Storia e preistoria del signor Palomar
Si è inevitabilmente parlato molto di Palomar come di un libro incentrato sulla visibilità e basato sulla registrazione della porzione di realtà che il protagonista osserva[1]. Di conseguenza, il signor Palomar è sembrato spesso come un tipico personaggio dell’ultimo Calvino: privo di spessore e di introspezione come il Qfwfq delle Cosmicomiche o il guidatore notturno di Ti con zero, è stato spesso descritto come un puro occhio disincarnato che indaga la realtà in maniera analitica e distaccata. Al signor Palomar è stata, dunque, attribuita la stessa mancanza di individuazione propria dei personaggi della narrativa calviniana da metà anni Sessanta in poi. Qwfwq muta spesso forma e ha caratteri decisamente non antropomorfici, mentre i personaggi in Ti con zero o di Se una notte d’inverno un viaggiatore finiscono per essere puri nomi o mere funzioni narrative (il Lettore, la Lettrice)[2]. In queste opere spesso a venire meno è persino la descrizione fisica del personaggio, sul cui aspetto esteriore il lettore non può avere praticamente modo di farsi un’idea. Cade, insomma, qualunque volontà di mimesi e vengono fornite al lettore scarse informazioni anche sullo storyworld in cui si svolgono le vicende narrate. Continua a leggere Narrazione e rappresentazione della coscienza del signor Palomar
(fasc. 39, 31 luglio 2021)