Una guerra non dichiarata che semina vittime e impoverisce l’intero sistema planetario

Autore di Domenico Panetta

Non sarebbe stato, di certo, possibile, solo alcuni mesi fa, immaginare il numero delle vittime provocato da una malattia che ha colpito senza distinzioni di età, sesso, paese di origine o ceto sociale.

Scambiata all’inizio per una semplice influenza, ha assunto, col passare del tempo, una virulenza di cui tutti abbiamo imparato a riconoscere i segni. I bollettini quotidiani presentano un numero ancora consistente di persone colpite, mentre le guarigioni iniziano ad aumentare, ma ancora incerte sono le notizie su possibili cure efficaci per debellare quella che, a tutti gli effetti, può essere considerata, a un secolo dalla Spagnola del 1918, come la pestilenza del Duemilaventi.

Ricercatori fra i più esperti del mondo si stanno occupando dello studio della malattia che continua, purtroppo, a riempire di salme i cimiteri di tutto il globo, facendo comparire anche in città come New York le fosse comuni, una modalità di sepoltura che di certo avremmo voluto dimenticare. Senza parlare dell’impossibilità per i parenti delle vittime di presenziare ai riti funebri che segnano da millenni, nel mondo civile, il doloroso ma necessario passaggio dalla vita alla morte.

Non si è certi, inoltre, di aver annientato il morbo neanche nei casi di guarigione: la malattia, talvolta sconfitta, non può essere, infatti, a quanto pare, sempre considerata definitivamente debellata. E proprio l’indefinito numero dei cosiddetti “asintomatici” preoccupa gli analisti che cercano di prevedere gli sviluppi della curva epidemica del morbo.

I migliori esperti sul campo si stanno impegnando per cercare delle soluzioni e sperimentare vaccini nuovi, capaci di sconfiggere il virus che si sta manifestando violentemente in tutto il mondo. E le prime vittime sono state, purtroppo, registrate proprio fra coloro che sono addetti alla cura degli ammalati e affrontano ogni giorno, con coraggio e senso del dovere, la sfida di rimanere in vita, pur lavorando spesso in condizioni disagiate e con protezioni non adeguate: in primo luogo medici e infermieri, definiti da più parti gli “eroi” di questo nostro tempo.

Pare che ora si vadano dischiudendo possibilità di sperimentare un vaccino utile, ma ancora non possiamo affermare di avere alcuna risposta sicura alle nostre domande: ed è, forse, anche questo senso di incertezza mista a impotenza che disorienta e rende difficile intravedere il cammino da percorrere.

Nonostante ciò, l’esperienza che la società mondiale può ricavare da questa dolorosa storia è che, non paghi dei pur ragguardevoli traguardi raggiunti, è necessario proseguire ancora con la stessa determinazione lungo la strada della ricerca scientifica e tecnologica e che, allo stesso tempo, occorre accantonare risorse per rendere possibili tempestivi ed efficaci interventi atti a distribuire equamente e sollecitamente ricchezza per far fronte all’emergenza. Specie nel caso delle categorie oggi più danneggiate dal blocco: in primo luogo, i precari e tutti coloro che non possono fare affidamento su uno stipendio stabile.

La sorprendente e quasi miracolosa rinascita della Natura, favorita dal nostro forzato “stare a casa”, inoltre, deve farci riflettere sulla necessità di ripensare urgentemente le nostre politiche di sviluppo economico in vista di obiettivi prioritari di sostenibilità ambientale, tanto più che sembra essere dimostrato con ragionevole certezza che anche l’inquinamento è uno dei più incisivi fattori di rischio e un pericoloso veicolo di trasmissione del contagio.

Non da ultimo, il lockdown cui siamo stati obbligati ci ha costretto, inizialmente nostro malgrado, a rallentare i ritmi frenetici di una quotidianità vorticosa che, probabilmente, da tempo andava già stretta ad alcuni; ma che adesso, nella fase della “ripartenza”, non possiamo più permetterci di ripristinare nelle stesse modalità del passato.

Urge, infatti, un profondo e serio ripensamento che ci permetta di sovvertire la nostra scala delle priorità, per fare in modo che i positivi risultati ottenuti in poco più di un mese a livello ambientale non vengano immediatamente vanificati e che la crisi planetaria che stiamo vivendo possa trasformarsi in una fruttuosa occasione per riprogrammare l’agenda politica nazionale e internazionale, privilegiando questioni di fondamentale importanza come quelle della salute, dell’istruzione, della ricerca, del diritto al lavoro e del benessere dei cittadini rispetto alla sfuggente chimera dell’obiettivo della perenne crescita economica.

Senza dimenticare l’imprescindibile priorità della tutela di un bene primario, privata del quale nessuna vita ha la possibilità di esprimersi e dispiegarsi compiutamente: quello della Libertà.

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

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