L’arte dell’isolamento. Note e spunti da un reportage triestino di Carlo Cassola

Author di Sandro de Nobile

Ad onta di quanto dichiarato nel 1975 al settimanale «Epoca»1, al quale confessa di sentirsi esclusivamente uno scrittore, e non un giornalista, Carlo Cassola, nella sua lunga e feconda attività scrittoria, accosta a più riprese all’impegno letterario il lavoro giornalistico, cui si presta principalmente negli anni ’40-50, salvo poi riprenderlo, in maniera sostanziale, attraverso la singolare saggistica ambientalista e pacifista datata anni ’70. Continua a leggere L’arte dell’isolamento. Note e spunti da un reportage triestino di Carlo Cassola

(fasc. 23, 25 ottobre 2018)

Sullo spartiacque: l’abalietà di Roberto Bazlen

Author di Salvatore Presti

Silenzioso, silenzioso, eternamente irraggiungibile, il gatto dal pelo di seta passava davanti (…)1.

Di Roberto (Bobi) Bazlen si è detto molto, tanto che la sua figura di letterato è stata oggetto di ben quattro romanzi2 e di biografie che, in taluni casi, sfiorano l’agiografia3. Continua a leggere Sullo spartiacque: l’abalietà di Roberto Bazlen

(fasc. 23, 25 ottobre 2018)

Di terra e d’amore: annotazioni sulla poesia di Mara Sabia

Author di Alice Figini

La poetessa lucana Mara Sabia racconta storie della propria terra, d’amore e di donne mitologiche che si confondono con il paesaggio, fino a immedesimarsi con esso e a renderlo partecipe del proprio dolore, dello struggimento, della condanna di una pena d’amore. Nella forza della sua scrittura si avverte una sorta di realizzazione, di compimento, come se solo attraverso la messa per iscritto la voce trovasse finalmente la quiete: la parole vengono distillate, scelte con cura; ciascuna sembra contenere una lacrima, un grido o, forse, un richiamo. Continua a leggere Di terra e d’amore: annotazioni sulla poesia di Mara Sabia

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

Quel ramo… quella Roma: «come Catilina». Nota sui “Promessi Sposi”

Author di Michele Armenia

L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose1.

Ecco che questa pagina, sintatticamente così irta, non ci appare più misteriosa, è una grande panoramica con carrellata, è una discesa a volo d’uccello (…)2.

Si nunc se nobis ille aureus arbore ramus
ostendat nemore in tanto (…)

(Eneide, VI, vv. 187-188)

Si mihi, mater, placidae palumbes
arborem monstrent ubi mirus ille
clam latet ramus (…)

(F. Bandini, Ramus aureus, III, vv. 109-110)3

Il lettore del capolavoro manzoniano, giunto per gradi alla conversione dell’Innominato, non può non gioire, alfine, per Lucia liberata (cap. XXIV): supposto che egli sia bonus lector/bonus civis. Di contro, il vanaglorioso don Rodrigo, «fulminato da quella notizia così impensata, così diversa dall’avviso che aspettava», decide di venirsene a Milano: «partì come un fuggitivo, come (ci sia un po’ lecito sollevare i nostri personaggi con qualche illustre paragone), come Catilina da Roma, sbuffando, e giurando di tornar ben presto, in altra comparsa, a far le sue vendette» (cap. XXV). Continua a leggere Quel ramo… quella Roma: «come Catilina». Nota sui “Promessi Sposi”

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

La protesta di Giobbe: una nota su Levi e Morselli

Author di Maria Panetta

Nel 1977 apparve a Milano la prima edizione di Fede e critica, libro elaborato da Morselli nel biennio 1955-1956, ma meditato a partire dal 19521. Nella sua Nota introduttiva, indirizzata ai lettori, l’autore precisa di non essere un «religioso»2, né un «mistico», ma ammette che quelle sue pagine sono state elaborate sotto «l’urgenza di una ricerca» e dettate da un evidente «interesse» dell’autore per le questioni trattate3. Continua a leggere La protesta di Giobbe: una nota su Levi e Morselli

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

La lirica novecentesca tra ateismo, invocazione e bestemmia

Author di Alberto Luciano

Tuttavia anche nella Religione di oggidì, l’eccesso dell’infelicità indipendente dagli uomini e dalle persone visibili, spinge talvolta all’odio e alle bestemmie degli enti invisibili e superiori: e questo, tanto più quanto più l’uomo (per altra parte costante e magnanimo) è credente e religioso1.

(G. Leopardi)

Dio è in balia dell’uomo mediante il Suo Nome2.

(E. Jabès)

Dio stesso è l’autore di certe bestemmie3.

(N. Gómez Dávila)

1. Le «blasfeme labbra» della poesia: l’archetipo ungarettiano

È nota l’affermazione di Ungaretti secondo cui «la poesia è testimonianza d’Iddio, anche quando è una bestemmia»4. Le «blasfeme labbra»5 del poeta novecentesco oseranno, allora, rompere il silenzio, interrogare la divinità, colmare la lacuna e la lontananza in cui Dio dimora e si è ritirato, oltraggiando il suo nome, talvolta rinnegandolo. Esse rappresentano la «voce umana che miete l’eco dove prima vi era silenzio», e questa voce mortale «è al tempo stesso un miracolo e un oltraggio, un sacramento e una bestemmia»6. Continua a leggere La lirica novecentesca tra ateismo, invocazione e bestemmia

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

Vuoto e pieno in Bruce Chatwin. Morfologia del nomade collezionista

Author di Sebastiano Triulzi

Bruce Chatwin iniziò ad essere lo scrittore che tutti conosciamo non durante i sei mesi passati in Patagonia tra la fine del 1974 e i primi mesi del 1975 (cui seguì la pubblicazione, nel 1977, dell’omonimo romanzo), ma più di tre lustri addietro, nel 1958, quando, per quelle circostanze abbastanza occasionali che accadono di solito nella vita, andò a fare un colloquio di lavoro alla casa d’aste Sotheby’s grazie a una raccomandazione o meglio a una segnalazione di un amico del padre, che lo avvisò che lì stavano cercando del personale. Continua a leggere Vuoto e pieno in Bruce Chatwin. Morfologia del nomade collezionista

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

«Locomotiv»: il treno che hai perso ma che trovi all’interno della tua tasca

Author di Carlotta Coluzzi

Il sette ottobre del 1958, i passeggeri che sostano sulla banchina della stazione ferroviaria di Giulianello vedono chiudere le porte dell’antico casello del paese. In quel martedì, la tratta Velletri-Priverno viene soppressa e i viaggiatori invitati a salire a bordo della nuova linea Roma-Napoli. Mentre i passeggeri percorrono chilometri su treni veloci per raggiungere la città, a Giulianello, piccolo paese in provincia di Latina, viene cancellata la presenza di binari, rotaie e passaggi a livello. Solo l’imponente casa cantoniera resta a testimoniare la corsa di un treno che si allontana dai ricordi. Continua a leggere «Locomotiv»: il treno che hai perso ma che trovi all’interno della tua tasca

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

Su Mario Puccini mediatore culturale tra Italia e Argentina

Author di Giuseppe Traina

26 luglio 1936. Il piroscafo “Florida” parte da Genova alla volta del Sudamerica: dopo 23 giorni di navigazione sbarca in Brasile, ma la meta di alcuni suoi viaggiatori, che passeranno anche dall’Uruguay, è Buenos Aires, dove si terrà il quattordicesimo congresso internazionale del P.E.N. Club. Tra questi viaggiatori troviamo, tra gli altri, Jules Romains, Benjamin Crémieux, Stefan Zweig, Georges Duhamel. La delegazione italiana è guidata da Filippo Tommaso Marinetti, presidente del P.E.N. Club italiano; la sua presenza e i suoi discorsi suscitarono vivaci polemiche: malgrado egli si fosse smarcato rispetto all’antisemitismo e ai roghi dei libri perpetrati nella Germania nazista, tuttavia non poté fare a meno di inneggiare a una guerra ventura, che per lui continuava ad essere sola igiene del mondo. Continua a leggere Su Mario Puccini mediatore culturale tra Italia e Argentina

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

“Postfazione” a Marco Pacioni, “Lo sbarco salato del risveglio”

Author di Sebastiano Triulzi

Il titolo di questa seconda raccolta di poesie, Lo sbarco salato del risveglio1, riprende il verso interno di un componimento, secondo una pratica messa in atto da Marco Pacioni già nel precedente lavoro pubblicato, Il bollettino dei mari alla radio; ma ad accomunare i due libri c’è in primo luogo il tema di fondo, che è il mare, inteso nello specifico come Mar Mediterraneo; e che l’autore rappresenta come spazio demotico, come topos, luogo simbolico e insieme storico e geografico in grado di essere specchio del nostro tempo, perfetto contraltare di quella modernità liquida della società che Zygmunt Bauman ha descritto così efficacemente. Da un lato, il poeta guarda al Mediterraneo come emblema di un’impossibile catarsi culturale del popolo italiano, che infatti respinge chi lo attraversa per chiedervi asilo e rifugio, o anche solo migliori condizioni di vita; dall’altro, indaga e rintraccia il momento regressivo in cui noi italiani abbiamo iniziato ad arroccarci e proteggerci, sviluppando modelli culturali reattivi nei confronti del mare, con il paradosso che questo bacino d’acqua è stato ed è oggi percepito come luogo da cui proviene il pericolo e del quale bisogna aver paura. Continua a leggere “Postfazione” a Marco Pacioni, “Lo sbarco salato del risveglio”

(fasc. 21, 25 giugno 2018)