Andrea Camilleri da “caso” a “fenomeno” letterario: altre prospettive

Autore di Maria Panetta - Giuseppe Traina

Quando in Italia un romanzo arriva a vendere un numero straordinario di copie, a godere di un successo anche internazionale, a suscitare dibattiti che non hanno soltanto la sua caratura letteraria come argomento, a creare un rapporto di fedeltà tra autore e lettori che si rafforza, nel tempo, in occasione dell’uscita di libri successivi, di apparizioni pubbliche, di rapporti epistolari, di collaborazioni con altri media, si suole – soprattutto a partire dagli ultimi decenni del Novecento – adoperare la nozione di “caso letterario”. È stato così per Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, per La ragazza di Bube di Cassola, per La Storia di Morante, per La donna della domenica di Fruttero e Lucentini, per Il nome della rosa di Eco, per Un uomo di Fallaci e per qualche altro romanzo: non moltissimi, in verità.

E di “caso letterario” si cominciò a parlare anche quando i primi romanzi che avevano per protagonista il commissario Salvo Montalbano, gradualmente ma inesorabilmente, proprio sul finire del Novecento, scalarono regolarmente le classifiche dei libri più venduti, installandovisi saldamente in vetta per settimane e settimane. Dopo di che, varcata la soglia del XXI secolo, il “caso” Camilleri si trasformò in “fenomeno”, cioè in qualcosa di totalmente diverso e peculiare. Per due o tre motivi che si possono, sommariamente, ricordare e che differenziano la produzione di Camilleri da quella di tutti gli altri autori precedentemente citati (per ovvie ragioni biografiche, Lampedusa è un caso a sé stante).

Il primo elemento che ha trasformato il “caso” letterario in “fenomeno” duraturo è la regolarità con cui tutti i libri di Camilleri sono stati baciati dal successo editoriale, testimonianza di un rapporto di fidelizzazione tra autore e lettori che ha precedenti, forse, soltanto ottocenteschi: non si saprebbe a chi altri pensare se non a De Amicis, Salgari, D’Annunzio. Camilleri è diventato, per esprimerci in termini aggiornati, un vero e proprio brand.

Il secondo elemento riguarda il fatto che il successo di un’opera (o delle opere) dell’autore non ha generato una trasposizione filmica o televisiva successiva che abbia rilanciato, a distanza di tempo, il successo dell’opera letteraria stessa (è il caso di tutti i romanzi citati all’inizio, tranne Un uomo), bensì un fenomeno diverso, intrinsecamente legato allo scavalcamento (di portata mondiale) del prodotto “serie televisiva” rispetto al prodotto “film”. Ci riferiamo, ovviamente, al successo della fiction televisiva Il commissario Montalbano, che – con i suoi addentellati rappresentati da Il giovane Montalbano e da alcuni telefilm ispirati ai più fortunati romanzi storici di Camilleri – ha accompagnato, e non seguito, il dipanarsi dei romanzi e racconti polizieschi dell’autore empedoclino, in un gioco speculare per cui il prodotto televisivo rilanciava il successo del prodotto letterario e viceversa.

Il terzo elemento riguarda il fatto che, per le particolarità intrinseche della scrittura di Camilleri (malgrado si sia appena usata la parola “prodotto”), non si possono ridurre i suoi libri al livello del mero intrattenimento letterario: è proprio la sua scrittura, infatti, che ha condotto i critici e gli studiosi di letteratura, dopo talune (anche comprensibili) reticenze iniziali, ad affrontare il “fenomeno Camilleri” come un fenomeno letterario tout court e non come argomento da ricerche merceologiche. Il che non significa, ovviamente, una promozione indiscriminata di tutta la sua opera al rango di alta letteratura ma, invece, l’opportunità di utilizzare gli strumenti propri dell’analisi letteraria per valutare, contestualizzare, storicizzare i vari aspetti che compongono questo “fenomeno”. Ambizione che ispira le pagine critiche che si possono leggere qui di seguito: nel primo fascicolo monografico su Camilleri edito dopo l’uscita di Riccardino.

(fasc. 34, 25 agosto 2020)

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