Ero bambino allora, mi faceva paura la prigione.
È che non conoscevo ancora gli uomini.(L.-F. Céline, Viaggio al termine della notte)1
Quando Goliarda Sapienza fu rinchiusa a Rebibbia nell’ottobre del 1980, attorno alla sua vicenda si sviluppò un largo dibattito sostenuto da numerose voci rintracciabili su quotidiani, riviste e in presentazioni pubbliche fino al 1983, anno della diffusione dell’Università di Rebibbia per Rizzoli, che ebbe una notevole fortuna critica. Non è affatto necessario ribattere sulla vicenda di cronaca che, nel 19792, portò l’autrice a rubare alcuni gioielli a un’amica – seguirono un’indagine e l’arresto di Modesta-Goliarda –, ma può essere opportuno rimettere al centro del discorso critico le successive dichiarazioni di Sapienza e di giornalisti, critici, intellettuali che si occuparono del “romanzo-diario” prima e dopo la pubblicazione, allargandone talvolta i confini letterari, testimoniando l’impatto che ebbe dal punto di vista della ricezione e sulla storia delle donne ma anche il rapporto della scrittrice con il proprio lavoro intertestuale. Continua a leggere «fermare la fantasia»: leggere “L’università di Rebibbia” di Goliarda Sapienza attraverso lettere e documenti inediti
(fasc. 24, 25 dicembre 2018)