Nel mondo grafico di Einaudi e Mondadori

Autore di Silvia Prastaro

Le case editrici Mondadori ed Einaudi[1] sono nate e si sono sviluppate a pochi anni di distanza nel Novecento, e per questo motivo hanno vissuto e condiviso gli stessi cambiamenti storici, sociali e culturali dell’Italia e del resto del mondo. Entrambe hanno saputo imporsi nel paronarama librario coevo come due colossi imprenditoriali, il cui scopo principale era quello di diffondere la cultura attraverso i libri. Grazie al loro progetto editoriale e allo stile grafico, l’Einaudi e la Mondadori sono diventate due aziende con diversa dimensione, accomunate però dalla stessa passione per l’attività di ‟fare libri”, laddove il libro era considerato lo strumento informativo e culturale per eccellenza. Ciò che, invece, le ha differenziate sin da subito, determinando la futura struttura imprenditoriale dell’una e dell’altra, è stata la diversa ragione sociale: se Einaudi nacque nel 1933 direttamente come casa editrice, Mondadori esordì nel 1912 come ditta tipografica e solo nel 1919 venne registrata come casa editrice. Tale elemento distintivo, che potrebbe sembrare di poco conto, in effetti non lo è: infatti, è stata proprio la diversa vocazione iniziale ad aver contribuito enormemente alla formazione del modello editoriale e del progetto grafico di entrambe le case.

La nascita della casa editrice Einaudi, il cui imprinting di impegno culturale e sociale era proveniente dalle case editrici Laterza e Gobetti, ha fatto sì che il suo progetto grafico-editoriale fosse, allo stesso tempo, un progetto culturale volto a diffondere e mantenere alto il livello del sapere nella società. Pertanto la sua mission fu quella di promuovere la cultura attravero opere di alto valore, che riuscissero a coinvolgere i propri lettori e che mostrassero allo stesso tempo l’elevato impegno politico e sociale della casa.

Diversamente da Einaudi, la Mondadori nacque come impresa a carattere editoriale soltanto in un secondo momento: l’esordio avvenne infatti come ditta tipografica, dopo che Arnolodo Mondadori aveva rilevato la tipografia presso la quale aveva iniziato a lavorare come apprendista sin da quando era ragazzo. Di conseguenza, l’impostazione strutturale, progettuale e grafico-editoriale della casa milanese, avente come retaggio un sistema produttivo seriale, fu quello di diffondere la cultura attraverso i libri, non a un tipo di lettore ben preciso, bensì al più ampio pubblico possibile, che via via stava passando dall’essere composto di lettori semplici al divenire un pubblico di consumatori.

Il progetto grafico della casa Einaudi

La casa editrice Einaudi nacque ufficialmente nel 1933, quando Leone Ginzburg e Giulio Einaudi, figlio del Senatore Luigi Einaudi, decisero di realizzare il sogno di diventare dei promotori culturali grazie alla divulgazione del sapere per mezzo dei libri. L’impresa che i giovani intellettuali torinesi si apprestavano ad affrontare sarebbe stata di portata eccezionale. I due s‘ispiravano all’impegno politico e sociale promosso dalle case editrici Laterza e Gobetti: ciò determinò fin da subito l’intento einaudiano di voler catturare l’attenzione del lettore di un livello culturale medio-alto, che fosse in grado di comprendere i problemi del tempo e di partecipare intellettualmente alle possibili soluzioni di miglioramento della società italiana. L’idea di libro da realizzare a cui miravano i due giovani fondatori dell’Einaudi, poi accompagnati da amici e conoscenti che ben presto diventarono consulenti attivi, era quella di un bene prezioso che doveva essere curato nei minimi dettagli per essere preservato e tramandato di generazione in generazione, passando di mano in mano.

L’attenzione che il team della casa editrice mise nell’ideazione, progettazione e realizzazione delle proprie collane, al punto da creare per primo un ufficio grafico interamente dedicato all’estetica del libro, divenne con il tempo uno degli elementi distintivi della casa. Il marchio Einaudi si impose sempre più nel settore non solo per le scelte editoriali che andavano quasi apertamente contro le limitazioni imposte dal regime fascista, ma anche per l’eleganza dei volumi e delle collane, realizzate grazie all’impegno di un gruppo unito che lavorava insieme per produrre opere di elevato valore e pregio.

Molte delle copertine ideate dagli anni Cinquanta in poi vennero scelte dal direttore generale Giulio Bollati, il quale, in un’intervista ad Ambrogio Borsani del 1984, aveva affermato che «c’erano immagini che mi piacevano a tal punto che avrei voluto pubblicare certi libri solo per il piacere di fare certe copertine»[2].

Il bianco, che potrebbe essere definito quasi come un non-colore, si caratterizzò come segno distintivo del marchio editoriale: Einaudi, attraverso la pulizia e la semplicità delle sue copertine, fece del bianco lo sfondo principale di tutti i suoi volumi, sopra cui apponeva un’unica immagine la quale aveva il compito di raccordare il contenuto del libro con il gusto del pubblico, senza tralasciare lo stile della casa editrice. La precisione formale e testuale dei libri firmati Einaudi divenne componente sostanziale del progetto editoriale, nonché segno di garanzia per tutti i suoi lettori; questi ultimi, nonostante un design chiaro e semplice seppur mai banale, divennero sempre più fedeli alla casa torinese.

Con lo scopo di ampliare il panorama letterario nazionale, promuovendo opere di autori contemporanei e non, italiani e stranieri, l’Einaudi realizzò alcune raccolte che con il passare del tempo divennero veri e propri capisaldi della sua produzione: «Saggi», «Narratori stranieri tradotti», «Narratori contemporanei» (divenuti i «Coralli» nel dopoguerra) ed «Einaudi Letteratura».

Fig. 1: «Narratori contemporanei». Fonte: http://bit.ly/3cx00BW.
Fig. 2: «Coralli». Fonte: http://bit.ly/2pWTCA9.
Fig. 3: «Saggi». Fonte: http://bit.ly/2p7NVPy.
Fig. 4: «Einaudi Letteratura». Fonte: http://bit.ly/35mzvf3.

Caratteristica fondamentale del progetto della casa è stato l’incredibile lavoro in team che ha visto la partecipazione alle famose ‟riunioni del mercoledì”[3] non solo dei direttori di collana, dei redattori e dei direttori generali, ma anche degli autori stessi dei libri che si volevano pubblicare, di consulenti esterni nonché del direttore dell’ufficio grafico Oreste Molina, figura centrale della produzione del libro Einaudi, e infine di designers professionisti, esperti della comunicazione visiva. Tutti erano coinvolti nel processo creativo e produttivo delle vesti del libro, a tutti veniva chiesta massima partecipazione e interazione nelle riunioni di redazione, in modo tale da creare un fermento culturale e intellettuale di eccezionale portata, che si traduceva nella realizzazione di opere sempre raffinate.Ciò che accomunava queste prime collane fu la presenza costante del bianco utilizzato come sfondo e come simbolo di eccezionale pulizia e chiarezza formale. Sopra di esso venivano scelte immagini capaci di combinarsi armoniosamente con le parole del libro, creando sinergie in grado di catturare l’attenzione del pubblico attraverso copertine sempre nuove e originali.

La cura per il libro fu sin da subito una componente essenziale di tutti i libri Einaudi pubblicati nel corso degli anni: la casa editrice non si limitò, infatti, ad affidare la supervisione della produzione libraria al tipografo Molina, ma si avvalse sempre della cunsulenza appassionata di professionisti della comunicazione visiva quali Bruno Munari, Albe Steiner e Max Huber. Con essi l’Einaudi instaurò un rapporto di fiducia reciproca e di familiarità, così come era da sempre avvenuto con il resto del gruppo con il quale c’era sempre stata una sintonia fuori dal comune. Tutti coloro che negli anni collaborarono e parteciparono alla realizzazione dei volumi Einaudi contribuirono alla nascita di libri dalla forte personalità visiva, sempre caratterizzati dalla costante riconoscibilità del marchio e da un’eleganza innata.

I libri pop di Mondadori

La casa editrice Mondadori nacque intorno alla personalità prorompente del direttore Arnoldo, il quale fu un vero e proprio self-made man che riuscì ad emergere grazie alle sue forze e alle competenze acquisite sin da piccolo.

Il passaggio da ditta tipografica a casa editrice avvenne quando il giovane Arnoldo intuì le potenzialità del libro come veicolo d’informazione accessibile non solo a un pubblico costituto da intellettuali, ma a chiunque, a prescindere dal suo livello culturale. L’intento della casa editrice Arnoldo Mondadori, sin dalla sua nascita, è stato quello di diffondere il sapere attraverso opere testuali a tutti accessibili.

Per raggiungere quest’obiettivo i collaboratori e gli illustratori della casa editrice, avente sempre come punto di riferimento la figura del suo direttore, puntarono su uno stile grafico che si potrebbe paragonare con quello dell’arte pop americana. L’elemento pop, ovvero popular, faceva rifermento a un linguaggio artistico della comunicazione visiva di grande impatto e incisività, tale da riuscire a catturare l’attenzione del pubblico della società di massa che diveniva sempre più abituata alla circolazione delle informazioni tramite la pubblicità trasmessa in radio, in televisione e sui cartelloni affissi per le strade. Pertanto, coerente con l’idea che i libri dovessero essere un prodotto d’uso popolare, lo stile delle collane realizzate dalla casa editrice riprese i colori sgargianti e accattivati della pop art con l’intento di attirare l’interesse del più alto numero possibile di lettori. Per queste ragioni il progetto grafico della Mondadori non ebbe mai una profonda identità stilistica, ma si costituì principalmente in risposta alle esigenze e ai gusti del pubblico.

L’impronta del marchio editoriale, dal punto di vista estetico, si fece più evidente e riconoscibile soltanto dagli anni Cinquanta in poi, quando si cominciò a considerare la copertina del libro come una componente essenziale della sua forma, che pertanto doveva essere curata e valorizzata. Le immagini di copertina divennero espressione immediata dell’identità mondadoriana e, contemporaneamente, dell’argomento di cui trattava il libro; inoltre i designers che nel corso del tempo si occuparono dell’estetica del libro si fecero mediatori del gusto del pubblico in continuo cambiamento, delle esigenze dell’Impresa e del proprio stile. Diversamente da quanto avvenne all’interno del gruppo Einaudi, la Mondadori ha sempre instaurato e mantenuto relazioni prettamente professionali con i suoi collaboratori: le scelte progettuali relative alla realizzazione dei volumi erano subordinate a quelle prese dai responsabili dei settori, sebbene l’ultima parola spettasse sempre ad Arnoldo. Gli autori non potevano essere coinvolti in tale processo e il grafico diventava un professionista a cui veniva commissionato un lavoro da parte della casa il quale, prima di essere realizzato, doveva essere revisionato e infine approvato dal direttore.

Lo stile poliedrico della casa editrice si è formato sulla scia dei grafici e designers che, nel corso degli anni, hanno partecipato alla creazione delle copertine delle collane Mondadori.

Fig. 5: «Romanzi» a cura di G. Cisari. Fonte: http://bit.ly/2N9TW6T.
Fig. 6: «Romanzi» a cura di V. Nicouline. Fonte: http://bit.ly/2N9TW6T.

 

Fig. 7: «Gialli» a cura di E.A. Abbey. Fonte: http://bit.ly/32FkJhW.

Fig. 8: «Omnibus» a cura di G. Tabet. Fonte: http://bit.ly/2W58RDh.

Fig. 9: «Lo Specchio» a cura di A. Klinz. Fonte: http://bit.ly/2pKOL5i.

 

Fig. 10: «Oscar» Mondadori a cura di F. Pintér. Fonte: http://bit.ly/2WdUTzb.

Numerosi furono i professionisti cui Arnoldo affidò la cura dei suoi libri; tra loro ritroviamo Giulio Cisari, Vsevolode Nicouline, Edwin Austin Abbey, Giorgio Tabet, Ferenc Pintér ed altri. La presenza di collaboratori sempre diversi contruibuì alla formazione di un linguaggio estetico altamente diversificato, tale da riuscire a raggiungere e soddisfare un numero sempre più ampio di persone.

Einaudi e Mondadori, due stili a confronto

Quando all’inizio nel Novecento vennero fondate le case editrici Einaudi e Mondadori, non era ancora perfettamente chiaro quanto grandi e importanti sarebbero diventate. Ciò che sicuramente entrambe proponevano era il sogno di diffondere la cultura nella società italiana del tempo, per mezzo di volumi originali che portavano una ventata di novità nel settore editoriale. Grazie al loro contribuito i libri hanno subito una trasformazione estetica davvero radicale, rispetto ai loro antenati dalle imponenti dimensioni. L’impostazione grafico-editoriale messa in atto da Einaudi, per primo, e da Mondadori, in seguito, ha contribuito a far pensare il libro in relazione al suo pubblico di riferimento, al contesto sociale e al momento storico nel quale esso andava ad inserirsi, facendo sì che diventasse un oggetto moderno in grado di conquistare un pubblico di lettori di età, sesso ed estrazione sociale diversa. Sebbene le case editrici si siano distinte per scelte stilistiche e contenutistiche assolutamente opposte (il bianco Einaudi può essere considerato in aperto contrasto con i colori brillanti delle copertine Mondadori), le loro proposte grafiche sono state sempre coerenti con l’imprintig editoriale e con il gusto dei loro lettori. Ogni proposta e novità messa in atto da entrambe le case ha contribuito a creare un pezzetto importante di storia dell’editoria che ha portato alla produzione e diffusione del libro come oggetto di grande valore. Oggi, più che mai, resta indiscusso e incalcolabile il pregio del lavoro messo in campo da diversi professionisti che hanno saputo esaltare l’aspetto estetico del libro, avendo chiaro in mente quanto una copertina curata fosse sempre più un elemento imprescindibile nella realizzazione di un buon libro.

 

Bibliografia

  • A. Borsani, Giulio Bollati ricorda, in «Nuovo», VI, giugno 1984; rist. in Disegnare il libro. Grafica editoriale in Italia dal 1945 ad oggi, a cura di A. Colonetti, A. Rauch, G. Tortorelli, S. Vezzali, Bologna, Grafis Edizioni, 1989, pp. 65-66;
  • A. Cadioli, E. Decleva, V. Spinazzola, La mediazione editoriale, Milano, Il Saggiatore, 1999;
  • A. Colonetti, Mondadori, in Disegnare il libro. Grafica editoriale in Italia dal 1945 ad oggi, a cura di A. Colonetti, A. Rauch, G. Tortorelli, S. Vezzali, op. cit., pp. 54-57.
  • E. Decleva, Mondadori, Torino, Utet, 1993;
  • G. C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Torino, Einaudi, 2004;
  • N. Tranfaglia, A. Vittoria, Storia degli editori italiani, Roma-Bari, Laterza, 2007;
  • S. Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, Roma-Napoli, Theoria, 1991;
  • S. Vezzali, Einaudi, in Disegnare il libro. Grafica editoriale in Italia dal 1945 ad oggi, a cura di A. Colonetti, A. Rauch, G. Tortorelli, S. Vezzali, op. cit., pp. 62-64.

Fonti fotografiche

  1. Si pubblica un breve estratto della tesi di Laurea magistrale in ‟Editoria e scrittura” dal titolo Le forme del libro e il ruolo delle copertine: dal cartaceo al digitale, discussa presso la ‟Sapienza Università di Roma” nel gennaio del 2020, Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo: relatrice la Prof.ssa Maria Panetta e correlatrice la Prof.ssa Romana Andò.
  2. A. Borsani, Giulio Bollati ricorda, in «Nuovo», VI, giugno 1984.
  3. Le ‟riunioni del mercoledì” sono state un momento di straordinaria aggregazione tra tutti i collaboratori, redattori e consulenti che lavoravano per l’Einaudi sia internamente ad essa, sia esternamente. Ogni mercoledì il team della casa editrice si riuniva intorno a un tavolo e predeva decisioni inerenti al futuro di libri e collane. Tutti potevano parteciparvi, compresi autori e grafici.

(fasc. 32, 25 aprile 2020)