Introduzione
Il presente contributo si propone di indagare un particolare aspetto della traduzione del romanzo Fiestas di Juan Goytisolo[1] realizzata da Vittorio Bodini al termine degli anni Cinquanta, un decennio di forte rinnovamento della pratica traduttiva e letteraria in Italia. Pur mantenendo l’assetto di un romanzo, di fatto, la versione bodiniana presenta degli elementi tipici del genere poetico: non si tratta soltanto della creatività “lirica” che emerge da alcune scelte traduttive, ma anche dell’inserzione, nell’italiano, di veri e propri stilemi della traduzione appartenenti alla lingua della poesia novecentesca, a cui, naturalmente, è possibile aggiungere anche, come ulteriore istanza, la produzione del poeta salentino. In effetti, alcune soluzioni sembrano riecheggiare i tratti distintivi di movimenti specifici, come il crepuscolarismo, assecondando quindi il meccanismo della memoria poetica; altre, invece, coincidono con la riproduzione di interi sintagmi estrapolati dai versi del Bodini poeta e collocati tra le righe del testo goytisoliano. In entrambi i casi, il traduttore è animato dallo stesso intento: soddisfare una serie di priorità estetiche, che vanno dalla questione stilistica al puro “capriccio”. È proprio quest’urgenza di connotare la forma, di plasmare il linguaggio attorno a sé, innalzando lievemente il registro, a rendere la voce del poeta immediatamente riconoscibile al suo lettore e a confermare il suo statuto di «transautore»[2] del testo. Continua a leggere Vittorio Bodini e la traduzione “poetica” di un romanzo: il caso di “Fiestas” di Juan Goytisolo (Einaudi, 1959)
(fasc. 32, 25 aprile 2020)