Maria Marcone: biografia, opere e questione femminile

Author di Marianna Alvaro

Introduzione

Una recente indagine sulla manualistica scolastica[1], nell’ambito della letteratura italiana, dimostra come la presenza femminile sia spesso marginale. Poche le superstiti nei libri di testo, i cui brani antologizzati, gli stessi per decenni, vengono asportati dalle opere originarie e decontestualizzati. Questa pubblica esecuzione muliebre coesiste con l’ipertrofica quantità di pagine maschili. Continua a leggere Maria Marcone: biografia, opere e questione femminile

(fasc. 35, 11 novembre 2020)

Il lato B della vita: Bombal e Bolaño dall’aldilà. A proposito di “Sotto il sudario” di María Luisa Bombal e “Il ritorno” di Roberto Bolaño

Author di Vittoria Martinetto

Una volta si sapeva (o si sospettava, forse) di avere in sé la morte come il frutto ha il nocciolo.
I bambini ne avevano una piccola in sé e gli adulti una grossa.
Le donne l’avevano nel grembo e gli uomini nel petto.
La si aveva, e questo dava a ciascuno una speciale dignità e un silenzioso orgoglio.

(Rainer Maria Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge)

 

Quelli che hanno filosofato sull’oltretomba o sul perdurare della coscienza al di là della morte – se è questo che siamo, coscienza – non hanno tenuto in conto il pericolo o piuttosto l’orrore di ricordare tutto, anche quello che non sapevamo: di sapere tutto, quel che ci riguarda o in cui siamo stati al centro, o soltanto al margine.

(Javier Marías, Quand’ero mortale)

 

«Divenire e passare appartengono alla medesima curva»[1], afferma poeticamente Jung in Anima e morte. Sul rinascere. D’altronde, il pensare la morte in un costante rapporto dialogico con la vita anima il pensiero filosofico a partire dagli antichi greci: è parso da sempre impossibile, infatti, parlare della morte senza parlare al contempo della vita e soprattutto parlarne dal di fuori della vita. Cristallina, al riguardo, l’esposizione di Vladimir Jankélévitch, che, nel voluminoso La morte, analizza in ogni suo aspetto questo problema inassimilabile per la ragione umana, ovvero la possibilità di concepire la morte in se stessa: «Non potendo pensare la morte – scrive – sembra che ci restino due sole soluzioni: o pensare sulla morte, attorno alla morte, a proposito della morte; oppure pensare a qualcos’altro dalla morte, ad esempio alla vita»[2]. Continua a leggere Il lato B della vita: Bombal e Bolaño dall’aldilà. A proposito di “Sotto il sudario” di María Luisa Bombal e “Il ritorno” di Roberto Bolaño

(fasc. 35, 11 novembre 2020)

Il cielo strappato di Montalbano

Author di Sergio Russo

«… Io, sia per mio conto, come credo, sia perché lei me l’ha dato, come crede lei, ho il mio carattere, il mio modo d’essere, la mia logica interiore, e questa logica mi chiede di suicidarmi…».
«Questo lo credi tu! Ma ti sbagli!».
«Vediamo, allora: perché mi sbaglio? Dov’è che sbaglio? Mi dica lei dov’è il mio sbaglio. Visto che la scienza più difficile è quella di conoscere se stessi, è facile che io mi stia sbagliando, e che il suicidio non sia la soluzione più logica di tutte le mie sventure: ma allora lei me lo dimostri. Perché, mio caro don Miguel, se è difficile conoscere se stessi, mi sembra altrettanto difficile che…».
«Che cosa?», gli chiesi.
Mi guardò con un sorriso enigmatico e sornione, e poi lentamente mi disse:
«Ebbene, mi sembra ancora più difficile che un romanziere o un autore di teatro possa conoscere davvero i personaggi che inventa o che crede di inventare…».
Queste uscite di Augusto cominciavano a inquietarmi, e a farmi perdere la pazienza.
«E insisto», aggiunse, «che anche ammettendo che lei mi abbia dato la vita, e una vita immaginaria, non può adesso, così, tanto per fare, perché, come dice, “a lei gli va”, impedirmi di suicidarmi […]»[1].

Non stupisca la lunga citazione che fa da incipit a questa riflessione sull’ultimo – hélas – romanzo di Camilleri che ha per protagonista Salvo Montalbano, Riccardino: l’epilogo, inaspettato eppur coerente, di una coerenza che però guarda fuori dal testo e riguarda la scrittura nella sua dimensione metaletteraria, fa aggallare alla nostra memoria, in maniera prepotente e suggestiva, la figura di Augusto Pérez, protagonista del romanzo unamuniano Niebla. Continua a leggere Il cielo strappato di Montalbano

(fasc. 35, 11 novembre 2020)

“Davanti alla legge”: l’enigma di Kafka

Author di Danilo Falsoni

Kafka è forse, fra gli autori europei del ’900, il più vicino alla sensibilità dell’uomo contemporaneo, sgomento e preda dell’angoscia dinanzi al Nulla incombente, abbandonato in un cosmo privo ormai di senso, di appigli ideologici in grado di indicarne una lettura razionale e coerente e, quindi, rassicurante; un universo dove dimora ormai quell’«ospite inquietante» svelato definitivamente da Nietzsche[1], quell’infinito-nulla che, con atteggiamento intellettuale ed emotivo diverso, già Leopardi intuì agli inizi dell’Ottocento[2] e che poi Pascoli sentì come un’angosciante vertigine. Continua a leggere “Davanti alla legge”: l’enigma di Kafka

(fasc. 35, 11 novembre 2020)

Leopardi, Pavese e i passeggeri metafisici

Author di Gian Paolo Caprettini

Uno scrittore di nome Asterio e il decreto del tempo

C’è un’irrinunciabile vocazione mitologica nella letteratura. Non dobbiamo scegliere necessariamente testi che nel complesso suggeriscano la presenza di remoti archetipi o una qualche intenzionalità in tal senso, più o meno dichiarata. Non si tratta di prendere necessariamente Moby Dick o Pinocchio. Piuttosto è nelle digressioni, negli sguardi rallentati, nelle fasi descrittive, negli squarci di memoria, nelle introspezioni che si annida, anzi si evidenzia, il tenore mitico. Continua a leggere Leopardi, Pavese e i passeggeri metafisici

(fasc. 35, 11 novembre 2020)

Dal primo romanzo alla serie di Montalbano: ipotesi sulle scelte lessicali di Andrea Camilleri

Author di Maria Panetta

Come ha opportunamente rilevato Luigi Matt[1] in un recente, lungo e documentato studio sulla lingua e sullo stile della narrativa camilleriana, i suoi testi sono stati spesso oggetto di «giudizi affrettati e letture impressionistiche»[2].

Matt individua tre istanze fondamentali nella narrativa dello scrittore siciliano: l’appartenenza alla «narrativa popolare»[3], dovuta all’aspirazione dell’autore a presentarsi come moderno «cantastorie»[4] di vicende accessibili a tutti, e la tendenza alla proliferazione di episodi minori; la promozione di una forma di «divertimento intelligente»[5] spesso sbilanciata verso la comicità[6], ma non aliena dall’includere anche altre componenti, fra le quali soprattutto quella tragica o grottesca[7]; infine, la presenza del gioco linguistico e l’adesione alle istanze dell’espressivismo, ovvero lo «sfruttamento intensivo di risorse (in particolare lessicali) estranee alla lingua comune, motivato dalla ricerca di un allontanamento dalla medietà»[8]. Continua a leggere Dal primo romanzo alla serie di Montalbano: ipotesi sulle scelte lessicali di Andrea Camilleri

(fasc. 34, 25 agosto 2020)

Camilleri e Mucci: incontro fra due poeti. Una testimonianza

Author di Alberto Alberti

«Mi è difficile parlare di Velso Mucci perché con lui non ho avuto una frequentazione d’amicizia, tuttavia in lui riconoscevo l’uomo di cultura, lo scrittore corale dell’Uomo di Torino, il poeta e traduttore. Lo conobbi molti, molti anni fa, nell’immediato dopoguerra…». Con queste parole Andrea Camilleri iniziava una breve testimonianza richiesta nel 2005 dalla redazione della rivista storica di Bra, la città di Mucci, insieme ad altre inedite per un numero commemorativo in onore dell’autore dell’Uomo di Torino. Continua a leggere Camilleri e Mucci: incontro fra due poeti. Una testimonianza

(fasc. 34, 25 agosto 2020)

«Io non so scrivere queste cose come le sai scrivere tu»: le narrazioni documentarie di Andrea Camilleri e Leonardo Sciascia

Author di Michele Maiolani

Leonardo Sciascia e la sua opera sono stati un cruciale punto di riferimento lungo tutta l’attività di scrittore di Andrea Camilleri, come risulta già da una rapida rassegna dei vari generi frequentati da quest’ultimo: dalla scelta del romanzo storico[1] all’adozione della “gabbia” narrativa del giallo[2], fino alle raccolte di detti del Gioco della mosca (debitrici di Occhio di capra e Kermesse), sono moltissimi i libri di Camilleri che interagiscono con la memoria delle opere di Sciascia. Questi viene poi ripetutamente citato o chiamato in causa da Camilleri in moltissime pagine, da quelle sulla vita di Pirandello della Biografia del figlio cambiato[3] a quelle di Inseguendo un’ombra dedicate alla figura sfuggente (e pirandelliana) dell’umanista Flavio Mitridate – il genere della biografia è certamente un altro in cui il legame tra i due narratori si manifesta in modo esplicito. Va infine ricordato che, nonostante le incertezze di Sciascia nei confronti del “vigatese” o “camillerese”[4], è stato proprio grazie al suo interessamento e alla sua mediazione con Elvira Sellerio che la carriera di scrittore di Camilleri ha avuto una svolta decisiva. Continua a leggere «Io non so scrivere queste cose come le sai scrivere tu»: le narrazioni documentarie di Andrea Camilleri e Leonardo Sciascia

(fasc. 34, 25 agosto 2020)

Porto Empedocle-Girgenti-Racalmuto: il triangolo delle storie

Author di Giovanni Capecchi

«Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano»[1]: questa frase, che un anziano Luigi Pirandello scrisse nelle Informazioni sul mio involontario soggiorno sulla terra, è giustamente famosa e molto citata non solo perché fa riferimento alla nascita come caduta, ma anche perché, per caratterizzare il luogo della propria venuta al mondo, propone alcune immagini che si collegano ad un preciso frammento di terra: la campagna nei pressi di Agrigento, denominata Kaos, che si affaccia sul Mediterraneo, rivolta verso sud. Le stesse caratteristiche, che connotano quel frammento di terra, le ritroviamo nei libri di altri due scrittori, pirandelliani per ragioni geografiche prima ancora che per motivazioni poetiche: Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri. Continua a leggere Porto Empedocle-Girgenti-Racalmuto: il triangolo delle storie

(fasc. 34, 25 agosto 2020)

Tra satira e magarìe: fiabe, favole, racconti fantastici e apologhi morali nella narrativa breve di Andrea Camilleri

Author di Simona Demontis

Premessa

La narrativa breve occupa uno spazio non indifferente nel complesso delle opere di Andrea Camilleri e molta parte di questa produzione è organizzata in raccolte ordinate e coerenti, come i racconti con Montalbano e le Storie di Vigàta, ambientate nel primo Novecento. Altri suoi libri riuniscono interventi sparsi di vario argomento, usciti su quotidiani e riviste; ad essi si aggiungono i volumi miscellanei e i testi d’occasione. Tra questa eterogeneità di temi, l’interesse per il genere favolistico si concretizza nel 2000 con le sarcastiche favole sul Cavaliere, pubblicate su «MicroMega», un periodico orientato politicamente verso una sinistra “eretica”, svincolata dal partitismo, con cui l’autore collaborerà fino alla fine[1]. Altri brevi testi di natura fiabesca si affacciano episodicamente: talvolta sono spunti rielaborati a più riprese, talaltra sono accompagnati dalla musica; sono sempre moralità, apologhi sui generis, in cui l’elemento del meraviglioso maschera la viva e forte esigenza di richiamare la società civile all’assunzione di responsabilità, a intervenire fattivamente nel contesto pubblico. Si intende quindi valorizzare questo ambito dell’attività camilleriana, sottolineando come esso non sia mai ludicamente fine a sé stesso, ma prenda sempre le mosse da una volontà di impegno politico, da motivazioni di carattere etico e solidale, dall’auspicio di una società giusta. Continua a leggere Tra satira e magarìe: fiabe, favole, racconti fantastici e apologhi morali nella narrativa breve di Andrea Camilleri

(fasc. 34, 25 agosto 2020)