Ben noto è il talento di Carmine Abate per le immagini e le parole, e non sorprende il fatto di ritrovarlo interamente nel suo ultimo romanzo, L’albero della fortuna. Si tratta, in realtà, di un racconto lungo, appena uscito per la collana, intitolata «Il bosco degli scrittori», che accoglie le prove di alcuni autori italiani di oggi (Paolo Cognetti, Luca Doninelli, Enrico Brizzi, tra gli altri) i quali, su indicazione dell’editore, hanno raccontato il mondo e la loro visione della realtà partendo da un albero. Abate ha trovato il senso peculiare delle storie che narra da più di trent’anni (è appena il caso di ricordare che i suoi primi racconti, pubblicati in Germania, risalgono al 1984 e che Il ballo tondo, suo primo romanzo, è del 1991) nell’immagine del fico, e la cosa, per chi conosce i suoi lavori, non sorprende affatto. Tutti i lettori di Abate, infatti, ricordano i frequenti riferimenti dello scrittore di Carfizzi alle peculiarità di quest’albero meraviglioso. Si rammenti, ad esempio, la vicenda di Giorgio Bellusci che, nel bellissimo Tra due mari (romanzo del 2002), sogna di ricostruire il Fondaco del fico, famosa locanda situata in Calabria, tra Pizzo e Maida, tra Ionio e Tirreno, appartenuta a un suo antenato; intorno al desiderio e alla visione di Giorgio si muove tutta la vicenda allora narrata da Abate. Continua a leggere Recensione di Carmine Abate, “L’albero della fortuna”
(fasc. 29, 25 ottobre 2019)