L’”italiano vero”: tra identità e cultura. L’evoluzione dell’identità culturale italiana tramite l’analisi delle canzoni “Brividi”, “La Famiglia” e “La Dolce Vita”

Author di Valentina Sorbera

Nella società italiana di oggi, in quale contesto socioculturale si collocano le canzoni Brividi di Mahmood, vincitrice del festival di Sanremo 2022; La Famiglia di Rhove, successo rap dello stesso anno, e il tormentone dell’estate 2022 La Dolce Vita di Fedez? Analizzando i testi e i video di questi brani, usciti tutti nello stesso anno a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, ci si pone l’obiettivo di dimostrare quanto la musica pop italiana sia specchio dell’evoluzione della società italiana odierna.

Nelle canzoni di Mahmood e Rhove si incrociano temi come inclusione, integrazione, diversità, identità e multietnicità tra gli italiani, mentre la canzone di Fedez è una rappresentazione classica, a volte anche stereotipata, della nostra cultura. Nel panorama musicale nazionale queste realtà identitarie e culturali coesistono e aprono finestre inaspettate: un’Italia legata alle proprie origini, ma aperta al cambiamento, multiculturale e inclusiva.

Obiettivo del seguente intervento è, altresì, quello di analizzare la lingua utilizzata nelle canzoni. È interessante notare che l’unico dei tre artisti presi in considerazione che abbia scritto un testo interamente in italiano è Mahmood. Nato in Italia, di origini marocchine, rappresenta gli italiani di seconda generazione che si stanno confrontando con i problemi di integrazione e di inclusione nella nostra società. Dall’altro lato, Fedez e Rhove, dei quali nessuno ha mai messo in discussione l’italianità, usano in queste canzoni l’inglese, il francese, l’arabo e lo spagnolo. Considerando tutti questi elementi di analisi, chi rappresenta oggi “l’italiano vero”, quello cantato da Toto Cutugno nella sua nota canzone?

L’Italiano è una canzone che si è classificata quinta al festival di Sanremo nel 1983, ma che ha in seguito avuto un grande successo nazionale e internazionale. Rappresenta un vero e proprio spaccato dell’Italia degli anni ’80: «un partigiano come presidente», con riferimento a Sandro Pertini che fu partigiano e ricoprì la carica di Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985; «la moviola la domenica in tv», a sottolineare la sfrenata passione degli italiani per il calcio; «gli spaghetti al dente, il caffè ristretto», emblemi indiscussi dell’italianità; «le calze nuove nel primo cassetto, una 600 giù in carrozzeria», che rimandano al boom economico italiano del secondo dopoguerra[1].

Una canzone simbolo, questa, anche e soprattutto per gli italiani all’estero, nata a quanto pare proprio per loro. Toto Cutugno la scrisse di getto dopo un concerto in Canada. È stato lo stesso Toto Cutugno a raccontare che, quando si accesero le luci sul pubblico a fine concerto, riconobbe inequivocabilmente delle “facce da italiano”. Ed è così che nacque l’ispirazione per la canzone, che avrebbe voluto intitolare proprio “con quella faccia da italiano”, a sottolineare il riconoscimento dell’appartenenza a una nazione, avallato da una fisionomia riconoscibile, canonizzata. Il suo autore gli suggerì di chiamarla solo L’Italiano e la canzone venne proposta, sul set del film Il bisbetico domato, a Celentano, che si rifiutò di cantarla perché la considerò troppo presuntuosa. L’artista giustificò il proprio diniego affermando: «Non c’è bisogno di dire che sono un italiano vero, lo sanno tutti. Fatemi una canzone per il finale del film dove io salto sul letto»[2]. Fu così che Toto Cutugno decise di cantarla di persona, portandola al Festival di Sanremo.

A quasi quarant’anni di distanza dal successo della canzone, durante un’intervista nel 2019, dopo un concerto in Slovacchia, gli fu posta la seguente domanda: «Era il 1983. Se oggi dovessi riscrivere questa canzone, vedresti l’italiano nello stesso modo?». «Solo musicalmente. Col testo no. L’italiano di oggi non va più in giro con l’autoradio nella mano destra. Ma ha sempre la stessa faccia… da italiano»[3], la sua risposta.

Ma è davvero la stessa faccia o piuttosto si tratta di “Un italiano cittadino del mondo vero”, come invece ha cantato Jovanotti al Jova Beach Party in una tappa del suo tour a Roccella nel 2019? In quell’occasione Jovanotti si è esibito proprio con Toto Cutugno davanti a una folla di giovani che cantavano a squarciagola L’Italiano, a conferma di quanto questa canzone abbia attraversato molteplici generazioni. Jovanotti, però, ha cambiato a sorpresa il finale, rendendolo più attuale: «Sono un italiano. Un cittadino del mondo vero». Il nuovo finale è stato accolto con grandissimo entusiasmo, segno che il pubblico si rispecchiava, sì, nel valore tradizionale incarnato dalla canzone originale, ma allo stesso tempo si sentiva rappresentato anche dall’immagine suggerita: una società nuova, più aperta ed evoluta.

Un’altra attualizzazione dell’Italiano, che riporta al concetto della “nuova faccia da italiano”, è espressa nella canzone Immigrato, in cui 8BLevrai ha campionato il ritornello della canzone di Toto Cutugno, cambiando solo una parola (da “italiano” a “immigrato”), spostando quindi interamente il focus della canzone e rendendola portatrice di un forte messaggio di protesta: «Lasciatemi cantare (Cantare) perché ne sono fiero (Ne sono fiero) / Lasciatemi cantare la vita che fa un immigrato vero». Questa canzone tratteggia inequivocabilmente la condizione di un immigrato di seconda generazione in Italia, sottolineandone le emozioni, le difficoltà, le paure e le speranze:

La speranza galleggia, di avere oltremare una vita diversa

Morire in pace o vivere in guerra, non c’è futuro nella mia terra

Tanta miseria, mhm-mhm, il nostro cibo va a chi ci governa

L’Europa è un sogno, tipo leggenda, c’è chi la vede grazie ad un’antenna

Anche mio pa’ non aveva un profilo

Senza documenti, era solo un marocchino

Ha fatto famiglia qua ed ha mandato a casa il cibo

Ha cambiato il destino di un povero clandestino, eh

Sono passati quasi quarant’anni e, nel panorama pop musicale di oggi, quale sarebbe la faccia da italiano ideale? Esiste una sola faccia, come quella raccontata negli anni Ottanta da Toto Cutugno? La storia italiana degli ultimi decenni ha generato una moltitudine di “facce da italiano” altrettanto autentiche ed è per questo motivo che l’analisi di Brividi, La Famiglia e La Dolce Vita, tre canzoni musicalmente così diverse tra loro, può far luce su alcune delle diverse sfaccettature della società italiana odierna.

Ma chi sono Mahmood, Blanco, Rhove, Fedez e gli artisti che hanno collaborato con loro in queste canzoni?

Mahmood è nato e cresciuto a Milano, da madre sarda e padre egiziano. Il suo successo è arrivato con la partecipazione al Festival di Sanremo 2019, che ha vinto con il brano Soldi. Egli stesso definisce il proprio genere musicale “marocco pop”: «Il mio è un pop strano, l’ho definito “marocco-pop” perché nei miei pezzi c’è un’influenza araba»[4]. Come sostiene Ferrari,

Il Marocco-pop in lingua italiana di Mahomood esprime l’eterogeneità̀ delle culture e delle influenze musicali che in lui convivono: «Sono cresciuto con mamma che ascoltava i cantautori: Battisti, De Gregori, Carboni e Antonacci erano i suoi preferiti. Nei viaggi in macchina papà metteva le cassette delle cantanti arabe, soprattutto marocchine, come Shirine» (Corriere della Sera, 11/02/2019). Ma, oltre all’eredità genitoriale, c’è spazio anche per l’attitudine personale e l’attrazione per i suoni «hip hop e il rap che ho sempre amato»[5].

Blanco è nato a Brescia, da genitori italiani. Da piccolo seguiva i gusti musicali del padre e ascoltava Lucio Battisti, Lucio Dalla e Pino Daniele nonché gran parte del pop radiofonico; durante l’adolescenza, si è avvicinato al mondo dell’hip hop e del rap. Anche Mahmood ha scoperto l’hip hop in età adolescenziale e nelle sue collaborazioni artistiche intreccia trap, rap e pop. È interessante notare come l’influenza del cantautorato italiano sia stata determinante per entrambi gli artisti, di origini diverse, ma legati dalla stessa appartenenza musicale, anche se poi in età adolescenziale si sono allontanati dai canoni della musica italiana, seguendo il filone dell’hip hop e del rap.

Rhove (Samuel Roveda) è un rapper italiano, nato a Rho, in provincia di Milano. Il suo nome d’arte rappresenta un gioco di parole tra il suo cognome (Roveda) e la città in cui è cresciuto (Rho). La scelta del nome d’arte denota la sua forte appartenenza alla provincia; infatti, si definisce “un ragazzo di provincia”, non di periferia: «perché Rho non è la periferia, ma la provincia». Il suo genere è hip hop trap, ed è molto influenzato dalla musica rap francese. Gli artisti con cui collabora nella canzone La Famiglia sono tutti rapper emergenti: 8Blevrai, Kassimi, Yunes LaGrintaa, Sisco, Nésa e Nabi. Tra questi rapper, 8Blevrai e Kassimi hanno entrambi origini marocchine. Kassimi nasce in Marocco e arriva a 15 anni in Italia, mentre 8Blevrai è nato in Italia (a Sarnico sul Lago d’Iseo) da genitori marocchini.

Fedez è un rapper, influencer e personaggio televisivo italiano nato a Milano. Nella Dolce Vita, collabora con Tananai e Mara Sattei, che hanno partecipato al Festival di Sanremo 2023, a solo un anno di distanza dai loro esordi in campo musicale. Per Tananai il Festival 2022 non era stato un grande successo, dato che era finito ultimo in classifica, mentre Mara Sattei proprio allora aveva appena proposto il suo primo album: Universo.

Continuando ad analizzare le diverse prospettive dell’italianità oggi, non possiamo non menzionare il venir meno della figura del macho-maschio rubacuori che per decenni ha affascinato il mondo e che ritroviamo anche nel video dell’Italiano di Toto Cutugno (quando ammicca in maniera provocante alla cameriera che gli porta «gli spaghetti al dente»). Questo cambiamento di prospettiva è evidente già dalla prima esibizione al Festival di Sanremo di Mahmood e Blanco. La loro interpretazione di Brividi ha provocato innumerevoli reazioni sulle maggiori testate giornalistiche italiane, che hanno inneggiato alla sensualità dell’esibizione: «la coppia infiamma l’Ariston e conquista il pubblico, Blanco si presenta con mantello e maglia trasparente, Mahmood elegantissimo in giacca. Si guardano, cantano, sorridono e si abbracciano. La loro Brividi conferma le previsioni facendo impazzire pubblico, critica, social»[6].

La performance, effettivamente inusuale per la kermesse sanremese, ha però riscosso molto successo presso il pubblico e ha rappresentato un’evoluzione del modello di esibizione canora classica del Festival di Sanremo. In effetti il duetto di voci maschili di Mahmood e Blanco ha sfumature così intense e ricche di passione da riportare alla memoria un altro duetto storico del festival, quello di Ti Lascerò di Fausto Leali, da lui cantata con Anna Oxa al Festival di Sanremo del 1989. Entrambe le canzoni sottolineano la libertà dell’amore e la possibilità di sbagliare:

Ti lascerò crescere

Ti lascerò scegliere

Ti lascerò

Anche sbagliare

Ti lascerò

[…]

Ti lascerò vivere

Ti lascerò ridere

Ti lascerò

Per quanto concerne Brividi, sono stati gli stessi artisti a sottolineare in un’intervista quanto l’amore per loro trascenda i limiti; Mahmood in particolare ha spiegato: «In Brividi due ragazzi, appartenenti a due generazioni, amano con lo stesso trasporto e gli stessi timori ‒ la paura di sbagliare e di sentirsi inadeguati, incapaci di riuscire a trasmettere ciò che si prova ‒ e con la voglia di amare in totale libertà, dando tutto di sé»[7] («E ti vorrei amare ma sbaglio sempre, / E ti vorrei rubare un cielo di perle»). Di conseguenza, Brividi si pone fin dalla prima esibizione come rappresentazione di un amore libero, romantico, passionale, inclusivo; alcuni hanno pensato che fosse il manifesto del coming out di Mahmood, proprio da un palco che ha sempre rappresentato l’amore eteronorme e raccontato l’amore omosessuale solo come proprio di una natura diversa e fragile. Ma in realtà è stato lo stesso Mahmood a smentire in una diretta Instagram, per la rivista «Grazia»:

coloro che ritengono che Brividi abbia portato l’amore gay a Sanremo ci distruggono tutto quello che vogliamo raccontare. Noi vogliamo portare la libertà universale di sentirsi liberi di poter esprimere qualsiasi tipo di amore. In generale, nella totalità. Non vogliamo incasellare l’amore. Vogliamo dargli uno sfogo libero al 100%[8].

Altra conferma che in questa canzone gli interpreti si riferiscano a un amore universale, al di là del dualismo amore eteronorme/amore omosessuale, arriva da un’analisi del testo di Davide Misiano: «Quando ciascuno dei due cantanti si riferisce alla persona amata, non usa mai marche di genere: non c’è un aggettivo declinato o declinabile, non c’è maschile o femminile; non c’è omosessualità o eterosessualità, e non c’è neppure la negazione dell’una o dell’altra»[9]. In conclusione, Mahmood e Blanco con il testo della canzone e il loro abbigliamento ambiguo, corollario di un’esibizione fuori dai canoni di un festival così popolare, ma anche successivamente con il video della canzone, così provocante e seducente, hanno portato alla luce una nuova “faccia da italiano”, fuori dalle norme di genere, aperto a nuove rappresentazioni dell’amore, che si allontana sempre di più dalla nozione dell’uomo italiano latin lover, etero e macho.

Per quanto riguarda l’aspetto linguistico, a una prima analisi del testo di Brividi, quello che colpisce è che la canzone sia stata scritta interamente in italiano. Questa scelta di Mahmood è interessante, considerando che in molte altre sue canzoni usa l’arabo, l’inglese, il francese e lo spagnolo. Ed è, altresì, interessante notare, dall’altro lato, come nelle canzoni di Fedez e Rhove ci siano lemmi o frasi in altre lingue, usi del dialetto e del gergo della periferia. In definitiva, fra i tre artisti analizzati, quello a scrivere interamente in italiano è proprio colui che agli esordi è stato considerato il “non italiano vero”, perché, sì, nato in Italia, ma da padre egiziano. E infatti, quando ha vinto Sanremo con Soldi, si è parlato di vittoria dell’integrazione, sebbene Mahmood sia italiano: «Ha rappresentato la vittoria dell’integrazione degli immigrati in Italia, quando in realtà non c’era niente da integrare»[10].

Relativamente a questo aspetto, se torniamo indietro di quarant’anni, al duetto di Fausto Leali e Anna Oxa quando vinsero il Festival di Sanremo con Ti Lascerò, in quegli anni chi ha inneggiato alla vittoria dell’integrazione e dell’inclusività sul palco di Sanremo? Dopotutto, anche Anna Oxa non ha origini italiane. Il padre è albanese, lei è nata in Italia e proprio come Mahmood ha una mamma italiana, ma nessuno ha mai messo in discussione la sua italianità, nonostante il padre non fosse italiano. Che ruolo ha giocato l’aspetto fisico di questi artisti a loro vantaggio o svantaggio, il loro genere, ma anche il momento storico in cui sono arrivati al successo? Negli anni Ottanta, infatti, non faceva notizia che la figlia di un albanese arrivasse alla vittoria di uno dei festival più prestigiosi della musica pop italiana, ma nel 2019 sì. L’aspetto di Anna Oxa non fa pensare a niente di straniero, esotico, mentre Mahmood ha tratti tipicamente mediorientali; ancora, Anna Oxa durante la sua carriera ha giocato molto con la propria immagine, ma nessuno ha discusso la sua sessualità, mentre, quando Mahmood è salito sul palco di Sanremo con un duetto maschile, si è parlato subito della sua identità sessuale e di quello che ha voluto comunicare con la sua esibizione.

La conferma che i tratti somatici ancora oggi per molti sono il segno dell’appartenenza a una determinata nazione si evince da un post su X del 10 febbraio 2024, a seguito dell’esibizione al Festival di Sanremo di Ghali[11]: «Anche se #Ghali è italiano di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità. Il mondo al contrario». Il cantautore Ermal Meta, albanese ma naturalizzato italiano, ha risposto in difesa di Ghali: «Anch’io sono italiano di cittadinanza. I miei tratti somatici la rappresentano meglio l’italianità? Gli artisti rappresentano se stessi e le proprie idee. Ma ce la fate?»[12]. Ermal Meta fa riferimento all’insensatezza del suo essere somaticamente più rappresentativo dell’italianità, rispetto a Mahmood e Ghali, perché di origine albanese (non tunisina o marocchina), così come Anna Oxa a suo tempo.

La seconda canzone presa in considerazione per questo studio è La Famiglia di Rhove, un artista che si è distinto nel panorama musicale rap italiano perché, a differenza del mainstream rap, la sua musica è portatrice di messaggi positivi e anche leggeri, superando i luoghi comuni della musica urban e rap. Della propria musica ha detto: «La mia musica è fatta di energia, scrivo per dare motivazioni ai ragazzi. La definirei grintosa ed energica […]»[13]; «stiamo cercando di mandare un messaggio positivo a tutti i ragazzi di provincia e non. Faccio parte di questa realtà che finora è sempre stata ignorata»[14].

In questa canzone parla di sé stesso e di tutte quelle persone che fanno parte della sua vita. Nel video ufficiale appaiono gli amici dell’artista, la sua vera e propria famiglia, che si alternano con lui nel rappare. Le scene della piscina di quartiere si alternano a scene allo stadio, in un tripudio di fratellanza che va al di là delle origini e dei legami familiari, e che deriva dall’essere i protagonisti del video semplicemente ragazzi di provincia e non di periferia, come lo stesso Rhove ha tenuto a sottolineare spesso in diverse occasioni, e fuori dagli schemi del rap. Tutti i rapper che hanno collaborato a questa canzone sono accomunati, infatti, dall’appartenenza alla provincia, senza alcuna distinzione tra italiani, italiani marocchini o immigrati. Ed ecco, quindi, un’altra “faccia da italiano vero”: l’italiano rapper della provincia.

Da un punto di vista linguistico, la canzone è un alternarsi di italiano, arabo, inglese e francese; difatti, un aspetto importante del linguaggio inclusivo nelle canzoni rap è proprio l’uso delle lingue straniere. All’inizio della canzone si nota l’ampio uso dell’arabo e del francese:

Ah ah Ah ah
Eh, ah, wesh la fami
La mafia, l’Italie
Petit
sotto i palazzi neri come le Audi, allez

È mon gars la sola famiglia

E allez, è mon gars la sola famiglia, ah

La parola “wesh” deriva dall’espressione dialettale algerina “wesh arak” che vuol dire: ‘com’è? Come Stai?’. Si tratta di una forma colloquiale di saluto, molto popolare su Tik Tok e quindi nel gergo giovanile; è presente non solo nella canzone di Rhove, ma anche in altre canzoni rap italiane. Inoltre, Rhove è molto influenzato anche dalla musica rap trap francese, che lo porta a un largo uso del francese nei suoi testi: L’Italie petit (‘la piccola Italia’), mon gars (‘i miei ragazzi’), allez (‘andiamo, dai’).

Dopo l’introduzione di Rhove, in cui descrive chi è la sua famiglia e chi sono i suoi ragazzi, il primo a raccontarsi è 8Blevrai. Il video si sposta sulle rive del Lago d’Iseo e si vede il nome della sua città, Predore. Il rapper parla del suo passato turbolento, facendo riferimenti al gioco d’azzardo e alla vendita di droga, accusa da cui però sembra essere stato assolto: «Cresciuto così, malamente, perché lo Stato non ci sfama […] Ma mi hanno assolto, se vuoi ti offro da bere, mh». Si conferma così, ancora una volta, la volontà di questo filone rap di trasmettere un messaggio positivo, con un lieto fine, quasi di redenzione dalla scena violenta del mainstream rap.

Segue Kassimi, nato in Marocco; nel video gli fa da sfondo il quartiere torinese Barriera di Milano, uno dei quartieri storicamente più proletari della città piemontese. Anche nella sua storia ci sono diverse espressioni tratte sia dal francese, come gardez la street (‘proteggi la strada’), mon poto (‘amico mio’), fréres (‘fratelli’), sia dallo spagnolo, come la plata o plomo:

Oh, gardez la street, mon poto

Regole, la plata o plomo, eh-eh

La plata o plomo, oh, ma be’

Sto chiuso in studio coi miei fréres

L’espressione la plata o plomo, portata alla popolarità anche dalla serie Netflix Narcos, giunge dallo slang colombiano ed è usata principalmente per istigare ad accettare una tangente, la plata, poiché, in caso contrario, si rischia di perdere la propria vita con una pallottola, plomo.

Altro aspetto interessante del testo di questa canzone, non estraneo al mondo del rap, è l’ampio uso di onomatopee appartenenti a diverse lingue, dall’inglese “pow pow pow” all’italiano “pa pam-pam-pam”, al francese “tu-tu-tu-tu-tut, les mitraillettes” per gli spari; oppure «piego in curva come Valentino vrom vrom vrom» (per il motore della moto), «tic tac il tempo non aspetta» (per le lancette dell’orologio).

Allontanandosi dal mondo del rap e dalla nuova concezione di famiglia espressa da Rhove, La Dolce Vita di Fedez si propone, invece, come un inno spensierato alla Dolce Vita degli anni Sessanta, alla leggerezza e al sentimento di speranza dell’Italia del boom economico. La descrizione di Mara Sattei fornisce un’idea chiara del messaggio della canzone: «La dolce vita è un brano che ha la capacità di portarti altrove, uno spiraglio su un’epoca che tanto ci affascina. Racconta dell’amore e di quello che la sua attesa può farci provare e di un’estate che non vuoi dimenticare»[15].

Il video comincia con Tananai che intona quello che sembra il preludio di una ballad sentimentale dal sound anni Sessanta, poi qualcuno seleziona dal jukebox proprio La Dolce Vita, ed è così che parte una canzone ritmata da ballare. Sul jukebox si intravedono le altre canzoni di successo dell’epoca, come Sapore di Sale di Gino Paoli o It’s now or never di Elvis Presley, che richiamano quell’atmosfera di spensieratezza, innovazione e rivoluzione degli anni ’60. Nel video ambientato a Miramare, una delle spiagge più popolari di Rimini, davanti alla storica Colonia Bolognese, fitta di bagnanti dai costumi sgargianti corredati di cappelli e cuffiette per capelli, si vede Fedez che sfreccia in sella a una lambretta sul bagnasciuga tra due ali di persone che danzano al suo passaggio. Fedez, Tananai e Mara Sattei indossano abiti che la maison Gucci ha creato proprio per loro in stile Vintage anni Sessanta[16].

Altra prospettiva interessante è lo spiccato revival del sound della musica anni Sessanta, elemento ricorrente della scena musicale italiana del 2022:

ce lo ha detto Madame col suo singolo L’eccezione, ce lo dicono i terzinati e i giri del Do che spuntano dovunque come funghi, ce lo diceva Gianni Morandi a Sanremo, con la complicità di Jovanotti. Ma lui con quegli anni ha un suo segreto patto del diavolo, e poi I love you babe, i cieli in una stanza, il flower power, Beatles, juke box e cremini»[17].

Per quanto riguarda il contenuto, rispetto a Brividi, inno all’amore libero, al di là delle classificazioni di genere, ma anche alla paura di amare e di soffrire, La Dolce Vita parla di un amore eteronorme e dell’insensatezza della vita senza amore, ma anche della leggerezza di un amore semplice e spensierato:

La vita senza amore dimmi tu che vita è

Oh, dove sei andata, oh mi sei mancata

Mi perdo dentro al taxi che mi porterà da te

La vita senza amore non mi farà mai bene

Perché non so dirti di no quando

Vivo solo per noi, chiamami se vuoi

Diglielo agli altri che stasera non puoi

Sei tutto per me

Il testo, però, a un certo punto vira dalle ambientazioni anni ’60 e giunge a parlare dell’Oktoberfest in un breve momento rap condotto da Tananai: «Ah, Oktoberfest, mi piace fare la fest (festa) / Tutti nel back, tutti nel back a far festa».

Da un punto di vista linguistico, La Dolce Vita è un giusto compromesso tra Brividi e La Famiglia. In effetti, l’unica parte della canzone che cede ad alcune parole in inglese è proprio quella rap cantata da Tananai e c’è un solo verso con espressioni gergali: «E se ci beccano stica». La parte rap in una canzone dal sound così classicamente pop italiano sottolinea la compresenza di queste realtà musicali così diverse tra loro, fungendo da cartina di tornasole della convivenza tra le diversità etniche e culturali della società italiana odierna.

Il successo di queste tre canzoni ben rappresenta “l’italiano vero”, quello che non ha una sola faccia, la “faccia da italiano” di cui parlava Toto Cutugno, ma che possiamo riconoscere in questa varietà di stili musicali e tendenze sociali: l’amore libero raccontato da Mahmood e Blanco in Brividi, la famiglia multiculturale e non di sangue raccontata da Rhove nella Famiglia, e l’amore spensierato della Dolce Vita di Fedez. Una moltitudine di tendenze e identità culturali che, come nel panorama pop italiano, anche a livello sociale stanno imparando a convivere, pur rimanendo legate alle proprie origini e tradizioni, ma con uno sguardo verso l’apertura e il cambiamento, verso un paese multiculturale e inclusivo.

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S. Zavagli, Fedez e “La Dolce Vita” in salsa Romagnola, la spiaggia di Rimini spopola nel nuovo video della canzone, in «RiminiToday», 07/06/2022; cfr. l’URL: https://www.riminitoday.it/social/fedez-dolce-vita-canzone-tormentone-estate-2022-video-spiaggia-rimini.html. (ultima consultazione: 22/06/2023);

E. Meta, @MetaErmal, Post, 11/02/2024, X;

cfr.l’URL:https://x.com/MetaErmal/status/1756811670037401889?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1756811670037401889%7Ctwgr%5Ea3d872b20f693bf729dc9e00b1dfb0f935c717d7%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.fanpage.it%2Fspettacolo%2Fpersonaggi%2Fermal-meta-difende-ghali-dopo-sanremo-anche-io-sono-italiano-di-cittadinanza%2F (ultima consultazione 17/05/2024).

  1. Cfr. L. Buson, Canzone per te: dentro il testo de ‘L’Italiano’ di Toto Cutugno, in «Recensiamo Musica», 30/07/2019; cfr. l’URL: https://recensiamomusica.com/canzone-per-te-dentro-il-testo-de-litaliano-di-toto-cutugno/ (ultima consultazione: 22/06/2023).
  2. G. Baglio, Toto Cutugno: ‘Ho fatto terra bruciata per colpa del mio carattere’, in «RollingStone Italia», 19/01/2019; cfr. l’URL: https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/toto-cutugno-ho-fatto-terra-bruciata-per-colpa-del-mio-carattere/441979/ (ultima consultazione: 22/06/2023
  3. F. Pizzigallo, Intervista a Toto Cutugno: L’italiano di oggi è diverso, ma ha la stessa faccia… da italiano!, in «Buongiorno Slovacchia», 6/05/2014; cfr. l’URL: https://www.buongiornoslovacchia.sk/ (ultima consultazione: 22/06/2023).
  4. Mahmood, italiano vero: “La mia musica senza rancore nasce all’incrocio di due mondi”, in «La Stampa», 23 dicembre 2018; cfr. l’URL: https://www.lastampa.it/topnews/tempi-moderni/2018/12/23/news/mahmood-italiano-vero-la-mia-musica-senza-rancore-nasce-all-incrocio-di-due-mondi-1.34068959/.
  5. J. Ferrari, Parole, storie e suoni nell’italiano senza frontiere ‒ Vol 7. Il Marocco-pop di Mahmood, 2020; cfr. l’URL: https://air.unimi.it/bitstream/2434/714738/2/Parole.pdf.
  6. Brividi per Mahmood e Blanco: la coppia infiamma l’Ariston e conquista il pubblico, video di «Repubblica.it», 2/02/2022; cfr. l’URL: https://video.repubblica.it/dossier/sanremo-2022/brividi-per-mahmood-e-blanco-la-coppia-infiamma-l-ariston/407165/407875 (ultima consultazione: 23/06/2023).
  7. G. Gobo, Blanco e Mahmood: il video di ‘Brividi’ è un inno alla libertà di amare, in «Today Spettacoli e TV», 2/02/2022; cfr. l’URL: https://www.today.it/tv/news/sanremo/blanco-mahmood-coming-out-video-brividi.html(ultima consultazione: 23/06/2023).
  8. Intervista a Mahmood e Blanco di «Grazia», Festival di Sanremo 2022, Diretta Instagram del 3/03/2022; cfr. l’URL: https://www.youtube.com/watch?reload=9&app=desktop&v=Hz8lRB8YNC8 (ultima consultazione: 23/06/2023).
  9. D. Misiano, Testo & Contesto: Mahmood & Blanco, Brividi, una canzone che usa moduli antichi per raccontare un amore nuovo
  10. Oiza Q. Obasuyi, Mahmood è semplicemente un italiano. Nessun nato a Gratosoglio ha bisogno di integrazione in «Vision», 11/02/2019; cfr. l’URL: https://thevision.com/attualita/mahmood-sanremo-integrazione/ (ultima consultazione: 22/06/2023).
  11. Ghali è un rapper italo tunisino, nato in Italia, a Milano, da genitori tunisini. Ha partecipato a Sanremo 2024 con la canzone Casa Mia, portando sul palco della kermesse sanremese la questione palestinese e facendosi portatore del messaggio Stop al Genocidio.
  12. E. Meta, @MetaErmal, Post, 11/02/2024, X; cfr. l’URL: https://x.com/MetaErmal/status/1756811670037401889?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1756811670037401889%7Ctwgr%5Ea3d872b20f693bf729dc9e00b1dfb0f935c717d7%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.fanpage.it%2Fspettacolo%2Fpersonaggi%2Fermal-meta-difende-ghali-dopo-sanremo-anche-io-sono-italiano-di-cittadinanza%2F
  13. A. Muraro, Rhove: testo e audio di “Jungle”, nuovo singolo dell’artista che sta portando una ventata di freschezza nel rap italiano, in All Music Italia, 14/10/2021; cfr. l’URL: https://www.allmusicitalia.it/news/rhove-testo-jungle.html.
  14. S. Cascone, LAPROVINCE ♯2, Rhove: testo, video, significato della canzone, in soundsblog, 24/05/2022; cfr. l’URL: https://www.soundsblog.it/post/laprovince-2-rhove-testo-video-significato.
  15. A. Muraro, Fedez annuncia l’inizio dell’estate con il tormentone ‘La Dolce Vita’, insieme a Tananai e Mara Sattei in All Music Italia, 26/05/2022; cfr. l’URL: https://www.allmusicitalia.it/news/fedez-la-dolce-vita-testo-signficato-tananai-mara-sattei.html#:~:text=Mara%20Sattei%3A%20%E2%80%9CLa%20dolce%20vita,estate%20che%20non%20vuoi%20dimenticare%E2%80%9C (ultima consultazione: 23/06/2023).
  16. S. Zavagli, Fedez e “La Dolce Vita” in salsa Romagnola, la spiaggia di Rimini spopola nel nuovo video della canzone, in RiminiToday, 15/05/2024; cfr. l’URL: https://www.riminitoday.it/social/fedez-dolce-vita-canzone-tormentone-estate-2022-video-spiaggia-rimini.html.
  17. G. Castaldo, Fedez, ‘La Dolce Vita’ e quella pazza nostalgia degli anni ‘60, in «Repubblica», 2/06/2022; cfr. l’URL: https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2022/06/02/news/fedez_la_dolce_vita-352249019/(ultima consultazione 22/06/2023).

(fasc. 52, vol. II, 3 giugno 2024)