Da “Il club dei simpatici” a “Patriotismo insetticida” Sulla volontà d’autore di Filippo Tommaso Marinetti

Autore di Vincenzo Pernice

Tra il 2008 e il 2009, in concomitanza col centenario del movimento futurista, la piccola casa editrice milanese Excelsior ha dato alle stampe delle riproduzioni anastatiche di tre romanzi fuori catalogo fin dai tempi delle rispettive principes. Si tratta di Cavalcata delle vertigini di Paolo Buzzi, originariamente apparso per i tipi Campitelli nel 1924; de Il club dei simpatici di Filippo Tommaso Marinetti, uscito nel 1931 presso un editore palermitano minore, Hodierna; e infine di Patriotismo insetticida, ancora di Marinetti, edito nel 1939 da Mondadori. Quest’ultima opera, invero, fu riproposta già nel 1960 dall’editore Bianco, non autonomamente, ma all’interno di una raccolta di scritti teatrali curata da Giovanni Calendoli1: scelta quanto mai discutibile, trattandosi non di un testo destinato alle scene, bensì di un romanzo, indubbiamente composto in uno stile particolare e, come vedremo, “teatrale”, ma pur sempre afferente all’ambito dei generi più strettamente narrativi.

Fatto sta che, grazie ad Excelsior, i lettori odierni possono accedere, per giunta in fedele riproduzione, a dei testi altrimenti reperibili con difficoltà. Ma una domanda sorge spontanea. Accantoniamo l’opera di Buzzi per concentrarci su quelle di Marinetti. In base agli studi bibliografici più accreditati, Patriotismo insetticida non rappresenterebbe altro che una «riedizione» con varianti de Il club dei simpatici2. Dunque, in prospettiva filologica, seguire tale indicazione vuol dire ritenere il volume del 1939 quale attestazione di un’ultima volontà d’autore, tesa a stabilire la forma finale di un testo, degna di essere tramandata. Ed è forse sul filo di tali osservazioni che Il club dei simpatici è omesso sia dall’elenco di opere di Marinetti accluso alla stessa princeps di Patriotismo insetticida3, sia dalla bibliografia curata da Luciano De Maria per il Meridiano Mondadori dedicato al padre del futurismo4.

Ma, se così stanno le cose, che senso avrebbe oggi riproporre in volume due “stadi” di una medesima opera, per giunta misconosciuta? Perché invece non realizzare direttamente un’edizione critica di Patriotismo insetticida, segnalando le varianti rispetto a Il club dei simpatici? A prescindere dalle motivazioni che hanno portato la Excelsior a compiere tale scelta, la tentazione di acquistare e leggere entrambi i volumi per fare chiarezza è davvero troppo forte per poter resistere. Nelle seguenti pagine, attraverso un’analisi comparativa dei testi e il ricorso ad alcune accreditate teorie in materia di filologia dei testi a stampa, si tenterà dunque di porre ordine alla questione e di capire, nello specifico, se Patriotismo insetticida possa ritenersi davvero una semplice riedizione de Il club dei simpatici o se, invece, ci troviamo davanti a uno scenario più complesso. Sarà bene, ad ogni modo, prima di dare inizio alle indagini, presentare brevemente i testi anche da un punto di vista letterario e contenutistico.

«Verso una nuova morale cannibale»

Le trame de Il club dei simpatici e di Patriotismo insetticida risultano pressoché identiche, a partire dall’articolazione nel medesimo numero di capitoli, ovvero quattordici. Protagonisti sono i magistrati Paranza e Urò, testimoni, diretti o indiretti, nel corso delle prime pagine, di una serie di misfatti che vanno dal furto al tentato omicidio, tutti compiuti da persone che si dichiarano appartenenti al cosiddetto Club dei simpatici (nel volume del ’39 il nome sarà però cambiato in Società dei lungimiranti). Dopo un episodio prolettico, atto a spiegare l’assurda origine di tale associazione criminale, segue un processo-farsa presieduto dallo stesso Paranza, durante il quale l’intero Club viene di fatto assolto.

Con un netto stacco di scena, l’azione riparte da un volo diretto alle isole Figi. A bordo dell’aereo, insieme a Paranza e Urò, figurano anche i Simpatici. L’incontro della combriccola coi cannibali del territorio esotico acuisce nei protagonisti la consapevolezza di dover pervenire ad una morale totalmente nuova e diversa, rispetto a quella rappresentata dalla società borghese italiana dell’inizio del Novecento. Ed è così che a Paranza viene assegnato il compito di stilare un apposito codice, del quale viene riportato un estratto nell’ultimo capitolo: sarà lecito cucinare gli esterofili «nelle loro spezie estere preferite»5 e mangiarli. Il tema antropofagico, annunciato fin dai primi capitoli6, trova qui il suo totale compimento. Rispetto a Il club dei simpatici, la conclusione di Patriotismo insetticida risulta, come vedremo, completamente riscritta, senza tuttavia scalfirne l’essenza scioccante.

Da un breve riepilogo della trama, si può già comprendere la natura fondamentalmente provocatoria delle opere, il cui evidente antirealismo tende verso una medesima direzione di “sfida” nei confronti del lettore, come può evincersi dal seguente passaggio:

IL CLIENTE
Allora perché l’ha colpito ferocemente?

BULINO
Non è facile spiegare questo perché.

IL CLIENTE
Crede che il pubblico lo saprà alla fine di questo romanzo?

BULINO
Ne dubito7.

Tali caratteristiche non avranno aiutato la fortuna di entrambi i testi, ignorati tanto dal pubblico e dalla critica quanto dagli esegeti dei decenni successivi. Per non parlare poi dell’aspetto più strettamente ideologico. Negli anni Trenta di consolidamento del regime, Marinetti puntava evidentemente a sottolineare i debiti del fascismo nei confronti del futurismo, presentando pagine in cui amor di patria e violenza fanno tutt’uno nel desiderio di distruzione di un sistema di pensiero razionale e pacifico, percepito ormai come inattuale.

Se l’aspetto contenutistico-ideologico non ha certamente giovato alla diffusione de Il club dei simpatici e di Patriotismo insetticida, bisogna pur ricordare che si tratta di due opere d’avanguardia. Certo, lontane anni luce dagli eccessi del paroliberismo di Zang tumb tumb (1914), ma pur sempre problematiche in relazione alla forma romanzesca sotto cui si presentano. Da un punto di vista narratologico, Marinetti, che pure ha sempre dimostrato una forte propensione alla scrittura in prima persona (L’aeroplano del Papa, L’alcòva d’acciaio), sceglie stavolta un approccio extradiegetico, in terza persona, sulla scia dei suoi romanzi più noti ed apprezzati, Mafarka il futurista e Gli Indomabili. Dove, ad ogni modo, questi ultimi si configurano tutto sommato delle prove tradizionali, con un periodare equilibrato ed un lessico lirico-evocativo, Il club dei simpatici e Patriotismo insetticida risultano, invece, opere affatto diverse e particolari, se paragonate al resto della tradizione narrativa italiana. Ancora, mentre in Mafarka e ne Gli Indomabili il tono è tragico e solenne, con una disposizione degli avvenimenti ordinata ed una caratterizzazione dei personaggi chiara ed inequivocabile, grazie al continuo ricorso a sequenze descrittive, nei romanzi degli anni Trenta non figura niente di tutto ciò. Prendiamo una pagina da Il club dei simpatici:

La pioggia corrode le pareti del cielo e della pazienza umana, ma non riesce ad aprirvi il minimo spiraglio solare di fiori raggi profumi isole a galla sulla gioia di vivere e di amare. Nel salone della villa le cui finestre danno sopra una veranda vetrata battuta e invasa da lampi e pioggia, si aggirano geometricamente, sfera e lunga vite, vestite di nero e armate di lanterna cieca: Paranza e Urò.

PARANZA
Questa non è una pioggia ma bensì un trust di pioggia artificiale. Perfetto isocronismo di lampi tuoni. Ogni chilometro una grondaia celeste con un tubo di cinquanta metri di diametro. Perché tutto si inzuppi! Soltanto i diavoli coperti di scivolosa fuligine impermeabile escono di casa questa notte. I ladri dormono.

URÒ
Non tutti. La nostra clientela di ladri è coraggiosa e zelante. Fra mezz’ora sarà qui in forze…..

PARANZA
Cioè con cannoni e mitragliatrici8!

La prima cosa che salta all’occhio è l’impostazione dei dialoghi a mo’ di copione, con i nomi dei personaggi in evidenza e le battute che si susseguono senza l’utilizzo di verbi introduttivi da parte del narratore. La medesima tecnica era già stata utilizzata da Marinetti in alcune pagine di Mafarka9 e, in maniera più evidente, nel corso dell’intero «romanzo in versi liberi» L’aeroplano del Papa10. I testi de Il club dei simpatici e di Patriotismo insetticida sono dialogati per la maggior parte: il narratore prende parola, in genere, nelle parti introduttive dei capitoli, con delle sequenze paratattiche solitamente al presente, dando così l’impressione di leggere delle didascalie che accompagnino battute di scena.

A tal proposito, abbiamo già fatto cenno all’inserimento di Patriotismo insetticida in una raccolta di opere teatrali di Marinetti, curata da Calendoli. Lo studioso, oltre al particolare stile dell’opera, ha evidentemente preso alla lettera l’indicazione d’autore per cui si tratta di «un romanzo sintetico simultaneo lirico teatrale e cinematografico da mettere sul palcoscenico e sullo schermo con dinamici scorci di paesaggi e urbanismi da declamarsi. Romanzo ardente quindi parolibero cioè ostile al piatto psicologismo freddo»11. Nulla togliendo alle ambizioni totalitaristiche del futurismo, è però evidente che qui Marinetti allude all’idea di contaminare il genere romanzesco con influenze tratte dalla scrittura teatrale, al fine di allontanarsi dallo stile psicologico allora in voga, senza tuttavia considerare l’opera alla pari di un copione. Al massimo vi si può scorgere la possibilità di adattare il testo alla scena, ammesso, ad ogni modo, che ciò sia fattibile, dato il carattere al limite del possibile della vicenda.

Conferma quanto appena esposto anche il lessico adottato per entrambi i romanzi: «geometricamente», «sfera e lunga vite», «trust di pioggia artificiale. Perfetto isocronismo di lampi tuoni. Ogni chilometro una grondaia celeste con un tubo di cinquanta metri di diametro». I tecnicismi, marchio di fabbrica della scrittura marinettiana, servono, qui come altrove, a rinforzare il tasso di visionarietà dello stile, non certo a caratterizzare concretamente ambiente e personaggi. Sicché considerare come opera teatrale un vero e proprio romanzo, scritto in un lessico da apprezzare su carta, risulta quanto mai discutibile.

Rimanendo nell’ambito di alcune, brevi osservazioni stilistiche, non si può evitare di far cenno alla tendenza ad un paroliberismo moderato. Passaggi come «spiraglio solare di fiori raggi profumi isole a galla sulla gioia di vivere e di amare» fanno di certo pensare ad alcuni dettami del Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912), con la loro associazione arbitraria di sintagmi, povera di congiunzione o punteggiatura. Va però sottolineato che si tratta di momenti isolati, inseriti all’interno di una narrazione tutto sommato apprezzabile anche per una certa scorrevolezza. Del resto, un vero e proprio romanzo scritto con stile interamente parolibero è qualcosa di impensabile, collocandosi tale tipo di scrittura più nell’ambito poetico che nella narrativa propriamente detta.

Le considerazioni fin qui esposte valgono tanto per Il club dei simpatici quanto per Patriotismo insetticida. Riservando ai paragrafi successivi lo scopo di illuminare le differenze tra le due opere, cercheremo di ipotizzare cosa abbia spinto l’autore a ritornare su un testo composto in anni precedenti per rivederlo; atteggiamento, questo, tutt’altro che usuale per il padre del futurismo.

Vantando una produzione costante e prolifica, Marinetti, coerentemente con l’ideologia del suo movimento, di rado si preoccupò di offrire al pubblico delle revisioni di scritti precedenti, salvo in casi di stretta necessità come per le traduzioni dal francese o per motivi di censura (Mafarka). Più caratteristica è in lui, semmai, la propensione al riuso parziale, al riciclo di parti di opere in contesti diversi. Lo dimostra un volume come Scatole d’amore in conserva (1927), raccolta eterogenea allestita con novelle tratte da Gli amori futuristi (1922), inserti da scritti autobiografici (tra i quali Come si seducono le donne), più un brano dal dramma giovanile Il Re Baldoria (1905) e qualche inedito. In tal senso, Marinetti anticipa quell’uomo-garbuglio anche e soprattutto editoriale che fu Carlo Emilio Gadda.

Sicché risulta quantomeno curiosa la decisione di rivedere Il club dei simpatici a distanza di quasi un decennio. L’ipotesi è che Marinetti, consapevole dell’insuccesso dell’opera («in buona parte invendut[a]»)12, decidesse di destinarla ad un editore di più ampia fama rispetto al misconosciuto Hodierna, ovvero Mondadori, divenuto suo interlocutore di riferimento a partire dall’ingresso nell’Accademia d’Italia (1929), e al quale ben si addiceva un lavoro tutto sommato leggibile come un romanzo, pur conservando, ovviamente, una certa dose di sperimentalismo. Ma dal 1931 al 1939 il futurismo cambiò e non poco, così come mutò lo scenario sociale e politico del paese. Alcuni contenuti de Il club dei simpatici necessitavano di essere rivisti in tale prospettiva: soprattutto era lo stile dell’opera che mal si accordava alle conquiste più recenti dell’avanguardia marinettiana. L’ultima fase del futurismo è infatti dominata da quella sorta di paroliberismo moderato che fu l’aeropoesia13, battezzata nel 1935 con L’aeropoema del Golfo della Spezia dello stesso Marinetti, edito proprio da Mondadori. Vedremo come, ritornando sulle pagine del 1931, lo scrittore non soltanto cercasse di renderne i contenuti più attuali e pregnanti per un pubblico in incerta attesa di una Seconda Guerra Mondiale, ma anche di aggiornarne lo stile attraverso un processo di vera e propria lievitazione.

I volumi a confronto

Leggiamo l’incipit de Il club dei simpatici:

Nel buio sotterraneo delle cantine senza vino della Villa Urò, il passo lento e pesante di due magistrati armati di lanterne cieche i cui raggi flessibili frugavano. Ad una svolta, incrociandosi, dal basso in alto, accesero e profilarono due corpi.

Urò è una lunga vite nera con un capocchione di calvizie lucente. Paranza è una sferica rosea caldaia che emana e scioglie nell’aria vaporosi gesti fluttuanti.

Una zazzera di fumo grigio incornicia la sua testa a tappo di zucchero velata da una nebbiolina di sorrisi delicatissimi. Quando cammina testa e zazzera oscillano, vogliose di correre sull’arco d’orizzonte lieto delle braccia aperte. Le gambe invitano la pancia a rotolare per terra senza di loro.

Gli occhi hanno labbra di palpebre per succhiare la luce. La bocca ha molte pupille dentate per fissare. Veste un panno di spessa bontà color indulgenza plenaria.

– Siamo nell’Archivio dei Grandi Processi Ermetici, stride Urò.

PARANZA
Ciò mi spiega la ribalderia dei topi e la loro ghiottoneria fra tante leggi inacidite, delinquenza svaporate e cartacce saporite!

URÒ
Caro Paranza, ammira, ora, la macchina elettrica che permette a me, coricato nel mio letto caldo, di fare scattare, senza spostarmi, con la pressione del dito medio, la tremenda trappola costruita nel giardino, sotto la griglia e che attanaglia il ladro tutto gelato di pioggia notte vento pericolo.

PARANZA
Non temi che, per eccesso di zelo, abbranchi un tuo amico onesto?

URÒ
Tu sei il mio solo amico.

PARANZA
Ma poiché non dormo nel tuo letto sono anch’io una tua preda notturna14

Confrontiamolo, adesso, con quello di Patriotismo insetticida:

Nel buio sotterraneo delle cantine senza vino della Villa Urò il passo lento e pesante di due magistrati armati di lanterne cieche i cui raggi flessibili frugavano

Ad una svolta incrociandosi dal basso in alto accesero e profilarono due corpi

Urò è una lunga vite nera con un capocchione di calvizie lucente

Paranza è una sferica rosea caldaia che emana e scioglie nell’aria vaporosi gesti fluttuanti

Una zazzera di fumo grigio incornicia la sua testa a tappo di zucchero velata da una nebbiolina di sorrisi delicatissimi

Quando cammina testa e zazzera oscillano vogliose di correre sull’arco d’orizzonte delle braccia aperte

Le gambe invitano la pancia a rotolare per terra senza di loro

Gli occhi hanno labbra di palpebre per succhiare la luce

La bocca ha molte pupille dentate per fissare

Veste un panno di spessa bontà color indulgenza plenaria

URÒ (stride)
Siamo nell’Archivio dei Grandi Processi Misteriosi

PARANZA
Ciò mi spiega la ribalderia dei topi e la loro ghiottoneria fra tante leggi inacidite delinquenze svaporate e cartacce giuridicamente saporite

URÒ
Caro Paranza ammira ora la macchina elettrica che permette a me coricato nel mio letto caldo di fare scattare senza spostarmi con la pressione del dito medio la tremenda trappola costruita nel giardino sotto la griglia e che attanaglia il ladro tutto gelato di pioggia notte vento pericolo

PARANZA
Non temi che per eccesso di zelo agganci un tuo amico onesto?

URÒ
Tu sei il mio solo amico

PARANZA
Ma poiché non dormo nel tuo letto sono anch’io una tua preda notturna15

Lievissime modifiche lessicali a parte, quali la rimozione di un aggettivo («lieto»), il contenuto dei due brani è esattamente il medesimo. Le differenze, tuttavia, risaltano anche semplicemente ad una rapida occhiata. Lo scarto tra Il club dei simpatici e Patriotismo insetticida è di natura squisitamente “grafica”. Il contenuto del ’31 è stato adattato ad una forma d’impaginazione che prevede numerosi a capo e che preferisce il corsivo per le battute dei dialoghi. A tal proposito, non si può non notare come la primissima frase pronunciata da Urò sia stata successivamente uniformata allo stile “teatrale” del romanzo. Inoltre, differenza forse più significativa, la punteggiatura è completamente sparita, salvo per un punto interrogativo, indispensabile ai fini di una corretta interpretazione della frase.

Un lettore a digiuno di Marinetti e di futurismo giudicherà forse insignificanti tali dettagli, ma è ormai consolidata, tra chi se ne è occupato, l’importanza che per il nostro rappresentavano gli aspetti più propriamente fisici del prodotto-libro. Proseguiamo, ad ogni modo, nel raffronto tra i due volumi, stavolta attraverso le rispettive prefazioni.

Nel breve scritto introduttivo del ’31 leggiamo:

In questo romanzo futurista ho voluto realizzare:

  1. Una anatomia della morale con un accurato sezionamento degli orli vivi ed elastici del male.
  2. Una elettrochimica dell’Amore osservato in molte coppie di pile elettriche umane.
  3. Una psicologia degli aeroplani ed un primo impiego del Dizionario Aereo Marinetti Azzari per elogiare l’aviazione.

F. T. MARINETTI16

Soltanto colorite indicazioni di stampo contenutistico. Il lettore non si aspetterà altro che un romanzo (futurista, sì, ma è scontato) in cui saranno trattati i temi della morale, dell’amore e dell’aviazione. Ben diverso sarà il programma del ’39:

Si delinea in questo libro giocondo una Nuova Morale simultanea che libererebbe il Bene dal piombo della logica e rimpolperebbe di un po’ di Male ogni atto buono purificando ogni atto cattivo mediante un setaccio di buone intenzioni

Libro che può servire da modello per una sua ironia tipicamente italiana perché serena carezzevole ed eccitante alla creazione […]

Questo romanzo di avventure legislative dimostra

  1. Come dall’Adorazione concreta della Patria nasce una morale ottimista e futurista di forza salute creazione ed eroismo mentre dal Mondialismo Unitario egoismo individuale meschino mascherato di solidarietà astratta e teorica nasce una morale pessimista nostalgica e vile di anarcoidismo e parole vuote.
    Cosicché la fusione dell’Individuo con la Patria divina costituisce l’unico egoismo nobile perché vasto concreto razionale e lirico nella sua continua espansione e nel suo continuo perfezionamento
  2. Come si può scrivere un romanzo sintetico simultaneo lirico teatrale e cinematografico da mettere sul palcoscenico e sullo schermo con dinamici scorci di paesaggi e urbanismi da declamarsi.
    Romanzo ardente quindi parolibero cioè ostile al piatto psicologismo freddo
    Romanzo senza punteggiatura sintassi verso classico verso libero questi abiti borghesi della vecchia letteratura
  3. Come si può impiegare il Primo Dizionario Aereo Marinetti-Azzari per elogiare gli aeroplani e impiegare i vocaboli ideati e proposti dal Movimento Futurista nella mia aerocanzone delle nuove parole

Milano Agosto 1939-XVII – F. T. MARINETTI SANSEPOLCRISTA17

Qui l’autore è sceso nel dettaglio, non solo nel fornire ancora indicazioni sul contenuto dell’opera, ma anche nell’inscriverla nel particolare clima di tensione immediatamente precedente la Seconda Guerra Mondiale (si noti la firma da sansepolcrista). Il nazionalismo è sempre stato presente nell’ideologia futurista: Marinetti non deve fare altro che ribadirlo a lettere capitali per sentirsi in linea con il corso della politica di regime. Inoltre, cosa ancor più interessante, nel secondo punto figura una serie di indicazioni di ambito stilistico che confermano quanto in parte già analizzato: l’autore avverte i lettori che il romanzo non ha punteggiatura e che, tra le altre cose, può dirsi anche «parolibero». Segue un’ultima indicazione sulla falsariga di quella apparsa nella prefazione a Il club dei simpatici.

Soltanto una parte di Patriotismo insetticida è ambientata a bordo di un aeroplano; dunque non sarebbe corretto definirla un’opera di aeropoesia (anche perché stiamo comunque parlando di un romanzo). Fatto sta che, in base alla intentio auctoris espressa nella prefazione, unitamente ad un’osservazione diretta del testo, risulta davvero difficile non tenere presenti alcune delle indicazioni contenute nell’introduzione Decollaggio (alias Manifesto dell’Aeropoesia) dell’Aeropoema del Golfo della Spezia:

L’accordo simultaneo inventato da me è un seguito di corte verbalizzazioni essenziali sintetiche di stati d’animo diversi parole in libertà che senza punteggiatura e con un forte contrasto di tempi di verbi raggiungono il massimo dinamismo polifonico pur rimanendo comprensibili e declamabili18

16. Isolare a quando a quando aggettivi sostantivi verbi e blocchi di parole per sintetizzare il vagabondare e la psicologia nomade delle nuvole delle nebbie delle ombre e delle cime di montagne19

Quel «pur comprensibili e declamabili» è la vera cifra rispetto allo sfrenato sperimentalismo di Zang tumb tumb. Marinetti sa di non poter più toccare simili vette; pure, non rinuncia a proporre opere sperimentali, ma di uno sperimentalismo meno esasperato, applicabile senza troppi scossoni persino ad una struttura così necessariamente scorrevole come quella di un romanzo. Tale è, infatti, lo stile di Patriotismo insetticida, specialmente delle sequenze narrativo-descrittive. Allo stesso modo, i frequenti a capo già segnalati, rispetto al testo del ’31, ben permettono di imitare i «blocchi di parole» vagabondanti nella pagina come nuvole in cielo. Non è questa la sede per dei raffronti puntuali, ma quanto emerge dagli incipit dei due volumi può dirsi valido anche per le restanti parti: nel rivedere Il club dei simpatici, l’autore, pur lasciando pressoché inalterato il lessico utilizzato, rivede da cima a fondo il testo in una direzione che, se non può dirsi propriamente aeropoetica, certamente le si avvicina. Anche l’utilizzo assiduo del corsivo per i dialoghi, del resto, acuisce nel lettore la sensazione di lievità certamente perseguita.

Vediamo un altro esempio comparativo. Ecco l’incipit del decimo capitolo de Il club dei simpatici:

Chi ha fame di cielo sostanzioso? Oggi tutto carne. Alta macelleria del tramonto equatoriale, le nuvole squartate sono sospese per le zampe posteriori a ganci di diamante: quelle prime stelle nel verde putrescente dello zenit. Giù i musi fumano e vomitano sangue sull’isola polputa chiazzata di viola e porpora20.

A cui corrisponde il seguente passo di Patriotismo insetticida:

Gioia aviatoria di Paranza
Chi ha fame di cielo sostanzioso?
Oggi tutto carne
Alta macelleria del tramonto equatoriale
Le nuvole squartate sono sospese per le zampe posteriori a ganci di diamante
Quelle prime stelle nel verde putrescente dello zenit
Giù i musi fumano e vomitano sangue sull’isola polputa chiazzata di viola e porpora21

In maniera innegabile, si è passati da una colorita sequenza descrittiva in prosa a dei veri e propri versi. Non sfuggirà ai lettori più attenti che gli a capo piazzati da Marinetti hanno, infatti, dato vita alla bella assonanza tra «carne» e «diamante», separata da un «equatoriale» che, seppur non coincidente in modo perfetto con l’assonanza in «a… e» a causa della semivocale precedente, di certo si avvicina parecchio al suono messo in evidenza. Per non parlare delle assonanze interne, sempre con «carne», rappresentate da «squartate» e «zampe». Da segnalare, infine, la posizione significativa di «zenit» in chiusura di verso.

Salvo l’aggiunta dell’attacco «Gioia aviatoria di Paranza», le parole adoperate sono esattamente le stesse in entrambi i passi. Tuttavia, è bastato che Marinetti giocasse un po’ con l’impaginazione per elevare la prosa del ’31 in aeropoesia, rendendo così manifesti diversi espedienti fonici in precedenza non valorizzati.

Quello stilistico (o accidentale) è di sicuro lo scarto maggiore tra Il club dei simpatici e Patriotismo insetticida. Ciò, tuttavia, non esclude il fatto che tra i due lavori vi siano anche varianti di ambito più strettamente contenutistico (sostanziale). Un primo gruppo di modifiche, in tal senso, va ravvisato nella soppressione di alcuni passi del ’31, unitamente all’aggiunta di altri. Non è questa la sede adatta per una casistica completa, ma si spera che le segnalazioni di seguito raccolte contribuiscano ad illuminare sufficientemente la natura delle variazioni tra un volume e l’altro.

La soppressione più vistosa riguarda certamente la presenza, durante il capitolo dedicato al processo contro i Simpatici, di un colpevole di incesto successivamente assolto: della sua breve apparizione nelle pagine 79 e 80 de Il club dei simpatici non rimane alcuna traccia in Patriotismo insetticida22. Difficile valutare se tale modifica sia stata dettata da motivazioni artistiche o contestuali: fatto sta che, quando Marinetti pubblicò il passo incriminato, era già padre. Pentimento tardivo o autocensura preventiva?

Più numerose e significative, ad ogni modo, appaiono le aggiunte. Diverse, in particolare, fanno riferimento ad esponenti dello stesso futurismo. Per esempio, a partire dalla pagina 134 di Patriotismo insetticida si può leggere un sentito elogio degli aeroartisti completamente assente ne Il club dei simpatici23, nonostante l’aeropittura fosse stata battezzata già nel 1929 col relativo manifesto. Lo stesso può dirsi per le interpolazioni di passi dedicati ai letterati sodali di Marinetti (p. 157)24 o al musicista Luigi Russolo (p. 160)25. Si tratta di brani che l’autore avrebbe potuto tranquillamente inserire anche nel volume del ’31: perché aggiungere a distanza di otto anni degli sfacciati elogi al proprio movimento? L’impressione è quella di un Marinetti che, forse, cerca di salvare il salvabile. Sempre più emarginato dalla vita artistica e sociale, il futurismo ha iniziato con gli anni Trenta la sua inesorabile discesa in fatto di risonanza pubblica e di carica propulsiva. Marinetti ne è ovviamente consapevole; così, se non disdegna affatto ricostruzioni storiografiche di un passato glorioso26, non è difficile immaginarlo mentre si abbandona su carta alla rimembranza un po’ nostalgica dei propri compagni di avventura. Anche l’apparizione della dedica alla giovane moglie Benedetta potrebbe leggersi in tale ottica: quasi un passaggio di testimone da parte dello scrittore ormai ultrasessantenne.

Un altro segno del tempo trascorso, rispetto a Il club dei simpatici, va visto nell’aggiunta di un discorso in cui si paragona l’omosessualità al vento (pp. 140-141)27 e di alcune righe esterofile (p. 176)28. Entrambe le integrazioni saranno da ricondurre al mutato clima del paese, soprattutto dal punto di vista politico.

Oltre alla soppressione e all’aggiunta di brani, vi è poi, nel passaggio da Il club dei simpatici a Patriotismo insetticida, un terzo ordine di modifiche di ambito sostanziale, ovvero la sostituzione di alcune porzioni di testo con nuove lezioni, operata anzitutto sul piano paratestuale. Oltre al titolo, sul quale torneremo a breve, e, come già visto, alla prefazione, sono cambiati anche i nomi di tutti capitoli:

I. La Villa Urò sotto la pioggia giustiziera

II. La Società di beneficenza

III. Il vetriolo

IV. La notte d’amore

V. La cuoca

VI. I simpatici

VII. Mario La Bella

VIII. Elettrochimica di una festa da ballo

IX. Volo di magistrati migratori

X. L’isola dei cannibali

XI. Il banchetto legislativo

XII. Riforme culinarie

XIII. Verso una nuova morale cannibale

XIV. Un capitoletto del nuovo codice Paranza

1 Il nuovo diluvio universale

2 Per carità

3 L’officina della bellezza

4 Un duro bacio tra capo e collo

5 Campo di battaglia o gabinetto chimico

6 Il processo dei lungimiranti

7 Il poema dei languori del Golfo di Napoli

8 Il poema elettrochimico di una festa di ballo in casa Paranza

9 Il volo dialogato dei giudici

10 L’isola gastronomica a prezzo fisso

11 L’orgia legislativa

12 I nuovi condimenti

13 La filosofia di denti

14 Un capitolo del nuovo codice

Sul piano più strettamente testuale, si riscontrano diverse varianti certamente poco significative, quali la sostituzione del nome del capitano da Mario La Bella con Marino Canale (più in linea con l’onomastica “simpatica” di tutti i personaggi); altre, invece, più interessanti. Si allude, anzitutto, ad un ulteriore, clamoroso cambio di onomastica: quello dal Club dei simpatici alla Società dei lungimiranti. Non vi è dubbio che dietro a questa sorta di associazione criminale “al di là del bene e del male”, che opera senza alcun tipo di scrupolo per rinnovare attraverso scandali la moralità corrente, debba vedersi nient’altro che una rappresentazione dello stesso futurismo. Il nome iniziale, tuttavia, implica necessariamente un giudizio bonario, canzonatorio nei confronti dei loro atti: sapere che dei Simpatici vogliono cambiare la scala dei valori significa leggere le loro avventure nell’ottica della provocazione fine a se stessa. Diversamente si deve dire a proposito dei Lungimiranti: i crimini commessi e assolti sono esattamente gli stessi, ma il nome sotto cui operano implica una serietà estranea al testo del ’31. Inoltre, accostare in maniera esplicita futurismo e lungimiranza vuol dire ancora, come nel caso delle aggiunte prima analizzate, celebrare in maniera spudorata un’avanguardia della quale si approssima sempre più l’inevitabile decesso.

Infine, l’ultima pagina de Il club dei simpatici viene completamente riscritta. Si legge nel testo del ’31:

Stabilito il fine comune di rinvigorire ed esaltare la propria razza ad ogni costo, sarà lecito uccidere e mangiare l’antipatriota, l’esterofilo e il pessimista cronico che contrastano il raggiungimento di questo fine.

Sarà concesso ai condannati di essere cucinati nelle loro spezie estere preferite29.

Mentre, in Patriotismo insetticida:

1° Il patriota che avendo preso a schiaffi un esterofilo denigratore del proprio paese od essendosi divertito a bastonarlo al punto di trovarselo ad un tratto morto fra i piedi verrà delicatamente punito con una pena minima color d’elogio e d’incoraggiamento30.

Scompare il riferimento all’antropofagismo, presumibilmente non per motivi di censura preventiva (in altri luoghi, infatti, rimane intatto), ma per caricare il finale di maggior concretezza realistica. L’ultima pagina de Il club dei simpatici conferma, insomma, l’impressione di ricercato scandalo provocatorio, mentre quello di Patriotismo insetticida si inserisce in un contesto assai più drammatico e concreto. Diciamo pure che, se Il club dei simpatici appare come un’opera solo e soltanto futurista, Patriotismo insetticida, soprattutto alla luce della riscrittura dell’ultima pagina, può di certo qualificarsi anche come lavoro fascista. Il cambio di titolo non fa che confermare tale intuizione e si inserisce ancora una volta nel passaggio dalla sfera della provocazione a quella delle risposte concrete, dal surreale al reale.

Un’ulteriore e significativa dimostrazione di quanto detto finora si può avere persino da uno strumento pubblicitario d’epoca, ossia la fascetta editoriale acclusa a Patriotismo insetticida, che recita, commentandosi da sé, «Divertenti e ironiche manganellate date dal Sansepolcrista Marinetti a tutti i disfattisti». Se ne può osservare una scansione a colori nel recente catalogo della Collezione Mughini, realizzato dalla Libreria Pontremoli di Milano31.

Le differenze tra Il club dei simpatici e Patriotismo insetticida, anche se non numerose, risultano certamente rilevanti, ponendosi come attestazione di un’evoluzione del pensiero marinettiano da tener presente non solo ai fini di una corretta interpretazione dei due volumi, ma persino in sede filologica.

Rimane da rispondere alla domanda da cui siamo partiti. Può Patriotismo insetticida considerarsi nient’atro che un’edizione riveduta e corretta de Il club dei simpatici, o forse ci troviamo di fronte ad una situazione più complessa?

Due opere diverse

Non vi è alcun dubbio che il fine ultimo degli editori scientifici sia di stabilire in che forma un’opera debba essere presentata al pubblico. Qualunque sia il modus operandi, il lavoro del filologo dovrà sempre, per tale motivo, fare i conti col concetto di volontà d’autore. Da tali presupposti deriva il postulato, forse scontato, che, di fronte a qualunque modifica posteriore apportata dall’autore ad un’opera, lo studioso si trovi ad avere a che fare con l’estrinsecazione di un’ultima volontà che, di fatto, sancisce la forma assunta dal testo come definitiva, a scapito degli stadi precedenti. Venendo al caso concreto fin qui analizzato, sarebbe dunque lecito ritenere, insieme agli studiosi di futurismo, Patriotismo insetticida la “versione definitiva” de Il club dei simpatici.

Tuttavia ˗ sostiene George Thomas Tanselle ˗, «esistono in linea generale due tipi di situazioni in cui questa concezione dell’“ultima volontà” si rivela insoddisfacente»:

1) quando la natura o l’entità della revisione è tale da far apparire il risultato come una nuova opera, piuttosto che come la “stesura finale” di un’opera già esistente;
2) quando l’autore fa vivere nel suo manoscritto varie lezioni alternative oppure è incerto circa la loro scelta in edizioni successive. Nel primo caso possiamo dire che vi è più di un’ultima volontà; nel secondo che non ve n’è nessuna32.

Concentrandoci sui casi di volontà multiple, lasciamo ancora la parola all’esperto per ottenere maggiori delucidazioni al riguardo:

Volgendo l’attenzione al primo dei due tipi individuati ˗ quello in cui le revisioni d’autore producono, per così dire, una nuova opera ˗ possiamo scoprirne diverse varietà. […] In altre parole è necessario distinguere due tipi di revisione: quello che mira a modificare il fine, l’indirizzo o il carattere di un’opera, tentando così di farne qualcosa di altro genere, e quello che cerca rendere più pregnante, di rifinire o migliorare l’opera come allora è concepita (sia che ciò riesca sia che non riesca), modificandone così la qualità non il carattere. Se si potesse pensare a un’opera nei termini di una metafora spaziale, potremmo classificare il primo tipo come “revisione verticale” in quanto trasferisce l’opera su un piano diverso, e il secondo tipo come “revisione orizzontale”, perché concerne delle modifiche all’interno dello stesso piano. Entrambi producono delle modificazioni locali della volontà attiva, ma le revisioni del primo tipo si presentano come l’adempimento di una volontà programmatica mutata ovvero come il riflesso di una volontà attiva mutata rispetto all’opera nel suo insieme, mentre non si può dire altrettanto delle revisioni del secondo tipo33.

È evidente che cercare di distinguere le revisioni orizzontali dalle verticali richiede tecniche d’indagine più interpretative che tecnico-meccaniche. Il filologo non può, in tal caso, disgiungersi dal critico. È così che, allora, le considerazioni fatte nei paragrafi precedenti a proposito delle differenze stilistiche e ideologiche tra Il club dei simpatici e Patriotismo insetticida possono forse aiutarci a rispondere alla domanda da cui siamo partiti.

Per un’evidente virata verso l’aeropoesia, per una maggior consapevolezza della fine prossima dell’esperienza futurista, nonché per un consolidamento nei confronti dei rapporti tra Marinetti e il fascismo, in concomitanza col particolare clima di tensione pre-Seconda Guerra Mondiale, si potrebbe azzardare che le modifiche apportate nel ’39 dall’autore ad un testo del ’31 possano ascriversi alla tipologia che Tanselle definisce «verticale», in quanto spostano con decisione l’opera da una dimensione puramente goliardica e provocatoria ad un’altra più pregnante dal punto di vista politico e sostanzialmente diversa sul versante artistico. Si può quindi dire che Il club dei simpatici e Patriotismo insetticida siano due opere affatto diverse, smentendo quanto riportato in precedenza dai bibliografi.

L’obiezione prevedibile a un tale tipo di ragionamento è che, a conti fatti, il numero di modifiche da un testo all’altro risulta non particolarmente elevato. Tuttavia, il fatto che due redazioni di un’opera debbano trattarsi come lavori autonomi dovrebbe dipendere da una distinzione qualitativa, più che quantitativa. Ossia:

Se le revisioni non hanno origine dalla stessa concezione organica d’insieme, così come è manifestata dalla versione originale (quelle che io ho definito revisioni verticali), esse danno allora luogo a una nuova opera, anche se il numero effettivo delle nuove lezioni è basso; se le revisioni mirano a sviluppare e perfezionare la concezione originale (quelle che ho definito revisioni orizzontali), allora non creano agli effetti pratici un’opera autonoma, quale che sia il numero delle modifiche effettuato34.

Dunque, a maggior ragione sarebbe lecito ritenere i due testi marinettiani alla stregua di opere diverse, anche perché siamo in presenza della situazione tipica di “volontà multipla”, cioè quando un autore revisiona in maniera sistematica un lavoro portato a termine diversi anni prima. A tal proposito, i lettori italiani dispongono di un esempio eclatante: quello de I promessi sposi. È indubbio che le tre redazioni dell’opera manzoniana possano essere studiate insieme come un unico lavoro in un’ottica scolastica e comunque puramente letteraria. Tuttavia, per un filologo, il Fermo e Lucia rappresenta qualcosa di diverso sia rispetto alla Ventisettana sia alla Quarantana. Non a caso, sono sempre di più gli editori che scelgono di stampare tutte e tre le versioni del capolavoro manzoniano, nella consapevolezza di rendere disponibili al pubblico tre opere completamente diverse, ciascuna coi suoi estimatori.

Un altro esempio, più vicino a Marinetti: Il codice di Perelà di Aldo Palazzeschi, del quale esistono due redazioni principali, una del 1911 e l’altra del 1958 (in cui, tra l’altro, l’ortografia sperimentale è stata completamente ricondotta allo standard linguistico). Anche del romanzo dell’omino di fumo si trovano oggi in commercio entrambe le versioni e, persino per un lettore non specialistico, la differente concezione artistica dell’autore dietro a ciascuna delle due risulta evidente. Sono anche in tal caso opere diverse.

Ribadendo, dunque, ancora una volta, la propria convinzione che sia opportuno ritenere Il club dei simpatici e Patriotismo insetticida due lavori differenti da un punto di vista filologico, si può, di conseguenza, apprezzare la scelta fatta da Excelsior di pubblicare le ristampe anastatiche di entrambi i testi separatamente. La mancanza di apparati o introduzioni ai volumi non permette, a dovere di cronaca, di valutare il grado di consapevolezza della casa editrice al riguardo. Ciò che conta, comunque, è che gli studiosi hanno adesso a disposizione le riproduzioni di due volumi altrimenti difficilmente consultabili. L’invito è a valutare il rapporto tra entrambi i testi anche alla luce delle considerazioni qui esposte, in modo da problematizzare, se non proprio ridefinire, una questione filologica che gli esperti di futurismo hanno forse in precedenza aperto e chiuso in maniera eccessivamente brusca.

  1. Cfr. F. T. Marinetti, Teatro, a cura di G. Calendoli, Roma, Bianco, 1960.
  2. Cfr. C. Salaris, Bibliografia del futurismo, Roma, Stampa alternativa, 1988 e D. Cammarota, Filippo Tommaso Marinetti. Bibliografia, Milano, Skira, 2002.
  3. Cfr. Opere di F. T. Marinetti, in F. T. Marinetti, Patriotismo insetticida, Milano, Excelsior, 2008, pagine iniziali non numerate.
  4. Cfr. L. De Maria, Bibliografia essenziale per Marinetti e il futurismo, in F. T. Marinetti, Teoria e invenzione futurista, a cura di L. De Maria, Milano, Mondadori, 2010, pp. 1219-1221.
  5. F. T. Marinetti, Il club dei simpatici, Milano, Excelsior, 2009, p. 167.
  6. «Se potessi averla qui sul tavolo, una mezz’ora, la cucinerei io, e saporitamente, con molto olio… per correggere tutto quell’aceto! La cucinerei e… la mangerei!»: ivi, p. 62.
  7. Ivi, p. 40.
  8. Ivi, p. 15.
  9. Cfr. F. T. Marinetti, Mafarka il futurista, trad. di D. Cinti, a cura di L. Ballerini, Milano, Mondadori, 2003, pp. 152-155, 222-223.
  10. Cfr. F. T. Marinetti, L’aeroplano del Papa, Macerata, Liberlibri, 2007.
  11. F. T. Marinetti, prefazione senza titolo a Patriotismo insetticida, op. cit., p. 16.
  12. L. Gambetti, Libri riciclati, in «Charta» online, 29 maggio 2011, http://www.rivistacharta.it/2011/05/libri-reciclati/
  13. Cfr. C. Salaris, Marinetti editore, Bologna, Il Mulino, 1990, pp. 325-334.
  14. F. T. Marinetti, Il club dei simpatici, op. cit., pp. 11-13.
  15. F. T. Marinetti, Patriotismo insetticida, op. cit., pp. 19-20.
  16. F. T. Marinetti, Il club dei simpatici, op. cit., p. 7.
  17. F. T. Marinetti, Patriotismo insetticida, op. cit., pp. 15-16.
  18. F. T. Marinetti, L’aeropoema del Golfo della Spezia, in Teoria e invenzione futurista, op. cit., p. 1099.
  19. Ivi, p. 1103.
  20. F. T. Marinetti, Il club dei simpatici, op. cit., p. 129.
  21. F. T. Marinetti, Patriotismo insetticida, op. cit., p. 149.
  22. Ivi, p. 89.
  23. Cfr. F. T. Marinetti, Il club dei simpatici, op. cit., p. 116.
  24. Ivi, p. 135.
  25. Ivi, p. 138.
  26. Cfr. C. Salaris, Marinetti editore, op. cit., pp. 274-279.
  27. Cfr. F. T. Marinetti, Il club dei simpatici, op. cit., pp. 120-121.
  28. Ivi, p. 154.
  29. Ivi, p. 167.
  30. F. T. Marinetti, Patriotismo insetticida, op. cit., p. 197.
  31. Cfr. Futurismo: collezione Mughini, Milano, Libreria Antiquaria Pontremoli, 2014, p. 212.
  32. G. Thomas Tanselle, Il problema editoriale dell’ultima volontà dell’autore, in Filologia dei testi stampa, a cura di P. Stoppelli, Cagliari, CUEC, 2008, p. 181.
  33. Ivi, pp. 181-182.
  34. Ivi, p. 187.

(fasc. 3, 25 giugno 2015)