Prime indagini su editoria italiana e Medio Oriente

Autore di Simone Pitti

Una data importante per l’editoria dedicata al Medio Oriente è stata il 1994, anno di nascita del “Circolo per le Memorie del Mediterraneo”, grazie all’iniziativa dell’European Cultural Foundation[1].

Obiettivo della fondazione era la selezione di una serie di testi e scritti provenienti dal Medio Oriente da pubblicare contemporaneamente in tutta Europa, sfruttando l’ausilio delle varie case editrici aderenti al progetto. Attraverso questo lavoro di traduzione e diffusione della letteratura araba, si pensava di poter favorire una maggiore comprensione della realtà mediorientale e della sua cultura che, anche se geograficamente molto vicina a noi, rimane molto poco conosciuta e troppo spesso semplificata. Al progetto, in Italia, hanno aderito due case editrici: Edizioni Lavoro e Jouvence[2].

Edizioni Lavoro e Jouvence

La casa editrice Edizioni Lavoro è nata a Roma nel 1982 grazie all’iniziativa dell’allora gruppo dirigente della CISL.

Mission principale della casa è sempre stato lo studio delle dinamiche legate all’economia, dei problemi sociali e delle difficoltà nel mondo del lavoro. Con l’affermarsi sul mercato, ha successivamente ampliato i propri campi d’interesse dedicandosi anche a studi storici, saggi di diritto e temi più attuali come la globalizzazione[3]. Un primo avvicinamento alla letteratura mediorientale avviene attraverso la creazione della collana «il Lato dell’Ombra» (1986), dedicata ad autori africani e caraibici con l’intento di farli conoscere al pubblico. Dieci anni dopo la collana entra all’interno del progetto “Memorie del Mediterraneo” cambiando nome in «l’Altra Riva» e spostando il proprio focus sulla letteratura araba mediterranea. L’interesse per le differenze culturali si manifesta con la creazione di un’altra collana, «Islam», dedicata più che altro alla saggistica e contenente contributi di alcuni dei più importanti studiosi dell’Islam in Italia[4].

L’altra partecipante al progetto, la Jouvence, è stata fondata nel 1979 a Milano da Alessandro Gallo come casa editrice scientifica strettamente legata all’ambiente universitario. Il nome viene dal Medioevo francese e indica le miracolose acque della giovinezza[5]. Diverse sono le collane dedicate alla storia, alla letteratura e soprattutto al dialogo interculturale tra l’Oriente e l’Occidente. Tra queste ultime, particolarmente ricche sono le collezioni «Memorie del Mediterraneo», collegata all’omonimo progetto, e «Narratori Arabi Contemporanei». Fiore all’occhiello della casa editrice è il suo entourage di collaboratori, composto da studiosi di fama mondiale come nel caso delle collane precedentemente citate, curate e dirette da Isabella Camera D’Afflitto.

Grazie all’attività svolta dal “Circolo delle Memorie” è stato possibile far conoscere al pubblico italiano ben quattordici autori inediti, toccando in questo modo numerose tematiche delicate come il ruolo della donna nella società mediorientale, il trauma della migrazione e il contatto tra culture diverse. Il progetto si è concluso nel 2001, ma le due case editrici partecipanti continuano a rimanere un punto di riferimento per l’editoria sul Medio Oriente.

La casa editrice E/O

Al di fuori del progetto “Memorie”, troviamo un’altra importante casa editrice medio-grande, la E/O, nata a Roma nel 1979 grazie a Sandro Ferri e Sandra Ozzola.

Come si deduce dal suo sito web, la casa editrice è «l’espressione della volontà di creare ponti e brecce nelle frontiere letterarie per stimolare il dialogo tra le culture»[6], volontà che si nota già nella scelta del nome E/O che sta per e/oppure ma allo stesso tempo per Est/Ovest. Anche la scelta della cicogna come logo della casa sottolinea la volontà di «viaggiare per il mondo portando storie per i decenni successivi»[7].

Particolarmente innovativo è il progetto di una collana completamente in lingua araba, «Sharq/Gharb»[8], diretta da Sandro Ferri e Amara Lakhous[9], il noto scrittore algerino con cittadinanza italiana. Un po’ come per il “Circolo per le Memorie del Mediterraneo”, il progetto è nato per soddisfare l’esigenza «di stabilire un contatto diretto tra l’Europa e il mondo arabo, tra scrittori e lettori arabi ed europei», contatto che avviene in entrambe le traduzioni. La collana, infatti, oltre a testi in arabo, propone traduzioni delle maggiori opere letterarie italiane ed europee con lo scopo di diffondere nel mondo del Vicino e Medio Oriente il meglio della letteratura occidentale.

Edizioni Infinito

Nonostante le iniziative virtuose di alcune case editrici, resta molto difficile approcciarsi in maniera appropriata e competente alla letteratura mediorientale.

Secondo Luca Leone, fondatore della piccola casa editrice modenese Edizioni Infinito, oltre ai problemi generali del mercato editoriale e di quello librario, la letteratura araba presenta complicazioni maggiori. La sua casa editrice è nata l’8 novembre 2004 e si è posta fin da subito come punto di riferimento «per chiunque voglia fare dell’impegno serio e della sensibilità l’humus da cui far germogliare l’albero delle proprie idee»[10].

Leone nasce come giornalista di esteri specializzato nei territori dei Balcani e della ex Jugoslavia: ciò ha influito su due delle collane principali, «Orienti» e «Saggi», all’interno delle quali viene dato ampio spazio a vari reportage giornalistici e a testimonianze dirette[11]. Importante è anche la collana «Africa», dedicata al Vicino Oriente e alle dinamiche «sociali, culturali e politiche in generale»[12] che riguardano il continente africano. Lodevole è lo sforzo di collegare ogni sua pubblicazione a «un progetto per l’aiuto di chi soffre, in particolare nelle fasce d’età più delicate» e «nei paesi più svantaggiati». Filo rosso che unisce tutti i volumi è l’impegno a far conoscere in Italia culture e dinamiche esterne, al fine di favorire la creazione di una «società più tollerante e più aperta alla multietnicità»[13].

Tornando alle difficoltà di fare editoria, Luca Leone identifica il problema principale nella semplificazione eccessiva dei criteri che determinano se un testo è pubblicabile o no: «Stanno riducendosi drasticamente i filtri rispetto a ciò che una volta usciva e rispetto a ciò che oggi esce. Filtro vuol dire provare a determinare, capire che cosa possa avere la possibilità e l’onore di diventare libro e che cosa non meriti tutto quello spazio, quella credibilità, tutta quell’importanza». Problema di oggi, dunque, è la formula di produzione di massa ormai comune anche nel mercato editoriale. Grazie alla stampa su richiesta (print on demand) e ai bassi costi degli e-book, secondo Leone, il mercato è saturato da un gran numero di libri di dubbia qualità che non riesce a smaltire, con un conseguente «svilimento del prodotto libro e quindi […] una diminuzione della sua credibilità».

Tra i rischi di questa deriva dell’editoria, quello di perdere il pubblico dei lettori forti, il pubblico con «la P maiuscola», che lentamente comincia ad allontanarsi dal prodotto libro, viste la scarsa qualità e la grande omologazione presenti sul mercato. Per il direttore di Edizioni infinito

Esistono tanti lettori, milioni di lettori esistono soprattutto tantissimi lettori insoddisfatti della proposta culturale messa in campo dalle diverse case editrici. L’impressione, anzi la certezza, è che ci sia una forte tendenza all’omologazione del prodotto[14].

Parlando dello specifico dell’editoria dedicata al Medio Oriente, Luca Leone sottolinea il problema nella «mancanza di appeal» che ha sul mercato: risulta, infatti, difficile trovare un testo nuovo, fresco, che possa avere un riscontro positivo da parte del pubblico. Su questa stessa tematica si è espresso anche uno scrittore, Ali Badr, secondo cui sarebbe utile sperimentare nuovi autori e nuovi generi provenienti dal Medio Oriente:

Il problema per l’Italia e il mondo arabo, come per altri paesi d’Europa, è l’intermediazione tra le due culture. Sarebbe utile tradurre più libri, non usare sempre gli stessi riferimenti, aggiornare i punti di vista. Le grandi case editrici, basti pensare a Feltrinelli o Mondadori, si preoccupano di tradurre sempre e solo gli stessi autori che fanno, da decenni, gli stessi discorsi, ormai superati. Ad esempio, quelli che si lamentano dell’Occidente, che danno tutta la colpa all’Occidente[15].

La ricerca di titoli interessanti non è, dunque, un problema di secondaria importanza e si ricollega ad un’altra difficoltà, quando ci si approccia alla letteratura mediorientale: quella della traduzione. I costi di traduzione, stando a quanto affermato da Luca Leone, incidono di circa il 50% sul costo totale del libro. In un momento come quello attuale, in cui «si fa pochissima letteratura un fattore come questo non può essere trascurato».

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche la studiosa Isabella D’Afflitto, curatrice, come accennato, di due collane per Jouvence, «Memorie del Mediterraneo» e «Narratori arabi contemporanei», e di una collana per Edizioni Lavoro, «l’Altra Riva». Secondo l’orientalista, è «già difficilissimo tradurre dall’arabo», un lavoro impegnativo e stancante poiché «talvolta bisogna praticamente riscrivere il romanzo del tutto»[16]; inoltre, spesso la scarsa retribuzione scoraggia gli esperti del settore. A suo giudizio, però, la situazione rispetto al passato è, comunque, migliorata perché anche le grandi case editrici come Einaudi, Mondadori, Feltrinelli hanno cominciato a diffondere testi degli autori più famosi. Il problema, secondo la D’Afflitto, resta che, «malgrado questi autori siano famosi momentaneamente, nel giro di tre-quattro mesi comunque tutto tace, e si ha sempre l’impressione che della letteratura araba non si sappia mai nulla»[17], motivo per cui le protagoniste di questo settore restano le piccole e medie case editrici, più specializzate e mirate nella proposta dei titoli.

Atmosphere libri

Tra i numerosi esempi virtuosi di case editrici specializzate nel settore, oltre alla già citata Edizioni Infinito, si può citare la piccola casa editrice Atmosphere libri di Roma, nata nel 2010 grazie a Mauro di Leo[18]:

Atmosphere libri è nata per invitare il lettore a un viaggio intorno al mondo. Viaggeremo per conoscere le storie più varie, per sapere qualcosa di più degli uomini che vivono o hanno vissuto esperienze diverse […] Il filo conduttore che attraversa il progetto culturale di Atmosphere libri è appunto quello della scoperta dell’Altro e del bisogno, in un’epoca di globalizzazione economica nonché culturale, di far circolare idee e valori, che pensiamo universali, attraverso il libro, mezzo essenziale per la conoscenza[19].

Dal 2018 il progetto editoriale della casa editrice prevede la pubblicazione di testi esclusivamente stranieri, «i cui autori siano capaci di descrivere l’uomo e la sua condizione»[20]. Oltre alla motivazione pratica di questa decisione, quella di voler cercare un mercato meno frequentato, c’è una precisa scelta culturale legata al valore della traduzione. Secondo il fondatore Mauro di Leo, infatti:

Tradurre è come raccogliere: la traduzione è il raccolto di due culture diverse. Quando si traduce qualcosa in un’altra lingua, si trasferisce un nuovo respiro, una nuova cultura in quella lingua. Un mondo passa in un altro mondo. Questi non saranno più gli stessi. […] Senza la traduzione vivremmo solo nel nostro mondo, e avremmo pregiudizi verso le diverse culture. La traduzione abbatte il muro del pregiudizio, facilita la conoscenza tra le persone. Se si conosce l’altro, si conosce anche se stessi[21].

La traduzione, dunque, come un virtuale luogo di contatto, un luogo in cui potersi arricchire reciprocamente.

Da una prima analisi del panorama delle case editrici italiane che si occupano di Vicino e Medio Oriente, viene fuori un quadro complessivo variegato e molto articolato. Abbiamo diverse piccole case editrici che sgomitano per produrre libri di qualità in concorrenza con i grandi colossi dell’editoria, capaci di sfornare centinaia di titoli all’anno al punto da saturare il mercato. A questa difficoltà vanno aggiunte quelle di natura pratica, come i costi delle traduzioni e la complessità del lavoro del traduttore, difficoltà che attraverso un approccio creativo possono trasformarsi in un valore aggiunto. Da ultimo, bisogna considerare la situazione complicata della letteratura mediorientale contemporanea che, se da una parte può contare su una produzione di testi vastissima e ricchissima, dall’altra si ritrova in un certo senso bloccata da formule vincenti nel breve termine, come la letteratura contro l’Occidente di cui parla Ali Bader[22], che ha, sì, il merito di riuscire a vendere, ma allo stesso tempo tende a lasciare poco il segno e a non stimolare necessari cambiamenti di mentalità. Indicative sono le parole dello scrittore siriano al riguardo:

Non possiamo sempre ripetere le stesse parole d’ordine, dal momento che abbiamo problemi diversi e nuovi con la tradizione, con la politica, con l’economia. Dobbiamo rivedere i ruoli politici, la storia, il passato. È quanto devono fare gli intellettuali oggi. Basta parlare di colonialismo e imperialismo, basta ripetere sempre gli stessi discorsi: i regimi continuano anche perché traggono vantaggio da simili narrazioni. All’Università studiavamo Edward Said, dimenticando che la sua prospettiva è quella di un americano che stava facendo autocritica! Noi avremmo dovuto usare lo stesso procedimento su di noi, e non semplicemente limitarci a replicare le sue tesi. È interessante verificare come il mondo arabo abbia “interpretato” Said, anziché fare autocritica, acquisire il suo metodo, per capire quel che accade. Ed è quel che cerco di fare ancora oggi[23].

Nonostante le numerosissime difficoltà, qui solo accennate, è in qualche modo rassicurante sapere che esistono piccole e medie case editrici che si dedicano al Medio Oriente con competenza e passione. Grazie al loro lavoro, infatti, abbiamo l’opportunità di uno sguardo diverso sul reale, più che mai necessario nel mondo globalizzato e nella società multietnica di oggi.

  1. Associazione nata nel 1954 a Ginevra grazie al filosofo svizzero Denis De Rougemont. L’associazione nasce con lo scopo di favorire il dialogo interculturale: «Because culture can provide resistance against divisive forces. Culture can tell the story of Europe. Culture can imagine a better future».
  2. Il testo che si propone è un estratto della tesi di Laurea magistrale in “Editoria e scrittura” dal titolo L’editoria di contatto: tra Occidente e Medio Oriente, discussa nella sessione estiva dell’Anno acc. 2018/2019 presso la “Sapienza Università di Roma”: relatrice la Prof.ssa Maria Panetta e correlatore il Prof. Giulio Perrone.
  3. Cfr. la URL: http://www.edizionilavoro.it/la-casa-editrice.
  4. Ricordiamo solo alcuni come Enzo Pace, studioso di sociologia della religione dell’Università di Pavia; Leonardo Capezzone, professore di Storia del Mediterraneo arabo-islamico presso l’Università La Sapienza di Roma, e Anna Vanzan, iranista e islamologa laureata in Lingue orientali alla Ca’ Foscari di Venezia nonché redattrice della rivista «Afriche e Orienti».
  5. Cfr. la URL: https://www.jouvence.it/chi-siamo/.
  6. Cfr. la URL: https://www.edizionieo.it/.
  7. Ivi, https://www.edizionieo.it/chi-siamo.
  8. In arabo Esti/Ovest.
  9. Scrittore, antropologo e giornalista laureato in Filosofia all’Università di Algeri e successivamente in Antropologia culturale all’Università La Sapienza.
  10. Cfr. la URL: https://www.infinitoedizioni.it/chi-siamo/.
  11. Tra i titoli pubblicati e contenenti forti tematiche di contatto tra culture troviamo Vivere in Palestina tra muri, tablet, Bibbia e Corano di Giovanni Verga, e Terre d’Oriente: viaggio nell’Europa di passaggio tra crisi e nuovi equilibri di Paolo Bergamaschi; cfr. la URL: https://www.infinitoedizioni.it/categoria-prodotto/collana-orienti/.
  12. Cfr. la URL: http://www.romamultietnica.it/l-intercultura-a-roma/case-editrici-romane/item/5589-infinito.html.
  13. Ibidem.
  14. Ibidem.
  15. L’intervista di riferimento è disponibile alla URL: https://eastwest.eu/it/cultura/intervista-ali-bader-scrittore-arabo.
  16. Da un’intervista dal titolo La letteratura araba? Noi italiani siamo rimasti alle Mille e una notte, in «ResetDoc: dialogues on civilizations», 7 marzo 2007; cfr. la URL: https://www.resetdoc.org/it/story/la-letteratura-araba-noi-italiani-siamo-rimasti-alle-mille-una-notte/.
  17. Ibidem.
  18. Medico internista del Policlinico Gemelli, amante della letteratura.
  19. Cfr. la URL: https://www.atmospherelibri.it/casa-editrice/.
  20. F. Tamberlani, Intervista a Mauro Di Leo, in «Milk Book», 15 gennaio 2019; cfr. la URL: https://www.milkbook.it/intervista-atmosphere-libri/.
  21. Ibidem.
  22. Secondo lo scrittore siriano, uno dei problemi principali della letteratura in lingua araba è il ripetersi delle stesse tematiche, quelle antioccidentali, e l’assenza di nuovi modelli di scrittura.
  23. A. Bader, Per capire la crisi araba, noi iracheni dobbiamo guardare all’Italia, a cura di A. Porcheddu, in «East/West», 8 ottobre 2017; cfr. la URL: https://eastwest.eu.

(fasc. 28, 25 agosto 2019)