La lirica novecentesca tra ateismo, invocazione e bestemmia

Author di Alberto Luciano

Tuttavia anche nella Religione di oggidì, l’eccesso dell’infelicità indipendente dagli uomini e dalle persone visibili, spinge talvolta all’odio e alle bestemmie degli enti invisibili e superiori: e questo, tanto più quanto più l’uomo (per altra parte costante e magnanimo) è credente e religioso1.

(G. Leopardi)

Dio è in balia dell’uomo mediante il Suo Nome2.

(E. Jabès)

Dio stesso è l’autore di certe bestemmie3.

(N. Gómez Dávila)

1. Le «blasfeme labbra» della poesia: l’archetipo ungarettiano

È nota l’affermazione di Ungaretti secondo cui «la poesia è testimonianza d’Iddio, anche quando è una bestemmia»4. Le «blasfeme labbra»5 del poeta novecentesco oseranno, allora, rompere il silenzio, interrogare la divinità, colmare la lacuna e la lontananza in cui Dio dimora e si è ritirato, oltraggiando il suo nome, talvolta rinnegandolo. Esse rappresentano la «voce umana che miete l’eco dove prima vi era silenzio», e questa voce mortale «è al tempo stesso un miracolo e un oltraggio, un sacramento e una bestemmia»6. Continua a leggere La lirica novecentesca tra ateismo, invocazione e bestemmia

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

Vuoto e pieno in Bruce Chatwin. Morfologia del nomade collezionista

Author di Sebastiano Triulzi

Bruce Chatwin iniziò ad essere lo scrittore che tutti conosciamo non durante i sei mesi passati in Patagonia tra la fine del 1974 e i primi mesi del 1975 (cui seguì la pubblicazione, nel 1977, dell’omonimo romanzo), ma più di tre lustri addietro, nel 1958, quando, per quelle circostanze abbastanza occasionali che accadono di solito nella vita, andò a fare un colloquio di lavoro alla casa d’aste Sotheby’s grazie a una raccomandazione o meglio a una segnalazione di un amico del padre, che lo avvisò che lì stavano cercando del personale. Continua a leggere Vuoto e pieno in Bruce Chatwin. Morfologia del nomade collezionista

(fasc. 22, 25 agosto 2018)

«Locomotiv»: il treno che hai perso ma che trovi all’interno della tua tasca

Author di Carlotta Coluzzi

Il sette ottobre del 1958, i passeggeri che sostano sulla banchina della stazione ferroviaria di Giulianello vedono chiudere le porte dell’antico casello del paese. In quel martedì, la tratta Velletri-Priverno viene soppressa e i viaggiatori invitati a salire a bordo della nuova linea Roma-Napoli. Mentre i passeggeri percorrono chilometri su treni veloci per raggiungere la città, a Giulianello, piccolo paese in provincia di Latina, viene cancellata la presenza di binari, rotaie e passaggi a livello. Solo l’imponente casa cantoniera resta a testimoniare la corsa di un treno che si allontana dai ricordi. Continua a leggere «Locomotiv»: il treno che hai perso ma che trovi all’interno della tua tasca

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

Su Mario Puccini mediatore culturale tra Italia e Argentina

Author di Giuseppe Traina

26 luglio 1936. Il piroscafo “Florida” parte da Genova alla volta del Sudamerica: dopo 23 giorni di navigazione sbarca in Brasile, ma la meta di alcuni suoi viaggiatori, che passeranno anche dall’Uruguay, è Buenos Aires, dove si terrà il quattordicesimo congresso internazionale del P.E.N. Club. Tra questi viaggiatori troviamo, tra gli altri, Jules Romains, Benjamin Crémieux, Stefan Zweig, Georges Duhamel. La delegazione italiana è guidata da Filippo Tommaso Marinetti, presidente del P.E.N. Club italiano; la sua presenza e i suoi discorsi suscitarono vivaci polemiche: malgrado egli si fosse smarcato rispetto all’antisemitismo e ai roghi dei libri perpetrati nella Germania nazista, tuttavia non poté fare a meno di inneggiare a una guerra ventura, che per lui continuava ad essere sola igiene del mondo. Continua a leggere Su Mario Puccini mediatore culturale tra Italia e Argentina

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

“Postfazione” a Marco Pacioni, “Lo sbarco salato del risveglio”

Author di Sebastiano Triulzi

Il titolo di questa seconda raccolta di poesie, Lo sbarco salato del risveglio1, riprende il verso interno di un componimento, secondo una pratica messa in atto da Marco Pacioni già nel precedente lavoro pubblicato, Il bollettino dei mari alla radio; ma ad accomunare i due libri c’è in primo luogo il tema di fondo, che è il mare, inteso nello specifico come Mar Mediterraneo; e che l’autore rappresenta come spazio demotico, come topos, luogo simbolico e insieme storico e geografico in grado di essere specchio del nostro tempo, perfetto contraltare di quella modernità liquida della società che Zygmunt Bauman ha descritto così efficacemente. Da un lato, il poeta guarda al Mediterraneo come emblema di un’impossibile catarsi culturale del popolo italiano, che infatti respinge chi lo attraversa per chiedervi asilo e rifugio, o anche solo migliori condizioni di vita; dall’altro, indaga e rintraccia il momento regressivo in cui noi italiani abbiamo iniziato ad arroccarci e proteggerci, sviluppando modelli culturali reattivi nei confronti del mare, con il paradosso che questo bacino d’acqua è stato ed è oggi percepito come luogo da cui proviene il pericolo e del quale bisogna aver paura. Continua a leggere “Postfazione” a Marco Pacioni, “Lo sbarco salato del risveglio”

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

Il dialogismo di Giorgio Manganelli: coerenze tematiche e lessicali dal laboratorio pre-ilarotragico alle ultime prose

Author di Lavinia Torti

La chiacchiera è secondo Giorgio Manganelli «unico genere letterario di cui tutti gli altri sono delle diversificazioni, sono delle sottospecie»1. In ogni opera, che sia saggistica o narrativa, oppure che abbracci modalità antiromanzesche, principio unico della scrittura manganelliana è quello di perseguire la sola «gioia della verbalità pura»2. Tuttavia, sebbene Manganelli sostenga che la letteratura è inutile, il suo vago digredire nasconde uno scopo, la comunicazione tra l’autore e il lettore avviene, e colui che scrive dà di frequente istruzioni su come leggere un testo. Continua a leggere Il dialogismo di Giorgio Manganelli: coerenze tematiche e lessicali dal laboratorio pre-ilarotragico alle ultime prose

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

Giraldi Cinzio e il “Discorso intorno al comporre de’ romanzi”

Author di Antonio Merola

Giambattista Giraldi Cinzio1 nacque a Ferrara il 29 novembre 1504 e vi morì il 30 dicembre 15732. Conseguì nel 1531 la laurea in medicina, alla quale affiancò fin da subito gli studi di tipo letterario e filosofico. Il 1541 fu un anno di svolta per la vita del Giraldi: divenne, infatti, il segretario ducale del duca Ercole II d’Este. Inoltre, morto il Calcagnini, Giraldi lo sostituì ottenendo a Ferrara una cattedra di retorica, che avrebbe conservato fino al 1564. Sempre nello stesso anno, mise in scena le Orbecche,opera grazie alla quale, in Italia, per la prima volta si assistette al «superamento dei tentativi di elaborazione di una nuova tragedia di stampo classicista»3 e per la cui composizione seguì rigidamente i canoni della Poetica aristotelica. Tra il 1548 e il 1563 Giraldi compose un numero elevatissimo di opere teatrali, tra le quali: Didone, Cleopatra, Altile, Antivalomeni, Selene, Euphimia e Arrenopia. Nel 1559, a seguito della morte del duca, fu costretto a lasciare Ferrara. Nel 1565 pubblicò gli Ecatommiti, una raccolta di racconti in prosa, e, dopo anni di cattedre erranti, nel 1571 tornò a Ferrara, dove morì due anni dopo, senza tuttavia ricoprire nessun nuovo incarico di prestigio4. Continua a leggere Giraldi Cinzio e il “Discorso intorno al comporre de’ romanzi”

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

Mario Scotti, Maestro di vita

Author di Mara Pacella

La mia testimonianza, qui ed ora, è come un atto di devozione alla memoria di Mario Scotti, maestro indimenticabile. Devozione a cui si associa l’opportunità di sciogliere un debito ineludibile di testimonianza, nelle ore in cui il lascito spirituale e materiale dello studioso e del docente assume nuovo risalto con la ristampa, a dieci anni dalla morte, della pubblicazione postuma delle sue poesie in cui avevano preso forma le luci e le ombre segrete di una personalità d’eccezione. Continua a leggere Mario Scotti, Maestro di vita

(fasc. 21, 25 giugno 2018)

“Ipazia” e la parola

Author di Rosanna Pozzi

Sulla traccia degli studiosi Silvio Ramat1, Giovanni Raboni2, Giancarlo Quiriconi3, Roberto Palazzi4, Antonio Ulivi5, Anna Panicali6 e Stefano Verdino7, si può mettere in evidenza la linea di sviluppo continuativa e la forte sintonia tra questa prima opera teatrale e le due raccolte poetiche precedenti di Mario Luzi: Nel magma (1961-1963) e Su fondamenti invisibili (1960-1970). Temi, situazioni ed elementi comuni si delineano e si declinano, infatti, in maniera diversa: nella prima, Nel magma, è presente una spiccata vocazione dialogica; la «polifonia di voci», già evidenziata dai suddetti critici, si organizza e si esprime in incontri tra persone precise e in luoghi ben definiti, caratterizzati da una spiccata vocazione scenica; nella seconda raccolta, invece, il dialogo concreto diventa ansia di significato, grido di domanda, dialogo ideale tra mente, cuore, memoria e persone care, la vocazione scenica sparisce, le coordinate temporali e spaziali tendono a sfocarsi, a confondersi in una dimensione onirica. Continua a leggere “Ipazia” e la parola

(fasc. 20, 25 aprile 2018)

Il connubio tra fantastico e doppio nelle novelle di Pirandello

Author di Ebru Sarikaya

Introduzione

Con il termine fantastico si indica il genere di opere in cui l’ambientazione, le vicende narrate e i personaggi presentano caratteri di inverosimiglianza. Ciononostante, data la vastità di temi cui attinge, definirlo in modo esaustivo e compiuto è stato un impegno tanto curioso quanto difficile: a partire dal suo esordio come motivo narrativo, molti studiosi e scrittori si sono impegnati a elaborarne una definizione quanto più onnicomprensiva possibile. E nel corso degli anni tale impegno, sfociato in una polifonia di interpretazioni, ha reso questo genere un’area sempre più nebulosa ma, d’altronde, anche attuale e originale. Continua a leggere Il connubio tra fantastico e doppio nelle novelle di Pirandello

(fasc. 20, 25 aprile 2018)