Dalle prossime missioni lunari risposte concrete e indicazioni sul da farsi

Autore di Domenico Panetta

Dopo anni di oblio, si è tornati a parlare di missioni lunari.

La conquista dello spazio (proprio quest’anno, il 21 luglio, abbiamo celebrato i cinquant’anni dall’allunaggio del 1969) acquista valori strategici sempre maggiori e sollecita interessi prima di ora impensabili.

Oltre ai russi e agli americani, per motivi di controllo e di superiorità strategica, oltre all’India, a Israele, al Canada e alla Cina, ma anche a privati come Jeff Bezos (il fondatore di Amazon), pure l’Italia va mostrando crescente interesse per le missioni lunari: s’intravedono, infatti, opportunità e traguardi mai finora ipotizzati e ipotizzabili dal genere umano e che si vanno rendendo realizzabili in molti campi in cui sono in atto grandi sviluppi scientifici e tecnologici.

Man mano che c’inoltriamo nel mondo ancora ignoto ma sempre più comprensibile e raggiungibile, prendiamo dimestichezza con i problemi da affrontare e risolvere per far sì che vengano abbattute le barriere che ostacolano il nostro cammino nei cieli del nuovo.

La conquista della luna è stato, infatti, solo il primo passo di una serie di tentativi ed esperimenti che, in primo luogo, puntano a edificare una base sulla superficie lunare (missione cinese), che ospiti robot e astronauti, per poi preparare la conquista del Pianeta Rosso.

Magari, in futuro tali progressi ci consentiranno di permanere in altri spazi e di alimentarci in essi: le missioni spaziali dipenderanno sempre più anche dallo sviluppo di ambienti controllati per la produzione di cibo attraverso i cicli biorigenerativi (Blss) delle piante in grado di produrre in continuo risorse come acqua e ossigeno. Sono, infatti, necessari un complesso di apparati e di conoscenze che permettano la permanenza nello spazio per lunghi periodi e alcune delle recenti missioni hanno proprio verificato la possibilità di crescere piante e animali sul nostro satellite. Appare crescente, ad esempio, l’attenzione per le colture a ciclo breve come lattuga e altra insalata, che – secondo una ricerca dell’Università Federico II di Napoli – potrebbero crescere in una sorta di serre interrate o costruite sul suolo marziano. Andranno, quindi, selezionati anche i soggetti più adatti per la coltura idroponica (fuori suolo). L’obiettivo più ambizioso è quello di portare nello spazio le piante superiori, utili a produrre cibo e ossigeno, rimuovere l’anidride carbonica e purificare l’acqua. Sarebbe auspicabile che gli astronauti protagonisti delle prossime missioni nello spazio potessero, infatti, massimizzare il più possibile l’uso delle risorse sul posto e il riciclo di materiale organico di scarto.

Anche l’Italia, dunque, sta sostenendo progetti avanzati di ricerca. Tra i vari, Luca Parmitano, nuovo comandante della Stazione Spaziale Internazionale (Iss), è impegnato in una delle più complesse attività extraveicolari mai effettuate: alcune “passeggiate” da sei ore di intenso lavoro fuori dalla stazione per riparare una perdita di refrigerante dell’Alpha Magnetic Spectrometer (AMS-02), un rilevatore di particelle il cui scopo è quello di studiare con precisione la composizione dei raggi cosmici nello spazio in cerca di tracce di antimateria primordiale e materia oscura.

La fantascienza appare sempre più realtà.

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

• categoria: Categorie Editoriale