Intervista a Floriana Calitti e Lorenzo Rossi sul manuale Zanichelli “La vita dei testi”

Autore di Noemi Cinti

La seguente intervista fa parte del contributo dal titolo: Editoria scolastica digitale. I manuali di storia letteraria di Loescher e Zanichelli a confronto

L’elaborazione di un testo didattico è un progetto culturale, ancor prima che editoriale. Corredare un manuale didattico cartaceo di un apparato multimediale, andando a instaurare, quindi, un’integrazione, tra diversi tipi di linguaggio pensa che possa facilitare i più giovani nel capire e analizzare i processi culturali?

Floriana Calitti: Ritengo assolutamente di sì e per più motivi. Prima di tutto perché concordo con l’idea che un progetto editoriale sia prima, cioè sia preceduto da un progetto culturale e, nel caso dell’editoria scolastica, ancora di più. Il mio progetto, nello specifico, ha cercato di coniugare due aspetti che potrebbero sembrare, ma solo apparentemente a mio avviso, lontani: l’impegno “civico” e un linguaggio della contemporaneità come il linguaggio multimediale. Una sorta di militanza critica e di coraggio anche nella scelta dello strumento e del linguaggio del mondo digitale. Militanza critica perché nei contenuti La vita dei testi ha cercato di affrontare alcune sfide partendo da un principio, da un metodo: allontanare quanto di rassicurante si nasconde dietro alcuni luoghi comuni. Ad esempio, le forzature che racchiudono o meglio “imprigionano” autori e opere dentro gli “ismi” letterari come Neoclassicismo, Romanticismo, Decadentismo sono evitate o perlomeno ripensate per ridare un senso profondo a queste categorie, problematizzandole e non riducendole a delle vuote “etichette”. Oppure, gli eccessi che sono stati compiuti in nome dell’autonomia del testo, dichiarando così la morte dell’autore. La storia e antologia della letteratura italiana che ho curato ha, invece, voluto ridare uno spazio centrale all’autore. Tutta la prima parte di ogni capitolo, infatti, vede, oltre alla consueta vita e opere, sempre una sezione denominata Luoghi – cartine, mappe che seguono la vita di un autore o di un’opera – o, ancora, Della mia vita dove epistolari, autobiografie, diari o scritture di sé ci “parlano” e ci informano direttamente, senza mediazioni, della vita, delle amicizie, dei viaggi, dei pensieri, delle riflessioni anche sulla letteratura, di un autore. Così come Biblioteca ci descrive, attraverso una ricerca, spesso inedita, di prima mano, da cosa è costituita la libreria personale di uno scrittore, proprio nella sua materialità: quali codici o quali edizioni, la presenza di dediche, appunti, postille, sottolineature. E questa è una storia che si intreccia di frequente anche con l’analisi del testo, con l’opera che non viene mai trascurata e non viene mai letta come la “traduzione” di alcuni eventi biografici ma, invece, con l’attenzione data ai libri e allo scrittoio, vengono rilevate le Fonti, i Modelli rintracciati nella Biblioteca, la Lingua e lo Stile scelti dall’autore, i Temi ecc. Quindi, centrale è anche l’opera, anzi le opere che vivono in un contesto e in una tradizione: questa è la funzione, ad esempio, delle rubriche dei Confronti e degli Sguardi d’autore. Si mettono a confronto opere dello stesso periodo o di epoche diverse, della stessa lingua o di lingue diverse, e gli Sguardi d’autore si aggiungono alle letture critiche fornendo delle letture d’autore, non di critici di professione ma di scrittori che leggono altri scrittori, di poeti che leggono altri poeti e, alle volte, anche li traducono. La letteratura è, dunque, un tutto vivente, in movimento continuo, non un museo. Lo dimostra straordinariamente la storia “sentimentale” tracciata dagli incontri del poeta Valerio Magrelli con i suoi scrittori e le opere più amate: dall’Indovinello veronese alla “collega” Amelia Rosselli, da Guido Cavalcanti a Giorgio Caproni, da Dante a Leopardi. Le vite di donne e uomini lontani nel tempo si avvicinano attraverso la vita dei loro libri. Il linguaggio “nuovo” è già molto dentro questo progetto che ha una grandissima potenzialità di visualizzazione. Ricordo che, quando ho partecipato con orgoglio a uno dei seminari di Ambicò della Zanichelli (il lavoro è durato più di 10 anni) organizzati da una delle anime più appassionate e affascinanti della Zanichelli, Umberto Tasca, a lungo direttore editoriale, scomparso nel 2008, nel guardare alla tessitura del mio progetto di manuale, Tasca sottolineava proprio quanto questo progetto avesse già nella propria identità più profonda una tramatura ipertestuale, una capacità di collegamenti, di mappature, di link e una capacità di tradurre in immagini anche questioni cruciali. Mi aveva insegnato in quei pochi giorni del seminario a guardare alle esigenze della didattica e ai tempi, al ritmo di una pagina che già era per lui “multimediale” nella costruzione fin nei più piccoli dettagli. D’altra parte, il suo insegnamento ha formato molti dei giovani che hanno lavorato e lavorano alla Zanichelli e l’ufficio iconografico della casa editrice ne è una dimostrazione. Nel mio manuale le immagini fanno parte integrante del progetto, la ricerca iconografica ha sempre avuto uno spessore alto e mai di corredo od ornamentale. Io, che avevo lavorato al primo Campus universitario virtuale “Italica” di Rai international, avevo questo imprinting e questa spinta. D’altra parte, la Zanichelli era già all’avanguardia in questo campo, anche se non si era mai messa in gioco nel campo umanistico.

Quali pensa che possano essere, effettivamente, le potenzialità e i benefici apportati dall’utilizzo di questi strumenti?

F. C.: La potenzialità visiva del mio progetto riconosciuta da Umberto Tasca, che era un architetto non a caso, nasce già dal titolo – che in prima battuta avrebbe dovuto essere La vita dei libri e poi mi hanno convinto ad allargare a un concetto di testo che arriva all’e-book ed è più “inclusivo” e rispondente alla contemporaneità. Basta guardare, nella pagina di presentazione dei capitoli monografici, le parole-chiave che abbiamo chiamato di “navigazione” oppure tutta la parte che riguarda Luoghi della vita di un autore, le mappe di viaggi, gli amici e i “non amici”. Se, ad esempio, prendiamo Petrarca, è chiaro quanta importanza possano rivestire quelli che abbiamo chiamato I luoghi europei di Petrarca e le relative cartine e mappe, anche per spiegare l’umanesimo europeo di Petrarca e per spiegare l’idea di Petrarca padre dell’umanesimo europeo, il che significa anche spiegare una delle scelte più forti di tutto il progetto, la divisione delle cosiddette “Tre corone”, l’aver messo insieme Dante e Boccaccio e Petrarca e l’umanesimo, appunto. I benefici di avere un Petrarca molto ricco ma anche di avere un (quasi altrettanto ricco, quantitativamente) Petrarca in digitale per tutti gli approfondimenti, i Focus e gli Sguardi d’autore. A proposito dei quali il digitale ha permesso di avere a disposizione molta più Critica nella parte in digitale che non è invece nel cartaceo, dove abbiamo inserito in tutti i capitoli monografici una critica “alternativa”, quella appunto di Scrittori in “cattedra” che riflettono o parlano o scrivono su altri scrittori, una critica d’autore in qualche maniera, anche nella variante di traduzioni d’autore.

Il titolo del manuale La vita dei testi implica di per sé la volontà di addentrarsi nelle profondità del testo letterario e, allo stesso tempo, di esaltarne, appunto, la vitalità. Pensa che le possibilità offerte dal digitale possano in qualche modo regalare alla letteratura una nuova vita?

Ci spererei moltissimo: l’idea di un intreccio, di scambi, di incroci, di rapporti fra autori vicini e lontani attraverso i libri sembra un’utopia ma di fatto è l’idea di tradizione letteraria di un paese, molto semplicemente ma anche molto significativamente. Parlare della Biblioteca di Pasolini o di Gadda e delle sovrapposizioni di libri e di bozze ecc. ecc., oppure delle dediche che compaiono o dei segni, delle sottolineature e così via, significa aprire uno squarcio nelle questioni delle fonti, dei modelli, delle riprese fra un autore e un altro. Una questione molto più facile da capire nella sua descrizione materiale di quali sono i libri che possono essere rintracciati nella biblioteca personale, negli scaffali di una libreria. Così come si può costruire un racconto affascinante sulla presenza di libri realmente posseduti da un autore e quelli che poi fa possedere ai propri personaggi: si pensi, ad esempio, all’adorato Plutarco di Foscolo e di Jacopo Ortis.

Per quanto riguarda, poi, le opere, l’analisi di un’opera e quello che nella domanda viene chiamata la “vitalità” di un’opera, di un testo. Vista la funzione sempre e prima di tutto descrittiva dell’analisi, a partire proprio dalla fisicità, dalla materialità di un’opera, uno strumento di eccezionale utilità didattica, a mio parere, è quello della STRUTTURA di un’opera che per lo più è nel digitale del manuale per il suo peso massiccio anche in numero di pagine. Ma si veda la Struttura del Decameron a titolo di esempio, inserita nel cartaceo per vedere quanto si può ricavare da una mappatura di un’opera mondo come quella di Boccaccio, anche per grafici e statistiche.

L’intento del progetto è quello di far capire, alle nuove generazioni, perché, anche a distanza di secoli, quello che hanno scritto i grandi autori del passato ci riguarda ancora da vicino e parla, anche se con modalità differenti, delle nostre stesse emozioni. In che modo l’introduzione del digitale può facilitare questo compito?

Uno dei più importanti apprezzamenti durante le presentazioni del manuale è stato quello di Gabriele Pedullà, il quale ha affermato quanto La vita dei testi abbia accorciato le distanze fra scuola e università perché le acquisizioni critiche hanno delle ricadute reali nelle scelte compiute nel manuale. Una distanza dovuta al fatto che il linguaggio universitario rimaneva estraneo a quello dei giovani perché per definizione specialistico e settoriale, e nello stesso tempo quello della scuola spesso rischiava di essere anche troppo al passo con i tempi ma con contenuti superati e mai molto “aggiornati”. Ho cercato di superare questo impasse e spesso nel manuale si fa un ricorso (mai troppo ammiccante e demagogico) all’uso di internet; peraltro, l’intento non è mai “attualizzante” ma realmente impegnato a dimostrare, ad esempio, la presenza di Leopardi più nel Novecento che nel suo stesso secolo, quell’Ottocento “superbo e sciocco”, e la presenza delle Operette morali, straordinario effetto dirompente, da Calvino, che lo definisce un «libro senza eguali», a Celati, Cavazzoni e Maggiani. In una delle presentazioni ho illustrato come usare il manuale per costruire percorsi utili a mostrare quel legame di lunga durata.

Pensa che il digitale abbia modificato la didattica in meglio o in peggio?
Per quali aspetti?

F. C.: Credo fermamente che il digitale sia un mezzo, uno strumento “al servizio di”, e come tale non può che apportare benefici, miglioramenti e allargare le possibilità di avvicinare gli studenti ma non avvicinarli tout court, avvicinarli a qualcosa. La questione molto dibattuta della didattica della letteratura non può, a mio avviso, porre l’attenzione soltanto sulle metodologie didattiche ma anche sull’oggetto. Spesso, al contrario, la letteratura sembra essere secondaria, e centrale diventa l’avvicinamento degli studenti con ogni mezzo, e la didattica, compreso l’uso del digitale, rischia di diventare un fine. Ad esempio, io spero che l’ultimo volume della Vita dei testi, nato per essere uno spazio aperto, implementabile di continuo e che avrebbe dovuto avere una vita sul sito Zanichelli come una specie di blog, lo diventi perché io l’ho immaginato così. Tant’è vero che alla fine di Temi e Questioni del contemporaneo abbiamo pubblicato soltanto 9 percorsi (a partire dal Raccontare l’11 settembre fino a Immagini dei non-luoghi), ma nel progetto inizialmente ne avevo previsti molti di più e questo è obiettivamente fattibile soltanto nell’online.

Lorenzo Rossi: Sicuramente il digitale ha modificato, e sta modificando, la didattica quotidiana in classe, in particolare nelle classi dove è a disposizione la LIM. Con questo strumento i docenti possono proiettare l’ebook del libro completo in tutte le sue parti digitali (video e audio), così da rendere la lezione più efficace: ci sono degli argomenti (ad esempio, la rotazione dei pianeti del sistema solare o la circolazione sanguigna o le fasi della Guerra dei trent’anni, solo per fare alcuni esempi) che è possibile comprendere meglio se visualizzati attraverso animazioni o video. I docenti che più si servono dell’ebook sono i docenti di lingue, non a caso la categoria da sempre più abituata a strumenti didattici audio e video a integrazione del cartaceo. A seguire i docenti delle materie scientifiche; infine, i docenti delle discipline umanistiche.

Tutti i libri che noi pubblichiamo hanno a disposizione la versione digitale, a cui gli studenti possono accedere gratuitamente. Va detto, però, che le chiavi di attivazione “bruciate” (ossia effettivamente utilizzate) dagli studenti sono una percentuale molto bassa (intorno al 5%). Un dato che può spiegare questa percentuale così bassa è che negli ultimi anni è molto diminuito il numero di famiglie che hanno in casa un computer fisso, mentre ormai tutti hanno a disposizione uno smartphone.

Questo ci ha indotto a cercare delle soluzioni alternative per motivare gli studenti a servirsi di video e audio: è nata così la App “Guarda!”, che permette di accedere direttamente con lo smartphone ai contenuti digitali del libro, inquadrando un Qr code stampato sulla pagina. La stiamo utilizzando da due anni con buoni riscontri anche da parte dei docenti, che temevamo potessero essere infastiditi da uno strumento che implica l’uso del cellulare.

Questa App mi sembra un buon esempio di come in futuro potrà svilupparsi un ambiente didattico integrato cartaceo-digitale, che ad oggi pare essere il mix più efficace nella trasmissione dei contenuti.

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(fasc. 26, 25 aprile 2019)