1. Dal mitologismo al concetto
Nella Logica come scienza del concetto puro (1909) Croce aveva ridotto la religione a mitologismo, ovvero a una delle forme necessarie dell’errore logico che nega la forma dello Spirito che è il pensiero logico. Per Croce il mito non è pura fantasia poetica, perché include in embrione «un’affermazione o giudizio logico che non si trova nell’arte; e per questo elemento logico appunto esso va soggetto alla critica, che lo tratta come verità semifantastica o errore»1. Il giudizio logico presente nel mito non è qualcosa di estrinseco, un rivestimento nel quale rimane chiara ed evidente la diversità dei due termini e il carattere arbitrario e convenzionale della loro relazione, come nell’allegoria, poiché esso nel mito «si compenetra con la rappresentazione, acquistando pretesa di verità: pretesa logicamente infondata e che non dimostra sé medesima, come ha luogo invece nella sintesi a priori e nel giudizio storico»2. Infatti, nel mito l’unione con l’intuizione avviene sempre in modo arbitrario, poiché l’intuizione viene scissa dal concetto, ed è posta essa stessa come concetto, per poi pretendere di avere da un’altra intuizione, attraverso la relazione di causalità tra queste, la spiegazione che solo il concetto può dare: «Ai concetti che dovrebbero rischiarare i fatti si sostituiscono dunque rappresentazioni, che formano falsi predicati. La filosofia diventa raccontino, novelletta, favola, perché è stata resa priva dell’elemento logico necessario a costituirla»3. La sostituzione dell’intuizione con il concetto non fa altro che creare quell’errore che conduce a una «mitologia dello Spirito immanente»4. Continua a leggere Dal simbolo al concetto e dal concetto al simbolo. Le immagini religiose nel pensiero di Benedetto Croce
(fasc. 19, 25 febbraio 2018)