Una trama ininterrotta
C’è un filo diretto che lega il romanzo italiano del Settecento ed Elena Ferrante.
La connessione può sembrare ardita, poco rigorosa; cercherò di chiarirla in poche righe, mescolando pericolosamente critica più paludata e critica militante.
Gli studi hanno mostrato negli ultimi trent’anni circa che il romanzo moderno italiano ha cominciato a crearsi già a metà Settecento, allineando numerosi esempi che hanno costituito il pregresso con il quale Foscolo e Manzoni si sono dovuti necessariamente confrontare. Di tale passato la tradizione poco ha traghettato fino a noi, e per lo più solo quanto era uscito dalle penne di intellettuali “alti”, anche se meno letti. Sono rimasti, cioè, nelle antologie e nel canone, i romanzi scritti da Alessandro Verri o Ippolito Pindemonte – Le avventure di Saffo, Le notti romane, Abaritte. Storia verissima – seppure poco frequentati e decisamente slegati da ogni realtà contingente. I romanzi, invece, che narravano le storie personali di donne e uomini comuni e contemporanei – letti, passati di mano in mano, stampati in gran copia, ristampati, pubblicati in edizioni particolari per le ferie delle classi agiate –, ebbene, questi subirono la stessa rimozione che era stata auspicata dagli intellettuali “alti” contemporanei alla loro pubblicazione. Questi romanzi, cioè, furono accusati di essere inverosimili – quando invece parlavano di donne che si muovevano nelle città del tempo, nei caffè del tempo, magari sfuggendo ai conventi, innamorandosi dietro le quinte dei teatri, fuggendo dalle camere chiuse dai padri, incrociando figure contemporanee per costumi e modi; mentre romanzi che davvero erano inverosimili, poiché parlavano di Saffo o di personaggi dell’antichità romana, sopravvissero all’oblio, e vennero annoverati in un canone durevolmente citabile. Continua a leggere Elena Ferrante e il romanzo del Settecento. Una riflessione sull’identità del romanzo italiano
(fasc. 27, 25 giugno 2019)