Il dialogismo di Giorgio Manganelli: coerenze tematiche e lessicali dal laboratorio pre-ilarotragico alle ultime prose

Author di Lavinia Torti

La chiacchiera è secondo Giorgio Manganelli «unico genere letterario di cui tutti gli altri sono delle diversificazioni, sono delle sottospecie»1. In ogni opera, che sia saggistica o narrativa, oppure che abbracci modalità antiromanzesche, principio unico della scrittura manganelliana è quello di perseguire la sola «gioia della verbalità pura»2. Tuttavia, sebbene Manganelli sostenga che la letteratura è inutile, il suo vago digredire nasconde uno scopo, la comunicazione tra l’autore e il lettore avviene, e colui che scrive dà di frequente istruzioni su come leggere un testo. Continua a leggere Il dialogismo di Giorgio Manganelli: coerenze tematiche e lessicali dal laboratorio pre-ilarotragico alle ultime prose

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

Giraldi Cinzio e il “Discorso intorno al comporre de’ romanzi”

Author di Antonio Merola

Giambattista Giraldi Cinzio1 nacque a Ferrara il 29 novembre 1504 e vi morì il 30 dicembre 15732. Conseguì nel 1531 la laurea in medicina, alla quale affiancò fin da subito gli studi di tipo letterario e filosofico. Il 1541 fu un anno di svolta per la vita del Giraldi: divenne, infatti, il segretario ducale del duca Ercole II d’Este. Inoltre, morto il Calcagnini, Giraldi lo sostituì ottenendo a Ferrara una cattedra di retorica, che avrebbe conservato fino al 1564. Sempre nello stesso anno, mise in scena le Orbecche,opera grazie alla quale, in Italia, per la prima volta si assistette al «superamento dei tentativi di elaborazione di una nuova tragedia di stampo classicista»3 e per la cui composizione seguì rigidamente i canoni della Poetica aristotelica. Tra il 1548 e il 1563 Giraldi compose un numero elevatissimo di opere teatrali, tra le quali: Didone, Cleopatra, Altile, Antivalomeni, Selene, Euphimia e Arrenopia. Nel 1559, a seguito della morte del duca, fu costretto a lasciare Ferrara. Nel 1565 pubblicò gli Ecatommiti, una raccolta di racconti in prosa, e, dopo anni di cattedre erranti, nel 1571 tornò a Ferrara, dove morì due anni dopo, senza tuttavia ricoprire nessun nuovo incarico di prestigio4. Continua a leggere Giraldi Cinzio e il “Discorso intorno al comporre de’ romanzi”

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

Mario Scotti, Maestro di vita

Author di Mara Pacella

La mia testimonianza, qui ed ora, è come un atto di devozione alla memoria di Mario Scotti, maestro indimenticabile. Devozione a cui si associa l’opportunità di sciogliere un debito ineludibile di testimonianza, nelle ore in cui il lascito spirituale e materiale dello studioso e del docente assume nuovo risalto con la ristampa, a dieci anni dalla morte, della pubblicazione postuma delle sue poesie in cui avevano preso forma le luci e le ombre segrete di una personalità d’eccezione. Continua a leggere Mario Scotti, Maestro di vita

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

“Ipazia” e la parola

Author di Rosanna Pozzi

Sulla traccia degli studiosi Silvio Ramat1, Giovanni Raboni2, Giancarlo Quiriconi3, Roberto Palazzi4, Antonio Ulivi5, Anna Panicali6 e Stefano Verdino7, si può mettere in evidenza la linea di sviluppo continuativa e la forte sintonia tra questa prima opera teatrale e le due raccolte poetiche precedenti di Mario Luzi: Nel magma (1961-1963) e Su fondamenti invisibili (1960-1970). Temi, situazioni ed elementi comuni si delineano e si declinano, infatti, in maniera diversa: nella prima, Nel magma, è presente una spiccata vocazione dialogica; la «polifonia di voci», già evidenziata dai suddetti critici, si organizza e si esprime in incontri tra persone precise e in luoghi ben definiti, caratterizzati da una spiccata vocazione scenica; nella seconda raccolta, invece, il dialogo concreto diventa ansia di significato, grido di domanda, dialogo ideale tra mente, cuore, memoria e persone care, la vocazione scenica sparisce, le coordinate temporali e spaziali tendono a sfocarsi, a confondersi in una dimensione onirica. Continua a leggere “Ipazia” e la parola

(fasc. 20, 25 aprile 2018)

Il connubio tra fantastico e doppio nelle novelle di Pirandello

Author di Ebru Sarikaya

Introduzione

Con il termine fantastico si indica il genere di opere in cui l’ambientazione, le vicende narrate e i personaggi presentano caratteri di inverosimiglianza. Ciononostante, data la vastità di temi cui attinge, definirlo in modo esaustivo e compiuto è stato un impegno tanto curioso quanto difficile: a partire dal suo esordio come motivo narrativo, molti studiosi e scrittori si sono impegnati a elaborarne una definizione quanto più onnicomprensiva possibile. E nel corso degli anni tale impegno, sfociato in una polifonia di interpretazioni, ha reso questo genere un’area sempre più nebulosa ma, d’altronde, anche attuale e originale. Continua a leggere Il connubio tra fantastico e doppio nelle novelle di Pirandello

(fasc. 20, 25 aprile 2018)

A dieci anni dalla scomparsa di un Maestro: le “Poesie” di Mario Scotti

Author di Maria Panetta

Negli ultimi anni della nostra frequentazione quindicennale, acquisita ormai una certa confidenza di Maestro con la propria allieva (che non gli impedì di darmi elegantemente del “Lei” fino alla fine), Mario Scotti prese a leggere anche a me alcuni dei propri versi: ricordo bene la sensazione di essere una privilegiata, sapendo che tale dono veniva riservato solo ai famigliari e a pochi amici di lunga data.

Ricordo bene anche un altro particolare: da vero signore qual era, ogni volta, per schermirsi dall’imbarazzo di complimenti che pure sapeva meritati, mi ripeteva con risolutezza che quei versi, di certo, non li avrebbe pubblicati mai. Continua a leggere A dieci anni dalla scomparsa di un Maestro: le “Poesie” di Mario Scotti

(fasc. 20, 25 aprile 2018)

Un lampo sul far della sera. Tra Pascoli, Manzoni e Omero

Author di Michele Armenia

(…) ma ora verranno le stelle (…)1

Due ritorni, in sul vespro: l’uno di don Abbondio, che «tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628»; l’altro di Ruggiero Pascoli, pater poetae, che nel tardo pomeriggio del 10 agosto 1867, in calesse da Cesena, «tornava al suo nido (…), nella casa romita»2. Continua a leggere Un lampo sul far della sera. Tra Pascoli, Manzoni e Omero

(fasc. 20, 25 aprile 2018)

La tradizione italiana dell'”haiku” in un calendario poetico contemporaneo

Author di Maria Panetta

Come ben sanno gli appassionati del genere, l’haiku è un componimento poetico nato in Giappone, che si è sviluppato in particolare nel cosiddetto Periodo Edo (1603-1868), a partire dal Seicento: allora, il genere era adoperato soprattutto per descrivere la natura e gli eventi umani direttamente connessi al ciclo delle stagioni.

Generalmente, è composto da tre versi e consta di diciassette cosiddette “more” (cosa diversa dalle nostre sillabe), secondo lo schema 5/7/5, ma alcuni maestri sia giapponesi sia italiani hanno preferito, nel tempo, adottare uno schema più libero: ad esempio, hanno aderito alla “scuola del verso libero” i maestri giapponesi Hekigodo, Hosai e Hosha, ma anche il nostro Ungaretti. Continua a leggere La tradizione italiana dell’”haiku” in un calendario poetico contemporaneo

(fasc. 20, 25 aprile 2018)

Un Pavese pirandelliano

Author di Franco Zangrilli

Pavese è stato un attento lettore dell’opera di Pirandello. In un brano diaristico Pavese stronca il suo romanzo storico, I vecchi e i giovani, facendo una critica di bottega, tendente cioè a individuare argomenti cardine della sua poetica:

I vecchi e i giovani è un romanzo sbagliato perché farcito di antefatti e spiegazioni sociali e politiche che dovrebbero farne un poema morale di idee in organismo e sviluppo drammatico, si frantuma invece in figure che hanno per legge interiore la solitudine e concludono ognuna – con la logica della solitudine – alla pazzia, all’inebetimento, al suicidio o alla morte senza egoismo. Tutte sono deformate in un ticchio, in un abito interiore, che tende a esprimersi o in monologo o in macchietta. Manca al racconto un ritmo di alternanze di prosa stesa e di dialogo; e non c’è la forma della solitudine se non per ciascun personaggio in separata sede: manca l’epopea del mondo di solitari. Anche, ogni personaggio separato, è dall’esterno costruito di antefatti, di analisi, di uscite, che non hanno un ritmo; si sente che l’autore butta giù con calcolo logico molta roba a giustificare i momenti in cui il solitario culmina e s’esprime, talvolta molto efficacemente.

La prova dell’essenziale composizione a freddo è lo stile, lucido, vitreo, anche se ogni tanto si colora di passionali scatti. Sono calcolati, ragionati, anche questi1.

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(fasc. 20, 25 aprile 2018)

Il sangue intellettuale

Author di Massimo Raffaeli

Non l’ho mai conosciuto.
Io lo sento un compagno.
Anche lui ha insegnato
che vivere non è concludere ma incominciare.

(Roberto Roversi, Descrizioni in atto – LX)

È stato fino in fondo un uomo del suo secolo, Velso Mucci, e del suo secolo, che fu detto il Secolo Breve per la parabola tesa e bruciante, egli ha incarnato sia le tensioni e le contraddizioni storico-politiche sia le attitudini espressive, complesse e polimorfe, che associano filosofia e poesia, engagement e vocazione artistica: un poeta, non esclusivamente né rigorosamente, ma essenzialmente un poeta, nel senso di una percezione del reale che da un personale nucleo emotivo sapeva diramarsi in pensiero e riflessione sui destini generali, questo è stato Velso Mucci. Continua a leggere Il sangue intellettuale

(fasc. 20, 25 aprile 2018)