Camilleri e la scrittura prima della voga mediatica: sul “letterario” in “La mossa del cavallo”

Author di Antonio R. Daniele

Tutte le questioni connesse al possesso linguistico del ragioniere Giovanni Bovara, il genovese tornato dopo molti anni in Sicilia per lavoro, sono più che note[1]. Sono, almeno, note quelle che emergono patentemente dal testo camilleriano. E proprio perché esse stesse non sono poche e sono abbastanza dichiarate, sarà il caso di deflettere l’obiettivo, senza trascurarne il peso. Ma al tempo stesso senza indugiare troppo su un fattore che, nella sua limpida evidenza, ha finito con l’adombrarne altri[2] di una profondità marcatamente letteraria i quali, invece, meritano di essere condotti sul proscenio dell’analisi critica. Continua a leggere Camilleri e la scrittura prima della voga mediatica: sul “letterario” in “La mossa del cavallo”

(fasc. 34, 25 agosto 2020)

Proposte per un bilancio dell’opera di Andrea Camilleri

Author di Giuseppe Traina

È sufficiente la morte di uno scrittore, ossia la fine certa della sua attività scrittoria, per ipotizzare un bilancio della sua opera? Nel caso di Andrea Camilleri la risposta è negativa, per due motivi: per la vastità della sua produzione, che andrebbe conosciuta nella sua totalità perché il bilancio possa poggiare su basi davvero solide; e perché l’autore ha voluto “prolungare” la durata della sua vita editoriale oltre la sua vita naturale con la decisione di rinviare a un anno dalla morte l’uscita del romanzo Riccardino[1], preannunciato come congedo dal (o, piuttosto, del) suo personaggio più famoso, il commissario Salvo Montalbano. Continua a leggere Proposte per un bilancio dell’opera di Andrea Camilleri

(fasc. 34, 25 agosto 2020)

Montalbano estremo e ultimo. Il congedo di Camilleri

Author di Mauro Novelli

Che cosa si riprometteva, Andrea Camilleri, sigillando la serie delle avventure del commissario Montalbano con Riccardino? Terminato il romanzo, uscito nei giorni scorsi a un anno dalla scomparsa dello scrittore, viene spontaneo chiederselo. Per rispondere occorre però uscire dal terreno dell’aneddotica, e non accontentarsi della boutade che riconduce la scelta di una pubblicazione postuma a motivi scaramantici: al desiderio cioè di non fare la fine degli amici Manuel Vázquez Montalbán e Jean-Claude Izzo, morti senza essere riusciti a liberarsi degli eroi delle loro storie[1]. Continua a leggere Montalbano estremo e ultimo. Il congedo di Camilleri

(fasc. 34, 25 agosto 2020)

Le donne e la Resistenza. “L’Agnese va a morire” di Renata Viganò fra autobiografismo e rielaborazione letteraria

Author di Ahmed Soliman

La donna nella letteratura resistenziale

La Resistenza del popolo italiano contro il fascismo cominciò, com’è noto, verso la fine del 1943 e durò per quasi due anni. Gli storici individuano nella data dell’8 settembre del ’43, data dell’Armistizio, l’inizio ufficiale della Resistenza; essa non fu solo, però, una vicenda politica, ma lasciò anche tracce importanti nella letteratura: Continua a leggere Le donne e la Resistenza. “L’Agnese va a morire” di Renata Viganò fra autobiografismo e rielaborazione letteraria

(fasc. 33, 25 giugno 2020)

Autonarrazione e storicizzazione in Croce

Author di Salvatore Cingari

Per gentile concessione dell’editore Mimesis, che si ringrazia, pubblichiamo i primi due paragrafi del Capitolo 1 Introduzione all’ultimo volume su Croce di Salvatore Cingari, dal titolo Dietro l’autonarrazione. Benedetto Croce fra stato liberale e stato democratico (Milano-Udine 2019). Continua a leggere Autonarrazione e storicizzazione in Croce

(fasc. 33, 25 giugno 2020)

Il potere si combatte con “stile”. “Artico Nero” di Matteo Meschiari

Author di Daniela Carmosino

Nel 2016 l’antropologo Matteo Meschiari pubblica Artico Nero[1], testo ascrivibile al genere ibrido dell’antropofiction.

Che si voglia intendere il neologismo quale definizione di un nuovo genere letterario o, semplicemente, quale etichetta editoriale, l’antropofiction potrebbe sembrare l’ennesimo prodotto ibrido pronto a soddisfare una diffusa richiesta: quella di produrre, in chi legge, tanto un incremento di conoscenza quanto una risposta emozionale[2] intensa, solo in virtù della (presunta) verità dei fatti esposti. In realtà, l’operazione di Meschiari è ben più smaliziata e complessa e soprattutto non scommette solo sull’intensità emozionale di ciò che racconta, né sulla sua verità, ma su come racconta, sulla forza espressiva quale risultato di un sapiente lavoro stilisticoformale, capace, come nella retorica antica e nell’oratoria, di far apparire le cose non appena le si nomini[3]: Continua a leggere Il potere si combatte con “stile”. “Artico Nero” di Matteo Meschiari

(fasc. 33, 25 giugno 2020)

Sul “pittarsi” la vita a piacimento. Il romanzo e il talento di Carmine Abate per immagini e parole

Author di Alessandro Gaudio

Il saggio è dedicato alla memoria di Renato Nisticò, tra i primi studiosi dell’opera di Carmine Abate[1].

La luce, m’interessa, non il soggetto; […] come nasce e si muove e muore la luce, m’interessa[2].

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(fasc. 33, 25 giugno 2020)

Il disinganno copernicano: sull’antropologia materialistica di Giacomo Leopardi

Author di Nunzio Allocca

1. «Le grandi scoperte per lo più non sono altro che scoperte di grandi errori»: questa, come è noto, è una delle convinzioni più radicate di Giacomo Leopardi, chiave imprescindibile per la comprensione della sua idea di modernità. Il “progresso” del sapere non è affatto consistito nella fondazione di verità positive, ma nello smascheramento dei pregiudizi e delle illusioni degli antichi: lo stanno a dimostrare, si legge a più riprese nello Zibaldone, gli stessi Cartesio, Locke e Newton, i massimi protagonisti della filosofia e della scienza in età moderna. Filosofo del dubbio e del disinganno, Cartesio deve la propria fama all’aver ridotto a macerie l’edificio del sapere aristotelico, non a quello malcerto da lui costruito. Né miglior sorte è toccata al suo celebrato avversario Isaac Newton, il cui sistema del mondo dopo poco più di un secolo stava mostrando, osserva acutamente Leopardi, le prime serie crepe: Continua a leggere Il disinganno copernicano: sull’antropologia materialistica di Giacomo Leopardi

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Appunti sulla satira nel “Ragionamento sovra de l’asino” di Giovan Battista Pino

Author di Matteo Bosisio

Il Ragionamento sovra de l’asino di Giovan Battista Pino[1] risulta un’opera complessa e non sempre perspicua, benché l’edizione di Olga Casale e vari contributi esegetici abbiano fatto luce su alcuni aspetti fondamentali[2]: nonostante ciò, diverse informazioni rimangono imprecisabili (ad es., periodo di scrittura, editore e anno di pubblicazione). Il libello – a metà strada tra il rifacimento dei trattati rinascimentali e delle enciclopedie antiche di Gellio e di Macrobio, molto lette e imitate nel Cinquecento – dimostra una forte connotazione ideologica[3]. Le scarne notizie biografiche che possediamo sul suo autore non aiutano a comprendere appieno tutte le allusioni storiche e politiche disseminate nel Ragionamento[4]. Sicuramente ha influito sulla composizione dell’opera la partecipazione di Pino a un’ambasceria presso Carlo V, volta a denunciare la cattiva amministrazione del viceré Pedro de Toledo nel Regno di Napoli e a esprimere il disappunto della popolazione per il tentativo di istituire il tribunale dell’Inquisizione da parte delle autorità spagnole (marzo 1547). Nondimeno la missione diplomatica si rivela controproducente, giacché il governo risponde alle istanze dei sudditi con forti repressioni; lo stesso Pino è incarcerato per alcuni giorni a maggio del 1548 con l’accusa di aver fomentato le proteste[5]. L’eco sarcastica di tali episodi si avverte nel Ragionamento, ambientato a Napoli al termine dei tumulti (11 novembre)[6]: infatti, nel corso dell’opera sono inserite numerose parti satiriche che, adottando diverse tecniche e strategie, deridono Pedro de Toledo e il suo seguito[7]. Continua a leggere Appunti sulla satira nel “Ragionamento sovra de l’asino” di Giovan Battista Pino

(fasc. 32, 25 aprile 2020)

Poesia e nichilismo nell’ultimo Luzi

Author di Alberto Luciano

Una paradossale e irrisolvibile dialettica sembra caratterizzi il discorso lirico luziano dell’ultima tranche (dal Battesimo dei nostri frammenti a Frasi e incisi di un canto salutare), dialettica in cui vige un robusto afflato speculativo e una radicale frizione: la parola, intesa come Oggetto e Soggetto del discorso, si profila come luogo agonico e mortale, voce straziata e metamorfica, segno opaco e svanente. La riflessione di Luzi sul linguaggio o, meglio, sulla parola poetica trova una compiuta formulazione proprio nelle opere della maturità, laddove Luzi si interroga circa le possibilità conoscitive della poesia: l’istanza metalinguistica, espressa in più punti dell’opera, ne rappresenta, così, la cifra istitutiva, delineandosi come impalcatura del discorso e della riflessione. Continua a leggere Poesia e nichilismo nell’ultimo Luzi

(fasc. 32, 25 aprile 2020)