at ego in tempora dissilui,
quorum ordinem nescio, et tumultuosis
varietatibus dilaniantur cogitationes meae, intima viscera animae meae[1]
Passato, futuro ed eterno presente
Cosa ci rende diversi dagli antichi, dagli antichi greci e romani di cui ci diciamo eredi? Quanto le nostre concezioni e la nostra Weltanshaung risultano in linea con quelle espresse dal corpus di testi della filologia classica? Quanto le nostre abitudini culturali risultano direttamente legate al nostro passato classico? Quanto di quel passato sopravvive in noi, nella nostra cultura? La questione è annosa, ma certamente non risolta. Da un lato, assistiamo, e abbiamo assistito in passato, a utilizzi strumentali di valori e tratti culturali spesso facilmente attribuiti al passato, al “nostro” passato, per dar forza e supporto ideologico a concezioni e orientamenti socio-politici tutti contemporanei. L’affannosa ricerca di identità a cui ci costringe il nostro presente liquido rischia di farci frettolosamente ripescare dal passato presunte verità delle quali servirci per asseverare le nostre. Dall’altro lato, la questione oggi rischia di rimanere definitivamente irrisolta: nel presente post-moderno in cui viviamo, la perdita di ogni storicismo ci dà l’illusione, sempre più accettata come vera soprattutto dalle nuove generazioni, di vivere in un eterno presente[2] nel quale non c’è spazio per una riflessione sul futuro, del resto sempre più enigmatico e foriero di presagi negativi, né tantomeno sul passato, sempre più noioso e demodé. Continua a leggere Lasciamoci il futuro alle spalle. La concezione del tempo fra antichi e contemporanei
(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. II)