Recensione di “Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni Sessanta a oggi”

Autore di Alessandra Trevisan

La costanza della ricerca e dell’unione prende corpo nella curatela e nella lingua poetica di Matrilineare, raccolta uscita a novembre 2018 per La Vita Felice in cui si mettono insieme sessantasette voci viventi e scomparse che hanno saputo dare forma, in versi, al tema del materno e del filiale. Si tratta, fra i diversi nomi, di Fernanda Romagnoli, Anna Maria Ortese, Maria Luisa Spaziani, Jolanda Insana e poi Antonella Anedda, Patrizia Cavalli, Roberta Dapunt, Elisa Biagini, Mariangela Gualtieri, Biancamaria Frabotta, Dina Basso, Mariagiorgia Ulbar, Alessandra Racca, Maria Borio, Anna Maria Carpi, Vivian Lamarque, Rosaria Lo Russo, Francesca Serragnoli e numerose altre.

Lo spazio temporale nel quale sono collocati questi due poli, secondo la scansione scelta da Magazzeni, Mormile, Porster e Robustelli, si (auto)definisce a ragione «dagli anni sessanta a oggi», ossia a partire dal magma-prismatico del femminismo sino al complesso e talvolta liquido stato delle cose attuali, derivate da quel momento storico-culturale; e non a caso probabilmente l’uscita nel 2018 trova anche una radice nell’anniversario del Sessantotto, che ai movimenti si lega.

Come già Maria Teresa Carbone evidenzia nella prefazione, è in uno spostamento dal binomio poesia-traduzione di, ad esempio in La tesa fune rossa dell’amore (LVF 2015)[1], che le quattro studiose cercano e trovano la «relazione» del proprio lavoro di selezione, procedendo all’intersezione di singolarità – che ancora Carbone rintraccia nelle diverse «generazioni» ma non soltanto – per costruire un sistema di tracce seguendo la «pluralità» della lingua italiana, lingua madre di nascita o “acquisita” per alcune autrici, scelta dopo, poiché pregnante per poetare questi argomenti.

Il Thesaurus della lingua madre perduta, che Saveria Chemotti evidenzia nella postfazione, è quella volontà di «composizione» che, da un lato e dall’altro, esiste in questo libro: un “porre insieme” (come nella musica, di cui la poesia si nutre), un significare “con” il «portato simbolico» attraverso il quale la critica femminista da anni definisce tutti gli aspetti che si legano al materno.

Ed è chiaro che la peculiarità di un gruppo composito come quello del volume congloba più rimandi, di ritratto in ritratto, infittendo la trama del tessuto curatoriale, che trae le proprie fonti da raccolte precedenti della autrici, ma accoglie anche inediti.

Quattro parti caratterizzano il volume. La prima è Nella scia, divisa a propria volta in Lineamadre (A), Lingua madre (B) e Archetipi (C) a cura di Loredana Magazzeni. Qui la voce, i traumi, gli oggetti e la memoria rappresentano le tacche (o le scie) di un primo nesso, di un’ereditarietà congenita: non logico e diversamente scontato, poiché segnato da attriti, somiglianze e trame scomposte, è il percorso che le donne «acqua nell’acqua» (per dirla con Silvia Vegetti Finzi) cercano nei rinvii al linguaggio e alla riorganizzazione del vissuto. Si veda, ad esempio, il testo di E-MOTHER di Elisa Biagini, che termina la sezione C; qui il corpo materno è metaforizzato dal digitale e dalla tecnologia laddove, tuttavia, è il primo latte materno a far resistere la parola, il tramite con la figlia:

sei nuovamente
il tramite col mondo:

se non è l’ombelico
è il cavo ottico
adesso, altra
fibra
che regge i nostri acidi,

le tue parole
colostro contro il buio.

In Controvento, dove trovano dimensione Assenze, lontananze, abbandoni (A), La fine dell’influenza (B) e Spine (C) a cura di Fiorenza Mormile, si rovesciano le correlazioni antecedenti per ridisegnare le pratiche di una certa circolarità di significati. In M di Mariagiorgia Ulbar (sezione B) sono il corpo e l’odore, la sagoma e la scia a circoscrivere il luogo e lo spazio della poesia – ed anche il tempo dilatato di un “realizzato altrove”; si rileva, perciò, quel «controvento» che è andare all’opposto:

M

Dormo qui solo ogni tanto
su questa forma mia di materasso
con un affossamento
allungatosi nel tempo
forma di quello che sarei
fossi rimasta qui per tutto il tempo
a sporcare l’aria di me
lasciare l’odore nella stanza.
Invece l’aria qui è intatta
liscia e profumata
insieme alle camicie di mia madre
solo altrove lontano ce l’ho fatta
a fare veri buchi
neri odorosi di presenza.

Anna Maria Robustelli in Separazioni, la terza parte, raccoglie Lasciarle andare (A), Malattia, morte (B) e Dialoghi post mortem (C), conciliando un triangolo scaleno lungo i cui lati si incontrano tre aspetti dell’esperienza della divisione e dell’abbandono, con o priva di accettazione. È il caso di Biancamaria Frabotta (B) e del suo esercizio alla vita come alla morte:

A mia madre

Scambiando il giorno
con la notte, secondo
dopo secondo, impari
nelle note dementi
di un canto senza denti
a cambiare la morte
in vita, lo so,
mia reclusa, hai buttato via la chiave.
Anche a questo addestrandomi.

In Sguardi: indietro e avanti, parte quarta in cui si trovano le sezioni Ritratti – madri (A), Ritratti – figlie (B) e Lo sguardo al futuro (C), Brenda Porster corrobora il senso dell’operazione antologica spingendone in avanti le intrinseche possibilità. Ad esempio, in Figlia di Fernanda Romagnoli (B) è il quotidiano della cura a rivelarsi agito a favore del materno:

Figlia

La mia giovane figlia, se la vita
la spaura nell’anima – che un posto
cercandosi, in nessuno si fa quieta –,
si stringe chiusa, dura,
come nelle sue ciglia
la margherita sotto il temporale.

Ieri sera era triste: e col suo male
s’aggruppava nel sonno. Ma il mattino,
dritta come una pianta,
spensierata, m’è presso il capezzale,
che con l’aroma del caffè mi canta
«sveglia», col carillon del cucchiaino.

Il continuum ricreato in questo libro non colma soltanto una mancanza testuale sentita dalle curatrici ma fonda un’assimilazione, quasi come accade tra due suoni, in cui uno rientra nell’altro, e lì ridefinisce se stesso. In questi termini l’operazione di Matrilineare si rende presente e portatrice, genitrice di significato: nell’intima e pubblica necessità di riordinamento e riformazione di un catalogo che, in linea con i precedenti (compreso Corporea. Il corpo nella poesia contemporanea femminile di lingua inglese, Le Voci della Luna 2009), riesce ad arricchire con intelligenza e sensibilità il sistema di contenuti e il dibattito critico che riguarda la letteratura e in questo caso la poesia scritta dalle donne.

  1. Si veda la recensione al volume: https://poetarumsilva.com/tag/la-tesa-fune-rossa-dellamore/.

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

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