La diffusione della cultura lusofona nel panorama editoriale italiano: Edizioni dell’Urogallo, La Nuova Frontiera, Tuga edizioni, Vittoria Iguazu Editora e Voland Edizioni

Autore di Rachele Ricci

La diffusione delle culture e delle letterature di lingua portoghese in Italia

Nonostante la lingua portoghese sia una tra le dieci lingue più parlate al mondo, nel panorama editoriale italiano – ma anche in quello mondiale, come si vedrà successivamente – le culture e le letterature del mondo di lingua portoghese risultano spesso relegate a un pubblico e a un mercato editoriale marginali o di nicchia[1].

Stando ai dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) il 3 dicembre 2019 in un Report dal titolo Produzione e lettura di libri in Italia – Anno 2018[2], il 14,3% dei diritti di edizione delle opere librarie sono stati acquisiti all’estero. Su 75.758 titoli pubblicati complessivamente nel 2018, oltre 10.000 sono stati tradotti da lingue diverse dall’italiano.

La lingua inglese rimane la lingua da cui si traduce di più. Almeno 8.000 sono, infatti, i libri provenienti da Paesi anglofoni. Seguono, poi, quantitativamente, i libri tradotti dal francese, dal tedesco e dallo spagnolo. Gli esemplari di opere tradotte dalle lingue slave si aggirano intorno alle 200 unità; non è irrisorio nemmeno il numero di libri tradotti dal latino o dal greco antico, poiché se ne contano almeno 297.

Nella Tabella 12, annessa al suddetto Report, viene reso noto anche il numero di opere librarie tradotte «da altre lingue». Tra i 1.732 testi appartenenti a tale categoria, figurano anche quelli originariamente scritti in lingua portoghese.

Nel panorama editoriale italiano, perciò, i testi tradotti dal portoghese, a prescindere da quale sia il Paese dal quale provengono, occupano un posto quasi irrilevante, se comparato al numero di testi che si traducono annualmente da altre lingue:

[…] per via della nota esterofilia del nostro mercato editoriale, la letteratura portoghese è presente, anche se confinata nelle solite nicchie, oppure ancorata a traduzioni obsolete, spesso ignorata dai recensori e ai margini del canone. […] è bene rammentare che si possono contare sulle dita di una mano le opere della letteratura portoghese incluse nelle collane dei grandi classici[3].

Viene, quindi, spontaneo domandarsi il perché di tale ragione. Da un’indagine portata avanti da Eurostat nel 2016 e pubblicata nel 2018[4] emerge che l’Italia, in Europa, si colloca agli ultimi posti del ranking della lettura nonostante, annualmente, venga introdotto all’interno del mercato editoriale italiano un notevole numero di testi. Ma forse, in questo caso, la colpa non si può attribuire né al primo attore, ovvero i lettori, né al secondo attore, ovvero le case editrici. Se è vero, infatti, che il 40,6% della popolazione italiana, dai 6 anni di età in su, legge almeno un libro all’anno, sarà altrettanto intuibile che, considerando l’elevatissimo numero di opere pubblicate solo nel 2018 (75.758), la quantità di lettori che riusciranno ad entrare in contatto con traduzioni di testi scritti da autori che si esprimono utilizzando il portoghese sarà davvero esigua.

I grandi editori, dal canto loro, tendono solitamente a non scommettere sulla pubblicazione di testi inediti e/o di autori sconosciuti, evitando così scelte rischiose, anche se economicamente potrebbero permettersi, più dei piccoli-medi editori, di investire in un libro il cui successo non è garantito (anche se, in realtà, non è semplice né scontato prevedere l’effettivo successo di un libro).

Tra gli autori di espressione portoghese maggiormente pubblicati dalle case editrici di medie-grandi dimensioni, troviamo alcuni tra i nomi più noti a livello mondiale: Fernando Pessoa e i suoi eteronimi; il Premio Nobel per la Letteratura del 1998 José Saramago; António Lobo Antunes; l’autore brasiliano più tradotto al mondo, Paulo Coelho; Jorge Amado; il mozambicano Mia Couto, uno tra i più noti autori dell’Africa lusofona etc. Ma,

nell’editoria italiana né Pessoa né Saramago, ovvero i due fenomeni, hanno mai trascinato a rimorchio, nonostante sporadici tentativi, nomi come Mário de Sá-Carneiro, Camilo Pessanha, Antero de Quental, Cesário Verde, Lídia Jorge, João de Melo.

Pessoa e Saramago sono due casi isolati, monadi svincolate dal corpus a cui appartengono i loro testi e il cui destino pare quello di altre due isole solitarie: António Lobo Antunes, fiore all’occhiello della Feltrinelli ma con scarso ritorno di pubblico e José Cardoso Pires[5].

In questo modo, preferendo «non rischiare oltre i “colpi sicuri”»[6], le grandi case editrici lasciano alla piccola e media editoria indipendente il compito di scouting editoriale e di pubblicazione di opere di autori che non godono della stessa notorietà dei personaggi sopracitati ma non per questo meno validi. La crescente presenza di testi tradotti dal portoghese, infatti, si deve soprattutto all’impegno e alla passione di ambiziosi progetti editoriali portati avanti da case editrici indipendenti di piccole e/o medie dimensioni.

La specializzazione delle piccole-medie case editrici

Un altro aspetto sul quale vale la pena soffermarsi è, appunto, quello relativo alla specializzazione delle case editrici. Sono definibili come “specializzate” tutte quelle case editrici che nel corso dell’anno hanno pubblicato almeno il 75% dei titoli per la stessa materia[7].

Dalla sopracitata ricerca portata avanti dall’Istat è emerso che

a fronte di produzione e tiratura quantitativamente limitate, i piccoli editori sembrano orientarsi verso target di lettori molto specifici grazie a una maggiore specializzazione tematica delle proposte editoriali: il 66,8% degli editori specializzati è infatti composto da piccoli editori (il 53,3% ha una produzione tendenzialmente monotematica), solo il 10,7% da grandi case[8].

Ma le differenze tra grandi e piccoli editori non finiscono qui. Esaminando, ad esempio, le percentuali relative alle attività di scouting editoriale per la ricerca di nuovi autori, notiamo che il divario tra grandi e piccoli editori è di 34,6 punti percentuali, dove i grandi svolgono un’attività di scouting editoriale per il 70,5% mentre i piccoli per il 35,9%. I dati risultano proporzionati anche per quel che riguarda le attività di traduzione. I grandi editori, come riportato nella Tabella 50 del Report, si occupano di traduzione per l’80,6%, assegnando le traduzioni da portare a termine a risorse umane esterne con una percentuale del 63,3%. Le attività di traduzione per i piccoli editori raggiungono la soglia del 42,8%: il 26,4% delle traduzioni, in questo caso, viene conseguito da risorse umane esterne, mentre del restante 16,4% si occupano risorse umane interne. Il servizio di traduzione, prendendo come campione piccole, medie e grandi case editrici, viene quindi esternalizzato, in media, nel 33,6% dei casi.

Nonostante questo grande impegno e la passione che le piccole e medie case editrici indipendenti mettono nel cercare di pubblicare testi di qualità, nel mercato editoriale italiano le lacune concernenti le opere degli autori di lingua portoghese sono spesso abissali e quindi le case editrici sono chiamate a «compiere scelte di grande importanza, nelle quali è necessario soprattutto decidere che cosa privilegiare»[9]. In molti casi, un po’ per l’incuranza da parte dei grandi editori, un po’ per le difficoltà economiche che i piccoli-medi editori riscontrano nella pubblicazione di libri meritevoli, ciò che varrebbe la pena di esser tradotto e pubblicato non riesce ad entrare all’interno del sistema.

I fondi

Esistono, all’interno dei Paesi di lingua portoghese, diversi enti, istituzioni governative e privati che s’impegnano annualmente a stanziare dei fondi con l’obiettivo di promuovere la lingua, la letteratura, l’arte e la cultura dei Paesi di espressione portoghese. Dei finanziamenti messi a disposizione da questi soggetti, tramite specifiche politiche di valorizzazione del patrimonio linguistico e di quello letterario, usufruiscono non solo gli operatori dei settori editoriali dei Paesi della Comunidade dos Países de Língua Portuguesa (CPLP), ma anche e soprattutto gli editori stranieri.

In Portogallo, gli enti pubblici che generalmente si occupano di tali questioni sono l’Instituto Camões e la DGLAB, ovvero la Direcção-Geral do Livro, dos Arquivos e das Bibliotecas. In Brasile, invece, il “Programa de Apoio à Tradução e à Publicação de Autores Brasileiros” è supportato dalla Fundação Biblioteca Nacional (FBN).

Camões – Instituto da Cooperação e da Língua, I. P.

L’Instituto Camões[10] è un’istituzione pubblica portoghese, fondata nel 2012, sovrintesa dal Ministero degli Affari Esteri e supervisionata dal rispettivo ministro, che ha come scopo primario quello di promuovere e diffondere la lingua e la cultura portoghesi nel mondo. Ai progetti di cooperazione internazionale e di insegnamento e divulgazione della lingua portoghese si affiancano anche attività di sostegno agli editori stranieri. L’Instituto, infatti, stanzia dei fondi e per la pubblicazione di opere scritte da autori di lingua portoghese per le quali è prevista una traduzione in un’altra lingua e per opere dedicate a personaggi o temi appartenenti alla cultura portoghese. Gli editori che desiderano partecipare a tale bando sono tenuti a inviare all’Instituto tutte le pratiche burocratiche necessarie entro il mese di marzo.

DGLAB – Direcção-Geral do Livro, dos Arquivos e das Bibliotecas

La Direcção-Geral do Livro, dos Arquivos e das Bibliotecas (DGLAB)[11], ovvero la ‘Direzione Generale del Libro, degli Archivi e delle Biblioteche’, è un ente pubblico sotto l’egida del Ministero della Cultura che svolge molte mansioni, in settori diversi ma inevitabilmente connessi tra loro. La sua missione principale consiste nel garantire una coerenza all’interno del sistema di archiviazione nazionale tramite attività di gestione e di coordinazione. L’implementazione di una politica integrata per i libri, le biblioteche e le letture non scolastiche è un altro importante compito svolto dalla DGLAB.

La Direcção-Geral do Livro, dos Arquivos e das Bibliotecas, come si è detto poc’anzi, coordina e gestisce gli archivi nazionali e le biblioteche pubbliche, volendo in questo modo valorizzare il patrimonio culturale del Paese e garantire ai cittadini un adeguato accesso ai dati e alle informazioni.

Per quel che concerne l’area del libro, la DGLAB si impegna a mettere in atto e a sostenere politiche relative alla promozione della lettura, collaborando sia con il settore pubblico che con quello privato, e finanziando ricerche e studi che indaghino sulle abitudini di lettura e sulle peculiarità del mercato del libro. Il supporto che essa fornisce alle diverse aree della produzione letteraria è notevole, poiché ha il nobile scopo di incrementare lo sviluppo del settore del libro. La DGLAB rende disponibili informazioni su autori, editori e librerie portoghesi e pianifica, finanzia e segue la pubblicazione e la diffusione all’estero delle opere di autori di espressione portoghese.

Le politiche a supporto dell’editoria, in patria e non – la DGLAB mette in atto attività di promozione della lettura e di supporto all’editoria anche nei Paesi appartenenti al Países Africanos de Língua Oficial Portuguesa (PALOP) –, della lettura, dell’incremento dei tassi di alfabetizzazione e di promozione degli autori di espressione portoghese, anche all’estero, sono dunque alla base degli obiettivi della DGLAB.

Tramite un concorso annuale, l’ente concede incentivi finanziari agli editori stranieri che intendono cimentarsi nella traduzione di opere di autori portoghesi o provenienti dagli altri Paesi di lingua portoghese ad eccezione del Brasile, poiché il governo brasiliano predispone autonomamente fondi destinati a tali scopi. Tra i requisiti richiesti per l’ammissione al bando vi è quello di presentare esclusivamente opere non ancora edite nel Paese dell’editore. A differenza di quanto designato nel bando dell’Instituto Camões, in quello istituito dalla DGLAB non vi è alcun limite al numero di domande che ogni editore può presentare ogni anno. La data di scadenza per consegnare le domande rimane invece la medesima, ovvero il 31 marzo di ogni anno.

DGLAB e Instituto Camões

Secondo quanto riportato da un comunicato stampa pubblicato sul sito della RTP (Rádio e Televisão de Portugal) il 31 luglio del 2019, la Direzione Generale del Libro, degli Archivi e delle Biblioteche e l’Instituto Camões uniranno i loro programmi di sostegno alle traduzioni e alla diffusione delle culture del mondo di espressione portoghese all’estero. Perciò, se fino ad ora le due istituzioni investivano separatamente in programmi per il sostegno alla traduzione di opere letterarie in portoghese, con regolamenti, quantità di denaro, scadenze e processi di candidatura differenti, da adesso in poi non sarà più così.

Tra i progetti derivanti da questa unione vi è anche l’idea di «apoiar o desenvolvimento de uma plataforma tecnológica com registo de dados de obras traduzidas de autores de língua portuguesa»[12]. La creazione di una piattaforma tecnologica comune, nella quale inserire i dati delle opere tradotte nelle varie lingue e nei vari Paesi, semplificherebbe e chiarirebbe una serie di questioni che al momento risultano un po’ problematiche. Esiste, infatti, ad oggi, un “Translation Database” della DGLAB nel quale è possibile effettuare delle ricerche sulle opere appartenenti al mondo di lingua portoghese sulla base delle lingue in cui son state tradotte, in quale Stato, da quale editore e in quale anno. Si possono ricercare le opere anche in base all’autore, al traduttore e all’illustratore, ma il problema sostanziale consiste nel fatto che il database risulta tendenzialmente incompleto e non aggiornato.

Fundação Biblioteca Nacional (FBN) – O Programa de Apoio à Tradução e à Publicação de Autores Brasileiros

Il programma di supporto alla traduzione e alla pubblicazione degli autori brasiliani, istituito nel 1991 ma riformulato nel 2011 con un rafforzamento del bilancio e un conseguente incremento di visibilità nel mercato internazionale, mira a diffondere la letteratura e la produzione intellettuale brasiliana all’estero. Il programma si rivela uno strumento importante per l’internazionalizzazione della cultura nazionale poiché intende, appunto, espandere, perfezionare e consolidare la cultura brasiliana all’estero[13]. Oltre a finanziare gli editori stranieri intenti a tradurre opere di autori brasiliani, il programma prevede anche una politica di diffusione delle opere brasiliane nei Paesi della CPLP.

Sul sito della Biblioteca Nacional, ente finanziatore di tale progetto, si attesta che dal 1991 al 2018 sono stati assegnati 1.025 sussidi agli editori stranieri provenienti da più di 55 Paesi, destinati alla traduzione e alla pubblicazione di opere di oltre 300 autori brasiliani. Una delle cose più interessanti da sottolineare, a mio avviso, è che, esaminando attentamente i documenti nei quali si elencano le opere la cui traduzione verrà finanziata dalla FBN nel biennio 2018-2020, tra gli editori che si occuperanno di tradurre tali opere vi sono moltissimi editori portoghesi. Sono dunque numerosissime – quasi paradossalmente – le richieste per tradurre da una varietà all’altra della medesima lingua.

La diffusione delle culture e delle letterature di lingua portoghese nel mondo

Cercare di valorizzare la propria lingua e la propria cultura, anche letteraria, a livello internazionale contribuisce sicuramente a porre le basi per una condizione di rispetto reciproco, ma non è detto che queste politiche di supporto permettano automaticamente alle letterature di lingua portoghese di acquisire un posto di prestigio in quello che viene definito dalla critica letteraria francese Pascale Casanova «La République mondiale des Lettres»[14].

In un libro dal titolo English as a Global Language[15], lo studioso britannico David Crystal affermava che il potere che le lingue acquisiscono dipende prevalentemente dal potere politico, economico, militare e culturale dei suoi parlanti. Di conseguenza, la domanda che viene da porsi è: tutto questo vale anche per le letterature? Qual è il principio secondo il quale le letterature di alcuni Paesi si impongono su quelle di altri? A differenza di Crystal, Pascale Casanova ritiene che il prestigio culturale di una nazione non abbia niente a che vedere con il potere economico-politico da essa ottenuto: «The key to understanding how this literary world operates lies in recognizing that its boundaries, its capitals, its highways, and its forms of communication do not completely coincide with those of the political and economic world»[16]; e sembra esser d’accordo con lei anche Franco Moretti, affermando che «material and intellectual hegemony are indeed very close, but not quite identical»[17]. Continua poi la critica francese:

This world republic of letters has its own node of operation: its own economy, which produces hierarchies and various forms of violence; and, above all, its own history, which, long obscured by the quasi-systematic national (and therefore political) appropriation of literary stature, has never really been chronicled. Its geography is based on the opposition between a capital, on the one hand, and peripheral dependencies whose relationship to this center is defined by their aesthetic distance from it. It is equipped, finally, with its own consecrating authorities, charged with responsibility for legislating on literary matters, which function as the sole legitimate arbiters with regard to questions of recognition. […] In fact, the books produced by the least literarily endowed countries are also the most improbable; that they yet manage to emerge and make themselves known at ail verges on the miraculous. The world of letters is in fact something quite different from the received view of literature as a peaceful domain[18].

Dalle parole della Casanova si evince, quindi, che esiste una vera e propria gerarchia tra letterature. Anche in alcuni saggi scritti da Heilbron, nati con l’intento di indagare sulla struttura e sulle dinamiche del sistema mondiale delle traduzioni, emergono dei dati sui quali vale sicuramente la pena di riflettere.

All’interno del sistema mondiale delle traduzioni[19] – organizzato secondo una «hierarchical structure»[20] – la lingua inglese occupa quella che Heilbron definisce come una posizione “ipercentrale” («hypercentral position»). Tale termine, preso in prestito dal lavoro svolto dal sociologo olandese Abram de Swaan, il quale si era occupato di categorizzare le varie lingue del mondo[21], rende molto l’idea e si rivela alquanto attinente. Più del 55-60% delle traduzioni mondiali, infatti, vengono fatte da testi scritti originariamente in lingua inglese. Al secondo e terzo posto si situano il tedesco e il francese, «each with a share of about 10% of the global translation market»[22] e, nonostante esse si collochino in una posizione molto distante rispetto alla lingua inglese, finiscono comunque per occupare quella che Heilbron definisce una «central position». Vi è poi un terzo livello, dove 7-8 lingue occupano la cosiddetta «semi-central position». Tra queste lingue troviamo lo spagnolo, l’italiano e il russo, tutte lingue che nel mercato mondiale delle traduzioni non occupano né un posto troppo centrale né un posto troppo periferico. Vi è, infine, un quarto livello, che accoglie lingue come il cinese, il giapponese e l’arabo. In questa categoria rientra anche la lingua portoghese. Sebbene queste lingue siano tra le più parlate al mondo – tanto che nel lavoro di Abram de Swaan esse rientrano nel secondo gruppo, ovvero quello delle «supercentral languages», precedute solo dal primo gruppo, nel quale è presente l’unica «hypercentral language» e cioè l’inglese, e seguite dalle «central languages», appartenenti al terzo livello, e dalle «peripheral languages» del quarto e ultimo livello –, esse ricoprono uno spazio marginale nel mercato delle traduzioni: solo l’1%.

È inoltre interessante notare come questa gerarchizzazione venga rispettata, con minime modifiche, anche all’interno del sistema traduttivo di ogni nazione. Rispetto al passato, oggi vengono sicuramente prese in considerazione molte più lingue per le traduzioni; eppure, complessivamente, il numero totale di traduzioni provenienti dalle cosiddette «peripheral languages» non sembra esser aumentato di molto. Per di più, il prestigio che una lingua assume sembra influenzare inevitabilmente anche la quantità di generi letterari tradotti da tale lingua: «centrality, in other words, implies variety»[23].

Tuttavia, in questa struttura del sistema internazionale di traduzione, composta da “centro” e “periferia”, qualcosa di positivo per le lingue che si collocano in una posizione periferica sembra esserci: secondo lo studio di Heilbron, le traduzioni fatte a partire da lingue periferiche sembrano acquisire un valore maggiore. Non è, però, così per Braz: non essendo considerata una lingua globale, infatti, il portoghese necessita d’esser tradotto per arrivare a quel famigerato “centro”, ed è qui, secondo Braz, che si viene a creare uno svantaggio: «[…] it is incontestable that those texts that are able to enter the world’s literature without being translated have a tremendous advantage over those that can do so only after being rendered into another language»[24], asserisce infatti Braz.

Quindi, in che posizione si situa la lingua portoghese? In una posizione di “vantaggio” grazie alla sua “perifericità”? O in una di “svantaggio” proprio a causa di questa “perifericità”? Viene inoltre da domandarsi: all’interno del panorama editoriale italiano, ad esempio, la lingua portoghese riesce a superare ciò che Braz definisce come il «foreignness test», ovvero il ‘test di estraneità’?

Case editrici italiane indipendenti di piccole-medie dimensioni e lusofonia

In Italia, un momento di svolta per le letterature dei Paesi di lingua portoghese si presentò a partire dalla seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso[25], periodo in cui si registrò un notevole incremento del numero di traduzioni dal portoghese.

Nel 1994 il Brasile partecipò alla Fiera del Libro di Francoforte (Frankfurter Buchmesse) come ospite d’onore, avvenimento che si replicò di nuovo nel 2013; nel 1997, invece, fu il turno del Portogallo. Solo un anno dopo José Saramago diveniva il primo scrittore portoghese – e tuttora l’unico autore appartenente all’universo lusofono ad esser stato insignito di tale premio – a ricevere il Nobel per la Letteratura, permettendo così alla produzione letteraria portoghese di vivere un momento di vera e propria ribalta internazionale[26]. In più, la partecipazione di Portogallo e Brasile alla XIX edizione della Fiera Internazionale del Libro di Torino nel 2006, e il sostegno da parte degli enti nati con l’intento di supportare e promuovere gli autori e le letterature di lingua portoghese, i quali organizzarono eventi e conferenze con autori come Mia Couto, Miguel Sousa Tavares, João Melo, Gonçalo M. Tavares, José Eduardo Agualusa, Paulo Coelho, Bernardo de Carvalho etc., contribuirono a modificare la percezione che gli editori italiani avevano di tali mondi.

«When a country is nominated to be guest of honour at Frankfurt Book Fair, the first thing that happens is that the wheels of translation begin to turn»[27]; fenomeno che si sviluppò anche a seguito del Salone del Libro di Torino nel 2006. Ma per garantire un successo di traduzioni nel lungo termine, anche dopo il “boom di traduzioni del momento”, si rivela fondamentale mettere in atto persistenti politiche di supporto alla traduzione, obiettivo che sia il Portogallo che il Brasile sembrano aver raggiunto con ottimi successi: «[…] a foreign country’s literary culture has to be launched in the same way that a new brand would be. And this is something that requires years of patient cultivation»[28].

Chi sono, però, i soggetti che determinano davvero il destino di un autore e delle sue opere in un Paese straniero? Secondo il ragionamento portato avanti da Monica Lupetti in un saggio intitolato La traduzione impedita[29], non può essere né il traduttore né il curriculum pregresso dell’autore a garantire un elevato tasso di vendibilità nel “Paese d’arrivo”.

In Italia, la cosiddetta editoria di cultura e di progetto svolge in tal senso un ruolo determinante. Le case editrici indipendenti che si specializzano inserendo all’interno del proprio catalogo testi di autori di espressione portoghese non sono molte; esse sono prevalentemente di piccole e medie dimensioni e vantano una serie di pubblicazioni molto valide, le quali rappresentano un vero e proprio punto di riferimento per quel che riguarda la diffusione delle culture dei Paesi di lingua portoghese in Italia.

Tra le case editrici che si è deciso di prendere in considerazione in questo lavoro di ricerca troviamo (in ordine alfabetico): Edizioni dell’Urogallo, casa editrice perugina che attualmente vanta, a livello nazionale, il maggior numero di opere letterarie tradotte dal portoghese presenti all’interno di un solo catalogo; La Nuova Frontiera, nata a Roma nel 2002 con lo scopo di importare in Italia opere di autori appartenenti a una specifica triade linguistica, ovvero di espressione portoghese, spagnola e catalana; le piccole Tuga Edizioni e Vittoria Iguazu Editora, entrambe nate con l’ambizione di introdurre all’interno del settore editoriale italiano testi di lingua portoghese inspiegabilmente “dimenticati” dai grandi editori, e infine la casa editrice romana Voland, la più “anziana” tra le cinque, poiché in attività dal 1994, la quale ha sicuramente svolto un importante ruolo di “rompighiaccio”, introducendo nel sistema letterario italiano rilevanti opere di altrettanto autorevoli scrittori.

Edizioni dell’Urogallo

Le Edizioni dell’Urogallo sono una casa editrice umbra, con sede a Perugia, nata nel 2007 e specializzata nella traduzione in italiano di opere letterarie provenienti dal mondo di lingua portoghese e galega[30]. Con più di 80 titoli in catalogo, l’Urogallo si differenzia nella scena editoriale italiana poiché vanta il maggior numero di testi provenienti dal mondo lusofono. Nel 2015 la casa editrice è stata insignita del “Premio Nazionale per la Traduzione”, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT), distinguendosi per il valore complessivo del catalogo. Tra le case editrici selezionate per questo lavoro, è da segnalare l’ottenimento di tale premio anche da parte di Voland, nel 2002, e della casa La Nuova Frontiera, nel 2011.

La prima collana ad esser stata concepita dal marchio perugino è anche quella che ad oggi accoglie il numero più cospicuo di opere. Si tratta della collana «Frontiere Perdute», fondata nel 2009, la quale ospita più di 20 testi appartenenti alla cosiddetta letteratura post-coloniale di lingua portoghese. Tra gli autori pubblicati in questa collana troviamo gli angolani José Eduardo Agualusa, di cui son state pubblicate 5 opere (Un estraneo a Goa, 2009; Borges all’inferno e altri racconti, 2009; Al posto del morto, 2012; Passeggeri in transito, 2015; L’educazione sentimentale degli uccelli, 2015), João Melo (L’uomo dallo stecchino in bocca, 2010; Il giorno in cui Paperino s’è fatto per la prima volta Paperina, 2017; The Serial Killer, 2017) e la poetessa Ana Paula Tavares, le cui opere edite da Urogallo sono Manuale per amanti disperati e La testa di Salomé, entrambe uscite nel 2017. Tra i mozambicani, oltre a João Paulo Borges Coelho, di cui son state tradotte tre opere – Cronaca di Rua 513.2 (2011), Campo di transito (2012) e Indizi Indiani (2017) –, troviamo i celebri Mia Couto (Ventizinco, 2013) e Paulina Chiziane (Ballata d’amore al vento, 2017). Sono presenti nella collana anche All’inferno (2017) del capoverdiano Arménio Vieira e due testi dello scrittore timorense Luís Cardoso: Requiem per il navigatore solitario (2010) e L’anno in cui Pigafetta completò la circumnavigazione (2017). Tra le opere più recenti pubblicate da Urogallo in questa collana, Donna Pura e i compagni d’Aprile del capoverdiano Germano Almeida e L’ultima tragedia di Abdulai Sila, scrittore proveniente dalla Guinea-Bissau, entrambe uscite nel 2019.

Proseguendo cronologicamente, ci si imbatte nella collana «Galaica», che comprende le opere originariamente scritte in lingua galega, e la «Pessoana», chiamata così per omaggiare uno degli scrittori portoghesi più emblematici del Novecento, Fernando Pessoa. Tra i volumi pubblicati in «Galaica», quelli di Teresa Moure (La giornata degli alberi, 2009), Antón Riviero Coelho (I figli di Bakunin, 2010), Francisco Castro (Spam, 2012) e María Reimóndez Meilán (Pirata, 2013).

Nel catalogo delle Edizioni dell’Urogallo sono poi presenti due collane destinate ai classici. La prima include testi che vengono ristampati integralmente e in lingua originale («Clássicos»), nella quale al momento sono presenti quattro testi: Os Lusíadas di Luís Vaz de Camões; As Memórias Póstumas de Brás Cubas di Machado de Assis; História de Menina e Moça di Bernardim Ribeiro; O Livro de Cesário Verde e Histórias Breves e Admiráveis di Soror Maria do Céu, tutti stampati tra il 2011 e il 2012. La seconda, invece, include testi classici ma tradotti; nella «Classica», infatti, troviamo: Cause della decadenza dei popoli peninsulari di Antero de Quental, Il culto del tè di Wenceslau de Moraes, La città del vizio di Fialho de Almeida e La volta di Alexandre Herculano, usciti il primo nel 2014, il secondo nel 2017 e gli ultimi due nel 2019.

Seguono le collane «Lusitana» e «Brasiliana», entrambe inaugurate nel 2013: la prima include in sé le opere di prosa contemporanea provenienti dal Portogallo, mentre l’altra dà voce alle più recenti correnti letterarie brasiliane. Tra le penne presenti in «Lusitana», quella di Mário Zambujal (Non si scrivono più lettere d’amore, 2013), di Teolinda Gersão (Big Brother isn’t watching you e altre storie, 2013); La città di Ulisse, 2013), di Almeida Faria (La passion, 2018; Tagli, 2019), di Lídia Jorge (I Memorabili, 2018) di Gonçalo M. Tavares (Enciclopedia, 2018). Tra le opere uscite nel 2019: Walt di Fernando Assis Pacheco e Quaderno di memorie coloniali di Isabela Figueiredo.

Per il momento la collana «Brasiliana» ospita solo quattro autori, e cioè José Castello, con Ribamar (2013), Ferreira Guillar, con Città inventate (2015), Sérgio Sant’Anna (Il mostro. Tre storie d’amore, 2014) e suo figlio André Sant’Anna, anch’esso scrittore (Sesso & amicizia I. Sesso, 2015 e Sesso & amicizia II. Amicizia, 2016).

Nel catalogo della casa editrice perugina è presente però anche un altro importante scrittore brasiliano, Rubem Fonseca, a cui è dedicata un’intera collana, contenente sei delle sue opere, pubblicate dai tipi di Urogallo quando ancora inedite in Italia. Tra i testi pubblicati – dello scrittore che forse con il suo stile crudo, diretto, quasi neorealista, ha saputo descrivere meglio la contemporaneità brasiliana –, E nel mezzo del mondo prostituto, solo amore pel mio sigaro ho tenuto (2012), Diario di un libertino (2012), Mandrake, la Bibbia e il bastone (2013), Il Seminarista (2013), Il buco nella parete (2017), Lei e altre donne (2017).

Troviamo poi la collana «Orpheu», destinata alla poesia, la quale finora accoglie tre opere di José de Almada Negreiros (Nome di battaglia, 2014; Prose d’avanguardia, 2014; Poesia, 2016), una di Angelo de Lima (Poesie, 2015) e, per finire, un’antologia intitolata Una letteratura da manicomio – «Orpheu» nei giornali e nelle riviste portoghesi del 1915, pubblicata sempre nel 2015.

Vanno ad aggiungersi al progetto editorial-letterario della casa editrice Edizioni dell’Urogallo anche molte altre opere “fuori collana”, alcune appartenenti ad autori di espressione portoghese presenti nelle sopracitate collane – come ad esempio il racconto di Lídia Jorge La strumentalina – altre appartenenti ad autori non ancora citati – come António Mega Ferreira (Roma. Esercizi di riconoscimento, 2011). Sono poi presenti i testi di Anabela Ferreira (366 buoni motivi per conoscere il Portogallo e imparare il portoghese, 2014); Il Portogallo tra terra e mare, 2017) e la pubblicazione integrale della tesi di dottorato discussa dal direttore editoriale della casa editrice Marco Bucaioni, dal titolo Le letterature dell’Africa lusofona. Panoramica storico-culturale e critico-letteraria (2015).

La Nuova Frontiera

La Nuova Frontiera (LNF) è una casa editrice indipendente nata a Roma nel 2002. Per i primi dieci anni di attività, la casa editrice si è occupata di importare in Italia opere di autori di espressione portoghese, spagnola e catalana. Da qualche anno però il loro progetto editoriale si è ampliato, aprendosi anche ad altre frontiere e lingue.

Il sito della casa editrice romana presenta una sezione – molto ben fatta – dedicata ai propri autori. Perlustrando tale sezione, si può notare come, ormai, il principio linguistico non rappresenti più un fattore selettivo per la scelta delle opere. Difatti, oltre agli autori provenienti dalla penisola iberica, dai Paesi latinoamericani e dell’Africa lusofona – regioni nelle quali si parlano, appunto, le lingue appartenenti alla sopramenzionata triade linguistica –, sono presenti anche autori provenienti dagli Stati Uniti, dal Canada, dalla Svizzera, dall’Inghilterra, dall’Italia, dalla Francia, dalla Germania, dall’Olanda e dalla Russia. Le frontiere letterarie dell’LNF, insomma, si sono davvero “rinnovate” e aperte. Ciò su cui ci preme soffermarci in questa sede sono però gli autori appartenenti alla CPLP. Dei cinquantasette autori pubblicati in questi ultimi diciott’anni da La Nuova Frontiera, nove sono gli autori che hanno come lingua madre il portoghese. Tra gli autori portoghesi troviamo Alfonso Cruz, António Manuel Pires Cabral e Francisco José Viegas. Tra gli autori brasiliani, invece, Caio Fernando Abreu, Adriana Lisboa, Ana Paula Maia e Luiz Ruffato. A rappresentanza dei Paesi PALOP, l’angolano José Eduardo Agualusa e la mozambicana Paulina Chiziane.

Le collane della casa editrice sono sostanzialmente tre: «Liberamente», «che esplora le nuove voci della narrativa contemporanea»; «Il Basilisco», che riunisce i classici contemporanei, e la collana «Cronache di Frontiera», «per il giornalismo, i reportage e la saggistica d’attualità». LNF, insieme ad altre case editrici, porta avanti anche il cosiddetto progetto BEAT, «una vera e propria sigla editoriale nata dall’unione di diverse case editrici con lo scopo di proporre ai lettori volumi economici nel prezzo ma non nella cura editoriale e nei contenuti»[31].

Tra i primi testi di lingua portoghese ad esser stati tradotti da La Nuova Frontiera troviamo Il venditore di passati, di José Eduardo Agualusa, tradotto da Giorgio de Marchis nel 2007, e Il canonico di António Manuel Pires Cabral, tradotto nel 2008 da Daniele Petruccioli. De Marchis, oltre che del Venditore di passati, si è occupato anche delle altre due opere dell’angolano Agualusa, Le donne di mio padre (2010) e Barocco tropicale (2012), del testo dal titolo L’allegro canto della pernice (2009) di Pauline Chiziane – prima donna mozambicana ad aver pubblicato un romanzo nel suo Paese, dal titolo Balada de amor ao vento (1990), tradotto poi in italiano da Edizioni dell’Urogallo nel 2017 – e dell’opera di Luiz Ruffato Fiori artificiali (2015), quest’ultima tradotta in collaborazione con Gian Luigi de Rosa; il quale a sua volta ha tradotto per LNF gli altri due testi di Ruffato: Sono stato a Lisbona e ho pensato a te (2011) e Di me ormai neanche ti ricordi (2014), oltre ai testi di Adriana Lisboa, tradotti coi titoli Blu corvino e Hanoi, il primo nel 2013 e il secondo nel 2014. Delle due opere del portoghese Alfonso Cruz si è, invece, occupata Marta Silvetti, una traduttrice che per La Nuova Frontiera ha curato la versione in italiano anche di opere destinate a bambini e ragazzi.

Parallelamente alla produzione per adulti, infatti, si è sviluppata quella che è poi divenuta La Nuova Frontiera Junior, la quale ha assunto sempre maggiore autonomia rispetto a LNF. Tradotti dalla Silvetti, ad esempio, sono anche i libri illustrati della pluripremiata e pluritradotta scrittrice portoghese Catarina Sobral. Il primo libro della Sobral ad essere stato pubblicato da LNF Junior è stato Cimpa, nel 2014, seguito da Mio nonno, Tanto tanto grande, Ma come, è sparito così? e Impossibile, pubblicati rispettivamente nel 2015, nel 2017, nel 2019 e, il più recente, il 30 gennaio 2020. Tutti i testi di Catarina Sobral sono stati inseriti nella collana «Albi illustrati», nella quale sono presenti anche i libri di un’altra importante autrice portoghese: Isabel Minhós Martins. Di suo, tra il 2011 e il 2013, sono stati pubblicati da LNF Junior: Cuore di mamma, Pedali e papere, Il mio vicino è un cane e Andirivieni, quest’ultimo vincitore, nel 2014, del premio “Premio Hans Christian Andersen”, considerato il più importante riconoscimento italiano nel campo della letteratura per l’infanzia. Della stessa autrice, in Italia, sono stati tradotti anche: Quando sono nato, Quanti siamo in casa?, P di papà e Qui non si passa, pubblicati tra il 2009 e il 2015 dalla casa editrice milanese Topipittori, specializzata proprio nella pubblicazione di libri illustrati per bambini e ragazzi.

Uscito per LNF Junior anche il libro del portoghese Ricardo Henriques intitolato Mare (2014), dedicato, per l’appunto, al continente blu e inserito nella collana «Non fiction» della casa editrice.

Negli anni, La Nuova Frontiera e La Nuova Frontiera Junior hanno ampiamente usufruito dei fondi messi a disposizione dalla DGLAB, pubblicando con tali fondi circa 29 opere.

Tuga Edizioni

La casa editrice Tuga Edizioni nasce a Bracciano sul finire del 2012. La passione per il mondo lusofono rappresenta la sua linfa vitale, il naturale propellente per un’attività che l’ha condotta alla ricerca di grandi opere della letteratura portoghese ancora inspiegabilmente inedite in Italia[32]. Tra le sue collane troviamo: «Torre de Belém», dedicata alla narrativa lusofona; «Torre do Tombo», che ospita testi di saggistica omaggiando nel titolo l’archivio centrale dello Stato portoghese; «Piccole Torri», ovvero una collana che accoglie in sé libri illustrati, tradotti dal portoghese, per bambini e ragazzi. Da segnalare anche la collana «Portuliana», all’interno della quale si trovano testi scritti da autori italiani ma che riportano esperienze vissute in Portogallo o negli altri Paesi della CPLP. Rimanendo in ambito lusofono, un’opera decisamente rilevante pubblicata da Tuga Edizioni è la biografia ufficiale di Agostinho Neto, primo presidente della Repubblica di Angola e importante personalità di riferimento nella lotta per la liberazione dal colonialismo europeo in Africa. La biografia, autorizzata dall’omonima Fondazione, è stata pubblicata con il titolo Agostinho Neto – Una vita senza tregua 1922/1979 e presentata, nel 2015, al Padiglione dell’Angola all’Expo di Milano.

Tra gli autori presenti nella collana «Torre de Belém» troviamo Almeida Garrett (Viaggi nella mia terra, 2015), Camilo Castelo Branco (Cuore, testa e pancia, 2018), Raul Brandão (Pescatori, 2017), João Aguiar (Inês de Portugal, 2014) e tre interessanti scrittori della scena editoriale contemporanea: l’angolano Artur Carlos Maurício Pestana dos Santos, meglio noto con lo pseudonimo Pepetela (Predatori, 2013), e i portoghesi André Timm (Modi incompiuti di morire, 2019) e Pedro Vieira (Ultima fermata, Massamá, 2015), tradotti rispettivamente da Giacomo Falconi e Laura Fasolino. In questi ultimi due casi, come si evince da quanto detto dall’editore della casa editrice nell’intervista che segue[33], la possibilità per i traduttori di mettersi direttamente in contatto con gli autori si è rivelata essenziale per risolvere alcuni dubbi legati a certe espressioni presenti nel testo di partenza.

Per il momento, nella collana «Torre do Tombo» è presente un solo testo, ovvero Il piccolo libro del Grande Terremoto – Lisbona 1755 (2019), di Rui Tavares, nel quale vengono presentate nuove ipotesi e teorie sul devastante terremoto avvenuto a Lisbona nel 1755, un evento che ha sicuramente scosso le coscienze dei lisboetas e dell’Europa tutta, riuscendo ad imprimersi indelebilmente nella memoria collettiva e cambiando per sempre la fisionomia di questa capitale affacciata sull’Atlantico.

Nella collana «Piccole Torri» troviamo il libro illustrato Comprare, comprare, comprare! (2018) della scrittrice Luísa Ducla Soares, nata a Lisbona il 20 luglio 1939, insignita nel 1996 del “Grande Prémio Calouste Gulbenkian” per la sua intera produzione e candidata per il Portogallo al “Premio Hans Christian Andersen”. Nonostante la scrittrice abbia pubblicato più di ottanta opere per bambini e ragazzi, il libro sopra citato è la sua prima traduzione italiana. L’altro libro illustrato pubblicato in «Piccole Torri» è Mio nonno, re di poca cosa (2017) di João Manuel Ribeiro, scrittore e poeta portoghese autore di più di cinquanta testi, sia narrativi sia poetici, per bambini e ragazzi.

C’era una volta in Portogallo (2016) di Daniele Coltrinari e Luca Onesti, Deviazioni. Storie di un italiano a Lisbona (2019) di Marcello Sacco e Novecento Lusitano di Davide Mazzocco, uscito per Tuga lo scorso novembre, fanno invece parte di «Portuliana», una collana destinata alle testimonianze e ai racconti di autori italiani, come si è detto precedentemente, le cui storie sono però ambientate nei Paesi di lingua portoghese. Tra gli obiettivi primari di questa collana vi è sicuramente quello di ridurre le false credenze e i luoghi comuni legati a questi territori.

Anche Tuga Edizioni, come le altre case editrici selezionate, usufruisce, dal 2013, dei fondi messi a disposizione dall’Instituto Camões e dalla DGLAB.

Vittoria Iguazu Editora

La Vittoria Iguazu Editora nasce a Livorno nel 2011 pubblicando come primo titolo un ricettario di famiglia. La piccola casa editrice indipendente mostra però sin da subito un vivo interesse per la letteratura straniera, ponendo un’attenzione particolare alle opere di lingua portoghese e spagnola. Sul sito, si presenta così:

Mi chiamo Vittoria Iguazu e sono un’editora afroamericana, sono mulatta e porto i capelli alla Angela Davis. Quando ho deciso di lanciare il mio progetto editoriale ho scelto uno pseudonimo che rendesse omaggio a due grandi spazi acquatici: il lago africano sul quale si specchiano Kenya, Uganda e Tanzania, e le cascate sudamericane sulle quali si affacciano Brasile, Argentina e Paraguai. Mi piace infatti pensare che i fiumi – che attraversano popoli diversi e trascinano nelle proprie acque oggetti, ricordi e storie di vita – sono, in fondo, come le buone letterature: provengono da paesi lontani per confluire in un unico serbatoio, quello della cultura e della memoria. Voglio dunque difendere le acque che garantiscono la vita e trasmettono la cultura, e intendo farlo presidiando le sponde e risalendo i fiumi in cerca di espressioni letterarie vive ed originali. Nel mio viaggio incontrerò scrittori africani e sudamericani, ma non solo. Mi fermerò nelle zone rurali e nelle città per conoscere i griots di ieri e di oggi. Mi farò portavoce di tradizioni dimenticate e inesplorate pubblicando testi e organizzando eventi culturali[34].

Dalla presentazione che la stessa Vittoria Iguazu Editora (VIE) fornisce di sé s’intuisce subito il compito che intende adempiere all’interno del panorama editoriale italiano. Con la voglia di colmare gli spazi letterari lasciati vuoti dalla scelta delle grandi case editrici, la VIE risale i fiumi delle letterature straniere per far conoscere anche al lettore italiano ciò che altrimenti rimarrebbe probabilmente a lui ignoto. La casa editrice livornese svolge pertanto un importante compito di mediatrice culturale, nonostante le sue modeste dimensioni.

Benché la Vittoria Iguazu non si occupi esclusivamente di letteratura del mondo di lingua portoghese e non abbia una collana specifica destinata agli autori che rientrano in tale categoria, in questi nove anni di attività essa si è impegnata considerevolmente nella diffusione della cultura di lingua portoghese, pubblicando testi appartenenti a generi diversi e ad epoche molto lontane tra loro. Ne sono un esempio l’edizione critica e la traduzione del testo teatrale tardomedievale del grande drammaturgo Gil Vicente La barca dell’inferno, pubblicato nel 2014 all’interno della collana di narrativa internazionale «VIE di carta», o l’opera teatrale dal titolo L’aspirante gentiluomo (2019) dell’autore portoghese seicentesco Francisco Manuel de Melo, tradotta da Sofia Morabito e Valeria Tocco e inserita nella collana «VIE del Palco»; è da far presente che l’opera L’aspirante gentiluomo ha vinto, nell’estate del 2019, il premio per la traduzione letteraria “Lorenzo Claris Appiani”, posizionandosi al primo posto. Tuttavia, rimanendo sul genere del teatro, troviamo anche opere più recenti, tra cui Salomè. Un frammento teatrale (2016) di Fernando Pessoa e La misericordiosa (2015) di Ariano Suassuna, apprezzabile drammaturgo brasiliano del secolo scorso.

Vi sono poi i racconti gotico-allegorici del portoghese Álvaro do Carvalhal (Racconti. Mistero, assenzio e passioni, 2012), morto giovanissimo a Coimbra a causa di una malattia cardiaca; il romanzo gotico ottocentesco del brasiliano Aluísio de Azevedo dal titolo Dèmoni (2017) e quello del suo coetaneo portoghese Fialho de Almeida intitolato La Rossa (2015).

Tra gli autori della contemporaneità, la brasiliana Flavia Cristina Simonelli (Assenza, 2014) e i portoghesi Valério Romão (Nel vicolo cieco dell’aorta, 2019) e Manuel da Silva Ramos (I tre seni di Novellia, 2014).

Fin qui tutte opere di autori portoghesi e brasiliani la cui traduzione è stata finanziata o dalla DGLAB o dalla FBN (tranne per il romanzo di Manuel da Silva Ramos, la cui edizione edita da VIE contiene i tre testi I tre seni di Novellia, Il respiro e Una lunga nascita; l’omaggio a Fernando Pessoa e il testo di Aluísio de Azevedo, i quali non hanno ricevuto alcuna tipologia di finanziamento da parte di questi enti). Hora di bai, dello scrittore Manuel Ferreira, portoghese di nascita ma capoverdiano d’adozione, è un romanzo uscito per la prima volta nel 1962 ed edito dai tipi di VIE nel 2012; esso è ambientato a Capo Verde nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale. Il libro uscì prevalentemente con lo scopo di denunciare la situazione politica presente nell’arcipelago nel 1943, la quale aggravava ancora di più la già precaria realtà quotidiana in cui gli abitanti delle isole erano costretti a vivere poiché flagellati dalle carestie e dalla siccità di quegli anni.

Tra gli autori imprescindibili, appartenenti al canone classico della letteratura portoghese e pubblicati dalla casa editrice Vittoria Iguazu, troviamo anche Eça de Queirós con un’opera dedicata ad Antero de Quental (Antero de Quental: un genio che era un santo, 2016), uno dei principali riferimenti intellettuali della cosiddetta Geração de ’70, un’opera di Almada Negreiros (La tartaruga, 2015) e un racconto di Mário de Sá-Carneiro (Follia…, 2013).

Voland Edizioni

La casa editrice Voland nasce a Roma nel 1994 e da allora è impegnata nel far conoscere ai lettori italiani le grandi letterature ancora poco frequentate, curandone in modo particolare le traduzioni. Gli autori che costituiscono il catalogo Voland sono principalmente russi, bulgari, romeni, polacchi, ma anche francesi, portoghesi e tedeschi. La casa, conosciuta a livello nazionale soprattutto aver pubblicato l’intera produzione della belga Amélie Nothomb, ha proposto negli anni interessanti testi originariamente in lingua portoghese. Daniele Petruccioli è uno dei traduttori che ha collaborato di più con Voland, la voce italiana della scrittrice portoghese Dulce Maria Cardoso, della quale sono stati pubblicati diversi testi per i tipi di Voland. Tra i romanzi di quest’autrice: Campo di sangue e Le mie condoglianze, usciti entrambi nel 2007; Il compleanno, edito nel 2011, e Il ritorno, tradotto sempre da Petruccioli e pubblicato per Voland e Feltrinelli nel 2013. Il libro Le mie condoglianze è valso a Dulce Maria Cardoso il “Premio Letterario dell’Unione Europea” per l’anno 2009. Nel 2017 Voland ha pubblicato anche una raccolta di racconti dell’autrice, racconti «di amori mancati e imperfetti»[35]. Tutti i testi sopra citati sono stati inseriti all’interno della collana «Amazzoni», collezione di «sferzante scrittura al femminile che mira al cuore e al cervello dei lettori»[36].

Nella collana «Intrecci», destinata a «storie e avventure da latitudini diverse»[37], troviamo invece Dennis McShade, pseudonimo del portoghese Dinis Machado. Di Machado sono stati tradotti, da Guia Boni, due testi, usciti uno nel 2012 (La mano destra del diavolo) e uno nel 2013 (Requiem per D. Chishiotte). Inserite in «Intrecci» vi sono anche le opere di Camilo Castelo Branco (Cosa fanno le donne, 2000), quella del mozambicano Mia Couto (Veleni di Dio. Medicine del diavolo, 2011) e l’opera dal titolo Giorni contati, di José Sasportes, edita nel 2011. Nella collana «Finestre», dedicata alle arti visive, all’architettura, alla memoria etc., troviamo invece un testo dello psichiatra José Luís Pio Abreu dal titolo Come diventare un malato di mente (2005): rigoroso e allo stesso tempo ironico e paradossale.

Verso un nuovo canone

Se è vero che «è lo stesso polisistema letterario della cultura traducente a conferire un’identità alla letteratura tradotta, selezionando, cioè, ai fini della trasposizione linguistica, quei testi che più si confanno a rappresentare non l’Altro in quanto tale, bensì la propria idea dell’Altro»[38], è altrettanto vero che le case editrici menzionate sinora, in questi ultimi venticinque anni di pubblicazioni, hanno senz’altro provato a restituire “all’Altro” la giusta identità e visibilità.

La produzione letteraria legata all’ambiente di espressione portoghese si è decisamente modernizzata, evitando ove possibile la stereotipizzazione, cercando di mettere in discussione anche quel concetto di “centro-periferia” sopra citato, legato a un aspetto non solo linguistico ma anche letterario, e modificando così anche l’orientamento traduttologico ed editoriale nazionale. Queste piccole e medie realtà hanno introdotto nel mercato testi che altrimenti sarebbero rimasti perlopiù sconosciuti al pubblico italiano e che ora contribuiscono a rendere il mercato letterario ancora più eterogeneo e variegato.

Mettendo le pubblicazioni di queste cinque case editrici a confronto e analizzando meglio ciò che viene pubblicato, da chi e come, si può notare che in molti casi, quando si decide di investire su uno degli autori di espressione di lingua portoghese, si tende poi a rimanergli “fedeli”, forse per favorire una sorta di continuità e coerenza per quel che riguarda il progetto editoriale ma pure per cercare di fidelizzare i propri lettori. Penso ad esempio all’egregio lavoro svolto in tal senso da Edizioni dell’Urogallo e alla loro attenzione per le opere di Rubem Fonseca, a cui è stata dedicata addirittura una collana; o, ancora, sempre pensando alla casa editrice perugina, all’interesse per le opere di João Melo, di João Paulo Borges Coelho, di Lídia Jorge, per quelle del poeta José de Almada Negreiros o dell’angolano José Eduardo Agualusa, di cui son stati pubblicati cinque testi da Urogallo e tre da La Nuova Frontiera. Nel caso di Voland, invece, penso al fenomeno Dulce Maria Cardoso, a cui si è dedicato Daniele Petruccioli, o alla selezione di opere appartenenti alla cosiddetta letteratura post-coloniale, in questo caso proveniente dall’Africa lusofona, portata avanti dal lusitanista Giorgio de Marchis, il quale ha svolto un’opera di vera e propria mediazione culturale. Questo è un po’ meno vero per Tuga Edizioni e Vittoria Iguazu Editora, ma c’è da dire che queste due case editrici rappresentano due realtà imprenditoriali molto piccole, con molti meno anni di attività alle spalle rispetto alle altre tre, e sono quindi giovani, e in aggiunta molto più radicate all’interno del proprio territorio, col quale sono però abilmente riuscite a istituire un florido e vivace rapporto di interscambio.

Rimanendo sulla questione Africa lusofona, «The Italian literary space has proved to be very curious about translating and publishing works from Portuguese-Writing Africa, with the highest number of translations published in Europe»[39]. Ciò implica il fatto che si sta venendo a creare un nuovo “canone africano di lingua portoghese”. Ma l’effettiva accoglienza di questa letteratura da parte del pubblico italiano è stata più volte messa in dubbio. Secondo una delle massime esperte italiane di letterature africane, Itala Vivan, l’«immagine dell’Africa in Italia è stata […] inficiata dal rapporto coloniale che noi italiani abbiamo avuto con essa e che tanto ha stentato a venir compreso, per non dire superato». Poiché in Italia, il colonialismo viene solitamente associato in maniera «diretta e quasi esclusiva»[40] al colonialismo del ventennio fascista e al periodo della Seconda guerra mondiale, è come se il Paese avesse voluto dimenticare il proprio passato, mettendolo da parte anche in campo accademico e letterario. Il fatto di aver scelto di introdurre nel panorama editoriale italiano questo genere di letteratura può essere interpretato come un desiderio, da parte di chi lavora in questo settore, di sensibilizzare i lettori su questi temi e cercare di conseguenza di revisionare anche il canone stesso. In questo senso, però, c’è da dire che i fondi economici messi a disposizione dagli enti di supporto portoghesi, DGLAB e Instituto Camões, hanno svolto un ruolo determinante per quel che riguarda la diffusione di questa letteratura nel nostro Paese. Sarebbe interessante, infatti, riflettere su quanto avrebbero potuto essere diversi i cataloghi delle cinque case editrici su menzionate, se questi enti non avessero messo a disposizione fondi per la traduzione. Probabilmente, infatti, i soli sistemi editoriali dei PALOP non sarebbero stati in grado di promuovere autonomamente ed efficacemente i propri autori all’estero. Tutte le sopra citate opere di Agualusa, ad esempio, ovvero di un autore che comunque sarebbe riuscito ad emergere all’interno di quello che veniva definito da Itamar Even-Zohar il «polisistema letterario»[41], sono state finanziate da questi enti.

Cosa sarebbe successo, inoltre, agli autori “minori” (se così si possono chiamare), se non ci fossero stati tali fondi? Gli editori italiani si sarebbero comunque assunti il rischio di pubblicarli interamente a loro spese?

In questi ultimi decenni, come si è già detto anche in precedenza, i programmi di supporto alla traduzione e alla pubblicazione di autori all’estero, la partecipazione a fiere internazionali e gli investimenti fatti per organizzare il cosiddetto Programa de Intercâmbio de Autores Brasileiros no Exterior, ideato con l’obiettivo di favorire l’incontro tra autori brasiliani ed editori stranieri, hanno sicuramente fornito al Brasile un’occasione per farsi conoscere e, soprattutto, per far conoscere la propria letteratura. Lo Stato verde-oro rappresenta una realtà così caleidoscopica e complessa che parlarne senza rischiare di omettere qualcosa è praticamente impossibile. Da un punto di vista letterario, comunque, lo Stato sudamericano vanta una ricca storia e ne è certamente una testimonianza il patrimonio cultural-letterario ereditato dagli scrittori brasiliani contemporanei, i quali continuano a portare alta la bandiera della loro letteratura nazionale.

Tralasciando il fenomeno Paulo Coelho e il successo da lui ottenuto al livello mondiale, gli scrittori brasiliani contemporanei, provenienti da contesti culturali, geografici e linguistici diversi, inseriscono inevitabilmente nelle loro opere il loro universo linguistico e culturale, il che potrebbe risultare un po’ estraniante per i lettori stranieri. Come dichiara Giacomo Falconi nell’intervista che segue[42], tradurre dal brasiliano rappresenta una vera sfida per il traduttore (e questo è certamente vero per tutte le letterature di lingua portoghese). Edizioni dell’Urogallo ha voluto portare un po’ di Brasile in Italia dando vita alla collana «Brasiliana» e dedicando un ampio spazio, all’interno del proprio catalogo, alle opere di Rubem Fonseca. Per La Nuova Frontiera, di due dei quattro autori brasiliani inseriti nel catalogo si è occupato Gian Luigi de Rosa (Adriana Lisboa e Luiz Ruffato); mentre dei restanti, ovvero Caio Fernando Abreu e Ana Paula Maia, si sono occupate rispettivamente Adelina Aletti e Marika Marianello. La Vittoria Iguazu Editora ha pubblicato poche opere provenienti dal Brasile. Tra queste, La misericordiosa (2015) di Ariano Suassuna, una “commedia drammatica” che permise al proprio ideatore di raggiungere un certo grado di notorietà in patria. VIE non ha investito molto nella letteratura d’oltreoceano, ma il suo impegno nel pubblicare opere teatrali scritte originariamente in lingua portoghese è lodevole.

Il genere letterario che più prevale all’interno dei cataloghi di queste cinque case editrici è indubbiamente il romanzo, ma non mancano nemmeno raccolte di racconti, poesie e testi teatrali, appunto.

Nonostante gli editori italiani siano soliti denunciare uno scarso numero di vendite per quel che riguarda i racconti brevi, sembra invece esserci da parte di questi piccoli-medi editori un interesse particolarmente controverso per le traduzioni di racconti di autori lusofoni[43]. Per quanto in Italia non vada molto di moda la pubblicazione di racconti raccolti in antologie, questa strategia «è stata l’unica efficace vetrina italiana per quelle che definiremmo le ultime due generazioni di autori lusitani di racconti»[44]. Ne è un esempio il progetto Lusofônica. La nuova narrativa in lingua portoghese, uscito per La Nuova Frontiera nel 2006, il quale comprende diciannove racconti di altrettanti scrittori, aventi lo scopo di mostrare al lettore italiano un ritratto inedito della letteratura in lingua portoghese. Vi sono poi i racconti di Rubem Fonseca, di José Eduardo Agualusa, di Lídia Jorge, di Álvaro do Carvalhal, di Mário de Sá-Carneiro e di Dulce Maria Cardoso.

Da non sottovalutare nemmeno le raccolte poetiche. Urogallo ha destinato alla poesia la collana «Orpheu»; ma nel panorama editoriale italiano anche la casa editrice Empiria di Roma, ad esempio, mette un grande impegno nel cercare di pubblicare le poesie di autori di espressione portoghese. Di saggistica non esce ancora moltissimo, ma le collaborazioni e i progetti che le università avviano con determinate case editrici potrebbero portare a buoni risultati nel prossimo futuro. Stessa cosa si può dire dei classici, i quali sono in aumento, ma si è ancora lontani dal poter affermare che ne siano stati pubblicati a sufficienza.

Insomma, sembra che in Italia si stia vivendo un momento storico nel quale si desidera cercare di introdurre opere provenienti da tutto il mondo e originariamente scritte in lingue “lontane dal centro”. Tramite la pubblicazione di autori provenienti da realtà così distanti dalla nostra, questi piccoli-medi editori stanno esprimendo una sorta di “urgenza di rinnovamento della cultura”. I traduttori, in tutto ciò, si sono dimostrati abili mediatori culturali; senza il loro contributo, infatti, queste terre lontane sarebbero probabilmente rimaste inesplorate ancora per molto. Da esplorare, comunque, c’è ancora moltissimo.

Articoli correlati:

Bibliografia

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Sitografia (ultima consultazione: 10/04/2020)

  1. Si pubblica un estratto della tesi di Laurea magistrale in “Editoria e scrittura” dal titolo Diffusione della cultura lusofona nel panorama editoriale italiano, discussa in modalità telematica l’8 aprile 2020 presso la “Sapienza Università di Roma”: relatrice la Prof.ssa Maria Panetta e correlatore il Prof. Marco Bucaioni.
  2. Istituto nazionale di statistica (Istat), Report Produzione e lettura di libri in Italia – Anno 2018, pubblicato il 3 dicembre 2019. Cfr. la URL: https://www.istat.it/it/archivio/236320 (ultima consultazione: 10/04/2020).
  3. R. Francavilla, Insegnare le letterature lusofone in Italia: materiali, desideri, lacune, in A Língua em Mil Pedaços Repartida. Sulla divulgazione della letteratura lusofona in Italia, a cura di V. Tocco e M. Lupetti, Pisa, Edizioni ETS, 2010, p. 28.
  4. Cfr. la URL: https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/EDN-20180423-1 (ultima consultazione 10/04/2020).
  5. R. Francavilla, Insegnare le letterature lusofone in Italia: materiali, desideri, lacune, op. cit., p. 27.
  6. Ivi, p. 29.
  7. Istituto nazionale di statistica (Istat), Report Produzione e lettura di libri in Italia – Anno 2018, pubblicato il 3 dicembre 2019. Cfr. la URL: https://www.istat.it/it/archivio/236320 (ultima consultazione: 10/04/2020).
  8. Ibidem.
  9. R. Mulinacci, Della lusofonia: itinerari di una presenza tra passato e futuro, in A Língua em Mil Pedaços Repartida. Sulla divulgazione della letteratura lusofona in Italia, a cura di V. Tocco e M. Lupetti, op. cit., p. 28.
  10. Cfr. la URL: https://www.instituto-camoes.pt/en/ (ultima consultazione: 10/04/2020).
  11. Cfr. la URL: http://dglab.gov.pt/ (ultima consultazione 10/04/2020).
  12. Cfr. la URL: https://www.rtp.pt/noticias/cultura/dglab-e-camoes-instituto-unem-programas-de-apoio-a-traducao-e-edicao-literaria_n1163775 (ultima consultazione 10/04/2020).
  13. Cfr. la URL: https://www.bn.gov.br/explore/programas-de-fomento/programa-apoio-traducao-publicacao-autores (ultima consultazione 10/04/2020).
  14. P. Casanova, The World Republic of Letters, Cambridge, Harvard University Press, 2004.
  15. D. Crystal, English as a global language, Cambridge, Cambridge University Press, 2003.
  16. Ivi, p. 11.
  17. F. Moretti, More Conjectures, in «New Left Review», 20, Mar./Apr. 2003.
  18. P. Casanova, The World Republic of Letters, op. cit., p. 12.
  19. J. Heilbron, Structure and Dynamics of the World System of Translation, in International Symposium ‘Translation and Cultural Mediation’, UNESCO H.Q., February 22-23 2010.
  20. J. Heilbron, Book Translations as a Cultural World-System, in «European Journal of Social Theory», vol. 2 (4), 1999, pp. 429-44.
  21. A. de Swaan, Words of the World: The Global Language System, Cambridge, Polity Press, 2001.
  22. J. Heilbron, Structure and Dynamics of the World System of Translation, op. cit. p. 2.
  23. Ivi, p. 6.
  24. A. Braz, Chosen Literatures: Core Languages, Peripheral Languages, and the World Literary System, in «Mosaic: a journal for the interdisciplinary study of literature», Volume 47, Number 4, December 2014, pp. 119-34.
  25. M. Bucaioni, Nient’altro che facezie(?). Su un Serial Killer risibile o forse no, in João Melo, The Serial Killer, Perugia, Edizioni dell’Urogallo, 2017, p. 116.
  26. V. Tocco, Breve storia della letteratura portoghese, Roma, Carocci Editore, 2011, p. 268.
  27. Cfr. la URL: https://www.goethe.de/en/kul/lit/20430303.html (ultima consultazione: 10/04/2020).
  28. Ibidem.
  29. M. Lupetti, La traduzione impedita: sulle frontiere geografiche, editoriali e di genere, in A Língua em Mil Pedaços Repartida. Sulla divulgazione della letteratura lusofona in Italia, a cura di V. Tocco e M. Lupetti, op. cit., p. 65.
  30. Cfr. la URL: https://www.urogallo.eu/ (ultima consultazione 10/04/2020).
  31. Cfr. la URL: https://www.lanuovafrontiera.it/chi-siamo/ (ultima consultazione: 10/04/2020).
  32. Cfr. la URL: http://www.tugaedizioni.com/chi-siamo/ (ultima consultazione:10/04/2020).
  33. Cfr. l’intervista a Gianluca Galletti.
  34. Cfr. la URL: http://www.vittoriaiguazueditora.com/ (ultima consultazione: 10/04/2020).
  35. Cfr. la URL: https://www.voland.it/libro/9788862433358 (ultima consultazione: 10/04/2020).
  36. Cfr. la URL: https://www.voland.it/catalogo/collana/3 (ultima consultazione: 10/04/2020).
  37. Cfr. la URL: https://www.voland.it/catalogo/collana/8 (ultima consultazione: 10/04/2020).
  38. R. Mulinacci, Come il Portogallo è diventato un’isola: la letteratura portoghese in traduzione italiana, Coimbra, Imprensa da Universidade de Coimbra, 2011, p. 180.
  39. M. Bucaioni, Translating Portuguese-Writing Africa Into Italian, in Ideology and appropriation/abrogation issues, Salamanca, 28-30 novembre 2018.
  40. R. Derobertis, Fuori centro. Studi postcoloniali e letteratura italiana, in Fuori centro. Percorsi postcoloniali nella letteratura italiana, a cura di R. Derobertis, Roma, Aracne Editrice, 2010, p. 11.
  41. I. Even-Zohar, Polysystem Studies, in «Poetics Today International Journal for Theory and Analysis of Literature and Communication», Volume 11, number 1, 1990.
  42. Cfr. l’intervista a Giacomo Falconi, in Appendice.
  43. M. Lupetti, La traduzione impedita: sulle frontiere geografiche, editoriali e di genere, op. cit., p. 64.
  44. Ivi, p. 66.

(fasc. 32, 25 aprile 2020)