Dal primo romanzo alla serie di Montalbano: ipotesi sulle scelte lessicali di Andrea Camilleri

Autore di Maria Panetta

Come ha opportunamente rilevato Luigi Matt[1] in un recente, lungo e documentato studio sulla lingua e sullo stile della narrativa camilleriana, i suoi testi sono stati spesso oggetto di «giudizi affrettati e letture impressionistiche»[2].

Matt individua tre istanze fondamentali nella narrativa dello scrittore siciliano: l’appartenenza alla «narrativa popolare»[3], dovuta all’aspirazione dell’autore a presentarsi come moderno «cantastorie»[4] di vicende accessibili a tutti, e la tendenza alla proliferazione di episodi minori; la promozione di una forma di «divertimento intelligente»[5] spesso sbilanciata verso la comicità[6], ma non aliena dall’includere anche altre componenti, fra le quali soprattutto quella tragica o grottesca[7]; infine, la presenza del gioco linguistico e l’adesione alle istanze dell’espressivismo, ovvero lo «sfruttamento intensivo di risorse (in particolare lessicali) estranee alla lingua comune, motivato dalla ricerca di un allontanamento dalla medietà»[8].

Egli sottolinea la distanza dall’italiano medio della lingua camilleriana, ma non parla di “plurilinguismo”, perché ritiene «necessario, perché si possa parlare di una prosa plurilinguista, che attraverso un uso intenso di forme di varia provenienza si dia vita a una miscela stilistica in cui trovino posto, alternandosi o contaminandosi, elementi connotati in modo molto differente, al limite antitetici (per esempio arcaismi e neologismi, aulicismi e forme popolari)»[9]. Inoltre, «la caratteristica linguistica più evidente, vale a dire l’uso di elementi dialettali, “si fa non solo pervasiva di tutta la scrittura [di Camilleri], ma anche tratto imprescindibile delle storie e dei personaggi, molti dei quali difficilmente potrebbero aver vita “verosimile” in altre forme linguistiche”»[10]. Lo aveva affermato lo stesso Camilleri in La testa ci fa dire, in dialogo con Marcello Sorgi: «Per me il dialetto, meglio sarebbe dire i dialetti, sono l’essenza vera dei personaggi»[11].

Matt nota che Andrea Camilleri scrive libri in cui la «trama si sviluppa perlopiù senza intoppi e i personaggi e gli ambienti sono ritratti in modo realistico. A differenza di quanto accade per solito nella narrativa popolare, però, l’obiettivo della piena leggibilità non è perseguito nel modo più ovvio, vale a dire utilizzando una lingua semplificata, ma viceversa – imprevedibilmente – sovraccaricando la pagina di elementi stilisticamente non neutri»[12]. Concordo con lui sul fatto che il paragone con Gadda non sia pertinente, sebbene spesso lo stesso Camilleri abbia dichiarato il proprio debito nei riguardi del Pasticciaccio in relazione alla possibilità di adoperare il dialetto.

Com’è noto, il suo primo romanzo, Il corso delle cose, è stato scritto fra l’aprile del 1967 e il dicembre del 1968, ma è stato ritenuto pubblicabile da un editore solamente nel 1978, dopo vari rifiuti: infatti, «la presenza di sicilianismi che la scrittura di Camilleri mostra sin da subito è un chiaro ostacolo, in un momento in cui la fortuna dei dialetti in letteratura (ma almeno apparentemente anche nella società) attraversa una fase di marcato declino»[13].

Come ha ricordato lo stesso Matt, in una nota dal titolo Mani avanti, posta in appendice all’edizione Sellerio del Corso delle cose e uscita vent’anni dopo la prima apparizione del romanzo, Camilleri aveva raccontato:

Mi feci presto persuaso, dopo qualche tentativo di scrittura, che le parole che adoperavo non mi appartenevano interamente. Me ne servivo, questo sì, ma erano le stesse che trovavo pronte per redigere una domanda in carta bollata o un biglietto d’auguri. Quando cercavo una frase o una parola che più si avvicinava a quello che avevo in mente di scrivere immediatamente invece la trovavo nel mio dialetto o meglio nel “parlato” quotidiano di casa mia. Che fare? A parte che tra il parlare e lo scrivere ci corre una gran bella differenza, fu con forte riluttanza che scrissi qualche pagina in un misto di dialetto e lingua. Riluttanza perché non mi pareva cosa che un linguaggio d’uso privato, familiare, potesse avere valenza extra moenia. Prima di stracciarle, lessi ad alta voce quelle pagine ed ebbi una sorta d’illuminazione: funzionavano, le parole scorrevano senza grossi intoppi in un loro alveo naturale. Allora rimisi mano a quelle pagine e le riscrissi in italiano, cercando di riguadagnare quel livello di espressività prima raggiunto. Non solo non funzionò, ma feci una sconcertante scoperta e cioè che le frasi e le parole da me scelte in sostituzione di quelle dialettali appartenevano a un vocabolario, più che desueto, obsoleto, oramai rifiutato non solo dalla lingua di tutti i giorni, ma anche da quella colta, alta[14].

Camilleri, in primo luogo, rifugge da una lingua «imbalsamata»[15] e obsoleta. Inoltre, vuole riprodurre l’effetto del parlato (probabilmente la sua esperienza in campo teatrale gioca un ruolo assai importante in tale scelta istintiva), e la lingua mista di dialetto e italiano parlata a casa gli appare come quella più funzionale a produrre tale esito, oltre ad essergli congeniale e a venirgli spontanea.

Il suo secondo romanzo, Un filo di fumo, venne edito nel 1980 da Garzanti, che però impose all’autore di aggiungere un glossarietto finale che spiegasse i termini in siciliano meno facilmente comprensibili: Camilleri all’inizio non accolse quella proposta con entusiasmo, ma, man mano che lo compilava, ci prese gusto e si divertì.

Ritengo che, tra le varie ragioni, anche la stesura di tale glossarietto abbia in qualche modo influito sulla scelta del lessico adoperato da Camilleri nella maggior parte dei romanzi che sono usciti in seguito, e in particolare nella serie dedicata a Montalbano: la mia impressione, infatti, è che non solo Camilleri abbia operato una scelta linguistica che “pesca” nel proprio “lessico famigliare”, ma che abbia anche, in un certo senso, progressivamente circoscritto l’ambito di azione, limitando il numero dei termini dialettali e delle espressioni proverbiali da inframmezzare all’italiano nelle proprie opere, al fine di offrire al lettore la possibilità di abituarsi a quel numero ristretto di voci di lessico con le quali poter lentamente familiarizzare ed entrare in confidenza. Se quest’ipotesi avesse un qualche fondamento, ne conseguirebbe, forse, che tale peculiare soluzione linguistica potrebbe essere stata pensata proprio in relazione alla prospettiva a lungo termine della “serie”.

Come primo tassello a supporto di questa tesi, rileggendo con attenzione Il corso delle cose, ho isolato tutta una gamma di lemmi e di espressioni (spesso in una sola occorrenza), delle quali alcune sono rinvenibili anche nei romanzi del ciclo di Montalbano e sono state, inevitabilmente e accortamente, riprodotte pure, con fedeltà estrema, nelle sceneggiature della serie TV così amata dal pubblico. Non credo che queste decisioni siano frutto del caso, ma ritengo, invece, che Camilleri le abbia adottate scientemente, anche al fine di confezionare un prodotto che potesse essere facilmente tradotto in lingua straniera.

Proverò a elencare di seguito tutti i lemmi che – all’altezza cronologica della stesura del romanzo Il corso delle cose – caratterizzano il particolare “siculismo”[16] di Camilleri, ovvero il suo italiano “inquinato” dal dialetto, più ampio bacino all’interno del quale egli ha, in seguito, selezionato una serie di parole ed espressioni (come “macari”, il verbo “taliàre”, “mi sono fatto persuaso” etc.) che ha riprodotto nei successivi romanzi e nei racconti della serie di Montalbano, e che si ritrovano anche nella serie TV.

Per quanto concerne i sostantivi, sono degni di nota: «strizzone di vomito» ossia ‘conato’[17] (p. 13); «schifìo» nel senso di ‘disgusto’ (p. 13) e «farla finire a schifìo» ovvero ‘a rissa generale’[18] (p. 32); «aveva gana» nel senso di ‘aveva voglia’[19] (pp. 14, 40, 117); «tronzo» o ‘torsolo, tronchetto’[20] (p. 14); «santa pacienza»[21] (p. 14); «sacchetta» per ‘tasca’ (pp. 16-18, 24, 37, 47, 125, 126, 133, 134, 136); «càmmara» o ‘camera da letto’[22] (pp. 16, 20, 24, 103, 123, 129); «maniàta» o ‘gruppo, branco’[23], ‘masnada’ (p. 17); «garrusi» o «figli di buonadonna»[24] (p. 17); «carzaràti» per ‘ex carcerati’[25] (p. 18); le voci popolari e meridionali «minchiata» (p. 18) e «minchiate» (p. 65); le forme scempie «matino» (pp. 19, 29, 41, 94, 99, 102, 122) con «matina» (pp. 27, 36, 106)[26]; «catoj» (pp. 20, 21) e «catojo» (pp. 21, 29, 48, 98, 102, 103) ovvero «stanzetta a piano terra, con una finestrella aperta nel legno della porta d’ingresso per far circolare l’aria»[27]; «farfantarìa» per ‘bugia’[28] (p. 22); «magarìa» per ‘magia, incantesimo’[29] (p. 22); l’antico o regionale «di prescia» per ‘di fretta’[30] (pp. 23, 37, 50, 93, 94, 109, 117); «rumorata» per ‘rumore, fragore’[31] (p. 24); «figli di buttana» (p. 27), «qualche figlio di buttana» (pp. 47, 125) e «buttane» (p. 85)[32]; «fìmmine» (pp. 28, 57, 77, 85, 101) e «fìmmina» (pp. 137, 138)[33], «fìmmine e picciottazzi» o ‘giovanottoni, ragazzacci’[34] (p. 57) e «le fìmmine se le fotteva!» (riferito a Carducci, p. 76); «basolato» o «pavimentazione fatta con i basoli»[35] (pp. 29-30), laddove le “bàsole” sono ‘lastre di pietra usate per le pavimentazioni’; «“l’ùmmira”, l’ombra»[36] (p. 31); «bancarellaro»[37] (pp. 31, 32, 95); «sciarriatìna» o ‘lite’[38] (p. 32), «trìbolo» o ‘tormento’[39] (p. 33); «spalloni», che in italiano, nel gergo dei contrabbandieri, sono ‘coloro che portano a spalla il carico di contrabbando’, ma in Camilleri diventano (in maniera originale) ‘gli scaricatori di porto che trasportano merci a spalla’[40] (p. 36); «picciotto» o ‘ragazzo’[41] (pp. 40, 88, 90, 108); «malannate» o ‘cattive annate’[42] (p. 41); «fesseria»[43] (p. 43); «ti scasso la schiena a pedate»[44] (p. 43) con «pedata» (p. 64); «una filama» o ‘calunnia’[45] (p. 46); «uno scherzo, una babbiata» o ‘presa in giro’[46] (p. 47); «finisce a schiticchio» o ‘gran mangiata’[47] (p. 47); «una taliàta obliqua» nel senso di ‘occhiata, sguardo’[48] (pp. 44, 48; «taliata» a p. 134); «duro torrone di mandorle detto cubàita»[49] (p. 50); «in questo minchia di paese»[50] (p. 51; «minchia» anche alle pp. 32, 110, 132, 136); «una manciata di perciale» o ‘pietrisco’[51] (p. 53); «trazzera» o ‘sentiero di campagna’[52] (pp. 58, 104, 107, 108) e «trazzere» (p. 116); «caicco» ossia ‘piccola imbarcazione a vela o a remi’[53] (p. 57); «tutto un babbìo, uno sfuggente gioco di dileggio e di ironia»[54] (p. 59); «un liscebusso» o ‘rimprovero, solenne sgridata’[55] (p. 73); «la vara» per «macchina di legname con fregi e lumi, che serve a portare in processione le Sacre Immagini», ‘barella’[56] (pp. 74, 116, 117, 118, 119, 120); «limosina» per ‘elemosina’[57] (p. 76); «sparla» o «chiacchiera a base di pettegolezzi»[58] (p. 78); «Che camurria!» o ‘scocciatura, seccatura’[59] (pp. 82, 93); «la ’ngiuria» o ‘soprannome ingiurioso’[60] (pp. 64, 84); «una santina» per ‘santino’[61] (pp. 84, 86) con «santine» (p. 87); «gli fosse venuta la bella pensata» o ‘idea, trovata’[62] (p. 84); «con le minne tutte di fuori»[63] (p. 85); «i pulìsi» o ‘poliziotti’[64] (p. 85); «gli faccia una parlata» o ‘discorso’[65] (p. 91); «il bellìco» per ‘ombelico’[66] (pp. 92, 116); «uno scecco» per ‘asino’[67] (pp. 92, 93) con «Vito è uno scecco gessaro, di quelli che fanno avanti e indietro sempre la stessa strada per trent’anni senza mai alzare la testa» ossia un ‘asino adibito al trasporto del gesso, un lavoratore instancabile’[68] (p. 97); «la tammuriniàta» per ‘suonata di tamburi’[69] (p. 93); «i melloni d’acqua» o ‘cocomeri, angurie’[70] (pp. 94, 95); «gli era rimasto un poco di zòppico» o ‘zoppìa’[71] (p. 95); «mi sono messo di postìa» ovvero ‘mi sono appostato’[72] (p. 100); «ciàvole» o ‘cornacchie’[73] (p. 101); «lo scoppio del primo mascone» o ‘mortaretto, petardo’[74] (pp. 102, 102-103); «giuggiulena» o ‘semi di sesamo’[75] (p. 103); «sullo scagno» o ‘tavolo da lavoro’[76] (p. 105); «fare minnitta» per ‘vendetta’ (p. 111) o «ne avevano fatta minnitta» per ‘scempio’[77] (p. 125); «una maschiata» o «esplosione intensa di mortaretti»[78] (p. 116); «gastime» o ‘bestemmie, imprecazioni’[79] (p. 117); «avevano pigliato il fuiuto» ossia ‘la fuga’[80] (p. 117); «la guàllara»[81] o ernia inguino-scrotale (p. 119); «gli levavano la spera dalla testa» ovvero l’‘aureola’[82] (p. 121); «racina» ossia ‘uva’[83] (pp. 125, 126); «sulle pàmpine» o ‘pampini’[84] (p. 126); «scassapagliaro» o ‘ladro di galline’[85] (p. 127); «sgarberia»[86] (p. 131); «come una malatìa»[87] (p. 135); «la fevri» ossia ‘la febbre’[88] (p. 135); «due pileri» ossia ‘pilastri, colonne’[89] (p. 137). Nonostante sia presente nel CamillerINDEX, invece, mi sentirei di escludere dall’ambito dell’indagine la voce italiana «tracoma» ossia «malattia della congiuntiva»[90] (p. 22).

Per quanto riguarda gli aggettivi, segnalerei: «carriche»[91] (p. 13); «i siciliani […] parlano, a mezza voce, cifrati»[92] nel senso di ‘in codice’ (p. 28); «sperto» per ‘esperto’ (pp. 37, 42) o ‘furbo’[93] (p. 126); «piombigno» ovvero ‘pesante come il piombo’[94] (p. 39); «un paese babbo, un paese stupido»[95] (p. 44); «figlio della gallina pinta» o ‘variopinta’[96] (p. 63); «ammammaloccuto» ovvero ‘stordito, stupefatto’[97] (p. 81); «era insitato sull’agro» ossia ‘brusco di modi’[98] (p. 93); «imparpagliato» ossia ‘incerto, confuso’[99] (p. 99) e «imparpagliati» (p. 112); «bambini con gli occhi pisciati» o ‘febbricitanti’[100] (p. 119).

Per quanto attiene, invece, alle voce verbali, sono da notare: «aveva isato gli occhi» ovvero ‘aveva sollevato gli occhi’[101] (p. 14); «ammucciato» ovvero ‘nascosto’[102] (p. 14) con «ammucciando» (p. 27); «assistimare» o ‘sistemare’[103] (p. 14), con «assistimàto» (p. 19) e «s’assistimò» (p. 24); «contare» ovvero ‘raccontare’[104] (p. 14) con «contamelo» (p. 64) e «mi contano» (p. 64); «se la pigliava sempre comoda» (p. 14) e «si sentiva pigliare» nel senso di ‘pervadere’[105] (p. 43), ma anche «aveva pigliato la nave» nel senso di ‘prendere’ (p. 87); «si inchiovassero», variante italiana di “inchiodassero” (p. 14) con «l’inchiovavano alla sua croce»[106] (p. 25); «aveva appena scampato» nel senso di ‘spiovere’[107] (p. 15); «alloppiarlo»[108] ovvero ‘drogarlo’ (p. 15); l’immancabile «Taliò» (pp. 16 e 39, 67, 81 minuscolo) con le voci «taliàre» (pp. 17, 18, 47, 80, 127, 134), «si taliò attorno» (p. 17), «si taliàva» (pp. 27, 78, 123), «taliàrlo» (pp. 54, 63, 106, 124), «taliàndo» (p. 58), «Si taliàrono» (p. 75), «a taliàrci il bellìco» (p. 92), «talìano la casa» (p. 112), «ci taliàva» (p. 132), «taliàrla»[109] (p. 134); «baschiare» per ‘smaniare’[110] (p. 16); «assittato» (pp. 17, 19, 21, 25, 34, 49, 90) con «assittarsi» (pp. 24, 87), «assittata» (p. 24), «lo fece assittare» (p. 40), «assittandosi»[111] (p. 61); «carricare» per ‘caricare’[112] (p. 17); «ancora calato a seguire il percorso della sua palla» (p. 17) e «molte teste si erano calate» ovvero ‘si erano abbassate’[113] (p. 29); «appizzato» per ‘attaccato, appeso’[114] (p. 19); «era superchiato» ossia ‘era bastato’[115] (p. 20); «principiato» nel senso di ‘iniziato’ (p. 20) con «principiò»[116] (p. 29); «serrato» per ‘chiuso’[117] (p. 22); «intortarsi» per ‘incurvarsi’[118] (p. 22); «truppicàndo» o ‘inciampando’[119] (p. 26); «labbra intappate» per ‘serrate’[120] (p. 26); «lacrimiàre» o ‘lacrimare’[121] (p. 26); «impiccicarsi» o ‘attaccarsi, incollarsi’[122] (p. 27); «Lo cuoceva»[123] nel senso figurato di ‘lo indispettiva, lo tormentava, lo crucciava’ (p. 27); «si sarebbe cataminàto» (p. 27) e «ti catamìni» nel senso di ‘muoversi’[124] (p. 106); «qualcosa avrebbe sicuramente spizzicato» per ‘trovato’[125] (p. 28); «“si l’acchianaru”, se lo son portato su»[126] (p. 30); «arravogliato» nel senso di ‘avvolto, stretto, intrecciato, attorcigliato’[127] (p. 30); «Amminchiò» per ‘s’incaponì, s’intestardì’[128] (p. 32) con «il parroco s’è amminchiato» nel senso di ‘s’è fissato’ (p. 74); «lo gattigliavano» per ‘tormentavano, graffiavano’[129] (p. 33); «coglioniamo» ossia ‘prendiamo in giro’[130] (p. 34); «bastoniato» o ‘bastonato’[131] (p. 37); «me la suca» per ‘succhia’[132] (p. 38); «Si scornano»[133] (p. 45); «ficcava» nel senso di ‘faceva sesso’[134] (p. 46); «se la fotte lui» (p. 46), «ti fotte» (p. 55) e «gli fotte la moglie»[135] (p. 97), ma anche con significato di ‘importare’ «che te ne fotte!» (p. 65) e «gliene fotte»[136] (p. 91); «che ci accucchia» nel senso di ‘che c’entra’[137] (p. 46); «si intesta» nel senso di ‘s’intestardisce, si ostina’[138] (p. 54); «abbiamo scangiato qualche parola» per ‘scambiato’[139] (p. 58); «non era persuaso» per ‘non era convinto’[140] (p. 61); «ripestiare» per ‘ricapitolare’[141] (p. 67); «gli scuri inserrati»[142] (p. 72) e «aveva inserrato la porta» (p. 98); «si lastimiava di un peso allo stomaco» ovvero ‘si lamentava’[143] (p. 72); «Salutiamo» (p. 74); «ammuccasse» (p. 90) e «ammuccò» (p. 90) nel senso di ‘bersela, abboccare’[144]; «santiò» per ‘bestemmiò, imprecò’[145] (p. 98) e «santiare» (p. 125); «gastimiare contro il dottor Scimeni» ossia «imprecare, lanciare insulti»[146] (p. 101); «cazzottiava» ovvero ‘faceva a pugni’[147] (p. 101); «il fuoco grande in cui era tombato da due giorni» per ‘precipitato’[148] (p. 102); la voce centro-meridionale «mozzicare il ditino»[149] (p. 105); «continuava a faticare la sua salita», in un insolito uso al transitivo (p. 105); «lo stavano fugattiando da tutti i lati» ossia ‘incalzando’[150] (p. 109); «strumentiavo lo stesso il modo di ammazzarla» nel senso di ‘architettavo’[151] (p. 114); «e chi ficimu? Nu scurdamu?» nel senso di ‘dimentichiamo’[152], laddove è degno di nota anche “Nu”, che sta per ‘ce lo’ (p. 116); «ci aveva tentato» nel senso di ‘ci aveva provato’, laddove è degno di attenzione soprattutto l’iniziale “ci” (p. 118); l’espressione di uso meridionale «non se ne incaricò» (p. 121); «Lui la pistola non l’avrebbe sicuramente scocciata» ovvero ‘estratta’[153] (p. 130); «non l’arrisveglio»[154] nel senso di ‘non lo sveglio’ (p. 131); «Vito cominciò a cimiare, pareva un albero sbattuto dalla tempesta» ovvero ‘tremare, ondeggiare’[155] (p. 134); infine, «babbiare» ovvero ‘scherzare’[156] (p. 137). Indipendentemente dall’aspetto lessicale, da rilevare, inoltre, il tipico uso meridionale del passato remoto per il passato prossimo in «I gelati, li ordinasti?» (p. 90).

Fra congiunzioni, avverbi, espressioni avverbiali, pronomi etc. sottolineerei: l’immancabile «magari» (p 11), nel senso di ‘anche’[157], specie nella variante «macari» (pp. 15, 16, 20, 21, 24, 27, 30, 32, 33, 35, 46, 53, 54, 57, 64 anche maiuscolo, 66, 68, 72, 74, 76, 81, 84 maiuscolo, 93, 97, 114, 119, 121, 123, 127, 128, 132); «due ore avanti» (p. 14) e «avanti lo sbarco» (p. 37), ossia ‘prima’[158]; «assà» ovvero ‘assai’[159] (p. 15); «tanticchia» ossia «un po’»[160] (pp. 16, 93); «appresso ai due»[161] (p. 16); «darrè il bancone» per ‘dietro il bancone’[162] (p. 18); «ranto ranto» nel senso di «tutt’attorno, vicino»[163] (pp. 19, 28); «allato»[164] (pp. 24, 37, 52, 61, 62); «Ora ora»[165] (p. 62); «parlare fitto fitto»[166] (p. 63); «doppopranzo»[167] (pp. 72, 91); «stamatina»[168] (pp. 96, 123); la forma antica o regionale «nemmanco» (p. 97); «hai tirato fòra la cartolina»[169] (p. 135). Inusuale, inoltre, l’uso dell’italiano “a momenti” nella frase: «l’orologio a pendolo segnava a momenti le sei», in cui “a momenti” comunica un’idea di prossimità nel passato (p. 77).

Sono, poi, da ricordare le espressioni: «para para» per ‘pari pari, tutta intera’[170] (p. 11); «infilò la mano in sacchetta» ovvero ‘in tasca’[171] (p. 16) e «Senza levare le mani d’in sacchetta» (come già accennato, varie occorrenze del termine si trovano nel testo); «Ci sono stato picca» ossia «poco»[172] (p. 21); «u giuvani di me patri» ossia il ‘garzone addetto al magazzino’[173] (p. 22); «Ci piscio in culo ai patti. Io ho sempre fatto di testa mia» ovvero ‘me ne frego dei patti’[174] (p. 51); «un piede leva e l’altro metti» ossia ‘passo dopo passo’[175] (p. 52); «se uno si intesta a mettere olio alla ruota» ovvero ‘s’intestardisce a mettere lubrificante[176] alla ruota’ (p. 54; “olio” si trova anche alle pp. 94 e 130 in quest’accezione); «Popolo becco» ossia ‘rozzo, caprone’[177] (p. 61); «uomo di panza»[178] (p. 64); «Ebbiva San Calò!» per ‘Evviva’[179] con betacismo (p. 116). Inoltre, i nomi di città e persona «Nuovaiorca»[180] (pp. 23, 84), «Raccusa»[181] (pp. 46, 67, 68), «Peppi Monacu»[182] (pp. 65, 66, 93, 94, 96, 97, 104, 105, 110-113, 115, 122).

Alcuni termini hanno un sapore arcaico, come «aeroplano»[183] (p. 11); «cinematografo»[184] (p. 11) anche nel senso di ‘scena’[185] («aveva fatto tutto quel cinematografo della macchina fotografica rubata», p. 109); e pure «un biscotto tarallo»[186] (pp. 36, 38), preferito al più diffuso “tarallo”, il biscotto tipico dell’Italia meridionale arricchito da semi d’anice e spezie varie.

Altri termini non sono adoperati comunemente, come il toscano «scipìto» per ‘poco interessante’[187] (p. 15) o la voce popolare «impestava l’aria» (p. 14) oppure il verbo «rimaritarsi»[188] (p. 17); inusuale anche il caso del verbo «la gamba rotta che non gli si voleva incollare» (p. 95). Camilleri predilige talora alcune varianti meno usate dell’italiano: ad esempio, «bigliardo»[189], forma alternativa per “biliardo” (pp. 17, 26, 95). Frequente è pure l’uso di voci familiari come nel caso di «a mala pena riusciva a tenere il nervoso» (p. 67).

Sono, poi, da ricordare i suggestivi proverbi (se ne possono rintracciare tanti anche in italiano, ma sono stati esclusi da questa disamina) e le espressioni particolari: «salta il tronzo e va in culo all’ortolano»[190] (p. 14), laddove “tronzo” è il ‘tronchetto’; «Tu – gli diceva Masino – sei come il marinaro[191]: sempre giri la vela a secondo del vento» (p. 31); «Omu senza panza, omu senza sustanza» (p. 64), ossia, nel linguaggio mafioso, ‘uomo che non sa tacere e che, quindi, non vale niente’[192]; «non staremmo qua tutti e due a perdere fiato e a fare scuocere la pasta»[193] (p. 67); «era un invito alla sparla, a tagliargli il vestito addosso» (p. 78); «Corbo è santo che non suda» ossia è ‘un santo di marmo che resta indifferente’[194] (p. 91); «senza neanche il tempo di fare biz» ovvero ‘di dire ba’[195] (p. 92); «prima di arrivare a tanto, prima di dire scappa Ninfa ca stizzìa, bisogna che piova per davvero e piovere davvero significa minimo minimo il diluvio»[196] (p. 92); «col tempo e con la paglia si maturano le azzalore» ossia le ‘mele lazzeruole’[197] (p. 92); «Quel grand’uomo del duce fece una volta un discorso che insegnava come si fa a fare camminare uno scecco[198], col bastone e con la carota» (p. 92); «Vuoi vedere che ha ragione Pasquale ed è che a Peppi monacu gli prudono[199] le corna?» (p. 93); «Turi aveva troppo il carbone bagnato, non era da tenere in conto» ossia aveva la ‘coda di paglia’[200] (p. 94); «E dunque si tornava a quattordici, a Peppi monacu» (p. 94) oppure «da capo a quattordici» (p. 109), ossia ‘da capo a dodici’; «gli tornavano gli spiriti» (p. 99); «dalla voce impastata si capiva che avevano la stiva carica» nel senso di ‘avere la pancia piena di vino, essere ubriachi’[201] (p. 101); «si sentiva comodo come una lumaca[202] sulla brace» (p. 102); «Muriamo a secco?» ossia ‘mangiamo senza bere?’ (p. 104); «che minchia credi che avrebbero fatto a me, eh?» (p. 136); «L’uomo che gli piace il pelo sempre muto di lingua è» ovvero ‘l’uomo che ama le donne non ne parla in giro’ (p. 137) etc.

Da notare, inoltre, tutti i casi di omesso troncamento, come nell’uso meridionale, laddove l’italiano userebbe troncare: ad esempio, con l’infinito del verbo “avere” («fece finta di non avere sentito», p. 18) oppure in «per vedere passare il santo» (p. 121) etc.

In primo luogo, è facile osservare che, quando può, pur accortamente evitando di appesantire la narrazione, Camilleri prova a illustrare i termini dialettali o “famigliari” che introduce già nel testo, facendoli precedere o, più spesso, seguire da sinonimi o espressioni sinonimiche in italiano che ne chiariscono il significato (laddove, nel caso che l’italiano preceda, l’effetto ottenuto è, forse, soprattutto di rafforzamento espressivo); fra gli esempi, da ricordare almeno: «“l’ùmmira”, l’ombra»[203] (p. 31), «uno scherzo, una babbiata» (p. 47), «duro torrone di mandorle detto cubàita»[204] (p. 50), «tutto un babbìo, uno sfuggente gioco di dileggio e di ironia» (p. 59), «“si l’acchianaru”, se lo son portato su» (p. 30) etc.

Altro fenomeno di rilievo, a mio avviso, perché denota una continua preoccupazione e un’attenzione vigile alle possibili reazioni o difficoltà del lettore, l’aggiunta dell’accento grafico all’interno di parola anche in casi in cui individuarne la sillaba tonica non presenterebbe particolari difficoltà, persino per un parlante del Nord d’Italia: ad esempio, in “fèvri” o “taliàre”.

Dopo aver raccolto questi dati, dai quali emerge almeno in parte la complessa ricchezza del lessico camilleriano, ho pensato, dunque, potesse essere di un qualche interesse utilizzarli per operare un confronto a partire da un gruppo di lemmi del “siculismo” adoperati da Camilleri nel primo romanzo, Il corso delle cose, al fine di verificare se lo scrittore li ripropone nel secondo romanzo, Un filo di fumo, e poi nel primo della serie di Montalbano, La forma dell’acqua: per restringere il campo d’indagine, ho scelto di esaminare nel dettaglio tutti i sostantivi menzionati supra, che sono 85, con l’ausilio del prezioso strumento del CamillerINDEX consultabile online.

Dunque, è emerso che, degli 85 sostantivi elencati sinora, 31 sono presenti nel secondo romanzo edito da Camilleri, Un filo di fumo, uscito nel 1980: “schifìo” solo nel senso di ‘disgusto’, “gana”, “garrusi”, “minchiata”, “matina/o”, “catojo”, “magarìa”, “prescia”, “buttana”, “ùmmira”, “spalloni”, “picciotto”, “pedata/e”, “filama”, “taliàta”, “minchia”, “trazzera/e”, “babbìo”, “camurrìa”, “’ngiuria”, “santina/e”, “scecco”, “melloni d’acqua”, “scagno”, “minnitta”, “gastime”, “fuiuto”, “giuvani di ma patri”, “omu/omo di panza”, “bigliardo”, “azzarole”.

Ricorrono, invece, nel primo romanzo della serie di Montalbano, La forma dell’acqua, edito da Sellerio nel 1994, solo 19 lemmi fra quelli individuati in precedenza: “gana”, “pacienza”, “càmmara”, “garrusi”, “minchiata”, “catojo”, “prescia”, “buttana”, “fìmmina/e”, “picciotto”, “fesseria”, “pedata/e”, “babbiata”, “minchia”, “pensata”, “minna/e”, “parlata”, “sacchetta”, “olio” nel senso di ‘lubrificante’.

Ne consegue che solamente i seguenti 9 lemmi sono stati riproposti in entrambi i romanzi del 1980 e del 1994, dopo Il corso delle cose: “gana”, “garrusi”, “minchiata”, “catojo”, “prescia”, “buttana”, “picciotto”, “pedata/e”, “minchia”.

Non sono stati, invece, riutilizzati nei romanzi successivi i 44 sostantivi che seguono: “strizzone”, “tronzo”, “maniàta”, “carzaràti”, “farfanterìa”, “rumorata”, “picciottazzi”, “basolato”, “bancarellaro”, “sciarriatìna”, “trìbolo”, “malannate”, “schiticchio”, “cubàita”, “perciale”, “caicco”, “liscebusso”, “vara”, “limosina”, “sparla”, “pulìsi”, “bellìco”, “tammuriniàta”, “zòppico”, “postìa”, “ciàvole”, “mascone”, “giuggiulena”, “maschiata”, “guàllara”, “spera”, “racina”, “pàmpine”, “scassapagliaro”, “sgarberia/e”, “malatìa”, “fèvri”, “pileri”, “Nuovaiorca”, Raccusa”, “aeroplano”, “cinematografo”, “biscotto tarallo”, “marinaro”.

In sintesi, degli 85 lemmi indicanti sostantivi adoperati da Camilleri nel primo romanzo del 1978, ne sono stati “eliminati” 54 e mantenuti solo 31 nel secondo romanzo del 1980 (sarebbe interessante sapere quale peso abbia avuto, in questa forte riduzione della presenza di voci dialettali o pseudodialettali, il ricordato obbligo di sottostare alla clausola dell’editore Garzanti relativa alla compilazione del Glossario esplicativo). Nel 1994, nel primo romanzo della serie di Montalbano, La forma dell’acqua, invece, la scelta si riduce addirittura a 19 su 85 (con una “perdita” di 66 lemmi), dei quali solo 9 (i citati “gana”, “garrusi”, “minchiata”, “catojo”, “prescia”, “buttana”, “picciotto”, “pedata/e”, “minchia”) sono comuni anche al secondo romanzo pubblicato da Camilleri e, se non erro, si ritrovano pure nella serie televisiva, forse perché si tratta di parole più “facili”, di più semplice comprensione e perlopiù di uso – in parte e con i dovuti adattamenti – già abbastanza diffuso persino nell’italiano corrente.

Pur tenendo ben presente che i risultati di tale indagine non possono essere del tutto indicativi semplicemente perché Camilleri potrebbe aver deciso di non riproporre certi termini nei romanzi successivi semplicemente perché non gli erano utili e non erano funzionali al dispiegarsi della narrazione (ad esempio, tutti quelli legati alle celebrazioni per la festa di San Calogero), credo si possa comunque concludere che tali dati sembrerebbero suggerire che lo scrittore (forse anche per un ripensamento su un lapidario suggerimento di Sciascia relativo a Un filo di fumo: «Pirandello le parole in dialetto non le usava»[205]) ha progressivamente ridotto il numero di termini dialettali e pseudodialettali da inserire nel tessuto dei propri romanzi, privilegiando, inoltre, quelli più semplici e immediati, forse per ragioni pragmatiche di opportunità in relazione alla traduzione in altre lingue e alla trasposizione “filmica” dei propri testi.

Riccardino, l’ultimo romanzo uscito il 16 luglio scorso, è, invece, in netta controtendenza (specie nella versione del 2016, più che in quella del 2005) e sembra recuperare, alla fine della carriera di successo di Camilleri e all’appressarsi dell’ombra della morte, una lingua famigliare, intima, più libera, creativa e fantasiosa: ma di questo mi occuperò a breve in altra sede.

  1. L. Matt, Lingua e stile della narrativa camilleriana, in «Quaderni camilleriani», 12, 2020, pp. 39-93.
  2. Ivi, p. 39.
  3. Ibidem.
  4. A. Camilleri, Le parole raccontate. Piccolo dizionario dei termini teatrali, Milano, Rizzoli, 2001, p. 138.
  5. L. Matt, Lingua e stile della narrativa camilleriana, art. cit., p. 40.
  6. Oltre al riferimento a un immaginario collettivo di natura privata e di registro basso, «[…] un certo grado di ipercaratterizzazione dei personaggi e la tendenza a far ricorso all’iperbole nella rappresentazione sono semplicemente strumenti collaudati della letteratura comica»: ivi, p. 41.
  7. Al riguardo cfr. E. Artese, Andrea Camilleri. Il linguaggio ritrovato, in «Gli argomenti umani», 1.6, 2000, p. 102.
  8. L. Matt, Lingua e stile della narrativa camilleriana, art. cit., p. 41.
  9. L. Matt, La narrativa del Novecento, Bologna, Il Mulino, 2011, p. 93.
  10. L. Matt, Lingua e stile della narrativa camilleriana, art. cit., p. 42. Matt a sua volta cita P. Bertini Malgarini, U. Vignuzzi, Caratterizzazione diatopica e “giallo all’italiana”, in Semiotica generale – semiotica specifica, a cura di A. GałKowski, T. Roszak, Łódź, Università di Łódź, 2018, p. 202).
  11. M. Sorgi, La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri [2000], nuova ed. accresciuta, Palermo, Sellerio, 2019, p. 128.
  12. L. Matt, Lingua e stile della narrativa camilleriana, art. cit., p. 42.
  13. Ivi, p. 43.
  14. A. Camilleri, Il corso delle cose [I ed. 1978], Palermo, Sellerio, 1998, pp. 141-42. Come ha rilevato Matt, nella nuova edizione appare incrementata la sicilianità della prosa.
  15. L. Matt, Lingua e stile della narrativa camilleriana, art. cit., p. 44.
  16. Si veda anche il saggio di A.R. Daniele, Camilleri e la scrittura prima della voga mediatica: sul “letterario” in La mossa del cavallo, contenuto in questo stesso fascicolo di «Diacritica».
  17. Molto utile il CAMILLERIndex in allestimento in rete. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/strizzone/.
  18. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/schifio-2/.
  19. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/gana/. Il termine, che deriva dallo spagnolo gana, è adoperato anche da Sciascia in Le parrocchie di Regalpetra, Milano, Adelphi, 2014, p. 41.
  20. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/tronzo/.
  21. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/pacienza-3/.
  22. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/cammara/.
  23. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/maniata/.
  24. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/garruso/.
  25. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/carzarato/.
  26. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/matino/.
  27. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/catojo/.
  28. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/farfantaria/.
  29. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/magaria/.
  30. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/prescia/.
  31. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/rumorata/.
  32. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/buttana/.
  33. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/fimmina/.
  34. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/picciottazzi/.
  35. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/basolato/.
  36. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ummira/.
  37. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/bancarellaro/.
  38. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/sciarriatina/.
  39. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/tribolo/.
  40. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/spalloni/. Ho deciso di considerare tale lemma in quest’analisi, sebbene sia presente nel vocabolario italiano, per la particolare accezione in cui lo adopera Camilleri.
  41. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/picciotto/.
  42. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/malannate/.
  43. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/fesseria/. L’occorrenza non è registrata dall’INDEX.
  44. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/pedata/.
  45. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/filama/.
  46. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/babbiata/.
  47. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/schiticchio/.
  48. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/taliata/.
  49. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/cubaita/.
  50. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/minchia/.
  51. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/perciale/.
  52. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/trazzera/.
  53. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/caicco/. Sebbene sia presente nel vocabolario italiano odierno, col significato di ‘battello a remi o motore a vela usato nel vicino Oriente’ (cfr. Vocabolario on line Treccani ad vocem: https://www.treccani.it/vocabolario/caicco/), il lemma è stato considerato per l’accezione regionale nella quale lo adopera Camilleri.
  54. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/babbio/.
  55. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/liscebusso/.
  56. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/vara/. Il termine è adoperato anche da Gesualdo Bufalino in Museo d’ombre, in Id., Opere, Milano, Bompiani, 2006, vol. I, p. 167.
  57. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/limosina/.
  58. CamillerINDEX, voce “sparla”: https://www.camillerindex.it/lemma/sparla/.
  59. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/camurria/. Il termine è presente anche in Brancati e Sciascia.
  60. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ngiuria/. Il termine è presente anche in Brancati.
  61. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/santina/.
  62. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/pensata/. Questa occorrenza è sfuggita al CamillerINDEX.
  63. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/minna/.
  64. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/pulisi/. Probabile l’adattamento dialettale da policemen, magari degli emigrati siciliani negli USA, come mi faceva notare un caro amico.
  65. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/parlata/.
  66. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/243/.
  67. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scecco/.
  68. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scecco-gessaro/.
  69. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/tammuriniata/.
  70. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/melloni-dacqua/.
  71. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/zoppico/.
  72. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/postia/.
  73. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ciavole/.
  74. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/mascone/.
  75. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/giuggiulena/.
  76. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scagno/.
  77. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/minnitta/.
  78. CamillerINDEX alla voce “maschiata”: https://www.camillerindex.it/lemma/maschiata/. Cfr. anche R. Baiamonte, Dal viaggio a piedi nudi alla “maschiata”, ad Agrigento la festa di San Calogero entra nel vivo, in «Giornale di Sicilia», 1° luglio 2018; cfr. l’URL: https://agrigento.gds.it/articoli/cultura/2018/07/01/dal-viaggio-a-piedi-nudi-alla-maschiata-ad-agrigento-la-festa-di-san-calogero-entra-nel-vivo-c6dc61e9-7fe3-40c2-b90c-1cab7c6c31e0/.
  79. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/gastime/.
  80. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/fuiuto/.
  81. Voce anche napoletana; cfr. l’URL: https://it.glosbe.com/nap/it/guallara. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/guallara/.
  82. Cfr. il già citato CamillerINDEX all’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/spera/.
  83. Cfr. il CamillerINDEX all’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/racina/.
  84. Cfr. il CamillerINDEX all’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/pampine/.
  85. Cfr. il CamillerINDEX all’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scassapagliaro/. L’espressione si trova anche in L. Sciascia, Nero su nero, Milano, Adelphi, 2014, pp. 936-37.
  86. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/sgarberie/. Al CamillerINDEX è sfuggita l’attestazione della parola al singolare nel Corso delle cose.
  87. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/malatia/.
  88. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/fevri/.
  89. Cfr. il CamillerINDEX all’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/pileri/. La citazione è tratta da una poesia di Nino Martoglio: «Due paladini che son due pileri, son diventati due nemici feri».
  90. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/tracoma/.
  91. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/carriche/.
  92. La frase si ritrova tra gli esempi del lemma “siciliano”, nel CamillerINDEX: https://www.camillerindex.it/lemma/siciliano/.
  93. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/sperto/.
  94. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/piombigno/.
  95. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/babbo/.
  96. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/pinta/.
  97. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ammammaloccuto/.
  98. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/insitato-sullagro/.
  99. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/imparpagliato/.
  100. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/occhi-pisciati/.
  101. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/isare/.
  102. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ammucciare/.
  103. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/assistimarsi/. Cfr. anche l’URL: https://www.goccediperle.it/terra-di-sicilia/dizionario-siciliano-di-andrea-camilleri/.
  104. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/contare/.
  105. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/pigliare/.
  106. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/inchiovassero/.
  107. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scampato/.
  108. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/alloppiare/.
  109. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/taliare/.
  110. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/baschiare/.
  111. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/assittare/.
  112. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/carricare/.
  113. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/calare/.
  114. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/appizzato/.
  115. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/superchiato/.
  116. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/principiare/.
  117. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/serrare/.
  118. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/intortarsi/.
  119. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/truppicando/.
  120. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/intappate/.
  121. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/lacrimiare/.
  122. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/impiccicare/.
  123. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/cuocere/.
  124. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/cataminare/.
  125. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/spizzicato/.
  126. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/acchianare/.
  127. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/arravogliato/.
  128. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/amminchio/.
  129. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/gattigliavano/.
  130. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/coglioniamo/.
  131. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/bastoniato/.
  132. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/sucare/.
  133. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scornano/.
  134. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ficcare/.
  135. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/fotte%c2%b9/.
  136. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/fottere-5/.
  137. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/accucchia/.
  138. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/intesta-2/.
  139. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scangiare/.
  140. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/persuaso/.
  141. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ripestiare/.
  142. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/inserrare/.
  143. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/lastimiava/.
  144. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ammuccare/.
  145. Per il significato del verbo cfr. CamillerINDEX all’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/santiare/. Cfr. anche la pagina Web Mimi siciliani, in particolare La brontesella: «La brontesella aveva il vizio di santiare, e per quanto le dessero sulla voce non sapeva che farci. – Te’, te’, la scellerata! – le gridava la ma’ – ancora non è del tutto impennata, e bestemmia come suo pa’. Vatti a confessare, se no il diavolo ti piglia. Quella finalmente andò a confessarsi; e santiando disse al prete che quando le scappava non sapeva tenersi. – Figlia mia – le domandò quegli – o che l’hai per uso cotesto affare, che non puoi tenerti? E lei: – Gnornò, padre mio: peluso l’ha mia sorella, io l’ho appena appena impennacchiatello» (cfr. l’URL: https://www.spazidigitali.it/mimi-siciliani/).
  146. CamillerIndex alla voce “gastimiare”: https://www.camillerindex.it/lemma/gastimiare/.
  147. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/cazzottiava/.
  148. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/tombato/.
  149. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/mozzicare/.
  150. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/fugattiando/.
  151. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/strumentiavo/.
  152. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scurdamu/.
  153. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scocciata/.
  154. Cfr. il CamillerINDEX all’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/arrisviglia/.
  155. Cfr. il CamillerINDEX all’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/cimiare/.
  156. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/babbiare/.
  157. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/macari/.
  158. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/avanti/.
  159. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/assa/.
  160. CamillerINDEX alla voce “tanticchia”: https://www.camillerindex.it/lemma/tanticchia/.
  161. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/appresso/.
  162. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/darre/.
  163. CamillerINDEX, alla voce “ranto ranto”: https://www.camillerindex.it/lemma/ranto-ranto/.
  164. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/allato/.
  165. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ora-ora/.
  166. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/fitto-fitto/.
  167. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/doppopranzo/.
  168. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/stamatina/.
  169. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/fora/.
  170. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/para-para/.
  171. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/sacchetta/.
  172. CamillerINDEX, alla voce “picca”: https://www.camillerindex.it/lemma/picca/.
  173. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/giuvani/.
  174. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/piscio/.
  175. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/piede/.
  176. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/olio/.
  177. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/becco/.
  178. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/panza/.
  179. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ebbiva/.
  180. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/nuovaiorca/.
  181. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/raccusa/.
  182. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/peppi-monacu/.
  183. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/aeroplano/.
  184. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/cinematografo%c2%b2/.
  185. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/cinematografo/.
  186. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/biscotto-tarallo/.
  187. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scipito/.
  188. Cfr. l’URL seguente per “maritare”: https://www.camillerindex.it/lemma/maritare/.
  189. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/bigliardo/.
  190. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/salta-il-tronzo-e-va-in-culo-allortolano/.
  191. Nel CamillerINDEX questa occorrenza è indicizzata, a mio avviso a torto, in relazione al significato di ‘abitante m.’ e non di ‘marinaio’; cfr. le URL: https://www.camillerindex.it/lemma/marinaro/ e https://www.camillerindex.it/lemma/marinaro-2/.
  192. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/omu/.
  193. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scuocere/.
  194. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/santo-che-non-suda/.
  195. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/biz/.
  196. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scappa/.
  197. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/azzalore/.
  198. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/scecco/.
  199. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/prudono/.
  200. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/carbone-bagnato/.
  201. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/stiva-2/.
  202. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/lumaca/.
  203. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/ummira/.
  204. Cfr. l’URL: https://www.camillerindex.it/lemma/cubaita/.
  205. M. Sorgi, La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri, op. cit., p. 126.

(fasc. 34, 25 agosto 2020)