Trieste della letteratura

Autore di Maria Panetta

 

Buonasera a tutti. Sono molto rammaricata di non poter essere tra Voi per la presentazione dell’ultima fatica pubblicata da Diacritica Edizioni, il volume da me curato che stasera si discute autorevolmente col magnifico sfondo del panorama visibile dalla Terrazza del Museo Revoltella. A tale proposito, mi preme innanzitutto ringraziare il padrone di casa, Davide Lippolis; poi, Valerio Fiandra, che ha gentilmente accettato di presentare la nostra miscellanea; infine, Riccardo Cepach, per aver fattivamente contribuito a organizzare l’evento e per aver generosamente partecipato sia al numero del 2018 di «Diacritica», dedicato alla letteratura triestina, sia a questa silloge[1].

Come probabilmente già è stato accennato, l’idea da cui muove questa pubblicazione è nata in occasione delle celebrazioni relative alla cinquantesima edizione della Barcolana, la spettacolare ed emozionante regata storica triestina cui mi sono affezionata da qualche anno. La mia rivista, «Diacritica», le ha dedicato un numero proprio una decina di giorni dopo la conclusione della competizione, il 25 ottobre dello scorso anno; ci è venuta, in seguito, l’idea di riaprire i termini per l’invio di saggi e di trasformare il tutto in un vero e proprio volumetto: quello che da ieri potete scaricare gratuitamente dal sito www.diacritica.it, e precisamente dalla pagina web dedicata a Diacritica Edizioni (https://diacritica.it/diacritica-edizioni).

Come forse già Vi è stato illustrato, Diacritica Edizioni è un editore indipendente con sede a Roma, nato a febbraio dello scorso anno, che da allora ha preso a pubblicare la rivista «Diacritica», della quale in precedenza io stessa ero editrice, oltre a tre collane (per il momento) di libri scaricabili gratuitamente in formato PDF: «Quaderni di Diacritica», «Ofelia» e «Medea».

La silloge fa parte della nostra collana di punta, «Ofelia», una collezione di critica letteraria e comparatistica diretta da Sebastiano Triulzi, firma nota della pagina culturale di «Repubblica» e del «Venerdì» nonché comparatista: la collana è al proprio ottavo libro e, personalmente, sono piuttosto orgogliosa della direzione che va prendendo.

Venendo alla miscellanea che oggi si presenta, da curatrice mi preme, intanto, precisare che, rispetto al fascicolo 23 di «Diacritica», il volume raccoglie solo un altro contributo, quello di Laura Tolve, ma anche che tutti i saggi già editi (ad eccezione di quello su Cassola) sono stati rivisti e aggiornati ai fini della pubblicazione in volume.

Come i pregevoli relatori di questa serata avranno già anticipato, la raccolta è, sì, dedicata a Trieste e alla sua letteratura: ma non solo. Proprio questo è il motivo che mi ha indotto a preferire ad altri il titolo Fra Mediterraneo e Mitteleuropa: Trieste e la letteratura. Infatti, nella sua prima parte, viene condensata l’essenza peculiare della città, punto di contatto e di snodo fra il Sud e il Nord-Est (in particolare), fra il mare generoso e le terre talora aspre alle sue spalle: ho voluto sottolineare, così, l’anima “dimidiata” di Trieste, nella quale convivono ˗ sembrerebbe piuttosto pacificamente ˗ la solarità e la saggezza («una saggezza involontaria, ereditata da remoti progenitori»[2], direbbe Simenon) del Mediterraneo, un bacino di «popoli indolenti, forse stanchi di aver scritto da soli, per secoli, la storia del mondo»[3] (sempre citando Simenon); e le brume severe, alacri e cervellotiche della cultura mitteleuropea che tanti triestini, Magris per primo, hanno saputo indagare. Ma se è vero, come proprio Magris ha scritto, che l’essenza della Mitteleuropa consiste nella sua «indefinibilità»[4], nella sua impossibilità di essere ricondotta a unità, nella sua varietà e multiformità, ma anche nella condizione di chi si sente «schiacciato da un eccesso di memoria storica»[5], allora, forse, tra Mediterraneo e Mitteleuropa paradossalmente non intercorre troppa distanza, e Trieste assurge a emblema di entrambi senza incorrere in troppe contraddizioni interne.

Ma veniamo finalmente alla seconda parte del titolo: perché un lineare e senza alati guizzi d’ingegno “Trieste e la letteratura” e non, come mi suggeriva ad esempio Riccardo, il ben più evocativo, seducente e originale “Trieste della letteratura”? Perché il volume parla tanto, sì, del rapporto di Trieste con l’ambito letterario e presenta alcuni particolari scorci della città in narrazioni appartenenti a diversi generi letterari e firmate da differenti autori; ma dedica anche ampio spazio all’ambiente culturale triestino in senso più ampio, alle sue tangenze con la diffusione della psicanalisi e soprattutto ˗ cosa che più m’interessa, come storica dell’editoria oltre che italianista ˗ al ruolo che alcuni personaggi-chiave della città hanno ricoperto nella storia di certe illustri case editrici: in primo luogo, come a tutti è noto, dell’Adelphi di Arnoldo Foà e Roberto Olivetti, che tanto deve al genio di Bobi Bazlen, oltre che all’intelligente apporto di Roberto Calasso[6].

Al triestino Bazlen sono, infatti, dedicati i primi due saggi: quello di Salvatore Presti, brillante filosofo siciliano e studioso di Leopardi, che ne ha indagato l’“abalietà”, l’identità di «uomo senza centro», fornendo, a mio avviso, delle chiavi di lettura filosofiche comunque originali sulla sua «reticenza» e sul suo «essere altrove rispetto alla pagina scritta», nonostante sull’argomento sia stato già detto tanto; e quello di Laura Tolve, una giovane studiosa laureatasi con me alla “Sapienza” con una bella tesi proprio dedicata ai “libri unici” di Adelphi e all’influenza di Roberto Bazlen e Giorgio Colli sul progetto editoriale della Casa.

Il saggio di Sandro de Nobile, docente, narratore e acuto contemporaneista abruzzese, ha il merito di fornire un’immagine di Trieste da un’angolazione meno nota: quella affidata a un reportage del Cassola giornalista, apparso su «Il Contemporaneo» in tre puntate, fra il 22 gennaio e il 5 febbraio 1955, e incentrato sulla questione del ritorno di Trieste sotto la piena potestà italiana e sulla contestuale situazione della città da un punto di vista politico, economico e culturale.

Non mi dilungherei, per ovvie ragioni, sul mio contributo, che vuole instaurare una sorta di dialogo a distanza con Mauro Covacich, autore di un volumetto che rientra in un genere oggi molto fortunato: quello dei libri di viaggio più o meno romanzati, o dei racconti di viaggio (basterà citare l’ultima fatica di Luigi Nacci, Trieste selvatica, appena uscita per Laterza e in cima alle classifiche da settimane). Analizzare Trieste sottosopra. Quindici passeggiate nella città del vento mi ha permesso di soffermarmi sulle varie sfaccettature della “triestinità” che l’autore, più o meno esplicitamente, propone e sdogana in questo vivace libricino.

Ma, senza nulla togliere a tutti gli altri, non ho difficoltà ad affermare che il vero “fiore all’occhiello” di questa silloge che sono stata lieta di curare è il saggio di Riccardo Cepach, stimato svevista e infaticabile curatore dei Musei Svevo e Joyce, e figura ben nota alla cittadinanza triestina. Spero che, per modestia, non abbia censurato, nella lettura, le righe che ho scritto, perché ci tengo a ribadire che il suo saggio è stato posto nella posizione-chiave dell’explicit per svariate ragioni: innanzitutto, offre, seppur in maniera sintetica, una lucidissima e informata panoramica di ciò che, in passato e oggi, è stato inteso e s’intende per “letteratura triestina”; inoltre, cosa ai miei occhi ancora più importante, indica con competente padronanza delle preziosissime direzioni di ricerca e di studio, sottolineando chiaramente, con una ricca messe di titoli e nomi, che l’ambito della letteratura che fa riferimento a Trieste non è solo nazionale, ma spazia e giunge alle lingue e ai territori limitrofi.

La mia presenza oggi a Trieste avrebbe avuto soprattutto il senso di anticipare che questa pubblicazione vuole essere solo la prima di una serie che Diacritica Edizioni ha intenzione di dedicare alla letteratura dell’area triestina e dei territori circostanti. Sono personalmente convinta che, nonostante la copiosità degli studi anche illustri già usciti al riguardo, tanto ci sia ancora da fare, e che si debba lavorare innanzitutto nelle direzioni suggerite da Cepach nel citato contributo, che V’invito a leggere per primo: sono certa che Trieste, in passato ma ancora oggi, rappresenti uno snodo cruciale, e scommetterei sul fatto che l’interesse per le sue iniziative culturali è destinato a crescere esponenzialmente nel tempo. È anche per questo motivo che mi auguro di cuore che essa venga scelta come Città della Letteratura Unesco: Diacritica Edizioni continuerà a fare tutto il possibile per sostenere questa meritatissima candidatura, nella convinzione della sottoscritta che questa meravigliosa città (di cui ˗ e lo dico da romana ˗ mi sono innamorata) rappresenti oggi un luminoso e armonico esempio di quella che dovrebbe essere la società multiculturale, multietnica e multilinguistica del futuro, pur nelle sue vivide e feconde contraddizioni.

  1. Si propone il testo dell’intervento della curatrice, Maria Panetta, alla presentazione a Trieste, il 21 agosto scorso, nell’ambito della stagione degli appuntamenti sulla terrazza del Museo Revoltella (co-organizzati dal Museo Sveviano e dai gestori dello spazio Mimì & Cocotte con il direttore artistico Davide Lippolis, che promuovono la campagna per Trieste Città della Letteratura UNESCO), del volume Fra Mediterraneo e Mitteleuropa: Trieste e la letteratura, Roma, Diacritica Edizioni, 2019: relatori Valerio Fiandra e Riccardo Cepach. Cfr. la URL: https://www.comune.trieste.it/-/domani-mercoledi-21-agosto-alle-ore-19.00-alla-terrazza-del-museo-revoltella-presentazione-del-volume-fra-mediterraneo-e-mitteleuropa.-trieste-e-la-letteratura-.
  2. G. Simenon, Il Mediterraneo in barca, trad. it. di G. Girimonti Greco e M. L. Vanorio, con una nota di M. Codignola, Milano, Adelphi, 2019, p. 57.
  3. Ivi, p. 106.
  4. C. Magris, Mitteleuropa: il fascino di una parola, in «Lettera internazionale», n. 17, p. 12; cfr. la seguente URL: http://letterainternazionale.it/wp-content/uploads/2015/03/magris_17_39-40.pdf.
  5. Ibidem.
  6. Cfr. almeno R. Calasso, L’impronta dell’editore, Milano, Adelphi, 2013.

(fasc. 28, 25 agosto 2019)