Le ragioni di una presenza

Autore di Domenico Panetta

Il mondo dell’editoria è in crisi. Non è il solo settore a risentire dell’avversa congiuntura e non s’intravede l’uscita dal tunnel. Il malessere ha cause profonde, strutturali e congiunturali, le cui radici non appaiono sempre chiare e pienamente comprensibili ai più.

Sconvolgimenti planetari di varia natura, gravità e durata hanno modificato i precedenti equilibri, destabilizzando vaste aree del globo terrestre. Diventa, quindi, importante un’analisi critica di quanto sta avvenendo, per bene individuare gli strumenti strategici, politici, culturali ed operativi idonei ad affrontare le criticità che si vanno manifestando nel mondo. Bisogna sapersi meglio interrogare sul da farsi.

Nella ricerca di soluzioni adeguate alla gravità del momento, le facilonerie non servirebbero a nulla, anzi potrebbero aggravare e rendere cronici i disagi, irrecuperabili i ritardi. Periodi di crisi si sono spesso avuti nel corso dei millenni, ma i sistemi culturali, produttivi e sociali li hanno, alla lunga, saputi aggredire in modo adeguato, sfruttando le esperienze in precedenza accumulate e spingendo in avanti i confini del possibile e delle civiltà.

Oggi la crisi in atto è aggravata da una sfiducia diffusa, che paralizza i propositi di ricercare percorsi nuovi, e maggiori e diverse opportunità. Ne deriva una situazione di stallo che preoccupa non poco, ritarda le soluzioni appropriate, aggrava la disoccupazione, crea numerose correnti migratorie e condiziona le spinte trainanti dei sistemi più robusti, indebolendoli.

Eppure, sarebbe ingiusto attribuire la responsabilità di quanto sta avvenendo all’insufficienza delle risorse disponibili, al ritardo del progresso scientifico e tecnologico, alle difficoltà incontrate nel comunicare. Oggi, le nuove scoperte, continue e spesso sconvolgenti, non producono risultati rispondenti alle attese perché mancano i filtri presenti nelle società più stabilizzate e ricche di valori condivisi; oggi, mancano la visione complessiva dei fenomeni e l’esatta percezione delle ricadute possibili degli interventi più organici: è latente il solidarismo sociale planetario.

Essere culturalmente e pienamente presenti, in un mondo che pone problematiche complesse e continuamente mutevoli, non sarebbe comunque facile, anche perché tali problemi non vengono sempre percepiti organicamente e tempestivamente.

Eppure, nel mondo cresce il desiderio di dischiudere nuovi scenari, di accrescere gli interventi relazionali, di sfuggire alla morsa dell’inattivismo che caratterizza, per certi aspetti, le società in cui viviamo.

La diffusa alfabetizzazione digitale e le crescenti occasioni di entrare in relazione con altri sistemi culturali presenti sul pianeta Terra ci consentono di approfondire le conoscenze reciproche e di assicurare più ampli confini alle relazioni culturali; ci permetterebbero anche di poter individuare meglio i valori umani largamente presenti nella nostra cultura; imporrebbero una presenza attiva e propositiva per difendere quello che la civiltà che abbiamo faticosamente costruito ritiene da conservare e da rimodellare; ci invogliano, comunque, a costruire il futuro alla luce dei progressi culturali, scientifici e tecnologici finora realizzati.

Stiamo entrando, con sempre maggiore decisione e positivi risultati e con qualche titubanza, in una fase digitale e scientifica che ci spinge a rivedere e ridefinire i nostri modelli culturali, ad ampliare gli spazi del possibile. Non può sfuggire l’importanza di gestire al meglio il momento storico che stiamo attraversando. Il contributo che ciascuno di noi, in punta di piedi, può assicurare all’innovazione richiede disponibilità a rinnovarsi e a incidere positivamente sulla struttura esistente. Certo, una ripresa consistente aiuterebbe molto i sistemi a riprendere il cammino con benefici che si rifletterebbero positivamente anche sul composito mondo dell’editoria, cosa possibile, auspicabile e da incentivare con politiche adeguate.

Nell’attesa dei cambiamenti e per pungolarli, serve uno sforzo di aggiornamento delle capacità individuali e collettive, servono interventi decisi e lungimiranti per combattere le nuove forme dell’analfabetismo tecnologico e scientifico-produttivo e quanto altro ostacoli il radicarsi di una cultura meglio percepita nel proprio valore e più diffusa: problematiche che richiedono nuovi sforzi, che giustificano questa nostra presenza e che ci spingono a immaginare nuovi confini del possibile.

Le occasioni per crescere non mancano; bisogna saperle sfruttare e fare in modo che i benefici ricadano su tutti. Questa dovrebbe essere una priorità di ogni buon governo, al quale si dovrebbero assicurare, in tale ottica, sempre maggiori spazi operativi.

(fasc. 1, 25 febbraio 2015)

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