Ci vuole una sensibilità particolare per interrogare le pietre delle case abbandonate come fa Carmen Pellegrino nel romanzo d’esordio, Cade la terra (Firenze, Giunti, 2015, pp. 224, eu 14, ISBN 9788809792548). Attitudine personale, d’accordo, ma anche cultura poetica, frequentazione di quella particolare poesia del ritorno e della nostalgia che nella Nota finale è riassunta in una serie di auctores, tra i quali il primo è Alfonso Gatto (e non stupisce di trovare un mesto cantore in prosa delle «case d’altri» come Silvio D’Arzo). A me sin dalle prime pagine è venuta una reminiscenza che spero non suoni troppo liceale: l’Omero che nei Sepolcri foscoliani viene raccontato come un cieco mendico che erra tra «antichissime ombre, e brancolando… penetra negli avelli, e abbraccia l’urne, e le interroga». Ecco, l’atteggiamento della Pellegrino mi ha subito ricordato quei versi. Lei stessa, nella Nota conclusiva, dice di sé: «Mentre scrivevo, ho recuperato brandelli di memoria dagli spacchi dei muri, dai nascondigli di quelle case lacerate»: abbracciando e interrogando i muri, appunto. Continua a leggere Recensione di Carmen Pellegrino, “Cade la terra”
(fasc. 3, 25 giugno 2015)