La canzone “Or son pur solo” di Jacopo Sannazaro

Author di Rita Bennardello

Sonetti et Canzoni di Jacopo Sannazaro (d’ora in poi SeC), scrigno di componimenti di notevole bellezza, è ancora tra i canzonieri quattrocenteschi che attendono un’edizione commentata che renda l’opera accessibile anche a un pubblico non specialista[1].

Ad oggi, solo alcune delle liriche sannazariane sono state oggetto di specifiche riflessioni o analisi puntuali[2]; l’attenzione degli studiosi è stata spesso rivolta a considerazioni di tipo macrotestuale, rese necessarie dalla particolare situazione editoriale della princeps, pubblicata nel 1530 a pochi mesi dalla morte di Sannazaro[3]. In particolare, all’interno del macrotesto sannazariano poca attenzione è stata riservata alla canzone 41, Or son pur solo, e non è chi mi ascolti, che pure a una lettura attenta costituisce un nodo centrale nello sviluppo narrativo della raccolta. Continua a leggere La canzone “Or son pur solo” di Jacopo Sannazaro

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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Un sirventese etico-religioso di Jacopo Sanguinacci

Author di Davide Esposito

Il testo che andremo ad analizzare rappresenta un interessante caso di sirventese di argomento morale-religioso, nel senso che la forma metrica in questione, generalmente deputata a ospitare tematiche di natura storico-politica o, per l’appunto, morale, viene qui piegata ad assumere contorni più specificatamente religiosi, conformemente alla notevole libertà mostrata dal Sanguinacci nella gestione di tale metro, spesso da lui utilizzato anche per trattare la materia amorosa (cfr. i capitoli quadernari vi, ix, xviii, xix, xxi, xxii, xxiii)[1]. Infatti, in analogia con quanto avviene nella canzone vii (Padre del cielo, re degli emisperi), il poeta si rivolge direttamente a Dio, qui rappresentato come «virtù superna» (v. 1)[2]. Continua a leggere Un sirventese etico-religioso di Jacopo Sanguinacci

(fasc. 30, 25 dicembre 2019)

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Proposte per un approccio teorico alla filologia

Author di Salvatore Alessandro Scibetta

Filologia stricto e lato sensu

La filologia ha una storia antica, che si può far risalire all’ellenismo (almeno per quanto riguarda la filologia occidentale). A partire dai filologi alessandrini, attraversando i secoli, grazie all’opera di studiosi che, da Valla a Vico, da Spinoza a Foucault, da Wolf a Wilamowitz, da diversi e a volte opposti punti di vista si sono dedicati allo studio dei testi del passato, la filologia è giunta sino a noi come disciplina regina degli studi classici e storico-letterari in generale. Ma cosa effettivamente intendiamo quando ci riferiamo alla filologia non è sempre chiaro. La filologia, infatti, a volte è intesa come una disciplina a sé stante, a volte come un insieme di metodi presi in prestito da altre discipline. Continua a leggere Proposte per un approccio teorico alla filologia

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

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Filigrane petrarchesche nel “Libro delle rime” di Franco Sacchetti

Author di Antonio Di Silvestro

Premessa

La storia di quel singolare “anticanzoniere” che è il Libro delle rime, raccolta di testi in versi (ma non solo) consegnata al ms. Laurenziano Ashburnham 574, si colloca in quella particolarissima e complessa storia della ricezione tre-quattrocentesca di Petrarca che ha nella stessa attività di copia un gesto di valorizzazione del modello, di consacrazione dell’auctoritas. L’esegesi del Petrarca volgare, iniziata già dopo la morte dell’autore nel 1374-75 ad opera di Luigi Marsili (monaco agostiniano che all’erotologia preferisce la poesia politica di Italia mia e O aspectata in ciel)[1], quando dunque Sacchetti non aveva ancora iniziato a riversare i propri testi in quel curioso manufatto[2] a metà tra la «copia in bella» e l’«esemplare di servizio»[3], è a quest’altezza cronologica un’esegesi prevalentemente “poetica”, fatta di biografie ma anche di omaggi in versi[4], spesso estesi alle altre due “corone”. Continua a leggere Filigrane petrarchesche nel “Libro delle rime” di Franco Sacchetti

(fasc. 29, 25 ottobre 2019)

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Una postilla sulla data di nascita di Pier Angelo Fiorentino

Author di Lorenzo Arnone Sipari

Un articolo apparso di recente sul «Mattino» di Napoli è ritornato sull’attribuzione ad Alexandre Dumas padre del Conte di Montecristo[1]. Tale tema è, invero, assai datato, essendo stato variamente trattato fin dal 1845, in particolare dalla pubblicazione di un pamphlet di Eugène de Mirecourt[2].

In Italia, peraltro, nella seconda metà dell’Ottocento, il medesimo oggetto è rientrato in una nota querelle che ha contrapposto lo stesso Dumas a Francesco De Sanctis, più che altro insistentemente portata avanti, come ha evidenziato Benedetto Croce, dal romanziere francese. Nell’illustrarne i contenuti, il filosofo ha collocato la vicenda nella sfera di una leggenda ai suoi tempi già priva di elementi di fascinazione: Continua a leggere Una postilla sulla data di nascita di Pier Angelo Fiorentino

(fasc. 26, 25 aprile 2019)

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Un esempio di problem solving nella catalogazione dell’”Epitome” delle “Metamorfosi di Ovidio” di Francesco Negri nelle edizioni Winter (1538, 1544), tra filologia materiale e tradizione del testo

Author di Vincenzo Vozza

1. La ricerca sul noto eterodosso Francesco Negri da Bassano (1500-1563)1 offre la possibilità di una riflessione sulla catalogazione delle sue opere, con particolare attenzione alle piattaforme online che mettono in comunicazione (e “in dialogo”) il posseduto degli enti di conservazione. Il caso di studio verte sulla verifica della datazione dell’Epitome delle Metamorfosi di Ovidio, partendo dal repertorio pubblicato da Luca Ragazzini per la Bibliotheca Dissidentium (2006). Continua a leggere Un esempio di problem solving nella catalogazione dell’”Epitome” delle “Metamorfosi di Ovidio” di Francesco Negri nelle edizioni Winter (1538, 1544), tra filologia materiale e tradizione del testo

(fasc. 24, 25 dicembre 2018)

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Dal testo alla biografia immaginaria. La voce «Castrucci, Giovan Paolo Mattia» dall’età barocca a oggi

Author di Lorenzo Arnone Sipari

Premessa

Giovan Paolo Mattia Castrucci è il dedicante di un manoscritto intitolato Descrittione del Ducato di Alvito nel Regno di Napoli in Campagna Felice (di seguito soltanto Descrittione), che, datato 1° dicembre 1632, uscito dai torchi poco più tardi, ristampato sia sul declinare di quello stesso secolo sia alla metà dellʼOttocento, è sostenuto da una non trascurabile tradizione storiografica e letteraria1. Autore e opera, infatti, sono stati inscindibilmente evocati in tempi e su temi diversi: fra Sei e Settecento come testimoni dellʼubicazione della Cominium sannitica, nellʼOttocento come falsificatori di epigrafi, nel Novecento come autorità per le origini familiari dellʼumanista Mario Equicola. Continua a leggere Dal testo alla biografia immaginaria. La voce «Castrucci, Giovan Paolo Mattia» dall’età barocca a oggi

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

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Omaggio a Francesco De Sanctis nel bicentenario della nascita: note sull’edizione crociana di “Teoria e storia della letteratura”

Author di Maria Panetta

Com’è noto, Benedetto Croce è stato uno degli interpreti e degli epigoni più importanti di Francesco De Sanctis: la letteratura sui debiti che il pensiero estetico crociano ha contratto con quello desanctisiano è vasta e approfondita1; vale ancora la pena, invece, di soffermarsi sul valore delle edizioni di scritti desanctisiani allestite da Croce2 e sull’importanza che esse hanno avuto nella diffusione e nell’interpretazione del pensiero critico del Maestro. Continua a leggere Omaggio a Francesco De Sanctis nel bicentenario della nascita: note sull’edizione crociana di “Teoria e storia della letteratura”

(fasc. 16, 25 agosto 2017)

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Alessandro Manzoni, “Dell’indipendenza dell’Italia” (1873), a cura di Lorenzo Tinti

Author di Lorenzo Tinti

Nota al testo

Il testo dell’Indipendenza dell’Italia, proposto in questa sede al lettore, segue sostanzialmente la lezione critica stabilita da Fausto Ghisalberti (Saggi storici e politici, in Tutte le opere, IV, Milano, Mondadori, 1963, pp. 681-702). E tuttavia, considerando altresì la lezione fissata dallo stesso autore sedici anni prima (A. Manzoni, Dell’indipendenza dell’Italia. Con l’aggiunta di altre pagine storico-politiche pure inedite o poco note, a cura di F. Ghisalberti, Milano, Casa del Manzoni, 1947), la correda della premessa autografa, Al lettore, e la interpola con brani tràditi collateralmente al corpo principale dello scritto medesimo, ovvero proponendo del primo capitolo la cosiddetta Redazione ultima e inserendovi «dopo il f.º 3 un mezzo foglio numerato 4, accanto all’originario f.º 4 la cui numerazione il Manzoni cancellò senza sostituirgliene altra, e nel f.º 6 (5 della numerazione originaria a penna) un lungo tratto che l’autore abbozzò a parte, premettendo l’indicazione precisa del punto d’inserzione» (Ghisalberti, 1949). È stato detto, non senza ragione, che «non è corretto saldare due diverse stesure, per produrre un testo giudicato più completo» e che, «in particolare, per riuscire a collegare c. 4(4)b con quella che riteneva la carta successiva, c. 4(5), il Ghisalberti dovette eliminare la facciata a di questa e alcune righe della facciata b, fino all’avvio del capitoletto «II». Ma ciò facendo, commise un duplice abuso, di considerare assodato che il primo capitolo coincidesse con la forma assunta nella Redazione ultima, e di abrogare una pagina e mezza di testo per poter effettuare la giunta al capitoletto «II», senza l’appoggio di alcun documento» (Luca Danzi).

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(fasc. 14, 25 aprile 2017)

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