Recensione di Ezio Sinigaglia, “Il pantarèi”

Autore di Claudio Morandini

Ripubblicato da TerraRossa Edizioni agli inizi del 2019, Il pantarèi di Ezio Sinigaglia, traduttore, autore dell’intrigante Eclissi (Nutrimenti, 2016), è opera “datata” – lo è, intendo dire, nel senso più felice del termine. È in effetti e pienamente un romanzo del Novecento catapultato tra noi: e non solo perché, nella trama, il protagonista, Daniele Stern, si occupa di stilare voci sugli autori e le opere fondanti del romanzo novecentesco (Proust, Joyce, Kafka, Musil, Svevo, ma anche Céline e Faulkner) per un’“Enciclopedia della Donna”. Ma anche, e soprattutto, perché con quanto elaborato e scandagliato nel Novecento fa i conti in quanto romanzo, con la crisi, la dissoluzione, gli sperimentalismi, la tendenza al pastiche, le rivendicazioni poetiche, le indulgenze, le morti (dei personaggi, dell’idea stessa di romanzo, del narratore etc.). Solidamente ambiguo, Il pantarèi difende con ironia, e insospettata passione, la capacità del romanzo di farsi vita, e della vita (degli incontri, delle serate in casa di amici, degli incontri erotici, del chiacchiericcio, ma anche di certi dilatati silenzi) di contaminarsi con il romanzo. È il racconto di un desiderio, o addirittura una love story con una forma espressiva data per morta, o forse non in buona salute, ma invece, to’, in grado di ripensare se stessa e ancora viva.

Si presti attenzione a come Stern, con l’aria innocente di chi parla d’altro (di altri autori, di altre opere), senza volerlo dare a vedere parli di se stesso, della sua idea di letteratura, e nelle schede sintetiche e divulgative scritte per l’“Enciclopedia” esprima un gusto, una visione del mondo che va ben al di là di quanto gli è stato commissionato: sta evidentemente cercando la via del romanzo, ne sta assaporando la tentazione, sta puntellando con riferimenti teorici ed exempla pratici la narrazione romanzesca della sua vita. E, mentre questa tentazione si fa strada, la compilazione delle schede diventa per il suo autore sempre più faticosa, più uggiosa. Conclusa, o per meglio dire interrotta, la teoria degli autori con Robbe-Grillet, autore di romanzi e negatore del romanzo, Stern potrà, forse, partire con il suo.

Disseppellito dagli anni Ottanta, e immerso in quel clima, colmo dell’oggettistica e delle parole di quegli anni, Il pantarèi è cambiato con il tempo, e si presenta oggi, anche e inaspettatamente, come una personale e vivida recherche, un proustiano gioco di memoria.

 

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

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