Intervista a Eleonora Tomassini, traduttrice di Irmgard Keun

Autore di Rossella Rita Papa

La seguente intervista è collegata al contributo dal titolo: Irmgard Keun: un caso editoriale.

L’adattamento dell’opera di Irmgard Keun ai giorni nostri è uno studio che parte dalla lingua e include, ovviamente, anche il contesto. Tradurre la scrittrice tedesca ha implicato, infatti, una ricerca di tutti i riferimenti storici alla base dei suoi libri.

Tra i romanzi pubblicati dall’Orma, a tradurre sia Una bambina da non frequentare sia Dopo mezzanotte è stata Eleonora Tomassini, giovane traduttrice e redattrice editoriale.

Con questa intervista è stato possibile indagare le difficoltà ma anche la meraviglia del dare un respiro italiano non solo ai romanzi di Irmgard Keun ma soprattutto al suo carattere, libero e autentico come la sua voce.

Lei ha tradotto Una bambina da non frequentare e Dopo Mezzanotte: qual è stato l’approccio con due romanzi “di guerra”?

La mia traduzione di Dopo Mezzanotte è per intero, mentre in Una bambina da non frequentare ho tradotto solamente la prima metà del libro; l’altra è stata fatta da Eusebio Trabucchi.

Sicuramente sono stati due approcci diversi: trattano innanzitutto due guerre diverse, e le protagoniste hanno due età differenti.

Nella mia parte di traduzione in Una bambina da non frequentare lei aveva solamente otto anni, e la guerra c’era, ma era sullo sfondo. Per la protagonista il tema bellico è più simile a un gioco: ci sono i soldati che sperano di prendersi la scarlattina per non tornarci; per lei sono semplicemente nuovi amici con cui poter giocare. Manca totalmente la percezione del soldato, la consapevolezza della guerra.

In Dopo mezzanotte invece Hitler arriva a Francoforte, si affaccia dal balcone dell’Opera, è presente fisicamente. L’episodio ha una data storica precisa, è storia a tutti gli effetti. Per immedesimarmi meglio son dovuta andare direttamente a ricercarne le fonti, è stato necessario documentarmi per comprendere meglio la circostanza precisa. Era la rimilitarizzazione della Renania: avevo necessità pratica di sapere di cosa si trattasse. Sicuramente, per questa serietà di impostazione del romanzo, è stato molto più difficile l’approccio.

Ha mai provato una sensazione di straniamento rispetto all’età della protagonista in Una bambina da non frequentare?

In verità nessun senso di straniamento, nonostante la protagonista avesse solamente otto anni. Anzi, forse è stato più facile per una questione di linguaggio.

Rispetto a Dopo mezzanotte, in cui ci sono più riferimenti storici, in questo romanzo il linguaggio è fresco. Ho cercato di seguire la linea di resa che mi avevano consigliato gli editori: l’utilizzo di ripetizioni, di parole della lingua parlata. Tutto ruota intorno alla semplicità, alla schiettezza della bambina: è stato per questo più semplice immedesimarsi. Trovare la battuta giusta piuttosto che la risposta piccata è stato divertente, anche dal punto di vista strettamente linguistico.

Ha riscontrato la difficoltà di adattamento di un linguaggio moderno a un pensiero storico così distante da noi?

In Dopo mezzanotte la difficoltà è stata sicuramente di contenuto, nel trovare la corrispondenza storica. A livello linguistico, invece, il processo per tutti e due i libri è stato lo stesso: riportare una lingua parlata, la più schietta possibile in entrambi i casi.

In Dopo mezzanotte dal punto di vista sintattico ho trovato difficoltà a volte anche nella comprensione, spesso nella traduzione. La frase era talmente colloquiale che diventava complicata da interpretare.

Credo fosse una scelta linguistica di Keun: nella resa in italiano ho cercato sempre di mantenere lo stesso stile senza normalizzare mai. Era giusto così, per non renderlo in italiano troppo straniante, o viceversa per niente diversivo. La direzione di traduzione che ho mantenuto per tutto il romanzo rispecchia sicuramente il tono dell’oralità.

Dopo mezzanotte sembra essere il romanzo più forte di Irmgard Keun. È così? Perché?

Sì, sono d’accordo. Sicuramente si può ritenere il romanzo più impegnativo. In Doris, la ragazza misto seta e Gilgi, una di noi i protagonisti sono anche la città degli anni Trenta, il vestito e il glamour, il punto di vista femminile, un ricettacolo di sguardi.

È un tipo di approccio nuovo ma non troppo: ad esempio già Döblin accentuava il rapporto con la città. Invece, in Dopo mezzanotte c’è un modo di raccontare in presa diretta della storia ed era una cosa nuova, era un unicum rispetto alle altre scrittrici di quegli anni.

Se parliamo di forza del romanzo, Dopo mezzanotte è un romanzo “forte”, ma solo dal punto di vista della storia, non del personaggio. Tutte le protagoniste di Keun, sotto questo aspetto, sono molto forti.

Sanna e La bambina da non frequentare si potrebbero immaginare sorelle di Gilgi e Doris: qual è il filo che lega tutte le protagoniste di Keun?

Le protagoniste dei romanzi di Keun si assomigliano, soprattutto Doris e Gilgi. Quello che le lega tutte è l’impertinenza, la schiettezza. Tutte e tre, ad esempio, hanno lasciato la provincia per la grande città. Tutte sono disinibite, giovani, impersonano il desiderio e l’emancipazione. Tutte hanno voglia di libertà, c’è una spinta iniziale che le accomuna.

Forse nelle esperienze Una bambina da non frequentare si differenzia, ma ha già da così piccola la stessa irriverenza e la voglia di libertà delle altre.

Irmgard Keun è stata spesso ritenuta un’eroina moderna. Come si colloca questa definizione nel panorama femminile contemporaneo? Anticipatrice del femminismo?

Nonostante abbia passato la maggior parte della sua vita dimenticata, da quando è stata riscoperta può essere definita un’eroina moderna: per la sua vita, le sue scelte, la denuncia allo Stato per il danno subito, l’esilio e il rientro in Germania. La sua vita è stata all’insegna della libertà e dell’emancipazione. È stata lei stessa voce di donne emancipate.

Anticipatrice del femminismo? Più che anticipatrice, il suo merito è stato quello di essere femminista in un momento in cui non era pensabile esserlo.

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(fasc. 32, 25 aprile 2020)