«Imparadisarsi». Croce e la «mistica erotica» dell’ultimo “Faust”

Author di Rosalia Peluso

1. La cura Goethe

Basta scorrere quell’anacronistico – per alcuni – strumento bibliografico che è l’“indice dei nomi” per accorgersi di quanto Goethe fosse citato da Croce, e non soltanto nelle opere di poesia, estetica e critica letteraria, ma negli scritti di etica, in quelli di politica, in quelli di storia – e la circostanza stupisce non poco, visto che, per ammissione dello stesso Croce, le competenze del Consigliere e Ministro del Duca di Weimar difettavano non poco in quei campi. Anzi, aggiunge il filosofo, egli aveva scarsissimo senso storico e politico e la sua teoria etica, pur ricca «di saggezza e di bontà», pativa il peso del suo «antistoricismo», spingendo il «suo eroe Faust» verso «una certa torbidezza mistica»1. Eppure era un “conforto” a Croce proprio negli anni delle sue maggiori pene storico-politiche. Come a dire: maggiore il dolore, tanto più forte la cura. Continue reading «Imparadisarsi». Croce e la «mistica erotica» dell’ultimo “Faust”

  1. B. Croce, Storicismo e vita morale (1947), in Id., Filosofia e storiografia (1949), a cura di S. Maschietti, Napoli, Bibliopolis, 2005, pp. 163-167, in part. p. 167.

(fasc. 7, 25 febbraio 2016)

Croce dopo Croce: appunti per un bilancio e una prospettiva

Author di Ernesto Paolozzi

Se, per quanto riguarda la prima metà del Novecento, si è in gran parte ricostruito il rapporto fra la cultura italiana e, sia pure parzialmente, quella europea e l’opera di Croce, manca, allo stato, uno studio approfondito sul rapporto fra l’eredità crociana e il dibattito culturale della seconda metà del secolo.

Nel primo Novecento, com’è noto, il pensiero crociano nasce e si sviluppa in diretta e, potremmo dire, vincente polemica nei confronti del Positivismo. Nell’età giolittiana, con l’Estetica, la Logica, la Filosofia della pratica, Teoria e storia della storiografia, e l’assidua opera della rivista «La Critica», fondata nel 1903, Croce rinnova profondamente la cultura italiana, la ricostruisce dalle sue fondamenta ricongiungendola con la filosofia classica tedesca e la letteratura risorgimentale e desanctisiana. Nel confronto, anch’esso sovente polemico con la sopravveniente mentalità irrazionalistica e decadentistica, quel pensiero si rafforza, si diffonde e, in Italia come in Europa e nel mondo, se ne coglie l’originalità e la forza creativa. Continue reading Croce dopo Croce: appunti per un bilancio e una prospettiva

(fasc. 7, 25 febbraio 2016)

Sulla concezione della storia in Croce, a partire dal “Lessico crociano”

Author di Maria Panetta

In questa mia rapida ricognizione attraverso alcune delle prime voci edite del Lessico crociano (diretto da Rosalia Peluso, con la supervisione di Renata Viti Cavaliere) che riguardano più strettamente il tema della Storia in Croce, cercherò d’individuarne alcuni snodi principali, anche al fine di rilevare la novità e l’originalità di approccio di tali contributi.

In via preliminare, però, tengo subito a sottolineare quanto creda nella validità di questo progetto di ricerca e nell’encomiabile iniziativa di Rosalia Peluso, e soprattutto quanto abbia apprezzato il sottotitolo che Rosalia ha pensato per il Lessico: Un breviario filosofico-politico per il futuro. Continue reading Sulla concezione della storia in Croce, a partire dal “Lessico crociano”

(fasc. 7, 25 febbraio 2016)

Il contributo del “primo Croce” alla teoria della libertà

Author di Corrado Ocone

È opinione diffusa fra intellettuali e studiosi che quello di Benedetto Croce sia non solo un liberalismo atipico o persino “inautentico”, ma che esso sia maturato molto tardi1, dopo i tormenti della Prima guerra mondiale, a contatto con avvenimenti storici imprevedibili e quasi come sconfessione di un pensiero precedente diversamente orientato e anzi fortemente ispirato da autori di scuola opposta a quella liberale. Quest’ultima tesi, avanzata già negli anni Cinquanta del secolo scorso da Norberto Bobbio, è stata recentemente ripresa da Giuseppe Bedeschi in un articolo significativamente intitolato Liberale, ma in tarda età. In esso l’autore scrive che

il liberalismo di Croce è nato assai tardi nella sua vita intellettuale (in opposizione allo “Stato etico” di Gentile), nella prima metà degli anni Venti, quando il filosofo era ormai vicino ai sessant’anni. In realtà, la sua formazione culturale era avvenuta (come giustamente osservò Norberto Bobbio) del tutto al di fuori della tradizione del pensiero liberale.

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  1. Molti studiosi dividono il pensiero di Croce in due fasi cronologicamente successive. Ove la seconda sarebbe caratterizzata, a loro dire, da una radicale conversione al liberalismo, sollecitata dagli eventi storici e in particolare dal trasformarsi rapido del fascismo in un regime autoritario. Questa svolta si situerebbe pertanto intorno agli anni 1923-1924. Altri studiosi aggiungono poi addirittura una terza fase allo svolgersi storico del pensiero crociano, facendola coincidere con l’elaborazione da parte del filosofo, negli ultimi anni della sua vita, della teoria della Vitalità (la quale contiene effettivamente elementi destrutturanti del precedente impianto concettuale crociano). Le considerazioni svolte in questo capitolo tendono a smontare, o quanto meno a relativizzare, l’idea di una frattura interna (una sorta di “svolta”) nel pensiero di Croce. In tal modo, l’espressione “primo Croce”, che pure qui si conserva, ha un valore cronologico o di periodizzazione, indicando semplicemente la prima fase dello svolgersi del pensiero crociano. Essa la si fa, però, concludere nel 1915. È in quell’anno, infatti, che Croce pubblica, in tedesco, il quarto e ultimo volume della sua “Filosofia dello Spirito”. Ed è poi sempre nel 1915 che, proprio per suggellare la fine ideale di un ciclo del suo pensiero, egli scrive il Contributo alla critica di me stesso, concependolo quasi come una di quelle soste retrospettive che servono al viaggiatore per poi poter riprendere con più lena il proprio viaggio.

(fasc. 7, 25 febbraio 2016)

Ancora sulla svalutazione crociana delle scienze

Author di Giuseppe Giordano

La questione della svalutazione delle scienze da parte di Benedetto Croce è una questione trita, anche se talvolta torna pure ai giorni nostri nel dibattito culturale. La critica più attenta ha da decenni compreso l’atteggiamento di Croce nei riguardi delle scienze, che vede il filosofo, da una parte, perfettamente a conoscenza (e in consonanza) con gli scienziati e le correnti più avanzate del pensiero scientifico del suo tempo (come Mach o Poincaré) e, dall’altra, duramente critico nei confronti delle pretese assolutizzanti della scienza positivista. Quello che appare chiaro a chi si voglia davvero confrontare con i testi crociani (e segnatamente con la Logica come scienza del concetto puro1) è l’ottica astorica di chi critica Croce2. Con il filosofo napoletano siamo di fronte a una prospettiva diversa sul valore della conoscenza, che è sempre fondata sulla consapevolezza che essa è produzione individuale3. Continue reading Ancora sulla svalutazione crociana delle scienze

  1. Cfr. B. Croce, Logica come scienza del concetto puro (1909), a cura di C. Farnetti, con una nota al testo di G. Sasso, Napoli, Bibliopolis, 1996.
  2. Sulla questione un’analisi encomiabile per chiarezza e acribia è quella contenuta in G. Gembillo, Croce e le scienze. Genesi di una distinzione, Napoli, Giannini, 1984. Del resto, anche scienziati attenti si sono resi conto che la polemica di Croce non era affatto rivolta alle scienze in generale, ma alla sclerotizzazione schematizzante delle conoscenze scientifiche, in prospettiva di oggettività universale, operata dalla scienza della modernità nella sua versione positivista ottocentesca. Esempio di uno scienziato che non ha esitato a definirsi “crociano” è fornito da Felice Ippolito. Si veda, in proposito, F. Ippolito, La natura e la storia, Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro-Scheiwiller, 1968, su cui si veda G. Giordano, Felice Ippolito scienziato crociano, in Filosofia e storiografia. Studi in onore di Giovanni Papuli, III, 1. L’età contemporanea, a cura di M. Castellana, F. Ciracì, D. M. Fazio, D. Ria, D. Ruggeri, Lecce, Congedo, 2008. La questione della scienza in Croce è una di quelle che fanno del pensatore un “problema” per la cultura italiana e costituisce un problema della cultura italiana. Tale problematicità è stata messa a fuoco molto bene, di recente, da Paolo D’Angelo già nelle pagine dell’introduzione al suo volume Il problema Croce, Macerata, Quodlibet, 2015.
  3. Non è un caso che nella Logica come scienza del concetto puro venga individuato come giudizio conoscitivo il giudizio storico, che altro non è che il giudizio individuale.

(fasc. 7, 25 febbraio 2016)

Note sull’opera di Thomas Bernhard

Author di Valerio Sergio

Uno dei massimi esponenti del teatro contemporaneo è l’autore austriaco Thomas Bernhard (1931-1989), la cui vasta produzione si rivela sempre più spesso un mezzo utile per comprendere alcune patologie croniche della società, colpita in quegli anni dal secondo conflitto mondiale e dalla crisi economica. Il quadro politico austriaco è in particolar modo oggetto delle aspre critiche dell’autore. Continue reading Note sull’opera di Thomas Bernhard

(fasc. 6, 25 dicembre 2015)

Aligheri Dante, di Firenze: Premio Oscar per gli Effetti Speciali

Author di Italo Spada

I premi Oscar, come si sa, vennero assegnati per la prima volta nel 1929, quando i soci dell’Academy Award, «per elevare gli standard di produzione sotto l’aspetto educativo, culturale e scientifico», decisero di segnalare i film che, per vari motivi, si erano particolarmente distinti durante l’anno. All’inizio le statuette furono sei, ma, ben presto, divennero prima undici e poi venticinque. Tra queste, c’è anche quella assegnata per gli effetti speciali (visivi e sonori). In un’arte che vive di magia e che tende a stupire gli spettatori, questo premio è il riconoscimento ufficiale all’inventiva e alla fantasia dei cineasti. Continue reading Aligheri Dante, di Firenze: Premio Oscar per gli Effetti Speciali

(fasc. 6, 25 dicembre 2015)

Lassù tra i ghiacci si ride. La letteratura umoristica scandinava e la ricerca della fuga in Arto Paasilinna

Author di Sebastiano Triulzi

Per lungo tempo è sembrato che la letteratura del nord d’Europa prediligesse solo temi foschi e spaventosi: la follia, la morte, il senso di colpa, il dolore, spesso inscritti all’interno d’un disegno etico e sociale. Sullo sfondo s’ergeva l’eccezionalità della natura pura, incontaminata, matrigna perché indifferente se non proprio ostile ai destini umani, eppure insieme luogo prediletto dello stato d’animo, territorio da esplorare come nella tradizione di Linneo, da indagare persino nelle sue eccezioni più minute, infinitesimali (con il necessario corollario della condizione di solitudine). Continue reading Lassù tra i ghiacci si ride. La letteratura umoristica scandinava e la ricerca della fuga in Arto Paasilinna

(fasc. 5, 25 ottobre 2015)

Il problema Croce

Author di Paolo D'Angelo

«Il problema, per noi gente debole, è di fortificarci. Il problema, per noi gente incerta, è di riuscire infine a mettere a punto le nostre persuasioni. Ma per il Croce, che è così forte, il problema è di ridiventare un po’ debole, e beneficiare in qualche modo di certi vantaggi indubbiamente connessi con la debolezza. Il problema, per Croce, è di ridiventare un problema, di stancarsi di essere soltanto una soluzione». Continue reading Il problema Croce

(fasc. 5, 25 ottobre 2015)

“Siciliani ultimi?” Risposta a Maria Panetta

Author di Giuseppe Traina

Cara Maria,
approfitto dell’ospitalità che mi offri per una breve postilla alla bella recensione che hai gentilmente (e generosamente) dedicato al mio Siciliani ultimi? sul numero 2 di «Diacritica».

C’è, innanzitutto, una duplice domanda che tu poni e alla quale non vorrei sfuggire. Scrivi: «Ci si chiede, allora, se la voluta ambiguità del titolo alluda agli ultimi tre grandi siciliani, legati alla tradizione letteraria isolana e uniti da legami di amicizia e dalla partecipazione a comuni progetti editoriali, oppure si riferisca proprio agli scrittori della contemporaneità, «ultimi» nel senso di “più recenti” ma non per questo privi di una rilevanza nel panorama siciliano, nazionale e internazionale. Di conseguenza, non ci si può esimere dal domandarsi anche se gli “ultimi siciliani” abbiano perduto, secondo il parere del critico loro conterraneo, le caratteristiche peculiari comuni a quella “linea siciliana” della tradizione letteraria nazionale». Continue reading “Siciliani ultimi?” Risposta a Maria Panetta

(fasc. 5, 25 ottobre 2015)