Lasciamoci il futuro alle spalle. La concezione del tempo fra antichi e contemporanei

Author di Salvatore Alessandro Scibetta

at ego in tempora dissilui,
quorum ordinem nescio, et tumultuosis
varietatibus dilaniantur cogitationes meae, intima viscera animae meae[1]

Passato, futuro ed eterno presente

Cosa ci rende diversi dagli antichi, dagli antichi greci e romani di cui ci diciamo eredi? Quanto le nostre concezioni e la nostra Weltanshaung risultano in linea con quelle espresse dal corpus di testi della filologia classica? Quanto le nostre abitudini culturali risultano direttamente legate al nostro passato classico? Quanto di quel passato sopravvive in noi, nella nostra cultura? La questione è annosa, ma certamente non risolta. Da un lato, assistiamo, e abbiamo assistito in passato, a utilizzi strumentali di valori e tratti culturali spesso facilmente attribuiti al passato, al “nostro” passato, per dar forza e supporto ideologico a concezioni e orientamenti socio-politici tutti contemporanei. L’affannosa ricerca di identità a cui ci costringe il nostro presente liquido rischia di farci frettolosamente ripescare dal passato presunte verità delle quali servirci per asseverare le nostre. Dall’altro lato, la questione oggi rischia di rimanere definitivamente irrisolta: nel presente post-moderno in cui viviamo, la perdita di ogni storicismo ci dà l’illusione, sempre più accettata come vera soprattutto dalle nuove generazioni, di vivere in un eterno presente[2] nel quale non c’è spazio per una riflessione sul futuro, del resto sempre più enigmatico e foriero di presagi negativi, né tantomeno sul passato, sempre più noioso e demodé. Continua a leggere Lasciamoci il futuro alle spalle. La concezione del tempo fra antichi e contemporanei

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. II)

• categoria: Categories Letture critiche

Pasolini’s transhumanising vision. Otherwise than the traps of identity

Author di Susan Petrilli

The Obsession of Identity and its obsolescence

In the early 1970s Pier Paolo Pasolini (assassinated on 2nd November 1975) perceived with the intuition of the writer, of the artist and not the seer’s that a great transformation was taking place in Italy, what he referred to as an “anthropological mutation” (1972, 1975, 1976). At the time Italy too was entering the circuits of “global communication”, more precisely «communication-production»[1], albeit later than other European countries and the West generally. Continua a leggere Pasolini’s transhumanising vision. Otherwise than the traps of identity

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. I)

Dal desiderio di transculturalità all’autotrascendenza. Un percorso nell’opera di Pasolini tra viaggi e teatro

Author di Lisa El Ghaoui

La produzione teatrale di Pasolini degli anni Sessanta va letta alla luce dei vari saggi, articoli e dichiarazioni sul teatro che permettono di inserirla in un discorso più vasto, in cui le nozioni di transculturalità, transmedialità e transumanizzazione sembrano sbocciare e germogliare sul terreno fertile delle transformazioni radicali che colpiscono la società italiana in quegli anni. Non precisamente formulate in questi termini, dato che essenzialmente posteriori all’opera di Pasolini, queste nozioni sono intimamente connesse tra di loro perché interrogano e rimettono in discussione i rapporti fra lingua e cultura, tradizione e progresso, inclusione e diversità, in un contesto di post-colonizzazione e, più generalmente, di globalizzazione. Il prefisso “-trans” indica un’idea di attraversamento, di passaggio da una condizione a un’altra, ma anche di superamento di un limite, alludendo quindi, implicitamente, alla fine di questo stesso limite, e rimettendo così in discussione i concetti stessi di cultura, linguaggio e umanità. Questo fenomeno di attraversamento può essere inteso in senso “orizzontale”, riferendosi alla definizione della “transculturalità”[1] come concetto di antropologia culturale definito prima da Fernando Ortiz[2] e poi da Wolfgang Welsh[3] ‒ scambi, rapporti, contributi reciproci tra due o più culture d’orizzonti diversi, senza alcun rapporto di dominazione, nella prospettiva di creare nuovi incroci, nuove forme culturali fluide o “camaleontiche”, che possono attuarsi in “ibridazioni” (Néstor García Canclini), métissages (Serge Gruzinski), créolisations (Édouard Glissant) ‒, ma anche, nello specifico dell’opera di Pasolini, in senso “verticale”, con il superamento del significato stesso di cultura (e di umanità) che sembra trovare, nello spazio simbolico ed “eterotopico” del teatro, un felice (e insieme tragico) laboratorio. Continua a leggere Dal desiderio di transculturalità all’autotrascendenza. Un percorso nell’opera di Pasolini tra viaggi e teatro

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. I)

Il teatro in Pasolini: la soglia della contraddizione

Author di Mark Epstein

Il teatro di Pasolini viene identificato da molta critica soprattutto con la sua produzione più tarda, con i pezzi cui in genere ci si riferisce con il termine di tragedie “borghesi”[1]. In realtà, la produzione teatrale dell’autore inizia già in età giovanile, e non cesserà sino alla morte, nonostante esibisca intensità piuttosto variabili. Non solo il teatro, ma anche i suoi espedienti sono componenti importanti sia della produzione artistica sia della prassi pedagogica del Pasolini giovane (si potrebbe parlare di prassi “teatrale”), durante il suo periodo friulano[2]. E Pasolini si occuperà di teatro in modalità diverse lungo tutto l’arco della sua produzione artistica. Stefano Casi ha scritto il volume sinora più documentato e incisivo sulla successione dei vari “teatri” del poeta, dove analizza i collegamenti tra i vari periodi[3]. Continua a leggere Il teatro in Pasolini: la soglia della contraddizione

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. I)

Pasolini e la parola: dal teatro di parola alla “Medea”, cinema di parola

Author di Domenico Palumbo

L’idea di teatro

Antonin Artaud pubblica tra il 1932 e 1933 due manifesti per sintetizzare il suo Teatro della Crudeltà, con i quali si oppone sia all’idea di Brecht (il teatro impegnato) che a quella di Stanislavskij (l’attore vive realmente quello che interpreta): egli teorizza uno spettacolo volto a scuotere e sconvolgere lo spettatore, ottenendone la partecipazione incondizionata. Continua a leggere Pasolini e la parola: dal teatro di parola alla “Medea”, cinema di parola

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. I)

Bruno Maier, una vita da letterato: un breve profilo a cento anni dalla nascita

Author di Lorena Lazaric

Bruno Maier ha scritto molto di altri, ma in pochi hanno scritto di lui[1]. In occasione del centenario della sua nascita, volevo unirmi a quanti lo hanno onorato, nella speranza che tanti altri dopo di me gli dedichino degli studi, perché «l’importante è farsi sentire, anche se poche persone tendono l’orecchio»[2]. Continua a leggere Bruno Maier, una vita da letterato: un breve profilo a cento anni dalla nascita

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. II)

Imre Toth: creazione matematica, il cosmo e la libertà del soggetto

Author di Nunzio Allocca

Il soggetto e la sua libertà

La recente pubblicazione bilingue italiano/inglese del volume di Imre Toth e Gaspare Polizzi Il soggetto e la sua libertà. The subject and its freedom (a cura di Fabio Gembillo, Messina, Armando Siciliano Editore, 2022) offre una testimonianza preziosa sulla vita e l’opera di Imre Toth (1921-2010), matematico e filosofo ebreo di fama internazionale, il cui centenario della nascita è stato celebrato con diverse iniziative[1]. Il volume ripropone l’intervista biografico-teorica di Polizzi a Toth, pubblicata inizialmente nel settembre 2004 sulla rivista «Iride». Nata da un incontro tenutosi il 29 settembre 2002 a Roma, l’intervista ha conosciuto una complessa gestazione, segnata da continue revisioni, come Polizzi racconta nella sua introduzione, prima che Toth si dichiarasse soddisfatto e desse il consenso alla stampa. L’infaticabile acribia di Toth era d’altronde ben nota: le sue rivoluzionarie ricerche sulle tracce nell’opera di Aristotele dell’esistenza di geometrie non-euclidee (se non addirittura anti-euclidee), la sua originalissima ricostruzione e interpretazione dell’irrazionale matematico in Platone sono fondate su una gigantesca e puntigliosa impalcatura di citazioni di fonti e commentari, che hanno aperto nuovi spazi per l’esame dei rapporti tra storia delle matematiche, logica e filosofia[2]. Continua a leggere Imre Toth: creazione matematica, il cosmo e la libertà del soggetto

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. II)

Ecologia del sé e letteratura per l’infanzia. Per uno spazio ecopedagogico di riflessione

Author di Alessandro Gaudio

I bambini s’incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati[1].
(Rabindranath Tagore)

Certo, dobbiamo riconoscere che l’opera educativa sarebbe sterile se limitata all’interno della scuola. Proprio per questo da tanti anni, da sempre direi, ho affiancato l’impegno civile a quello pedagogico[2].

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(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. II)

Tra fatti e finzioni: “Il Caso Amari”, giallo metalettico di Leonida Rèpaci

Author di Monica Lanzillotta

Un dramma teatrale pirandelliano in forma di giallo

Nel 1966 Leonida Rèpaci pubblica per i tipi di Rizzoli Il Caso Amari, suo decimo romanzo, al culmine di un periodo di ribalta sulla scena politica, sociale e culturale italiana. Gli anni Sessanta, infatti, lo vedono attivo antimperialista, militante di numerose battaglie per la libertà, la giustizia e la pace tra i popoli e, ovviamente, giornalista, scrittore, commediografo e fondatore del prestigioso “Premio Viareggio”[1]. Continua a leggere Tra fatti e finzioni: “Il Caso Amari”, giallo metalettico di Leonida Rèpaci

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. II)

“Tutto è santo”. Visioni ultraterrene nel romanzo “I vivi e i morti” di Giuseppe Antonio Borgese

Author di Andrea Schembari

Pubblicato da Mondadori nel 1923, il romanzo I vivi e i morti di Giuseppe Antonio Borgese è stato letto dai primi commentatori come ideale continuazione del precedente Rubé[1], o quanto meno come una sua derivazione[2]. Ma l’“inettitudine” di Eliseo Gaddi detto Elìo, protagonista del nuovo romanzo, appare ormai, nelle letture critiche più vicine a noi, più riflessiva e deliberata, se confrontata con quella infarcita di «autolesionismo dispersivo e disgregante»[3] di Filippo Rubè[4]; anche se l’eccessiva ponderazione del nuovo personaggio, nella sua scelta di autoescludersi dalla vita attiva[5], lo imprigiona a lungo in un sistema di tensioni e aspirazioni soffocate che pesa sulla compiuta definizione della sua crisi. A meno che non si guardi a lui come a «un inetto» intendendo Continua a leggere “Tutto è santo”. Visioni ultraterrene nel romanzo “I vivi e i morti” di Giuseppe Antonio Borgese

(fasc. 44, 25 maggio 2022, vol. II)