“El Capitán Javier”: tradurre la narrativa di Arturo Serrano Plaja oggi

Author di Andrea Bresadola

1. Arturo Serrano Plaja

Il percorso esistenziale e artistico di Arturo Serrano Plaja (San Lorenzo de El Escorial, 1909-Santa Barbara, 1979) è quello di molti poeti e scrittori appartenenti alla cosiddetta generazione «del ’36»1. Entra nella vita culturale di Madrid alla fine degli anni Venti, componendo poesie di avanguardia che rivelano il magistero di Juan Ramón Jiménez e la ricerca di una poesia pura. All’inizio del decennio successivo, tuttavia, inizia a frequentare il gruppo che si riunisce attorno a «Octubre» di Rafael Alberti, manifestando un crescente interesse per la poesia sociale. Sono gli anni della neonata Repubblica, del fermento culturale e della militanza, che si alterna o, meglio, si fonde all’esercizio intellettuale e alla produzione artistica. Allo scoppio della Guerra Civile il poeta si schiera immediatamente con il governo legittimo. Ma ai suoi occhi la Guerra è qualcosa che va oltre la semplice difesa della Repubblica: è la causa del «Popolo», un’entità quasi trascendente, portatrice di un umanesimo redentore che si contrappone alle barbarie del fascismo internazionale. Durante il conflitto riesce a coniugare l’impegno bellico vero e proprio – la lotta al fronte nelle file del Quinto Regimiento – con una ricca attività intellettuale e letteraria. Teorizza anche la necessità di una poetica rivoluzionaria che non si limiti alla stantia rappresentazione di immagini stereotipate, ma che sappia amalgamare la componente ideologica con la bellezza artistica e l’originalità2. Tuttavia, con il perdurare della guerra, la sua concezione salvifica e manichea si va poco a poco incrinando. Serrano Plaja vede che la morte e la sofferenza hanno finito per annientare e contraddire lo spirito idealistico che aveva animato le milizie: constata allora che la sognata nuova società non è sorta ma, al contrario, l’umanità è stata corrosa come un cancro dalla violenza3. Continua a leggere “El Capitán Javier”: tradurre la narrativa di Arturo Serrano Plaja oggi

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)

Fra la traduzione dell’etica e quella della fedeltà: prospettive di ricerca

Author di Giampaolo Vincenzi

La letteratura che riguarda la teoria della traduzione è costruita su similitudini, metafore ed esemplificazioni con le quali si illustrano i concetti astratti che scaturiscono dall’operazione pratica, all’interno del campo del sapere che si chiama traduttologia. Quelle figure hanno dato forma a un metalinguaggio che i traduttori, i teorici della letteratura, i poeti, hanno usato per comunicare le riflessioni con cui si accompagna la procedura della traduzione di testi. Continua a leggere Fra la traduzione dell’etica e quella della fedeltà: prospettive di ricerca

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)

Esperienze traduttive: “El río del Edén” di José María Merino

Author di Massimo Marini

Il presente lavoro illustra ciò che a tutt’oggi è un work in progress, ossia la traduzione collettiva del romanzo El río del Edén di José María Merino (Madrid, Alfaguara, 2012), in corso di stampa presso l’editore Aracne di Roma, realizzata nell’ambito delle attività del Master di II Livello in Traduzione Specializzata dell’Università di Roma “La Sapienza”. È mia intenzione esporre in questa sede le strategie di volta in volta adottate per sciogliere i nodi traduttivi che il testo spagnolo presentava. Prima di entrare nel dettaglio, sarà però opportuno fornire alcune brevissime notizie bio-bibliografiche sull’autore1 e qualche informazione sul romanzo. Continua a leggere Esperienze traduttive: “El río del Edén” di José María Merino

(fasc. 12, 25 dicembre 2016)

Bufalino traduttore di Ramón Gómez de la Serna: analisi delle scelte traduttive

Author di Anna Ferraro

Premessa

Dopo lo studio di natura filologica1 in cui abbiamo ripercorso la storia editoriale del volume Sghiribizzi2, ci apprestiamo ad affrontare quest’opera, frutto della selezione e traduzione delle greguerías di Ramón Gómez de la Serna da parte di Gesualdo Bufalino, dal punto di vista traduttologico, attraverso delle riflessioni sulle scelte traduttive dei più emblematici “sghiribizzi”3; non tralasceremo, tuttavia, una riflessione sulla presenza di Ramón nell’opera di Bufalino, frutto del vivo contatto nato dall’esperienza traduttiva ma anche di una non indifferente affinità, consapevoli come siamo di quanto un autore tradotto possa essere respirato e assorbito da colui che lo traduce, soprattutto se si tratta di un traduttore che è a sua volta scrittore e lettore onnivoro. Continua a leggere Bufalino traduttore di Ramón Gómez de la Serna: analisi delle scelte traduttive

(fasc. 11, 25 ottobre 2016)

“Carlo Antoni. Un filosofo liberista”: un’anticipazione

Author di Francesco Postorino

L’artista bambino

L’arte, nel primo spunto del ’24, viene interpretata da Carlo Antoni1 come la dimensione spirituale dell’io-bambino, di colui che sogna ad occhi aperti in una riscoperta fanciullezza. Non si tratta della legittimazione dell’eterno immaturo, quanto di un afflato di sensibilità che investe l’animo dell’artista. Continua a leggere “Carlo Antoni. Un filosofo liberista”: un’anticipazione

(fasc. 10, 25 agosto 2016)

Para una cartografía de la materia. La poesía de Annalisa Manstretta en español

Author di Carmen Leonor Ferro

Carmen Leonor Ferro nació en Caracas. Es poeta y traductora. Sus libros principales son: El viaje (Premio Monte Ávila Editores, mención poesía, 2004), Acróbata (Raffaelli editore, 2011) y En subjuntivo (Raffaelli editore, 2016). Ha traducido en español a Ungaretti, Antonia Pozzi, Sandro Penna y Claudio Damiani. Realizó la selección y traducción de la antología de narradores italianos contemporáneos, Fronteras permeables (Bid&Co editor, 2013). Desde el 2004 vive en Roma donde se dedica a la divulgación y publicación de la obra de poetas hispanoamericanos  y a la enseñanza del español. Continua a leggere Para una cartografía de la materia. La poesía de Annalisa Manstretta en español

(fasc. 10, 25 agosto 2016)

Ombre dal tempo e dall’esilio. Passione e politica nella poesia di Antonio Arévalo

Author di Matteo Lefèvre

In queste pagine presentiamo una serie di testi poetici dello scrittore cileno Antonio Arévalo, personalità di rilievo nel mondo dell’arte degli ultimi decenni tra l’Italia, sua terra di adozione, e il mondo iberoamericano, e rappresentante di quella cultura dell’esilio che dagli anni Settanta in avanti ha trasferito e integrato su scala globale la proposta di un Cile “differente” rispetto alla vulgata degli anni della dittatura e dei suoi strascichi. È una cultura che, dopo la fine del regime, ha divulgato le istanze di una migrazione intellettuale, portando con sé denuncia e libertà, rivendicazione di diritti e doveri, ma soprattutto una sete di confronto e ricerca nei più diversi ambiti artistici. Arévalo incarna tutto questo, in una parabola che continua nell’attualità alla luce di una costante presenza sulla scena dell’organizzazione artistica, della promozione di mostre di caratura internazionale e di altri eventi legati all’identità cilena in Italia e nel mondo; e, naturalmente, nel vivo di una produzione critica e creativa che trova nel passato e nel presente le ragioni di una militanza e di una sperimentazione sempreverdi. Continua a leggere Ombre dal tempo e dall’esilio. Passione e politica nella poesia di Antonio Arévalo

(fasc. 10, 25 agosto 2016)

“Hablo por mi diferencia”. Pedro Lemebel e il suo manifesto umano e politico

Author di Beatrice Borgato

Ancora non troppo conosciuto anche tra gli ispano-americanisti del nostro paese, Pedro Lemebel è stato definito lo scrittore cileno della post-dittatura, quello che più degli altri ha risposto alle aspirazioni di libertà e giustizia, quello che ha continuato a scuotere le coscienze perché non si ripetesse l’incubo vissuto dai cileni per più di tre lustri, che ha fatto della propria originalità un marchio di fabbrica immediatamente riconoscibile anche fuori dai confini nazionali. Le sue opere, tradotte ormai in molte lingue e anche in italiano dalla casa editrice Marcos y Marcos di Milano, si occupano di storie di vita ai margini della società, delle rivendicazioni dei diritti degli omosessuali, delle proteste contro il regime dittatoriale di Pinochet, della lotta per la libertà di espressione. Lemebel, infatti, è uno di quegli intellettuali che hanno deciso di rimanere in patria tra gli anni Settanta e Ottanta, di combattere la dittatura dall’interno, di far sentire la propria voce usando la provocazione e il risentimento per portare a segno rivendicazioni politiche e sociali. Un personaggio stravagante, contestatario, coraggioso e indipendente, ostile ai pregiudizi e contrario ai luoghi comuni, che ama il ricorso alla caricatura estrema alla maniera del ben più noto Almodóvar, che ha sempre coltivato un grande sogno di libertà e mantenuto le distanze dalla “cattedrale letteraria” assieme ai suoi rituali e obblighi. Continua a leggere “Hablo por mi diferencia”. Pedro Lemebel e il suo manifesto umano e politico

(fasc. 8, 25 giugno 2016)

Paolo Volponi, appassionato d’arte e di pallone: un appunto

Author di Alessandro Gaudio

Ricevuta-Formazione-del-Bologna

Il 4 novembre 1988, a due giorni dalla gara tra il Bologna e la Juventus, valida per la quinta giornata del campionato di serie A di calcio, Paolo Volponi − grande tifoso dei felsinei, esperto di cose calcistiche e spesso frequentatore di stadi − sente evidentemente l’importanza della partita e, dopo aver acquistato un dipinto di uno dei suoi pittori preferiti, abbozza, alla bell’e meglio su un foglietto di fortuna, la formazione che vorrebbe vedere in campo contro i forti avversari: Cusin in porta, Luppi e Villa al centro della difesa, Monza (poi depennato dall’undici a vantaggio di Stringara) e Bonetti terzini, De Marchi mediano e poi uno strano fronte d’attacco formato da cinque calciatori: Poli, Pecci, Rubio (appena prelevato dai cileni del Colo-Colo di Santiago), Alessio e Marronaro.

In realtà, l’allenatore del Bologna, Gigi Maifredi, schierò una difesa a tre elementi (Villa, Demol e De Marchi) con Luppi e Monza sulle fasce laterali; poi Poli, Stringara, Bonini e Pecci a centrocampo, dietro l’unica punta, Marronaro. Quasi subito, dopo la rete subita al 15’ del primo tempo, Maifredi sostituì De Marchi con un altro attaccante, Lorenzo, e, all’inizio del secondo tempo, rimpiazzò Stringara con Alessio, accordando alla propria squadra un assetto molto più offensivo, tutto sommato più vicino a quello prospettato da Volponi. Il Bologna, che veniva da tre sconfitte consecutive in campionato, perse anche quella partita, con il risultato di 4 reti a 3.

Tuttavia, al di là dei rilievi tattici (giusti o sbagliati) che Volponi ha compiuto e dell’esito di quella partita e di quel campionato di calcio, ciò che importa segnalare in questa sede è ancora una volta l’attenzione capillare dell’intellettuale urbinate per le vicende sportive del suo Bologna e, più in generale, la sua passione per il calcio1.

Siamo ben lontani dagli anni in cui Volponi si recava allo stadio assieme all’amico Pier Paolo Pasolini, per poi discuterne − mai snobisticamente e senza paura di sporcarsi le mani − con Roversi o con Leonetti, in un’epoca in cui sugli spalti si potevano riconoscere accesi sostenitori come il bianconero Mario Soldati e il nerazzurro Vittorio Sereni; eppure, come dimostra l’appunto manoscritto che si pubblica in questa nota, a margine dell’edizione degli scritti volponiani di argomento sportivo prevista per il 26 maggio 20162, persiste un interesse qualificato per quello sport e per le sorti del Bologna, squadra appena tornata in serie A dopo tanti anni trascorsi nelle categorie inferiori.

L’appunto con la formazione (messo a mia disposizione, con infinita cortesia e delicata ironia, da Caterina e Giovina Volponi) è redatto sul verso della ricevuta d’acquisto di un paesaggio agreste di Giovanni Andrea Donducci, detto il Mastelletta, artista bolognese, vissuto tra il Cinquecento e il Seicento, molto amato da Volponi. Il dipinto (un olio su tela delle dimensioni di 118 per 155 cm) non fa parte delle donazioni fatte da Volponi e dai suoi eredi alla Galleria Nazionale delle Marche a Urbino negli anni seguenti ed è stato poi venduto: l’annotazione però, benché irrilevante dal punto di vista filologico, è senza dubbio divertente perché testimonia l’onnivora curiosità e l’altissima sensibilità di Volponi, grande appassionato di arte, sempre alla ricerca di opere originali tra piccoli negozi e antiquari di Roma, Bergamo e Urbino e, in egual misura, la sua competenza in fatti di pallone.

  1. Di essa ho parlato anche in A. Gaudio, Per una allegoria del capitale. Una pagina inedita di Paolo Volponi, in «Diacritica», a. I, fasc. 5, 25 ottobre 2015, pp. 11-16. L’intervento è disponibile al seguente URL: http://diacritica.it/filologia/per-una-allegoria-del-capitale-una-pagina-inedita-di-paolo-volponi.html.
  2. P. Volponi, Il linguaggio sportivo e altri scritti (1956-1993), a cura di A. Gaudio, prefazione di M. Raffaeli e postfazione di D. Pastorin, Pollena Trocchia (Na), ad est dell’equatore, 2016; il volume inaugurerà la collana intitolata «Binari», diretta da Antonio Di Grado.

(fasc. 8, 25 aprile 2016)

Claudio Damiani, “La resistencia de la luz” – Una lectura (y una traducción) en español

Author di Carmen Leonor Ferro

El posmodernismo ha muerto, vociferan los críticos de arte y los periódicos en estos días, decretando explícitamente la muerte de un movimiento que robó al espectador eso que se solía llamar “obra” y a cambio le entregó un concepto. Ya hace unos años el analista junguiano Rafael López Pedraza se atrevía a acusar de puritana e iconoclasta la tendencia hacia el abstraccionismo que, a su parecer, sólo había logrado censurar imágenes, ese recurso con el que cuenta el artista para poder dialogar con el oscuro objeto de su deseo. Continua a leggere Claudio Damiani, “La resistencia de la luz” – Una lectura (y una traducción) en español

(fasc. 6, 25 dicembre 2015)