L’“industria” di Giletta di Nerbona, tra perseveranza e ostinazione (“Decameron” III 9)

Author di Agnese Amaduri

Abstract: Il saggio analizza la novella di Giletta di Nerbona alla luce del concetto di “industria”, inteso nella sua accezione morale di matrice aristotelica e tomistica, mettendone in evidenza la stretta connessione con la virtù della perseveranza, qualità distintiva della protagonista. Muovendo dalla ricezione boccacciana dell’Etica Nicomachea e dal commento di Tommaso d’Aquino, lo studio mostra come l’industria, facoltà razionale orientata al conseguimento di un fine, possa declinarsi in senso tanto positivo quanto negativo, secondo un paradigma etico in cui si inquadra anche la distinzione tra perseveranza e ostinazione. Attraverso un’analisi della costruzione narrativa e del profilo psicologico dei personaggi, la novella viene letta come spazio di confronto fra due diverse declinazioni della fermezza: quella virtuosa e dinamica di Giletta, capace di adattarsi alle circostanze e di perseguire razionalmente un fine personale e sociale, e quella sterile e distruttiva di Beltramo, segnata da rigidità e chiusura alla ragione.

Abstract: The article analyses Giletta di Nerbona’s novella in light of the concept of industry, understood in its moral sense of Aristotelian and Thomistic origin, and highlights its close connection with the virtue of perseverance, a distinctive quality of the protagonist. Starting from Boccaccio’s reception of Nicomachean Ethics and Thomas Aquinas’ commentary, the study shows how industry, a rational faculty oriented towards the achievement of an end, can be interpreted both positively and negatively, according to an ethical paradigm that also includes the distinction between perseverance and obstinacy. Through an analysis of the narrative construction and psychological profile of the characters, the novella is read as a space for comparison between two different forms of steadfastness: the virtuous and dynamic one of Giletta, capable of adapting to circumstances and rationally pursuing a personal and social goal, and the sterile and destructive one of Beltramo, marked by rigidity and closed-mindedness.

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(fasc. 58, 31 dicembre 2025)

Natalia Ginzburg e la vera madre

Author di Andrea Rondini

Natalia Ginzburg attraversa la stagione delle lotte femministe da una peculiare posizione; provando ad incrociare il senso di disappartenenza al presente («il mio tempo non mi ispira che odio e noia»)[1], lo sguardo creaturale sulla donna («Nessuno come Bergman sa come piangono le donne»)[2] e il culto auratico dell’infanzia che corre in molte sue pagine, emerge un atteggiamento di discorde alterità rispetto a quelle proteste e forse alla protesta sociale in sé: a Ginzburg non piace nemmeno la ribellione all’istituzione famigliare del Portnoy di Philip Roth[3]. Si potrebbe dire che nessuna conoscenza preliminare sia particolarmente funzionale ad un approccio simpatetico alle rivendicazioni delle donne e infatti sono parecchie le prese di distanza della scrittrice: i suoi interventi criticano la concezione classista del femminismo, la svalutazione della dimensione casalinga, la rappresentazione dell’uomo come nemico, l’esaltazione del sesso clitorideo[4], cui si aggiunge probabilmente il fastidio per il femminismo come fenomeno comunicativo di successo. Si tratta di un plesso di problematiche riconosciute dalla critica[5]. Ginzburg del resto non si curerà mai di distinguere le diverse correnti e pronunce del pensiero femminista, in realtà piuttosto articolato al suo interno, considerandolo di fatto una sorta di blocco unitario[6]; nelle pagine della scrittrice non sono presenti nemmeno riferimenti alle lotte americane né a immagini-simbolo italiane (come la famosa copertina dell’«Espresso» del gennaio 1975 che raffigurava una donna incinta crocifissa). Le parole di Dacia Maraini (che uniscono Ginzburg a Elsa Morante) riassumono perfettamente senso e proporzioni di questa distanza: «Elsa e Natalia appartenevano a una generazione precedente al femminismo che per loro era un’ideologia estranea e fastidiosa»[7]. Continua a leggere Natalia Ginzburg e la vera madre

(fasc. 52, 31 luglio 2024)