, l’elezione alla Camera[30]. Nelle vesti di amministratore comunale favorì l’impianto di uffici pubblici e di scuole, il miglioramento dell’arredo urbano e l’apertura di nuove strade[31].
Croce si soffermò sulla più matura riflessione dell’intellettuale di casa Sipari, proponendo la Lettera ai censuari del Tavoliere del 1863[32]. Particolare risalto diede alla parte di essa in cui erano analizzate le condizioni di miseria del contadino dell’Italia meridionale, trascrivendone ampi stralci, salvo interrompere, per un rigo, il discorso diretto dell’avo e sentenziare: «E questa è la causa più vera del brigantaggio»[33]. La riproposizione della Lettera non configurava, perciò, soltanto e semplicemente il deferente omaggio a uno zio, oltre che il vivo interesse per un’analisi dei più acuti problemi sociali ed economici agli esordi della vita unitaria, ma anche un meditato consenso alle osservazioni che vi erano espresse[34].
Va, del resto, segnalato che l’attività svolta da Sipari come amministratore comunale, fra le principali testimonianze «d’intelligente e zelante cura» a beneficio del «proprio luogo nativo», cui doveva tendere la borghesia[35], sostanzia l’elemento etico-politico sul quale si poggiava, nella metodologia storica crociana, la costruzione della nuova Italia. Le strade aperte da Francesco Saverio avevano scardinato il secolare isolamento del paese, contribuendo a debellare il brigantaggio[36] e ad avviare una nuova fase, che il nipote osserva nel nono e ultimo capitolo (Nel presente) della monografia.
La genesi e la conclusione
La genesi di Pescasseroli è stata da tempo ricondotta nel quadro della propaganda per il primo parco nazionale italiano, il Parco Nazionale d’Abruzzo, i cui atti di costituzione non a caso sono coevi[37]. Il nome sia dell’ideatore di quell’inedita forma di protezione naturalistica in Italia che del “committente” dell’opera del 1922 coincideva, in effetti, con quello contenuto nell’epigrafe dello stesso volume. È quell’Erminio Sipari (1879-1968), ingegnere e parlamentare originario di Alvito, che visse tra Roma e Pescasseroli, testimoniando in più occasioni che Croce volle illustrare «la futura capitale del Parco» dietro sua «viva preghiera»[38].
Si tratta, d’altronde, dello stesso regista delle visite crociane a Pescasseroli, che lo aveva accompagnato ogni volta, a partire dalla prima dell’agosto 1910. Un passo del Discorso di Pescasseroli, a ben vedere, seguiva e suggellava gli auspici contenuti in un suo memoriale di un anno prima[39], prevedendo con antiveggenza come «il nome di Pescasseroli» sarebbe diventato presto «familiare a tutti», alla stregua dei «nomi dei villaggetti svizzeri», perché vi sarebbero convenuti «da Roma e da Napoli e da ogni parte, i villeggianti e gli escursionisti»[40]. Nell’estate del 1912, poco prima che fosse eletto deputato, sempre Sipari avrebbe condotto nuovamente il cugino nella terra natìa, con lo scopo di farlo presenziare il 15 settembre, nella vicina Pescina, all’inaugurazione «della linea automobilistica Pescina-Pescasseroli-Alfedena»[41]. Sia la terza visita dell’agosto 1921, come osservato caratterizzata da un soggiorno di dieci giorni dedicato alle ricerche, sia la successiva fase di redazione della monografia coincidevano con gli atti preparatori dell’Ente del Parco Nazionale d’Abruzzo, che fu costituito a Roma il 25 novembre 1921[42]. Erminio, all’epoca presidente della Federazione Pro Montibus per il Lazio e l’Abruzzo, venne eletto anche presidente dell’Ente Parco, elaborando prima e concretizzando poi un modello di gestione in cui conservazione naturalista e sviluppo turistico s’intrecciavano armoniosamente[43]. Verso questi aspetti volge la parte conclusiva di Pescasseroli, che unisce senza soluzione di continuità la dedica iniziale e l’iniziativa del dedicatario:
Molte volte, e da più parti, fu invocata l’istituzione di un parco nazionale per salvare questa [sottospecie autoctona di orso bruno] e le altre bellezze naturali della regione; e la federazione Pro montibus ha dato opera a istituirlo a proprie spese, erigendolo in ente autonomo. E un altro pensiero fu vagheggiato, e se ne fece anche propugnatore l’ingegnere Sipari: che questa verde conca a milledugento metri, circondata da montagne e colli, con boschi secolari o rinascenti per nuovi rimboschimenti, distante solo poche ore da Roma, diventi stazione climatica e vi sorgano alberghi[44].
Anche l’ideazione e la conseguente creazione di un parco nazionale, prima istituzione del genere in Italia e tra le poche esistenti in Europa, erano il frutto dell’impegno civile della borghesia nel contesto della nuova Italia, dove il «cresciuto benessere, di progredita civiltà» era stato capace di scardinare l’isolamento tipico di un paese un tempo feudale, un tempo «sperduto tra le montagne e quasi inaccessibile»[45].
Appendice
Alcune varianti della monografia di Pescasseroli
| Stampa 1922
Cap. IV Tra i “bassettieri” era, nel 1656, un Marcantonio di Siparo, che ritrovo anche tra i rappresentanti del comune, e tra coloro che conducevano pecore in Puglia alla locazione di Salpi. Cap. VI Sento i documenti toccarmi ora come cose vive, vedo risorgere immagini e ricordi della mia fanciullezza, e domando licenza di convertire per pochi istanti queste pagine di storia civile in pagine di storia domestica, e di commemorare coloro che furono la mia nonna, le mie zie, i miei zii, mia madre. Cap. VII Un cittadino di Pescasseroli difendeva la sua patria contro uno di Opi che l’accusava di miscredenza, e a costui ricordava che era ben cattolica osservante e aveva cinque confraternite e un dotto abate, e che gli stessi evangelici poi non meritavano tanto obbrobrio. Intanto, l’emigrazione portò via il maggior numero degli evangelici, e il rimanente fu spazzato da una Santa Missione di Passionisti, che predicò in Pescasseroli nel luglio del 1912. Così (dopo avere, per altro, fecondato il nuovo mondo!) si è esaurito il moto della riforma evangelica in Pescasseroli. |
Revisione 1944
Cap. IV Tra i “bassettieri” si annoverava, nel 1656, un Marcantonio di Siparo, che si ritrova anche tra i rappresentanti del comune, e tra coloro che conducevano pecore in Puglia alla locazione di Salpi; e non è improbabile, a giudicare dal cognome e altresì dall’industria da essi esercitata, che questa famiglia, che non era tra le antiche del luogo, provenisse dall’altra sponda adriatica. Cap. VI Sento i documenti toccarmi ora come cose vive, vedo risorgere immagini e ricordi della mia fanciullezza; e perciò spero che mi sarà perdonato se converto per poco queste pagine di storia civile in pagine di storia domestica e intrattengo i lettori di coloro che furono la mia nonna, le mie zie, i miei zii, mia madre. Cap. VII Un cittadino di Pescasseroli difendeva la sua terra natale contro uno di Opi, dicendo che Pescasseroli era ben cattolica osservante e aveva cinque confraternite e un dotto abate, e che gli stessi suoi evangelici non meritavano l’obbrobrio a cui si voleva condannarli. Intanto, l’emigrazione portò via il maggior numero degli evangelici, e il rimanente fu spazzato da una santa missione di Passionisti, che predicò in Pescasseroli nel luglio del 1912, e che parve rinnovare, in quella piccola cerchia, uno spettacolo frequente in Francia nei primi anni della restaurazione, quando i missionarî piantavano croci, suscitavano pubbliche ritrattazioni e bruciavano i libri del Voltaire e del Rousseau. Così (ma non senza aver prima fecondato con le sue colonie evangeliche il nuovo mondo) si è esaurito il moto della riforma religiosa di Pescasseroli! |
- B. Croce, Pescasseroli, Bari, Laterza, 1922, p. [6]. A questa ed. si rinvia, d’ora in poi, se non diversamente precisato, per i soli aspetti paratestuali; per i rimandi testuali, invece, si fa riferimento all’appendice di B. Croce, Storia del Regno di Napoli, a cura di G. Galasso, Milano, Adelphi, 1992. ↑
- Su questi aspetti B. Mosca, Croce e la terra natia, Roma, De Luca, 1967, specie le pp. 37-64. ↑
- B. Croce, Lettere a Giovanni Gentile (1896-1924), a cura di A. Croce, Milano, Mondadori, 1981, p. 381. ↑
- Il termine ricorre anche nella corrispondente registrazione sui Taccuini di Lavoro, vol. I, Napoli, Arte tipografica, 1987, dove il filosofo annotò: «Giornata ufficiale. Ricevimento al Municipio. La sera, banchetto offerto dai cittadini di Pescasseroli, e discorsi» (ivi, p. 218). ↑
- B. Croce, Il discorso di Pescasseroli, in La lunga guerra per il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lanciano, Rivista Abruzzese, 1998, pp. 15-18 (cit. alle pp. 15-16). Il Discorso del 1910 è stato pubblicato per la prima volta, ma con la data erronea del 1921, sulla «Rivista Abruzzese», XIX, 1966, nn. 1-2. ↑
- S. Cingari, Il giovane Croce. Una biografia etico-politica, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000, p. 27. ↑
- La nota è trascritta in L. Arnone Sipari, Gli inediti di Benedetto Croce nell’Archivio Sipari di Alvito, in «L’Acropoli», V, 2004, n. 3, pp. 309-19 (cit. a p. 316). ↑
- B. Croce, Il discorso di Pescasseroli, op. cit., p. 17. ↑
- B. Croce, Taccuini di Lavoro, vol. II, op. cit., p. 242. ↑
- L. Arnone Sipari, Gli inediti di Benedetto Croce, art. cit., p. 316. ↑
- Ivi, p. 314. Ma si veda anche L. Arnone Sipari, Benedetto Croce e la monografia su Pescasseroli dall’Archivio Sipari di Alvito, in «Rivista Abruzzese», LI, 1998, n. 4, pp. 309-14. ↑
- B. Croce, Taccuini di Lavoro, vol. II, op. cit., pp. 242-44, 246, 251-54, 259-60. Ma si veda anche la Nota del curatore (G. Galasso), in B. Croce, Storia del Regno di Napoli, op. cit., p. 506. ↑
- Così il filologo tedesco Karl Vossler, che ricevette la monografia il 18 marzo 1922 (Carteggio Croce-Vossler, 1899-1949, a cura di E. Cutinelli Rèndina, Edizione Nazionale, Napoli, Bibliopolis, 1991, p. 297). ↑
- Rispettivamente intitolati Storia di un Comune d’Abruzzo: Pescasseroli (n. 41 del 17 febbraio), Un poeta pastore (n. 46 del 23 febbraio) e Il paese ove nacqui: Pescasseroli (n. 55 del 5 marzo). ↑
- Nei Taccuini di lavoro, sotto la data del 31 gennaio 1944, si legge: «Revisione della ristampa della mia Storia del Regno di Napoli, e proprio delle due appendici sulla storia di due paeselli, Montenerodomo e Pescasseroli […]» (B. Croce, Taccuini di Lavoro, vol. V, op. cit., p. 23). Per alcune varianti fra le diverse stampe della monografia di Pescasseroli si veda l’Appendice al presente lavoro. ↑
- B. Croce, Due paeselli d’Abruzzo: Pescasseroli e Montenerodomo, a cura del Comune di Pescasseroli e del Comune di Montenerodomo, Raiano, GraphiType, 1999 (anche in rist. an. Raiano 2002). ↑
- B. Croce, Storia del Regno di Napoli, op. cit., p. 275. ↑
- Ivi, pp. 10-11. ↑
- B. Croce, Taccuini di Lavoro, op. cit., vol. II (1917-1926), pp. 115-17, 124, 128, 131-33, 138, 144. ↑
- B. Croce, Storia del Regno di Napoli, op. cit., p. 422. ↑
- B. Croce, Il discorso di Pescasseroli, op. cit., p. 17. La stessa immagine, della madre che lo aveva avviato alla lettura, si ritrova in B. Croce, Contributo alla critica di me stesso, Bari, Laterza, 1926, pp. 15-16. ↑
- Cfr. ora L. Arnone Sipari, Il contratto matrimoniale tra Pasquale Croce e Luisa Sipari (1861), in «Diacritica», VII, 2021, n. 1, pp. 15-21. ↑
- B. Croce, Storia del Regno di Napoli, op. cit., p. 454. ↑
- Su questi aspetti si vedano anche L. Piccioni, Erminio Sipari. Origini sociali e opere dell’artefice del Parco Nazionale d’Abruzzo, Camerino, Università degli Studi, 1997, specie le pp. 30-58; L. Arnone Sipari, Famiglia, patrimonio, potere locale: i Sipari in Terra di Lavoro nella seconda metà dell’Ottocento, in Le élites italiane prima e dopo l’Unità: formazione e vita civile, a cura di S. Casmirri, Marina di Minturno, Caramanica, 2000, pp. 215-65. ↑
- Cfr. l’Appendice al presente lavoro. ↑
- B. Croce, Storia del Regno di Napoli, op. cit., pp. 462-63. ↑
- Cfr. L. de la Ville sur-Yllone, La via Toledo sessant’anni fa [II], in «Napoli Nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana», VI, 1898, fasc. XI, pp. 167-70. ↑
- B. Croce, Storia di un Comune d’Abruzzo, art. cit., p. 3. ↑
- B. Croce, Storia del Regno di Napoli, op. cit., p. 471. ↑
- Per cenni biografici L. Arnone Sipari, Francesco Saverio Sipari e la «Lettera ai censuari del Tavoliere», in Benedetto Croce ed il brigantaggio meridionale: un difficile rapporto, a cura di R. Colapietra, Deputazione Abruzzese di Storia Patria, L’Aquila, Colacchi, 2005, pp. 87-92. ↑
- Cfr. B. Croce, Storia del Regno di Napoli, op. cit., p. 475. ↑
- Lettera ai censuari del Tavoliere per Francesco Saverio Sipari locato apruzzese, Foggia, Tip. Cardone, 1863, ora in Benedetto Croce ed il brigantaggio meridionale, op. cit., pp. 87-92. ↑
- B. Croce, Storia del Regno di Napoli, op. cit., p. 473. ↑
- Su questi aspetti L. Arnone Sipari, Il brigantaggio meridionale nell’opera di Benedetto Croce tra le due guerre, in Benedetto Croce ed il brigantaggio meridionale, op. cit., pp. 73-85. ↑
- B. Croce, Il dovere della borghesia nelle provincie napoletane, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, 1991, p. 9. ↑
- B. Croce, Storia del Regno di Napoli, op. cit., p. 475. ↑
- L. Arnone Sipari, Il percorso di Croce all’ecologia liberale attraverso le radici familiari, in Croce tra noi, Atti delle due giornate di studio (Pescasseroli-Università di Cassino, 3-4 giugno 2002), Atripalda, Mephite, 2003, pp. 25-37; L. Arnone Sipari, Gli inediti di Benedetto Croce, art. cit., p. 313. ↑
- E. Sipari, Relazione del Presidente del Direttorio provvisorio dell’Ente autonomo del Parco nazionale d’Abruzzo alla Commissione amministratrice dell’Ente stesso, nominato con Regio Decreto 25 marzo 1923, Tivoli, Maiella, 1926, p. 70. Ma si veda anche E. Sipari, Il Parco Nazionale d’Abruzzo, in «Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti», s. VI, XXIX, 1924, fasc. 1256, pp. 97-113. ↑
- E. Sipari, Pro-memoria per l’erezione di un albergo nella stazione climatica di Pescasseroli (Provincia di Aquila), Roma, Tip. Squarci, 1909, pp. 1-4. Su questi aspetti L. Piccioni, Erminio Sipari. Modernizzazione e civismo nella montagna abruzzese d’inizio Novecento, in «Meridiana», 1999, n. 34-35, pp. 133-61. ↑
- B. Croce, Il discorso di Pescasseroli, op. cit., p. 17. ↑
- B. Croce, Taccuini di lavoro, vol. I, op. cit., p. 320. Ma si veda anche L. Piccioni, Erminio Sipari. Modernizzazione e civismo, art. cit., p. 143. ↑
- E. Sipari, Relazione del Presidente, op. cit., pp. 75 e 211. ↑
- Si vedano in proposito gli Scritti scelti di Erminio Sipari sul Parco Nazionale d’Abruzzo (1922-1933), a cura di L. Arnone Sipari, Trento, Temi, 1911. ↑
- B. Croce, Storia del Regno di Napoli, op. cit., p. 498. ↑
- Ibidem. ↑
(fasc. 43, 25 febbraio 2022)