Il contratto matrimoniale tra Pasquale Croce e Luisa Sipari (1861)

Author di Lorenzo Arnone Sipari

Il «curriculum vitae» di Benedetto Croce, contenuto nelle Memorie utilizzate per la stesura del Contributo alla critica di me stesso dell’aprile 1915, si apriva con il seguente passo:

Nacqui il 25 febbraio 1866 a Pescasseroli, paesetto della provincia d’Aquila. Mio padre, Pasquale, era di famiglia abruzzese, trapiantatasi a Napoli nella generazione precedente. Mia nonno, Benedetto, era magistrato, e morì in Napoli nel 1852 [sic] consigliere della Corte Suprema di Giustizia. Mia madre, Luisa Sipari, era di Pescasseroli; e quivi essendosi ritirata col marito nel 1866 durante l’epidemia colerica di Napoli, nacqui io, terzogenito (essendo stato preceduto da un maschio e da una femmina, che morirono bambini). Dopo di me nacquero altri quattro figli, due morti bambini, gli altri due, Alfonso, nato nel 1867, e una sorella, Maria, nata nel 1870[1].

Via via che si affievoliva l’immagine della tragedia di Casamicciola (28 luglio 1883), con la perdita dei genitori e della sorella Maria, si osserva nell’opera del filosofo una progressiva attenzione alle proprie origini[2]. Vanno in questa direzione non tanto e non solamente le registrazioni dei più minuti dettagli contenuti nel passo proposto, in special modo il numero dei fratelli morti in tenera età – particolare accostabile al più tardivo rilievo dato al medico che lo aveva visto nascere, vale a dire l’antichista Carmelo Mancini[3] –, quanto soprattutto le sistematiche ricerche storico-genealogiche da lui condotte, dal secondo decennio del Novecento, sulle famiglie dei propri genitori. Gli esiti di queste ultime saranno perlopiù assorbiti dalle monografie di Montenerodomo e di Pescasseroli, che uscirono per l’editore Laterza rispettivamente nel novembre 1919 e nel febbraio 1922, trovando poi unitaria collocazione in appendice alla Storia del Regno di Napoli, potendosi in esse osservare «come in miniatura i tratti medesimi della storia in generale»[4].

Il primo dei due studi, che descrive le vicende delle famiglie Croce e de Thomasis, scaturisce dal ripensamento – precisava il filosofo nella lettera dedicatoria del 23 agosto 1919 al cugino Vincenzo – «ai comuni ricordi, alle immagini dei nostri maggiori e alla terra da cui prendiamo origine»[5]. Per delineare quei lineamenti storico-familiari era andato «in caccia di vecchie carte» a Montenerodomo, scavando negli archivi del Comune e della Parrocchia come nelle case degli avi paterni[6].

Tuttavia, grazie soprattutto alle indagini condotte presso l’Archivio di Stato di Napoli, il filosofo era riuscito a documentare i legami di sangue della schiatta paterna fino al 1420, quando cioè si chiamava ancora «Sancta Crux», stendendone il relativo albero genealogico[7]. Tale documentazione servì, peraltro, per la pratica di riconoscimento del titolo di nobile, di cui la famiglia Croce fu decorata tra il maggio e l’ottobre 1921[8].

La seconda monografia ripercorre, invece, le vicende dei Sipari, illustrandone la parabola ascendente, in quell’universo pastorale che si dipanava tra gli aspri monti della Marsica e la fertile pianura del Tavoliere, che la condusse, poco prima dell’unificazione nazionale, in particolare con Pietrantonio Sipari (1795-1864), a possedere il principale gregge transumante del Regno delle Due Sicilie, migliaia di ettari in diverse province meridionali, imponenti palazzi a Pescasseroli, Alvito e Foggia, fino a immettersi nell’alveo nobiliare nel 1858, con il matrimonio tra Carmelo e Cristina dei marchesi Cappelli[9].

Analogamente alla ricostruzione svolta per la schiatta originaria di Montenerodomo, anche per quella di Pescasseroli Croce lasciò parlare le carte:

Ed ecco che io, leggendo nei libri parrocchiali e nei registri dello Status animarum i nomi e le date: “Petrus Antonius Sipari (1795), Domina Elisabeth Ricciardelli uxor (1806), Franciscus Xaverius filius (1828), Carmelus Paschalis (1832), D. Angelica (1830), D. Lucretia (1833), D. Erminia (1836), D. Aloysia Ernesta Philomena (1838)”, sento i documenti toccarmi ora come cose vive, vedo risorgere immagini e ricordi della mia fanciullezza[10].

Stese del pari l’albero genealogico della famiglia materna, facendolo partire, però, dalla fine del Seicento, perché i documenti anteriori presentavano lacune tali da non consentire di «stabilire il filum sanguinis»[11].

Sebbene siano state variamente segnalate le differenze ideologiche fra le due casate, l’una borbonica, l’altra liberale[12], i Croce e i Sipari erano accomunati da speculari interessi economici in provincia di Capitanata, i quali si rivelarono decisivi ai fini della stipula di un “trattato di alleanza”. Tale alleanza venne ratificata nel novembre 1861[13], con le nozze tra Pasquale Croce (1837-1883), figlio di Benedetto seniore e Luisa Frangipani dei duchi di Mirabello, e Luisa Sipari (1838-1883). Ultima nata dei sei figli di Pietrantonio ed Elisabetta Ricciardelli, la futura madre del filosofo era stata educata nel convento napoletano di san Giovanni Battista, dove avrebbero continuato a vivere le sue sorelle Lucrezia, Erminia e Angelica, le ultime due monacandosi, con una cerimonia in pompa magna che si svolse nel 1856[14].

Il possesso della terra, la ricchezza, la costruzione di palazzi, la realizzazione di matrimoni “dote contro titolo” e, non ultimo, l’organizzazione di cerimonie che rappresentassero il prestigio goduto e il potere detenuto sono «segni interni ed esteriori della propria identità di gruppo»[15], ossia elementi costitutivi delle élites ottocentesche. Una fonte utile per indagare le dinamiche economico-sociali di siffatto ceto è rappresentata dai capitoli matrimoniali[16]. Quelli di Luisa Sipari e Pasquale Croce furono sottoscritti a Napoli il 14 novembre 1861[17].

Il corrispondente documento, finora inedito, registra la presenza, nella futura casa coniugale, ubicata al civico 323 di via Toledo, oltreché del notaio rogante con due testimoni, da una parte di Pietrantonio Sipari con la figlia Luisa e dall’altra parte di Luisa Frangipani, vedova di Benedetto Croce seniore, con il figlio Pasquale, che all’epoca abitavano fuori dalla porta Medina. Segue l’enunciazione delle formule di rito («avendo iniziata trattativa di matrimonio con felicissimi augurii, conclusasi alla mercé di Dio») e la reciproca promessa dei futuri sposi di celebrare nel più breve tempo possibile il matrimonio[18].

Il contratto si apre con l’articolo sul regime patrimoniale, con la precisazione della separazione dei beni[19]. Come previsto dalle successive disposizioni, Pietrantonio Sipari costituiva in dote alla figlia la somma di 40.000 ducati, obbligandosi a fornirle anche un «decente» corredo del valore di 2000 ducati[20]. La netta differenza di valore fra dote e corredo è usuale in unioni di questo genere: quanto più è ricca la famiglia della sposa tanto maggiore risulta il peso della parte monetaria, mentre in presenza di unioni povere si registrano corredi di valore pari, se non talvolta superiore, alla dote[21].

Il documento prosegue con l’illustrazione dei termini e delle modalità di pagamento della dote. La parte principale, di 22.000 ducati, era corrisposta all’atto del rogito, mediante rilascio di fede di credito «argento» emessa dal Banco Cassa di Corte S. Giacomo. Secondo quanto stabilito espressamente dal padre della sposa, la predetta quota doveva essere investita nell’acquisto sia di titoli di rendita sia «di beni rustici esclusivamente siti nelle Province di Napoli, Terra di Lavoro e Capitanata», gli uni e gli altri intestati a Luisa, ma pur sempre amministrati dal futuro sposo in virtù del regime dotale[22].

I restanti 18.000 ducati sarebbero stati pagati da Pietrantonio, o dai suoi figli e successori, in tre rate senza interessi, ciascuna di eguale importo (6000 ducati), a decorrere dal novembre 1864 e con termine al novembre 1868. Anche tale quota prevedeva la condizione espressa del reimpiego nei modi previsti dalla precedente statuizione[23]. A garanzia di detto importo residuale, il padre di Luisa ipotecò i terreni che possedeva in tenimento di Alvito[24]. Tale iscrizione sarebbe stata progressivamente ridotta, fino alla completa cancellazione, a ogni incasso delle somme pattuite, previamente quietanzato dai futuri sposi[25].

Una clausola stabiliva per Luisa la facoltà, sì, di concorrere alla successione dei beni paterni, ma di fatto scoraggiandone il ricorso, attraverso la previsione del preventivo versamento di una somma pari al valore della dote ricevuta, con esclusione dei beni corredali, che, in quanto donati a titolo personale da Pietrantonio, potevano considerarsi compresi nella quota disponibile[26].

Il contratto contemplava, inoltre, in linea con la legislazione dell’epoca, la riversibilità della dote, prevedendone la restituzione da parte dello sposo, o dei suoi eredi e successori, unitamente ai frutti maturati dal giorno in cui si sarebbe verificata la restituzione. Analogamente, era prevista la restituzione del corredo «uso consunto»[27].

Per quanto riguarda le convenzioni relative all’altra parte, in ragione sia delle «pregevoli qualità» di cui la futura sposa era «adorna» sia della stima e del «sentito affetto» verso di lei, Pasquale assegnava a Luisa, come spillatico, la cifra di 20 ducati al mese, che avrebbe versato in modo sempre anticipato a partire dal giorno del matrimonio.

In caso di sopravvivenza della sposa allo sposo – circostanza che, come è noto, non si sarebbe verificata a causa della comune tragica sorte –, era espresso l’obbligo, per gli eredi del rampollo di casa Croce, di corrispondere alla vedova «una pensione vitalizia» (500 ducati annui), oltre i frutti dei beni dotali, pagabili a rate mensili. Nella stessa eventualità, Luisa avrebbe avuto diritto a ricevere l’intera «stanza da letto maritale», comprensiva del relativo mobilio, e una carrozza «con un paio di cavalli e i finimenti corrispondenti»[28].

Infine, a garanzia dei beni dotali, Pasquale ipotecò a propria volta una serie di terreni, e segnatamente i fondi pugliesi che possedeva, in comune e indivisi col fratello Francesco, nei tenimenti di Cerignola e di Ascoli Satriano[29].

Come previsto nel contratto, il matrimonio fu organizzato in tempi rapidi. Il giorno successivo alla stipula, l’ufficiale delegato dello Stato civile del Circondario di Montecalvario registrò, infatti, le promesse degli sposi[30]. Il rito ecclesiastico si celebrò il 20 novembre, sempre a Napoli, presso la chiesa di Santa Maria di Montesanto[31].

  1. B. Croce, Memorie della mia vita. Appunti che sono stati adoprati e sostituiti dal «Contributo alla critica di me stesso», a cura dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, Napoli, 1966, p. 5. Il nonno paterno del filosofo era deceduto il 24 novembre 1854, come si legge nell’atto di morte in Archivio di Stato di Napoli [d’ora in poi, ASN], «Stato civile della restaurazione (quartieri di Napoli)», «San Ferdinando», reg. II degli atti di morte (1854), n. 1006. Il dato, tuttavia, era già stato corretto dall’omonimo più celebre nipote: cfr. B. Croce, Montenerodomo. Storia di un comune e di due famiglie, Bari, Laterza, 1919, pp. 34-35.
  2. Nell’ottobre 1921, nel restituire al cugino Pietrantonio Sipari i mss. del comune zio Francesco Saverio Sipari, ricevuti trentotto anni prima, il filosofo precisava, nella nota di accompagno, che quelle carte erano rimaste «sepolte a Casamicciola» e che non aveva «osato ripigliare e riguardare prima» dello stesso ’21. La nota è conservata nell’Archivio della Famiglia Sipari [d’ora in poi, AFS], b. 3, fasc. 6. Si veda al riguardo L. Arnone Sipari, Gli inediti di Benedetto Croce nell’Archivio Sipari di Alvito, in «L’Acropoli», V (2004), n. 3, pp. 309-19. Sull’incidenza della tragedia del 1883 nel giovane Benedetto cfr. S. Cingari, Alle origini del pensiero “civile” di Benedetto Croce. Modernismo e conservazione nei primi vent’anni dell’opera (1892-1902), Napoli, Editoriale Scientifica, 2002, pp. 25-63.
  3. B. Croce, Un avversario del «regime totalitario» nell’antichità. Pro e contro Elvidio Prisco, in «Quaderni della Critica», 1946, fasc. 4, pp. 25-35.
  4. B. Croce, Storia del Regno di Napoli, a cura di G. Galasso, Milano, Adelphi, 1992, pp. 10-11. Per un acuto esame in chiave comparata dei due scritti cfr. B. Mosca, Croce e la terra natia, Roma, De Luca, 1967, specie le pp. 17-70.
  5. B. Croce, Montenerodomo, op. cit., p. [5].
  6. Ivi, p. 42.
  7. Ivi, p. 63. Nell’ottobre 1943 il filosofo aggiunse all’albero genealogico, realizzato durante le ricerche per lo scritto su Montenerodomo, la seguente nota (riprodotta in I. De Feo, Benedetto Croce e il suo mondo, Roma, Eri, 1966, p. 10): «Quest’albero completissimo della famiglia Croce dal 1420 ai giorni nostri fu da me, per desiderio di mio fratello, ricostruito sui […] “Fuochi” del Regno, ossia i censimenti per i pagamenti fiscali – e su alcuni altri documenti ritrovati in altre serie di carte […]. Ora sarebbe impossibile fare un simile lavoro per una famiglia del Mezzogiorno d’Italia, perché i tedeschi, insieme con tutte le carte più importanti dell’Archivio di Stato di Napoli, hanno bruciato anche quelle». Per cenni sulla famiglia Croce si veda anche F. Nicolini, Benedetto Croce, Torino, Utet, 1962, pp. 13-25.
  8. Enciclopedia Storico-Nobiliare italiana, a cura di V. Spreti, vol. II, Milano, Enciclopedia Storico-Nobiliare italiana, 1929, p. 580.
  9. Oltre a B. Croce, Pescasseroli, Bari, Laterza, 1922, si vedano L. Piccioni, Erminio Sipari. Origini sociali e opere dell’artefice del Parco Nazionale d’Abruzzo, Camerino, Università degli Studi, 1997, specie le pp. 30-58; L. Arnone Sipari, Famiglia, patrimonio, potere locale: i Sipari in Terra di Lavoro nella seconda metà dell’Ottocento, in Le élites italiane prima e dopo l’Unità: formazione e vita civile, a cura di S. Casmirri, Marina di Minturno, Caramanica, 2000, pp. 215-65.
  10. B. Croce, Pescasseroli, op. cit., p. 41.
  11. Il documento è trascritto in L. Arnone Sipari, Gli inediti di Benedetto Croce, art. cit., pp. 317-19.
  12. Un’efficace sintesi al riguardo è offerta da S. Cingari, Il giovane Croce. Una biografia etico-politica, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000, specie le pp. 9-14.
  13. Va pertanto emendata la data del 1859 proposta da F. Nicolini, Benedetto Croce, op. cit., p. 25.
  14. La loro monacazione fu descritta da L. de la Ville sur-Yllone, La via Toledo sessant’anni fa [II], in «Napoli Nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana», VI (1898), fasc. XI, pp. 167-70.
  15. G. Aliberti, Élites e modello nobiliare nel secolo XIX, in Formazione e ruolo delle élites nell’età contemporanea, a cura di G. Aliberti, L. Rossi, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1995, p. 10.
  16. Il rinvio d’obbligo, anche avendo riguardo al periodo e al contesto, è a P. Macry, Ottocento. Famiglia, élites e patrimoni a Napoli, Torino, Einaudi, 1988.
  17. AFS, b. 1, fasc. 3, Capitoli matrimoniali Sipari-Croce (14 novembre 1861). Si tratta della prima copia autentica rilasciata a Pasquale Croce in data 21 marzo 1862, per «uso di tassa di successione» (ivi, pp. 30-31). Della casata materna del filosofo è stato già oggetto di esame, sulla scorta della medesima fonte, un altro contratto nuziale: cfr. L. Arnone Sipari, Un trattato d’alleanza familiare nel Lazio meridionale dopo l’Unità: i patti nuziali d’élite tra Annibale Lucernari ed Elisabetta Sipari (1880), in Il matrimonio, Atti del convegno (Morolo, 10 febbraio 2019), Anagni, Biblioteca di Etnostorica, 2019, pp. 18-21. Ma sulla strategia matrimoniale complessiva dei Sipari si veda L. Arnone Sipari, Famiglia, patrimonio, potere locale, op. cit., specie le pp. 225-31.
  18. Capitoli matrimoniali, op. cit., p. 2.
  19. Ibidem.
  20. Ivi, pp. 3-6.
  21. G. Civile, Il Comune rustico. Storia sociale di un paese del Mezzogiorno nell’800, Bologna, Il Mulino, 1990, p. 34.
  22. Capitoli matrimoniali, op. cit., p. 6.
  23. Ivi, p. 7.
  24. Ivi, pp. 14-21.
  25. Ivi, p. 8.
  26. Ivi, p. 7.
  27. Ibidem.
  28. Ivi, pp. 9-10.
  29. Ivi, pp. 11 e 22-24.
  30. ASN, «Stato civile italiano (quartieri di Napoli)», «Montecalvario», reg. degli atti di matrimonio (1861), n. 385. Luisa era rappresentata, per procura, da Francesco Croce.
  31. Le prove tipografiche delle partecipazioni di nozze sono conservate in AFS, b. 1, fasc. 3.

(fasc. 37, 25 febbraio 2021)