«Il rimorso di essermi salvato solo tra i miei». Benedetto Croce e l’immanenza della morte

Author di Alfonso Musci

Autobiografia e angoscia

In Croce l’idea dell’unità tra filologia e filosofia[1], che ricorre e opera anche dove non è espressa esplicitamente, si estende in ambito storiografico e autobiografico come peculiare «tecnologia» e «ricerca del sé». Il Contributo alla critica di me stesso (1915) – «capolavoro dell’espressione crociana»[2] – è in questo senso opera misteriosa, in cui «il metodo è una ricerca di salute»[3] ed ha una «portata religiosa»[4]. L’autobiografia è punto di vista dell’autore sulla sua opera ed è esercizio «circolare» di filologia dell’universale, «lotta contro una parte di se stesso»[5]. L’«angoscia», prima «acuta» e poi «cronica» – che da «selvatica e fiera» diverrà «domestica e mite»[6] – e la «passione antieconomica»[7], il negativo dell’utile che non trova «riscatto»[8], sono presenze perturbanti che possono riattivare nel sé l’esperienza rimossa della «dissoluzione» individuale. L’impulso autobiografico crociano – in cui convergono ascesi «pratica» (l’educazione dell’atto «volitivo» descritta e analizzata nella Filosofia della Pratica del 1909) e principio di «contemporaneità» (illustrato in Storia, cronaca e false storie del 1912) – è il movimento primitivo dell’Io per allontanare il demone della dispersione spirituale. «Né confessioni, né ricordi, né memorie della mia vita», «vanità dell’individuo» e «transeunte individualità», ma solo «storia della mia “vocazione” o “missione”», «cronologia» e «bibliografia dei miei lavori letterarii»[9], perché «noi realmente non siamo altro» che «l’opera nostra», e «ciò solo vogliamo immortale di noi», mentre «la nostra individualità è una parvenza fissata dal nome» e persiste «come il nulla», «come spasimo»[10]. Continua a leggere «Il rimorso di essermi salvato solo tra i miei». Benedetto Croce e l’immanenza della morte

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

L’autobiografia nella “Vita nova” di Dante

Author di Marco Pacioni

Parola scenica, destinatario reale

Nel Medioevo si assiste a un’intensa teatralizzazione degli spazi e delle relazioni, diversa rispetto al passato. A ciò si accompagna paradossalmente la sparizione di un luogo specifico separato e deputato nel quale si svolge lo spettacolo e la fine di un’arte drammatica in senso stretto. Ogni spazio sociale diventa potenzialmente un palcoscenico e l’atto comunicativo che concerne quello spazio sviluppa un’attitudine drammatica orientata a un pubblico e a una situazione determinati. Più in generale, l’istanza di ricezione della comunicazione tende sempre a mantenere un legame con un destinatario reale. La sparizione dei “generi” teatrali nel Medioevo va allora vista non come il semplice venir meno della tradizione antica, ma come il risultato di una disseminazione di quegli stessi “generi”. Tanto che «[l]e caractère général le plus pertinent peut-être de la poésie médiéval est son aspect dramatique. […L]es textes semblent avoir été, sauf exceptions, destinés à fonctionner dans des conditions théâtrales : à titre de communication entre un chanteur ou récitant ou lecteur, et un auditoire. Le texte a, littéralement, un ‘rôle à jouer’ sur une scène»[1]. Continua a leggere L’autobiografia nella “Vita nova” di Dante

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Nello specchio di Bei Dao c’è l’esilio. Alienazione del soggetto e attraversamenti memoriali nell’antologia poetica “Speranza fredda”

Author di Sebastiano Triulzi

Nella dinamica intrusione/esclusione, notava Jorge Luis Borges, il solo momento in cui un uomo sa chi è è proprio quando si guarda allo specchio. La questione del soggetto che si fa oggetto d’analisi e osservazione, per capirsi, per rivelarsi senza infingimenti, ritorna – probante, insistente, contraddittoria – nell’antologia di poesie di Bei Dao, Speranza fredda, curata e prefata con un lucido saggio da Claudia Pezzana[1]. Continua a leggere Nello specchio di Bei Dao c’è l’esilio. Alienazione del soggetto e attraversamenti memoriali nell’antologia poetica “Speranza fredda”

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Dove vanno i laici. Note sull’etica di Paolo Bonetti

Author di Rosalia Peluso

Liberale. Laica. Immanentistica. Sono gli aggettivi che immediatamente definiscono l’etica di Paolo Bonetti. Eppure questa etica, così come la sua “politica” e la sua “storia”, sono al tempo stesso solcate da una vena di religiosità. Religiosità che nulla ha di confessionale, perché esprime il senso e l’intonazione profondamente religiosa di quel principio, di quella visione, di quell’ideale che in tempi di oscurantismo va innalzato al rango di religione: la libertà, come è detto in quello che Bonetti definisce «il più grande libro religioso del ventesimo secolo»[1], e cioè la Storia d’Europa di Croce. Una fede laica nella religione della libertà: questa l’etica di Paolo Bonetti. Continua a leggere Dove vanno i laici. Note sull’etica di Paolo Bonetti

(fasc. 31, 25 febbraio 2020)

Il passato davanti a noi

Author di Ernesto Paolozzi

La nostra infanzia, di tanto in tanto, come in un’epifania, ci viene incontro. Davanti a noi si presentano i ricordi, le immagini perdute, i colori, gli odori, i pensieri, e i sentimenti passati si trasfigurano e si sostanziano in un nuovo orizzonte. I ricordi, le gioie e i dolori, la tenerezza e la malinconia ci accompagnano nel cammino della nostra vita, ci sospingono nel futuro.

Il passato è avanti a noi, fa accadere il futuro. Un imprevedibile futuro confinato nelle nostre aspettative, tanto incerto quanto prefigurato, un futuro ben piantato in un passato che non esiste se non nella nostra immaginazione. Continua a leggere Il passato davanti a noi

(fasc. 31, 25 febbraio 2020)

Il liberalismo gobettiano negli scritti di Paolo Bonetti

Author di Maria Panetta

Ho conosciuto Paolo Bonetti solo qualche anno fa, proprio in queste aule di Università[1], ma ovviamente ne frequentavo gli scritti da quando si è accesa la mia passione di studio per Benedetto Croce e la sua opera.

In questa occasione accennerò a un aspetto diverso del Bonetti studioso, che non riguarda solo Croce, ma si tratta comunque di un argomento che mi sta molto a cuore, specie come appassionata e docente di storia dell’editoria: ovvero, la “funzione Gobetti”, se così posso definirla. Il ruolo, cioè, che ebbe il giovane torinese nel collegare idealmente e servire da tramite fra il mondo fiorentino della «Voce» di Papini e Prezzolini, con tutto il suo retaggio culturale di idealismo militante, e quello, a lui successivo, dell’ambiente intellettuale sorto intorno alla Casa Einaudi nel 1933. Continua a leggere Il liberalismo gobettiano negli scritti di Paolo Bonetti

(fasc. 31, 25 febbraio 2020)

Le critiche paretiane al «socialismo borghese» nell’era antiliberale del Finanzcapitalismo. Riflessioni a partire da V. Pareto, “Introduction” a Karl Marx, “Le Capital”

Author di Claudio Tuozzolo

Intervenendo in un dibattito su Croce e il marxismo che si svolse a Napoli nell’ottobre del 2001, Paolo Bonetti volle ribadire con grande chiarezza una tesi che argomentò a partire da una rilettura della Prefazione alla terza edizione di Materialismo storico ed economia marxistica scritta da Croce nel 1917[1]. Difendendo il liberalismo crociano dalle accuse nate dalle polemiche contro le note affermazioni che si leggono in tale Prefazione riguardo alle «alcinesche seduzioni della Dea Giustizia e della Dea umanità»[2], osservò che la «forza, intesa come concretezza di ogni vera ed efficace azione storico-politica, è stata, a mio parere, la lezione maggiore che Croce ha ricavato da Marx»[3]. Molte sono, dunque, le lezioni che Croce ha ricavato da Marx e, in particolare, su quelle che riguardano l’economia capitalistica ho cercato, da poco più di un decennio, di richiamare l’attenzione degli studiosi[4]. Ma quella che Bonetti riteneva essenziale era la lezione della forza «intesa come concretezza»: solo quest’ultima, infatti, costituisce, a suo avviso, l’essenza ultima del vero liberalismo che, come ci ha insegnato Benedetto Croce, non può che essere «radicato in una concezione realistica dei processi storici»[5]. Continua a leggere Le critiche paretiane al «socialismo borghese» nell’era antiliberale del Finanzcapitalismo. Riflessioni a partire da V. Pareto, “Introduction” a Karl Marx, “Le Capital”

(fasc. 31, 25 febbraio 2020)

L’equivoco dell’anti-liberismo di Croce

Author di Salvatore Cingari

Per gentile concessione dell’editore, pubblico qui il terzo paragrafo dell’undicesimo capitolo del mio recente libro Dietro l’autonarrazione. Benedetto Croce fra stato liberale e stato democratico (Mimesis, 2019). In una nota è citato il caro Paolo Bonetti, studioso di Croce, di Pareto e del «Mondo» di Pannunzio, oltre che della relazione fra liberismo e liberalismo. Si vedrà che nella nota lo chiamo a conforto della mia tesi secondo cui, a differenza della convinzione più diffusa, Croce sarebbe stato schierato a favore del liberismo e non contro. Paolo, però, sposava questa tesi contento di coniugare il proprio maestro ideale al liberismo, mentre per me la stessa è stata utile per avallare una dissonanza di Croce con la cultura democratico-repubblicana, al fine di ripensare la sua influenza sul pensiero antifascista, riprendendo l’interpretazione gramsciana. Paolo non sarebbe stato d’accordo e ne avremmo discusso animatamente, se avesse potuto leggere queste pagine, come abbiamo fatto altre volte, fin da quando, alla svolta del millennio, prese a cuore i miei studi e mi incoraggiò a portarli avanti, supportandomi spiritualmente negli anni del precariato. Continua a leggere L’equivoco dell’anti-liberismo di Croce

(fasc. 31, 25 febbraio 2020)

Dialogando con Paolo Bonetti su etica e bioetica

Author di Pio Colonnello

Nelle fondamentali questioni che la bioetica pone – dall’eutanasia alla fecondazione artificiale, dall’ingegneria genetica ai problemi di bioetica ecologica, dall’accanimento terapeutico ai recenti dibattiti sullo statuto dell’embrione umano e sulla procreazione assistita – si coglie facilmente, ha sostenuto ripetutamente Bonetti, un problema dal duplice volto: o esse risultano «condizionate» dalle particolari «metafisiche morali» di individui e comunità o motivate dall’ineludibile esigenza di arrivare, «per reciproca persuasione o per via contrattuale, a soluzioni legislative che siano per tutti le meno penalizzanti possibili, le più rispettose del pluralismo morale di una società libera»[1]. Continua a leggere Dialogando con Paolo Bonetti su etica e bioetica

(fasc. 31, 25 febbraio 2020)

L’ambigua potenza della vita in Paolo Bonetti

Author di Renata Viti Cavaliere

Nel gennaio dello scorso anno è scomparso Paolo Bonetti. La morte dello studioso e per molti di noi dell’amico di lunga data muove gli affetti e la ragione; ci suggerisce di ricordare i momenti vissuti e induce a riflettere su questioni filosofiche tante volte affrontate insieme in conversazioni private, in incontri di lavoro, convegni e conferenze d’occasione. Di Paolo ho sempre apprezzato l’intelligenza vivace, l’ironia, la saggezza tipica dell’antico filosofo, pur senza l’ostentata indifferenza per le cose del mondo; in lui ho ammirato la modernità delle idee, la liberalità di pensiero, l’anticonformismo, l’amabilità del discorso che rendeva piacevolissima la sua compagnia quando il discorso andava sui più vari argomenti, e in particolar modo ho amato la sua capacità di scrittura, sempre limpida, sobria, profonda, priva di termini gergali e di vuoti grovigli di concetti. Continua a leggere L’ambigua potenza della vita in Paolo Bonetti

(fasc. 31, 25 febbraio 2020)