Recensione di Christian Mascheroni, “Non avere paura dei libri”

Autore di Eleonora Bufoli

«A Eva e Gino, a mamma e papà. Voi siete la mia storia, la mia costante ispirazione. Io sono vostro»: questa è la dedica che l’autore, Christian Mascheroni, premette al proprio romanzo-confessione, Non avere paura dei libri. La storia di un amore profondo che lega un figlio ai genitori, alla stregua di quello che intercorre tra un lettore e i suoi libri.

L’autore ha avuto il coraggio di ripercorrervi le tappe fondamentali della propria storia, della propria vita: Mascheroni, infatti, accoglie caldamente i lettori e mostra loro le gioie e i dolori della vita familiare. Siamo avvolti dal suo universo, una galassia di esperienze che ruotano attorno ai due pilastri della sua esistenza, Eva e Gino, i suoi amati genitori, oltre che ai libri, suoi compagni di viaggio e di vita.

L’opera risulta a tutti gli effetti essere un’autobiografia: l’autore vi percorre un viaggio a ritroso, nei ricordi; tuttavia, non è un percorso lineare e scontato. Egli sprofonda nel proprio io, rivive il passato e lo illumina di una luce inedita.

Grazie a tale cortocircuito crono-spaziale, ci ritroviamo nel salotto di casa della famiglia Mascheroni, in uno stabile da cui partono le camionette dei pompieri (la professione svolta dal padre, Gino). Siamo avvolti dalla realtà provinciale di Appiano Gentile, paese in cui vivono i protagonisti. La casa ha le pareti di carta, è una vera e propria libreria personalizzata: le mensole sono cariche di migliaia di volumi; l’autore parla di ben 2500 libri, ospitati negli armadi e nei bauli, custoditi come dei tesori inestimabili. Una casa dalle meraviglie nascoste, una libreria sempre pronta a essere arricchita e a regalare libri che non ci si ricordava più di avere.

Tale quantità di volumi è il frutto dell’amore incondizionato che Eva, la madre, nutre per la lettura. L’autore descrive il rapporto simbiotico, carnale che la donna ha con le cose che più ama al mondo: i libri e la famiglia. Eva è colta, di bella presenza, solare: la sua esistenza ruota attorno all’amore per i libri, i film e il suo Christian. Ogni momento della giornata sarebbe cupo, se non venisse illuminato da una buona lettura: così il figlio vede la madre leggere in ogni dove, sia mentre fuma sia quando avrebbe a disposizione poche ore di sonno o addirittura mentre mangia una fetta di cocomero. Eva, come accennato, ha un rapporto fisico con i libri e i segni di tale rapporto sono ben visibili sulle pagine, indelebili come cicatrici. Il figlio racconta di come i libri rechino le testimonianze di questo amore: «C’erano una macchia di inchiostro e l’odore di fumo conservato fra le pagine». Proprio attraverso quei volumi Christian continua ad avere un legame con la madre anche dopo la sua scomparsa: quei libri non potrebbero appartenere a nessun’altra lettrice, recano impressi sulle pagine i segni della passione che Eva nutriva per la lettura. Diventano parte integrante del rapporto madre-figlio e sono l’unico modo per mantenere vivo tale amore, travalicando i confini imposti dal tempo: «Sono passati dieci anni dalla sua scomparsa e ancora adesso il miglior modo per parlarle è sfogliare i libri che hanno reso speciale la nostra vita».

Il libro è una parte di Eva, è l’estensione del suo io: le fa compagnia, la fa ridere, la intrattiene. Eva s’immerge totalmente nelle storie che legge, vi si immedesima a tal punto da lasciarsi avvolgere dalla magia e dall’atmosfera evocate e da rimanere delusa dal mediocre confronto con la vita vera, reale. È una lettrice appassionata, vive con i libri, li ascolta e li reinterpreta. Ritiene che essi non siano dei meri oggetti, ma che abbiano un’anima che necessita di essere ascoltata, che sia giusto intraprendere un colloquio con loro: «I libri non potevano essere semplicemente letti ma andavano stravolti».

L’autore attribuisce a tale rapporto vivo e dialettico che la madre intrattiene con i libri l’origine della propria passione per la lettura e la scrittura. Grazie agli insegnamenti di Eva, infatti, egli è riuscito a realizzare il sogno di diventare uno scrittore, concretizzatosi nella straordinaria parabola che lo ha portato dallo scrivere sul magazine «Campus» al diventare autore di programmi televisivi.

Attraverso la testimonianza di questo amore profondo, capiamo che il libro non è un semplice oggetto: è sicuramente un medium di idee, favorisce la conoscenza e il progresso, ma è anche altro. Ed è questo altro che viene percepito da Eva e trasmesso al figlio. Il libro, infatti, è un membro della famiglia: entra nelle case, ha il permesso di sedersi col lettore sul letto, lo vede piangere e ridere. Il libro è allo stesso tempo un figlio, in quanto ce ne prendiamo carico, curiamo la sua integrità e incolumità, ci preoccupiamo che sia sempre con noi o che ci venga restituito: ci fa sentire amati, completi, e ci appartiene. Contemporaneamente, esso veste i panni di un genitore: ci prende per mano, accompagnandoci sulla strada della crescita personale; aiuta a capire chi siamo, a stare al mondo e a vivere con gli altri. Soprattutto, non giudica. Ci fa mettere in discussione postulati ritenuti intoccabili: mette in crisi, ma si preoccupa anche di seminare nuove idee e di farcele coltivare.

Il libro ha la grandezza di mostrarci la magia di mondi e di altre esistenze possibili; delinea realtà parallele, intrise di colore, profumo, sensazioni non paragonabili con il grigiore della quotidianità. La grandezza di un buon libro consiste nello spalancare nuovi orizzonti: è un portale attraverso il quale si possono intraprendere dei viaggi fuori dall’ordinario, al di là delle barriere costrittive della logica; con la consapevolezza che non ci siamo spostati di un millimetro e che ai voli pindarici della mente corrisponde un corpo ben ancorato alla vita reale. Eva è ben consapevole di tale discrasia ed emerge per tutta l’opera il suo opporsi alla stasi di un corpo avvolto dal grigiore quotidiano. Per questo motivo rimane colpita, ad esempio, dall’abilità di Moravia nell’evocare tale quotidianità e nel rappresentare plasticamente l’infelicità attraverso le parole: «Libri quali Gli indifferenti la leggevano dentro senza il suo permesso». I libri la comprendono, vedono i suoi mostri interiori.

L’autore indaga il potere delle parole, la loro funzione di entrare in contatto con la sua parte più intima e la capacità di diventare un tramite nel rapporto con sua madre. Dopo una discussione, i due affidano alla scrittura i propri sentimenti: «A volte eravamo lettere, non c’era modo migliore di parlarci, di chiederci scusa, di riunirci dopo le separazioni». Il rapporto familiare viene ricucito proprio grazie alle parole, messaggere di fiducia, latrici dell’io più veritiero. Alle parole scritte vengono affidati anche i buoni propositi dell’anno nuovo, appositamente su dei bigliettini, poi bruciati per preservarne la segretezza. In casa Mascheroni, dunque, la lettura e la scrittura hanno da sempre accompagnato i protagonisti nel loro percorso di vita: «Ogni libro ci ha dato delle risposte nel corso della vita».

I libri, come anticipato, hanno preso per mano soprattutto Eva, madre e moglie orgogliosa della sua famiglia, della sua vita quotidiana costellata di amore, letture, lezioni di tedesco e creazioni artistiche durante le festività. Tuttavia, la sua mente rimane sempre avvinghiata all’atmosfera evocata dai libri: vorrebbe vivere concretamente quelle vite rese così tangibili e accattivanti dalla potenza evocatrice delle parole, ma sa perfettamente che la vita reale è un’altra. Eva è sia una lettrice incallita sia una donna fragile, scissa tra la nostalgia per la sua città di origine, Vienna, e il rapporto tormentato con la madre. Per un animo così sensibile, i libri rappresentano l’unico universo in cui rifugiarsi e cercare di reprimere i mostri interiori. Ai libri deve tutto e sente il dovere di trasmettere a suo figlio tale riconoscenza.

L’autore ricorda con commozione i pomeriggi estivi passati a leggere pile interminabili di volumi con la madre, i libri che si consigliavano a vicenda, le letture ad alta voce per creare un’immersione in un terreno comune di emozioni e sensazioni. Un rapporto viscerale tra madre e figlio, specchio del rapporto stretto e intenso fra lettore e libro. Il titolo stesso dell’opera è un monito a non farsi spaventare dal potere dei libri, a lasciarsi avvolgere dall’abbraccio che solo un libro può regalare: tale frase viene attribuita proprio ad Eva.

Ci viene, dunque, regalato un percorso a ritroso nell’esistenza di un figlio e di un lettore, che termina con un omaggio ai suoi Eva e Gino, mezzo e tramite che hanno fatto avvicinare il figlio alla sua passione e lo hanno trasformato in lettore. Egli paragona i propri genitori ai libri, in quanto modelli e maestri di vita: in carne e ossa i primi, cartacei i secondi. «Mia madre e mio padre sono i libri che riapro e rileggo, dai quali ottengo risposte, che mi suscitano nuove domande. Sono libri che non ingialliscono col tempo […] a ogni pagina voltata la prima cosa che leggo è il loro nome, indelebile»: l’autore suggella così il proprio racconto, con la più riconoscente dichiarazione d’amore che un figlio possa donare ai propri genitori.

(fasc. 31, 25 febbraio 2020)

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