Gian Paolo Caprettini, semiologo e poeta, nell’antologia intitolata Complice la poesia, invita i lettori a meditare sulla rilevanza del linguaggio poetico in un’epoca dominata da una comunicazione rapida e utilitaristica. L’autore si propone di contrastare la percezione della poesia come un esercizio arido e superfluo. Ben consapevole che la “funzione poetica” crea universi complessi, non dà il primo piano alla decodifica tecnica, ma mira a trasmettere l’intrinseca bellezza e l’aspetto emotivo dei testi, credendo fermamente nel potere seducente del linguaggio.
L’antologia è articolata in sei sezioni tematiche: La natura, con poesie di Lucrezio, Gialâl ad-Dîn Rûmî, Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli, Gabriele d’Annunzio, Dylan Thomas, Janet Frame, Corrado Govoni e Jón Kalman Stefánsson; La poesia, con versi di Francesco Petrarca, Charles Baudelaire, Eugenio Montale, Vladimir Vladimirovič Majakowskij, Evgenij Aleksandrovič Evtuŝenko, Heinrich Böll e Lucio Dalla; La libertà, con poesie di Fernando Pessoa, Knuts Skujenieks, Forugh Farrokhzad, Olav Håkonson Hauge, Shuntarô Tanikawa, Giorgio Gaber e Alda Merini; L’amore, il sogno, con componimenti di Omero, Dante Alighieri, William Shakespeare, Emily Dickinson, Paul Celan, Cesare Pavese, Jorge Luis Borges, Edith Södergrane e Fernanda Romagnoli; e infine La guerra, le lotte, la storia e il potere, con le poesie di Giuseppe Ungaretti, Pablo Neruda, Ingeborg Bachmann, Rocco Scotellaro, Primo Levi, Wisława Szymborska, Susan Nalugwa Kiguli e Simin Behbahâni.
Il commento ai testi è caratterizzato da una forte intertestualità, una fitta rete di connessioni tra poeti, filosofi e saggisti di diverse epoche e culture. L’autore dimostra così che i temi scelti sono universali e che la poesia, lungi dall’essere una forma statica, è un fenomeno dinamico e in costante evoluzione. Come sostiene Caprettini, la «poesia è materia di fisica quantistica: è incalcolabile perché lungo il tragitto del suo disporsi attraverso la lettura o l’ascolto cambia incessantemente di traiettoria e il suo significato si istituisce ogni volta da capo, con numerose variazioni» (pp. 138-39). L’antologia, pensata come una mappa di connessioni, invita il lettore a un’esplorazione attiva, a «obbedire ai sogni invece che ai comandi di una burocrazia anonima e impietosa» (p. 148). In questo senso, la “complicità” della poesia si rivela una forma di resistenza, un’alleanza con tutti coloro che cercano nel linguaggio la via per una libertà interiore e una visione del mondo più autentica e profonda.
L’intertestualità rende quasi invisibile la figura del commentatore che, scegliendo di esprimersi prevalentemente attraverso le voci altrui, assume il ruolo di lettore con una sua personale sensibilità. Questa lo porta a leggere i testi come equivalenti di quadri, opere cinematografiche o musicali. Il commento alla poesia di Neruda è emblematico, quando osserva che l’aspetto autobiografico è «sostituito da una costruzione (o ri-costruzione) che funziona come un montaggio cinematografico: l’opera, il racconto, la raffigurazione assumono varie velocità, con salti temporali e logici, alternanze, variazioni di intensità, primi piani e campi lunghi» (p. 167). Ancora, mette il mulino cosmico di Rûmî in relazione con la danza della poesia stessa, dove «eternità e ricorrenza, passare del tempo e ciclicità si danno la mano» (p. 23). Per fare altri due esempi significativi, legge le poesie di Leopardi, Pascoli e d’Annunzio con la sensibilità di un musicista e di un regista, e afferma che la libertà, come la poesia, «prende la forma del vento, sembra venire da sé e non stare precisamente in nessun luogo: si impadronisce di te, ti getta in the road con una folata d’aria, taglia col passato […] si esprime statica e muta come il letto del torrente che lascia scorrere tutto» (p. 49).
Il libro di Caprettini rappresenta un’importante riflessione sul ruolo della poesia nella contemporaneità. Attingendo a un vasto panorama di voci, dimostra come il parlare in versi sia in grado di offrire «alternative logiche o surreali, politiche o private per allenarci continuamente all’idea che il senso è un’opzione possibile, non una risposta attesa e scontata» (p. 197). L’autore, con la sua sensibilità interdisciplinare, riconferma il potenziale della poesia non solo come forma d’arte, ma come strumento di conoscenza e di trasformazione personale e sociale. Attraverso un’analisi che intreccia poetiche e biografie, temi e stili, dimostra come il linguaggio poetico, nella sua densità e complessità, offra una via d’uscita dalla retorica dell’immediatezza e della funzionalità. Complice la poesia è, in definitiva, un’opera di militanza culturale, un invito a riconsiderare la poesia come un’arma sottile ma potente per combattere l’omologazione e nutrire quell’immaginario che è la vera linfa della nostra esistenza.
(fasc. 56-57, 15 settembre 2025)