Narrazione e rappresentazione della coscienza del signor Palomar

Author di Michele Maiolani

Storia e preistoria del signor Palomar

Si è inevitabilmente parlato molto di Palomar come di un libro incentrato sulla visibilità e basato sulla registrazione della porzione di realtà che il protagonista osserva[1]. Di conseguenza, il signor Palomar è sembrato spesso come un tipico personaggio dell’ultimo Calvino: privo di spessore e di introspezione come il Qfwfq delle Cosmicomiche o il guidatore notturno di Ti con zero, è stato spesso descritto come un puro occhio disincarnato che indaga la realtà in maniera analitica e distaccata. Al signor Palomar è stata, dunque, attribuita la stessa mancanza di individuazione propria dei personaggi della narrativa calviniana da metà anni Sessanta in poi. Qwfwq muta spesso forma e ha caratteri decisamente non antropomorfici, mentre i personaggi in Ti con zero o di Se una notte d’inverno un viaggiatore finiscono per essere puri nomi o mere funzioni narrative (il Lettore, la Lettrice)[2]. In queste opere spesso a venire meno è persino la descrizione fisica del personaggio, sul cui aspetto esteriore il lettore non può avere praticamente modo di farsi un’idea. Cade, insomma, qualunque volontà di mimesi e vengono fornite al lettore scarse informazioni anche sullo storyworld in cui si svolgono le vicende narrate. Continua a leggere Narrazione e rappresentazione della coscienza del signor Palomar

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Tutto in un punto. Io estroflesso ed esperienzialità

Author di Carlo Tirinanzi De Medici

Al Gresham Hotel

La critica e la narratologia per lungo tempo hanno considerato le modalità descritte da Hamburger e Cohn, cioè quelle che evidenziano i pensieri dei personaggi, la chiave d’accesso privilegiata all’interiorità dei personaggi stessi. Il Modernismo, da questo punto di vista, con il suo uso estensivo dell’indiretto libero e del flusso di coscienza, è diventato il metro di riferimento per chiunque voglia studiare i racconti dell’Io, che prende spesso la forma del romanzo di coscienza[1]. D’altra parte, è con il Modernismo che letterariamente inizia l’inward turn di inizio secolo[2]: in questa fase «i fatti esteriori […] hanno perduto completamente il loro predominio e servono a provocare e interpretare i movimenti interiori»[3], movimenti spesso minimi (le «intermittenze del cuore») e contrastanti, restii a una sintesi stabile. È la conseguenza della “sostituzione” di un’idea fissista[4] della personalità e dell’Io, secondo la quale il soggetto è dominato da una configurazione stabile della psiche (da cui i caratteri teofrastei) che Mazzoni rubrica sotto la definizione di Charakter. Con l’avvento della moderna psicologia questa concezione viene meno e l’Io diventa un terreno di lotta tra istanze contrapposte[5]. Dal punto di vista narrativo, il romanzo di coscienza che si sviluppa in epoca modernista, sulla scorta dell’inward turn, è la forma principe per concentrarsi sulle fratture della soggettività, centro delle inquietudini culturali del tempo, e mostrare i piani di senso (i pensieri contrastanti, il continuo ritornare della mente che aggredisce un problema da più punti di vista) e piani temporali, ricordi e pensieri. Continua a leggere Tutto in un punto. Io estroflesso ed esperienzialità

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

• categoria: Categories Letture critiche

Verso la situazione narrativa figurale: il caso di una novella verghiana

Author di Concetta Maria Pagliuca

Un passo indietro?

«Uno dei più densi e contraddittori svincoli o nodi di transito di tutte le Rusticane»: così Giancarlo Mazzacurati definisce Cos’è il Re[1].

La trama è semplice: in occasione della visita del Re Ferdinando II in Sicilia, viene affidato a compare Cosimo, lettighiere, il compito di trasportare il sovrano e la consorte. Gli eventi narrati riguardano una sola giornata (il piovoso 10 ottobre 1838, stando alle fonti storiche); solo la parte finale della novella, con un notevole salto temporale, accenna alle ripercussioni dell’Unità d’Italia sul protagonista. Continua a leggere Verso la situazione narrativa figurale: il caso di una novella verghiana

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Due collane a confronto: «Lo Specchio» Mondadori e la «Collezione di Poesia» di Einaudi (Seconda parte)

Author di Ilaria Alleva

Giulio Einaudi Editore: primus inter pares

Se la Mondadori negli anni ’20 è già ben avviata, la Giulio Einaudi Editore deve ancora nascere[1]: il suo fondatore omonimo nasce nel 1912 e ad appena ventun anni, nel 1933, dà il via a quella che passerà alla storia come la casa editrice egemone della cultura italiana. I suoi collaboratori sono i suoi compagni di Liceo, tra cui Leone Ginzburg, l’altro fondatore della casa editrice. Il Liceo d’Azeglio di Torino è fondamentale per la formazione di ognuna di queste personalità: tutti, infatti, hanno per professore Augusto Monti, un’antifascista della prima ora. La mission della casa editrice di Torino, infatti, «fu quella di promuovere la cultura attraverso opere di alto valore, che riuscissero a coinvolgere i propri lettori e che mostrassero allo stesso tempo l’elevato impegno politico e sociale della casa»[2]. Continua a leggere Due collane a confronto: «Lo Specchio» Mondadori e la «Collezione di Poesia» di Einaudi (Seconda parte)

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

L’ “Eracle 13” di Heiner Müller, ossia andare contro la discendenza umana

Author di Roberto Interdonato

La fine del dramma

Il testo che si intende brevemente analizzare nel presente articolo è Eracle 13 (nell’originale, Herakles 13) di Heiner Müller (1929-1995)[1]. Müller lo scrisse nel 1991, come ricorda la data alla fine della composizione, e lo pubblicò sulla rivista «Sinn und Form», nel primo quaderno del 1992. Continua a leggere L’ “Eracle 13” di Heiner Müller, ossia andare contro la discendenza umana

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Se il tempo diventa spazio. L’esilio è nella memoria secondo Adam Zagajewski

Author di Sebastiano Triulzi

Può capitare che più ci immergiamo nel tempo e più il tempo si spazializza, diventa cioè, incredibilmente, spazio. Il nostro tempo perduto – una città o una casa in cui abbiamo trascorso gli anni passati, un certo periodo della nostra vita, ecc. –, via via che si distanzia dal presente, vede aumentare le possibilità di trasformarsi in spazio, in un luogo che forse non è più propriamente “reale”, ma nel quale vogliamo e dobbiamo continuare ad abitare come in una sorta di esilio volontario. Tutte le generazioni faranno o hanno fatto questo tipo di esperienza, perché più si invecchia più il tempo diventa spazio e, così come forse sta accadendo ai nostri nonni o ai nostri padri, sicuramente accadrà un giorno anche a noi di osservare come, ad esempio, la città in cui siamo nati e cresciuti si distanzi da quella in cui continuiamo a vivere, pur essendo la stessa; e, al medesimo tempo, come di quello spazio perduto finiamo in un certo senso, e in alcuni casi in modo quasi esclusivo, per essere prigionieri. Questa dimensione, che per altri è invisibile, ai nostri occhi, una volta che vi entriamo, pare al contrario raggiungibilissima e, sebbene non si mostri sovrapponibile al procedere anche banale dell’esistenza quotidiana, è ugualmente, visceralmente, concreta, è sempre presente. Un desiderio fortissimo ci sospinge ad abitare questo spazio così a lungo alimentato dai ricordi e dalla nostalgia, pieno di spiriti e di ombre del passato, continuamente reimmaginato e per questo purissimo: è un po’ quello che sostiene Baudelaire nella poesia Il cigno: che, anche se Parigi cambia in continuazione, tutte le strade sono nel suo cuore, perché egli conserva in segreto ancora la vecchia Parigi, conserva anche, soprattutto, ciò che è andato perduto. Continua a leggere Se il tempo diventa spazio. L’esilio è nella memoria secondo Adam Zagajewski

(fasc. 39, 31 luglio 2021)

Il “filo sproccato” di Silvio Micheli. Appunti e congetture sul Neorealismo

Author di Antonio Di Grado

Salvatore Battaglia e la “questione del realismo”

Quando Salvatore Battaglia, cugino di mia madre e mio primo maestro, mi convinse a iscrivermi all’ateneo napoletano, dove insegnava Letteratura italiana, fu da subito che iniziammo a discutere della mia tesi di laurea. Tema: il Neorealismo. Io, infiammato da “astratti furori” (si era all’indomani del Sessantotto), propendevo per l’attivismo e il presenzialismo di Elio Vittorini, e per le sue metafore squillanti come slogan in un corteo (e finii per averla vinta, ma laureandomi a Catania, ché Battaglia nel 1971 improvvisamente cessava di vivere), lui invece aveva proposto un nome a me allora sconosciuto, e tutt’oggi poco noto: Silvio Micheli. Né poteva dirmi di più un titolo che a quel nome s’accompagnava: Pane duro. Continua a leggere Il “filo sproccato” di Silvio Micheli. Appunti e congetture sul Neorealismo

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

«La vita è piena di storie». Libri e scrittori nei racconti di Luis Sepúlveda

Author di Sabrina Borchetta

In un racconto di Ritratto di gruppo con assenza, dal quale è tratta anche la citazione inserita nel titolo di questo contributo, Luis Sepúlveda scrive: «in ogni caso, ogni versione che ascolto mi conferma che a tutti piace raccontare storie»[1]. Il riferimento è a un episodio leggendario accaduto in Cile: la maledizione scagliata da un vescovo troppo gaudente, punito con l’esilio, contro suoi concittadini, viene usata come pretesto per giustificare l’incendio del tribunale contenente atti relativi a processi contro i narcotrafficanti. Al narratore vengono fornite versioni differenti della stessa vicenda, e da qui scaturisce il giudizio sul gusto della narrazione che accomuna tutti gli uomini, e che costituisce uno dei motivi principali della raccolta. Si tratta di racconti brevi, intessuti dei ricordi di personaggi conosciuti dall’autore nei lunghi anni di esilio, di compagni di lotta e di speranze, di amici scomparsi, di luoghi e incontri che hanno determinato scelte di vita, di libri e di scrittori. Continua a leggere «La vita è piena di storie». Libri e scrittori nei racconti di Luis Sepúlveda

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

La lingua di Camilleri dai romanzi Sellerio alla fiction Rai: analisi della “Forma dell’acqua” e del “Ladro di merendine”

Author di Daniela Pagano

In questo contributo[1] si presenta una comparazione di due romanzi Sellerio appartenenti al ciclo camilleriano del Commissario Montalbano con la loro resa audiovisiva. Suo obiettivo precipuo è, dunque, quello di dimostrare quanto l’idioma utilizzato da Camilleri, scrittore nei suoi romanzi e sceneggiatore negli episodi della serie televisiva, funga da collante e filo conduttore non solo del susseguirsi delle vicende raccontate ma anche della loro trasposizione filmica. Continua a leggere La lingua di Camilleri dai romanzi Sellerio alla fiction Rai: analisi della “Forma dell’acqua” e del “Ladro di merendine”

(fasc. 38, 28 maggio 2021)

Nuove patologie della ricezione letteraria. Malesseri biliari e saturnini morbi nella narrativa di Celati, Palandri e Tondelli

Author di Biagio Castaldo

Il contagioso desiderio triangolare

I casi classici di intossicazioni letterarie che contaminarono personaggi immaginari e lettori di romanzi sono stati a lungo oggetto di allarmismo giornalistico sulle cronache locali e di studi sull’uomo, per i quali si sono largamente spesi romanzieri, critici, sociologi. Memorabili e ormai abusati i casi di Don Chisciotte e Madame Bovary, che hanno dato esiti proverbiali e nuove formazioni deonomastiche[1]; proficue per gli psicologi ma moralmente scandalose per l’epoca furono le endemiche infezioni della Wertherfieber o Wertherkrankheit, l’epidemia che all’uscita del romanzo epistolare I dolori del giovane Werther minacciò l’esistenza dei giovani lettori in terra tedesca e che per molti fu fatale[2]. Il potere ipnotico e manipolatorio della letteratura continua a dispensare pezzi di vita sottratti all’angoscia sul finire del Novecento. L’inesploso furor pueri post ’77, che troverà cittadinanza nelle stanze della narrativa di Gianni Celati, Enrico Palandri e Pier Vittorio Tondelli, contribuirà a diffondere il contagio di fantasie divoranti e a mietere vittime sul campo letterario[3]. Continua a leggere Nuove patologie della ricezione letteraria. Malesseri biliari e saturnini morbi nella narrativa di Celati, Palandri e Tondelli

(fasc. 38, 28 maggio 2021)