“Città di Cristallo”, un racconto di Carlos Yushimito del Valle

Author di Arianna Palagi

Carlos Yushimito del Valle (Lima, 1977) nasce in una famiglia di origine giapponese: suo nonno Eisuke Yoshimitsu[1] emigrò in Perù tra il 1920 e il 1930, dopo essere stato espulso dal Giappone per motivi politici oggi ancora ignoti. Carlos Yushimito è quindi un sansei, ovvero un discendente nipponico di terza generazione, per cui il legame con il paese dei suoi antenati è molto sottile. Nonostante ciò, anche un cittadino del mondo come Yushimito, che ha vissuto per molti anni negli Stati Uniti e adesso abita in Cile, non può fare a meno di riflettere sulla condizione nikkei, ovvero quella dei tanti cittadini di origine giapponese che risiedono ormai da molti decenni in terra peruviana. Continua a leggere “Città di Cristallo”, un racconto di Carlos Yushimito del Valle

(fasc. 28, 25 agosto 2019)

Storie di collezionismo di strada: Pincherle, Bazlen e Trieste

Author di Giuseppe Garrera

Tra le cose più magiche e capaci di sortilegio del collezionismo e di tali forme di cacce ci sono le mappe, e cioè la segnatura dei punti, e i luoghi, dove ritornare, dove ripassare, i tragitti obbligati, e la mappatura di una città, di un luogo di villeggiatura, di una città dove si capitò anche solo per un parente che si sposava, con segnati i negozi, le gallerie, le bancarelle, i mercati, i rivenditori, i possibili appuntamenti (in questo senso ci sono due Venezie, due Firenze, due Bologne, due Rome ecc.)1. Continua a leggere Storie di collezionismo di strada: Pincherle, Bazlen e Trieste

(fasc. 23, 25 ottobre 2018)

Juan Ramón Masoliver, un mediatore culturale tra Spagna e Italia

Author di Alina Navas e Chiara Sinatra

Masoliver: “Profili” e “ombre”

Grazie ai contributi di svariati studiosi che ne stanno riconsiderando il ruolo, a vent’anni dalla sua scomparsa si torna a parlare di Juan Ramón Masoliver. A causa del suo inquadramento nel primo Franchismo, per lungo tempo il suo nome è stato dimenticato in Spagna, mentre la sua produzione non è mai stata veramente studiata in Italia. Allo stesso modo, la sua permanenza in questo paese è stata raccontata più in chiave etnocentrica che in quella di mediazione culturale. Con questo lavoro desideriamo riportare alla luce una figura controversa che, seppure con le sue ombre, indubbiamente agì da mediatore tra i due paesi e le due culture. Un ruolo, questo, che Masoliver portò avanti ben oltre gli anni delle dittature e che, grazie alla sua attività di corrispondente per importanti testate spagnole, lo vide impegnato costantemente nella selezione e diffusione di autori e opere di entrambi i paesi, mentre come traduttore si dedicava alla ricerca dell’interpretazione profonda della cultura italiana. Continua a leggere Juan Ramón Masoliver, un mediatore culturale tra Spagna e Italia

(fasc. 16, 25 agosto 2017)

“Precarios”/”Precari”, con una nota di Davide Rondoni

Author di Carmen Leonor Ferro

Nota

I precari di Carmen Leonor Ferro sono i nipotini, un secolo dopo, degli «uomini impagliati» di T. S. Eliot. Di coloro a cui è destinata «mezza sigaretta ogni due uomini» e «mezza pinta di birra amara» per due donne. In un’epoca che non cerca più risposte alle domande fondamentali ma lascia dietro di sé come monumenti nastri di strade asfaltate e migliaia di palline da golf perdute ˗ come previde e presoffrì il grande poeta americano e inglese, che andando controcorrente ha subito poi per tutto il secolo la “guerra” di coloro che invece quella corrente seguirono e alimentarono, dalla Woolf a Larkin ˗ i versi limpidi e struggenti della Ferro sono il diario ontologico di una generazione erede di quel vuoto. Un vuoto, un deserto che «pressato nel treno della metropolitana» ci viene mostrato dalla poeta introiettato tra intenzione e atto, aspirazione e desiderio reale, sogno e impegno. Insomma una precarietà “lavorativa” ma che riguarda innanzitutto la vita stessa intesa come lavoro, come impegno a cercarne il significato e quel che Luzi chiamava «durare oltre quell’attimo». Sono precari lavorativi, affettivi, nell’ethos, nell’eros, nell’agape. Ferro ci lascia poesie brevi, senza forzature teatrali né facile pathos. Una lingua asciutta ma capace di arrivare di taglio. Sono scritte sul vetro, incise da un’energia profonda e dolente che sale a graffiare. Sia dunque benvenuta una voce poetica che coglie uno degli aspetti fondamentali dell’esistenza contemporanea. E che ne parla perché ne patisce la condizione. Nella misura di tale dolore che prende voce sta anche il segno di una possibile ˗ per quanto ardua se confidente solo nelle proprie precarie forze ˗ uscita da questa condizione di sterilità. La poesia, che per natura non sopporta la sterilità né la precarietà (essendo forma e forma affettiva), si assume ancora una volta il compito di dare voce al suo contrario, svelando qualcosa di noi.

Davide Rondoni Continua a leggere “Precarios”/”Precari”, con una nota di Davide Rondoni

(fasc. 16, 25 agosto 2017)

Procedimenti traduttivi e processi identitari

Author di Chiara Sinatra

Premessa

Questo lavoro s’inserisce nell’ambito di un percorso di ricerca recentemente inaugurato da chi scrive, in cui la traduzione è messa in relazione con i processi di costituzione dell’identità di gruppo, partendo da opere pubblicate contemporaneamente in Italia e in Spagna tra il 1939 e il 1943. L’arco temporale preso in analisi è significativo: in Spagna coincide con la prima fase del regime franchista, i cosiddetti años azules, in cui la Falange assume il ruolo di partito unico come era già avvenuto nell’Italia fascista e, nella proiezione della propria immagine, ricalca in toto l’atteggiamento dei totalitarismi più consolidati con le medesime manifestazioni esteriori di forza e forme di rappresentazione del potere, sebbene, per motivi storici, le rappresentazioni dei due regimi sembrino divergere: se Franco deve farsi garante della pace in un paese sconvolto dalla Guerra civile, Mussolini deve avviare nelle coscienze un processo di normalizzazione che riguarda un’Italia ormai in guerra. Continua a leggere Procedimenti traduttivi e processi identitari

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)

Poesie in forma di “bomba”. Cronaca, limiti e risorse della traduzione di poesia cilena contemporanea

Author di Matteo Lefèvre

Queste pagine nascono da un’esperienza concreta, comprometida della traduzione che ha avuto al centro la diffusione in Italia della poesia cilena più recente e che ha conosciuto un ritorno abbastanza marcato sul fronte dell’attualità culturale, così come su quello della comunicazione e sperimentazione artistica. Parliamo di un impegno letterario e traduttivo evocato fin nel titolo dal rimando, in filigrana, a un autore militante per vocazione come Pier Paolo Pasolini, che da sempre ha sottolineato il valore fondativo e insieme eversivo della poesia; e non solo della lirica vera e propria, ma della creatività in generale, attività che scardina i parametri della vita ordinaria e della comunicazione stessa, luogo della riflessione in controluce e insieme lampo, deflagrazione di lucidità e pensiero in tempi di inclemenza e di apatia. Da qui, dunque, queste poesie “in forma di bomba”, esplosioni, come diremo, di motivi, stili, passioni, punti di vista di un altro mondo – quello cileno, in questo caso, proprio agli antipodi della vecchia Europa – che fanno tremare anche il nostro, che propongono nuovi codici e soprattutto nuovi scenari dell’espressione artistica; ma anche vere e proprie “bombe” di carta, piovute su piazza del Duomo a Milano il 26 settembre 2015 durante una delle manifestazioni più suggestive dell’Expo, e cioè il bombardeo poético della città organizzato dal Padiglione del Cile con migliaia e migliaia di testi lirici che sono stati lanciati sul capoluogo lombardo e hanno lasciato a bocca aperta chiunque vi abbia assistito1. Continua a leggere Poesie in forma di “bomba”. Cronaca, limiti e risorse della traduzione di poesia cilena contemporanea

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)

Tradurre la saggistica: le parole di Claudio Guillén

Author di Giovanna Fiordaliso

Una riflessione di natura traduttiva, o traduttologica, sulla saggistica implica un percorso complesso per varie ragioni, che cercheremo di presentare in questa occasione, senza alcuna pretesa di esaustività, ma soffermandoci su un caso concreto, punto di partenza per sollevare problematicità che ci permetteranno, da un lato, di osservare il testo – sia nella lingua di partenza, sia in quella di arrivo – sotto una nuova luce, dall’altro di arricchire le proposte metodologiche sulla traduzione stessa. Continua a leggere Tradurre la saggistica: le parole di Claudio Guillén

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)

Ancora sulle prime traduzioni italiane dei “Sueños” quevediani. Note sulla «Vision prima» nel manoscritto Correr 1104

Author di Federica Cappelli

I Sueños sono un’opera composita di straordinaria originalità in cui Francisco de Quevedo lancia i suoi pungenti dardi satirici contro l’intera società contemporanea per metterla a nudo con toni implacabili e rappresentazioni mortificanti. Ne esce un quadro promiscuo e a tratti raccapricciante, popolato da ostentosi medici assassini, corrotti rappresentanti della giustizia, donne anziane assetate di piacere e di giovinezza, e poi re, filosofi, sacerdoti, barbieri, osti, sarti, pasticceri, maestri di scherma, astrologhi, buffoni di corte, e così via, tutti colti nel pieno dei loro vizi e difetti grazie a caricature uniche e irripetibili, che fanno pensare, come qualcuno ha suggerito1, ora alle stravaganti creature del Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch, ora alle angoscianti pinturas negras di Goya, ma anche alle descrizioni esperpentiche di Ramón del Valle Inclán. Ma, se nessuno è risparmiato dall’impietosa penna quevediana (eccezion fatta per poveri e soldati), va da sé che neppure all’autore siano risparmiate severe critiche e censure, da cui il travagliato iter editoriale di questa serie letteraria. Per dirla con Ettinghausen, «al cabo de cuatro siglos de su composición, ni tan siquiera sabemos de qué hablamos cuando hablamos de (los) Sueños; y hasta (Quevedo), a lo mejor, llegaría a tener sus dudas al respecto»2. Continua a leggere Ancora sulle prime traduzioni italiane dei “Sueños” quevediani. Note sulla «Vision prima» nel manoscritto Correr 1104

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)

Traduzione come adattamento. Le traduzioni e riscritture delle “Aventures de Télémaque” in Portogallo da romanzo di formazione politica a manuale glottodidattico

Author di Marco E. L. Guidi - M. Lupetti

Introduzione

Les Aventures de Télémaque di Fénelon, la cui prima edizione – e versione – apparve nel 1699 all’insaputa dell’autore, è stato un vero e proprio best-seller nel Settecento e nell’Ottocento, grazie al grandissimo numero di edizioni che ebbe in Francia e all’altrettanto, se non più ampio, numero di traduzioni in tutte le principali lingue europee. Le ragioni di questo successo, comparabile a un ristrettissimo numero di opere letterarie, sono molte, ma forse possono essere ricondotte alla sua peculiare natura, che ne fa il prototipo del palinsesto nel senso di Gérard Genette1, che può essere letto in modi diversi: Continua a leggere Traduzione come adattamento. Le traduzioni e riscritture delle “Aventures de Télémaque” in Portogallo da romanzo di formazione politica a manuale glottodidattico

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)