Serena Venditto e uno spazio enigmatico

Author di Franco Zangrilli

Dovetti convincermi che il potere misterioso era in me veramente, e che rapidamente si sviluppava. Seguì un periodo, di due anni almeno, in cui il miracolo usciva da ogni mia azione e nasceva interno a me con una facilità e una fecondità veramente sorprendenti.

(M. Bontempelli, Scandalo alle corse)

Io credo che tutti i libri raccontano l’autore. Anche i libri più obiettivi, di sfondo storico, raccontano la vicenda di un uomo che è l’uomo che scrive, l’autore, in un determinato momento storico, in un determinato momento contesto sociale.

(V. Consolo, intervista pubblicata su «Malgrado tutto» nel febbraio 2002)

Nata nel 1980 a Napoli, dove lavora al Museo Archeologico Nazionale, Serena Venditto esordisce con il romanzo Le intolleranze elementari, pubblicato presso la casa editrice partenopea Homo Scrivens nel 2012. Questa casa editrice ha dato luce ai suoi seguenti romanzi: Aria di neve nel 2014, C’è una casa nel bosco nel 2015, e Al sassofono blu. Un nuovo caso per Mycroft, il gatto detective nel 2016. Continua a leggere Serena Venditto e uno spazio enigmatico

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

“Storia di una malattia”. Per una ricerca futura su Amelia Rosselli

Author di Sebastiano Triulzi

Storia di una malattia venne pubblicato sul numero 56 di «Nuovi Argomenti» nel dicembre del 1977 e rappresenta il caso unico di una malattia psichica gravissima analizzata, sviscerata, guardata per un attimo a distanza prima di riperdercisi nuovamente dentro, da chi ne è afflitto. Ma in realtà Storia di un malattia è la storia della nostra malattia, cioè della formazione dell’angoscia come prodotto della Storia del Novecento, e della sue violenze e delle sue insopportabili ingiustizie. Tutto il trauma linguistico che percorre l’opera poetica di Amelia Rosselli e il suo inevitabile sfociare in una catastrofe al di fuori della pagina scritta ha trovato all’improvviso un pertugio da cui osservare, attraverso un abisso personale, l’abisso di un tempo intero. Il breve scritto ha come data di fine composizione «16 settembre 1977», e un asterisco sul titolo che riporta a una significativa nota a piè di pagina: «Pubblichiamo volentieri questo testo di Amelia Rosselli a testimonianza di un’insolita esperienza esistenziale», con immediata derubricazione a mero fatto personale, da intendere anzi, pudicamente, come strano o singolare, e che suona forse in termini di disagio, di presa di distanza di chi poi scelse di includerlo in quel numero di «Nuovi Argomenti» (sicuramente rende bene l’idea di come fosse considerata tabù la sua malattia). Continua a leggere “Storia di una malattia”. Per una ricerca futura su Amelia Rosselli

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

Incontro con Carlo Bordini (Roma, 10 settembre 2017)

Author di Sebastiano Triulzi

Come al solito, Carlo Bordini ci accoglie letteralmente raggiante: «Ciao belli!» (Carlo pone le amicizie e i rapporti tra gli uomini tra le grazie e i doni immeritati dell’esistenza). Ci fa strada in una piccola casa tra lo studente, il cospiratore, l’accampato, il proletariato di un tempo (prima che venga rovinata dal sogno di integrazione piccolo borghese). Disordinata e senza vezzi. La prima volta che Giuseppe Garrera mi parlò di questa casa e dell’idea di una lunga intervista sulla sua poesia, mi disse espressamente: «Non ci sono civetterie: è insopportabile per quanto è vera». Immaginarsi un arredamento finto povero/bohemien, o trasandato con ricercatezza o per studio d’apparenza significa finire fuori strada: la misura è quella di quotidiane mancanze, dettate dal caso o per felice equidistanza, orfanità o spoliazioni, per modestia o usura domestica, ma soprattutto, ci diciamo ogni volta che andiamo a trovarlo, per la serenissima, felicissima, inevitabile e oscena disperazione dei giorni. Continua a leggere Incontro con Carlo Bordini (Roma, 10 settembre 2017)

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

Wu Ming e il “New Italian Epic”

Author di Marta Fieramonti

Rotta di collisione: New Italian Epic

L’espressione New Italian Epic venne coniata e utilizzata per la prima volta da Wu Ming nel marzo 2008 durante la presentazione di un workshop sulla letteratura italiana tenutosi alla McGill University di Montréal e durante il quale Wu Ming 1 tentò di fornire una propria panoramica dei fermenti che intravedeva nell’ambito delle lettere italiane[1]. Continua a leggere Wu Ming e il “New Italian Epic”

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

Max Gobbo e la riscrittura di un mito americano

Author di Franco Zangrilli

Uno scrittore o è famoso per davvero, oppure deve lottare giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, per rimanere a galla. Se è vero che la gente dimentica presto, i lettori dimenticano nella metà del tempo.

(M. Gobbo)

Nell’immaginario degli scrittori contemporanei il mito dell’America assume significati e caratteri disparati. Esso comincia a essere coltivato all’inizio del Novecento; al riguardo sono esemplari, ad esempio, le Novelle per un anno di Pirandello. Alcune di esse sono ambientate a New York e rappresentano eventi tragici esperiti da adulti e da fanciulli (ad es., Una sfida, Il chiodo); tante altre trattano aspetti diversi dell’emigrazione, come mostra L’altro figlio, in cui si rappresenta il dramma di una vecchia madre che non riesce ad avere notizie dal figlio emigrato in America in cerca di fortuna. Continua a leggere Max Gobbo e la riscrittura di un mito americano

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

L’approccio psicoanalitico alla letteratura in Italia: il contributo di Trieste

Author di Ebru Sarikaya

Le teorie psicoanalitiche iniziano a farsi strada, e a richiamare l’attenzione di studiosi e psichiatri italiani, a partire dal 1908. Da quel momento, infatti, comincia la divulgazione scientifica della psicoanalisi nella cultura italiana tramite alcuni articoli pubblicati su riviste psichiatriche dell’epoca. Ciononostante, soltanto intorno agli anni ’20 la diffusione massiva delle teorie di Sigmund Freud suscita un vero e proprio scalpore nel panorama italiano. Nonostante ciò, il numero di coloro che si occupano seriamente di tali teorie innovative è molto ridotto e l’indirizzo del gruppo italiano è unicamente freudiano: perciò, le idee di Jung e Adler, ad esempio, non si diffondono in Italia prima degli anni ’40. Continua a leggere L’approccio psicoanalitico alla letteratura in Italia: il contributo di Trieste

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

Dinanzi all’abisso. La ricerca di Dio nella poesia italiana del ’900

Author di Alberto Luciano

Il poema tende a un Altro, esso ne ha bisogno, esso ha bisogno di un interlocutore. Lo va cercando; e vi si dedica[1].

(P. Celan)

– Mi abbranco naufrago alla disperazione; tutto son teso nell’invocazione; – di qui qui qui all’eternità[2]!

(G. Boine)

È nei confini di un limpido spazio allegorico che si compendia la parabola dell’io lirico[3] novecentesco nella sua ricerca dell’Altro: su di esso splende fiocamente la metafora del volto[4], archetipo che incarna la nozione stessa di alterità, colta, però, nella sua inespugnabilità, come opaca e inattingibile sostanza. Il volto si profila in una larvale epifania, sigillata in una sorda lontananza. E dinanzi a quel volto l’io lirico si pone in una condizione di attesa[5]: è questo un «orizzonte prospettico», nei termini in cui ne ha parlato Ernst Bloch[6], a cui il soggetto volge lo sguardo e verso il quale s’incammina. Ma l’intervallo che da esso lo separa coincide con una temporalità sospesa e scissa, che paralizza l’io dinanzi all’incompiuta imminenza di un avvento cui egli anela come al termine che possa redimere e giustificarne l’esistenza: la metafora equorea e quella del deserto[7] rappresenteranno, in tal prospettiva, proprio lo spazio da percorrere e attraversare per raggiungere l’Altro, il luogo abissale in cui Dio e uomo si fronteggiano, il contesto nel quale dialogano in silenzio[8]. Continua a leggere Dinanzi all’abisso. La ricerca di Dio nella poesia italiana del ’900

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

Sul limine della vita. Rosselli e Celan tra poesia e autobiografia

Author di Niccolò Amelii

Benché Amelia Rosselli e Paul Celan siano stati entrambi poeti devoti principalmente a una poetica della figuralità metaforica e connotativa, tanto da essere spesso stati accusati a torto di produrre opere “oscure” e di difficile interpretazione e lettura, la tragica assurdità della loro crudele vicenda biografica rimane centrale entro le trame del loro tessuto lirico, un asse portante che assume un’importanza essenziale e decisiva anche nelle scelte tematiche che informano le loro poesie. Ma la realtà che emerge attraverso le loro liriche, sia essa quella passata o quella a loro contemporanea, quella evocata o quella rimossa, non diventa mai referente puro e diretto, rispecchiamento preciso e oggettivo, perché costretta a passare con puntigliosità attraverso le maglie e i filtri di un io lirico che per entrambi i poeti esaminati non è mai sempre e solo autobiografico o confessionale, ma acquisisce spesso una valenza biografica e di universalità storica. Accade ovviamente che le modalità e i dispositivi che Celan e la Rosselli utilizzano per piegare la Storia con la S maiuscola sotto il dominio della lingua poetica siano molto differenti ed eterogenei, muovendosi essi su piani formali e contenutistici assai diversi, provenendo da due antitetici background culturali e inseguendo a loro modo due distanti idee di far poesia. È possibile, tuttavia, evidenziare alcune direttive convergenti che si muovono sotto traccia – nel sottosuolo delle loro strategie testuali e dei loro procedimenti poetici –, capaci di mettere in rilievo le modalità all’interno delle quali l’indirizzo autoriale dei due poeti, almeno nella prima parte della loro produzione, arriva a intrecciarsi, a fondersi sino all’inscindibilità, con la loro (auto)biografia e viceversa. Continua a leggere Sul limine della vita. Rosselli e Celan tra poesia e autobiografia

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

«Ni tout à fait coupable[s], ni tout à fait innocente[s]». Storie di migrazione sociale in Elena Ferrante e Annie Ernaux

Author di Sara Susta

Nei suoi quaderni di ventenne, Annie Ernaux annota «j’écrirai pour ‘venger ma race’»[1]. Il passaggio di classe che la conduce dal milieu popolare ereditato dai genitori a quello della borghesia intellettuale è per Ernaux la matrice della scrittura e sta alla base di un progetto letterario ben definito e coerente, entro il quale si può far rientrare quasi tutta la sua produzione post-romanzesca.

L’abbandono delle umili origini per mezzo dell’acquisizione di ciò che Bourdieu ha definito il «capitale culturale»[2] – corredato di sentimenti quali la paura di aver tradito e il senso di perenne di inadeguatezza – sembra infestare e permeare anche la tetralogia dell’Amica Geniale di Elena Ferrante, nella quale seguiamo il processo di maturazione emotiva e intellettuale di Elena, protagonista e voce narrante/scrivente[3], che possiede tutte le caratteristiche tipiche della transfuga di classe. Continua a leggere «Ni tout à fait coupable[s], ni tout à fait innocente[s]». Storie di migrazione sociale in Elena Ferrante e Annie Ernaux

(fasc. 27, 25 giugno 2019)

L’enigma delle bambole: “Storia di un’amicizia” di Fanny & Alexander

Author di Valeria Merola

Con circa un anno di anticipo rispetto alla messa in onda sugli schermi televisivi italiani e americani della prima serie ideata e diretta da Saverio Costanzo, la tetralogia di Elena Ferrante ha debuttato sulla scena del Teatro Astra di Torino nel giugno 2017. Naturale conseguenza del successo planetario dei romanzi dedicati a L’amica geniale e usciti per l’editore romano e/o tra il 2011 e il 2014, la trasposizione filmica e la scrittura teatrale colgono una predisposizione alla dimensione spettacolare, che sembrerebbe essere implicita già nella pagina narrativa. Il ritmo incalzante del racconto e l’individuazione di personaggi di grande presa emotiva sul lettore, insieme con la costruzione di una storia capace di intrecciarsi con un ritratto dell’Italia dal Dopoguerra ai giorni nostri, lasciavano supporre una resa cinematografica fin dall’uscita del primo volume dell’opera. Senza spingerci a immaginare una propensione della stessa autrice alla sceneggiatura – a cui pure avrebbe poi partecipato, in occasione della versione televisiva, con un team formato con il regista, Francesco Piccolo e Laura Paolucci -, si può comunque notare come i romanzi siano stati concepiti in modo da prestarsi agevolmente all’adattamento. A lasciarlo intuire è – tra l’altro – la struttura temporale che si avvale di flashback e organizza il racconto su piste parallele, ma anche lo spessore delle figure di Lila e di Lenù, che agevola il meccanismo di fidelizzazione. Continua a leggere L’enigma delle bambole: “Storia di un’amicizia” di Fanny & Alexander

(fasc. 27, 25 giugno 2019)