L’Era dell’idrogeno: una “nuova” risorsa e le sfide politiche del prossimo futuro

Autore di Domenico Panetta

Per comprendere pienamente il quadro attuale e le prospettive future di quanto sta avvenendo oggi in Europa e nel mondo, bisogna partire dalle considerazioni, che viene a tutti di fare, sui cambiamenti in corso sul piano tecnologico, economico e produttivo, che finiscono per riflettersi sulla stabilità degli equilibri precedenti e sulle nuove linee di sviluppo immaginabili.

È a tutti noto quanto, fino ad alcuni anni fa, sul piano del progresso tecnologico, scientifico, occupazionale e della produttività, la vecchia Europa fosse all’avanguardia e avesse prospettive migliori di molte aree del mondo sviluppato. Se si considera la situazione al momento della nascita dell’Europa e la si confronta con quella relativa alle tecnologie e alle risorse attualmente disponibili per far fronte ai bisogni dell’oggi, ci si accorge, però, dei limiti che un processo di allargamento dell’Unione oltre gli attuali confini finirà inevitabilmente per incontrare, quando dalle impostazioni teoriche si passerà al concretamente realizzabile.

Un’economia basata sull’idrogeno (H2), l’elemento più leggero e abbondante dell’universo nonché dotato di un’ottima densità energetica, è stata ipotizzata a partire dalla fine del XX secolo, in primo luogo tramite la progettazione di automobili che, come prodotto delle reazioni necessarie allo sviluppo di energia, emettono unicamente vapore acqueo, contribuendo a far diminuire le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera e fornendo, dunque, un ulteriore apporto alla soluzione del problema dell’effetto serra e del riscaldamento globale.

Nonostante i grandi passi avanti che negli ultimi anni sono stati compiuti dai centri di ricerca e sviluppo di molte case costruttrici (sia di automobili sia di mezzi di trasporto pesante), i veicoli a idrogeno che già iniziano a circolare sulle nostre strade non possono, però, essere ancora considerati una valida alternativa a quelli alimentati a carburanti quali benzina e gasolio, a causa delle difficoltà di approvvigionamento di tale combustibile. Seppure molto diffuso in natura, infatti, l’idrogeno è scarsamente presente sulla Terra, allo stato libero, e per questa ragione non può considerarsi una fonte di energia, ma va prodotto a partire dal gas naturale, dal petrolio, dal carbone o tramite elettrolisi dell’acqua. Inoltre, ad oggi, lo stoccaggio e il trasporto dell’idrogeno richiedono ancora processi assai complessi e costosi. La messa a punto di metodi meno onerosi per la produzione su vasta scala (si stanno, a tal proposito, sperimentando nuove tecniche di produzione del cosiddetto “oro verde” a partire da microscopiche alghe azzurre o da enzimi che agiscano su substrati come la spazzatura urbana) e di una rete efficiente di distribuzione accelererebbe lo sviluppo di un’economia basata sull’idrogeno.

Che esistesse la possibilità di utilizzare meglio la ricchezza già conosciuta erano in molti a saperlo, ma finora mancavano ancora idonee scelte politiche conseguenti. Ora, invece, l’Europa – e non solo – è a caccia di idrogeno: nello scorso luglio, la Commissione europea ha scommesso su tale elemento e sull’integrazione dei sistemi energetici per aumentare l’efficienza e tagliare le emissioni di gas nocivi, lanciando l’Alleanza per l’idrogeno (saranno coinvolte anche Snam, Eni ed Enel) e sostenendo la creazione di un mercato dell’idrogeno pulito in tre tappe (decarbonizzazione dell’attuale produzione di idrogeno fino al 2024, installazione di elettrolizzatori a idrogeno rinnovabile entro il 2030; infine, utilizzazione su larga scala), da realizzare entro il 2050. Esso diverrà una priorità d’investimento (il Recovery Fund ha destinato al “Green” il 37% dei 750 miliardi approvati a luglio), specie se prodotto con rinnovabili o con fonti fossili, ma solo con sistemi di abbattimento delle emissioni di Co2.

«L’idrogeno non è una fonte, ma un vettore di energia», ha spiegato Giulia Monteleone, ricercatrice dell’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), nel numero del 2 novembre 2020 di «Green&Blue» di «Repubblica»[1]: «se estraiamo idrogeno dal metano, un’opzione più economica [rispetto ad altre], ci rimangono gli atomi di carbonio». Perciò, la Commissione europea punta a produrlo soprattutto mediante elettrolisi, procedimento che, però, al momento richiede la stessa quantità di energia che si ricava dalla combustione della benzina e del diesel: il vero problema, dunque, resta la possibilità di farlo in maniera termodinamicamente ed economicamente conveniente.

Bisognerà, quindi, adottare rapidamente una strategia nazionale al riguardo, per non rimanere indietro nell’assegnazione dei grandi progetti finanziati dall’Unione Europea, in base ai quali l’Italia potrebbe ancora produrre idrogeno attraverso impianti che sfruttino il sole della penisola o in Nord Africa, per poi trasportarlo in tutta l’Europa, appoggiandosi sulle attuali reti del gas e sviluppandole, e divenendo un fondamentale snodo (hub) energetico.

Grazie al cosiddetto “oro verde” potremo, dunque, creare nuovi posti di lavoro anche in Italia, pure in relazione alla produzione dell’acciaio pulito, e, ad esempio, rilanciare la città di Taranto, garantendole un’economia sostenibile. E dare il via alla rivoluzione energetica attesa da tempo, che passa anche per lo sviluppo di una mobilità sostenibile in ambito ferroviario, in base al primo accordo europeo sottoscritto al riguardo, il 20 ottobre scorso, fra un operatore ferroviario nazionale e un operatore energetico: quello firmato da Ferrovie dello Stato e Snam[2].

È, ormai, chiaro da tempo che l’utilizzo delle fonti energetiche già conosciute non è più sostenibile né sufficiente, visto anche il fabbisogno crescente di vaste aree del mondo. Se si vuole guardare con fiducia al futuro, occorre sviluppare, al livello mondiale, politiche energetiche capaci di contenere i consumi e, contemporaneamente, supportare sempre di più la ricerca di fonti rinnovabili.

Attualmente, specie in questo periodo di pandemia, si spera di riuscire a uscire da una crisi non ancora superata. Domani sarà un altro giorno, ma resta, diffusa, la preoccupazione per le conseguenze di tale situazione, che si trascineranno inevitabilmente negli anni a venire. Si auspica che a preparare il mondo che avanza possa contribuire anche l’idrogeno, che potrà favorire gli sviluppi che si renderanno possibili e che sono fortemente auspicabili.

L’idrogeno, dunque, può dischiudere nuove prospettive, ma impone comportamenti più responsabili. Numerose saranno le opportunità che potranno derivare dalla possibilità d’immagazzinare e distribuire l’“oro verde”: le scoperte ancora in corso consentiranno di ridisegnare il futuro energetico del mondo.

Ci auguriamo tutti che siano, quindi, ben presto possibili ulteriori sviluppi di ipotesi, che oggi appaiono ancora avveniristiche, sulle nuove fonti.

  1. Cfr. l’URL: https://www.repubblica.it/green-and-blue/2020/11/02/news/idrogeno_nel_cuore_dell_oro_verde-272280863/.
  2. Cfr. Fs News all’URL: https://www.fsnews.it/it/focus-on/sostenibilita/2020/10/21/fs-e-snam-trasporto-ferroviario-idrogeno.html.

(fasc. 35, 11 novembre 2020)

• categoria: Categorie Editoriale