Il ritorno di Machiavelli: Benedetto Croce lettore di Mario Mariani

Author di Anna Di Bello

Abstract: Scritto nel 1916, Il ritorno di Machiavelli è il primo tentativo di Mario Mariani, in qualità di osservatore politico e saggista, di proporre il proprio pensiero politico. Secondo l’interpretazione di Mariani, i responsabili della catastrofe bellica sono da ricercare tra coloro che hanno permesso che si sviluppasse l’inferiorità militare dei paesi europei rispetto alla Germania. In questo modo, attraverso il recupero di Machiavelli, Mariani immagina un’etica politica più che umanitaria; l’impreparazione delle forze dell’Intesa – e in particolare dell’Italia – non è solo nelle armi, ma anche nello spirito. Se i tedeschi sanno fare bene la guerra, è perché hanno fatto propri i principi del machiavellismo, inteso come politica della forza. In questo senso, quindi, non è la guerra in quanto tale a essere condannabile, ma l’impreparazione a essa. Questa lettura attirò l’attenzione di Benedetto Croce, che gli dedicò una lusinghiera recensione su «La Critica» in cui, convinto anch’egli che la guerra sia l’ineludibile realtà storica degli Stati, ammette un necessario ritorno alla pura forza di Machiavelli, svincolata da letture intellettualistiche. Il testo di Mariani è, dunque, una preziosa testimonianza per registrare la rinnovata attenzione di cui godette l’autore del Principe durante la Grande Guerra, in una fase storica in cui si amplificava l’immagine di Machiavelli come ispiratore della politica come esercizio della forza ed espressione del dominio.

Abstract: Written in 1916, Il ritorno di Machiavelli (The Return of Machiavelli) is the first attempt by Mario Mariani as a political observer and essayist, to offer his own political thought. According to Mariani’s interpretation, those responsible for the war catastrophe are to be sought among those who allowed the military inferiority of European countries to develop in relation to Germany. In this way, through the recovery of Machiavelli, Mariani envisages a political rather than humanitarian ethic; the unpreparedness of the Entente forces ‒ and especially of Italy ‒ is not only in arms but also in spirit. If the Germans know how to wage war well, it is because they have made the principles of Machiavellianism understood as the politics of force their own. In this sense, therefore, it is not the war as such that is condemnable but the unpreparedness for it. This reading attracted the attention of Benedetto Croce who dedicated a flattering review to him in «La Critica» in which, also convinced that war is the inescapable historical reality of states, he admits a necessary return to Machiavelli’s pure force, freed from intellectualistic readings. Mariani’s text is therefore a valuable testimony to record the renewed attention enjoyed by the author of Il Principe during the Great War, in a historical phase in which the image of Machiavelli as the inspirer of politics as the exercise of force and expression of domination was amplified.

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(fasc. 59, 25 febbraio 2026)

“I vinti di Caporetto” di Guido Sironi: tecniche narrative e strategie retoriche

Author di Maria Panetta

esemplare della prima edizione del 1922, L. 10  (Collezione privata di «Diacritica»)
Esemplare della prima edizione del 1922, L.10
(Collezione privata di «Diacritica»)

Guido Sironi, tenente del 214° reggimento fanteria, brigata Arno, fu catturato a Passo Zagradan tra il 25 e il 26 ottobre 1917.

Il suo I vinti di Caporetto (edito nel 1922; cfr. Fig. n. 1) reca il sottotitolo Ricordi di prigionia: nella breve premessa, l’autore ci tiene a precisare che il volume «non ha nessuna intenzione letteraria, ma vuol essere soltanto un documento per la storia completa della grande guerra»1. Aggiunge di aver «tentato di mettere in luce» sia la vita esteriore sia quella interiore dei prigionieri di guerra e di aver «descritta la verità umana, senza veli», resistendo alla «facile tentazione di dare un colore eroico alle nostre mediocri vicende». I suoi ricordi sono dedicati a Paolo Wilmant, compagno di battaglia e di prigionia sepolto a Cellelager, e a Renzo Vitrotti, concittadino che condivideva con lui «ideali di italianità onestamente professati»2 e che, per Sironi, simboleggia tutti i prigionieri di guerra «ingiustamente dimenticati». Altri due punti della breve Prefazione sono degni di nota: l’affermazione che «nel ricordo dei morti sentono di nobilitarsi anche i vivi, reduci dal martirio», che rammenta il dissidio interiore di tante pagine di Primo Levi sulla sindrome del “sopravvissuto”; e il ringraziamento finale a Giuseppe Talamoni (1886-1968), l’artista monzese che illustrò le pagine del cosiddetto “diario”, regalando all’«arido mio racconto la suggestiva vibrazione di una memore poesia. Di questa suggestione io non ho alcun merito», un modo di ribadire ulteriormente la finalità non artistica del proprio libro, da parte dell’autore. Curioso, però, che il primo ricordo del capitolo iniziale, intitolato La battaglia, quello dell’8 ottobre 1917, esordisca così: «Giornate piovose»3, frase ellittica di verbo seguita da un a capo evocativo. Continua a leggere “I vinti di Caporetto” di Guido Sironi: tecniche narrative e strategie retoriche

(fasc. 3, 25 giugno 2015)

Lussu, Gadda e la demitizzazione della Grande Guerra

Author di Carlo Serafini

L’incremento di studi, dovuto alla vasta organizzazione di convegni e dibattiti sulla Grande Guerra in occasione del centenario, ha portato a riflettere su posizioni critiche e ideologiche sul mito della Grande Guerra e sulle caratteristiche letterarie e strutturali delle opere che l’hanno raccontata. La memorialistica di guerra di Emilio Lussu e di Carlo Emilio Gadda, pur se profondamente diversa nelle due opere (basti dire che Lussu scrive venti anni dopo gli avvenimenti, mentre Gadda redige i suoi diari in presa diretta), offre la possibilità di esprimere alcune considerazioni su ciò che realmente è stata per gli italiani spediti al fronte l’esperienza bellica della prima guerra, il tutto inserito in un contesto di lettura e studio letterario più che storico, come è giusto che sia. Continua a leggere Lussu, Gadda e la demitizzazione della Grande Guerra

(fasc. 3, 25 giugno 2015)