Camilleri e Mucci: incontro fra due poeti. Una testimonianza

Autore di Alberto Alberti

«Mi è difficile parlare di Velso Mucci perché con lui non ho avuto una frequentazione d’amicizia, tuttavia in lui riconoscevo l’uomo di cultura, lo scrittore corale dell’Uomo di Torino, il poeta e traduttore. Lo conobbi molti, molti anni fa, nell’immediato dopoguerra…». Con queste parole Andrea Camilleri iniziava una breve testimonianza richiesta nel 2005 dalla redazione della rivista storica di Bra, la città di Mucci, insieme ad altre inedite per un numero commemorativo in onore dell’autore dell’Uomo di Torino.

L’incontro fra i due scrittori, l’unico, avvenne nel 1950 a Genova in occasione delle Olimpiadi Culturali della Gioventù. Si trattava di un concorso letterario riservato ai giovani, ai quali partecipò lo stesso Camilleri, allora venticinquenne, con la poesia Morte di Garcia Lorca. La manifestazione faceva parte della “Settimana della cultura contemporanea” che si svolse nel capoluogo ligure dal 10 al 17 dicembre 1950, promossa dal sindaco di allora Gelasio Adamoli, figura di politico, giornalista ed esponente della Resistenza. L’adesione fu entusiasta e numerosa da tutta Italia; per sette giorni si tennero incontri, dibattiti, spettacoli, convegni e mostre d’arte sparsi per tutta la città (il Palazzo Ducale, il Teatro Carlo Felice, i Circoli Culturali…) e ogni giornata era “monografica”: Pittura scultura e architettura, Letteratura (narrativa e poesia), Musica, Teatro, Cinema, Radio etc. In particolare, la giuria della sezione di poesia era di tutto rispetto: al tavolo della presidenza sedevano i critici Giacomo Debenedetti e Velso Mucci, con le scrittrici Sibilla Aleramo e Flora Volpini, il filosofo Galvano Della Volpe e il poeta Mario Socrate.

Nella serata di giovedì 14, presso il circolo Lumen, una delle sedi culturali genovesi, le quattro poesie vincitrici furono lette da un attore, dopo un ampio dibattito introdotto da Debenedetti e riportato dettagliatamente dalla stampa dell’epoca. Risultarono quattro primi classificati ex aequo: Andrea Camilleri, di Porto Empedocle, con Morte di Garcia Lorca; Gino Baglio, di Alessandria, con Un semplice nome; Giovanni Geppetti, di Livorno, con Melissa e Amina De Angelis, di Perugia, con Purezza. Nel corso del dibattito venne fatto notare da Debenedetti che quasi tutti i partecipanti avevano tratto i motivi della loro creazione dalla Resistenza, ma che la grande maggioranza non era andata oltre il fatto di cronaca o la rievocazione svincolata da ogni riferimento alla realtà immediata attuale. Mucci affermò come la cultura italiana, a causa del fascismo e delle condizioni di vita imposte, si trovasse in ritardo di molti anni (quindici, almeno – come disse nel suo intervento) rispetto al cammino compiuto nel frattempo dalla letteratura del mondo, ritardo il quale implica per noi lo scontare adesso esperienze che per altri appartengono ormai al passato. Opinioni approfondite dagli altri componenti della giuria, fino all’intervento conclusivo di Mario Socrate, che sottolineò definitivamente la necessità di trovare un linguaggio adatto alla nuova situazione della nostra vita: un linguaggio nuovo, che rispondesse a esigenze attuali, soprattutto a quella di parlare a tutti gli uomini e di imprimersi nella memoria collettiva, di dare per ciò stesso un contributo alla soluzione dei problemi universali. Esigenze che evidentemente si ponevano al di là di un concorso giovanile di poesia tenuto in quel particolare momento storico, l’immediato dopoguerra, con problemi immensi, sofferenze ancora brucianti, e gli ideali grandissimi che avevano condotto alla liberazione e ora alla ricostruzione del paese distrutto.

Ma tornando alla testimonianza di Camilleri: «[…] e io, venticinquenne o poco più, proprio grazie a lui ottenni uno dei primi riconoscimenti della mia carriera letteraria. Erano i primi anni Cinquanta e Velso Mucci, unitamente alla scrittrice Sibilla Aleramo, al filosofo Galvano Della Volpe, al critico Giacomo Debenedetti e altri ancora che il tempo ha reso oscuri, presiedeva le Olimpiadi della Cultura svoltesi a Genova. Io, unitamente a molti altri giovani, partecipai al concorso per racconti e poesie e la giuria ritenne di premiarmi per la composizione Morte di Garcia Lorca. Ho pensato quindi che per dare un’idea dello stile e dei temi cari al Mucci poeta, più dei miei ricordi, necessariamente ormai sbiaditi, può essere utile proporre ai lettori di oggi la mia composizione d’allora. E, nel rileggerla oggi, dopo così tanto tempo, non posso fare a meno di ricordare quanto impegno civile Velso Mucci profondesse nelle sue opere letterarie e poetiche»[1]. Al di là della semplice gratitudine verso il componente della giuria che lo premiò, dalle sue parole traspare la grande considerazione per l’uomo e il letterato.

Morte di Garcia Lorca, anche se premiata ex aequo con gli altri concorrenti, fu però notata come la più matura e intensa fra quelle presentate. Non parleremo delle successive evoluzioni della limitatissima produzione poetica di Camilleri: basti sapere che questa poesia, dopo essere uscita nel 1950 nel supplemento di «Genova»[2], trovò posto probabilmente solo in un’antologia del 1957[3]. Fu poi ripubblicata assieme alla testimonianza sulla rivista braidese, e citata nel 2012 nel volume Conoscete quest’uomo[4].

La riproduciamo:

Morte di Garcia Lorca di Andrea Camilleri
No, non arsero quel giorno gli alberi
come nei vecchi miracoli
non divennero aride le fonti
non caddero al suolo schiantate le porte del Tempio.

Nell’alba sporca di voli
e d’uomini col viso chiuso come un pugno fu certo una cosa assai semplice
trafiggere contro un muro
la tuta azzurra di un gitano
e rompergli l’ultimo grido tra i denti.

Il sangue fu solo sangue
sopra il suo cranio spaccato a melograna matura e non pianto non fuoco non furore
da scuotere la terra con un grido:
all’uomo fu data la morte dell’uomo
polvere sulla polvere
e la chitarra spezzata al suo fianco.

E il verde sopra i prati fu ancor verde
dolce rimase il vento tra gli ulivi..

  1. Nella rivista «Bra “o della felicità”. Storia e storie del nostro territorio», a cura dell’Istituto Storico di Bra e dei Braidesi, direttore responsabile Grazia Novellini, coordinamento redazionale di Fabio Bailo (cofondatore, nel 2005, assieme a Carlo Petrini, Gina Lagorio e Rosella Fissore, dell’Istituto Storico di Bra e della rivista trimestrale, e suo direttore fino al 2011), aprile 2005.
  2. A. Camilleri, Morte di Garcìa Lorca, in «Olimpiadi della Cultura», suppl. a «Genova», 1950, p. 40 (cfr. Alfabeto Camilleri, a cura di P. Di Paolo, Milano, Sperling & Kupfer, 2019, p. 155).
  3. A. Camilleri, In morte di Garcìa Lorca. Poesia prima; Poesia seconda; Poesia terza; Poesia quarta; Poesia quinta, in II secondo ’900. Panorama di poeti italiani dell’ultima generazione, a cura di C. Bettelli, Padova, Amicucci, 1957, pp. 77-80. Cfr. Alfabeto Camilleri, op. cit., p. 156.
  4. Conoscete quest’uomo, Atti del Convegno internazionale di studi tenuto a Bra il 4 giugno 2011 per il centenario della nascita di Velso Mucci, prefazione di G. Mughini, a cura di A. Alberti, in collaborazione con A. Lostaglio, R. Pepi, Milano, Scalpendi ed., 2012, p. 29. Il volume è presentato da Fabio Bailo, con gli interventi dei relatori Mario Lunetta, Christine Wolter, Renzo Pepi, Livio e Cetta Berardo, Armando Lostaglio, Chiara Lostaglio e Luca Pietro Nicoletti. Testimonianze di Pier Paolo Pasolini, Andrea Camilleri e Giorgia de Cousandier. La miscellanea è stata insignita nel 2012 del Premio Cesare Pavese.

(fasc. 34, 25 agosto 2020)