Breve ricordo di Mario Scotti

Author di Maria Panetta

(…) Svanire,
è dunque la ventura delle venture (…).

(E. Montale, Portami il girasole ch’io lo trapianti, in Id., Ossi di seppia, 1925)

Ci tengo innanzitutto a ringraziare il Professor Enzo Scotti, la Professoressa Silvia Zoppi, la Fondazione Mario Scotti e tutta la famiglia per avermi coinvolta sia nella realizzazione del pregevole volume, in ricordo del mio Maestro1, che stasera si presenta, sia nell’evento di oggi, che rientra nell’ambito delle importanti celebrazioni che vedono protagonista, in questi giorni, la nostra città2: celebrazioni alle quali l’Università nella quale mi sono formata e in cui insegno da dodici anni come docente a contratto, ovvero la “Sapienza”, sta dedicando molta attenzione, in queste ore, ospitando rettori provenienti da atenei di tutto il mondo, che si stanno confrontando su temi di rilevante centralità, che riguardano il futuro della ricerca e della didattica e l’internazionalizzazione delle università. Continua a leggere Breve ricordo di Mario Scotti

(fasc. 14, 25 aprile 2017)

I passi della Storia e le stazioni della donna. Un breve raffronto tra “Il Gattopardo” e “La camicia bruciata”

Author di Sonia Rivetti

Dopo averlo così schernito,
lo spogliarono del mantello,
gli fecero indossare i suoi vestiti e
lo portarono via per crocifiggerlo.
(Matteo 27:31)

Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini termina in una babilonia di passi: preceduto dai soldati e seguito dai fedeli, Gesù marcia verso il Gòlgota, e ad ogni indugio viene castigato, tanto inesorabile deve sembrare la morte di un uomo per la redenzione di tutta l’umanità. Il movimento della Storia si contrappone alla stazione di una donna1. A pochi passi dal figlio gabbato, denudato, inchiodato, incoronato, innalzato, Maria cade in ginocchio, in un grido che lo spettatore non avverte. La sua aridità è la conclusione di un appetito universale. Sceneggiatura di un soggetto bloccato, trafitto, trafugato, svenuto nel valzer della Storia. Continua a leggere I passi della Storia e le stazioni della donna. Un breve raffronto tra “Il Gattopardo” e “La camicia bruciata”

(fasc. 14, 25 aprile 2017)

La caduta della luna in Giacomo Leopardi

Author di Salvatore Presti

Creò similmente il popolo de’ sogni, e commise loro che ingannando sotto più forme il pensiero degli uomini, figurassero loro quella pienezza di non intelligibile felicità, che egli non vedeva modo a ridurre in atto, e quelle immagini perplesse e indeterminate, delle quali esso medesimo, se bene avrebbe voluto farlo, e gli uomini lo sospiravano ardentemente, non poteva produrre alcun esempio reale1.

In Odi, Melisso, il sogno è il fatto al centro della narrazione poetica, un fatto vero, in quanto colui che parla ha avuto, in sogno, una visione «pienamente intellegibile». Vero è il sogno, falso – cioè non plausibile, impossibile – è, in questo caso, ciò che viene sognato. Odi, Melisso è il racconto di un’esperienza e di uno sgomento reali per gli effetti duraturi sull’animo e per quanto attiene alla capacità immaginativa: l’immagine diviene un fatto (mentale) e il linguaggio pronuncia e rende l’esperienza (sì, mentale), asserendo tramite le parole ciò che è presente come idea. Sono necessari alcuni filtri perché ciò che sia pensato-immaginato-sognato venga tradotto e introdotto nella plausibilità della cose-che-accadono. In questo caso ad accadere è il sogno, per sua natura specchio fantastico e deformante della realtà, leopardianamente abbellente la realtà stessa. Continua a leggere La caduta della luna in Giacomo Leopardi

(fasc. 14, 25 aprile 2017)

Una questione di Giudizio (breve nota su Benedetto Croce e Hannah Arendt)

Author di Maria Laura Giacobello

La più elevata manifestazione del pensiero è, per Benedetto Croce, il concetto puro, che si invera in quel giudizio percettivo, individuale, in quanto inevitabilmente storico, in cui l’universale può trovare realtà specificandosi nella singolarità dell’esperienza concreta. Il concetto vero, dunque, nella sua effettualità, è l’universale concreto espresso dal giudizio, in quanto pensare significa articolare un concetto nelle sue distinzioni e con altri concetti, creando delle relazioni. Ciò vuol dire attivare la pratica del giudizio, ovvero unire un soggetto a un predicato per mezzo di una copula. In tal senso il concetto si libera e si esistenzializza nel momento in cui il pensiero si cala nel giudizio, quale predicato di un soggetto assunto tramite una percezione, una rappresentazione che viene inseguita nella propria storica mutevolezza. L’unico giudizio vero è dunque il giudizio storico, che assurge a giudizio conoscitivo per eccellenza, giudizio filosofico, appunto: «In quanto giudizio individuale, la storia è sintesi di soggetto e predicato, di rappresentazione e concetto: l’elemento intuitivo e l’elemento logico sono in lei inseparabili»1. Continua a leggere Una questione di Giudizio (breve nota su Benedetto Croce e Hannah Arendt)

(fasc. 13, 25 febbraio 2017)

«Ho passato la vita intera a imparare a costruire frasi». Croce, Baudelaire e la “cultura della decadenza”

Author di Rosalia Peluso

C’est là que les avis se séparent
les savants se disputent.
Mais mon nom, si tu le connais,
reste imprononçable.
Il est prononcé – malediction.
(Einstürzende Neubauten, Blume)

I principali documenti della lettura crociana di Baudelaire sono tre. Il primo è contenuto nelle Note sulla poesia italiana e straniera del secolo decimonono del 1919, e gli altri due negli Studi su poesie antiche e moderne del 1938. Tutti i saggi qui richiamati sono apparsi prima su «La Critica» e poi, con qualche variazione nei titoli, confluiti in volume: rispettivamente il primo in Poesia e non poesia. Note sulla letteratura europea del secolo decimonono del 1922, e i secondi in Poesia antica e moderna. Interpretazioni del 19411. A questi saggi espressamente dedicati alla poesia baudelairiana occorre aggiungere le note che nel corso degli anni Croce ha riservato a Baudelaire in alcune sue opere fondamentali, che vanno dall’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale del 1902, in particolare la seconda parte sulla “storia dell’estetica”, all’Aesthetica in nuce del 1929, fino alla Poesia del 1936, dove Croce ritorna su un suggerimento baudelairiano che egli aveva fatto già proprio nel ’19, relativo al concetto melanconico di bellezza. Accanto a questi scritti bisogna porre le note di Croce sulla poesia contemporanea, soprattutto nel quadro della sua polemica estetica ed etica contro il “decandentismo”, qui assunta nella variante della più generale critica alla “cultura della decadenza”, questione via via sempre più insistente soprattutto nel Croce a cavallo tra gli anni Venti e Quaranta. Testimonianze indispensabili alla precisazione del fenomeno si leggono nel terzo capitolo, sul Romanticismo, della Storia d’Europa nel secolo decimonono del 1932; nella «Difesa della poesia» del 1933 e in alcune “note di estetica, istorica e etica” dei Discorsi di varia filosofia, scritti tra il ’41 e il ’43 e apparsi in volume nel 19472. Continua a leggere «Ho passato la vita intera a imparare a costruire frasi». Croce, Baudelaire e la “cultura della decadenza”

(fasc. 13, 25 febbraio 2017)

La categoria di modernità nella filosofia crociana

Author di Emilia Scarcella

«Filosofia moderna e filosofia dei tempi»

Nella postilla dal titolo Filosofia moderna e filosofia dei tempi, contenuta in uno dei suoi testi più noti, Il carattere della filosofia moderna, Benedetto Croce, riferendosi al rapporto tra riflessione filosofica e vita pratica, così scriveva:

Vi sono tempi nei quali tra la filosofia e la vita pratica, sociale e politica si osserva una sorta di rispondenza, come accadde tra razionalismo illuministico e riformismo del settecento, tra storicismo idealistico e liberalismo nella prima metà dell’ottocento: tempi singolarmente felici nei quali un medesimo fervore morale genera quasi gemelli i modi della filosofia e i modi della vita. Ma ce ne sono altri, travagliati e dolorosi, nei quali il pensatore sta solitario o con poca compagnia, perché la vita sociale ha smarrito il suo equilibrio e inclina tutta da un lato1.

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(fasc. 13, 25 febbraio 2017)

L’origine delle divergenze politiche fra Croce e Gentile

Author di Salvatore Cingari

Nel 2010, nel carteggio del nazionalista Vittorio Cian, è stata pubblicata un’interessantissima lettera di Benedetto Croce, a seguito della commemorazione che l’interlocutore aveva dedicato a Umberto I.

«Tu sai che le mie simpatie sono pei democratici», scriveva il filosofo nel 1900. «Tu puoi ben invocare un partito conservatore» – continuava –, ma «la parte più colta e civile d’Italia è liberale e democratica: e il partito conservatore è vigoroso nell’Italia meridionale, ed è composto per quattro quinti di camorristi e per un quinto d’imbecilli che tengono il sacco ai camorristi senza che se ne accorgano, anzi credendo di moralizzarli». «I fatti di Milano – aggiungeva Croce – furono un obbrobrio, ma un obbrobrio per la repressione sanguinosa ed esagerata e per le odiose condanne dei tribunali militari». Addirittura egli concludeva spiegando il regicidio con la «brutta impressione che fecero negli animi delicati le onoreficienze a Bava Beccaris che i ministri consigliarono al Re»1. Continua a leggere L’origine delle divergenze politiche fra Croce e Gentile

(fasc. 13, 25 febbraio 2017)

Note sulla Natura in Benedetto Croce

Author di Renata Viti Cavaliere

Ahimè, dove prendere,
quando viene l’inverno, i fiori?

(Friedrich Hölderlin)

Breve prologo

Adolescente, Croce aveva sperimentato una natura “matrigna”, fredda e ostile, benché priva di intenzioni malevole, sino a dover convenire che essa è movimento puro chiuso in sé, per nulla affine al moto dei volenti o a quel bisogno di sapere che anima gli umani. La sua famiglia ne portò il segno funesto dopo il terremoto del 1883, sicché il giovane Croce conservò sempre tragicamente l’impressione di una natura passiva, meccanica, inespressiva di scopi o valori. Continua a leggere Note sulla Natura in Benedetto Croce

(fasc. 13, 25 febbraio 2017)

L’umanesimo neo-moderno. Croce, i profeti del nulla e l’«innocenza» del XXI secolo

Author di Francesco Postorino

Introduzione

In questo studio proverò a rivisitare in maniera inedita la filosofia di Benedetto Croce, tenendo conto della sentenza nichilistica della morte di Dio e, più in generale, delle filosofie della crisi. Lo «stato d’animo» angoscioso, emerso fra le due guerre mondiali e puntualmente «tipizzato» o sistematizzato con rigore speculativo soprattutto da Martin Heidegger e Karl Jaspers grazie al contributo recato in precedenza dalla fenomenologia husserliana1, presenta a mio avviso qualche affinità con la direzione ermeneutica tracciata da Croce, quantomeno in riferimento alla natura dell’individuo. Continua a leggere L’umanesimo neo-moderno. Croce, i profeti del nulla e l’«innocenza» del XXI secolo

(fasc. 13, 25 febbraio 2017)

Croce e la dialettica della libertà. Intervista a Paolo Bonetti

Author di Francesco Postorino

Paolo Bonetti è stato professore di Filosofia morale presso l’Università di Cassino e di Bioetica in quella di Urbino. Esperto di liberalismo italiano, della storia del Partito Liberale e del Partito d’Azione, Bonetti ha realizzato lavori preziosi su Benedetto Croce. Si pensi almeno a: Per conoscere Croce (Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1998) e Introduzione a Croce (Roma-Bari, Laterza, 2000). È certamente importante sentire la sua voce ai fini di un’autentica comprensione della filosofia storicistica inaugurata nei primi anni del secolo scorso dal pensatore abruzzese. Continua a leggere Croce e la dialettica della libertà. Intervista a Paolo Bonetti

(fasc. 13, 25 febbraio 2017)