Il segretario di Montaigne di Luca Romano (Neri Pozza, 2018) è il romanzo storico che si vorrebbe sempre leggere: dettagliato, preciso, centrato su figure complesse e accattivanti, abile nel narrare ciò che lo storico può solo immaginare ma non dire (i dialoghi privati, i pensieri, gli atti segreti, quelli lontani da ogni ufficialità, quelli di cui si dovrebbe provare vergogna, le espressioni facciali, le esitazioni e i pentimenti), colorato e movimentato il giusto. Ora, se la vita di Michel de Montaigne è stata varia ma non propriamente avventurosa, ad aggiungere vivacità contribuisce la figura appunto del segretario, l’io narrante, prima soldato con curriculum di efferatezze militari, ma anche dotato di una sua ruvida etica, poi domestico, segretario e confidente del celebre autore degli Essais: a lui pertiene la parte più movimentata della narrazione, fatta di duelli, intrighi, morti ammazzati. Di un’epoca violenta e instabile quale quella in cui si muovono i nostri personaggi, egli, Jean-Marie Cousteau, è il paradigma: guerriero disgustato dalla guerra ma incapace di distaccarsene davvero, costruisce un’immagine di sé che non disgusti il suo padrone, e allo stesso tempo fa in modo di preservare quest’ultimo dalle minacce di un mondo in continua ebollizione. Continua a leggere Recensione di Luca Romano, “Il segretario di Montaigne”
(fasc. 26, 25 aprile 2019)