A partire dal Duemila: editoria fumettistica oltre la Bonelli

Autore di Martina Monti

Per fare il punto

Sicuramente la Sergio Bonelli Editore è la casa editrice fumettistica italiana più grande e importante, ma, soprattutto nell’ultimo ventennio, non la si può definire l’unica esistente[1].

I fumetti (italiani o stranieri) hanno preso sempre più piede nel mondo contemporaneo, diventando sempre più conosciuti e letti da una rosa di pubblico più ampia. E, se da un lato si assiste a una riduzione del numero dei lettori, dovuta fondamentalmente alla concorrenza sempre più aggressiv di media d’intrattenimento diversi (dai videogiochi alle piattaforme con serie tv praticamente illimitate), dall’altro si può notare lo svilupparsi di una certa varietà. La globalizzazione concorre a diffondere sempre di più anche il mestiere del fumettista, e il boom delle opere autoriali portano alla nascita di tante piccole nuove realtà, alcune di maggiore e altre di minor successo (così come si assiste a una progressiva proliferazione di scuole dedicate appositamente al mestiere).

Di seguito, una breve panoramica di una selezione di alcune delle più importanti realtà italiane, ferma restando la consapevolezza che ne esistono moltissime altre.

Tunué

«Attraverso la pubblicazione di storie in forma di graphic novel, romanzi e libri illustrati vogliamo stimolare la curiosità intellettuale dei lettori, emozionare e divertire, con un’attenzione marcata alla ricerca e all’evoluzione stilistica, all’estetica e alla cura grafica/editoriale, all’innovazione di settore. Con la saggistica puntiamo a fornire strumenti di analisi e di studio».

Nata a Latina ad opera di Massimiliano Clemente (attuale direttore editoriale) ed Emanuele di Giorgi (ora amministratore della società), inizia come fanzine dal titolo «Smettila!» nei primi anni Duemila e solo nel 2004 diventa una casa editrice a tutti gli effetti. Nel 2014 si è aperta anche al mercato della narrativa, mentre dal 2018 è entrata a far parte del gruppo editoriale Il Castoro. L’obiettivo, in questo caso, è stato quello di creare un polo dedicato anche ai graphic novels, settore in cui la casa editrice è specializzata assieme alla saggistica sul fumetto, all’animazione, ai videogiochi e ai fenomeni pop contemporanei.

La Tunué ha un ruolo particolare nel mercato editoriale italiano in quanto, come si è visto, non si dedica soltanto ai fumetti e, nello specifico, non a tutte le tipologie. Nonostante ciò, la casa editrice abbraccia un pubblico molto vasto, che va dai giovani agli adulti; ed è aperta sia al mercato italiano, sia a quello straniero. Collaborano (o hanno collaborato) con l’editrice tanto autori affermati (tra gli altri: Milo Manara) quanto esordienti.

Essendo una casa molto varia, ha diverse collane che trattano argomenti anche molto diversi, divise per argomento: fumetti («Prospero’s Book», «Album», «Tipitondi», «Le Ali»); saggistica («Burumballa», «Esprit», «Frizzz», «Lapilli», «Lapilli Giganti», «Le Virgole»); libri illustrati («Mirari»); narrativa («Romanzi» italiani, «Straniera»); periodici («Mono»).

La casa editrice ha ricevuto un consistente numero di premi e riconoscimenti, sia nell’ambito fumettistico che di altro genere. Tra le sue opere più importanti, oltre che Rughe dello spagnolo Paco Roca (da cui è stato tratto un film d’animazione che ha vinto il Premio Goya), c’è sicuramente la ristampa in edizione deluxe e di lusso della serie Moster Allergy (originariamente pubblicata dalla Disney). Oltre alla ristampa, la casa editrice ha fatto partire un progetto di nuove storie, sempre con il medesimo team creativo.

BAO Publishing

In uno sguardo d’insieme all’editoria fumettistica italiana del nuovo millennio, non può mancare quello che in poco più di dieci anni si è affermato come un marchio fondamentale dell’industria fumettistica italiana, al punto da avviare una collaborazione con la Sergio Bonelli Editore.

Fondata a Milano nel 2009 da Caterina Marietti e Michele Foschini, la BAO Publishing esordisce (non diversamente da altri editori nostrani) iniziando a pubblicare fumetti stranieri. Questa matrice è alla base del desiderio e del progetto editoriale, come afferma Michele Foschini in un’intervista: «Dopo aver girato per un anno le fiere di fumetto di mezzo mondo, da semplici appassionati, ci siamo resi conto di quante volte avevamo detto la frase “Peccato che questa cosa non ci sia in Italia” e abbiamo pensato, non senza una certa incoscienza, che magari avremmo potuto portarcela noi».

Questa spinta internazionale è rimasta all’interno della casa editrice anche dopo il successo e dopo aver pubblicato italiani: oltre al mercato americano e a quello francese, dal 2017 la BAO si è aperta al mondo asiatico, lanciando una collana dedicata ai fumetti cinesi e ad aprile 2019 ha inaugurato «Aiken», dedicata al mondo nipponico. Del resto, l’esplorazione e l’allargamento al mercato orientale è uno degli obiettivi futuri di Caterina Marietti, la cofondatrice di BAO.

Punto di svolta, per la casa editrice, è stato sicuramente l’incontro con il fenomeno italiano Zerocalcare (Michele Rech), che ha pubblicato con loro per la prima volta il suo secondo lavoro, Un polpo alla gola, affidando loro, in seguito, la ristampa della Profezia dell’armadillo e inaugurando così una lunga e prolifica collaborazione.

Nonostante la bravura dello staff, dovuta a un grande acume e alla capacità di saper puntare a un buon rapporto con i lettori e a un’ottima azione pubblicitaria, nonché a una grande preparazione dell’Ufficio Stampa (elemento importantissimo ma spesso trascurato da moltissime case editrici, di fumetto o di narrativa), sicuramente l’apporto di Zerocalcare è stato fondamentale. Foschini ha addirittura affermato che l’autore rappresenta quasi la metà del loro fatturato.

Oltre all’artista umbro, tuttavia, altro importante passo per la casa editrice è stata la collaborazione con la Sergio Bonelli Editore, avviata grazie all’intervento di Roberto Recchioni, prima con la pubblicazione in formato da libreria dell’albo Mater Morbi della serie Dylan Dog, poi con una ristampa nel medesimo formato della serie Orfani. Questa collaborazione è essenzialmente legata alla fondamentale differenza che c’è tra le due case editrici: mentre la Sergio Bonelli, per quanto stia ampliando il suo campo, è nata fondamentalmente per una distribuzione da edicola, la BAO invece ha due canali completamente diversi: «Il nostro catalogo è fondamentalmente diviso in due, serie americane per la fumetteria tranne alcune eccezioni e poi la linea di graphic novel che ha la sua maggior vitalità in libreria».

Una casa editrice giovane e che si compone di uno staff giovane e, soprattutto, che sa stare al passo con i tempi. La BAO, infatti, è tra gli editori di fumetti che si sono aperti al digitale, e che lo esplorano come mercato parallelo. Molti dei loro titoli sono disponibili su Amazon Kindle, Kobo, Google Play e sull’AppStore.

C’è un ultimo aspetto da indagare della casa editrice milanese, un aspetto fondamentale che può indicare in parte anche la sua mission: l’attenzione ai più piccoli. Dal 2014, infatti, hanno pubblicato una collana, la «BaBao» (ora divisa in «BaBao 1» dai quattro anni, «BaBao 2» dai sei anni e «BaBao 3» per i più grandi), con l’intento di educare anche i più piccoli alla lettura dei fumetti. Opere di questo tipo sono diverse da romanzi o libri illustrati, hanno una loro semiotica e una loro ben precisa struttura che troppo spesso viene ignorata. In un’intervista rilasciata a Lo Spazio Bianco, Michele Foschini ha affermato, riguardo alla collana per giovani:

Sono una voce importante del nostro catalogo ma si tratta sempre di volumi a fumetti, non di illustrati. Abbiamo cominciato proponendo libri che stimolassero una lettura condivisa tra genitori e figli, poi però ci siamo resi conto, anche sulla base di quanto ci veniva comunicato dai lettori, che c’era spazio per proposte a fumetti rivolte al pubblico dei bambini. L’operazione ha anche un obiettivo “didattico”: educare i giovanissimi alla lettura dei fumetti. Se non vi si prende confidenza presto, si fa fatica a impadronirsi dei codici del linguaggio fumettistico[2].

In sintesi, alcune fra le principali caratteristiche dell’editrice sono: la divisione delle varie figure editoriali, che permette a ogni membro dello staff di dedicarsi a un compito e di migliorare, così, l’efficienza; l’attenzione e la preparazione dell’Ufficio Stampa, indispensabile per il rapporto con il pubblico; l’attenzione ai più piccoli e al mercato orientale, non solo quello più famoso giapponese, ma anche cinese; la presenza di calibri, italiani o stranieri, punte di diamante e traino della produzione.

Editoriale Aurea

Nello sguardo d’insieme alle realtà editoriali dei nostri anni non può mancare l’Editoriale Aurea, unica casa editrice italiana che ancora pubblica riviste fumettistiche contenenti anche racconti brevi. È una nota importante e al contempo un tasto dolente dell’editoria fumettistica italiana. In linea teorica, per un emergente, sarebbe più facile esordire puntando a racconti brevi, in quanto il costo di un fumetto, anche autoconclusivo, è di gran lunga superiore a quello di un testo di narrativa, oltre al fatto che il metodo contrattuale è diverso e, in genere, ricevono il pagamento in anticipo rispetto alla pubblicazione (nello specifico, la metodologia varia da editore a editore, ma può essere il pagamento delle singole pagine o del progetto complessivo) e in seguito, spesso, delle royalties sui numeri venduti (fermo restando che ultimamente questa metodologia sta cambiando). Di conseguenza, gli editori di fumetti sono molto più cauti nel dare fiducia a degli esordienti, ed è per questo che storie estremamente brevi, di otto-sedici pagine, possono essere molto preziose a livello curricolare. Il tasto dolente a cui accennavo poc’anzi è che ormai «Skorpio» e «Lanciostory» sono rimaste le uniche due riviste di questo tipo (ad eccezione di alcuni progetti della casa editrice Bugs, ma si tratta, almeno per il momento, di albi diversi in quanto non distribuiti in edicola).

Tornando all’Editoriale Aurea, essa nasce nel 2010 a Maccarese, dalle ceneri dell’Eura Editore, una casa editrice fondata nel 1974 da Michele Mercurio, Stelio Rizzo e Filippo Ciofili e che per prima pubblicava, tra le altre, le due riviste appena citate. L’Eura Editore cessò le pubblicazioni nel 2009 e nel 2010 tutte le testate furono rilevate dalla nuova Editoriale Aurea, fondata da Sergio Loss ed Enzo Marino, ex direttore editoriale dell’Eura. Come la precedente, anche questa nuova casa editrice si pone sulla linea di pubblicazione principalmente franco-belga e sudamericana, pur lasciando spazio anche agli italiani.

Punta di diamante della casa editrice sono le due riviste «Lanciostory», che pubblica ininterrottamente dal 1975, e «Skorpio», nata poco dopo, nel 1977.

La prima rivista, originariamente, non trattava soltanto fumetti: era infatti un fotoromanzo. Il n. 0 dell’albo a fumetti uscì in appendice al n. 115, e conteneva cinque storie complete (la prima delle quali era la trasposizione grafica del fotoromanzo di Jaques Douglas). La rivista iniziò, dunque, con la pubblicazione di sei o sette racconti autoconclusivi su personaggi fissi; completavano l’albo rubriche di motori, cinema, musica, modellismo e la posta dei lettori. Ai suoi esordi il genere di punta era il western, ma ben presto il periodico si aprì anche alla fantascienza e non mancò l’umorismo, per esempio con le strisce di Beep Peep in appendice.

Storia analoga ha «Skorpio», questa però nata fin dal principio come albo a fumetti. Intento dell’editore era quello di offrire nuovi orizzonti di genere ai lettori: la rivista quindi conteneva storie di spionaggio, fantasy e horror. Anche in questo caso gli albi erano corredati da rubriche di musica, sport, cinema, giochi e motori e la paternità delle storie era per lo più sudamericana, ma negli anni Ottanta si è aperta anche al fumetto franco-belga e a quello inglese, oltre che, ovviamente, agli italiani.

Sempre dagli anni Ottanta la rivista ospita un inserto centrale con una numerazione propria, che presenta la ristampa delle serie più celebri pubblicate su «Lanciostory». L’inserto si può staccare e raccogliere in appositi contenitori dati in omaggio dall’editore in varie modalità nel corso del tempo.

Oltre alle riviste, la casa editrice ha anche produzioni di altro tipo: con «Alice Dark» e «Long Wei», per esempio, ha tentato nuovi mensili da edicola, e poi una collana, l’«AureaComix» (2010), erede delle due collane del precedente editore, la «Euracomix» e la «Euramaster», che ospita maggiormente fumetti francesi o sudamericani e la cui serie di punta è Dago.

Tra le altre pubblicazioni importanti c’è la ristampa di XIII, serie franco-belga ispirata al romanzo Un uomo senza volto di Rubert Ludlum.

Mangasenpai

In tempi moderni e contemporanei, che vedono la diffusione verso l’Occidente del fumetto di origine giapponese, nascono anche in Italia delle realtà editoriali che si rivolgono a questa tipologia.

C’è da fare una premessa: il manga è un tipo di fumetto che non indica solo la nazionalità delle opere, ma anche la precisa tecnica (che si avvale di strumenti, strutture, strutture narrative etc.) di questa tipologia, ben distinta da quella di altri Paesi. In generale ogni tipo di fumetto (che sia l’americano come il francese e lo stesso italiano) ha delle peculiarità che lo rendono molto diverso dagli altri, ma nel caso del manga questa linea di demarcazione risulta molto più netta, forse perché, nonostante tutto, è un fenomeno in Italia ancora piuttosto giovane (soprattutto rispetto al fumetto americano o francese). La questione è anche, forse, che gli elementi comuni con il fumetto italiano (e occidentale in generale) sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli che intercorrono tra un’opera americana e una italiana, o una francese e un’italiana.

Sarebbe necessario fare uno studio incentrato sulle differenze tra manga e fumetti occidentali, ma questo è argomento estraneo a questo saggio, per cui mi limito semplicemente a concludere questo breve cappello introduttivo specificando come, nel corso degli anni, il fumetto giapponese si sia diffuso in tantissimi altri Paesi, declinandosi e arricchendosi di specifiche peculiarità in ognuna di queste nazioni. Ciò vale, ovviamente, anche per il manga italiano.

Nel corso degli anni, questa fusione si è manifestata nel tratto di vari artisti, fino a convergere nella creazione di case editrici dedicate esclusivamente (o in parte) a questo genere. Ne esistono diverse: descriverò una delle più importanti, a titolo esemplificativo.

Mangasenpai è una casa editrice nata nel 2013 per dare forma e corpo a una “new wave” del mercato italiano del fumetto. Per offrire ai tanti disegnatori che seguono “la via del manga” una bandiera sotto la quale pubblicare. La casa editrice, con sede principale a Gattinara, fa parte del Progetto Idea Sas e non si limita a pubblicare soltanto fumetti italiani manga, ma anche europei.

Nasce nel 2011 come Bellesi&Francato Publishing e inizialmente si occupa di pubblicazione solo in formato digitale. La prima pubblicazione, in e-book, risale al 2013 con Apocalypse of the fox di Fabrizio Francato. Nel 2014 viene poi pubblicata la seconda autrice, Giulia Della Ciana (in arte: Myu), una giovane fumettista che tratta in modo estremamente equilibrato il delicato tema dell’amore omosessuale tra due ragazze romane, rompendo lo strato superficiale della semplice storia d’amore e approfondendo la psicologia e l’aspetto sociale di quella che, per molti versi, è la realtà di molti giovani italiani oggi (il rifiuto per se stessi, il timore del giudizio della famiglia e degli altri, la sensazione di essere “sbagliati” etc.). Della Ciana riesce con una delicatezza sorprendente a mescolare sapientemente comicità, romanticismo, realismo e drammaticità, con un’opera che è stata definita “il primo Shōjo-Ai italiano”. Seguono collaborazioni con molti altri artisti, che, dal 2014, si fanno anche cartacee.

Dal 2017 al 2019 pubblica la traduzione italiana del manga Radiant, realizzato da Tony Valente, opera di tale successo che è stata riconosciuta e tradotta anche in Giappone, rendendo così l’autore il primo occidentale a pubblicare una manga non giapponese nel Paese del Sol Levante.

Nel corso degli anni cresce notevolmente e arricchisce non solo il numero di volumi, ma anche quello delle collane. Attualmente la casa editrice ne ospita sei: «Shonen», genere fumettistico giapponese, significa “ragazzo” e tratta di storie incentrate maggiormente sull’azione; «Shojo», genere giapponese indirizzato a un pubblico femminile, tratta soprattutto tematiche introspettive ed emotive; «Seinen», genere giapponese che tratta tematiche rivolte a un pubblico più adulto e in genere più complesse; «Boy’s Love», che si concentra su storie incentrate sull’amore omosessuale tra ragazzi e, infine, la collana «Guest Book», che ospita opere di saggistica o narrativa.

Editoriale Cosmo

«Spazio all’avventura!»: questo è il motto e la mission della casa editrice fondata il 7 ottobre 2012 a Reggio Emilia, ma con sede operativa a Bologna. Originariamente partita con la pubblicazione in Italia di fumetti franco-belgi, ben presto si è aperta anche a opere nostrane e americane, ampliando la tipologia dei propri prodotti. La casa editrice dà spazio tanto alla produzione d’autore quanto a quella seriale, ad autori già famosi e a esordienti, senza dimenticare la ristampa in formati pregiati.

Nonostante sia giovane, questo editore ha un canale di distribuzione davvero capillare: è una casa editrice specializzata nella realizzazione di fumetti con una proposta editoriale che coinvolge tutti i canali di distribuzione. La divisione edicola propone una serie di periodici stampati in bianco e nero o a colori e pubblicati nel classico formato “a libro” della tradizione del fumetto d’avventura italiano. La divisione fumetteria è attiva, grazie alla linea Cosmo Comics, nella realizzazione di storie d’azione, thriller, fantasy e al recupero di grandi classici d’autore, proposti in albi brossurati deluxe. La divisione da libreria, infine, propone, con i due marchi Cosmo Books e Nona Arte, eleganti volumi cartonati che ospitano il fumetto d’avventura classico italiano, americano e francese.

Il formato è generalmente il bonellide (16×21 cm), ma può anche essere più grande (19×27 cm e 28,5×26 cm) o più piccolo (12×17 cm e 12,5×19,7 cm), così come varia è la foliazione; pubblica sia a colori sia in bianco e nero, sia serie sia autoconclusivi.

Si tratta di una casa editrice molto eterogenea e, se l’avventura è al primo posto, spesso si interseca con una commistione di altri generi, accuratamente organizzati in collane contraddistinte da etichette di diversi colori applicate sul dorso delle copertine. Si riportano le più importanti:

  • «Collana Gialla». Nata il 17 ottobre 2012 con la pubblicazione del primo numero di Lester Cockney (di Franz Drappier detto Franz), è dedicata al genere western o dell’avventura classica. Il formato è il bonellide, pubblica sia a colori che in bianco e nero e la foliazione è di 100 pagine. Al suo interno contiene la mini-collana «West – Fumetti di frontiera»;
  • «Collana Blu». Esordisce il 7 novembre 2012 con il primo volume della serie Voyager (di Pierre Boisserie). Si occupa di due generi: il fantascientifico e il thriller. Anche questa collana ha un formato bonellide e una foliazione di 100 pagine, ma pubblica solo in bianco e nero;
  • «Collana Rossa». Pubblicata per la prima volta il 15 novembre 2012 con il primo volume di Giacomo C. (Jean Dufax ai testi, Griffo ai disegni) si occupa del genere storico. Anche in questo caso il formato è il classico bonellide, la foliazione è di 100 pagine circa, e i disegni sono sia a colori che in bianco e nero;
  • «Collana Nera». Serie bimestrale atipica, dedicata ai Numeri unici (si tratta di volumi autoconclusivi su un determinato personaggio, in genere famoso). Il formato è il solito 16×21 cm, i disegni sono sia in bianco e nero sia a colori, la paginatura è variabile. La prima opera pubblicata, il 20 marzo 2013, è Il vampiro di Benares di George Bess;
  • «Collana Color». Altra serie atipica dedicata al western, esordisce per la prima volta il 20 settembre 2013 con la pubblicazione del primo numero di Wanted (testi di Simon Rocca, disegni di Thierry Girod, colori di Jocelyn Charrance). Il formato è 19×27 cm, il numero di pagine oscilla tra 48 e 64, i disegni sono rigorosamente a colori;
  • «Collana Verde». Pubblicata per la prima volta il 27 settembre 2013 con il primo numero di La Leggenda di Yves Swolfs, il genere a cui è dedicata è il fantasy. Il formato è sempre 16×21 cm, la foliazione è variabile e i disegni sono sia in bianco e nero che a colori;
  • «Collana Grigia». Dedicata a mini-serie di vario genere concluse e non pubblicate più in Italia da tempo. A cadenza bimestrale, il formato è il classico bonellide, la paginatura è variabile, i disegni sono in bianco e nero. Esce per la prima volta il 19 febbraio 2014 con il primo volume di Hans (testi di André-Paul Duchâteau, disegni di Grzeforz Rosinski e Kas);
  • «Collana Color Extra». Simile alla «Collana Color», ma è dedicata al genere fantastico. Inaugurata con Fontainebleau (testi di Christophe Bec, disegni di Alessandro Bocci e colori di Delphine Rieu) il 10 marzo 2014;
  • «Collana Color USA». Esattamente come la «Color» e la «Color Extra», essa però è dedicata ai grandi fumetti d’autore. Esordisce con il primo volume di Juan Solo di Alejandro Jodorowsky l’8 aprile 2014;
  • «Collana Books». Collana di alta qualità editoriale e destinata alle librerie. Pubblica classici del fumetto in edizione integrale in formato cartonato (28,5×26 cm), con disegni a colori con paginatura variabile. Esordisce con la pubblicazione del primo volume di Flash Gordon di Alex Raymond il 14 aprile 2014;
  • «Collana Almanacco». Si tratta di una collana atipica con albi atipici e autoconclusivi. Formato, disegni e foliazione sono variabili. La prima pubblicazione, datata 30 aprile 2014, è Ayrton Senna (testi di Lionel Froissart, disegni di Christian Papazoglakis, colori di Tanja Cinna);
  • «Collana Pocket». Inizialmente collana dedicata ai romanzi western. Esordisce il 27 maggio 2014 con West Texas Kill di Johnny Boggs. In seguito pubblica anche fumetti (il 25 novembre 2014, Winter World di Chuck Dixon e Jorge Zaffino). Per i romanzi il formato è 12,5×19,7 cm; per i fumetti formato, foliazione e disegni sono variabili;
  • «Collana Marrone». Detta anche Weird Tales, è dedicata alla rivisitazione di personaggi e opere dell’Ottocento letterario (Sherlock Holmes, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, 20.000 Leghe sotto i mari etc.). Inaugurata il 17 gennaio 2015 da Sherlock Holmes e i vampiri di Londra (testi di Sylvain Corduriè, disegni di Laci). Il formato è il bonellide, ha circa 100 pagine e i disegni sono in bianco e nero;
  • «Collana Paperback». Esordisce il 12 febbraio 2015 con il primo numero di Ramiro – La riconquista di Jacques Stoquart e William Vance. La collana è dedicata all’avventura storica, il formato è il classico 16×21 cm, la foliazione di circa 100 pagine e i disegni sono in bianco e nero;
  • «Collana Gli Albi della Cosmo». Dedicata alla recente produzione italiana, il formato è sempre il classico bonellide con paginazione variabile e disegni in bianco e nero. Il primo volume pubblicato è Requiem di Ade Capone (sceneggiatura), Paolo Bisi e Alfredo Orlandi (disegni), datato 24 febbraio 2015;
  • «Collana Arancione». Collana dedicata alla teoria del complotto e all’esoterismo. Il formato è il classico bonellide, la foliazione è di circa 100 pagine e i disegni sono a colori. Viene inaugurata il 2 aprile 2015 dal primo volume dell’Ordine del Caos di Sophie Ricaume;
  • «Collana Noir». Esordisce il 30 aprile 2015 con il primo volume di Battaglia di Roberto Recchioni, ed è una collana dedicata al noir. Il formato è quello del fumetto nero italiano, 12×17 cm, i disegni sono in bianco e nero e la paginatura è variabile;
  • «Cosmo Comics». Collana dedicata alle fumetterie. Ha periodicità irregolare, foliazione e disegni variabili, il formato è 17×26 cm, è brossurata. Edita la prima volta il 4 maggio 2017, con Storia di cani di Giuseppe Ferradino e Giancarlo Caracuzzo.

Tirando le somme sull’Editoriale Cosmo, possiamo fare alcune considerazioni: è una casa editrice con produzione molto diversificata, non solo per genere (western, noir, fantascienza etc.) o tipologia (francese, italiano, americano), ma anche per prodotto, pubblicando sia fumetti sia libri; i suoi albi sono perlopiù nel formato del classico bonellide, anche se vi sono delle eccezioni; ha cercato di avvicinarsi, dividendo la produzione in collane e dando un’indicazione grafica alle stesse, ai tipici editori di libri.

Bugs Comics

Chiude la rassegna delle case editrici fumettistiche di questo nuovo millennio un realtà giovanissima, nata alla fine del 2014 a Roma da un’idea di Gianmarco Fumasoli in collaborazione con Paolo Altibrani: la Bugs Comics.

Indirizzata prevalentemente al tema dark e horror, la Bugs incomincia la propria avventura a Lucca Comics&Games, dove esaurisce tutte le copie stampate della prima rivista, «Mostri».

L’obiettivo della casa editrice è quello di sopperire ad alcune mancanze del mondo della nuvola. Come si accennava nel paragrafo IV, in Italia le riviste dedicate ai racconti brevi, ottimo trampolino di lancio per esordienti, sono a poco a poco scomparse, lasciando soltanto le intramontabili «Lanciostory» e «Skorpio». La Bugs Comics s’immette sul mercato proprio con delle riviste contenitore, distribuite in fumetteria, dedicate ad argomenti specifici e contenenti storie di autori diversi, della lunghezza di dieci-quattordici pagine.

La prima, erede dell’esperienza di «Splatter», è «Mostri», albo a tema horror. Qui le creature della notte e della paura fanno da protagoniste: non sono semplici apparizioni all’ultima pagina. Poco dopo, l’orrore arriva dallo spazio e nasce «Alieni», a tema fantascientifico, in cui però non manca quella vena di inquietudine e angoscia che lo cataloga più come un genere scifi-horror che come pura fantascienza.
Infine, il terzo progetto di questo tipo è «Gangster», un genere che ha una lunga ascendenza nel mondo fumettistico. Infatti, vive negli anni ’30, tra New York, Chicago e Cleveland e, muovendosi tra il proibizionismo, la grande depressione e Al Capone, vuole essere la conferma di come la Bugs voglia rapportarsi con i propri lettori, non per cosa racconta ma per come lo racconta.

Dopo questo tipo di esperienza, la casa editrice tenta un approccio comico attraverso «Moftri», strisce umoristiche che raccontano la vita dei più famosi mostri da bambini, realizzate dall’artista Adriana Farina (sui testi di Massimiliano Filadoro) con uno stile morbido che rimanda al chibi nipponico. Altro progetto sperimentale è quello di Helena Masellis, «Bugs Café», dove vengono raccontate, con lo stile graffiante dell’autrice, le varie dinamiche interne alla casa editrice.

Infine, progetto che ha visto la luce a novembre 2019, arriva la prima serie regolare da edicola della casa editrice: Samuel Stern. L’Incubo e l’orrore accompagnano anche questo nuovo personaggio, nato da un lungo studio approfondito a opera di un team piuttosto ampio, che ha come curatore Massimiliano Filadoro.

Il personaggio non è il classico cacciatore di mostri che si ritrova catapultato in situazioni surreali, ma ha alle spalle una precisa storia e simbologia studiata nei minimi dettagli (a partire dal colore dei capelli, passando per il nome, il cui acronimo è SS, solo per citare alcuni esempi).

Con questa casa editrice chiudo questa breve rassegna sull’editoria fumettistica italiana dal Duemila in poi: superfluo precisare che quelle trattate sono solo alcune delle case editrici del nostro Paese. Per una più approfondita indagine, indispensabile punto di partenza resta l’enciclopedia fumettistica scritta da Gianni Bono, Guida al fumetto italiano (disponibile anche come sito on-line).

 

  1. Si pubblica un brevissimo estratto della tesi di Laurea magistrale in “Editoria e scrittura” dal titolo L’editoria fumettistica in Italia, discussa nell’Anno accademico 2018/2019 presso la “Sapienza Università di Roma”: relatrice la professoressa Maria Panetta e correlatore il professor Francesco Saverio Vetere.
  2. Corsivo mio.

(fasc. 35, 11 novembre 2020)