Scrivere l’assenza: il nichilismo gentile di Fleur Jaeggy

Author di Salvatore Presti

Beeklam: Chiudi le porte.
Victor: Le porte sono doppie e chiuse.
Beeklam: E cos’è quella luce che filtra
continuamente?
Victor: Sono le crepe.
Beeklam: Ebbene, spegnile1.

Übersprung è la parola tedesca che indica l’attenzione distratta e viene usata dagli etologi per descrivere il comportamento del gatto, di ogni gatto immediatamente prima dell’uccisione di una preda. Un allontanamento dall’oggetto che è al tempo stesso attesa indifferente e caricamento: la preda è già morta, ma ancora non lo sa. La sua condizione, propria di chi è afferrato, può essere espressa da un’altra parola opportunamente rilevata da Elias Canetti nel suo fondamentale Massa e potere che indica questo aspetto del rapporto tra predatore e preda: Ergriffenheit che significa, per estensione, ‘commozione’: «Essa esprime la condizione di chi è pienamente afferrato e bloccato da una forza sulla quale non si ha alcuna influenza»2. Continua a leggere Scrivere l’assenza: il nichilismo gentile di Fleur Jaeggy

(fasc. 18, 25 dicembre 2017)

Nota per l’esposizione

Author di Giuseppe Garrera

 

A volte scrivo la sceneggiatura senza sapere chi sarà l’attore. In questo caso sapevo che sarebbe stata la Callas, quindi ho sempre calibrato la mia sceneggiatura in funzione di lei. Ha contato molto nella creazione del personaggio… La barbarie, sprofondata dentro, che vien fuori nei suoi occhi, nei lineamenti, non si manifesta direttamente, anzi. Lei appartiene a un mondo contadino, greco, agrario, e poi si è educata per una civiltà borghese. Dunque in un certo senso ho cercato di concentrare nel suo personaggio la complessa totalità di Medea.

(P. P. Pasolini, Appunti per Medea)

Medea è sacerdotessa di Ecate, la dea della morte.

(P. P. Pasolini, Appunti per Medea)

Questa mostra poggia su tre elementi fondamentali: Medea, Pasolini, e la camera oscura. Continua a leggere Nota per l’esposizione

(fasc. 17, 25 ottobre 2017)

La “Medea” di Pasolini

Author di Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi

Maria Callas viene scelta da Pasolini per interpretare il ruolo di Medea proprio quando la sua parabola esistenziale sembra coincidere tragicamente con quella dell’antica eroina: smarrito il potere magico della sua voce, da poco abbandonata dall’uomo che pensava l’amasse e per il quale ha sacrificato tutto, da maga e regina delle scene, divina e potente, è divenuta all’improvviso fragile e vulnerabile: per molti è ormai inesorabilmente avviata sul viale del tramonto, non ha più poteri né regalità né incantamenti. Continua a leggere La “Medea” di Pasolini

(fasc. 17, 25 ottobre 2017)

• categoria: Categories Letture critiche

Il senso del tragico in “Dissipatio H. G.”: la catastrofe dell’incomunicabilità

Author di Maria Panetta

Com’è noto, Guido Morselli ultimò la stesura dell’ultimo romanzo, Dissipatio H. G., pochi mesi prima di togliersi la vita, nel 1973. L’opera venne edita postuma nel ’77 e rappresenta uno degli esempi più significativi di letteratura apocalittica italiana del Novecento, trattando dell’avventura di un unico sopravvissuto all’improvvisa e misteriosa “scomparsa” del resto del genere umano dal pianeta Terra. Continua a leggere Il senso del tragico in “Dissipatio H. G.”: la catastrofe dell’incomunicabilità

(fasc. 17, 25 ottobre 2017)

Sul set di “Medea”. Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

Author di Sebastiano Triulzi

 

Infine (ma quante altre
cose si potrebbero ancora dire!),
benché sembri assurdo, per un simile affetto,
si potrebbe anche dare la vita. Anzi, io credo
che questo affetto altro non sia che un pretesto
per sapere di avere una possibilità – l’unica –
di disfarsi senza dolore di se stessi.

(Pier Paolo Pasolini, Un affetto e la vita).

Sprofondare nel mito è una mostra più sul levare che sul mettere. L’impostazione è modesta, circoscritta, la scenografia minimale: non ci sono vestiti di scena, non ci sono memorie personali, non c’è spazio per sceneggiature, video, oggetti, cartoline, feticci vari. Continua a leggere Sul set di “Medea”. Pier Paolo Pasolini e Maria Callas

(fasc. 17, 25 ottobre 2017)

La poesia di Lucio Piccolo: uno sguardo lessicografico

Author di Antonio Di Silvestro

Questa mia predilezione per l’oscurità, per la penombra, non è come potrebbe sembrare un atteggiamento esteriore, risponde ad un’esigenza interna di noi siciliani, credo, quasi a contrasto della troppa luce che ci circonda: rifugiarci nell’oscurità di noi stessi e ritrovare quanto abbiamo perduto, esorcizzare il tempo, la morte. Credo che la parte migliore del Gioco a nascondere sia quando è venuta l’oscurità, e la casa si è interiorizzata, è diventata ombra, spazio in cui andiamo errando e ritrovando le figure care, persone che ci sono state vicine…
(da Il favoloso quotidiano)

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(fasc. 17, 25 ottobre 2017)

Medea la sovrana

Author di István Puskás

Caratteristica fondamentale della poetica di Pier Paolo Pasolini è il ragionare e l’esprimersi in immagini, cioè accogliere l’esperienza sul mondo in modo fondamentalmente metaforico, particolarmente in metafore complesse, cioè in allegorie. Questa sua scelta di articolare in tal modo tutto ciò che intende comunicare è in piena sintonia con la sua visione della storia della civiltà italiana ed europea, con la presa di posizione nei confronti dei cambiamenti profondissimi che avvengono sotto i suoi occhi. Continua a leggere Medea la sovrana

(fasc. 17, 25 ottobre 2017)

Matteo Veronesi o del silenzio della parola

Author di Maria Panetta

È tempo di tacere?

Matteo Veronesi, classe 1975, imolese, torna alla poesia con un delizioso libricino di forma quadrata e pregevole fattura ˗ n. 89 della collana, appunto, «Quadra» del coraggioso editore svizzero alla chiara fonte1 ˗, corredato di una suggestiva immagine di copertina in bicromia, firmata da Gian Ruggero Manzoni, dall’eloquente titolo di Profeta. Continua a leggere Matteo Veronesi o del silenzio della parola

(fasc. 17, 25 ottobre 2017)

Frammenti da “Trieste e una donna”: lettura delle liriche sabiane “La gatta” e “Carmen”

Author di Marco Del Colombo

Pochi poeti sono riusciti a condensare nella propria opera una quantità di vita vissuta così massiccia come Umberto Saba nel Canzoniere, il libro di tutta una vita e, insieme, il libro di tutta la sua vita. È suggestiva la definizione coniata da un commentatore d’eccezione, il tesista Carimandrei, di «romanzo della vita»1; la giustapposizione di letteratura e vissuto, trasposizione e realtà, crea un amalgama coagulato molto difficile da polarizzare. Continua a leggere Frammenti da “Trieste e una donna”: lettura delle liriche sabiane “La gatta” e “Carmen”

(fasc. 16, 25 agosto 2017)

In balìa di Dio. Note su Saba, “Trieste” e l’innominato

Author di Michele Armenia

Calpestato tu l’hai questo mio cuore!
Ma di una donna non sa far vendetta.
È abitato da Dio, pieno d’amore;
nei miei sogni ti chiamo benedetta1.

Chi si trovasse a leggere il celebre capitolo XX dei Promessi Sposi2 (che comincia: «Il castello dell’Innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio»), tenendo a mente, per predilezione o lettura recente, la ben nota poesia dedicata a Trieste dal petrarchesco-freudiano (schivo e pensoso) Umberto Saba, non potrebbe fare a meno di notare la ricorrenza di parole e immagini in tutto o in parte omologhe nelle due opere, come «erta», «ragazzaccio», «intorno» (in posizione privilegiata e dominante), «cantuccio»; e, magari, di domandarsene (ove vi fosse) la ragione. Oltretutto, il famoso incipit della poesia sabiana (Ho attraversata tutta la città) sembra trovare riscontro al precedente capitolo XIX dell’opera manzoniana, allorché Don Rodrigo decide di rivolgersi a un tale «terribile» ma anonimo personaggio per trafugare Lucia: e qui l’autore non disdegna di offrircene qualche notizia tramite gli storici del tempo e racconta di quando, bandito, si trovò a lasciare Milano, tra trombe e trambusto, attraversando la città con pertinace impertinenza verso l’autorità, prefigurandone quasi una traiettoria “achillea” (in seguito alla lite con Agamennone), che troverà compimento nel commovente incontro con Priamo-Federigo, decisivo per la restituzione del “corpo” di Ettore-Lucia (una linea “iliadica”, sottesa al romanzo, ancora non sviscerata dalla critica e che illustreremo prossimamente): «Una volta che costui ebbe a sgomberare il paese, la segretezza che usò, il rispetto, la timidezza, furon tali: attraversò la città a cavallo, con un seguito di cani, a suon di tromba; e passando davanti al palazzo di corte, lasciò alla guardia un’imbasciata d’impertinenze per il governatore». Continua a leggere In balìa di Dio. Note su Saba, “Trieste” e l’innominato

(fasc. 16, 25 agosto 2017)