«Non per l’amore di sé, ma per l’amore della propria somiglianza»: Carlo Levi e gli scritti sul ritratto

Author di Dario Stazzone

Carlo Levi meditò a lungo un volume dedicato ai suoi ritratti, senza mai pubblicarlo1. Fu triste ventura: il libro avrebbe riunito un’ampia galleria di dipinti col corredo di testi autografi, restituendo nuclei tematici e contenutistici presenti anche nella sua opera letteraria. Del volume pittorico immaginato dal torinese ci rimangono le Note sul ritratto che, secondo il progetto originario, dovevano assolvere alla funzione di prefazione. Una prefazione dai timbri lirici, simili a quelli di un altro levigato libro leviano, Un volto che ci somiglia. Ritratto dell’Italia2. Gli scritti sul ritratto costituiscono un momento essenziale dell’enucleazione della poetica del torinese, una specola privilegiata dalla quale indagare i motivi immanenti nella sua opera sia letteraria sia pittorica. Un loro esame, parimenti a quello di saggi come Paura della libertà e Paura della pittura3, si impone per chi voglia davvero entrare nell’officina dell’autore di Cristo si è fermato a Eboli. Continua a leggere «Non per l’amore di sé, ma per l’amore della propria somiglianza»: Carlo Levi e gli scritti sul ritratto

(fasc. 16, 25 agosto 2017)

Noi, figli di Michelstaedter

Author di Rosalia Peluso

Pochi giorni ci separano dal 3 giugno, quando sono trascorsi centotrent’anni dalla nascita di Michelstaedter. L’anniversario è stato ricordato in una recente giornata di studi organizzata da Alfonso Amendola e Daniela Calabrò all’Università di Salerno col titolo All’ombra di Michelstaedter. Un’ombra che non significa oscurità o tenebra ma, proprio in omaggio alla nascita, è proiezione ed effetto della luce, quindi un’implicita testimonianza di luminosità. Continua a leggere Noi, figli di Michelstaedter

(fasc. 15, 25 giugno 2017)

L’«ansia di un’altra città» tra storicismo e azionismo. Intervista a Francesco Postorino

Author di Roberto Siconolfi

Francesco Postorino è un giovane studioso di filosofia politica, teoretica e morale. Ph.D. presso l’Università di Messina, ha approfondito le proprie ricerche con Serge Audier e Jean-François Kervégan presso l’Università Paris 1-Sorbonne, dove ha organizzato una giornata internazionale dedicata al pensiero politico e giuridico di Norberto Bobbio nel novembre del 2014. Si occupa soprattutto di neoidealismo italiano ed europeo, di esistenzialismo e di socialismo liberale. Collabora con molte riviste scientifiche e pagine culturali di quotidiani. Tra le pubblicazioni recenti: Carlo Antoni. Un filosofo liberista, pref. di Serge Audier (Soveria Mannelli, Rubbettino, 2016); Democrazia in Lessico Crociano (Napoli, La Scuola di Pitagora Editrice, 2016); Bobbio et le marxisme (in «Droit&Philosophie», 2015). Continua a leggere L’«ansia di un’altra città» tra storicismo e azionismo. Intervista a Francesco Postorino

(fasc. 15, 25 giugno 2017)

“Aracoeli”: romanzo di desolazione sociale o diario intimo dell’ultima Morante? Uno sguardo psicoanalitico all’universo di Elsa Morante

Author di Ebru Sarikaya

L’ultimo romanzo della “grande solitaria” della letteratura italiana novecentesca è stato considerato spesso un’opera oscura soprattutto a causa dell’indecifrabilità della sua parabola ed è rimasto all’ombra di precedenti romanzi morantiani, divenendo così un tentativo letterario “sopravvissuto” della scrittrice, proprio come ella si considerava nell’ultimo periodo della propria vita: né viva né morta, soltanto una sopravvissuta. Continua a leggere “Aracoeli”: romanzo di desolazione sociale o diario intimo dell’ultima Morante? Uno sguardo psicoanalitico all’universo di Elsa Morante

(fasc. 15, 25 giugno 2017)

Intervista a Gaspare Polizzi su Leopardi

Author di Francesco Postorino

Gaspare Polizzi (Trapani 1955), insegna Storia della Filosofia presso la IUL-Università di Firenze e filosofia al Liceo Classico “Galileo” di Firenze. Studioso di storia del pensiero filosofico e scientifico moderno e contemporaneo, ha approfondito particolarmente la filosofia e l’epistemologia francesi (Bachelard e Serres) e la filosofia naturale tra Settecento e Ottocento (Leopardi). Tra le sue varie pubblicazioni in volume, da ricordare almeno: Scienza ed epistemologia in Francia (1900-1970), Torino, Loescher, 1979; Forme di sapere e ipotesi di traduzione. Materiali per una storia dell’epistemologia francese, Milano, FrancoAngeli, 1984; M. Serres, Genesi, a cura di G. Polizzi, Genova, il melangolo, 1988; Michel Serres. Per una filosofia dei corpi miscelati, Napoli, Liguori, 1990; Filosofia scientifica ed empirismo logico (Parigi, 1935), Milano, Unicopli, 1993; H. Poincaré, Il valore della scienza, a cura di G. Polizzi, Firenze, La Nuova Italia, 1994; Leopardi e la filosofia, Firenze, Polistampa, 2001; Tra Bachelard e Serres. Aspetti dell’epistemologia francese del Novecento, Messina, A. Siciliano, 2003; Leopardi e “le ragioni della verità”. Scienze e filosofia della natura negli scritti leopardiani, prefazione di R. Bodei, Roma, Carocci, 2003; Galileo in Leopardi, Firenze, Le Lettere, 2007; «…per le forze eterne della materia». Natura e scienza in Giacomo Leopardi, Milano, FrancoAngeli, 2008; Einstein e i filosofi, Milano, Medusa, 2009; Giacomo Leopardi. La concezione dell’umano, tra utopia e disincanto, Milano, Mimesis, 2011; Michel Serres, a cura di G. Polizzi e M. Porro, Milano, Marcos y Marcos, 2014; La filosofia di Gaston Bachelard. Tempi, spazi, elementi, Bologna, ETS, 2015; Io sono quella che tu fuggi. Leopardi e la Natura, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2015. Continua a leggere Intervista a Gaspare Polizzi su Leopardi

(fasc. 14, 25 aprile 2017)

Breve ricordo di Mario Scotti

Author di Maria Panetta

(…) Svanire,
è dunque la ventura delle venture (…).

(E. Montale, Portami il girasole ch’io lo trapianti, in Id., Ossi di seppia, 1925)

Ci tengo innanzitutto a ringraziare il Professor Enzo Scotti, la Professoressa Silvia Zoppi, la Fondazione Mario Scotti e tutta la famiglia per avermi coinvolta sia nella realizzazione del pregevole volume, in ricordo del mio Maestro1, che stasera si presenta, sia nell’evento di oggi, che rientra nell’ambito delle importanti celebrazioni che vedono protagonista, in questi giorni, la nostra città2: celebrazioni alle quali l’Università nella quale mi sono formata e in cui insegno da dodici anni come docente a contratto, ovvero la “Sapienza”, sta dedicando molta attenzione, in queste ore, ospitando rettori provenienti da atenei di tutto il mondo, che si stanno confrontando su temi di rilevante centralità, che riguardano il futuro della ricerca e della didattica e l’internazionalizzazione delle università. Continua a leggere Breve ricordo di Mario Scotti

(fasc. 14, 25 aprile 2017)

I passi della Storia e le stazioni della donna. Un breve raffronto tra “Il Gattopardo” e “La camicia bruciata”

Author di Sonia Rivetti

Dopo averlo così schernito,
lo spogliarono del mantello,
gli fecero indossare i suoi vestiti e
lo portarono via per crocifiggerlo.
(Matteo 27:31)

Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini termina in una babilonia di passi: preceduto dai soldati e seguito dai fedeli, Gesù marcia verso il Gòlgota, e ad ogni indugio viene castigato, tanto inesorabile deve sembrare la morte di un uomo per la redenzione di tutta l’umanità. Il movimento della Storia si contrappone alla stazione di una donna1. A pochi passi dal figlio gabbato, denudato, inchiodato, incoronato, innalzato, Maria cade in ginocchio, in un grido che lo spettatore non avverte. La sua aridità è la conclusione di un appetito universale. Sceneggiatura di un soggetto bloccato, trafitto, trafugato, svenuto nel valzer della Storia. Continua a leggere I passi della Storia e le stazioni della donna. Un breve raffronto tra “Il Gattopardo” e “La camicia bruciata”

(fasc. 14, 25 aprile 2017)

La caduta della luna in Giacomo Leopardi

Author di Salvatore Presti

Creò similmente il popolo de’ sogni, e commise loro che ingannando sotto più forme il pensiero degli uomini, figurassero loro quella pienezza di non intelligibile felicità, che egli non vedeva modo a ridurre in atto, e quelle immagini perplesse e indeterminate, delle quali esso medesimo, se bene avrebbe voluto farlo, e gli uomini lo sospiravano ardentemente, non poteva produrre alcun esempio reale1.

In Odi, Melisso, il sogno è il fatto al centro della narrazione poetica, un fatto vero, in quanto colui che parla ha avuto, in sogno, una visione «pienamente intellegibile». Vero è il sogno, falso – cioè non plausibile, impossibile – è, in questo caso, ciò che viene sognato. Odi, Melisso è il racconto di un’esperienza e di uno sgomento reali per gli effetti duraturi sull’animo e per quanto attiene alla capacità immaginativa: l’immagine diviene un fatto (mentale) e il linguaggio pronuncia e rende l’esperienza (sì, mentale), asserendo tramite le parole ciò che è presente come idea. Sono necessari alcuni filtri perché ciò che sia pensato-immaginato-sognato venga tradotto e introdotto nella plausibilità della cose-che-accadono. In questo caso ad accadere è il sogno, per sua natura specchio fantastico e deformante della realtà, leopardianamente abbellente la realtà stessa. Continua a leggere La caduta della luna in Giacomo Leopardi

(fasc. 14, 25 aprile 2017)

Una questione di Giudizio (breve nota su Benedetto Croce e Hannah Arendt)

Author di Maria Laura Giacobello

La più elevata manifestazione del pensiero è, per Benedetto Croce, il concetto puro, che si invera in quel giudizio percettivo, individuale, in quanto inevitabilmente storico, in cui l’universale può trovare realtà specificandosi nella singolarità dell’esperienza concreta. Il concetto vero, dunque, nella sua effettualità, è l’universale concreto espresso dal giudizio, in quanto pensare significa articolare un concetto nelle sue distinzioni e con altri concetti, creando delle relazioni. Ciò vuol dire attivare la pratica del giudizio, ovvero unire un soggetto a un predicato per mezzo di una copula. In tal senso il concetto si libera e si esistenzializza nel momento in cui il pensiero si cala nel giudizio, quale predicato di un soggetto assunto tramite una percezione, una rappresentazione che viene inseguita nella propria storica mutevolezza. L’unico giudizio vero è dunque il giudizio storico, che assurge a giudizio conoscitivo per eccellenza, giudizio filosofico, appunto: «In quanto giudizio individuale, la storia è sintesi di soggetto e predicato, di rappresentazione e concetto: l’elemento intuitivo e l’elemento logico sono in lei inseparabili»1. Continua a leggere Una questione di Giudizio (breve nota su Benedetto Croce e Hannah Arendt)

(fasc. 13, 25 febbraio 2017)

«Ho passato la vita intera a imparare a costruire frasi». Croce, Baudelaire e la “cultura della decadenza”

Author di Rosalia Peluso

C’est là que les avis se séparent
les savants se disputent.
Mais mon nom, si tu le connais,
reste imprononçable.
Il est prononcé – malediction.
(Einstürzende Neubauten, Blume)

I principali documenti della lettura crociana di Baudelaire sono tre. Il primo è contenuto nelle Note sulla poesia italiana e straniera del secolo decimonono del 1919, e gli altri due negli Studi su poesie antiche e moderne del 1938. Tutti i saggi qui richiamati sono apparsi prima su «La Critica» e poi, con qualche variazione nei titoli, confluiti in volume: rispettivamente il primo in Poesia e non poesia. Note sulla letteratura europea del secolo decimonono del 1922, e i secondi in Poesia antica e moderna. Interpretazioni del 19411. A questi saggi espressamente dedicati alla poesia baudelairiana occorre aggiungere le note che nel corso degli anni Croce ha riservato a Baudelaire in alcune sue opere fondamentali, che vanno dall’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale del 1902, in particolare la seconda parte sulla “storia dell’estetica”, all’Aesthetica in nuce del 1929, fino alla Poesia del 1936, dove Croce ritorna su un suggerimento baudelairiano che egli aveva fatto già proprio nel ’19, relativo al concetto melanconico di bellezza. Accanto a questi scritti bisogna porre le note di Croce sulla poesia contemporanea, soprattutto nel quadro della sua polemica estetica ed etica contro il “decandentismo”, qui assunta nella variante della più generale critica alla “cultura della decadenza”, questione via via sempre più insistente soprattutto nel Croce a cavallo tra gli anni Venti e Quaranta. Testimonianze indispensabili alla precisazione del fenomeno si leggono nel terzo capitolo, sul Romanticismo, della Storia d’Europa nel secolo decimonono del 1932; nella «Difesa della poesia» del 1933 e in alcune “note di estetica, istorica e etica” dei Discorsi di varia filosofia, scritti tra il ’41 e il ’43 e apparsi in volume nel 19472. Continua a leggere «Ho passato la vita intera a imparare a costruire frasi». Croce, Baudelaire e la “cultura della decadenza”

(fasc. 13, 25 febbraio 2017)