Intervista a Roberto Francavilla, traduttore e professore all’Università di Genova (2 febbraio 2020)

Autore di Rachele Ricci

La seguente intervista è collegata al contributo dal titolo: La diffusione della cultura lusofona nel panorama editoriale italiano: Edizioni dell’Urogallo, La Nuova Frontiera, Tuga edizioni, Vittoria Iguazu Editora e Voland Edizioni.

Quali sono le difficoltà maggiori che si riscontrano nel dover tradurre testi provenienti da contesti geografici e culturali così diversi tra loro? Il traduttore italiano che traduce dal portoghese tende a specializzarsi in una determinata varietà linguistica?

Il Portogallo e il Brasile sono due contesti culturali e sociali così diversi e lontani (nonostante le ovvietà di una radice portoghese comune) che è davvero impensabile per un traduttore spostarsi da uno all’altro senza avere questa consapevolezza e senza aver frequentato a fondo le due letterature. I riferimenti generali, specie nel caso brasiliano, si producono in territori così complessi dal punto di vista antropologico da richiedere competenze di natura specifica. Lo dimostra ampiamente il lessico, ma non solo.

Per quali case editrici ha lavorato? Che genere di testi ha tradotto? Ha curato delle collane?

Traduco essenzialmente narrativa e ho la fortuna di collaborare ormai in maniera puntuale e sistematica con due grandi editori, Adelphi e Feltrinelli. Per un piccolo ma vivace editore livornese (Vittoria Iguazu) dirigo una collana di studi di americanistica a carattere letterario e in generale umanistico.

Secondo lei, il compenso del traduttore è adeguato al lavoro richiesto?

No, in Italia i traduttori sono in generale sottopagati. Ed è purtroppo frequente che alcuni editori improvvisati, con una certa scaltrezza, tendano a blandire giovani aspiranti traduttori offrendo in cambio delle loro competenze visibilità e “curriculum” anziché denaro. Queste pratiche sono assolutamente negative e creano pericolosi circoli viziosi.

I fondi economici stanziati dai vari enti stranieri a supporto delle traduzioni sono serviti a incrementare la quantità/qualità dei libri tradotti? Il denaro ricevuto è stato sufficiente a coprire le spese per cui era stato erogato? Conosce altri enti che, oltre all’Instituto Camões, la DGLAB e la FBN, istituiscono fondi destinati alla traduzione di autori lusofoni all’estero?

I fondi erogati dipendono quasi sempre dalla volontà delle istituzioni da cui dipendono e di conseguenza dai governi. Negli ultimi vent’anni sia il Portogallo sia il Brasile hanno ampiamente usufruito di questi appoggi, creando spesso un aumento di flusso nelle traduzioni e un aumento (ma davvero non decisivo) nel bacino di utenza rappresentato dai lettori italiani. Oggi i fondi scarseggiano e le aspirazioni dei governanti brasiliani, purtroppo, non si rivolgono particolarmente all’universo della cultura e della ricerca.

Perché, secondo lei, la letteratura lusofona rimane, in Italia, una letteratura “marginale”?

Questa è una domanda a cui tento di rispondere da tempo, senza aver raggiunto conclusioni decisive. Le gerarchie culturali (anche accademiche) sono complici di questo stato delle cose, ma sicuramente non decisive. Il portoghese è una delle lingue più parlate al mondo e la storia del suo viaggio ci restituisce isotopie che attraversano ogni angolo del globo: eppure oggi è spesso definita ancora una “lingua minore”.

Qual è la nozione che il lettore italiano ha del mondo lusofono?

Ne ignora completamente la tradizione. Dal lato portoghese, alimenta il suo immaginario letterario attraverso la mitizzazione di una figura che crede di aver letto e in realtà non ha letto, cioè Pessoa. E conosce qualche romanzo di Saramago. Dal lato brasiliano, soprassedendo sul “caso Paulo Coelho” che non è per nulla rappresentativo della letteratura del suo Paese, sopravvivono gli ottimi romanzi di Jorge Amado, costantemente ripubblicato. Il resto si lega a letture sporadiche, mode passeggere.

Qual è l’importanza della collaborazione/relazione tra università ed editoria nella diffusione della cultura lusofona in Italia?

Fondamentale. Molta della conoscenza delle letterature portoghese, brasiliana e africane di lingua portoghese in Italia passa dal lavoro dei docenti di queste materie che, spesso, sono importanti anche nelle vesti di traduttori, critici, divulgatori. Una buona parte del mercato editoriale legato a queste letterature è formato da studenti o ex-studenti universitari che hanno acquisito competenze riguardo a questi mondi culturali. Sono fra i pochi lettori, fra l’altro, ad avere dimestichezza con una tradizione, con il canone, con la storia: aspetto che reputo imprescindibile.

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(fasc. 32, 25 aprile 2020)