Cinque anni di «Diacritica», fra bilanci e nuovi progetti

Autore di Maria Panetta

Il 30 dicembre 2014, dopo svariati mesi d’incubazione, veniva registrato, presso il Tribunale di Roma, un nuovo periodico ˗ «Diacritica» ˗ dal semplice sottotitolo “rivista di letteratura”, ma già allora il foglio telematico comprendeva svariate sezioni, dedicate alla Filologia, alla critica letteraria e alle letterature comparate, alla Storia dell’editoria, alla Traduzione, agli Inediti, agli Strumenti di lavoro e alle Recensioni di libri. Negli anni le sezioni sono aumentate e si sono arricchite di sottosezioni quali i Profili, le Parole per il nuovo Millennio, le Recensioni di film e di eventi, ma «Diacritica» è rimasta fedele a quel Programma che figura nel primo fascicolo e che illustra, fra le altre, la scelta dell’open access.

Proprio recentemente si è riacceso il dibattito su questo importante tema: ho avuto modo di parlarne anche personalmente, nella serata conclusiva della fiera “Più libri più liberi”, presso lo spazio dedicato alla Rassegna CRIC (Coordinamento delle Riviste Italiane di Cultura), in occasione dell’anticipazione al pubblico del prossimo volume che verrà edito a giorni da Diacritica Edizioni, La luna, il colle e i maccheroni: individuo e società in Leopardi, a cura della sottoscritta.

Quella dell’open access per le pubblicazioni scientifiche è una scelta che è sempre stata sostenuta e incoraggiata da «Diacritica», in nome dell’idea che l’accesso ai prodotti della ricerca debba essere libero, almeno per gli studiosi del settore, al fine di alimentare una più ampia circolazione delle idee e una diffusione più rapida e capillare, almeno nell’ambito della Comunità scientifica, dei risultati dei progetti di ricerca. Il recente Decreto Ministeriale n. 1110, pubblicato il 29 novembre scorso, sembra andare proprio in questa direzione, e ci auguriamo che il Ministero escogiti efficaci soluzioni (incentivi statali? detassazione? accesso controllato alle risorse solo per gli specialisti di settore?) che permettano di mandare avanti questo meritorio progetto, evitando di danneggiare gli editori che pubblicano libri e periodici accademici senza percepire sovvenzioni.

«Diacritica» continuerà a sostenere la scelta dell’open access; aperte sono, finora, anche tutte le pubblicazioni edite dalla casa editrice nata nel 2018 dal periodico, Diacritica Edizioni, che ha già al proprio attivo tre collane («I Quaderni di Diacritica», «Ofelia» e «Medea»), ma che a breve ne inaugurerà almeno un’altra di edizioni critiche.

L’attività di quest’ultimo anno è stata febbrile: oltre ai due volumi di argomento crociano editi nella prima collana, ne sono già usciti otto in «Ofelia», la collezione di punta, di critica letteraria e letterature comparate; e anche «Medea» è giunta alla seconda uscita. A breve verrà pubblicato il nono volume di «Ofelia» dedicato a Leopardi (cui si è accennato in precedenza), ma abbiamo in cantiere anche cataloghi di mostre e libri di traduzione.

Col fascicolo trenta si chiude un quinquennio di alacre attività, tanto impegno ma anche numerose soddisfazioni: «Diacritica» è, infatti, da anni indicizzata su Italinemo, il portale più importante delle riviste di letteratura italiana; si onora di far parte del Coordinamento delle Riviste Italiane di Cultura; inizia ad avere un proprio pubblico di lettori assidui e gode della stima di tanti, il che ovviamente ne gratifica il Comitato Scientifico ed Editoriale, e induce tutti i collaboratori a fare sempre meglio.

Per festeggiare questo primo anniversario importante, si è deciso di far uscire, parallelamente al fascicolo 30, anche un volume dedicato a un autore di cui si è ampiamente discorso durante tutto il 2019, Giacomo Leopardi, per via del suo Infinito, notoriamente ultimato proprio duecento anni fa, nel 1819. «Diacritica» lo omaggia di un volume miscellaneo che racchiude tutti i saggi di argomento leopardiano usciti in questi cinque anni sul periodico (a firma di Luca La Pietra, Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi, Salvatore Presti), con l’aggiunta di un’intervista a Gaspare Polizzi realizzata da Francesco Postorino e di un contributo concepito proprio per l’occasione sempre da Presti.

Quanto a quest’ultimo fascicolo del quinto anno, è dedicato a un secolo troppo a lungo trascurato della nostra letteratura: il Quattrocento. Raccogliendo un prezioso suggerimento di lavoro di Italo Pantani, il quattrocentista Matteo Maria Quintiliani e lo stesso Pantani hanno pensato di raccogliere una serie di contributi sulla poesia quattrocentesca che, oltre a un’impostazione filologica rigorosa, avessero la caratteristica di voler stimolare il lettore a riconsiderare dei testi poetici (spesso finora negletti), per il loro valore estetico, oltre che documentario. Ai saggi che il lettore troverà in questo fascicolo se ne aggiungeranno altri, in un volume monografico sul Quattrocento che vedrà la luce, sempre per Diacritica Edizioni, all’inizio del 2020.

Buona lettura, dunque, e ad maiora!

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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