“Vista”, “visione”, “visibilio”: Bufalino definisce, attraverso tali paradigmi visivi, i nessi che intercorrono fra memoria e scrittura. Così, infatti, dichiara in un’intervista a Michael Jakob:
I rapporti fra memoria e scrittura sono rapporti simili a quelli degli innamorati: c’è odio, amore, tradimento, gelosia. La scrittura non riproduce e non copia la memoria, ma la fa diventare visione. […] Ho pure delle parole per indicare questo: la vista, la visione e il visibilio, sono tre parole italiane che significano cose leggermente diverse. La vista è quella che mi consente di vedere la realtà – sia pure attraverso gli occhiali, le deformazioni che avvengono in tutto ciò che noi vediamo – perché siamo imperfetti anche come vedenti, perché di questa stanza io sto vedendo adesso un angolino, Lei con la sua testa mi nasconde dei libri o altro – è una vista limitata nel tempo, nello spazio e provvisoria, posso sempre vedere in modo scorretto come miope o daltonico – tuttavia è la porzione di realtà che la vista mi concede. La visione introduce invece un elemento fantastico, cioè apporta al materiale colpito dalla vista un’aggiunta creativa che è data da potenze nostre interiori. […] Il visibilio sarebbe l’insieme di tante cose meravigliose, fantastiche, poco credibili. È una spinta ulteriore in cui, io credo, consiste il segreto della poesia.
Continua a leggere Scrivere la visione. Bufalino e il sentimento del colore
(fasc. 40, 5 ottobre 2021)