Aporie, smottamenti, voragini nella versificazione di Giacomo Leopardi: la modalità della vertigine. L’incipit dell’Infinito: «Sempre caro mi fu quest’ermo colle»

Author di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi

L’infinito inizia con l’infinito, dall’infinito, e nell’infinito. Sempre. Attacco senza tempo con avverbio infinito di tempo. Sempre. L’avverbio apre da subito da una voragine immensa, e in primo luogo dalla voragine degli affetti, della meccanica delle emozioni e del ricordo, ma ancora di più sulla magia o malìa del tempo, sul mistero del tempo: il colle è amato da sempre, è stato al poeta sempre caro. In realtà, Leopardi non dice mi è stato ma mi fu, e cioè nel passato, nel passato remoto, il colle è eternamente, ab aeterno, caro (ma solo nel passato remoto e senza riferimento al presente); e solo nel passaggio dolentissimo dall’attimo passato (mi fu, lo vedremo, è funebre e irrimediabilmente passato, e cioè passato per sempre, come ogni attimo alle nostre spalle: ogni attimo alle nostre spalle precipita in notte eterna e irrimediabile, dunque in un’eternità passata, è perduto per sempre)[1]. Continua a leggere Aporie, smottamenti, voragini nella versificazione di Giacomo Leopardi: la modalità della vertigine. L’incipit dell’Infinito: «Sempre caro mi fu quest’ermo colle»

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

• categoria: Categories Letture critiche

“Verbum Park”. Rodolfo Vitone (1927-2019) poeta visivo e concreto

Author di Gianni Garrera

Le premesse

1.

I sillabari dei bambini si attengono alla didattica del paradiso terrestre, in cui ogni cosa – la mela, il sole, il fiore – recava con sé il proprio nome, e le cose e le parole erano congiunte. Invece, nello stato di Natura, tutte le realtà stanno sotto i nostri occhi senza la parola, anzi, la cosa naturale nega la parola, e la Natura sembra estranea alla parola. Alcune soluzioni della poesia visivo-concreta provano a ripristinare la convivenza di nome e natura, di lettera e cosa, prima della loro scissione. Il quadro è un oggetto incongruo che accoppia cose naturali a parole o lettere, cosicché, nel complesso, si ricostituisce un legame. Continua a leggere “Verbum Park”. Rodolfo Vitone (1927-2019) poeta visivo e concreto

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

L’occhiolino dell’Ariosto

Author di Inès Labib

Al caro ricordo del Professor José Guidi

«Quale altra poesia si è aggirata così disinvolta in un assoluto e perfetto spazio da gioco quanto quella dell’Ariosto?»[1], chiedeva Huizinga, rilevando lo “spirito ludico” del poeta.

La “disinvoltura” – o libertà e spontaneità[2] – ariostesca ci accompagna lungo la lettura del poema, toccando anche tematiche serie e personaggi interdetti. Ed è ciò che si vuole esporre in queste pagine, soffermandosi sul sorriso disinvolto del poeta riguardo allo spirito cavalleresco, al tema dell’amore coniugale e alla sfera religiosa nel Furioso. Continua a leggere L’occhiolino dell’Ariosto

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

Una scrittura tagliente come una lama: “Fuoco al cielo” di Viola Di Grado

Author di Maria Panetta

L’ultimo romanzo di Viola Di Grado è uno di quei libri che, in certi particolari momenti della vita, non avresti voglia di leggere: di quei libri dai quali non si esce indenni, che ti rimescolano il sangue. Quando arrivi alla fine, sei lieto di averlo fatto; però, nell’intervallo tra l’incipit e l’explicit ti sei interrotto più volte a prendere fiato, tanta è la densità della pagina e la fruttuosa complessità che mette in campo: fatto sta che, di certo, percorsa l’ultima riga, ne esci con la certezza di non aver buttato il tuo prezioso tempo.

A mio modesto avviso, oggi non è semplice imbattersi in un libro, specie di narrativa, che non ti lasci addosso la spiacevole impressione che il lasso di tempo dedicato alla lettura poteva essere impiegato “meglio”. A maggior ragione, dunque, sei grato a un autore che ti fa ricredere sulla letteratura contemporanea. E, nella fattispecie, ti fa sperare nel presente e nel futuro del romanzo. Continua a leggere Una scrittura tagliente come una lama: “Fuoco al cielo” di Viola Di Grado

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

Croce e la catastrofe. Gli scenari apocalittici dei terremoti di Casamicciola e Reggio

Author di Maria Panetta

Il terremoto, con le sue conseguenze spesso devastanti e tragiche, richiama l’idea dell’Apocalissi, in quanto catastrofe naturale; e, in qualità di catastrofe naturale, s’inscrive in una temporalità di carattere ciclico, rompendo col concetto di tempo lineare della Storia, concluso dall’Apocalissi in quanto fine del mondo.

Nel caso particolare della tragica esperienza del giovane Benedetto Croce, si allude – ovviamente – soprattutto a un concetto metaforico di apocalissi, indagata nella sua “ricezione privata” e intesa come crollo della base vitale, come dolore lancinante della perdita, come imprevista e improvvisa epifania dell’angoscia nella quotidianità del vivere. Nel caso di Croce, dunque, sono stata affascinata da un’ipotesi interpretativa che è venuta maturando in me soprattutto in seguito alla lettura dei densi Taccuini di lavoro del filosofo e che s’impernia essenzialmente su due assunti: a) la nascita della riflessione filosofica dal trauma[1]; b) il delinearsi di un’etica intransigente, per contrasto, proprio a partire dal disagio della patita provvisorietà, vissuta attraverso l’esperienza dirompente del terremoto. Continua a leggere Croce e la catastrofe. Gli scenari apocalittici dei terremoti di Casamicciola e Reggio

(fasc. 25, 25 febbraio 2019)

Croce, la «croce» e il senso della cristianità

Author di Francesco Postorino

In questo lavoro vorrei provare a risolvere alcune ambiguità che investono il rapporto in effetti controverso tra Benedetto Croce e il cristianesimo. Vi sono studiosi che lo considerano un pensatore ateo, altri un filosofo cristiano in senso lato e altri ancora vedono una sottile compatibilità fra il suo sistema, inaugurato intorno ai primi anni del secolo scorso, e la direzione di Cristo.

Credo che la cosa migliore sia quella di scendere con spregiudicatezza ermeneutica nei labirinti della sua cornice speculativa e capire quanto vi sia davvero di trascendente e, soprattutto, se si tratta eventualmente di una trascendenza legata alla cristianità. Il mio intento è dimostrare che la sua filosofia in qualche modo comunica con dio; ma non è il Dio-Padre o il Dio-Amore che da duemila anni batte nel cuore di chi rinasce grazie ai suoni imprevedibili del Paraclito. Continua a leggere Croce, la «croce» e il senso della cristianità

(fasc. 25, 25 febbraio 2019)

Carabellese versus Croce. Che cosa significa essere filosofi (e idealisti)?

Author di Antonio Lombardi

L’ontocoscienzialismo come alternativa all’egemonia hegelista: Carabellese tra gli idealisti

Forse l’aspetto più interessante della figura del filosofo pugliese Pantaleo Carabellese (Molfetta, 1877-Genova, 1948) consiste nel fatto che egli volle, almeno nelle intenzioni, presentare se stesso come un alacre (e talvolta acre) critico dell’Idealismo, al fine di essere più idealista – o, meglio, più autenticamente tale – di coloro che nel tempo in cui operò potevano considerarsi i veri e propri dioscuri dell’Idealismo europeo, ovvero Croce e Gentile[1. Che essi avessero, anche rispetto ad autorevolissime figure di idealisti d’oltralpe, un ruolo preminente è testimoniato, ad esempio, dal fatto che Robin George Collingwood (tra i pochi superstiti della gloriosa tradizione idealistica britannica ottocentesca, nella fase che contraddistinse la sua decadenza in concomitanza alla nascente filosofia analitica) si rifacesse esplicitamente a Croce e Gentile, importandone e rielaborandone le dottrine. Cfr. J. Connelly, Collingwood, Gentile and Italian Neo-Idealism in Britain, in Thought Thinking. The Philosophy of Giovanni Gentile, a cura di B. Haddock e J. Wakefield, Exeter, Imprint Academic, 2015, pp. 205-34. Lo stesso Carabellese, inoltre, fa notare come sia Friedrich Ueberweg sia Léon Brunschvicg, pur ignorando nelle loro ricostruzioni storiche i grandi nomi della tradizione filosofica italiana, riservino una menzione speciale proprio ai neohegelisti, meritevoli addirittura di averne creata per la prima volta una. Cfr. P. Carabellese, L’idealismo italiano. Saggio storico-critico (1938), II ed. con aggiunte, Roma, Edizioni Italiane, 1946, pp. 84-85.]: «hegelismo o neohegelismo non vuol dire idealismo, e tanto meno vuol dire idealismo italiano»[2. Ivi, p. vii.]. Continua a leggere Carabellese versus Croce. Che cosa significa essere filosofi (e idealisti)?

(fasc. 25, 25 febbraio 2019)

Il lirico sospiro di un istante. L’estetica crociana e i suoi critici

Author di Michele Lasala

L’arte come pura intuizione

La pubblicazione nel 1902 dell’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale di Croce sembra segnare emblematicamente la linea di confine fra la fine di una tradizione filosofica e l’inizio di un nuovo orientamento di pensiero, non soltanto nell’ambito strettamente legato alla riflessione sull’arte e sulla bellezza, ma anche più in generale rispetto al modo stesso di intendere e interpretare la realtà.

L’Estetica crociana potrebbe essere per tal ragione posta affianco a tutte quelle opere contro cui o con cui si deve prima o poi avere a che fare, come il Discorso sul metodo di Descartes, La Critica della ragion pura di Kant, La fenomenologia dello spirito di Hegel, Essere e tempo di Heidegger. Continua a leggere Il lirico sospiro di un istante. L’estetica crociana e i suoi critici

(fasc. 25, 25 febbraio 2019)

Da Paolo Bonetti ad Alfonso Musci: due recenti volumi su Croce

Author di Maria Panetta

Ringrazio, innanzitutto, Paolo D’Angelo per avermi invitato a presentare questi due recenti volumi su Croce che, con stile e metodo diversi, indagano sul pensatore e ne rinverdiscono la presenza e l’eredità[1].

Il mio approccio da italianista risulterà, credo, diverso da quello di Marcello Mustè e Rosalia Peluso, e spero che possa apportare qualche utile spunto di riflessione ulteriore rispetto alle loro competenti osservazioni di taglio più opportunamente filosofico: mi auguro, pertanto, di riuscire a dare un’altra chiave di lettura di questi due saggi, a loro modo diversamente preziosi per lo studio di Croce. Continua a leggere Da Paolo Bonetti ad Alfonso Musci: due recenti volumi su Croce

(fasc. 25, 25 febbraio 2019)

«fermare la fantasia»: leggere “L’università di Rebibbia” di Goliarda Sapienza attraverso lettere e documenti inediti

Author di Alessandra Trevisan

Ero bambino allora, mi faceva paura la prigione.
È che non conoscevo ancora gli uomini.

(L.-F. Céline, Viaggio al termine della notte)1

Quando Goliarda Sapienza fu rinchiusa a Rebibbia nell’ottobre del 1980, attorno alla sua vicenda si sviluppò un largo dibattito sostenuto da numerose voci rintracciabili su quotidiani, riviste e in presentazioni pubbliche fino al 1983, anno della diffusione dell’Università di Rebibbia per Rizzoli, che ebbe una notevole fortuna critica. Non è affatto necessario ribattere sulla vicenda di cronaca che, nel 19792, portò l’autrice a rubare alcuni gioielli a un’amica – seguirono un’indagine e l’arresto di Modesta-Goliarda –, ma può essere opportuno rimettere al centro del discorso critico le successive dichiarazioni di Sapienza e di giornalisti, critici, intellettuali che si occuparono del “romanzo-diario” prima e dopo la pubblicazione, allargandone talvolta i confini letterari, testimoniando l’impatto che ebbe dal punto di vista della ricezione e sulla storia delle donne ma anche il rapporto della scrittrice con il proprio lavoro intertestuale. Continua a leggere «fermare la fantasia»: leggere “L’università di Rebibbia” di Goliarda Sapienza attraverso lettere e documenti inediti

(fasc. 24, 25 dicembre 2018)