Carlo Levi meditò a lungo un volume dedicato ai suoi ritratti, senza mai pubblicarlo1. Fu triste ventura: il libro avrebbe riunito un’ampia galleria di dipinti col corredo di testi autografi, restituendo nuclei tematici e contenutistici presenti anche nella sua opera letteraria. Del volume pittorico immaginato dal torinese ci rimangono le Note sul ritratto che, secondo il progetto originario, dovevano assolvere alla funzione di prefazione. Una prefazione dai timbri lirici, simili a quelli di un altro levigato libro leviano, Un volto che ci somiglia. Ritratto dell’Italia2. Gli scritti sul ritratto costituiscono un momento essenziale dell’enucleazione della poetica del torinese, una specola privilegiata dalla quale indagare i motivi immanenti nella sua opera sia letteraria sia pittorica. Un loro esame, parimenti a quello di saggi come Paura della libertà e Paura della pittura3, si impone per chi voglia davvero entrare nell’officina dell’autore di Cristo si è fermato a Eboli. Continua a leggere «Non per l’amore di sé, ma per l’amore della propria somiglianza»: Carlo Levi e gli scritti sul ritratto
(fasc. 16, 25 agosto 2017)