Tutte le questioni connesse al possesso linguistico del ragioniere Giovanni Bovara, il genovese tornato dopo molti anni in Sicilia per lavoro, sono più che note[1]. Sono, almeno, note quelle che emergono patentemente dal testo camilleriano. E proprio perché esse stesse non sono poche e sono abbastanza dichiarate, sarà il caso di deflettere l’obiettivo, senza trascurarne il peso. Ma al tempo stesso senza indugiare troppo su un fattore che, nella sua limpida evidenza, ha finito con l’adombrarne altri[2] di una profondità marcatamente letteraria i quali, invece, meritano di essere condotti sul proscenio dell’analisi critica. Continua a leggere Camilleri e la scrittura prima della voga mediatica: sul “letterario” in “La mossa del cavallo”
(fasc. 34, 25 agosto 2020)