Tuttavia anche nella Religione di oggidì, l’eccesso dell’infelicità indipendente dagli uomini e dalle persone visibili, spinge talvolta all’odio e alle bestemmie degli enti invisibili e superiori: e questo, tanto più quanto più l’uomo (per altra parte costante e magnanimo) è credente e religioso1.
(G. Leopardi)
Dio è in balia dell’uomo mediante il Suo Nome2.
(E. Jabès)
Dio stesso è l’autore di certe bestemmie3.
(N. Gómez Dávila)
1. Le «blasfeme labbra» della poesia: l’archetipo ungarettiano
È nota l’affermazione di Ungaretti secondo cui «la poesia è testimonianza d’Iddio, anche quando è una bestemmia»4. Le «blasfeme labbra»5 del poeta novecentesco oseranno, allora, rompere il silenzio, interrogare la divinità, colmare la lacuna e la lontananza in cui Dio dimora e si è ritirato, oltraggiando il suo nome, talvolta rinnegandolo. Esse rappresentano la «voce umana che miete l’eco dove prima vi era silenzio», e questa voce mortale «è al tempo stesso un miracolo e un oltraggio, un sacramento e una bestemmia»6. Continua a leggere La lirica novecentesca tra ateismo, invocazione e bestemmia
(fasc. 22, 25 agosto 2018)